mercoledì 22 agosto 2012

Lo sviluppo sta nelle cose: senza grandi opere non si esce dalla crisi


Dal Gino Lisa, al definanziamento delle dighe di Piano dei Limiti e sul Carapellotto. Il silenzio tombale caduto sul completamento della superstrada del Gargano e della Pedesubappenninica.

Qualche settimana fa, l'edizione regionale di un noto quotidiano ha pubblicato un ampio speciale dedicato alle grandi opere in stand by in Puglia. A dir la verità, a voler compilare un elenco delle grandi incompiute dello Stivale d'Italia c'è l'imbarazzo della scelta. Ma il dossier doveva essere per forza di cose limitato ai casi più appariscenti sicché le grandi opere comprese nell'elenco declinato dal quotidiano non sono moltissime, ma comunque abbastanza per rivelare la "percezione" della classe dirigente pugliese (di cui, detto senza ironia alcuna, i giornalisti baresi sono un'autorevole espressione) dello stato dell'arte della dotazione infrastrutturale pugliese e delle sue priorità.
I casi selezionati dai redattori del dossier sono soltanto cinque. Nell'ordine: la nuova sede della Regione (in attesa da 11 anni); l'Ospedale della Murgia (15 anni), l'alta capacità ferroviaria Bari-Napoli (10); il raddoppio della superstrada Leuca-Maglie (11 anni) e infine il raddoppio della strada ferrata Lesina-Termoli (10 anni), ancora a binario unico.
Intendiamoci, nessuno si sogna di mettere in dubbio l'utilità e la necessità di queste opere, né di stigmatizzare l'eccessivo ritardo con cui sta procedendo la loro cantierizzazione. 
Basta scorrere l'elenco per accorgersi, però, che quasi tutte le opere sono ubicate nella Puglia centromeridionale, oppure che, come nel caso della tratta Lesina-Termoli della ferrovia adriatica, riguardano l'intero territorio regionale.

martedì 21 agosto 2012

Capitanata estate, la cultura frana...


Come succede fin dalla sua nascita, Puglia Events, il bel portale della Regione che si occupa di promuovere gli eventi culturali e gli spettacoli che si svolgono sul territorio regionale, rappresenta un ottimo strumento anche per monitorare la capacità di produzione e di offerta culturale delle Province pugliesi.
Il monitoraggio si rivela più che mai d’attualità in questa estate 2012, vessata dagli ulteriori tagli ai bilanci degli enti locali decisi dal Governo Monti, che hanno ancora di più alleggerito i capitoli di spesa che gli enti locali riservano alla cultura, in taluni casi – come nel capoluogo dauno, la cui amministrazione si trova sull’orlo del collasso finanziario, azzerandolo quasi del tutto.
Misurare la capacità di produzione culturale di un certo territorio è tutt’altro che un esercizio accademico. In un territorio particolarmente vocato al turismo qual è quello pugliese, l’offerta di spettacoli e di eventi culturali sta diventando un aspetto sempre più importante della capacità attrattiva del territorio stesso. Il boom registrato dal Salento da qualche anno a questa parte, deriva sia da una sapiente e condivisa azione di marketing territoriale che questa zona della Puglia è riuscita a mettere in campo, sia dall’indubbia crescita dell’offerta e della produzione di cultura, come nel caso della Notte della Taranta, strategicamente collocata in piena estate.

Il terremoto ha distrutto il futuro dei Monti Dauni


Il 31 ottobre 2012 ricorrerà il decimo anniversario del terremoto che sconvolse il Molise e il Subappennino Dauno. Nello scorso mese di febbraio, il governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, assieme agli assessori regionali alle opere pubbliche, Amati, e al welfare, Gentile, incontrerà i comuni dauni colpiti dal sisma, per fare il punto sulla ricostruzione.
La coincidenza delle due date è sintomatica, perché basta – da sola – a denunciare il ritardo con cui si è proceduto, o più precisamente non si è proceduto, a ricostruire i paesi terremotati. Il sisma del 2002, per fortuna, ebbe un cratere relativamente piccolo. La zona maggiormente danneggiata era per lo più concentrata nella Valle del Fortore, su cui affacciano comuni del Foggia e del Molise. I soldi stanziati dal Governo nazionale non sono stati sufficienti a completare le opere di ricostruzione, che rigardavano sia gli edifici pubblici sia i molti edifici privati.
La storia raccontata dai comuni dell’Appennino Dauno danneggiati del sisma – in modo particolare Castelnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Celenza Valfortore e Carlantino – non è la stessa storia di altre eventi calamitosi che hanno colpito il paese, e ciò dovrebbe far riflettere.

L'eredità di Gaetano Matrella: "L'identità è una risorsa di futuro"


Adesso Foggia è veramente più sola. Più indifesa. Come succede quando in una famiglia muore il patriarca, e se ne va il custode della memoria e delle radici, che tramandano l'identità da una generazione all'altra.
Con la scomparsa di Gaetano Matrella se ne va un pezzo importante non soltanto della memoria, ma del cuore della città, perché il professore Foggia l'amava profondamente, perdutamente, pur essendo spesso molto critico con i suoi concittadini.
Gaetano amava ripetere che per per contare i foggiani intelligenti ed appassionati di sua conoscenza, bastavano le dita delle mani: ho avuto la fortuna di essere tra quelli. 
Matrella è stato però un pessimista razionale, che non si è mai arreso all'evidente spettacolo del declino, forse irreversibile, della nostra Foggia. 
Ha dedicato la maggior parte della sua copiosa produzione pubblicistica a raccontare la città, il suo splendido passato il cui ricordo tinge ancora più di grigio il presente. Ha dedicato due volumi alle biografie dei foggiani illustri, nella incrollabile convinzione che una città che ha dato i natali a Umberto Giordano - di cui è stato uno dei più grandi studiosi - è una grande città. Era convinto che per risalire la china, si debba in qualche modo ricominciare dal passato, che va raccontato soprattutto ai giovani affinché trovino l'orgoglio della loro identità.
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