lunedì 31 marzo 2014

La memoria ritrovata: al Festival del cinema indipendente l'originale esperimento di Giovanni Rinaldi

Il web è memoria che si sedimenta, giorno dopo giorno. Certo, la memoria digitale è cosa altra rispetto alla memoria espressa dagli oggetti (Baudrillard sosteneva che gli oggetti sono memoria sedimentata) ma riesce pur sempre a custodire - e con ogni probabilità a rendere eterne - le tracce del tempo.
Pensate al libro. Il web non potrà mai custodire un libro di carta. Può dirci però dove sta fisicamente. Gestire le procedure necessarie per chiederlo in prestito oppure per acquistarlo. In molti casi, può fornircene una versione digitale, che possiamo a nostra volta stampare oppure semplicemente consultare sullo schermo.
L’avvento della memoria digitale postula la necessità di un rapporto nuovo dei bit con la memoria, per così dire, analogica soprattutto in riferimento a materiali (come le immagini, i video, la musica) che si prestano ad essere prodotti e distribuiti con la stessa efficacia con modalità sia digitali che convenzionali.
Il Festival del cinema indipendente (ore 21.00 - Sala Farina, ingessoratuito) ospita oggi (ore 21.00 - Sala Farina, ingresso gratuito)- nell’ambito della commemorazione del Settantesimo anniversario dei bombardamenti su Foggia - un esperimento assolutamente originale, sul quale varrà la pena riflettere, per verificare la possibilità che possa venire replicato in altri contesti. Può diventare un modello sul quale investire, anche per altri contesti.
Formalmente si tratta della presentazione del breve documentario Non voglio parlare della guerra, in cui l’autore, Giovanni Rinaldi, ha raccolto i racconti di tre testimoni oculari della tragiche giornate dell’estate del 1943 (Mario Napolitano, Arnaldo De Cristofaro e Mario Muscatiello). Il montaggio è scarno, la macchina fissa, poche didascalie a contestualizzare le testimonianze, il tutto con notevole rigore formale e stilistico.

domenica 30 marzo 2014

La relazione di Mons. Farina sui bombardamenti del 1943: non è vero che la città si svuotò dopo il 22 luglio

Mons. Farina tra i comandanti delle
truppe di occupazione
Domani il Festival del Cinema Indipendente (ore 21 - Sala Farina) rende omaggio alla città di Foggia, ricordando il 70° anniversario dei bombardamenti (qui il programma della serata, non mancate, è importante).
Una fortunata coincidenza ha portato il festival a svolgere l’evento proprio nella sala cinematografica intitolata a Mons. Fortunato Maria Farina, Vescovo di Foggia durante quei giorni orrendi e dolorosi, nonché autore di un documento illuminante - e forse non adeguatamente valorizzato - per capire come la città visse quella tragica estate: si tratta della la relazione che Mons. Farina scrisse al Papa Pio XII per informarlo della drammatica situazione che si era venuta a determinare a Foggia.
Credo che il primo a pubblicarla sia stato il giornalista e scrittore foggiano Gaetano Matrella nel libro che pubblicò a sue spese nel 2005, in occasione del 150° anniversario della erezione della Diocesi autonoma di Foggia. La relazione è stata pubblicata sul web nel bel sito di Alberto Mangano, fonte preziosissima di informazioni sulla storia foggiana.
Il libro di Gaetano Matrella è appunto intitolato La erezione della Diocesi Autonoma di Foggia: una storia e un territorio, e il suo pregio maggiore sta proprio nella capacità dell’autore di collegare il cammino spirituale della chiesa foggiana con le vicende storiche, non sempre facili, che occorrevano nel territorio, mostrando quanto sia stato stretto il rapporto tra Chiesa e territorio a Foggia.
Mons. Farina scrive al Papa probabilmente da Troia (l’originale della lettera si trova lì) ricostruendo le vicende che avevano scandito quella drammatica estate nel capoluogo dauno. 

L'omaggio del festival alla grande scrittrice foggiana Maria Marcone

Maria Marcone è stata una delle voci letterarie pugliesi più importanti. Era nata a Foggia nel 1931, figlia dell’allora direttore della Biblioteca, Arturo Marcone. 
Di lei mi hanno sempre stupito ed affascinato la straordinaria vitalità, il calore umano che riusciva ad esprimere ed a trasmettere a chiunque le stesse vicino, fosse pure in un momento pubblico, come una presentazione o una conferenza.
Un calore umano che Maria riusciva a infondere anche a tutte le sue parole, sia in prosa che in poesia. La copiosa produzione letteraria e poetica che ci lascia - preziosa eredità morale e culturale -  è tutta un inno alla pugliesità più vera, al sole, alla terra, ai colori al mare di Puglia, senza mai scadere nell’oleografico o nel convenzionale.
Il prodigio sta appunto nella scrittura di Maria Marcone, autentica e avvolgente come poche, che trasuda passione, gioia di vivere ad ogni parola. 
“Non v’è tematica antica, moderna, futura che io non abbia toccato col fervore della mente e del cuore - ha detto - , sempre protesi al bene di questa Umanità che amo sia in astratto che in concreto attraverso le persone che mi contattano”. Verissimo, come possono testimoniare tutti coloro che, come chi scrive, hanno avuto la fortuna di conoscerla di persona.
Se non erro, la serata celebrativa che il Festival del Cinema Indipendente le dedica questa sera è la prima manifestazione che si svolga a Foggia alla sua memoria, dopo la scomparsa. 
Il rapporto tra Maria Marcone e la sua città non è stato sempre facile. Maria andò via dal capoluogo che era ancora piuttosto giovane, divenendo barese d’adozione. La tragica uccisione di suo fratello Francesco, direttore dell’ufficio del registro, caduto in difesa della legalità, non deve aver contribuito a migliorare molto questo rapporto.
Però volentieri tornava a Foggia e scriveva di Foggia. Tra le tante cose belle che ci lascia, varrebbe la pena rivalutare - così come ha fatto la casa editrice Il Rosone - il suo romanzo breve Le pietre si muovono, in cui racconta gli anni della sua adolescenza a Foggia, nelle tragiche ore della guerra e dei bombardamenti.
Il Festival la celebra proiettando il film di Mimmo Mongelli, La casa delle donne, tratto da uno dei suoi romanzi più belli.

Io voglio ricordarla con una lacrima e un sorriso, e con alcuni versi autobiografici che la raccontano come meglio non si potrebbe:  . . Mare / mi riconosco / tua creatura / come te ribollente di vita / come te irruenta e selvaggia (da Inno al mare, in Con le armi della Poesia, 2007).

sabato 29 marzo 2014

Pontelandolfo come le Fosse Ardeatine?

È legittimo paragonare a quello delle Fosse Ardeatine l'eccidio operato dalle truppe "italiane" il 14 agosto del 1861, quando per rappresaglia contro l'uccisione di 45 soldati ad opera di briganti e semplici cittadini, due paesi - Pontelandolfo e Casalduni - vennero letteralmente rasi al suolo?
Quando si parla di storia, i paragoni sono sempre in qualche modo azzardati e arbitrari. Ma i due fatti posseggono molti aspetti in comune, come la ferocia della vendetta e il fatto che la barbara ritorsione fu operata da truppe di occupazione.
Differisce radicalmente invece la "fortuna" arrisa ai due episodi. La storia, si sa, la scrivono sempre i vincitori, così se le Fosse Ardeatine sono diventate un simbolo della ferocia nazista, poco o nulla si sa della violenza delle truppe piemontesi.
A ricordare i fatti di Pontelandolfo e Casalduni è l'amico lettore Vincenzo Concilio, in un commento al post su Nicola Stame, il tenore foggiano ucciso dal tedeschi alle Fosse Ardeatine.
"Senza nulla togliere alla memoria di Nicola Stame e alle vittime delle Ardeatine - scrive Concilio - , è opportuno ricordare che ci sono stati degli eccidi commessi durante l'occupazione militare piemontese del Regno delle Due Sicilie, come Il massacro di Pontelandolfo e Casalduni, una strage compiuta dal Regio Esercito ai danni della popolazione civile dei due comuni in data 14 agosto 1861.
Tale atto fu conseguente alla uccisione di 45 militari dell'esercito piemontese (un ufficiale, quaranta bersaglieri e quattro carabinieri), catturati alcuni giorni prima da alcuni "briganti" e contadini del posto. I due piccoli centri vennero quasi rasi al suolo, lasciando circa 3.000 persone senza dimora."

Stasera l'omaggio a Fellini del Festival del Cinema Indipendente: per continuare a resistere

La locandina realizzata da Remo Fuiano per l'evento
del Festival di Foggia
Ginger e Fred, che apre il XIII Festival del Cinema Indipendente rendendo omaggio a Federico Fellini, è stato il terzultimo film dello straordinario autore romagnolo. Se il cinema felliniano degli anni Settanta era stato dedicato prevalentemente al tema della memoria (I clown, Roma, Amarcord), quello del successivo decennio si occupa della contemporaneità: la società post-industriale e la civiltà della comunicazione di massa.
È proprio il film che racconta dei due ballerini di tip-tap magistralmente interpretati da Marcello Mastroianni e Giulietta Masina che avviò il ciclo di Fellini sui guasti prodotti dalla civiltà della televisione. Nel film trova posto un’aspra critica alla pervasività della pubblicità, anima ormai non più soltanto del commercio, come si diceva una volta, ma della stessa comunicazione. Fellini non odiava la pubblicità come tale: le sue ultime opere furono anzi dei preziosi spot girati per la Banca di Roma.
Detestava la sua invadenza e in particolare il fatto che i film presentati in televisione vengano ripetutamente interrotti dai messaggi pubblicitari. Fu proprio lui a coniare la frase “Non si interrompe un’emozione” che sarebbe diventato lo slogan di quanti tentarono inutilmente di battersi contro la barbarie dei film oltraggiati dalla pubblicità.

venerdì 28 marzo 2014

Numero speciale di Lettere Meridiane per il XIII Festival del Cinema Indipendente

Dopo le applaudite anteprime di sabato e domenica scorsi, tutto è pronto per l'inizio della tredicesima edizione del Festival del Cinema Indipendente, che verrà seguita con particolare attenzione da Lettere Meridiane.
Si comincia domani con l'omaggio a Federico Fellini, per terminare sabato prossimo, con la tradizionale cerimonia conclusiva.
Per l'occasione, Lettere Meridiane ha dedicato un numero speciale della sua newsletter al programma e alla storia del festival.
Quanti non ricevano la newsletter possano iscriversi cliccando qui.
Fare clic qui, invece, per leggere il numero speciale dedicato al Festival del Cinema Indipendente.

Ecco perchè bisogna ricordare...

Certe volte gli amici di Lettere Meridiane, con i loro commenti, riescono ad essere più efficaci e a produrre più opinione di quanti più o meno professionalmente esercitato il mestiere della scrittura.
Eccovi una serie di commenti all’articolo su Nicola Ugo Stame, il tenore foggiano ucciso dai nazisti nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
Mi limito a virgolettarli, uno dopo l’altro, senza citare il nome di chi li abbia postati, proprio per dare il senso di una riflessione collettiva, di una opinione comune, e condivisa.
“Come tanti ...anche io ignoravo che tra i martiri ci fosse un giovane concittadino...perché la città non lo commemora?” “Sinceramente non lo sapevo che tra le vittime c'era anche Lui, che era di Foggia. Una pagina crudele della nostra storia, la cattiveria umana non ha limiti ieri come oggi. Onore al nostro concittadino Nicola Stame.” “Non lo sapevo.” “Peccato, sinceramente non lo sapevo che c'era anche Lui e che era di Foggia, Una pagina crudele della nostra storia, la cattiveria umana non ha limiti ieri come oggi. Onore al nostro concittadino Nicola Stame.” “Grazie, ignoravo molti particolari.”
“Nulla di lui ho mai sentito a scuola... dalle elementari alle superiori ...nessun professore lo ha mai citato....e questo non lo capisco!”
Questo desiderio di memoria è qualcosa di molto positivo, che si sta riscoprendo in città - come ho avuto modo di sottolineare già in una precedente lettera meridiana - soprattutto grazie ai tanti gruppi del social network che, attraverso fotografie e documenti, si stanno sforzando di far conoscere e amare il passato della città.

giovedì 27 marzo 2014

Pino Campagna: "Quant'è bello essere foggiani"

Come sempre succede quando si parla di questo straordinario artista e del suo rapporto con la città natale, il post su Renzo Arbore ha suscitato appassionate e in qualche caso polemiche reazioni. C'è però chi, come Pino Campagna (che su un certo modo di intendere e di rappresentare la foggianità ha costruito molti dei suoi personaggi televisivi, un po' come lo stesso Arbore) non perde occasione per ricordare le sue origini foggiane.
Cosa che ha fatto anche commentando, sul gruppo Sei di Foggia se, il post su Arbore, raccontando un gustoso, recente episodio che mi piace condividere con gli amici di Lettere Meridiane.
"Si - scrive Campagna -  è bello essere Foggiani e due giorni fa ritornando in aereo da Bari a Milano il destino ha voluto che avessi il posto 14 F sul volo e i due posti accanto a me ..14D e 14E  erano vuoti ..Mi siedo al 14 F ed intanto entra gente in aereo ....e vedi il destino cosa ti fa?...chi arriva a sedersi in quei due posti ? Pio e Amedeo. Da brivido vero? E' incredibile come qualcuno lassù' abbia voluto unire Foggia i quei tre posti d'aereo.Nessuno dei tre ha spiccicato una sola parola,stupore sui visi, sguardi quasi increduli ho visto nei loro occhi la felicità di aver raggiunto il successo e nei loro occhi mi sono rituffato per riassaggiare il mio successo di 30 anni di Foggia in televisione portata nel cuore.Anche se non ci siamo detti neanche una parola, anche se non ci siamo salutati ..volare con questi due ragazzi mi è sembrato come consegnare il testimone a loro.. una sorta di staffetta ...il cuore mi diceva " ora tocca a voi raga' .. io per Foggia ho fatto già dato tanto" Bravi Ragazzi non mollate mai. Foggia sempre nel cuore e a c... tutto il resto..."
Bellissimo quello che scrive, Pino Campagna, gli fa onore... Bella la coincidenza e tutto sommato non casuale...
Penso a Pino, a Pio e Amedeo come rappresentanti di una foggianità un po' zamarra (nel senso buono) ma in fondo autentica. Con diversi toni e diverse sfumature, tutti e tre hanno portato sul palcoscenico quel modo d'essere e di criticarsi dei foggiani che strappa sorrisi sinceri, quella Foggia ridanciana che dovremmo riscoprire un po' tutti dentro di noi, per affrontare con un sorriso i tanti problemi che quotidianamente ci assediano.

A rischio l'archivio-biblioteca di don Tonino Intiso: una iniziativa per salvarli

Per il quarantacinquesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Tonino Intiso, un gruppo di suoi amici sta organizzando una serata di spettacolo e di pensiero che ha due obiettivi:
  • ricordare quanto don Tonino Intiso ha fatto nel suo lungo e luminoso  percorso pastorale, che lo ha visto protagonista di tanti momenti di grande solidarietà vissuti da Foggia, in un momento in cui la città ha ancora un assoluto bisogno di carità e solidarietà per riprendersi e per continuare a sperare nel futuro;
  • raccogliere fondi per trovare una sede dignitosa alla biblioteca e all’archivio di don Tonino Intiso che documentano questo pezzo straordinaria della storia cittadina. Il sacerdote intende donarli alla città, ma c’è il sempre più concreto pericolo che, non trovando una sede idonea e non procedendo alla sistemazione, questo immenso patrimonio, di inestimabile valore culturale e spirituale, vada disperso.
Nella sede della biblioteca-archivio verrà ubicato anche il centro di ascolto che don Tonino Intiso intende mettere a disposizione della città di Foggia. Una iniziativa di cui è superfluo sottolineare la rilevanza, in un momento di profonda crisi non soltanto economica e sociale, ma anche morale, spirituale e culturale, derivante anche dalla crescente incapacità di ascoltarsi, di comprendersi, di dialogare per costruire insieme il futuro.
Il programma della serata di spettacolo e pensiero è aperto alla partecipazione di tutti quanti – attori, registi, musicisti, cantanti, artisti, intellettuali, cittadini – vogliano offrire il proprio contributo creativo alla riuscita di una iniziativa che intende anche dimostrare che si può produrre spettacolo pur senza smettere di pensare.

Chi vuole aderire all’iniziativa o ricevere informazioni più dettagliate può farlo commentando il post di Lettere Meridiane, o scrivendo alla pagina Facebook.

Il paesaggio? Ridotto a schifezza

Commentando la recente lettera meridiana sulla mutazione del paesaggio in Capitanata dovuta al proliferare incontrollato delle pale eoliche (un inutile proliferare, perché buona parte dell'energia che si potrebbe potenzialmente produrre resta nei parchi, a causa dell'inadeguatezza delle rete), Alfre De Martino regala agli amici del blog una toccante descrizione del pesante cambiamento patito dal paesaggio.
"Tanto per cominciare - scrive De Martino - non la chiamerei più energia pulita o verde, l'impatto ambientale è quanto di peggio si possa vedere, perché le pale si vedono e come. Un tempo da Foggia era come dare uno sguardo alla natura incontaminata quando volgevamo gli occhi all'orlatura del Subappennino, d'inverno per capire se nevicava il primo luogo da osservare era proprio la meravigliosa corona di monti che ci circonda. Possiamo farlo anche oggi, certo, ma che schifezza: tutti quei pali, anche a 40 km sono perfettamente visibili, per non parlare dei pannelli fotovoltaici: sono ecologici e puliti fino a quando li mettono sui tetti, tutt'altro quando occupano terra vergine. Vorrei ricordare a tutti che, fino ad oggi, non'è ancora stato scoperto un pianeta come la Terra. Sarà difficile far diventare la Luna come questo mondo ma sarà facilissimo, ci vuole poco, a far diventare la Terra come uno qualsiasi degli aridi asteroidi che ci circondano."
Bello, vero? La lettera meridiana ha conquistato diversi "mi piace" su facebook. Due, in particolare, mi piace mettere in evidenza: quelli di Eustacchio Antonucci e di Augusto Marasco. Entrambi hanno detenuto e detengono posizioni importanti all'interno di quella che si definisce classe dirigente. Marasco è in corsa per la fascia tricolore, nel capoluogo dauno. Speriamo che i "mi piace" di oggi possano innescare anche un diverso atteggiamento politico, in futuro.
Il territorio è stato fatto oggetto di uno scempio senza precedenti, senza che la politica alzasse un dito per evitarlo.

mercoledì 26 marzo 2014

Fondi comunitari a rischio, senza "coesione"

Quale responsabilità hanno i dirigenti pubblici sullo scempio dei fondi comunitari non spesi, o spesi male? Se lo domanda, intervenendo nel dibattito aperto da Lettere Meridiane, Domenico Palma Valente. La tesi sostenuta dal blog è che non basta utilizzare i finanziamenti realizzando le infrastruttura o i servisti dai progetti. Occorre anche verificare preventivamente la sostenibilità dei costi di gestione, per evitare che quanto è stato fatto diventi un’altra cattedrale nel deserto.
Domenico Palma parla con cognizione di causa, operando all’interno di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica, e che ha lavorato in diversi appalti basati su fondi comunitari.
“Ci sono due aspetti da considerare - scrive su Google + -. La visione e l'opportunità di richiedere certi finanziamenti se non si sa come sostenerli (abbiamo altre esperienze che riguardano direttamente la provincia di Foggia anche se sono meno visibili, o le comunità montane enti ormai e per fortuna soppressi) e il modo in cui vengono assegnati i fondi attraverso le gare pubbliche (siamo sicuri della trasparenza?).  Qual è la responsabilità della dirigenza pubblica, per i tanti fondi che sono stati richiesti e male impiegati?”
La domanda di Palma chiama direttamente in causa quella tecnostruttura che non sembra essere stata in grado di salire sul tram delle politiche comunitarie, sia per quanto riguarda la qualità dei progetti, sia per quanto riguarda le fasi relative alla loro cantierizzazione, esecuzione e gestione. 
La mia impressione è che non si tratti comunque soltanto di questo. È mancato l’humus profondo della concertazione, è mancata una cultura diffusa della partecipazione.

Arbore: quando ho "studiato" al conservatorio Giordano

Renzo Arbore ha “studiato” al Conservatorio musicale Giordano di Foggia. A dare l’inedita notizia è stato proprio il popolare showman l’altro giorno, nel corso di una breve intervista al Tg Uno del mattino. 
La frequenza al corso di clarinetto è stata tuttavia breve, anzi brevissima: un giorno soltanto. L’insegnante si accorse che Arbore sapeva già suonare lo strumento e gli consigliò di investire meglio il suo tempo, dedicandosi allo spettacolo.
Nel raccontare la storia in televisione, Arbore è incappato in un lapsus dal sapore quasi freudiano, che rilancia l’antica querelle sul rapporto con la sua città natale.
“Ho studiato al Conservatorio Musicale Umberto Giordano della mia città”, ha detto infatti il musicista, omettendo che la sua città è Foggia. Vivaci polemiche aveva suscitato la sua recente esibizione sanremese quando Arbore (in risposta - c’è da sottolineare - ad alcune considerazioni poco carine della Litizzetto su Napoli) si era lasciato andare ad una dichiarazione d’amore verso la città partenopea, senza nemmeno in questo caso far cenno alle sue origini foggiane.
Credo però che proprio il lapsus dell’altra mattina testimoni che il legame tra Arbore e Foggia è ed è stato sempre saldo. Da buon jazzista, Arbore è abituato ad improvvisare, e nella improvvisazione possono scapparci “dimenticanze” come quella dell’intervista a Rai Uno, peraltro ampiamente compensate dalla citazione, con tanto di nome e cognome dell’altro illustre concittadino cui è intitolato, del conservatorio musicale Umberto Giordano.

Anzi, è profondamente e irrimediabilmente foggiano proprio questo senso di estemporaneità che fa di Renzo Arbore un personaggio più unico che raro sulla scena dello spettacolo. È intrinsecamente foggianala sua comicità che soprattutto in passato ha attinto a piene mani a contesti e personaggi foggiani. 
Il leggendario professor Aristogitone, cui prestava la voce Mario Marenco, era la copia radiofonica di un notissimo professore del Liceo Classico Lanza. E pieni di foggianità erano i personaggi, le battute, le situazioni inventate da Arnaldo Santoro (altra straordinaria figura che la città farebbe bene a ricordare e valorizzare) che affiancò Arbore in tante trasmissioni di successo.

martedì 25 marzo 2014

Come Lucera, Manfredonia e il Gargano scrissero gli albori del cinema pugliese

Preciso e dettagliato come sempre, Maurizio De Tullio regala agli amici di Lettere Meridiane due chicche riguardanti le origini del cinema in Puglia. L'amico De Tullio fa chiarezza su un dilemma che ha appassionato non poco gli addetti ai lavori. La querelle riguarda quale sia stato il primo film realizzato in Puglia. L'articolo offre diverse chiavi di lettura. Per rispondere all'interrogativo una volta per tutte, bisogna mettersi d'accordo prima su cosa s'intenda per film. La questione non è di poco conto, dal momento che parliamo veramente degli albori della settima arte.
Qualche data per dare ai lettori un qualche riferimento temporale. L'invenzione del cinema risale al 1895. Il primo film realizzato in Puglia risalirebbe a 17 anni dopo. E' un documentario, e non potrebbe essere diversamente, visto che all'epoca (1912) ancora non esisteva il cosiddetto cinema narrativo. Sarebbe nato soltanto due o tre anni dopo (gli storici sono divisi anche su questo). Che Manfredonia e il Gargano siano stati  scoperti già nel 1912 dalla cinematografia americana che si apprestava a diventare un'industria vera e proprio, è  pertanto un dato su cui varrebbe la pena riflettere, anche per incrociarlo ad altri elementi  ed ottenere altre risposte: quanti altri film più o meno turistici vennero girati all'epoca? e su quali territori?
Nel contributo di De Tullio è molto interessante anche la ricostruzione della storia della Garganica Film, la casa di produzione lucerina di cui si sapeva poco o nulla, almeno fino ad oggi, prima dell'articolo che segue. E' interessante notare come l'attività cinematografica coinvolgesse anche intellettuali di primissimo piano del mondo culturale della provincia di Foggia. Più che una meteora, la Garganica Film su una stella cometa, che in qualche modo indirizzò tutta la storia del cinema pugliese a venire. 
Ecco di seguito, l'imperdibile articolo di Maurizio De Tullio
* * *

Piccolo contributo per una storia della cinematografia foggiana degli albori
di Maurizio De Tullio

Una domanda, per lunghi anni, era rimasta senza risposte tra gli appassionati pugliesi di storia del cinema e cioè quale fosse stato il primo film girato in assoluto nella nostra regione.

lunedì 24 marzo 2014

Nicola Ugo Stame, il dovere della memoria

Nel campo di concentramento di Bergen Belsen, a pochi metri dai forni crematori, la mano ignota di una delle vittime della barbarie nazista ha inciso con un chiodo una frase tragica, e nello stesso tempo struggente, che dice così: "Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia."
In quel campo di concentramento si trovano le spoglie mortali di una bambina che ci ha lasciato il racconto più drammatico e commovente di quegli anni terribili e oscuri. Ma nessuno sa di preciso dove giacciano i resti di Anna Frank.
Dopo averle tolto la vita ed il futuro, il nazismo voleva condannarla anche all'oblio ed all'anonimato.
Goebbels, uno che di stermini se ne intendeva, amava affermare che "un morto è uno scandalo, mille morti sono una statistica".
Eccidi e stragi vennero fondati su questa agghiacciante filosofia: uccidere per far numero.
Uno scandalo si ricorda, una statistica si dimentica. Uccidere per far diventare i morti un numero, distruggendo anche le loro storie individuali. Obliterando la memoria: “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia".
Accadde più o meno lo stesso alle Fosse Ardeatine. Oggi ricorre il settantesimo anniversario del più tragico ed efferato episodio di cui si macchiarono in Italia gli occupatori nazisti. Trecentotrentacinque militari, partigiani e civili massacrati e nascosti nelle antiche cave di pozzolana per non  farli più trovare. Per condannarli non solo alla morte, ma anche all'oblio.

sabato 22 marzo 2014

Una Madonna foggiana? Un articolo di mons.Mario De Santis


Il 15 marzo del 1981, in occasione delle celebrazioni del 250° anniversario dell'apparizione ai foggiani della Madonna dei Sette Veli, il giornale Anno Mariano Notizie pubblicò un articolo molto interessante di mons. Mario De Santis, raffinato teologo, dal titolo già in se stesso interessante: Una Madonna foggiana?
Il prelato orignario di Troia riflette nell'articolo sul senso della religiosità popolare riferita alla Madre di Cristo, per concludere che Essa è "contemporanea a tutte le generazioni, conterranea a tutti i luoghi", e riunisce in se stessa tanto quella particolare branca della teologia che è la mariologia, quanto le espressioni di fede più popolare, raccontate dagli ex voto e dalle tantissime storie di cui sono ricchi i Santuari Mariani, in una sorta di teologia che l'autore definisce "dialettale".
In occasione della festa di oggi, Lettere Meridiane pubblica il bell'articolo di Mons. Mario De Santis, messo a disposizione da don Tonino Intiso e dal suo ricchissimo archivio.
Anno Mariano Notizie venne pubblicato quale supplemento al bollettino dell'Archidiocesi di Foggia in occasione dell'Anno Mariano che venne celebrato dall'8 dicembre del 1980 all'8 dicembre del 1981.
L'immagine che illustra il post è tratta dalla copertina del giornale. Di seguito l'articolo.
* * *
In fondo alla cosiddetta "religiosità popolare" c'è molta tutti teologia di quel che si pensi. Tutto sta a saperla leggere.
Il capitolo forse più ricco di questa teologia del popolo e quello della mariologia.
Il Concilio ha messo in grande rilievo il ruolo materno di Maria dei confronti della Chiesa e ha indicato i segni rivelatori di tale ruolo nella sua partecipazione singolare agli eventi in cui si articola la storia della salvezza.

Eolico, al danno si aggiunge la beffa

Parchi eolici ad Accadia
Leggo sul sempre attento blog Amara terra mia di Domenico Sergio Antonacci un post interessante, tratto dall'altrettanto attenta Onda Radio: una delle poche emittenti locali che ancora raccontano il territorio, e riflettono sui suoi problemi.
Laconico ma quanto mai significativo il titolo del post Rinnovabili, beffa pugliese adesso l’energia è troppa. "Coperto il 55% del fabbisogno: spesso l' elettricità verde si butta via - si legge nel testo -. È come se dalle 8 del mattino fino alle 9 della sera, ogni giorno, l'elettricità dei pugliesi sia fornita dal sole, dal vento e (in misura minore) dalle biomasse. Nel 2012 le rinnovabili hanno in­fatti garantito quasi il 45% del consumo energetico della Puglia, una percentuale che nel 2013 do­vrebbe essere salita almeno al 55%. E crescerà ancora: ma è un dato molto meno positivo di quanto sembri. I numeri del 2012 (la fonte sono le statistiche Tema, che per il 2013 non sono ancora definitive) sembrano infatti dire che la Pu­glia produce addirittura troppa energia rinnovabile. Una parte rilevante di questa va perduta,  specata: ci sono fasce orarie in cui la produzione delle rinnovabili è addirittura supe­riore al fabbisogno, e siccome la rete nazionale di distribuzione è inefficiente, l'energia in più (che non si può immagazzinare) viene buttata via. Per quell'energia, detto per inciso, lo Stato paga ai produttori ricchi incentivi. La corsa all’installazione dei parchi ha riempito il territorio: in Capitanata una concentrazione."
Quanto scrivono i redattori di Onda Radio è verissimo. Il problema è che il territorio pugliese, e quello dauno in modo particolare, hanno pagato un prezzo salatissimo all'assalto delle aziende che producono energia. Il paesaggio è stato letteralmente stravolto. Le pale hanno invaso ogni parte del territorio, scendendo progressivamente dai Monti Dauni - la zona più vocata alla produzione di energia eolica - alla piana del Tavoliere e da questa assediando il Gargano e il suo parco nazionale. E poco ci è mancato che inondassero l'Adriatico: non fosse statoper il Governo Letto sarebbero stati installati parchi perfino vicino la costa.
Al danno adesso si aggiunge la beffa. Qualche anno fa, il Comune di Accadia presentò un progetto che prevedeva di affrontare proprio il problema della dispersione dell'energia prodotta dalle pale. L'idea era di trasformare l'energia elettrica non immessa nella rete quando questa è satura in idrogeno, attraverso il processo di elettrolisi. L'idrogeno così ottenuto avrebbe dovuto venire distribuito in bombole o immesso nella rete metanifera, come arricchitore del gas naturale.
Per realizzare il progetto sarebbe stato sufficiente soltanto defiscalizzare i costi di acquisto dell'energia elettrica prodotta ma non immessa in rete (che viene comunque pagata dallo Stato, che non avrebbe dunque sopportato costi aggiuntivi). Ma il provvedimento non è passato in parlamento.
Il territorio è stato fatto oggetto di uno scempio senza precedenti. E adesso si scopre che, forse si poteva farne a meno.

martedì 18 marzo 2014

Lo scempio dei fondi europei: ecco perché li abbiamo spesi così male

Scrive, sempre attento e sagace come al solito, Michele Pietrocola commentando la lettera meridiana sullo scempio dell’ottagono sul piazzale della stazione di Foggia che avrebbe dovuto ospitare uno sportello d’informazione turistica: “ Ho avuto a che fare con l' amministrazione pubblica e Geppe Inserra ha perfettamente ragione nell' auspicare un "piccolo" e fondamentale cambiamento sulla gestione post-progetto…Le amministrazioni, dopo aver attivato i finanziamenti e realizzato i progetti, dovrebbero OBBLIGATORIAMENTE prevedere dei capitoli di spesa per la gestione, dipendente dalla complessità del progetto… a 2, 3,5,10 anni e così via. I progetti, falliti miseramente appena qualche mese dopo, saranno solo un brutto ricordo. “
Pietrocola mette in effetti il dito nella piaga. C’è un vizio di fondo nella filosofia stessa della programmazione comunitaria: troppo spesso i finanziamenti vengono erogati senza che venga preventivamente verificata la capacità del soggetto che beneficia del contributo, di gestire il progetto una volta che questo va a regime.
Questo limite si è evidenziato non soltanto nel caso di progetti tutto sommato piccoli come quello del PIS dell’itinerario turistico culturale normanno-svevo che ha partorito l’ottagono o come le isole ecologiche che non sono mai entrate in funzione pur essendo state pomposamente inaugurate (con ulteriore sperpero di danaro pubblico) un paio di volte.
È successo anche con il Pit, con i Piani sociali di zona e con diversi progetti di Capitanata 2020 che non hanno messo le ali per un altro problema che spesso rallenta se non addirittura blocca i progetti comunitari: la difficoltà di realizzare o gestire progetti che per loro natura richiedono l’intesa e la cooperazione tra più soggetti.

lunedì 17 marzo 2014

Le struggenti immagini della Foggia raccontata da Romolo Caggese

Come ho avuto modo di scrivere in un'altra lettera meridiana, tra il 1905 e il 1938, l’Istituto Italiano di Arti Grafiche pubblicò una collezione di monografie dedicata all’Italia artistica. L’imponente iniziativa editoriale fu diretta da Corrado Ricci, scrittore, archeologo e storico dell’arte, che avviò il recupero dei Fori Imperiali.
La collana vide la pubblicazione di ben 115 volumi, riccamente illustrati.

La redazione dei testi di ciascun volume venne affidata a esperti di storia locale e di arte. L’approccio non fu soltanto artistico in senso stretto. Possiamo ritenere le monografie pubblicate dalla casa editrice di Bergamo come il primo grande tentativo di valorizzare l’immagine paesaggistica e turistica del Bel Paese, e va sottolineato, in particolare, lo sforzo che Ricci profuse nella ricerca e nella valorizzazione anche dei luoghi artisticamente e turisticamente meno noti.
Due di questi volumi furono dedicati alla provincia di Foggia: Il Gargano di Antonio Beltramelli, singolare personaggio, scrittore e giornalista di razza che si dedicò con particolare profitto ai reportage di viaggio, distinguendosi per una notevole capacità narrativa e Foggia e la Capitanata, scritto da Romolo Caggese, scrittore e storico nato ad Ascoli Satriano ma emigrato al Nord che nell'occasione effettuò una sorta di viaggio sentimentale.
Avrò modo di proporvi i testi di Romolo Caggese, utilissimi non solo per approfondire la conoscenza della nostra storia, ma anche per capire come il territorio veniva inteso e raccontato dall'intellighenzia del secolo scorso.
Per il momento, per gli amici di Lettere Meridiane, ecco un gustoso antipasto: l'album fotografico della immagini scattate dai tecnici della casa editrice al seguito di Romolo Caggese. Ve le propongono, con le didascalie originale, in un album pubblicato nella pagina Facebook di Lettere Meridiane, ricordando che - se volete essere aggiornati su questo blog, la cosa migliore da fare è cliccare su "Mi piace" nella pagina anzidetta. Potete farlo anche utilizzando il badge a sinistra nella home page.
Per vedere l'album, cliccare qui...

domenica 16 marzo 2014

Storie di ordinaria disamministrazione

L’ottagono di piazzale  Vittorio Veneto (a destra, uscendo dalla stazione ferroviaria) è un altro monumento allo spreco, un’altra amara quanto lampante testimonianza di come dalle nostre parti vengono spesi male i soldi dell’Unione Europea, che sono poi – giova ricordarlo – soldi nostri, dei contribuenti italiani.
È il caso di smontare lo stereotipo secondo il quale i contributi comunitari sono un’elargizione dell’Unione Europea.  Non è vero, perché l’Italia è un contributore netto, cioè versa alla casse comunitarie più di quanto riceve.
Il che significa che spendere male quei soldi è un doppio malaffare: brucia comunque danaro pubblico, e brucia soldi nostri, italiani.
Il bell'ottagono della stazione ferroviaria che richiama l'architettura aveva di Caste del Monte, avrebbe dovuto ospitare uno sportello di informazione turistica nell’ambito dell'itinerario turistico-culturale del PIS “Normanno – Svevo –Angioino che, per quanto riguarda la provincia di Foggia, aveva quale capofila il Comune di Lucera.
All’interno della struttura i turisti avrebbero dovuto ricevere informazioni sulla ricettività, effettuare prenotazioni e visionare la gran mole di materiali multimediali messi a punto nell’ambito dell’ambizioso progetto, che vedeva coinvolti per quanto riguarda il polo della nostra provincia, denominato Pis Polo "Foggiano Magna Capitanata", i centri di Foggia, Cerignola, Apricena, Torremaggiore, Lucera e Bovino.

sabato 15 marzo 2014

Ralph De Palma in cerca d’autore

I monumenti sono importanti, soprattutto se raccontano il capitale umano di un determinato territorio, e ancora di più se la loro realizzazione è il frutto di un percorso condiviso, al quale concorrono i talenti creativi di quella comunità.
Attorno al complesso percorso varato dal Comune di Biccari e dal “Comitato Ralph De Palma” per riannodare il legame di memoria tra i leggendario campione automobilistico e il comune dauno che gli dette i natali, stanno nascendo diverse buone pratiche che andrebbero imitate in altri contesti dei Monti Dauni. Tra queste c’è adesso anche quella del monumento in onore di De Palma: a renderla particolare, è tuttavia proprio il percorso innescato dal comune guidato da Gianfilippo Mignogna e del comitato voluto  dal giornalista scrittore Maurizio De Tullio, il cui libro su De Palma ha costituito l’incipit di questo cammino importante che ha riscattato il grande pilota dall’oblio in cui era precipitato nella nostra terra.
Un’offerta di turismo “esperenziale” com’è quella che sta alla base del progetto di eccellenza turistica dei Monti Dauni varato dalla Regione ha bisogno di interventi rivolti al recupero della memoria di quegli uomini che hanno reso grande la loro terra d’origine.

venerdì 14 marzo 2014

De Tullio: Monti Dauni, Puglia "altra" e meravigliosa

Qualche giorno fa ho pubblicato la tenerissima dichiarazione d'amore di Francesco Quitadamo ai Monti Dauni, dalla quale traluce l'immensa risorsa che essi costituiscono per l'intera Puglia e, di conseguenza, per la stessa Capitanata. Una risorsa spesso sottovalutata o almeno sottostimata, che dovrebbe riprendere vigore grazie al progetto di eccellenza turistica che sta per essere cantierizzato da Pugliapromozione, in cooperazione cone Camera di Commercio, Promodaunia e Provincia.
Il progetto è fondato su una brillante intuizione: per il suo patrimonio prima di tutto umano, e quindi storico, culturale, paesaggistico quest'area è in grado di mettere in campo un'offerta turistica fatta di emozioni e di esperienza, che si ritrovano tutte nel contributo di Quitadamo.
Mi è piaciuto molto anche il commento depositato in calce al post da Maurizio De Tullio, che mi pare indichi con molta nitidezza e passione le ragioni per cui i Monti Dauni declinano una identità particolare - forse la più riposta ma al tempo stesso suggestiva - di una Capitanata che proprio nella diversità dei territori che la compongono trae la sua natura di Provincia-Regione.
"Bravo Francesco Quitadamo - scrive De Tullio - a trasmetterci con poche pennellate questo bellissimo quadro d'insieme, ma ancora nascosto o negato, che sono i Monti Dauni.

martedì 11 marzo 2014

L'articolo di Bocca fa arrabbiare i foggiani

Fa discutere, e molto, l’articolo di Giorgio Bocca su Foggia, ripubblicato da Giuseppe Trincucci nell’ultimo numero de La Capitanata, la rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia.
Non è una novità. Il grande giornalista non ha mai fatto mistero della sua antipatia per il sud e per i  meridionali, anche se – a mio parere – la Foggia raccontata da Bocca è quanto mai realistica, perfino attuale, nonostante sia passato mezzo secolo dalla sua pubblicazione.
A calcare la mano sull’antimeridionalismo di Bocca è un osservatore attento ed acuto come Vincenzo Concilio, che sulla bacheca del gruppo Foggia Sparita, ha postato – assieme alla foto in alto – un duro commento, con diverse citazioni da Bocca, che gettano luce sul suo difficile rapporto con il sud.
 “Insomma, la gente del Sud è orrenda (…). C’era questo contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un’umanità spesso repellente. Una volta, a Palermo, c’era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie. Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso. Una poesia il il modo di vivere di quelle parti? Per me è il terrore, è il cancro. Sono zone urbane marce, inguaribili”.

lunedì 10 marzo 2014

Lavoro: la provincia di Foggia "buco nero" della Puglia



Le statistiche sono utilissime quando si tratta di comprendere le dinamiche del mercato del lavoro, soprattutto quando si dispone di dati provinciali, che consentono raffronti con quelli regionali e nazionali. La Provincia ha fatto una cosa molto utile pubblicando i dati sull’andamento del mercato del lavoro nel 2013. Utile sia dal punto di vista conoscitivo, sia da quello politico, perché i dati attenuano parecchio l’ottimismo manifestato dall’assessore regionale al lavoro, Leo Caroli, quando ha presentato l’analoga pubblicazione regionale.
Per attenuare la morsa della crisi la Regione Puglia ha messo in campo degli strumenti finanziari straordinari, che hanno dato effettivamente buoni risultati. Ma non in provincia di Foggia, questo è il punto.
Come si legge nello studio del Settore Politiche del Lavoro di Palazzo Dogana, “la provincia di Foggia paga più delle altre province pugliesi gli effetti della crisi economica, che hanno aggravato sensibilmente il problema del lavoro, trasformandolo in un’autentica emergenza.
Nel rapporto 2013 dell’osservatorio regionale del mercato del lavoro si legge: “è possibile affermare che nei  primi 5 anni della crisi (periodo 2007-2012) la Puglia ha retto all’impatto negativo in termini occupazionali, pur presentando valori assoluti ancora bassi.”
È vero che c’è stata una “via pugliese” alla difesa del lavoro, che ha in qualche misura contribuito ad attenuare la virulenza della crisi. Ma è anche vero che la situazione è tutt’altro che omogenea nel territorio regionale: più che mai “a macchia di leopardo”, con una situazione di maggiore criticità nella parte settentrionale della Puglia.”

domenica 9 marzo 2014

I quarant'anni della Biblioteca dei Ragazzi. Tante iniziative a partire da domani



Compie domani 40 anni di attività la Biblioteca dei Ragazzi, la sezione specializzata in letteratura per l’infanzia della Biblioteca provinciale di Foggia “La Magna Capitana”. In una terra culturalmente difficile e con indici di lettura di libri e giornali tutt'altro che esaltanti, quarant'anni sono un'eternità, soprattutto quando l'istituzione che li festeggia si occupa di pubblica lettura.
Ed è amaro constatare che questo importante anniversario coincide con l'ormai pressoché certa fine dell'intervento culturale della Province. Con la fine dell'ente intermedio, la biblioteca passerà, libri, personale know how e tutto il resto con ogni probabilità alla Regione.
Quanrant'anni fa, si trattò però di una intuizione geniale che confermò la qualità della scelta delle giunte provinciali presiedute da Gabriele Consiglio, Berardino Tizzani e Franco Galasso che con la costruzione della nuova sede della Biblbioteca (in precedenza ubicata a Palazzo Dogana) posero le premesse per politiche culturali di larho respiro che trovarono proprio nella Biblioteca dei Ragazzi una delle espressioni più significative.
Per festeggiare la ricorrenza la Biblioteca Provinciale ha programma un ricco calendario di iniziative.

L'articolo di Giorgio Bocca su Foggia: Spider bianca per statale pugliese



Come promesso agli amici Lettere Meridiane ecco l'articolo di Giorgio Bocca su Foggia, recuperato da Giuseppe Trincucci e pubblicato nell'ultimo numero della rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia. Ieri abbiamo pubblicato l'introduzione di Trincucci all'articolo di Bocca, intitolato Spider bianca per statale pugliese.
* * *
Foggia, gennaio
Scendo a Foggia, nel profondo sud, e scopro una città che già somiglia a Busto Arsizio: dopo i Normanni, gli Angioini e i Borboni, case tipo svizzero e mobili di Cantù.
Da quest’anno gli alberi di Natale, i cupi abeti del nord, signoreggiano sui miseri quercioli del Corso, contorti e polverosi, orina di cane sulla corteccia rugosa. Le musichette dei persuasori occulti escono da un grande magazzino vetrocemento, arrivano nei giardini e Umberto Giordano, di bronzo, non gli fa né caldo né freddo.
In attesa delle industrie gli onorevoli con segretario litigano sul futuro Centro industriale e, in attesa del piano regolatore, tutti costruiscono case e casoni a loro comodo. Sarebbe il momento, per la gente di qui, del risparmio feroce e degli investimenti produttivi e invece spendono a man salva, travolti dall’ebrezza dei consumi. La tendenza a fare esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere fatto è generale, eppure le cose, apparentemente, vanno per il meglio.

Quitadamo: la lettera dei Monti Dauni alla Puglia innamorata

Con il progetto di eccellenza turistica, fortemente voluto dall'assessore regionale al Mediterraneo, per i Monti Dauni potrebbe aprirsi una nuova stagione, all'insegna del riscatto. L'intuizione che sta alla base del progetto - che si è conquistato l'attenzione del Governo per la sua qualità - è che i Monti Dauni, custodi di un ricchissimo tesoro di cultura immateriale, di civiltà antica e di un'umanità profondamente radicata nella sua gente, sono in grado di mettere in campo un'offerta importante di quel turismo esperenziale che rappresenta una voce sempre più importante della moderna domanda turistica.
I turisti scelgono di recarsi in un certo posto non soltanto perché possiede bellezze paesaggistiche, ambientali, culturali, ma perché offre la possibilità di vivere, di far vivere, un'esperienza altrove non possibile, grazie alle sue specificità, alla sua identità.
I Monti Dauni hanno le carte in regola per vincere questa sfida. E lo dimostra la bella pagina facebook Io amo i Monti Dauni.
Per promuovere la pagina, Frrancesco Quitadamo, giornalista molto attento alla valorizzazione di questo pezzo di Puglia di assoluto pregio, ha scritto una sorta di lettera aperta alla Puglia innamorata che in fondo costituisce anche la chiave per vincere la sfida del progetto di eccellenza turistica. I Monti Dauni riusciranno a voltare pagina se la Puglia li sentirà, fino in fondo, come parte di se stessa, della propria identità plurale, delle sue tipicità più caratteristiche.
Ecco il bell'articolo di Francesco Quitadamo. Un autentico inno a quel turismo esperenziale che potrebbe scrivere un'importante pagina di futuro per questo pezzo di Puglia.
* * *
Cara Puglia innamorata,
ti porto in dote i Monti Dauni, i suoi borghi mignon, i varchi temporali delle sale da barbiere, il vento fresco di Volturino, l’alito caldo del pane di Celenza, il rifugio segreto del dio Pan, il paese più piccolo della Puglia e quello più alto, il passo felpato delle volpi, l’ululato del re dei boschi, l’ombra e il velluto del muschio, il cantico delle creature libere, la voce delle mute fontane di Alberona, il lusso senza prezzo del silenzio, la feroce bellezza dei grifoni di Ascoli. Ti porto le torri di Pietra, i castelli a picco su valli senza tempo, la sedia del diavolo, l’ironia di San Filippo Neri, il canto libero delle donne in altalena, lo stupore di orizzonti che prendono fuoco senza fiamme. Ci siamo stati da bambini, nei paesi delle favole.

sabato 8 marzo 2014

Lo sviluppo non abita più qui



Mi scrive l’amico troiano Liberato Bonghi, a proposito dell’articolo sulla esclusione della Capitanata dall’iniziativa turistica di Pugliapromozione Lunedì ti racconto (di cui ho parlato nella lettera meridiana di ieri): “Geppe: fai bene a mettere in risalto che la Puglia è rappresentata solo da Bari e Lecce. Sarà merito loro e degli operatori turistici, oltre che degli amministratori. Ma la Capitanata ed il Gargano, hanno degli amministratori? Toglimi il dubbio. Comunque, ottimo il tuo lavoro di informazione, considerato che la politica ha abdicato.
Più o meno dello stesso tenore il contributo di Valter Rizzi che scrive: “Se tutto questo si spiega con la scarsa rappresentatività delle dirigenze di Capitanata negli organismi regionali, quali iniziative strategiche possono essere messe in campo per non soccombere sempre allo strapotere del restante territorio pugliese? Le battaglie quasi sempre vengono vinte da chi mette in campo più forze..
Alfre de Martino infine mi invita ad inviare l’articolo a tutti i candidati sindaci e sollecitando una loro risposta pubblica.
Procediamo per ordine. Dal comunicato di Pugliapromozione sembrerebbe di capire che l’iniziativa riguardante i week end in Puglia sia stata limitata alle sole province di Bari e Lecce perché solo in questi territori agenzie di viaggio e tour operator hanno raccolto l’opportunità offerta dall’agenzia regionale che si occupa di promozione turistica. Va ricordato che l’iniziativa è stata promossa con una robustissima campagna pubblicitaria, oltre che sul web.

Trincucci riscopre un articolo di Giorgio Bocca su Foggia



Nel 1961, Giorgio Bocca – mentre si avviava a diventare uno dei giornalisti più apprezzati d’Italia – scrisse per il quotidiano L’Avanti un articolo su Foggia. Il pezzo faceva parte di una serie di reportage firmati da Bocca, inviato dall’organo del Partito Socialista nel Mezzogiorno con lo scopo di capire e raccontare se e cosa stesse cambiando a Sud, alla vigilia del boom economico.
Gli articoli furono successivamente raccolti nel libro Miracolo all’Italiana, e pubblicati dalla casa editrice del quotidiano socialista.
La scelta di Foggia quale tappa del viaggio di Bocca è tutt’altro che casuale. All’epoca la Capitanata cominciava ad esibire – nonostante le ferite della guerra tutt’altro che rimarginate e la situazione di endemica povertà – indicatori che la rendevano una delle aree meridionali più dinamiche e dalle paggiori potenzialità, sul fronte della riduzione del divario con il Nord.
Allora, la questione meridionale passava per Foggia, soprattutto per Foggia.
L’articolo di Bocca è stato quasi del tutto dimenticato. Lo ha riscoperto Giuseppe Trincucci, intellettuale e storico di Lucera, che lo ha pubblicato nell’ultimo numero di Capitanata, la rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia.

venerdì 7 marzo 2014

"Lunedì ti racconto". Pugliapromozione bypassa il Gargano e la Capitanata



Mi scrive Tommaso Faienza, commentando la lettera meridiana di ieri sull’assenza di immagini ed eventi della provincia di Foggia nella campagna di comunicazione promossa da Pugliapromozione nelle maggiori stazioni ferroviarie italiane: “Caro Geppe, sei stato fin troppo generoso con Vendola o chi per lui. Credo che vada elogiato per ciò che ha fatto di buono per la Puglia intera e anche per la nostra Provincia (grazie a L. Di Gioia), ma va criticato aspramente quando ha questo tipo di defaillance.”
Temo che l’amico Tommaso abbia ragione. Proprio ieri, contemporaneamente alla pubblicazione del post, Pugliapromozione ha reso noti sul proprio sito i contenuti della campagna. È un comunicato che suscita molte perplessità. Qualcosa non ha funzionato.
L’iniziativa è stata suggestivamente intitolata  "Lunedì ti racconto" e, come si legge nel comunicato, è “un invito a scoprire itinerari inediti, fra cultura, natura e intrattenimento durante i week end in Puglia. Anche per poterli raccontare, appunto, al rientro, il lunedì.”
Bello ed intrigante, non c’è dubbio. Come si è giunti a dar concretezza alla bella intuizione di Pugliapromozione è spiegato nel secondo paragrafo del comunicato. Leggetelo attentamente perché sta forse qui la chiave per capire perché siano state soltanto due le province comprese nella iniziativa: “Pugliapromozione, in collaborazione con agenzie di viaggio e tour operator che hanno organizzato pacchetti turistici ad hoc, ha lanciato sul portale www.viaggiareinpuglia.it e con una campagna di comunicazione i week end in Puglia, a cominciare da quello legato a san Valentino .”

Carlo Gentile fascista? No. Piuttosto un campione della tolleranza.

L’articolo di Maurizio De Tullio sull’adesione giovanile alfascismo di Carlo Gentile, celebre intellettuale e filosofo foggiano, ha suscitato diverse reazioni. L’articolo di De Tullio è un lungo commento ad un saggio breve sulla razza che Gentile scrisse nel 1939, quando aveva appena 19 anni, ma già si segnalava prepotentemente negli ambienti culturali cittadini per la sua intelligenza e per la sua vivacità intellettuale.
La prima reazione all’articolo di Maurizio è di Ninì Russo che scrive: “ ... mi viene in mente "La mosca cocchiera" di Gramsci e il ruolo degli intellettuali. Si cavalca di volta in volta lo spirito del secolo pur non avendo fatto nulla per suscitarlo. Grato a De Tullio per la curiosità trasmessami di conoscere meglio questo personaggio. Lo farò.”
Importante la testimonianza di Luigi Paglia, altro noto scrittore, saggista e intellettuale foggiano, che ha conosciuto bene Carlo Gentile, essendone stato alunno, come tantissimi altri foggiani (me compreso) che hanno avuto la fortuna di esserne allievi. 
”Sono stato alunno del prof. Carlo Gentile – scrive Paglia - e per l’esperienza scolastica vissuta con lui non mi sarei mai aspettato simili …trascorsi giovanili (ma a meno di 20 anni è possibile commettere errori che in età adulta si superano e si stigmatizzano) poiché ho conosciuto poche persone aperte e democratiche come lui nell’insegnamento altissimo e nel colloquio con gli studenti.

giovedì 6 marzo 2014

La difficile declinazione delle Puglie: il Gargano e Foggia assenti dal parallelepipedo di Pugliapromozione



Fa un certo effetto, e provoca un’indubbia sensazione di piacere vedere il gigantesco parallelepipedo che promuove l’immagine turistica della Puglia nelle principali stazioni ferroviarie del Bel Paese, da Milano a Roma. Così come lascia un certo retrogusto d’amaro constatare che, sulle quattro facce dell’installazione, tra le diverse località promosse, non figurano né la Capitanata né la sua area a maggior valenza turistica, il Gargano.
Premetto che questa lettera meridiana non vuole essere né la solita lamentazione verso la Regione, né l’altrettanto trito esercizio di quel foggianesimo stigmatizzato dal governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, e su cui su questo blog abbiamo versato fiumi d’inchiostro. Vuol essere, piuttosto, una riflessione su quanto sia difficile declinare l’immagine unitaria di una regione che è per sua natura, identità e vocazione plurale e pluralistica.
Ai due governi regionali guidati da Vendola va riconosciuto senz’altro il merito di aver consapevolmente affrontato il problema di raccontare la Puglia, piuttosto che le Puglie, al di là e al di sopra di quei localismi che sono purtroppo ancora presenti nel tessuto culturale e sociale della Regione.
Non saprei dirvi se le installazioni sono uguali in tutte le stazioni, né se ogni tanto le diverse facce vengano modificate, quindi ragioniamo di quello riproposto in foto, che campeggia in questi giorni alla stazione ferroviaria della Capitale. La difficoltà di raccontare tutte le Puglie in sole quattro facce è evidente in se stessa.

Guardare Foggia con occhi diversi

Una città si svela – appare più o meno bella, più o meno brutta – a seconda di come la guardi. E come la guardi tradisce anche il modo in cui la vivi.
Diciamocela tutta. Chi più chi meno, i foggiani non percepiscono la loro città come la più bella del mondo. Il che porta, di tanto in tanto, a sottovalutare Foggia, i suoi posti, il suo modo di apparire agli occhi di chi tutti i giorni la vede, oppure la guarda per la prima volta.
Devo a Gino Di Pietro la segnalazione di un video molto bello. Uno sguardo su (e da) Foggia che trasuda un amore profondo per (e da) la città.
L’autore è anonimo, si firma Cirovideo1: più che puntare su aspetti caratteristici del paesaggio e dell’abitato foggiano, Ciro preferisce soffermarsi sui dettagli, quasi a suggerire ai suoi concittadini (è foggiano, in quanto il video è intitolato Foggia – Tribute to my city) di guardare alla città con occhi diversi, scoprendo ciò che la rendono unica.
Ogni città, così come ogni essere vivente (e una città è un essere vivente) possiede specificità che la rendono unica. L’importante è conoscerle, esserne consapevoli, e amarle. Efficace ed azzeccata la scelta del bianco nero, così come quelle del ralenty, e di filmare in ore del giorno che mostrano una città deserta. Assieme ad un sapiente montaggio e ad una eccellente fotografia, offrono a chi guarda quel tanto di straniamento necessario a lasciarsi coinvolgere dalla sfida proposta dall’autore: guardare in modo diverso.
 Il bello del video sta proprio nel metterci di fronte ad immagini di una Foggia che tutti conosciamo ma che forse non vediamo con lo sguardo che sarebbe necessario. Lo sguardo di Ciro contagia rapidamente lo spettatore, coinvolgendolo in un atto d’amore verso una città assai più bella di quanto non sospettiamo. Di rara suggestione le immagini dedicate alla cattedrale.
Nel canale Youtube di Cirovideo1, sono presenti molti altri riusciti esperimenti del genere, dedicati ad altre città e paesi della Capitanata.
 Per vedere Foggia – Tribute to my city fate clic qui sotto. Un video da guardare, amare, condividere.

martedì 4 marzo 2014

La grande bruttezza

Scrive Roberto Zarriello, che è un giornalista acuto, sensibile, intelligente:‪ "La Grande Bellezza‬ su Canale 5. Berlusconi è un genio del male. Da sempre."
Capisco Roberto. Come può Mediaset mandare in onda un film che è un dichiarato j'accuse al berlusconismo stesso, al suo sistema di (dis)valori, una critica feroce alla decadenza morale e culturale innescata proprio dal proprietario di Mediaset?
In realtà la questione è più profonda, e seria. Canale 5 ha potuto trasmettere il film semplicemente perché La Grande Bellezza è stato prodotto (assieme ad un pool di altri piccoli produttori) e distribuito dalla Medusa, controllata da Mediaset, che ha creduto nel progetto.

Quella volta che Dino Frisullo venne a Foggia a piantare alberi

La bravissima Mara Mundi, all'epoca collaboratrice dell'Ufficio Stampa della Provincia, mi ricorda un episodio "foggiano" della breve vita di Dino Frisullo, mitico pacifista di cui ho già parlato in questo post, originario del capoluogo dauno.
Mara aggiunge confermando quell'attaccamento al lavoro e quella passione per la bellezza che la rendono una persona meravigliosa: "Tra le meraviglie che la Provincia, in questi anni, mi ha regalato, c'è sicuramente l'aver conosciuto persone della forza e dello spessore di Frisullo, di Goldsmith, di padre Alex Zanotelli. Mi ricordo ancora quando scrissi questo comunicato (14 anni fa... sigh!). E poi quella mattina, a piantare alberi, che naturalmente rubarono il giorno dopo."
La bellezza del gesto di Frisullo contrapposta alla quotidiana inciviltà che ci circonda. Restano però la forza di quel gesto, la passione civile che lo ispirò, che trasudano tutte dal comunicato che scrisse Mara Mundi.
Eccone il testo. Era Capodanno del 2001. La manifestazione si svolse in occasione della Giornata Mondiale della Pace.
* * *
Un incontro in ricordo dei sei curdi morti per “asfissia da confinamento in ambiente ristretto” durante un viaggio della speranza, stipati in un tir che trasportava cotone. Furono ritrovati la mattina del 18 ottobre lungo la tangenziale di Foggia, a cinque chilometri dalla città, sulla strada che porta all’A14.
Lunedì 1° gennaio, in occasione della 34ª Giornata mondiale per la Pace, l’assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Foggia e il Popolo della Pace di Capitanata promuovono un momento di riflessione sul luogo in cui si è spenta la vita dei giovani profughi iracheni, tutti di età compresa tra i venti e i trent’anni.
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