martedì 31 dicembre 2013

La memoria offesa: tracce di degrado alla Cappella Ossario delle vittime dei bombardamenti

Attento cercatore e divulgatore di tracce d’identità che giungono dal passato, Tommaso Palermo indulge questa volta all’attualità, per segnalare un problema che riguarda comunque un pezzo importante, anzi fondamentale, dell’identità e della storia foggiana.
La Cappella Ossario del cimitero, che raccoglie le spoglie mortali di una parte delle vittime dei bombardamenti del 1943, versa in una situazione molto critica a causa di infiltrazioni di umidità e formazione di sali, che hanno portato allo sgretolamento di alcuni marmi.
Palermo ha pubblicato nel sito Facebook del gruppo del Comitato per il monumento alle vittime del ’43 un dossier fotografico (https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.778744592142191&type=1) molto eloquente a riguardo. 
Il problema non è nuovo, e venne segnalato da Tommaso Palermo e da Giuseppe D’Angelo già in occasione della commemorazione dei defunti dell’anno scorso, quando i due scattarono le prime fotografie. Qualche giorno fa l'aggiornamento, che documenta come nulla sia stato fatto, in questi mesi, per arginare il fenomeno. Per fortuna la situazione di degrado riguarda soltanto una parte della Cappella, ma sarebbe il caso di intervenire subito, ad evitare che i danni possano diventare più gravi.
Qualche giorno fa, Palermo ha rilanciato la questione segnalando “evidenti se
gni di presenza di una umidità persistente, destinata a peggiorare un quadro già critico. Il fatto che questa situazione sia circoscritta, apre l'ipotesi che si possa e si debba intervenire per circoscrivere il fenomeno, cercando di isolare meglio il terreno.”
È amaro dover sottolineare che, mentre la società civile foggiana si sta impegnando (e il Comitato ne è una bella riprova) per dotare la città di quel monumento alle sue vittime che in settant’anni non è mai stato costruito, si debba correre ai ripari per restituire decoro al luogo maggiormente simbolico di quella pagina drammatica della storia foggiana.

La cappella ossario venne inaugurata dal vescovo di Foggia mons. Giuseppe Lenotti l’11 novembre del 1967, con l’intervento  Presidente del Consiglio on.Aldo Moro.

Il coraggio di Emiliano: il Sud si riprende se impara a dire no all'Europa

Da quant’è che non si parlava di Mezzogiorno, in termini rigorosi, riflessivi, nel tentativo di immaginarsi quel riscatto, quel superamento del divario che sembra esser diventato una chimera? A rompere il silenzio ci ha pensato Michele Emiliano, ormai e sempre più “non solo” sindaco di Bari, ma coscienza critica di un Mezzogiorno che non s’arrende.
Per la sua esternazione, Emiliano ha scelto una ribalta insolita e non pugliese (il convegno “C’era una volta… il Sud” promosso da laboratorio Democratico a San Giorgio a Cremano) e la circostanza è sfuggita a quasi tutta la grande stampa, ma non al portale Resto al Sud, che dà voce a cronisti e blogger attenti alle tematiche meridionaliste. 
Nel corso dell’incontro, il sindaco di Bari ha coraggiosamente indicato nell’Europa il vincolo più serio per lo sviluppo del Sud, puntando  il dito contro le politiche europee e il patto di stabilità. ”All’espressione ‘ce lo chiede l’Europa’ dobbiamo cominciare a dire, che non ci va – ha detto – e su alcune materie noi ci riserviamo di sforare il patto di stabilità: siamo arrivati al punto che i nostri uffici non appaltano neanche più le gare perché, siccome non hanno la possibilità di pagare gli stadi di avanzamento, gli uffici di ragioneria bloccano gli uffici dei lavori pubblici che le hanno predisposte”.

lunedì 30 dicembre 2013

Per riformare la Cei, papa Francesco sceglie un foggiano

Per riformare la Conferenza Episcopale Italiana, Papa Francesco Bergoglio ha scelto un foggiano. È Mons. Nunzio Galantino, nato a Cerignola il 16 agosto del 1948, da pochi mesi vescovo della piccola diocesi calabrese di Cassano allo Ionio. 
Il pontefice lo ha designato Segretario generale ad interim della Conferenza Episcopale Italiana inviando ai fedeli della diocesi calabrese una lettera dalla quale si coglie che proprio a mons. Galantino il Papa intende affidare il compito impegnativo di rinnovare e riformare la Conferenza Episcopale. È noto che Bergoglio intende riscrivere lo statuto della Cei, affidando direttamente ai vescovi italiani l’elezione del loro presidente e del loro segretario. Di tanto dovrà occuparsi il neo segretario generale ad interim che svolgerà quindi l'impegnativa funzione di traghettatore.
“Per una missione importante – scrive il Papa – ho bisogno che monsignor Galantino venga a Roma almeno per un periodo. So quanto voi amate il vostro vescovo e so che non vi farà piacere che vi venga tolto, e vi capisco. Per questo ho voluto scrivervi direttamente come chiedendo il permesso. Egli sicuramente preferisce rimanere con voi, perché vi ama tanto. L’affetto è reciproco, e vi confesso che vedere questo amore filiale e paterno del popolo e del vescovo mi commuove e mi fa rendere grazie a Dio. Chiederò a monsignor Galantino – conclude il Papa – che, almeno per un certo tempo, pur stando a Roma, viaggi regolarmente alcuni giorni per continuare ad accompagnarvi nel cammino della fede. Vi domando, per favore, di comprendermi e di perdonarmi”.

Quali opere per la Capitanata? Priorità il dissesto idrogeologico

Fernando Faleo ha depositato un commento molto interessante, su fb, al mio invito a partecipare al sondaggio promosso da Lettere Meridiane sulle opere pubbliche in Capitanata. Riflessioni che condivido in tutto e per tutto.
“Lo sviluppo di un territorio - afferma Faleo - parte dalla difesa del suolo; pertanto occorre fare investimenti per tutelarlo dalle frane e dal dissesto idrogeologico come si faceva negli anni 60-78 quando con questi progetti si occupava manodopera in tutta la nostra provincia. Adesso che il territorio è abbandonato a se stesso a maggior ragione si dovrebbero riprendere queste attività. Le grandi opere non fanno altro che sconquassare e cementificare impegnando una marea di soldi pubblici . Sistemiamo la rete esistente e facciamo la seconda diga Piano dei Limiti perché il fondo del lago di Occhito è colmo di fango che si è accumulato in oltre 50 anni e poi l'acqua è la risorsa dell'agricoltura senza della quale non vi sarà sviluppo.”
Lettere Meridiane ha dedicato proprio qualche settimana fa un post ai temi sollevati da Faleo, in occasione della recente ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Puglia, ricordando come i lavori di sistemazione idraulica del fiume Fortore non siano mai stato completati, dopo la realizzazione del primo lotto, mettendo implicitamente a rischio strade, autostrade e ferrovie che si trovano a valle. Senza parlare della drammatica situazione in cui versa la viabilità nei Monti Dauni, i cui problemi sono provocati proprio dal diffuso dissesto idrogeologico.
C’è anche da aggiungere che questo tipo di interventi non sta nelle priorità dell’Unione Europea. più propensa ad elargire finanziamenti a progetti più visibili, cioè con maggior ricaduta politica.

Grazie a Faleo per il tuo bell’intervento. Ricordo agli amici di Lettere Meridiane che ancora non l’avessero fatto che possono partecipare al sondaggio cliccando qui. È possibile esprimere la propria opinione fino all’1 gennaio 2014, cioè fino a dopodomani.

domenica 29 dicembre 2013

Unanime cordoglio per la scomparsa di Leonardo Lioce

Unanime il cordoglio e la partecipazione per la scomparsa di Leonardo Lioce, protagonista delle battaglia politiche e sindacali del Novecento in Capitanata, presidente del consiglio provinciale di Foggia e sindaco di Troia.
Tanti i commenti al post di Lettere Meridiane e tanti gli apprezzamenti alla sua figura (giunti, in particolare, da Matteo Valentino, Rosalia Gatta, Milka Antonic, Luciano Veccia, Roberto Paolucci, Rosa Gelormini, Salvatore Lovaglio e Silvana Dalessandro).
Marco Barbieri, docente universitario ed assessore nel primo governo regionale di Vendola scrive: “onore al compagno Lioce, protagonista di un'Italia migliore.”
Peppino Marcucci, già segretario provinciale della Cgil, commenta: “Gloria sia tributata a un "Robespierre" della nostra terra.” Un altro saluto giunge dallo scrittore e poeta Vladimiro Forlese, esponente della sinistra foggiana negli anni Settanta e Ottanta: “ciao Nardino, ti ricordo commosso…”
Da Troia, Angelo Moffa rivolge il suo apprezzamento “ad ogni partecipante (della cerimonia funebre, n.d.r.) indipendentemente dal colore politico. Se ha fatto bene al paese, onore e merito, se non ha fatto bene, e' perdonato, ma che comunque ha fatto del suo meglio e forse le circostanze glielo hanno impedito. Un riposo eterno. Ciao Nardi’.”
Molto bello il ricordo che gli ha dedicato, in una nota su Facebook, il giornalista e scrittore troiano, Antonio Gelormini: “Decisionismo da leader, timbro oratorio da sindacalista e abilità politica di

Perché Renzi mi piace sempre meno

Antonio e Cleopatra
Le opere dei grandi autori classici non parlano mai soltanto al pubblico contemporaneo. Si proiettano oltre il loro tempo. Sono in grado di trasmettere valori e cultura a ogni uomo, in ogni epoca.
In questi anni di crisi economica, ma anche politica e morale, sarebbe necessario rileggere William Shakespeare che ha speso tutta la sua opera a cantare la fine di un’epoca - il Medioevo - e l’avvento di tempi nuovi, scanditi dall’ascesa al potere della borghesia, che il grande poeta riteneva in grado di correggere gli errori, di sanare le piaghe lasciate dall’aristocrazia.
Per raccontare questa speranza, Shakespeare ricorre a un espediente drammaturgico preciso. Nelle sue maggiori tragedie. affida ad un personaggio giovane la rappresentazione del futuro, della speranza di tempi nuovi. 
In Amleto, è Fortebraccio che si fa carico di sgombrare dalla scena i cadaveri e “con rincrescimento abbraccia la sua buona sorte", prendendosi la corona che gli spettava. Nel Re Lear questo ruolo spetta ad Edgar, che uccide il fratello degenere Edmund, raccogliendo la pesante eredità lasciatagli dal padre Lear, e dai suoi errori. Tragedia dopo tragedia, però, la speranza di Shakespeare verso la nuova classe sembra affievolirsi. Nel Giulio Cesare il buono è un politico, Antonio, che si troverà però dalla parte della vecchia classe dominante nel dramma successivo, Antonio e Cleopatra

Aiezza racconta il Natale del 1945, tra dramma e speranza

Salvatore Agostino Aiezza è uno dei protagonisti della nuova generazioni di autori e ricercatori foggiani che stanno cercando di gettare nuova luce sul recente passato della storia di Foggia e, in modo particolare, su quel travagliato passaggio rappresentato dai bombardamenti, dalla successiva ricostruzione e dalla lenta ma inquietante marginalizzazione che il capoluogo dauno ha subito negli ultimi decenni. Memorabili, ad esempio, le pagine che ha scritto sulla storia della stazione ferroviaria foggiana, la cui posizione strategica fu una delle cause della durezza dei bombardamenti alleati, ma che è stata successivamente disconosciuta dalla miopia della classe dirigente regionale.
Il bello di Aiezza è che riesce a raccontare con piglio leggero, alternando la narrazione dei tanti drammi che la città su trovò a vivere con pagine di vita quotidiana in cui si trova invece il desiderio di andare avanti, nonostante tutto. Dobbiamo a Salvatore la lettura e il recupero di storia che riguardavano l’attività artistica e musicale che si svolgeva in città durante la guerra.
Aiezza sta adesso studiando l’occupazione americana, periodo importante perché in quei mesi si posero le basi per il difficile processo di ricostruzione, e il cui approfondimento dovrà dunque rappresentare un’ulteriore sfida per la nouvelle vague dei nostri bravi autori.
Salvatore Agostino Aiezza e Tommaso Palermo stanno riportando alla luce molti documenti dell’epoca, come i numeri del giornale Foggia Occupator che gli alleati pubblicavano durante il periodo in cui furono a Foggia e in altre località della Capitanata. Questo autentico tesoro documentale è disponibile dell'archivio, su facebook, del Comitato per il monumento alle vittime del 1943. L'archivio è disponibile a questo link: https://www.facebook.com/groups/374725092544145/files/
Particolarmente interessante il numero pubblicato in occasione del Natale del 1945, soltanto qualche mese dopo la conquista di Foggia.

sabato 28 dicembre 2013

L'estremo saluto di Troia a Lioce, chiazza chiazza e 'nannz au Comun

Una commossa folla ha reso questa mattina l’estremo saluto a Leonardo Lioce, sindacalista e uomo politico di Troia che alla sua cittadina e alla sua gente ha dedicato tutto il suo impegno civile. 
Una cerimonia sobria e laica, ma al tempo stesso profondamente simbolica. Il corteo ha accompagnato fino al cimitero le spoglie mortali di Lioce seguendo lo stesso percorso che Nardino ha fatto per tantissimi decenni: “chiazza chiazza, e nnanz au Comun”. La piazza - i lavoratori, la gente, i compagni di vita e di lotta - che Lioce portava con sé al Comune, per rappresentarne le ragioni, per tutelarne gli interessi, per difendere i valori. 
Lioce è stato sindaco di Troia e nei banchi consiliari della cittadina del Rosone ha trascorso tantissime legislature. È stato anche presidente del consiglio provinciale dal 1996 al 1998. 
Comunista da sempre, ha militato negli ultimi anni della sua vita (che lo ha visto fino all’ultimo impegnato sia politicamente che culturalmente) nei Comunisti Italiani. Prima della tumulazione, i feretro è stato avvolto nella bandiera rossa.
Bello quanto ha scritto di lui Giuseppe Beccia: “Un Robespierre a Palazzo D'Avalos. Così scrissero di lui quando diventò il primo sindaco comunista dal dopoguerra a Troia. Leonardo Lioce è morto ieri all'età di 89 anni dopo una vita passata tra camere del lavoro, sezioni di partito e banchi consiliari. Nardino era un comunista d'altri tempi, uno che ha dedicato tutta la vita all'impegno politico e sindacale, dalle occupazioni delle terre fino alla presidenza del Consiglio Provinciale. E lo ha fatto sempre,

L'omaggio al cinema dell'artista grafico Jack Poliseno

Fate presto ad andare a visitare la mostra di cui sto per parlarvi, perché chiude domani, 29 dicembre. Ma ne vale la pena. Vi sono entrato - devo dire - abbastanza per caso, incuriosito dal titolo, che prometteva bene: Omaggio al Cinema - vol.2. Ringrazio il titolo, e il caso, per avermi fatto varcare la soglia.
La mostra espone dieci realizzazioni grafiche di Jack Poliseno, esponente della cosiddetta minimal graphic art
Oltre che un artista di raro spessore creativo, Poliseno è un appassionato di cinema, collezionista, cinefilo a trecentosessanta gradi: l’aspetto più originale ed attaccattivante dei suoi lavori, sta proprio nell’approccio minimalista, che dà sfogo alla sua personale reinterpretazione di film oppure di topos cinematografici.
Ecco così il Titanic, ecco Stanlio ed Ollio, Nosferatu, Capitan America. Le grafiche sono qualcosa che vanno molto al di là della tradizionale locandina cinematografica. Più che anticipare o mettere in vetrina il film, i tratti di Poliseno lo esplorano nel profondo, ne raccontano il pathos, cosa che può fare soltanto un artista che senta il cinema dentro di sé. 
Promossa dall’associazione Germi d’Arte e patrocinata dal Comune di Troia, la mostra è ospitata nella Sala azzurra del Museo civico della cittadina del Rosone, in via Regina Margherita 80. 
La rassegna chiude - con diverse opere inedite - il lungo viaggio di Jack Poliseno che ha portato i suoi lavori in giro per l’Italia, passando per il Duomo di Milano, le collettive Made in Italy, Street of Pain e Troia Città Aperta, quindi a Pietramontercorivno nell’ambito di Suoni, sapori e colori di Terravecchia.

L’esposizione è arricchita da rari materiali home video facenti parte della collezione privata dello stesso Jack Poliseno. 
Da non perdere, veramente.

Tutte le cifre del derby economico e sociale tra Foggia e Bari

Da due anni, come ho avuto già modo di scrivere in un’altra Lettera Meridiana, Foggia e Bari pareggiano la sfida annuale proposta dal Sole 24 Ore, che stila la classifica della vivibilità delle diverse provincie italiane. 
Per la verità, diversamente dalla bufera di polemiche che accompagnò la pubblicazione della graduatoria nel 2011 - che vide la Capitanata all’ultimo posto - il trend più positivo che la provincia di Foggia ha marcato nei due anni successivi è passato quasi del tutto sotto silenzio. Ci sarebbe di che riflettere sulla nostra tendenza ad abbatterci troppo quando le cose non vanno, e a non prendere adeguatamente in considerazione quel che funziona, o che non va troppo male, per cercare di farlo andare meglio.
Anche in riferimento alle presunte differenze tra noi e baresi. Il Sole 24 Ore dice che sono assai più tenui di quanto non sembri, a prima vista.
Una ragione di più per entrare nel merito della classifica sfiata dal quotidiano economico finanziario, frutto del calcolo ponderato tra numerosi parametri, a loro volta raggruppati all’interno dei sei indicatori principali su cui si articola la graduatoria: il tenore di vita, i servizi e l’ambiente, affari e lavoro, ordine pubblico, popolazione e tempo libero.

venerdì 27 dicembre 2013

Quel povero Natale del 1948

Adoro leggere gli antichi giornali, perché raccontano lo spirito di un’epoca assai meglio di certi saggi che si limitano ad annodare fatti e date. Mi piace metabolizzarli, e raccontarli a mia volta, cercando, appunto, di penetrare l’esprit del tempo.
Tommaso Palermo e il Comitato per il Monumento a ricordo delle vittime del ’43 a Foggia, ci hanno regalato per Natale un documento importante, che arricchisce e ulteriormente impreziosisce l’impressionante archivio che il comitato sta costruendo sul suo gruppo Facebook. 
È il numero unico che la Croce Rossa di Foggia pubblicò, al prezzo di 25 lire, il 23 dicembre del 1948, per dare conto di una straordinaria iniziativa di solidarietà che vide quell’anno la città protagonista: il Natale dei Bimbi Poveri. Chi vuole scaricarlo può cliccare qui.
La guerra si era conclusa da tre anni. La città stava lentamente riprendendosi dal martirio della guerra imboccando la strada di una ricostruzione resa ancora più difficile per la condizione di durissima povertà in cui versavano gli strati più poveri della popolazione. Il giornale calcola in 40.000 i bambini poveri della Daunia, ponendo in evidenza due particolari quanto contraddittori primati che in quegli anni vantava la provincia di Foggia. Era la terra in cui la popolazione cresceva più in fretta, con “ventimila culle l’anno”, come annota il cronista. Ma anche quella che denotava il più drammatico indice di mortalità infantile. Di quei 20.000 vagiti, ben 3.000 si spegnevano nel primo anno di vita. Un’ecatombe, che andava a sommarsi con un’endemica situazione di povertà.

mercoledì 25 dicembre 2013

In regalo le Storie di Natale di Anacleto Lupo, in versione ebook

In regalo di "lettori meridiani" per Natale un prezioso volumetto di Anacleto Lupo, il compianto giornalista e scrittore scomparso nel 2012 a Lucera, diventata sua cittadina d'adozione.
Per gentile concessione della famiglia Lupo, Lettere Meridiane pubblica in edizione digitale (epub e pdf), Storie di Natale, pubblicato a Natale 2008 in edizione cartacea da Stoppie Editore.
La pubblicazione, prima di una serie di iniziative rivolte  a diffondere gli scritti e le opere (diverse inedite) realizzate dal grande autore pugliese prima della sua scomparsa, raccoglie piccole e grandi storie di Natale, raccontate da quel grande affabulatore che è sempre stato Anacleto Lupo, sia nella sua attività giornalistica, sia in quella più spiccatamente narrativa. Raccontare, per Lupo, è stato sempre il modo migliore per comprendere più a fondo la realtà, e farla comprendere ad altri.
Dopo una premessa in cui illustra le ragioni per cui l’umanità è sempre stata divisa e spesso in conflitto, Lupo ci regala un grande racconto. Struggente ed al tempo stesso universale: la natività attualizzata, ma sempre miracolosa, che esplode inattesa tra le macerie della guerra in Bosnia.
Il volumetto è completato da un excursus sul senso dell’epifania, come rivelazione e come disvelamento, e e sul significato del Presepio.
Per scaricarlo nella versione epub (leggibile dalla maggioranza degli ebook reader e dai tablet) cliccare qui.
Cliccare qui, invece, per scaricarlo nella versione pdf, leggibile su qualsiasi personal computer.

domenica 22 dicembre 2013

In Capitanata cresce l'occupazione, ma anche la disoccupazione


Da gennaio ad ottobre del 2012, sono cresciuti  in Capitanata sia gli occupati che i disoccupati e gli inoccupati. Lo si rileva dai dati forniti - a cura di Domenico Buccino - dal Settore Politiche del Lavoro della Provincia, che si riferiscono agli iscritti ai Centri Provinciali per l’Impiego. I dati sono estratti da Sintesi, il sistema informativo provinciale del lavoro.
Nei primi dieci mesi dell'anno in corso, gli occupati sono passati dai 117.835 di gennaio, ai 123.717 di ottobre, con un saldo attivo di 5.882 unità. Il trend è positivo anche confrontando il dato di ottobre 2013 con quelli relativi allo stesso mese degli anni precedenti: si registra, infatti, un aumento di 2.851 unità rispetto a ottobre 2012 e di 9.276 unità rispetto a ottobre 2011. 
Bisogna sottolineare che tali saldi positivi non significano un miglioramento della situazione occupazionale ed economica provinciale, e sono probabilmente la conseguenza di due fenomeni: una ripresa dei movimenti migratori (occupati che trovano posto fuori provincia, ma restano domiciliati in Capitanata) ed una certa, possibile emersione dal lavoro nero.

La luna è sveglia di Sepalone sbanca su YouTube

Quando c'è la luna a rischiararla, non è mai del tutto notte. E poi, quel soffuso chiarore è già un presagio di alba, e di luce.  
Per il suo ultimo film, Lorenzo Sepalone ha scelto di cimentarsi con uno dei topos più praticati ma anche più arditi della letteratura, della musica, del cinema: la luna, appunto. 
Il risultato è un piccolo capolavoro (preciso: “piccolo”, ma solo perché dura quindici minuti), che certifica non soltanto la raggiunta maturità di quest’autore pugliese che può aspirare a grandi ribalte, ma anche la prorompente vitalità del cinema d’autore italiano, il cui solo limite è il perdurante ostracismo delle multisale e della grande distribuzione. 
Il film ha sbancato in molti festival e al suo esordio su YouTube ha totalizzato più di mille clic in poche ore (andate a vederlo di corsa a questo link, ve lo suggerisco caldamente): è la vivente dimostrazione che anche i prodotti indipendenti, girati con rigore e avvalendosi di buoni interpreti, incontrano il gusto del grande pubblico, che non è stupido, e sa apprezzare il cinema di qualità.
La luna è sveglia racconta la storia dell’incontro, breve ma non effimero, tra un uomo e una donna. 
Lui è Raul Pugliese (interpretato da un convinto e convincente Totò Onnis), promettente cantautore caduto in disgrazia dopo una vita di eccessi e un brutto episodio di violenza ai danni della sua compagna Greta (Maddalena Zoppoli, sempre più brava). Lei, Laura (una strepitosa Nadia Kibout), è una prostituta cui Raul si rivolge una sera in cui si trova più del solito oppresso dall’insostenibile peso dei ricordi.

sabato 21 dicembre 2013

La sfida della memoria: così il ricordo dei bombardamenti sta facendo nascere una nuova coscienza civica

A Foggia è in atto una rivoluzione. Una bella rivoluzione culturale.
Con la complicità delle celebrazioni del settantesimo anniversario dei bombardamenti, stanno esponenzialmente crescendo sia le ricerche storiche sul recente passato della città, sia il recupero e la raccolta di frammenti di memoria collettiva. 
Autori vecchi e nuovi indagano, riportano alla luce, ricostruiscono quel pezzo fondamentale della storia foggiana rappresentato dalla tragica estate del 1943 e dalla successiva ricostruzione. Appassionati e semplici cittadini che amano la loro terra, contribuiscono a scavare, riportare alla luce, collazionare.
Le attività di ricerca e di produzione culturale, peraltro di alto livello, s’incrociano molto positivamente con il  coinvolgimento, la partecipazione della popolazione a questo sforzo collettivo di recupero della memoria e dell’identità. Negli ultimi anni c’è stato tutto un florilegio di gruppi e pagine che sul social network raccolgono la memoria,  e siti che si occupano di recuperarla, diffonderla, custodirla.
Il risultato è la progressiva sedimentazione di una memoria condivisa, che potrebbe rivelarsi un importante strumento di costruzione del futuro. Un circolo una volta tanto virtuoso, che produce, in definitiva, public history, anche se, fino ad oggi, in maniera non del tutto consapevole e dichiarata. 
Questa inconsapevolezza rappresenta un aspetto non secondario di questo fenomeno, con il quale bisognerà fare presto i conti, tanto più che da più parti di parla di Musei della memoria. Quel plurale non ha senso perché la memoria è una, pur se plurale e pluralistica. E ha senso soltanto se condivisa.
La scommessa vera sta nella prospettiva di una Public History della città, a partire dal ricordo della sua pagina più drammatica. Adesso, forse, le premesse ci sono.

venerdì 20 dicembre 2013

Foggia raggiunge Bari. Ma i foggiani... piangono ancora

Foggia raggiunge Bari, nell’annuale classifica della qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore, e la cosa dovrebbe far notizia, viste le ricorrenti accuse che da parte foggiana si muovono verso  i baresi, o dovrebbe per lo meno accrescere l’autostima di quanti risiedono nella Puglia settentrionale.
Invece l’aggancio è passato quasi sotto silenzio, diversamente da quanto accadde due anni fa, quando Foggia precipitò all’ultimo posto della graduatoria, e vennero versati fiumi d’inchiostro e levate grida di sdegno, con l’inevitabile valanga di accuse alla classe dirigente.
Le polemiche sul foggianesimo o foggianite, che dir si voglia, non mi hanno mai appassionato. Ma è un dato di fatto che la scalata della Capitanata nella classifica, e il quasi pareggio con la provincia del capoluogo regionale sia passato sotto silenzio o quasi.
Vien fatto di pensare che siamo più bravi quando si tratta di lamentarci che non quando dobbiamo riflettere sulle cose che funzionano e cercare di consolidarle, per farle andare ancora meglio.
Soltanto due anni fa, quasi un abisso divideva il capoluogo regionale da quello della Daunia: Bari veleggiava al 98° posto con 390,1 punti, Foggia conquistava, si fa per dire, la maglia nera, sprofondando al 107° ed ultimo posto, con 377,8 punti. Le due province erano divise da un gap di oltre 12 punti.

giovedì 19 dicembre 2013

Rinaldi e i Testimoni della memoria raccontano i bombardamenti del 1943 a Foggia

Giovanni Rinaldi è uno che, in fatto di memoria, la sa lunga. Correvano gli anni Settanta quando, assieme a Paola Sobrero, cominciò a raccogliere – documentandoli prevalentemente con il mezzo fotografico e con la registrazione sonora – pezzi e tracce della nostra memoria della terra, a rischio di scomparsa, impedendo che cadesse l’oblio su quell’humus fertile e profondo,  in cui è nato ed è germinato Giuseppe Di Vittorio.
Erano gli anni in cui le provocazioni e le intuizioni di Ernesto De Martino cominciavano finalmente ad attecchire e  mettere radici. Ma scavare nella memoria era ancora un fenomeno poco diffuso e guardato perfino con un certo sospetto dal mondo accademico.
Per fortuna ci fu chi credette in quel progetto. Maria Schinaia, indimenticabile assessore provinciale alla cultura, allestì presso la Biblioteca Provinciale uno spazio permanente dedicato ai materiali raccolti dai due ricercatori e fece dare alle stampe La memoria che resta, monumentale volume che raccoglie, come recita il sottotitolo,  Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del Basso Tavoliere. Ripubblicato qualche anno fa da Edizioni Aramirè di Lecce, il volume ha alimentato una copiosa produzione letteraria, artistica e teatrale, dettagliatamente descritta nel sito del Progetto Braccianti.

Lauriola: "Primarie del Pd, segno di tempi"

Permettetemi di esternare un’impressione: il meccanismo delle primarie (più o meno forzosamente verticistico e dirigistico, come ho avuto modo di osservare in un’altra lettera meridiana) ha accentuato l’impoverimento  della elaborazione politica  in periferia. Con il rischio che le decisioni che contano saranno sempre più centralistiche e che i cosiddetti territori contino sempre meno.
Le mie preoccupazioni sono in qualche misura condivise da Michele Lauriola, inguaribile (ma necessario) sognatore e tessitori di reti a sostegno dello sviluppo possibile della nostra terra, fondatore di ProCapitanata.
È stato tra i pochi a raccogliere la provocazione che avevo lanciato in quel post.
Riflettendo sulla perplessità che già in quell’occasione avevo manifestato, più che sulle primarie sui meccanismi con cui si svolgono (le liste bloccate con cui vengono eletti i  gruppi dirigenti locali sanno tanto del peggior porcellum), Lauriola osserva:  “le primarie sono il segno dei tempi. A  Milano si è celebrata  la investitura di una nuova governance' del CS, Renzi, Cuperlo, Civati. Un triunvirato che , speriamo, possa riuscire a segnare il passaggio generazionale da una società che ha generato progresso ad una società che sta subendo il progresso. Il 67, grazie ad una nuova generazione di giovani figli della classe proletaria, fu determinante per innescare la scintilla del progresso e, quindi, del benessere. Oggi, noi che abbiamo vissuto quella esperienza ci auguriamo che questi figli vissuti nel benessere siano capaci di innescare la scintilla per non subire il progresso che sta generando degrado e, quindi. povertà intesa in senso lato. Tutte le rivoluzioni culturali, però, per essere efficaci devono partire dai territori, dalle periferie.
Purtroppo, proprio, nei nostri territori dove più forte si avverte quello che Papa Francesco dice nel suo documento: questa economia uccide fa prevalere la legge del più' forte, dove il potente mangia il più' debole, non si sono percepiti con le primarie segnali di questo cambio generazionale. Nelle piazze virtuali si avverte ancora forte la nuova tirannia virtuale.”
Sono molto d’accordo con quanto scrive Michele: il dibattito politico non può essere agito a colpi di cinguettii su facebook o su twitter. Ha bisogno di spessore, profondità. Di testa e di cuore.


martedì 17 dicembre 2013

Dopo il fracking, ecco il pozzo acidizzato. A due passi da Foggia.

Non è stato isolato il caso di fracking in provincia di Foggia denunciato la scorsa primavera dalla docente universitaria ambientalista Maria Rita D’Orsogna sul combattivo blog No all’Italia petrolizzata e sul sitoweb de Il Fatto Quotidiano. L’episodio provocò una interrogazione parlamentare dei senatori del M5S (primo firmatario Maurizio Buccarella), presentata in aula il 20 giugno scorso, ma ancora in attesa di risposta da parte del Ministro dello Sviluppo Economico, evidentemente preso da altre incombenze.
Per i non addetti ai lavori, cerchiamo di capire di che si tratta. Il fracking è una tecnica per estrarre gas contenuti nelle porosità delle rocce, che al fine di liberare il combustibile vengono sottoposte a fratturazione idraulica. Nel caso dell'acidizzazione, invece, si pompano acidi nei pozzi per allargare le porosità e depurarle dai sedimenti. Entrambe le tecniche sono finalizzate a migliorare la redditività dei pozzi: il gas intrappolato nelle rocce non fluisce spontaneamente mentre il pozzo viene trivellato, ma va in qualche modo stimolato.

domenica 15 dicembre 2013

Quale futuro per la Capitanata? Un sondaggio di Lettere Meridiane

La parabola discendente dello sviluppo della Capitanata è stata provocata in larga misura dal mancato completamento della dotazione infrastrutturale del territorio.
L’elenco delle grandi opere rimaste incompiute è lungo. Troppo lungo in una congiuntura caratterizzata da una pesante contrazione degli investimenti pubblici.
D’ora in avanti bisognerà imparare a scegliere, a definire seriamente le priorità, evitando decisioni sbagliate che portino alla realizzazione di cattedrali nel deserto che non possiamo più permetterci.
Ma di quali opere ha veramente bisogno la Capitanata? Per cercare di rispondere a questo interrogativo, Lettere Meridiane lancia un sondaggio tra i suoi lettori, chiedendo loro di scegliere - all’interno di un elenco di dieci - l’opera che ritengono prioritaria per il futuro della Provincia e quindi di esprimere un giudizio su ognuna delle opere indicate. I lettori hanno in ogni caso hanno la possibilità di indicare una opera non compresa nell’elenco.
Per partecipare all'iniziativa, rispondere alle due domande di seguito elencate (è possibile far scorrere la finetra che contiene il sondaggio con la rotellina del mouse, o utilizzando il cursore a destra), e quindi cliccare sul pulsante Invia posto alle fine del modulo.

sabato 14 dicembre 2013

Foggia Capitale, una sfida ancora aperta

L’utopia di Foggia Capitale ha rappresentato una delle suggestioni più intriganti del ceto politico, soprattutto di centrosinistra, negli ultimi decenni. Più che un generico spirito di riscatto rispetto al processo di crisi vissuto dal capoluogo, dietro questa idea era sottesa una intuizione di alto profilo: il ripensamento del ruolo della città capoluogo in riferimento sia al resto della provincia e alle altre città della Pentapoli, sia ad una trama ancora più ampia di relazioni.
Rilanciata dal sindaco in carica, Gianni Mongelli, durante la sua vincente campagna elettorale di quattro anni e mezzo or sono, l’idea di Foggia Capitale aveva vissuto il suo momento di maggior vigore teorico e progettuale qualche anno prima, durante la presidenza di Antonio Pellegrino a Palazzo Dogana.
Come ho già raccontato in un’altra Lettera Meridiana (provocatoriamente intitolata Foggia Capitale? Basterebbe capoluogo), il punto più alto di elaborazione progettuale attorno all’idea si raggiunse in occasione del convegno di celebrazione del bicentenario delle nozze regali che videro protagonista il capoluogo dauno, quando si unirono in matrimonio, il 28 giugno 1797, il Principe ereditario Francesco di Borbone e la principessa Clementina d'Austria.
Gli atti di quel convegno, che si tenne il 10 e l’11 ottobre del 1997, sono stati raccolti da Franco Mercurio in un volume edito da Claudio Grenzi, che rappresenta un’utilissima lettura per comprendere il ruolo e la posizione che Foggia aveva (e che avrebbe poi perduto) nella gerarchia dello stato borbonico.
Il discorso introduttivo svolto dall’allora presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, compendia assai bene la valenza non solo culturale di quel convegno e la filosofia che sorreggeva la sua idea di Foggia Capitale.
Il celebre chirurgo prestato alla politica va subito dritto al cuore del problema, domandandosi e domandando all’uditorio, cos’abbia da dire alla politica il fastoso evento di due secoli prima, che portarono Foggia alla ribalta del Regno. 

venerdì 13 dicembre 2013

Tommaso Palermo: l'importanza strategica di Foggia causa dei bombardamenti del 1943

Con la lucidità e il rigore storico che sempre lo contraddistinguono, Tommaso Palermo ha depositato due commenti molto interessanti alle Lettere Meridiane in cui ho parlato della prima pagina e del titolo a nove colonne che il quotidiano indipendente americano, Arizona Republic, dedicò alla caduta di Foggia, dopo i micidiali bombardamenti che lo rasero al suolo nella estate del 1943. [Qui il link al primo articolo, in cui ho cercato di disegnare il contesto in cui si verificarono quei tragici eventi, qui il link al secondo, che si sofferma sulla copertina del quotidiano e sul risalto dato ai fatti foggiani].
Palermo è autore di un saggio, Foggia dalle tenebre del '43 alla rinascita, che rappresenta il libro più completo ed esaustivo sulla tragica estate del 1943, avendo il grandissimo merito di aver finalmente collocato quella tragedia nel contesto internazionale che la determinò. Alle tesi portanti del libro sono ispirati anche i due commenti.
“Le ventuno incursioni aeree su Foggia - scrive Tommaso nel primo commento - , ebbero luogo perché la città possedeva, assieme a Gerbini, uno dei più grandi complessi aeroportuali d'Italia. Il suo controllo avrebbe garantito una copertura tale che i soli complessi di Londra e Foggia sarebbero bastati per coprire la quasi totalità dei cieli d'Europa. Le decisioni vennero prese principalmente nelle conferenze ufficiali internazionali anglo-americane e in quelle private tenutesi, per esempio, nella Qasbah di Algeri. Il nodo ferroviario di Foggia garantiva anche l'afflusso di forniture militari verso importanti zone dell'Italia Meridionale: il porto di Taranto, la Sicilia. Nessuna vendetta, quindi, ma la conseguenza prevedibile e ben calcolata conseguente la nostra decisione di entrata in guerra. Le prime bombe colpirono, infatti, l'Italia meno di 24 ore dopo la Dichiarazione di Guerra. A farne le spese per prima fu Torino, i cui stabilimenti Fiat Mirafiori incassarono i primi ordigni. Per Foggia era solo questione di tempo. Le prime bombe cadono, infatti, il 28 maggio, a tre giorni dalla conclusione dell'Operazione Trident a Washington…”

Pd, il paravento della primarie

Non ho particolare nostalgia verso il centralismo democratico (per i lettori più giovani: era il concetto organizzativo fondamentale degli antichi partiti comunisti), ma l’intensa stagione congressuale vissuta dal Pd pone più di un interrogativo sulla qualità della partecipazione e della democrazia all’interno del maggior partito della sinistra italiana. E paradossalmente fa rimpiangere quell'antico metodo di formazione delle classi dirigenti del Pci.
I congressi celebrati nell'era del centralismo democratico si svolgevano secondo un rituale preciso: appena terminata la relazione del segretario (di sezione, di federazione, del partito) si riuniva, in separata sede, il comitato elettorale che provvedeva a stilare la lista di quanti avrebbero dovuto fare parte dell’organismo da eleggere (direttivo di sezione, comitato federale, direzione nazionale e via dicendo). Il comitato elettorale era composto in modo da risultare più o meno rappresentativo delle diverse anime del partito (non c’erano correnti vere e proprie, ma modi diversi di pensare, questo sì). Si discuteva, di mediava, si mettevano a punto equilibri più o meno solidi, quindi la lista veniva ratificata dal congresso, dopo una discussione. 
Nella stragrande maggioranza dei casi, veniva approvata così come era stata licenziata dal comitato elettorale, ma a volte succedeva che il dibattito congressuale portasse a qualche modifica, anche sostanziale. Qualcuno proposto dal comitato elettorale veniva bocciato dal congresso, e al suo posto veniva eletto qualcun altro. 
Una volta - non ricordo bene in che posto e occasione, ma doveva trattarsi di un congresso della mitica sezione Gramsci a Foggia, nel quartiere popolare di Croci—Candelaro - il dibattito  fu così intenso e vivace da indurre lo stesso comitato elettorale a chiedere che si votasse, nome per nome, a scrutinio segreto, il giorno dopo. E ci sembrò una rivoluzione.

domenica 8 dicembre 2013

Primarie Pd, Renzi stravince anche a Foggia e in provincia

Anche in provincia di Foggia si è largamente imposto Matteo Renzi, praticamente ribaltando il risultato delle primarie dello scorso anno. Secondo i primi dati, non ancora ufficiali, in Capitanata, con oltre 11.000 voti, il sindaco di Firenze si è attestato al 47.2%. Cuperlo ha ottenuto il 28.9%, Civati il 23.8%.
Matteo Renzi si è imposto anche nella città capoluogo. I risultati, in questo caso ufficiali, lo vedono al 41.8% con 1.626 voti. Segue Civati, con 1.423 voti pari al 36.6%, chiude Cuperlo, con 834 voti e una percentuale del 21.5 per cento.
In tutta la provincia di Foggia i votanti sono stati quasi 25.000, di cui quasi 4.000 nella sola città di Foggia. La risposta del po
polo del centrosinistra in termini di partecipazione è stata leggermente inferiore a quello dello scorso anno, quando si recarono ai seggi 31.000 cittadini al primo turno e oltre 25.000 al secondo. Ma allora si trattava di scegliere il premier e non il segretario del Pd.

Nelle primarie che si svolsero a novembre 2012, Renzi totalizzò il 19.5 % al primo turno e il 25.4% al secondo turno di ballottaggio, che lo vide opposto a Bersani. 

Roosevelt: "Foggia città chiave per i Tedeschi. La sua conquista un successo strategico"

La prima pagina dell’Arizona Republic di mercoledì 29 settembre 1943 è (come già detto nel post di ieri, in cui ho cercato di inquadrare storicamente l’evento) un documento preziosissimo, perché testimonia in modo inequivocabile l’importanza di Foggia e del suo sistema aeroportuale nello scacchiere della seconda guerra mondiale.
Alla conquista del capoluogo dauno, che era avvenuta due giorni prima ad opera delle truppe inglesi, viene dedicato il titolo d’apertura, a nove colonne. E non che quel giorno non ci fossero altri fatti bellici importanti di cui dar notizia. Il quotidiano di Phoenix li elenca in un riquadro subito sotto il titolo principale, che compendia i principali fatti  del giorno.
Vi si legge:
ITALIA - Gli Inglesi hanno conquistato il grande aeroporto di Foggia: gli Americani avanzano ancora lentamente verso Napoli.
RUSSIA - Centinaia di Tedeschi sono stati uccisi mentre tentavano di fuggire attraverso Dnieper.
PACIFICO - Sette navi giapponesi accerchiate, 60 aerei distrutti in un violento raid a Wewak.
GERMANIA - Hanover è stata nuovamente attaccata da un potente raid della RAF; incursioni più piccole hanno colpito Brunswick ed Emden.
La presa di Foggia merita da parte del giornale un’attenzione perfino maggiore rispetto a quando accade a Napoli, dove infuriano i combattimenti. Napoli è una città morta, titola il quotidiano, proprio sotto il titolo principale che suona così: “La caduta di Foggia minaccia Hitler”.

sabato 7 dicembre 2013

Storie di guerra: "La caduta di Foggia minaccia Hitler"

Quando, alle 11.20 di venerdì 28 maggio 1943, per la prima volta gli aerei alleati sganciarono sull’aeroporto Gino Lisa di Foggia il loro micidiale carico di bombe (gli attacchi alla stazione ferroviaria sarebbero arrivati dopo), pochi foggiani avrebbero immaginato che era l’inizio di un incubo che si sarebbe concluso solo quando gli Alleati avrebbero “liberato” il capoluogo dauno.
Foggia stava per diventare un crocevia del mondo, ma i foggiani non lo sospettavano neanche lontanamente.
Quel giorno, nonostante che le sirene degli allarmi aerei già nei giorni precedenti fossero più volte risuonate, la città viveva la normale vita di sempre. Ignara dell’appuntamento col destino che la stava attendendo. C’è chi sostiene (lo si afferma nel cortometraggio di cui ho parlato in questo post) che girasse voce che mai gli Americani avrebbero bombardato la città, per un atto di deferenza verso il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, originario di Cerignola.
Quella sera - così come ricorda Gastone Mazzanti nel suo prezioso libro Foggia sotto attacco (Edizioni Il Castello, 2012) - era in programma l’apertura della stagione lirica al Flagella. Avrebbe dovuto andare in scena Il Rigoletto di Giuseppe Verdi, inaugurando un cartellone ricco di belle opere e di nomi celebri, come il tenore Beniamino Gigli e il baritono Gino Bechi.

venerdì 6 dicembre 2013

Manfredonia, Cerignola e la guerra nelle fotografie di Albert Chanche

Non smette di stupire, di regalare tesori, emozioni, suggestioni la collezione di fotografie scattate in provincia di Foggia da Albert Chance, soldato dell’esercito statunitense nella seconda guerra mondiale, durante l’occupazione militare degli alleati. La preziosa raccolta è custodita nell'archivio digitale del Gettysburg College, una istituzione scolastica della Pennsylvania.
Abbiamo raccontato, in due precedenti post, gli scatti realizzati da Chanche a Foggia e a Lucera, che con ogni probabilità furono le città in cui egli trascorse la maggior parte del tempo in cui fu di stanza nel Tavoliere.
Nella collezione si trovano però immagini che si riferiscono anche ad altre località della Capitanata e, in particolare, Manfredonia e Cerignola. L’impressione è che Chanche vi sia andato più per diporto che non per una missione specificamente militare. Le drammatiche immagini della città sventrata dai bombardamenti che abbiamo visto a Foggia o quelle dell’attività bellica realizzate a Lucera, lasciano il posto ad immagini più distese, quasi turistiche.

giovedì 5 dicembre 2013

Quando Gae Aulenti stava per lavorare a Foggia...


Google celebra l’anniversario della nascita di Gae Aulenti (Palazzolo dello Stella, 4 dicembre 1927) dedicandole un Doodle che ricorda una delle più originali creazioni del grande architetto e designer: la lampada a forma di pipistrello.
L’occasione è propizia per ricordare un episodio che non sono in molti a conoscere: Foggia ha sfiorato la possibilità di ospitare un intervento dell’Aulenti, scomparsa lo scorso anno, e nota soprattutto per i suoi arditi restauri architettonici.
L’idea fu di Antonio Pellegrino, che cercò di affidare all’architetto il restauro della parte del piano terra di Palazzo Dogana che sarebbe stata adibita a Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea.
L’intuizione del presidente della Provincia era tanto semplice quanto folgorante, come spesso succedeva: Pellegrino si rendeva conto che la collezione di opere che sarebbero state esposte nella Galleria, ancorché rappresentative di un pezzo importante dell’arte pugliese, non erano di per sé sufficienti ad attirare un pubblico che giungesse oltre i confini provinciali. Pensò dunque a qualcosa che facesse diventare la Galleria stessa un'opera d'arte, che la facesse divenire in se stessa un attrattore. In sostanza il pubblico doveva venire a visitarla non solo per i suoi contenuti, ma anche per il contenitore.
A tale scopo ottenemmo senza eccessivi problemi un appuntamento in quel di Milano.

martedì 3 dicembre 2013

Quel che dovrebbe insegnarci il Ciclone Nettuno

I danni provocati dal Ciclone Nettuno in provincia di Foggia mi hanno fatto tornare alla mente una storia antica che si concluse con una pesante sconfitta per la Capitanata. Ne ho già accennato in un post di qualche anno fa, dedicato ad una vicenda analoga a quella del ciclone di questi giorni, che fece seriamente preoccupare le popolazioni dell’area fortorina.
La Provincia era guidata allora da Michele Protano, presidente socialista che seguiva sempre in prima persona e con grande impegno, le vertenze che punteggiavano con crescente virulenza l’economia della Capitanata.
Era un’epoca in cui le istituzioni locali sapevano alzare la voce e sostenere i sindacati, facendo valere le ragioni del territorio: le vertenze più importanti venivano affrontate nei tavoli romani, più che in quelli baresi o provinciali. Erano gli anni Ottanta e la positiva congiuntura che aveva sostenuto il processo di industrializzazione e di infrastrutturazione della provincia di Foggia cominciava a mostrare la corda. Di lì a poco il disimpegno delle partecipazioni statali sarebbe divenuto impetuoso, ma soprattutto si sarebbe bruscamente arrestato il processo virtuoso che aveva portato la Capitanata a una dotazione infrastrutturale di tutto rispetto.

lunedì 2 dicembre 2013

La Capitanata, Lucera e la guerra: le struggenti immagini di Albert Chanche


Gli angeli di Wim Wenders e di Peter Handke decidono, ad un certo punto della storia de Il cielo sopra Berlino, di liberarsi della schiavitù dell'altitudine. Scendono sulla terra convinti che "guardare non è guardare dall'alto, ma ad altezza d'occhio".
Non so se sia stato questo lo stato d'animo dei piloti e dei soldati alleati che dopo aver guardato dall'alto Foggia e il suo Tavoliere, dopo averli bombardati e massacrati, ad un certo punto vennero costretti a scendere a terra dalle incombenze della conquista, e dovettero guardare ad altezza d'occhio quei paesaggi, quella gente fino ad allora soltanto intuiti, da quell'altezza che non permette di vedere.
Non lo so, ma mi piace pensarlo. E mi piace pensare che sia stato questo sguardo, attento, commosso e coinvolto a ispirare Albert Chanche, il fotografo soldato che giunto nella piana del Tavoliere subito dopo i bombardamenti e la cosiddetta liberazione, ha documentato come nessun altro i segni della guerra ma anche il ritorno alla vita di quella terra vessata e della sua gente prostrata ma decisa a vivere, a ricostruire.
È un autentico scrigno di memoria, di immagini toccanti e spesso sorprendenti, la collezione di fotografie di Albert Chance custodita nell'archivio digitale del Gettysburg College. Non solo per Foggia, ma per tutta la provincia. Un patrimonio di straordinario valore.

domenica 1 dicembre 2013

La felicità? L'odore del ragù e un gol di Nocera







Salvatore Valerio ha postato sulla mia bacheca fb, quale commento al post in cui ricordavo l'anniversario della scomparsa del più grande bomber che abbia indossato la maglia del Foggia, Vittorio Cosimo Nocera, un bel ricordo non solo del calciatore, ma di quegli anni particolarissimi che la città visse la prima volta che approdò in serie A. È una bella testimonianza, oltre che un contributo alla ricostruzione di una pagina importante della storia della città. Ecco quanto ha scritto Salvatore.
* * *
Erano i primi anni sessanta, avevo la mia dimora in via Ascoli palazzine INA Casa, quelli per intenderci che davano e danno proprio sullo stadio Pino Zaccheria. La nostra casa con l'avvento del Foggia in serie A diventò una dependance dello Stadio. Prima della costruzione delle Gradinate si vedeva benissimo la partita dal balcone e potete immaginare cosa diventava casa mia la Domenica delle partite casalinghe del Foggia. (Nella foto a fianco, si vedono Nocera allo Zaccheria e, sullo sfondo, i palazzi di cui parla Salvatore Valerio, n.d.r.)
Le Domeniche della mia adolescenza erano delle feste continue, riempite dal gustoso profumo del ragù e da enormi vassoi di paste (bisognava accogliere degnamente i parenti e non solo). Il punto massimo della partecipazione ci fu quando scese a Foggia l'Inter Stellare pluridecorata che aveva da poco vinto la Coppa Intercontinentale.
Da settimane sognavo questa partita, la reputavo già una impresa titanica doverla giocare dai nostri bravi, ma tecnicamente inferiori calciatori di provincia. Dopo quel famoso 3 a 2 per il Foggia, quello spilungone che parlava mica tanto bene l'Italiano con uno spiccato accento campano, con quella splendida doppietta infilata a quella difesa di caratura mondiale, mi rimase sempre nel cuore e mi fece capire che nel calcio come in altri sport e penso come nella vita, la passione, l'agonismo, il sacrificio, la voglia di emergere, di scalare vette che sembrano insormontabili, non sono obiettivi invalicabili se c'è la forza di volontà.

La causa del Lisa trova un grande sponsor: il Corriere del Mezzogiorno

Il Gino Lisa trova uno sponsor importante, e sotto certi aspetti inatteso: il Corriere del Mezzogiorno. L’edizione on line del “dorso” campano e pugliese del più importante quotidiano nazionale, il Corriere della Sera, pubblica da qualche giorno un sondaggio sulla utilità dell’allungamento della pista dell’aeroporto di Foggia, al centro di una complessa vicenda burocratica e politica, dopo lo stop alla gara d’appalto deciso da Aeroporti di Puglia.
Sulla procedura - come si sa - grava il timore di una possibile infrazione alle norme che disciplinano gli aiuti di stato: l’Unione Europea vieta agli Stati Membri di finanziare - tanto più facendo ricorso ai contributi comunitari - opere che possano favorire una concorrenza sleale tra le diverse aree.
Polemiche sono sorte anche per il parere negativo espresso dal Nucleo regionale che valuta gli investimenti pubblici: secondo l’organismo indipendente non si tratterebbe di una spesa giustificata dalle prospettive di ricaduta economica e sociale.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...