mercoledì 28 giugno 2017

San Marco in Lamis a colori, com'era cent'anni fa

Ecco come si presentava San Marco in Lamis (non saprei dirvi da quale punto di vista, chiedo aiuto agli amici sammarchesi...) quasi un secolo fa.
Anche oggi Lettere Meridiane regala ad amici e lettori una foto "colorizzata" utilizzando una piattaforma di intelligenza artificiale.
L'immagine di oggi, come sempre appartenente alla collezione fotografica del Fondo Ester Loiodice, custodito presso la Biblioteca Provinciale di Foggia, è stata scattata da un anonimo fotografo, negli anni Trenta del secolo scorso.
Gli antichi panorami regalano suggestioni profonde, e testimoniano in maniera diretta ed evidente quanto fosse contenuto il consumo di suolo nei tempi passati, quando il progresso non era ancora scandito dal cemento.
Allora a San Marco in Lamis vivevano più abitanti di oggi. I censimenti del 1931 e del 1936 certificano poco meno di 20.000 abitanti, scesi oggi a 14.200. Eppure il paese era più piccolo, le sue dimensioni più a misura d'uomo.
Certo va considerato che allora un solo vano ospitava un nucleo familiare di quattro o cinque persone: il risultato era un paese più raccolto, un abitare più comunitario.
Per scaricare l'immagine del panorama di San Marco in Lamis "colorizzata" o in bianco e nero, utilizzare i collegamenti sottostanti.

Foggia, città che implode (di Maurizio De Tullio)

Lo splendido "atto d'accusa visivo" realizzato dal bravo Michele Sepalone, è solo un piccolissimo spaccato della triste realtà urbana di Foggia. Da oltre due anni sto raccogliendo tanto di quel materiale da stupire lo stesso Padreterno…
Un atto d'accusa, quello pubblicato su LM, che chiama in causa cittadini e amministratori anche se, a fine percorso, vien da chiedersi se siano più colpevoli i primi o i secondi, in una gara che, come lasciano intendere i frammenti di Sepalone, sembra non avere mai fine.
Ho solo un rimprovero da fare al bravo fotografo: perché chiamare in causa la giungla, cioè la natura?
La giungla è un ecosistema perfetto, per quanto pericoloso per gli uomini che vi si avventurino, e la natura fa sempre e solo il suo mestiere. Sono gli uomini, tutti noi, che di fronte alle responsabilità ce ne infischiamo, e preferiamo giocare, in questo nostro terreno urbanizzato che è Foggia, alla stregua di un vecchio Far West, dove ognuno usa la legge a proprio piacimento.
Quel lordume nel nuovo terminal, quei vetri infranti in locali pubblici, quelle panchine divelte, quelle scritte che vandalizzano ogni parete o spazio disponibile, quelle strade maltrattate da funzionari e tecnici incompetenti sono il risultato del "patto di ferro" tra cittadini (con licenza di vandalizzare) e pubblici amministratori (incapaci a gestire la cosa e "le cose" pubbliche).
Parco San Felice (escluso lo spazio di ParcoCittà, autogestito da quattro associazioni e da volontari) è tornato preda di motorini, spacciatori e giovani vandali. Ma i neofascisti della vecchia e della nuova ora vedono in città solo "invasioni" di extracomunitari, quando la maggior parte di quelli stanziali sono quelli che, grazie allo sfruttamento di "civilissimi" e "arianissimi" foggiani consentono le buone pratiche domenicali a base di sughi di pomodoro per milioni di italiani...
Né vedono le floride attività paninare (con una media-scontrini vicine allo "zero assoluto"!!), abbinate alla vendita di ettolitri di birre, svolte dal calar della sera fino a notte fonda e le cui conseguenze (sporcizia, bottiglie rotte e lattine vuote, musica ad alto volume, gazzarre ecc.) trovano sfoghi episodici e fini a se stessi sui social o sul muro del pianto di "Foggia Today".
Anzi, colgo sempre più un atteggiamento 'paraculista' di quanti (e sono tanti) a Foggia amano pubblicare foto-denunce sui social o su "Foggia Today" sperando che, poi, una fatina buona o qualche anima pia operante nelle stanze di Palazzo di Città si trovi a leggere tali denunce e magari, preso da uno slancio di umana sensibilità, intervenga per porre fine al disturbo, allo sconcio o al malaffare. Ma questo, come si evince dalle notizie di cronaca, non accade quasi mai.
Mi ha molto colpito un caso, recentissimo, denunciato proprio su "Foggia Today" da un sensibile cittadino che, tra le aiuole di via Ester Lojodice (zona San Pio X) si è imbattuto, ha fotografato un bello scorpione, nemmeno tanto piccolo, inviando la segnalazione a FGT: "Chissà come sarà arrivato lì!", "Sarà certamente pericoloso!", "Speriamo che qualcuno intervenga!", "Lì ci passano i nostri bambini!".
Che bella gente che anima questa città, cari Geppe e Michele! Invece di recarsi subito alla ASL e presso i Vigili Urbani (con la foto, ovviamente), il nostro "nativo digitale" ha pensato bene di trasmettere denuncia e foto solo a "Foggia Today", liberando la coscienza da possibili responsabilità.
E i redattori di quel giornale telematico - fossimo stati in un'altra città e con ben altre qualità giornalistiche - avrebbero immediatamente ringraziato il lettore e fatto intervenire chi di competenza.
Ma di che stupirsi più?! Foggia è quella descritta nel passaggio finale firmato da Geppe Inserra, che condivido tranne per il fatto che se continuo a viverci non è per i ricordi che mi legano ad essa. Quelli restano con noi per sempre, a prescindere dal luogo ove si viva.
Ribadisco, quindi, quanto scritto alcuni anni fa proprio su 'Lettere Meridiane': Foggia è una città destinata a implodere. Questione di tempo, purtroppo.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

Foggia, cesso dell'alta velocità Napoli-Bari

Agli altri le megastazioni, come quella di Afragola o di Bari. Agli altri, come a Benevento e ancora una volta a Bari, i treni comodi, che non ti costringono a levatacce. A noi? Neanche le briciole. Il Tavoliere si è trasformato in un cesso. I cantieri dell'alta velocità hanno fatto scempio del territorio, nell'indifferenza generale. Foggia è diventata il cesso della ferrovia ad alta velocità Napoli-Bari. Che bypassa il capoluogo, ma in compenso regala brutture che gridano vendetta. Come la trasformazione di quel gioiello di architettura rurale che è (o sarebbe meglio dire era...) Borgo Cervaro in una riserva indiana.
Proprio come successe nel Far West con l'arrivo della ferrovia, le nuove infrastrutture dell'alta velocità hanno praticamente assediato la borgata. confinando gli abitanti in una sorta di riserva. E non è tutto. La bretella di Incoronata che consente il bypass di Foggia ha come costo aggiuntivo il "congelamento" del ponte di via Bari, che non potrà mai essere raddoppiato, mentre qualche chilometro più avanti sono stati costruiti inutili, faraonici ponti e bloccate strade.
Una periferia compromessa, come viene puntualmente documentato nel filmato di Lettere Meridiane che potete vedere sotto.
Ma la cosa peggiore è che questo scempio ambientale e culturale si è consumato in silenzio, senza che nessuno alzasse un dito. Guardatelo, incazzatevi. E ricordatevene quando andrete a votare.

martedì 27 giugno 2017

Da settembre il diretto per Roma. Ma il sindacato continua la protesta

Il treno diretto si farà. Parola di Trenitalia, che comunica ufficialmente che a partire dal 4 settembre prossimo verrà istituito il tanto agognato treno diretto tra Foggia e Roma, estendendo quello che attualmente collega alla Capitale Benevento. In sostanza, anziché dal capoluogo sannita, la Frecciargento del mattino partirà da Foggia (con fermata anche a Caserta) in modo da consentire ai viaggiatori pugliesi e campani di raggiungere Roma in tempo utile per poter aver a disposizione l'intera giornata.
L'orario di partenza è fissato alle 5 del mattino, con arrivo a Roma Termini alle 7.42. Il ritorno alle 16.55, con arrivo a Foggia alle 19.45. Salire su quel treno implica una levataccia, ma è anche una concreta risposta alle necessità di quanti devono trovarsi a Roma di buon mattino, e far ritorno a casa il giorno stesso.
I tempi di percorrenza sono inferiori alle tre ore: 2 ore e 42 minuti per la Frecciargento Foggia-Roma, 2 ore e 50 per quella Roma-Foggia.
L'azienda ferroviaria puntualizza che "il nuovo collegamento è realizzato interamente a rischio d'impresa da parte di Trenitalia" il che significa che il servizio dovrà essere remunerativo per le casse aziendali. Se non verranno venduti abbastanza biglietti, potrebbe venire sospeso.
Non si tratta dunque di un regalo di Trenitalia e neanche di un riconoscimento delle istanze "sociali" del territorio. I foggiani dovranno pagarsi da soli il costo del servizio, e vale la pena sottolinearlo viste invece le numerose concessioni di cui hanno goduto Rfi e Trenitalia, spesso disattendendo gli stessi accordi istituzionali.
Fanno dunque bene le organizzazioni  sindacali Cgil, Cisl e Uil a mantenere lo stato di agitazione proclamato qualche settimana fa, e culminato con un sit in nel piazzale della stazione. Il sindacato ha fatto sapere che non parteciperà, in segno di protesta, alla cerimonia di inaugurazione per l’attivazione della tratta ferroviaria Cervaro – Bovino, che si terrà domani, mercoledì 28 giugno, alla presenza del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Il sindacato intende così protestare "contro la mancata attenzione da parte del Governo e di RFI nei confronti del territorio provinciale di Foggia e della sua utenza ferroviaria, posizione espressa nella manifestazione unitaria di CGIL, CISL e UIL del 31 maggio 2017."
In quella occasione, le organizzazioni sindacali scesero in piazza chiamando alla mobilitazione territoriale unitaria tutti gli attori sociali, politici ed istituzionali della provincia, per contrastare le politiche regionali dei trasporti messe in atto da RFI e Trenitalia, considerate penalizzanti per gli utenti foggiani.  Le segreterie territoriali di CGIL, CISL e UIL di Foggia contestavano, in particolare, la decisione di Trenitalia di escludere la Stazione di Foggia dal transito dei treni veloci verso Roma.  Per queste ragioni, CGIL, CISL e UIL di Foggia hanno quindi deciso non solo di non partecipare alla inaugurazione della tratta Cervaro – Bovino ma anche di proseguire la mobilitazione territoriale.
“Chiamiamo a raccolta tutti i cittadini della provincia di Foggia – affermano i segretari generali territoriali di CGIL, CISL e UIL di Foggia, Maurizio Carmeno, Emilio Di Conza e Gianni Ricci - perché bisogna far sentire con forza al Governo, al Ministero dei Trasporti, a RFI ed a Trenitalia, la voce di un territorio ormai stanco di essere umiliato e che non accetta di essere bypassato dal sistema ferroviario senza alcuna valida giustificazione e senza il minimo e doveroso confronto con le rappresentanze sociali ed istituzionali. In questa direzione, invitiamo tutti i cittadini e tutti i rappresentanti istituzionali e sociali a disertare quella che è una sterile passerella in un territorio che merita ben altre e concrete attenzioni”.



San Severo, il fascino dell'abitare antico

Le foto d'epoca dei centri storici hanno un fascino particolare, perché ci restituiscono l'immagine di un abitare antico, non ancora contaminato dalla speculazione edilizia che ha reso anonime le nostre città e i nostri paesi. Allora non c'erano neanche la luce elettrica e la televisione, a ingombrare il paesaggio con le loro propaggini tecnologiche, ovvero cavi, antenne che nei decenni a venire avrebbero costituito una costante deturpante.
Ero curioso di vedere l'effetto che avrebbe fatto su una foto simile la tecnica della colorizzazione. Mi sembra molto significativo...
L'originale, in bianco/nero, è tratto dalla collezione fotografica del Fondo Ester Loiodice, custodito presso la Biblioteca Provinciale di Foggia. Raffigura uno dei centri storici più interessanti dei paesi del Tavoliere, quello di San Severo, così com'era negli anni Trenta del secolo scorso. L'autore è anonimo, ma sul retro della fotografia qualcuno, probabilmente il catalogatore, ha annotato, a matita: San Severo, suggestiva con le sue torri e campanili.
Ed è indubbiamente vero. L'avvicendarsi serrato di torri e campanili, luoghi del potere civile e luoghi della fede, rende questo panorama urbano particolarmente suggestivo.
Per scaricare le foto ad alta risoluzione, cliccare sui corrispondenti collegamenti, qui sotto.


Foggia, benvenuti nella giungla

Michele Sepalone, fotografo ed artista, si è sempre sforzato attraverso le sue fotografie ed i suoi video di raccontare la bellezza nascosta di Foggia, spesso colta in momenti e situazioni particolari, come la nebbia o la notte.
Nel suo ultimo video ha cambiato nettamente registro, mettendo a nudo un’altra dimensione della città: la bruttezza provocata dall’incuria, dall'inciviltà, dal vandalismo, dall’incultura. Una bruttezza con la quale ci stiamo abituando convivere, così che giorno dopo giorno non ce ne accorgiamo più.
Welcome to the jungle, Benvenuti nella giungla s’intitola il video, onesto, duro, per alcuni versi inquietante, che potete guardare alle fine del post.
Immagini perentorie, che non hanno bisogno di commenti, sapientemente montate. Si comincia da quelli che dovrebbero essere due luoghi simbolici della città, come il nuovissimo terminal intermodale Vincenzo Russo e piazza Mercato. Posti che dovrebbero rappresentare ed esaltare le due vocazioni della città, la Foggia dei trasporti e quella del commercio, e che sono invece diventati luoghi di nessuno.
L’obiettivo di  Sepalone dà quindi conto di una delle tante, piccole esperienze quotidiane che a Foggia si trasformano, da una cosa normale, in una esperienza horror, o quasi: una corsa su un mezzo dell’Ataf. Il fotografo fa parlare anche i suoni prodotti dagli autobus, costretti a viaggiare sulle centinaia di buche che coprono le strade della città, non c’è bisogno di effetti speciali per documentare una esperienza assai poco entusiasmante, che può trasformarsi in incubo.
E quindi la narrazione di tante altre piccole e grandi brutture che si consumano quotidianamente sotto i nostri occhi: la statua di Umberto Giordano che regge una bottiglia di birra, residui di cibo lasciati sulle panchine, il fregio che adorna la piazza omonima, transennato perché pesantemente danneggiato da un atto vandalico, le auto parcheggiate, dovunque anche davanti alle passerelle riservate ai disabili, le erbacce che crescono incontrollate nelle aiuole, i rifiuti abbandonati sistematicamente fuori dai cassonetti, la sporcizia che regna sovrana.
Foggia sembra davvero, sempre più una giungla, una città in cui la bellezza è stata bandita, assieme a quella dimensione comunitaria che, dove funziona, fa in modo che i cittadini amino e rispettino il posto nel quale vivono, sentendolo come loro, come parte di se stessi.
Michele Sepalone conclude il suo amaro video con una citazione di Lettere Meridiane, scritta a proposito del frettoloso abbattimento dei pini del Deposito Cavalli Stalloni:
“Diciamo la verità fino in fondo. Vivere a Foggia non è una delle cose più gratificanti che possano capitarti nella vita. E, nonostante tutto questo mio scrivere sulla necessità di restare, anche io certe volte vorrei arrendermi, scappare, togliermi dalle scarpe la polvere di questa città sempre più brutta. Mi tengono legato ancora qui i ricordi.” 
Il video di Sepalone dimostra che, purtroppo, stanno facendo a pezzi, assieme alla bellezza, anche i ricordi. Siamo arrivati al punto di non ritorno?
Qui sotto il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo come denuncia. Indignatevi.


lunedì 26 giugno 2017

Gino Longo: "Ripartire dalla Grande Foggia"

Il silos granario di viale Fortore, il più grande d'Europa
Con Gino Longo abbiamo idee politiche assolutamente divergenti, il che non ci ha impedito, negli anni, una reciproca stima e un confronto franco e sincero, che ci ha portato, e ci porta, a condividere analisi sui problemi che ostacolano lo sviluppo di Foggia e della Capitanata.
Attento lettore di Lettere Meridiane, che quotidianamente ospita nel gruppo La Daunia e la Foggia che vogliamo, Gino Longo ha postato l'interessante commento che segue, in uno dei tanti articoli che il blog ha dedicato alla "leggerezza" della classe dirigente di Capitanata. Le considerazioni di Gino Longo - che rievoca quella importante prospettiva progettuale che è stata rappresentata dalla idea della "grande Foggia" mi sembrano meritevoli di lettura, riflessione e discussione.
Siete d'accordo? Che ne pensate?
* * *
Caro Geppe,
i problemi della Capitanata vanno addebitati esclusivamente all'incapace classe politica che abbiamo espresso, dall'amministrazione comunale, alla Regione, Camera e Senato. Poi gli uffici stampa e "giornalistini" che si prestano a fare gli utili idioti, scaricando e diffondendo responsabilità l'un con l'altro schieramento. A confortare gli incapaci, c'è un nucleo di elettori molto simili alla tifoseria, i quali ragionano per partito preso e non con la realtà e la logica.
Un aeroporto funzionante, il completamento della SS16 Foggia-San Severo, l'apertura del secondo casello autostradale, il ripristino dei treni soppressi, è interesse di tutta la comunità, e non di quel o l'altro schieramento politico. Poniamo il caso che la Capitanata passi in Molise, la classe politica locale diverrebbe per questo magica capace e attiva? Oppure poi ci inventeremo "il campobassocentrismo"?
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