mercoledì 26 aprile 2017

Mafia e Stato. Se la mafia è... cosa nostra...

Nessun imbarazzo, oggi, per la scelta della vignetta che apre il rotolo di Madetu, quella del "sentire" dei giovani rispetto ai rapporti di forza tra lo Stato e la mafia è esemplare, per impegno e per senso civico e merita senza alcun dubbio l'apertura.
Per il resto, "ordinaria" attualità: i festeggiamenti (scarsi) per il 25 aprile, in un humus culturale sempre più a rischio, per quanto riguarda i valori della democrazia e della solidarietà, una divertente riflessione sui malviventi italiani pescati in trasferta in Romania. Buona visione.

Figli sconosciuti: il contributo dei foggiani alla Resistenza

I fratelli Biondi, nel bel fotomontaggio di Romeo Brescia
Sinceramente, non mi aspettavo che incontrassero tanta attenzione in amici e lettori, i post di Lettere Meridiane, pubblicati ieri, sugli eccidi compiuti dai nazisti nella tarda estate del 1943 in Capitanata e sulla bella ma sconosciuta  figura di Walter Zironi, l'attaccante del Foggia che finì a lottare con i partigiani nella Resistenza emiliana, e venne trucidato  dai nazisti.
È il segno di un ritrovato desiderio d'identità e di comprensione che va sostenuto, nella speranza che siano soprattutto i più giovani ad interessarsi del passato, che non è una cosa morta e sepolta, perché da quella storia veniamo.
Proseguiamo quindi con la pubblicazione di documenti utili per sfatare un luogo comune purtroppo diffuso, e che vuole che il contributo della terra dauna alle vicende che portarono il Paese a liberarsi dalla dittatura fascista e a conquistare la democrazia e la libertà sia marginale.
Non è vero. Il contributo dei Foggiani alla Resistenza ed alla Liberazione fu importante, assai di più di quanto non si sia pensato fino ad oggi. Fu un contributo per molti versi commovente, visto che coinvolse nella grande maggioranza dei casi immigrati che si erano trasferiti nel centro nord in cerca di  fortuna, e non esitarono ad andare in montagna per difendere gli ideali di libertà e di democrazia.
Non si trattò solo dei nomi noti fino ad oggi, come Vincenzo e Luigi Biondi, i due fratelli ricordati da una strada e da un monumento nella villa comunale, caduti nelle Marche, o del tenore partigiano Nicola Ugo Stame, ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine (ricordato da un vicolo periferico, sic).
Ci sono stati tanti altri "figli sconosciuti" della nostra città che hanno pagato con il sangue la loro dedizione alla causa della democrazia. Come Antonio Di Tommaso detto Paolo, partigiano della III Divisione Garibaldi caduto nel rastrellamento di Pra del Colle il 30 marzo 1945, o Pasquale La Rocca e Francesco Loco detto Moro, caduti in combattimento il 27 aprile dello stesso anno. E ancora, Savino Loco detto Piero, comandante di squadra nella IV Divisione Garibaldi, ucciso in combattimento il 26 gennaio, Vincenzo Loco detto Fritz, anche lui in forza alla IV Divisione Garibaldi, ucciso il 29 dicembre del 1944 e Gino Petrone detto Ciro, caduto il 7 aprile del 1944.
La rete, la disponibilità di archivi informatizzati facilmente accessibili, la tenacia di ricercatori come Raffaele de Seneen finalmente hanno reso possibile rendere giustizia a una storia dimenticata, che non deve essere però rimossa.
I nomi che ho citato sono soltanto alcuni di quelli ritrovati e raccontati da de Seneen nel suo quaderno della memoria, Figli Sconosciuti / Il contributo dei Foggiani alla Resistenza che Lettere Meridiane offre ad amici e lettori.
Potete scaricarlo sia in versione epub (leggibile da e-book reader o da tablet o ancora da smartphone) sia in versione pdf, per la stampa o per la lettura su pc.
Per effettuare il download cliccare sui collegamenti qui sotto:



Bovino più bella che mai nello "sguardo che vola" di Fabrizio De Lillo

Quando lo "sguardo che vola" di Fabrizio "Jamie" De Lillo si posa su un luogo pieno di storia, di bellezza e d'incanto come Bovino, il risultato non può che essere sorprendente e pieno di fascino. De Lillo pilota la telecamera del suo drone sui beni culturali più significativi della città d'arte del Monti Dauni: il Castello Ducale d'origine medievale che sovrasta il Vallo di Bovino, teatro nell'Ottocento delle scorrerie dei briganti, le splendide architetture del centro storico, che si presenta ancora incontaminato, e dulcis in fundo il Duomo Romanico. Sequenze che catturano ed avvincono lo spettatore.
Vista dall'alto, Bovino conferma una volta di più quel senso di incanto e di bellezza che avvolge quanti passeggiano tra le sue stradine.
Le belle riprese di Fabrizio De Lillo sono la più eloquente conferma delle ragioni che hanno procurato a Bovino (tra le poche cittadine italiane a potersi fregiare del doppio titolo) la Bandiera Arancione e l'inserimento tra i Borghi più Belli d'Italia.
Qui sotto il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

Cinemadessai | Lo chiamavano Trinità, e fu "fagioli western"

OGGI
Rete 4 rende omaggio, stasera in prima serata (ore 21.15) a Bud Spencer riproponendo il film che lo lanciò assieme a Terence HillLo chiamavano Trinità. A dirla tutta, la pellicola che consacrò la scatenata coppia fu piuttosto il sequel (Continuavano a chiamarlo Trinità), ma già nel primo si trovano gli elementi e le intuizioni (geniali) che avrebbero conquistato il pubblico.
Il segreto dell’inarrestabile successo sta nella riproposizione dei temi classici del western all’italiana che non viene tuttavia né imitato né semplicemente parodiato, ma completamente rivoltato. Pare senza che il regista E.B. Blucher (Enzo Barboni) ne fosse neppure consapevole. Si narra, infatti, che alla prima non comprendesse com’è che il pubblico si sbellicava dalle risate. Era convinto di aver fatto un western normale. Ma non fu così: aveva inventato un genere nel genere (da qualcuno definito “fagioli western”). Qui siamo alla comicità pura, trascinante e travolgente.
Bud Spencer e Terence Hill (che indossa i panni di Trinità) sono due fratelli piuttosto malviventi, ma con il cuore d’oro. Così, da una tentata truffa ai danni di un ricco allevatore incappano in un affare che potrebbe rivelarsi assai più grande di loro: aiutare una comunità mormone (che per il suo credo religioso non porta armi) a non essere cacciata dalla zona in cui si è insediata.
Campione d’incassi al botteghino e di ascolti in occasione dei frequenti passaggi televisivi, la pellicola venne distribuita con successo anche in Germania, in Australia e in alcune sale di New York e Los Angeles.
DOMANI
Le bellezza delle storie, e del raccontarle. Storie di quattro donne e di due generazioni, che si incontrano e s’intrecciano, sul filo del tempo. Il presente che incontra il passato, in Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno, che Rai Movie manda in onda domani sera, alle 21.20.

martedì 25 aprile 2017

Cinemadessai | Era notte a Roma: Rossellini racconta la guerra e la liberazione

OGGI
Era notte a Roma non è tra i film più noti di Roberto Rossellini, ma vale la pena vederlo perché, pur uscito nel 1960, rilancia alcuni temi che il regista aveva affrontato in precedenza, negli anni aurei del neorealismo. Rossellini torna sulla vicende belliche (l'ambientazione della pellicola è la stessa di Roma città aperta) per raccontare la storia di tre soldati di diversa nazionalità (un americano, un inglese e un russo) che riescono ad evadere dal campo di concentramento in cui sono rinchiusi, mentre infuria la battaglia di Montecassino. Trovano rifugio presso Esperia, una giovane popolana che abita nel popoloso rione Ponte e che pratica la borsa nera. Sulle prime, la donna non vorrebbe aiutarli, ma viene convinta a farlo dal suo fidanzato Renato, antifascista, che si impegna anche per trovare una via di fuga al terzetto. Le cose, però, non andranno nel senso sperato. Il film si conclude con le immagini degli americani che entrano a Roma, restituendo la libertà alla città capitolina.
Nel film affiorano sentimenti pacifisti che divisero la critica: mentre la stampa di ispirazione comunista criticò la «visione clerico-centrica» del film (che fu prodotto da parte italiana dalla Golden Star, fondata dal sacerdote gesuita Angelo Arpa), Morandini scrisse che Rossellini aveva mostrato nel film la partecipazione veramente popolare della resistenza.
Nel film, il regista adotta un obiettivo fotografico di lunghezza focale variabile, antesignano dello zoom, che gli consente riprese di lunga durata senza stacchi, allungando i tempi della recitazione e limitando al massimo il montaggio. Notevole il cast che vede all’opera Giovanna Ralli, Leo Genn, Sergej Bondarchuk, Peter Baldwin, Renato Salvatori, Laura Betti, Enrico Maria Salerno e Paolo Stoppa. Opera importante, da recuperare. È possibile vederla stanotte, alle 00.45 su La7.
DOMANI
Rete 4 rende omaggio, domani in prima serata (ore 21.15) a Bud Spencer riproponendo il film che lo lanciò assieme a Terence Hill: Lo chiamavano Trinità. A dirla tutta, la pellicola che consacrò la scatenata coppia fu piuttosto il sequel (Continuavano a chiamarlo Trinità), ma già nel primo si trovano gli elementi e le intuizioni (geniali) che avrebbero conquistato il pubblico.

Walter Zironi, attaccante foggiano, partigiano morto per la libertà

Walter Zironi
“Da poveri vissero, da poveri lottarono, da poveri morirono, per noi alla patria lasciarono in eredità l’onore, agli immemori il disprezzo della storia”. Così l’amministrazione comunale di Sassuolo il 12 ottobre del 1947, tre anni dopo l’eccidio, ricordò il sacrificio di Zironi Walter e dei suoi undici compagni partigiani (nove dei quali di Sassuolo, come lui): “insulto agli uomini e alla natura, in questo luogo il 12-10-1944, capestro e piombo nazifascista piegarono i corpi, non lo spirito dei partigiani sassolesi.”
Fino all’anno prima, Walter aveva inseguito altri sogni ed altre speranze. In particolare, sognava di portare il Foggia in serie B. Una famiglia con il bernoccolo del calcio, gli Zironi: il fratello maggiore Otello, anche lui attaccante, aveva giocato in serie A con il Modena e con la Lazio.
Prima di approdare a Foggia, anche Walter aveva assaporato l’ebbrezza della serie A, giocandovi alcune partite col Livorno durante il campionato 1940-41. Arrivò a Foggia due anni dopo, acquistato dal presidente rossonero Alceo Gigli, che lo prelevò dalla Salernitana che giocava in serie C. Proprio a Foggia e col Foggia, agli ordini dell’allenatore Angelo Benincaso, Walter avrebbe scritto le pagine migliori della sua breve carriera calcistica, stroncata, come abbiamo già detto, da eventi che con lo sport e il calcio non aveva nulla a che fare.
Gli attaccanti del Foggia della stagione 1942-1943:
Lischi, Zironi, Bertè, Mirabello e Lotti
Nella compagine rossonera, giocò 19 partite, segnando 7 reti. Il Foggia disputava il girone M della serie C e concluse il torneo al quarto posto, dietro Lecce (che venne ammesso alle finali, ma non riuscì a centrare l’obiettivo della promozione), Taranto e Cosenza.Non ci sono molte notizie su questo personaggio che andrebbe meglio conosciuto e valorizzato. Ecco quelle che sono riuscito a reperire.

lunedì 24 aprile 2017

Cinemadessai | Epico, monumentale: Alien di Ridley Scott

OGGI
Epico, monumentale, l’Odissea omerica catapultata nel mondo della fantascienza. Personalmente ritengo Alien il capolavoro di Ridley Scott, assieme al successivo Blade Runner, e uno dei miglior film di fantascienza di sempre. Tanto classico da aver prodotto, alla sua uscita, quel bisogno compulsivo di “altro ancora” che lo ha reso capostipite di una delle più fortunate e seguite saghe cinematografiche, e di una seguitissima serie a fumetti. Non a caso, la pellicola ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens - Scontro finale, Alien³  e Alien - La clonazione.
Uscito nel 1979, e interpretato da Sigourney Weaver, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton e Veronica Cartwright racconta la storia dell’equipaggio di un cargo spaziale a bordo del quale si introduce, a seguito di un’azzardata esplorazione di un’astronave abbandonata, un parassita alieno che seminerà il terrore. Chi riuscirà a sopravvivere?
Secondo gran parte della critica, Ridley Scott ha rivoluzionato la fantascienza con questo film: “ l'accurata orchestrazione visiva del regista Ridley Scott introduce un'estetica gotica ribaltando l'ambientazione stile NASA del cinema di fantascienza degli anni settanta in cui a predominare era la purezza del bianco e degli ambienti geometrici. In questo modo con questo film - e con il successivo Blade Runner - Scott spinge a livelli estremi la cupezza e il pessimismo che il genere aveva sviluppato in quegli anni. Qui ci troviamo di fronte alla rappresentazione di forme indefinibili e di una fusione "oscena" dell'umano con l'alieno, dell'organico con l'inorganico.”
L’italiano Carlo Rambaldi conquistò l’Oscar per gli effetti speciali. Nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Da vedere assolutamente, stasera, alle 21.05, su Rai4, anche in HD.
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