mercoledì 25 novembre 2009

Finalmente la preoccupazione per la crisi diventa bipartizan


Hanno fatto molto discutere i dati del rapporto annuale di Meglio Foggia, l’organismo promosso da Lanfranco Tavasci per offrire al territorio elementi di riflessione sulla qualità della vita, e sulle prospettive per migliorarla.
Va detto che dietro queste discussioni c’è un pizzico di ipocrisia. Il rapporto annuale dell’associazione di Tavasci è cosa degnissima di attenzione e di rispetto, ma non c’è bisogno né della zingara né di raffinati sociologi per rendersi conto che la qualità della vita, e con essa il contesto economico e sociale del capoluogo dauno e del resto della provincia, hanno da tempo raggiunto il livello di guardia.
Per rendersene conto basta sfogliare i quotidiani, un giorno qualsiasi: una criminalità organizzata sempre più rampante e feroce, tanto da spingere il governo ad adottare misure straordinarie; una illegalità diffusa, una sempre più radicata cultura della violenza che esplode con periodica frequenza in modo lacerante e drammatico, come dimostrano le storie dell’omicidio della piazzetta e della quattordicenne violentata.
E se non bastassero i fatti, ci sono i dati più spiccioli, che Lettere Meridiane ha sovente messo in evidenza: la crescita esponenziale degli sfratti per morosità, quella altrettanto vertiginosa della cassa integrazione guadagni e delle ipoteche legali sugli immobili.
Foggia e provincia sono allo sbando, ma l’occasione per ragionarci sopra, per vedere se e come si può chiudere questo amarissimo capitolo, viene offerta da momenti estremamente significativi, come la presentazione del rapporto di cui abbiamo detto.
Non è forse un caso che tali momenti di riflessione siano tutto sommato distanti dai palazzi delle istituzioni, in cui vengono poi prese le decisioni che contano, le sedi in cui dovrebbero essere adottate ed azionate le misure e gli interventi necessari per cercare di venire fuori dal tunnel.
Il giudizio unanime espresso circa i dati del rapporto da tutti gli esponenti politici che sono intervenuti alla presentazione ed al successivo dibattito è stato, come si usa dire in questi casi, di “forte preoccupazione”. Una volta tanto il centrosinistra ed il centrodestra non si sono divisi: è una preoccupazione bipartisan, insomma.
Bisognerebbe che questa comune preoccupazione sfociasse in un segnale altro e forte alla cittadinanza. Un segnale, prima di tutto, di reale volontà unitaria di fronteggiare una crisi che minaccia di diventare irreversibile. Il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, ed il presidente della Provincia, Antonio Pepe, entrambi corifei della preoccupazione diffusa dai dati del rapporto di Meglio Foggia potrebbero dare il buon esempio, per esempio convocando, su questi temi, una seduta monotematica e congiunta dei rispettivi consigli. Questo sì, sarebbe il segnale di una inversione di rotta.

venerdì 13 novembre 2009

Stazione di Foggia, una rassicurazione che non rassicura

Singolare la “rassicurazione” dell’assessore regionale ai trasporti Loizzo sul ruolo della stazione ferroviaria di Foggia nell’economia del progetto di alta capacità ferroviaria Bari-Napoli (a proposito, se le cose stanno come ha detto l’esponente del governo regionale pugliese, perché non definirlo Bari-Foggia-Napoli o Napoli-Foggia-Bari?), singolari le modalità di diffusione di una rassicurazione che non rassicura un bel niente.
L’antefatto. Le segreterie provinciali territoriali e quelle del settore trasporti di Cgil, Cisl e Uil della provincia di Foggia, prendendo clamorosamente le distanze da quanto le loro omologhe regionali avevano fatto qualche giorno prima, criticano aspramente il disimpegno di RFI dal territorio dauno, e chiedono “di convocare con urgenza un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia S.p.A., alle quali chiedere chiarimenti in merito alle modalità ed ai tempi di avanzamento del progetto di Alta Capacità ferroviaria che interessa il territorio pugliese.”
Il comunicato sindacale usa toni particolarmente aspri respingendo quello che viene definito smantellamento del sistema ferroviario di Capitanata”.
L’assessore Loizzo si è ben guardato dal rispondere all’istanza sindacale (che, giova sottolinearlo e ribadirlo, non sollecitava generiche rassicurazioni ma proponeva qualcosa di più preciso (“un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia S.p.A”), chiedeva insomma di vedere le carte.
Ha preferito la classica rassicurazione a mezzo stampa, affidando al Corriere del Mezzogiorno (il 6 novembre scorso), una dichiarazione nella quale sostiene che “Il progetto dell’alta capacità Ba­ri- Napoli non è cambiato: i treni pas­seggeri transiteranno tutti da Fog­gia perché la stazione periferica con relativa bretella riguarderà solo i tre­ni merci.”
Una dichiarazione di per sé piuttosto sconcertante, in quanto dà notizia di una fantomatica nuova stazione e di una bretella che si farebbe comunque, pur se destinata soltanto alla movimentazione delle merci. Si era parlato in passato di uno “scalo merci” (che è cosa ben diversa dalla stazione): ma resta ancora incerta la sua collocazione, e la sua rilevanza nel più complessivo progetto, per cui è sacrosanta la richiesta sindacale di “vedere le carte”.
L’assessore risponde invece picche, ed anziché sforzarsi di convocare l’incontro sollecitato dalle organizzazioni sindacali della provincia di Foggia, “rassicura”. È significativo che l’articolo di cui parliamo sia condito da tutta un’altra serie di notizie riguardanti i presunti successi ottenuti da Loizzo per quanto riguarda il sistema trasporti in Capitanata.
Leggendo il comunicato sindacale di qualche giorno fa, sembrerebbe che le cose non stiamo proprio così.
Ma fin qua, poco male. Loizzo vende la sua merce né più né meno come fanno tutti i politici, e non lo si può rimproverare per questo, anche se i suoi trascorsi e la sua cultura sindacale dovrebbero consigliargli una maggior cautela quando appunto si affrontano temi che riguardano direttamente le relazioni sindacali.
Il bello viene nel prosieguo della storia. Teleradioerre ha ripresa nel suo sito web e nei suoi telegiornali la dichiarazione dell’assessore Loizzo, riportando, parola più, parola meno, i contenuti dell’articolo del Corriere del Mezzogiorno. Anche in questo caso, “nulla quaestio”: la notizia era di interesse pubblico, e seppure con qualche ritardo rispetto alla sua uscita sul quotidiano regionale, era opportuno riprenderla.
Il fatto è che la notizia di Teleradioerre, ripresa dal Corriere del Mezzogiorno, è stata a sua volta ripresa dal sito della Cgil di Foggia. Finché si trattasse di una pura e semplice ripresa, nulla da eccepire. Il problema è che la notizia di Teleradioerre viene “commentata” sul sito. Se il titolo è conforme a quello del sito dell’emittente foggiana, la notizia viene “interpretata” del sommario, che testualmente recita: “Cgil Cisl Uil avevano chiesto alla Regione Puglia l´apertura di un urgente tavolo di confronto con Rete ferroviaria italiana per la risoluzione di alcuni problemi: primo fra tutti, l´esclusione di Foggia dall´alta capacità Bari-Napoli”.
Che vuol dire quest’aggiunta? Va letta nel senso di: i sindacati hanno posto un problema, l’assessore regionale ha risposto che quel problema non c’è, ed allora evviva? Significa che, a giudizio della Cgil, la dichiarazione rassicurante dell’assessore Loizzo fa venire meno la richiesta di un tavolo di confronto con le aziende responsabili del progetto di alta capacità ferroviaria?
Non mettiamo in dubbio la buona fede di Loizzo, ma se rassicurazioni ci devono essere, queste dovrebbero arrivare almeno da Rfi. Pertanto restiamo della opinione che avevamo già manifestato a commentando il duro comunicato sindacale di qualche giorno fa: i conti non tornano, la stazione ferroviaria di Foggia non si tocca. E poco importa che la campagna elettorale per le regionali sia ormai alle porte.
* pubblicato su Il Quotidiano di Foggia

giovedì 5 novembre 2009

Cgil, Cisl e Uil provinciali sconfessano la Regione ed il sindacato regionale: giù le mani dalla stazione di Foggia

I conti non tornano. Soltanto qualche giorno fa, le segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil, assieme a quelle di categoria del settore dei trasporti, sempre regionali, dopo l’incontro con l’assessore regionale ai trasporti, Loizzo, ed i vertici di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, avevano emesso un comunicato in cui commentavano positivamente il programma di investimenti presentato dal gestore della rete ferroviaria: “la realizzazione delle opere previste dal programma di Rfi – si leggeva nella nota – darà un forte impulso al sistema regionale di trasporti e logistica, e creerà sviluppo e lavoro.”
Nel nostro commento, pur apprezzando la dichiarazione di priorità a favore del raddoppio della linea Adriatica nella tratta Lesina-Termoli, che consentirà di superare l’anacronistica strozzatura, non avevamo mancato di esprimere qualche perplessità sul fatto che il programma parlasse solo marginalmente dell’alta capacità Bari-Napoli e, soprattutto, come non si facesse alcun cenno alla realizzazione del nuovo scalo merci a Borgo Cervaro o Incoronata.
Ricordiamo che quest’opera, promessa dall’ex ministro alle opere pubbliche, Antonio Di Pietro, ha un valore strategico per Foggia, in quanto consente di scongiurare il rischio che la stazione ferroviaria del capoluogo dauno venga “bypassata” dalle linea ad alta capacità così com’era nel progetto originario, che suscitò feroci polemiche.
LOIZZO, ANCORA LOIZZO
E sembra che proprio riguardo la stazione di Foggia i conti non tornino, visto il durissimo comunicato diffuso dalle segreterie territoriali di CGIL CISL e UIL e dalle Federazioni Filt, Fit e Uil di Foggia con cui chiedono alla Regione Puglia “di convocare con urgenza un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia S.p.A., alle quali chiedere chiarimenti in merito alle modalità ed ai tempi di avanzamento del progetto di Alta Capacità ferroviaria che interessa il territorio pugliese.”
Ma come- vien fatto di domandarsi – questo tavolo di confronto non si era già tenuto qualche giorno fa? E non erano state proprio i sindacati a dare l’ok ai progetti di Rfi?
Qualcosa non quadra, dunque,e pur senza dirlo apertamente, con la loro iniziative le segreteria provinciali territoriali e quelle delle organizzazioni di categoria prendono le distanze, anzi si dissociano, dai loro colleghi “regionali” e dall’assessore Loizzo, che del resto fu tra i primi a sostenere il famigerato “bypass” della stazione foggiana. Se a Bari dicono che “la realizzazione delle opere previste dal programma di Rfi darà un forte impulso al sistema regionale di trasporti e logistica, e creerà sviluppo e lavoro”, a Foggia si dice il contrario. Come si legge nel comunicato sindacale, si dice “stop allo smantellamento del sistema ferroviario di Capitanata”. In pratica, siamo tornati indietro di tre anni.
Le strutture sindacali provinciali si dicono “fortemente allarmate per il progressivo smantellamento delle strutture ferroviarie e per l’inadeguatezza complessiva del sistema ferroviario provinciale, sempre più incapace di garantire un efficace ed efficiente servizio di trasporto di persone e merci”. Inoltre, il progressivo “abbandono” da parte di Trenitalia attraverso la chiusura ed il ridimensionamento di impianti e la riallocazione delle produzioni verso altri territori, sta producendo una vera propria desertificazione del territorio che incide negativamente sulla qualità dei servizi offerti ad un bacino d’utenza di oltre un milione di persone e sui livelli occupazionali.”
LA REGIONE PUGLIA SEMPRE MATRIGNA
Quello che segue è un vero e proprio bollettino di guerra: nel prossimo futuro sono previste, oltre alla chiusura dell’ Ufficio Sanitario Territoriale e del Ferrotel di Foggia, diverse articolazioni organizzative che incideranno sul peso e sul ruolo degli storici Depositi del Personale di Macchina e Viaggiante, dell’ Impianto Merci e di Manovra della stazione di Foggia. Tutto ciò mentre languono gli interventi di velocizzazione e di raddoppio delle linee Foggia-Termoli e Foggia-Benevento.
In pratica, una dismissione pressoché totale, che potrebbe preludere anche al paventato ridimensionamento della stazione di Foggia, dalla quale non passerebbero più i treni da e per Napoli e Roma, che verrebbero dirottati su una stazioncina da costruirsi dalle parti di Borgo Cervaro.
Del resto, quella di Di Pietro su una promessa, alla quale non seguirono progetti di fattibilità, e neanche impegni precisi.
Non è esente da responsabilità politiche la Regione Puglia che, ancora una volta, potrebbe rivelarsi “matrigna” per la Capitanata. Non è un caso, che nel comunicato, i sindacati confederali e di categoria chiedano proprio alla Regione di “rimarcare, ancora una volta, che il progetto di Alta Capacità sul territorio pugliese non può limitarsi all’asse Bari-Napoli, tagliando fuori la città di Foggia”. A tal fine, CGIL, CISL e UIL fanno appello ad una più forte mobilitazione territoriale di tutte le parti politiche, sociali ed istituzionali della provincia.
Secondo il sindacato, “è necessario riportare la Stazione del capoluogo dauno al centro del progetto di Alta Capacità, che deve essere Bari-Foggia-Napoli, e dell’intero sistema ferroviario del Mezzogiorno, nel quale la nostra Stazione ferroviaria è sempre stata uno strategico crocevia”.
Una bella sfida, che si vincerà o si perderà nella misura in cui il territorio (istituzioni, partiti, forze sociali) saprà raccogliersi attorno a quella che  potrebbe essere una grande opportunità di sviluppo, ma anche una cocente beffa. Il sindacato non è disposto a fare sconti: “si tratta di una battaglia fondamentale per lo sviluppo, l’occupazione e la qualità della vita del Sistema Capitanata, per la quale CGIL CISL e UIL di Foggia sono pronte ad ogni azione di lotta politica e sindacale”.
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