giovedì 31 luglio 2014

La chiusura dell'Unità, la crisi de Il Gargano Nuovo

Teresa Maria Rauzino e Il Gargano Nuovo
Mi arriva un link di Teresa Maria Rauzino che riguarda Il Gargano Nuovo. Apro subito l’alert pensando di trovarmi davanti al nuovo numero in edizione digitale del glorioso periodico, che sfoglio sempre con piacere (e soddisfazione). Invece no. Questa volta non c’è il giornale, e l’alert è un allarme vero e proprio. Il Gargano Nuovo potrebbe chiudere i battenti. Per difficoltà finanziarie, e Teresa si domanda che fare.
Il post innesca un dibattito vivace sul social network. Lo leggo non senza amarezza, proprio nel giorno che potrebbe essere l’ultimo delle pubblicazioni di un altro giornale che ho sempre letto con piacere e soddisfazione, l’Unità.
Le due vicende hanno tanti punti in comune. Sullo sfondo c’è la crisi generale della carta stampata, assediata dalla digitalizzazione, dalle nuove tecnologie, dalla rete e da costi sempre più alti e proibitivi, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione. C’è un contesto negativo diffuso: basti pensare alla crisi delle tipografie e delle edicole che hanno reso sempre più problematica la produzione editoriale.
C’è poi una certa crisi di rappresentatività. La mia opinione sulla chiusura del quotidiano fondato da Antonio Gramsci è secca, ed amara: l’Unità è costretta a sospendere le pubblicazioni, prima di tutto perché non c’è più il pubblico che ne era una volta il lettore naturale: la sinistra. La sua platea si è trasferita su altri lidi dove prendono il sole altre sinistre o pseudo tali: quella giustizialista de Il Fatto Quotidiano, quella tutta lustrini e paillettes di Repubblica.

Foggia, villa comunale ormai terra di nessuno

Sembrano più gravi del previsto i danni provocati al busto dei fratelli Biondi dagli atti vandalici che hanno ripetutamente colpito il monumento. Così come aveva fatto (con successo) cinque anni fa, anche in occasione della Festa di Liberazione di quest'anno il Laboratorio politico Jacob ha cercato di ripulire l'opera d'arte. In un commento postato su Fb da Lesko Zbarskij si legge: "le nuove scritte, che sono lì da due anni, non sono venute via ad un ennesimo tentativo volontario di pulizia, servirebbe un intervento professionale magari." La foto a destra, resa disponibile dallo stesso autore del commento, mostra come si presentava il monumento il 25 aprile di quest'anno: le bandiere riescono a malapena a coprire le scritte, che hanno resistito al tentativo di pulizia sommaria messo in atto da Jacob.
Cinque anni fa, come mostrano le altre fotografie,  pubblicate più sotto, le cose erano andate diversamente e l'iniziativa volontaria del laboratorio politico aveva avuto successo: il basamento dell'altorilievo che raffigura i due fratelli partigiani foggiani caduta nelle Marche per mano tedesca era stato perfettamente ripulito.

Gino Lisa, è la Regione il convitato di pietra

Per strano (se non incredibile) che possa sembrare, il pallino per scongiurare che l’aeroporto di Foggia venga declassato sta nelle mani della Regione Puglia e della sua società di gestione degli scali pugliesi, Adp. Strano e incredibile, perché l’una e l’altra avrebbero dovuto pensarci già da tempo. 

A dare un chiaro indirizzo sulla strategia da porre in essere affinché il Lisa possa venire ricompreso tra gli scali nazionali è stato, a margine dell’incontro con il il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini, il sottosegretario alle Riforme del Governo Renzi e parlamentare pugliese del Partito Democratico, Ivan Scalfarotto, che ha partecipato al summit romano assieme al sindaco del capoluogo dauno, Franco Landella, e al presidente della Camera di Commercio di Foggia, Fabio Porreca.
Queste le testuali parole di Scalfarotto: “C’è la concreta possibilità che venga evitato il declassamento dello scalo foggiano, e che esso torni ad essere considerato aeroporto di interesse nazionale; la premessa per cogliere questa opportunità è che un’istanza ufficiale in tal senso venga presentata dalla Regione Puglia e dalla società Aeroporti di Puglia.”

mercoledì 30 luglio 2014

"La ricostruzione dopo i bombardamenti fu sostenuta dal senso civico"

Un amico dell’Auser, sul gruppo Facebook recentemente costituito dalla sezione foggiana dell’Associazione (AUSER Foggia) scrive a proposito del post di Lettere Meridiane in cui si parlava dei bombardamenti e della successiva ricostruzione.
“Leggendo questa lettera mi è venuta spontanea una considerazione. La generazione che ha subito i bombardamenti e poi si è adoperata per la ricostruzione era composta da persone con una dignità unica. Gente che non amava parlare di quei giorni e se lo faceva , solo dopo mille sollecitazioni, gente che si è rimboccata le mani ed ha ricostruito la città, forse facendo degli errori urbanistici ma la voglia di ricominciare era tanta che ha badato solo alle cose pratiche.
Peccato che da quella generazione sono nate delle altre generazioni, noi attuali foggiani, che aspettiamo che le cose ci vengano dall'alto, ci
Kaln cu'panrill, e siamo solo buoni a criticare, e critichiamo anche quei pochi che hanno voglia di fare, per una sorta di invidia di chi è operoso e creativo e che quindi mette in risalto la nostra infingardaggine.
Una città che si sta incattivendo sempre più, e dove viene apprezzato e rispettato solo chi vive di espedienti più o meno leciti alle spalle della comunità. Quando ero piccolo e si indicava e si apprezzava una persona, in segno di rispetto, si diceva “quello è un galantuomo”. Ora additando qualcuno con rispetto ed adulazione di dice "quello è uno che ci sa fare".
Ormai siamo nella società dell'apparire e non dell'essere. Ma io voglio sperare che i tanti piccoli esempi di altruismo e solidarietà che pure questa città sa esprimere crescano come da una piccola ghianda nasce una grande quercia. Io vorrei che facessimo nostro un motto di JFK: non chiediamoci cose lo stato può fare per noi, ma chiediamoci cosa possiamo fare noi per lo stato. E da foggiano non posso che concludere con il nostro
Forza Foggia."
Condivido in pieno e non c'è molto da aggiungere, se non sottolineare quanto l'Auser di Foggia sta facendo proprio nella direzione indicata dall'amico autore del bel commento: promuovere iniziative di cultura, sostenere e consolidare i fragili processi di partecipazione è il modo migliorare per irrobustire quel senso civico di cui la città è sempre più carente.

lunedì 28 luglio 2014

Ritrovata un'antica canzone sulla Madonna dei Sette Veli

Grazie a Musica religiosa popolare, un canale You Tube che si occupa di raccogliere e digitalizzare materiali musicali religiosi, è stata recuperata una canzone dedicata alla Madonna dei Sette Veli, di cui si era praticamente perduta ogni traccia e memoria storica.
Intitolata semplicemente La Madonna dei Sette Veli, la canzone ha quasi cinquant’anni. Non è un canto popolare in senso stretto, ma piuttosto un brano che fa parte di una produzione discografica alquanto fiorente negli anni Sessanta, quando diversi autori si dedicavano aIla musica religiosa, componendo brani sulle Madonne e sui Santi più “popolari”.
Inutile dire che la provincia di Foggia è massicciamente presente in questa sorta di museo virtuale  della tradizione musicale religiosa.
Non potrebbe essere diversamente nella terra in cui, come vuole la tradizione, ha visto la luce la canzone religiosa più popolare e più cantata di tutti i tempi, Tu scendi dalla stelle che secondo la tradizione sarebbe stata composta da Sant’Alfonso Maria dei Liguori nel 1754, a Deliceto (nella versione originale in dialetto napoletano, è nota come Pastorale o come Quanno nascette ninno).
Sul canale si trova veramente di tutto: il santo della Capitanata più gettonato è San Pio di Pietrelcina ma non mancano canti in onore di San Michele del Gargano, San Matteo di San Marco in Lamis e come già detto della Madonna dei Sette Veli.
La canzone racconta la storia dell’Iconavetere, nella tradizione che vuole che il dipinto fosse donato da San Lorenzo agli abitanti di Arpi. A seguito dell’abbandono della città, gli abitanti per proteggere il quadro lo avvolsero in sette veli, sotterrandolo, fino a quando non venne ritrovato, circa cinque secoli dopo, da un pastore che portava ad abbeverare i buoi.
Il rinvenimento dell’Iconavetere non ha soltanto una dimensione religiosa ma anche civile, perché, sempre secondo la tradizione, il prodigio e la successiva costruzione della Cattedrale dettero origine alla città di Foggia.
Una ragione in più per ascoltare la canzone, amarla, condividerla.

domenica 27 luglio 2014

Dopo la memoria dei bombardamenti, ricordare la ricostruzione

Tra i molti commenti degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane ai diversi post che ho pubblicato in occasione del 71° anniversario dei bombardamenti, merita una riflessione particolare quello di Lino D'Onofrio, che scrive: "Io in quei giorni c'ero; essendo un neonato di tre mesi correvo in braccio a mia madre e chissà come piangevo. Però i nostri genitori non sono scappati in Svizzera a chiedere asilo politico. sono rimasti in Italia a soffrire e farci soffrire senza mangiare e senza vestiti. Il tutto è continuato per anni , finché non sono riusciti a riprendersi insieme ai pochi scampati. Per anni abbiamo osservato Foggia distrutta. Quelle immagini della mia infanzia non le dimenticherò mai. Però ho visto la mia Foggia rinascere ed ora sono spettatore della sua decadenza. Povera Foggia."
Le parole di Lino mi hanno provocato una stretta al cuore. Sono nato nel 1954 e non ho diretta memoria dei difficilissimi anni dell'immediato dopoguerra. Il ricordo della Foggia della mia infanzia è quello di una città tranquilla ed operosa, che cresceva, dove ancora potevi lasciare aperta la porta di casa senza timore che ti derubassero, e le relazioni nel vicinato erano saldissime. Non c'era domenica che non si dovesse fare visita a questo o a quel compare.
Le ferite della guerra, quelle c'erano. Potevi vedere ancora palazzi sventrati dalle bombe. Genitori e nonni accennavano vagamente al conflitto e ai bombardamenti. Glissavano, preferivano non parlarne. Non era ancora il momento di ricordare, ma piuttosto quello di ricostruire.
E ho visto Foggia ricostruirsi e diventare grande. Ho visto nascere una periferia non bellissima, piuttosto anonima, segnala dall'urgenza di opere pubbliche come la Scuola Media De Santis realizzata nel suolo dove sorgeva una volta il Tiro a Segno, circondato da un bellissimo giardino e frondosi alberi, che nella mia fantasia di bambino erano una specie di foresta incantata.

Quanto è bella Foggia di notte... Un bel video di Michele Sepalone

Ho sentito spesso filmaker e registi motivare la loro scelta di girare a Foggia o nel Tavoliere con la luce irreperibile ed unica della nostra terra, in grado di esaltare la fotografia con colori che non si trovano da nessun’altra parte. Ma Foggia riesce a regalare la stessa magia, lo stesso stupore anche di notte. È come se, una volta che la luce si ritrae, la notte s’accostasse commossa allo spettacolo fino a poco prima illuminato dal giorno, e sorridesse.
La stessa magia e lo stesso stupore ci vengono regalate da Michele Sepalone nel suo video Cammino nella Notte, in cui l’autore foggiano - che riesce nello stesso tempo ad essere memoria e sguardo e testimone del cuore pulsante della città - monta fotografie notturne del capoluogo dauno, scattate in diverse occasioni, regalandoci il volto di una Foggia che non t’aspetti, bellissima e struggente (memorabili quelle della città innevata o frammenti di sguardo come quello che si posa sulla donna che porta a passeggio il cane). Una Foggia da amare.
Il bello di Sepalone - abituato a documentare fatti ed eventi attraverso l’immagine - è che riesce a raccontare non solo la Foggia  notturna ma anche i foggiani, testimoniando la grande bellezza di una città che va vista con uno sguardo diverso, per essere capita fino in fondo. Sepalone ci riesce alla grande.
La bellezza della Foggia di notte è al centro de La luna è sveglia, un cortometraggio di assoluto valore artistico (ne ho parlato in questo post) girato da Lorenzo Sepalone, nipote di Michele. Dev’esserci qualcosa nel dna della famiglia Sepalone, che li porta a questo impareggiabile sguardo notturno sulla città, di cui gli sono grato.
Il video è impreziosito dalla musica di Renzo Anzovino: Sepalone monta la sequenza di immagini sul brano omonimo del grande compositore friulano, la cui cifra estetica è rappresentata proprio dalla capacità di saldare immagini e suoni (nei suoi concerti l’esecuzione è spesso accompagnata dalla proiezioni di sequenze di cinema muto).
Eccovi Cammino nella Notte. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

sabato 26 luglio 2014

Imbrattato il busto dei fratelli Biondi nella Villa Comunale

È brutto ed amaro dover segnalare di tanto in tanto le gesta dei soliti vandali che imbrattano i monumenti cittadini "firmandoli" con orrende scritte. È successo al monumento ai fratelli Biondi, nella Villa Comunale.
Come si vede nella foto, il basamento di marmo che sorregge l'altorilievo di bronzo dedicato ai due fratelli partigiani che persero la vita ad Ascoli Piceno, è stata stupidamente e ripetutamente sporcata da scritte e dediche di dubbio gusto e di discutibile grammatica.
Per fortuna il danno è soltanto estetico: la vernice che ha imbrattato il marmo dovrebbe andare via facilmente dopo una ripulitura del monumento, che comunque l'amministrazione comunale dovrebbe mettere in cantiere quanto prima.
Da quanto tempo il busto si trova in queste condizioni? Sinceramente non lo so. Ma il fatto che il gesto di vandalismo non sia stato denunciato, non depone affatto bene sulla sensibilità civica di quanti frequentano la villa comunale. Nella pagina dedicata ai Fratelli Biondi da Alberto Mangano si legge comunque una segnalazione e c'è una fotografia. Il degrado del monumento non era però così evidente.
Il busto dedicato ai fratelli Biondi è stato restaurato e restituito alla città soltanto dieci anni fa. A ricollocarlo nella Villa Comunale fu l'allora sindaco (di centrodestra, e si trattò quindi di un gesto ancora più significativo) Paolo Agostinacchio.
Opera del noto e qualificatore scultore originario di San Severo, Salvatore Postiglione, il prezioso monumento è stato inaugurato cinquant'anni fa. Tenerlo in queste pietose condizioni è il modo peggiore per celebrare l'anniversario.


Il pressing sul ministero del Comitato Vola Gino Lisa e dell'Adiconsum

“In nome della trasparenza, dei diritti del cittadino e della nuova tendenza ad accelerare le pratiche della pubblica amministrazione, è un nostro diritto capire.” Così Marialuisa d’Ippolito, presidente del Comitato Vola Gino Lisa, ha annunciato l’iniziativa di rivolgersi ad Adiconsum, associazione di consumatori da sempre in prima fila nell’impegno per l’aeroporto, per verificare se sono state violate le procedure “visto che non abbiamo avuto chiarezza da nessuna parte”.
Il sito del Ministero dell’Ambiente tace da tempo sullo stato dell’iter della Valutazione d’Impatto Ambientale per l’allungamento della pista dell’aeroporto Gino Lisa. L’ultimo atto risale allo scorso mese di gennaio, quando veniva annunciata una richiesta di sospensione della procedura della Via. In realtà, sembra che a quella sospensione abbia fatto seguito una seconda (non annotata nella pagina del sito che informa sull’iter del procedimento. Adp avrebbe anche risposto ai chiarimenti chiesti dalla commissione ministeriale ma nulla di preciso ancora si sa, mentre è decorsa la data del 30 giugno, entro la quale il Cipe avrebbe dovuto pronunciarsi circa la conferma del finanziamento. C’è anche il rischio che questo venga revocato se l'iter non dovesse sbloccarsi e se la Via ministeriale non dovesse essere favorevole.
“Una volta tanto - aggiunge D’Ippolito ai microfoni di Studio 9Tv (a questo link l’intervista integrale) - non vogliamo accontentarci di promesse, ma vogliamo entrare nel merito. È un problema di metodo.” Ed è ancora una volta il metodo che va sottolineato: il Comitato Vola Gino Lisa sceglie la strada dell’impegno civico, della partecipazione. Conoscere l’iter del provvedimento è un sacrosanto diritto dei cittadini. Impegnarsi così come sta facendo il Comitato, facendo valere le ragioni civiche sulle polemiche fini a se stesse, è la strada da seguire per fare in modo che attorno alla questione dell'aeroporto, così come agli altri temi che riguardano lo sviluppo cittadino, nasca un'autorevole opinione pubblica.

venerdì 25 luglio 2014

"Foggia ha bisogno di far pace con se stessa"

Confermo quanto avevo già scritto nell’articolo Amare Foggia, urgente e necessario. Dietro la loro istintiva tendenza all’autoflagellazione, dietro le critiche e le autocritiche spesso esasperate, sono tantissimi i foggiani che si pongono il problema del futuro della città, di un futuro che possa in qualche modo fermare il processo di declino che la sta angustiando, ormai da troppi anni.
Tra una lite e l’altra, tra un insulto e l’altro, affiorano dal social network anche le tracce di  una consapevolezza nuova, soprattutto nei giovani, e questo è molto confortante perché si tratta di ragazzi che non hanno neanche avuto modo di conoscere la Foggia bella di una volta, ma che semplicemente sono attaccati alla loro città, com’è giusto sia ad ogni latitudine. 
Mi hanno fatto pensare molto alcuni commenti di amici e lettori sul post di cui ho già detto, per la loro lucidità. Se Giuliano Russo, riferendosi al titolo, si è limitato  ad un laconico quanto significativo Urgentissimo!, Milly Pellegrini ha condiviso il post con queste belle parole: “Leggetelo e condividetelo, se amate questa città. E soprattutto se siete fuori, ma ve la portate dentro comunque, queste parole ve la faranno amare di più.”
Milly mi ha inviato più tardi una mail (non era riuscita a pubblicare il commento direttamente sul blog) in cui scrive diverse cose interessanti tanto su Lettere Meridiane, quanto sul problema del difficile rapporto dei foggiani con la loro città: “Sto leggendo con attenzione e partecipazione profonda le tue bellissime Lettere Meridiane. Ho apprezzato tantissimo quella intitolata Amare Foggia perché mi è sembrata capitare a fagiolo per i tanti, troppi commenti denigratori che ho letto oggi in occasione della partenza per la Toscana di un conoscente di fb  che si trasferisce lì per insegnare. Mi ha fatto molto male leggere parole come "città di m…” e cose simili. Mi piace che invece ci sia moltissima gente che sta affermando con forza il suo amore verso questa città, con gruppi in cui si postano foto di una Foggia del passato, forse più bella ma non per questo meno cara di quella attuale. Mi è piaciuto moltissimo anche il racconto di Luciano Bianciardi (in cui il grande scrittore toscano parla del 22 luglio 1943, drammatica giornata in cui si trovò a Foggia, sotto le bombe alleate, n.d.r.), uno spaccato così reale da sembrare dei nostri giorni. Complimenti a Lettere Meridiane.”

Quando Foggia somigliava a una metropoli, grazie alla sua stazione ferroviaria

In questi giorni si parla molto della stazione ferroviaria di Foggia, a rischio di penalizzazione qualora andasse in porto l’idea del bypass nel progetto attuativo dell’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari. La linea che fin dai tempi più remoti della storia ferroviaria italiana collega Napoli a Foggia verrebbe dirottata verso una nuova piccola stazione da costruirsi a Cervaro, con quali disagi per i viaggiatori foggiani non è difficile immaginare.
Se l’idea dovesse andare in porto, si tratterebbe dell’ultimo atto di una serie che ha visto progressivamente marginalizzata la stazione ferroviaria foggiana, a vantaggio del capoluogo regionale. Questo processo è stato sinteticamente ma esaurientemente raccontato qualche giorno fa su Lettere Meridiane da Alfredo Signorile.
Girovagando per la rete, mi sono imbattuto per caso in due fotografie molto suggestive che testimoniano non soltanto l’importanza, ma anche la bellezza della stazione di Foggia, quando si trovava al centro di importanti investimenti da parte delle Ferrovie dello Stato e prima che la furia devastatrice dei bombardamenti alleati la radesse al suolo.

mercoledì 23 luglio 2014

Amare Foggia. Necessario ed urgente.

Foto tratta dal sito Foggiainguerra
I commenti degli amici di Lettere Meridiane alla ripubblicazione del toccante racconto di Luciano Bianciardi sulla tragica giornata del 22 luglio 1943 mi hanno commosso e stupito. Sono riflessioni a tutto tondo sulla città e il suo passato, sulla storia e la sua attualità, che testimoniano una coscienza civica profonda e gridano forte la necessità e l'urgenza di amare Foggia.
Amare la propria città, il luogo in cui si nasce o si vive non è indice di provincialismo o di campanilismo, come molti foggiani - anche di notevole spessore intellettuale - ritengono e affermano. È un dovere civico elementare.
A proposito dell'educazione, Danilo Dolci sosteneva che "si cresce solo se sognati". Diventiamo dei buoni adulti se chi ci ha messo a mondo ci ha sognati cittadini onesti, persone mature. Allo stesso modo, una città cresce soltanto se quanti vi abitano la sognano diversa, migliore e si sforzano di dare al loro sogno lo slancio che può concretizzarlo.
La storia e la cultura aiutano in modo decisivo questa consapevolezza del sè, come scrive con grande efficacia Dario Galante: "L'amore per la propria città passa anche attraverso la sua storia. Se questa storia ha il colore del dramma e delle tragedia che ha vissuto Foggia, diventa impossibile comprendere perché questa città è trascurata e non amata dai suoi stessi cittadini. Geppe Inserra, attraverso le sue pagine sta da molti mesi tracciando la carta di identità della nostra Foggia, quella Foggia e quella storia che dovrebbero essere insegnati ed inculcati con forza nei ragazzi e giovani e nelle scuole... Si ama poco o non si ama affatto ciò di cui non si conosce la storia ed il vissuto. È questa la vera mancanza (grave) della nostra cittadinanza. Dovrebbe essere atto urgente ed improcrastinabile ritornare ad educare i foggiani in modo quasi obbligatorio, prendendo realmente coscienza....dell'incoscienza dei notti giorni. E forse non si getterebbe più' a terra neanche un pezzo di carta sapendo che su quella terra erano desolatamente stesi i visceri di quelli che erano i nostri concittadini che un solo torto ebbero...quello di aver vissuto una breve vita in un periodo di dramma, morte e miseria. Bravo Geppe.....hai colpito giusto nel cuore."

Lo sparuto presidio per la pace | Reduci o protagonisti del futuro?

Ho partecipato qualche giorno fa al presidio organizzato dai sindacati e da diverse associazioni cittadine per la pace. Un bel momento per ritrovare amici e compagni e per capire che - per fortuna - esistono ancora valori fondanti che ti permettono di ritrovarti, al di sopra delle tessere di partito.
Non eravamo tantissimi, ma c’eravamo. E bisognerebbe forse ripartire da qui, da valori forti e condivisi come la pace per cercare di ritessere la tela di un pensiero forte che non c’è più. E sulla cui persistente urgenza e necessità dovrebbero interrogarsi la chiesa, la sinistra, a prezzo del loro futuro.
Quando da pochi giorni chi scrive ha spento sessanta candeline sulla torta del compleanno è fatale indulgere alla nostalgia.
Lo sparuto presidio dell’isola pedonale di qualche giorno fa richiama alla memoria altri tempi ed altre mobilitazioni.
Copio e incollo dal sito Foggiacomunicazione:

13/4/2002  DON RIBOLDI INVITA AD ESSERE OPERATORI DI PACE
Don Riboldi ha chiuso la settimana per la pace (Palazzo Dogana, ambasciata di pace) voluta dall’Assessore Gianni Di Lauro e dall’amministrazione provinciale di Foggia. Sempre di più Palazzo Dogana diventa punto d’incontro di cultura e di culture. Luogo dove si cerca di costruire la nuova coscienza del popolo di Capitanata con l’occhio e aperto e attento a chi è divenuto, sia pure venendo da lontano cittadino di Capitanata. La ripresa integrale della manifestazione spettacolo.

martedì 22 luglio 2014

1943, il martirio di Foggia | Completamente aggiornata la pagina di Lettere Meridiane

In occasione del 71° anniversario dei bombardamenti su Foggia, Lettere Meridiane ha completamente aggiornato la pagina sulla tragica estate del 1943.
Su 1943, il martirio di Foggia, è adesso possibile trovare i collegamenti a tutti gli articoli che si sono occupati dell'argomento.

lunedì 21 luglio 2014

Il brogliaccio del Pensatoio

Quanto segue è una sorta di brogliaccio degli appunti che ho avuto modo di raccogliere durante diversi incontri tra don Tonino Intiso, il gruppo del Centro Diocesano degli anni 70-80, esponenti della società civile e del mondo cattolico foggiano.
Si tratta di riflessioni “forti”, com’è la regola nel pensiero di don Tonino, che tratteggiano il suo sogno e il suo progetto di un Pensatoio a servizio della città di Foggia, di una Foggia più solidale. In corsivo trovate le mie riflessioni. Sottolineati invece gli aspetti che potrebbero essere ripresi per dare concretezza e definire i contorni organizzativi del Pensatoio. Dal momento che il Pensatoio intende essere una risorsa a servizio della città, d'intesa con il sacerdote foggiano, apriamo la riflessione e la discussione a tutti quanti vogliano parteciparvi. Per manifestare il proprio interesse e prendere parte alla fase costituente del Pensatoio, cliccare qui. 

INCONTRO CON ARCI, ACLI, ANTEAS USP CISL, CONFARTIGIANATO, AUSER, SPI CGIL
A Foggia non c’è un progetto di città, ma non c’è neanche un progetto di Chiesa. A cosa servono quattro Ipab? Come potrebbero essere fattori propulsivi per una nuova qualità dei servizi assistenziali? 
Il deserto di oggi è la conseguenza di un processo di rapido declino della città. Una volta non era così. Basta volgersi indietro per individuare momenti forti vissuti da Foggia negli ultimi decenni, come la Giornata internazionale della Lebbra, la radioterapia. Anche per questo è importante conservare la memoria, perché dal ricordo di ciò che siamo stati ed abbiamo fatto possano sprigionarsi nuovi impulsi per il futuro.

Gli schiaffi delle FF.SS. a Foggia nel racconto di Alfredo Signorile

Alfredo Signorile è la memoria storica della Stazione ferroviaria di Foggia, tra i cui binari ed uffici ha trascorso la sua vita lavorativa. È un testimone privilegiato ed assolutamente attendibile del processo di progressiva marginalizzazione subito dalla Stazione del capoluogo dauno, che potrebbe giungere alle estreme conseguenze qualcosa venisse attuato il progetto del "passante" della linea Napoli-Bari, che estrometterebbe la Stazione di Foggia dai collegamenti dell'alta capacità ferroviaria (verrebbe realizzata una piccola stazione a Cervaro).
Per far risparmiare otto minuti ai residenti nel capoluogo regionale, verrebbe penalizzato un intero territorio provinciale.
Signorile mi ha inviato una interessante testimonianza dei tanti smacchi patiti da Foggia in termini di politiche ferroviarie. Di seguito il testo.
* * *
Il trasferimento a Bari di uffici importanti della nostra stazione FS ebbe inizio nel 1985. All'epoca ero facente funzioni Capo Reparto Dirigenza Centrale di Foggia.
Alcuni dirigenti romani giunsero presso la nostra stazione per istituire il Coordinatore Compartimentale Movimento che non poteva nascere a Bari che, a quell'epoca, non aveva tutte le linee elettrificate.
Mentre si svolgeva la trattativa nel mio ufficio, per una soffiata, piombarono a Foggia il Capo Ufficio Movimento Compartimentale e la sua "scorta" con l'auto blu.
Fui minacciato di abuso di potere e, operando un vero e proprio sopruso, invitarono i dirigenti romani a Bari per continuare la trattativa nella sede compartimentale. A nulla valsero le mie proteste e il mio grido di allarme ai sindacati ed al mio superiore diretto di Foggia.

Monte Sant'Angelo nei totem di Pugliapromozione

C'è sempre più Capitanata nei totem che Pugliapromozione ha installato nelle principali stazioni ferroviarie italiane ed europee. Man mano che l'importante campagna promozionale dell'azienda regionale di promozione turistica procede, sempre più location della Puglia settentrionale finiscono sulle coloratissime istallazioni che adornano le stazioni ferroviarie.
Dopo il Gargano e le Tremiti, tocca adesso a Monte Sant'Angelo e al suo Santuario. Le fotografie sono state scattate da Fabio Massimo Benvenuto alla Stazione Centrale di Milano e alla Stazione Porta Nuova di Torino.
Bella la headline che collega il Santuario (definito "patrimonio di emozioni") ai siti Unesco pugliesi che si fregiano del titolo di "patrimonio dell'umanità" (con la cittadina di San Michele figurano Castel del Monte e Alberobello).
"In Puglia - si legge nella parte inferiore del totem - vi aspettano tre siti Unesco e 250 beni da visitare gratuitamente il sabato..."
La fase iniziale della campagna promopubblicitaria aveva destato qualche perplessità, in quanto inizialmente era stata limitata soltanto al Salento e alla provincia di Bari. Ma il prosieguo della iniziativa ripaga ampiamente la Capitanata, confermando che - per quanto sia difficile declinare in una campagna le diverse identità pugliesi - la nostra regione rappresenta una straordinaria risorsa. In Italia e in Europa.

domenica 20 luglio 2014

Viviamo circondati dalla bellezza. Ma non ce ne accorgiamo.

Siamo circondati dalla bellezza. Ma non sempre ce ne accorgiamo. Confesso che le entusiastiche reazioni degli amici e dei lettori alla lettera meridiana in cui ho parlato del bel video sui Monti Dauni girato da Matteo Passigato e Luca Nonni hanno stupito pure me, che pure da anni sono un tenace propugnatore della irripetibilità dei Monti Dauni. Lo stupore nasce dal fatto che il video, bellissimo, è stato girato a pochi chilometri da noi, in location che dovrebbero far parte del nostro “paesaggio quotidiano”…
“Bellissimo e commovente. Sì, perché la bellezza della nostra terra riesce sempre e ancora a commuovermi”, ha scritto Michele Sepalone. Gerardo Ciccone si limita a poche parole, ma molto significative, rievocando il titolo del film vincitore dell’Oscar: “Monti Dauni - La Straordinaria Bellezza”. Anche Marcello Sciagura condivide i giudizi positivi su questo piccolo capolavoro prodotto dalle ex Comunità Montane del Subappennino Dauno Meridionale e Settentrionale che non ha girato quanto avrebbe meritato per sale e festival: “Un quadro armonico e di stupendi colori - scrive Sciagura - che esprimono pienamente la bellezza del nostro territorio…”
Dello stesso tenore il giudizio di Maria Cristina Rinaldi: “Vero, è bellissimo, spazi e silenzi, passeggiate serene, centri sparsi e accoglienti, in un'atmosfera unica, quasi sospesa…”
Mariarosa De Cicco condivide il giudizio sul valore estetico del film, ma richiama l’attenzione su un endemico problema del territorio collinare: “Molto bello il video. Ma perché non avete ripreso anche le strade degne della mia Africa? Pardon! in Kenia sono sterrate e basta.”
Concludiamo con le belle parole di Giuseppe Del Grosso, il cui commento condivido anche per il suo spessore politico: “Non smettete mai di credere nel territorio….è bellissimo creare forza lavoro da esso. Credimi ho girato luoghi ognuno con bellezze diverse.... la differenza sta nel valorizzarli…”
Il primo passo per valorizzarle è essere consapevoli del loro valore. Dovremmo amare di più questa bellezza straordinaria che ci circonda, e che spesso invece ignoriamo, sommersi  dalla bruttezza quotidiana della città.

Pazienza: la città bloccata dagli interessi dei palazzinari

L’urbanistica è un nervo scoperto della città di Foggia. Basta farne cenno, seppure in modo marginale e ipotetico, che si riaprono antiche ferite. Mai sanate. È quanto è successo a proposito della Lettera Meridiana che raccoglieva la testimonianza dell’ing. Michele Lauriola circa l’ipotesi della costruzione di una nuova stazione ferroviaria, più a sud rispetto al sito attuale, e in una zona più periferica.
È evidente che se di una tale idea si parlò effettivamente tra il tecnico incaricato della elaborazione del nuovo PRG, Benevolo,  l’amministrazione comunale e i vertici dell’azienda ferroviaria (e non c’è alcun motivo per dubitare di quanto riferito da Lauriola) si trattò di una pura ipotesi.
Sul post interviene con un commento appassionato Matteo Pio Pazienza, autore di diverse e qualificate pubblicazioni sul capoluogo dauno, anche sull’argomento urbanistico (Foggia, urbanistica e territorio, Edizioni Sudest; Scritti inutili per Foggia - Una città fantasma - Antologia dell’antisviluppo, Bastogi, per citarne alcune).

sabato 19 luglio 2014

Quando Foggia perse l'occasione della nuova stazione

Roberto Paolucci conosce bene i problemi dello sviluppo della Capitanata per aver ricoperto incarichi di primo piano sia a livello politico (è stato segretario provinciale del Psi) sia amministrativo (è stato assessore regionale).
Sulla sua bacheca fb segue e discute con passione diverse questioni che riguardano il territorio provinciale, come quella che riguarda il temuto bypass della stazione ferroviaria di Foggia, nell’ambito del progetto di alta capacità ferroviaria.
Sull’argomento, ho pescato una discussione quanto mai interessante, proprio sull'anzidetta bacheca. Roberto è nettamente contrario alla ipotesi del “baffo” che taglierebbe fuori dal percorso dell’alta capacità la stazione: “Il bypass della vecchia stazione ferroviaria di Foggia non danneggerebbe soltanto i foggiani ma soprattutto i cittadini di Lucera, di San Severo e di Manfredonia, insomma l'intera Provincia. Siccome, a pensar male, ci potrebbero essere delle forze interessate al bypass come battistrada di una nuova grande speculazione edilizia, è necessario lo sforzo delle istituzioni politiche e sociali di tutta la Capitanata per evitare questo doppio o triplo danno.”
Paolucci introduce nella riflessione un aspetto tutt’altro che marginale che riguarda le ripercussioni che si verificherebbe sul versante urbanistico cittadino di fronte ad un così massiccio intervento sulla infrastruttura ferroviaria.

Le straordinarie bellezze dei Monti Dauni in un film turistico, capolavoro nel suo genere

A volte succede che i film di promozione turistica o di marketing territoriale posseggano una dignità autoriale, una efficacia estetica degne di miglior causa rispetto al circuito convenzionale cui tali prodotti sono in genere destinati: fiere settoriali, totem, qualche sito internet.
Non c’è di che meravigliarsi o lamentarsi, perché la dimensione autoriale è spesso sacrificata sull’altare delle procedure che governano la realizzazione di tali opere. Si tratta per lo più di selezioni pubbliche, ovvero gare d’appalto in cui la qualità dell’autore e del progetto deve fare i conti con il ribasso d’asta.
Qualche volta però la logica pubblica dell’offerta economicamente più vantaggiosa riesce a saldarsi positivamente con la qualità creativa ed artistica del prodotto finale. Soprattutto quando l’oggetto della narrazione filmica è un territorio d'eccellenza, tutto da scoprire e da svelare come quello dei Monti Dauni.
“Monti Dauni - Luoghi dell’uomo e della natura” è un capolavoro nel suo genere. L’autore accompagna “in volo nel vento” (come si legge in una delle rare e suggestive didascalie) lo spettatore in un viaggio di grande suggestione nel borghi dell'Appennino Dauno, in un avvicendarsi serrato di immagini veramente irripetibili, tra panorami, paesaggi, centri storici, piatti tipici, boschi, vallate, chiese, scene di vita quotidiana che danno conto di una civiltà antica e di una identità profonda.
Veramente un eccezionale biglietto da visita per un lembo di Puglia di incantevole bellezza, non ancora conosciuto come meriterebbe.
Onore al merito dei promotori (le ormai disciolte e compiante Comunità Montane dei Monti Dauni Settentrionali e dei Monti Dauni Meridionali che finanziarono l’iniziativa nell’ambito del progetto del Sistema dei Musei Virtuali) e degli autori che nei crediti vengono indicati in Matteo Passigato e Luca Nonni ma come direttori della fotografia.
Eccovi il film. Guardatelo, amatelo, condividetelo...

giovedì 17 luglio 2014

Il sorpasso del Salento sul Gargano, i lettori discutono

Il Gargano ha perduto il primato turistico in Puglia a vantaggio del Salento, le cui politiche di marketing territoriale sono risultate evidentemente più efficaci rispetto a quelle della Montagna del Sole. Ma la notizia era nell’aria, anzi il sorpasso era stato in un certo senso annunciato, come Lettere Meridiane ha scritto qualche giorno fa.
L’argomento suscita riflessioni e discussioni soprattutto nel gruppo Basta chiacchiere aeroporto, confermando che le prospettive dell’economia turistica provinciale e quelle dello scalo aeroportuale del capoluogo sono strettamente connesse le une alle altre.
Ivan Cincione non è d’accordo con la tesi sostenuta nell’articolo di un sorpasso dovuto ad una certa stanchezza del Gargano: “Voglio evidenziare e sollevare una riflessione su una frase dell'articolo: " quando una destinazione turistica raggiunge la fase di maturità, " mi chiedo e vi chiedo, si può affermare che il Gargano abbia mai raggiunto una fase di maturità ? Io penso di no … anzi tutt'altro: infatti le croniche carenze infrastrutturali unitamente alla mancanza di una vera cultura del fare turismo da parte degli operatori locali hanno reso il Gargano non già maturo ma, usando un termine onnicomprensivo, impraticabile.

Pinuccio alle Tremiti: L'acqua costa quanto Ibrahimović

Il tour in Capitanata di Pinuccio, il popolare comico barese che spopola con i suoi video su You Tube, si conclude dov'era in un certo senso cominciato, alle Isole Tremiti. Ricordate il video in cui bacchettava il governatore regionale pugliese Nichi Vendola, perchè la Regione aveva dimenticato l'arcipelago diomedeo nelle cartine distribuite all'ultima Bit di Milano?
Dopo le due puntate di #orotralemani dedicato alla costa settentrionale del Gargano, Pinuccio approda a Tremiti, raccontandone le bellezze storiche, paesaggistiche e naturali e decantando la gastronomia isolana, che può valersi di una materia prima di eccellente qualità. La ricetta della tappa, raccontata dallo chef Maurizio de L'Oasi, utilizza due tra i prodotti più tipici del luogo: è la Micciola con i capperi delle Tremiti.
Il racconto è sospeso tra gli aspetti umoristici e la denuncia. Pinuccio intervista Annalisa Lisci, cuoca e presidente dell’associazione Punto e a Capo, che racconta i problemi della vita quotidiana nell'isola, soprattutto d’inverno quando resta abbandonata a se stessa, senza edicole e senza pediatra.
Dal canto suo, Pinuccio mette in evidenza l'incredibile contraddizione delle Isole Tremiti, che non hanno l’attracco.
Le bacchettate del comico sono però dedicate alla questione del costosissimo approvvigionamento idrico. "D’estate dovrebbero arrivare 800 tonnellate d’acqua … ma quanto vi lavate, vi state a fare un bidet ogni dieci minuti, anziché aprire la radio aprite la doccia?… 22 milioni euro è costato il servizio per 2500 residenti nei periodi di punt): vi potevate comprare Ibrahimović e tenerlo qua...."
Strappa risate e abbacina per gli irripetibili colori dell'arcipelago, quest'altro video di #orotralemani, che si conclude con una verità tanto lapalissiana quanto spesso dimenticate: "Le Tremiti sono le sole isole italiane dell’Adriatico. E sono in Puglia, cosa che non tutti sanno..."
Ecco il video di Pinuccio. Guardatelo. Amatelo. Condividetelo.

martedì 15 luglio 2014

Ceschin: l'eterna controra di Foggia

Carissimo Geppe, buon giorno.
Avverto la necessità di condividere alcune riflessioni in merito al dibattito che puntualmente ritrovo nelle tue Lettere Meridiane.
Per il quale ancora ti ringrazio.
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Stimo che numerose mie posizioni personali siano note. Non tanto per il manifesto di "Daunia & Gargano" (che in verità era frutto di una riflessione collettiva di cui mi sono reso semplice portavoce, tentando di esaltare il contributo di magnifiche teste pensanti), che pure ha germogliato frutti importanti, se consideriamo che oggi tutte le istituzioni hanno recepito - più o meno consapevolmente, più o meno volentieri - l'idea di un sistema turistico unitario su base provinciale. Nel brand "Puglia", oggi c'è "Gargano e Daunia", mentre soltanto qualche anno fa il Gargano era rappresentato nelle fiere da cinque stand, uno per ciascuno degli Enti che ritenevano di aver titolo ad occuparsi di promozione territoriale, senza alcun coordinamento e dimenticando completamente gli altri territori.
Posizioni note ancor meno per il libro "Vivere di Puglia", che ha tentato di riassumere i motivi e gli strumenti per ridare fiato all'economia territoriale, riscuotendo paradossalmente maggiori entusiasmi in altre province. La sua visione di fondo risulta probabilmente troppo ancorata a fattori intangibili quali la bellezza, il paesaggio, i beni culturali, le aree archeologiche, l'identità territoriale, la cultura popolare, i riti devozionali, la mobilità lenta, i piccoli comuni e i borghi, la dimensione dolce della vita nell'entroterra, le matrici rurali, i tratturi e le antiche vie di pellegrinaggio come trama per alimentare una narrazione unitaria dei territori ampi e plurali che costituiscono la straordinaria offerta di questo lembo di terra immerso nel Mediterraneo.
Idee e principi tutt'altro che intangibili, se per un istante si misurassero le risorse europee e ministeriali che hanno premiato questo approccio e queste progettazioni. E invece, caro Geppe, pensa che nel corso di un incontro formale presso un Ente territoriale mi è stato detto: "Pensavamo lei si occupasse di sviluppo, non di poesia. Noi siamo qui per promuovere economia, non per fare cultura. Le imprese del territorio non vivono di aria fritta". Certo ricorderò la lezione.

domenica 13 luglio 2014

Ecco perchè il Salento ha sorpassato il Gargano

I giornalisti non sono aruspici, né cassandre. Quindi fa sempre un po' specie dover dire: l'avevo detto... Però, a questa categoria appartiene il sorpasso operato dal Salento ai danni della provincia di Foggia, in termini di arrivi e di presenze turistiche. Era largamente prevedibile.
Grazie ad Ondaradio di Vieste, che lo pubblicò integralmente, ho ritrovato un mio articolo di qualche anno fa, pubblicato sul Quotidiano di Foggia, in cui prendevo in esame un approfondito paper sulle prospettive del turismo pugliese scritto da Luigi Badiali ed Emanuele Daluiso, ricercatori di Euro*IDEES. I due studiosi applicano nel loro saggio al “caso Puglia”il metodo Butler, fondato sull’analisi del ciclo di vita delle destinazioni turistiche.
La filosofia del metodo è che quando una destinazione turistica raggiunge la fase di maturità, va generalmente incontro ad un periodo di stagnazione, dal quale può uscire rivedendo strutturalmente l'offerta. Secondo Badiali e Daluiso, nello scacchiere turistico pugliese, è proprio questa la situazione che sta vivendo la provincia di Foggia, che è pertanto meno competitiva rispetto alle altre province pugliesi, e in particolare rispetto al Salento.
L'articolo è di tre anni fa. L'allarme non suscitò particolare attenzione, anzi vi fu chi sorrise ritenendolo eccessivamente pessimistico. I fatti hanno poi dato ragione (purtroppo) alla tesi sostenuta nell'articolo, che potete leggere integralmente qui.

Il dibattito | Per scongiurare il bypass della stazione, riprendere la proposta Iafelice

A cosa servono un blog come Lettere Meridiane, e lo sforzo di chi quotidianamente lo scrive? Null'altro che a riflettere e a far riflettere. A far circolare opinioni ed idee, nella speranza che il rilancio di quella mosca bianca che è il pensiero possa contribuire a risollevare le sorti della terra che ci ha dato i natali e che dovremmo amare.
Lo sforzo viene ampiamente ripagato dalla passione e dall'intelligenza degli amici e dei lettori. Come Luca79, non nuovo ad acute riflessioni su problemi che non vengono percepiti dalla opinione pubblica nella loro reale portata e - diciamolo pure - vengono sottovalutati.
Luca si rese protagonista qualche mese fa di una lucida riflessione sulle conseguenze che la soppressione dell'Ente Provinciale avrà per la Capitanata. Oggi torna a regalare ad amici e lettori di Lettere Meridiane quest'altro bel contributo sul temuto bypass della stazione ferroviaria di Foggia nell'ambito del progetto dell'alta capacità ferroviaria Napoli-Bari.
La nota di Luca79 è già pubblicata come commento all'articolo su Lettere Meridiane. Ma mi sembra quanto mai opportuno pubblicarla quale post autonomo, anche perché offre importanti rimandi ad altri documenti, che vale la pena conoscere.
* * *
Caro Geppe,
innanzitutto un ringraziamento per trattare a 360 gradi le tematiche dello sviluppo del nostro territorio anche e soprattutto quando la politica se ne disinteressa. E con la stessa motivazione un ringraziamento per il suo impegno anche al dott. Porreca, presidente della Camera di Commercio. Fino a quando esisterà, una Camera di Commercio.
Scusami se ne approfitto per tornare sull’argomento ma credo che con l’abolizione delle province (e il riferimento al nostro territorio provinciale il dott. Porreca lo effettua due volte in sette righe) i territori non-metropolitani assisteranno ad uno stillicidio di eventi negativi. La Camera di commercio, è solo uno dei soggetti pubblici che la riforma Madia della P.A. ha deciso di riordinare/cancellare. Senza le province ne seguiranno altri.

sabato 12 luglio 2014

Bypass della stazione di Foggia. Il sindacato non lascia, anzi raddoppia

Denuncia Filt-Fit-Uil su raddoppio Foggia-Caserta: altro che bypassare capoluogo, rilanciare vertenza trasportiNon solo un secco "no" al ritorno di fiamma dell'ipotesi di bypassare la stazione di Foggia nel progetto dell'alta capacità ferroviaria Napoli-Bari, ma il rilancio della vertenza trasporti in Capitanata. Una vertenza decisiva per affrontare quella crisi che nella Puglia settentrionale si sta presentando molto più dura che nel resto della Puglia.
Questo il senso della dura denuncia dei sindacali confederali dei trasporti, Filt-Fit-Uil. Nella nota che la contiene, il sindacato chiarisce innanzitutto il mistero della bretella già realizzata. Esiste. Ma dovrà essere utilizzata esclusivamente per il traffico merci e non anche per quello viaggiatori, così come previsto dal Contratto di Sviluppo firmato dal Ministro Barca nell´Agosto del 2012 con i Governatori delle Regioni del Sud.
"La possibilità ventilata di utilizzare quell´infrastruttura per il transito di treni viaggiatori sulla direttrice Bari-Foggia-Napoli-Roma, evitando la fermata nella stazione di Foggia - scrivono ancora i sindacati-, produrrebbe un´economia di tempi di percorrenza valutabile in 8-10 minuti sull´intera tratta. Un´inezia, tenuto conto che stiamo parlando di un collegamento di Alta-Capacità e non di Alta-Velocità a fronte di un danno irreversibile e non sostenibile a carico del diritto alla mobilità di centinaia di migliaia di cittadini della Capitanata e dei bacini limitrofi di utenza del Molise e della Basilicata che fanno riferimento alla stazione di Foggia."

venerdì 11 luglio 2014

Fabio Porreca, rondine che annuncia la primavera?



Nunzio Lops pubblica sulla bacheca fb di Lettere Meridiane un commento che fa riflettere, e che condivido per la sua lucidità, e soprattutto per le sue implicazioni. Il tema è la temuta realizzazione del raccordo che escluderebbe la stazione di Foggia dalla linea ad alta capacità Napoli – Bari e che costringerebbe i foggiani a prendere le Frecce Rosse in una nuova, piccola stazione da realizzarsi a Cervaro. Va detto che con questa opera, si accorcerebbero i tempi di percorrenza tra i due capoluoghi della Campania e della Puglia di 7 – 10 minuti. Non è dunque poca cosa.
Ecco quanto scrive l’amico Lops: “Nessuno ostacola niente. La politica è out rispetto alla linea dell'alta capacità ferroviaria. Nel 2006, se non sbaglio, manager e ingegneri di Rfi presentarono il progetto a Palazzo Dogana. Il Ministero delle Infrastrutture e le Regioni Puglia e Campania sposarono il disegno che escludeva la stazione di Foggia in favore di migliori tempi di percorrenza. La bretella ipotizzata serve ad alimentare uno scalo merci decentrato rispetto alla stazione di Foggia ma anche per convogliare il traffico passeggeri che, se vogliono, possono prendere il treno al volo dal Borgo Incoronata o Borgo Cervaro. Cinque-dieci minuti in più per fare entrare i convogli nella stazione di Foggia sono troppi rispetto alla spietata competizione tra i mezzi impiegati sulla strada ferrata e le tratte aeree. Per cui, Foggia è sacrificabile. Ormai le spietate leggi dell'economia dominano sulla politica. Bisogna farsene una ragione oppure reagire tutti insieme, se ne siamo capaci.”
Le cose non stanno proprio come afferma Nunzio (che però ammette di citare a memoria…): è vero che alla presentazione del progetto vi fu un confronto molto aspro e che inizialmente la Regione Puglia e le stesse organizzazioni sindacali regionali sembrarono orientarsi per la soluzione del bypass della stazione di Foggia. Ma dopo un braccio di ferro si convenne che la definizione ultima del progetto sarebbe stata affidata ad una concertazione territoriale e che la bretella sarebbe stata utilizzata in ogni caso per il traffico merci, così valorizzando anche lo scalo di Cervaro e, in prospettiva, l’area industriale di Incoronata.
È però verissimo quanto Lops scrive a proposito degli interessi in gioco, degli scenari prossimi venturi, in cui la competizione tra i territori sta diventando sempre più spietata, con la conseguenza che o si è presenti con il necessario peso politico nel confronto, oppure tanto vale farsene una ragione. 
La provincia di Foggia si trova stretta tra l’incudine di una crisi che da noi è più profonda proprio per le vistose carenze infrastrutturali del territorio, e il martello della sempre più esasperata competizione.
Il problema è che tra sette minuti da far risparmiare ai baresi di qua, e una pista aeroportuale che non si allunga di là, per lo sviluppo dell’economia si prospettano tempi durissimi. Anzi forse un irreversibile declino.
Dalla politica non c’è da aspettarsi granché. È stata assente negli ultimi anni, paralizzata dalle lotte intestine di ciascuna coalizione, dalla mancanza di idee, dal grigiore degli interpreti. Non si intravedono prospettive di rilancio.
Nel dibattito degli ultimi mesi sta però emergendo qualcosa di nuovo, e di positivo. È il ruolo ritrovato del mondo dell’economia e dell’impresa, che si esprime attraverso la sua massima espressione istituzionale, rappresentata dal presidente della Camera di Commercio. 
L’auspicio è che Fabio Porreca sia la rondine che annuncia la primavera, diversamente da quanto reciti il noto proverbio… Nel senso che dietro di lui e assieme a lui si muova tutto quella realtà imprenditoriale, senza il cui protagonismo – anche politico – non c’è sviluppo.

Quanto ci manchi, Presidente...



Francesco Paolo Turri regala agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane una testimonianza in presa diretta dell’episodio che – proprio in riferimento al progetto dell’alta capacità ferroviaria Napoli – Bari – contrappose l’allora ministro Antonio Di Pietro ad Antonio Pellegrino, ex presidente della Provincia di Foggia. Pellegrino capeggiava allora in Capitanata in partito del giudice di Mani Pulite, l’Italia dei Valori. L’abbandonò proprio per quella storia. Ecco la bella e preziosa testimonianza di Turri. Intrisa di nostalgia per quel che questo territorio avrebbe potuto essere, se Pellegrino fosse diventato sindaco della città di Foggia. La storia purtroppo non si scrive con il senno del poi. Ma basta guardare cos’è diventata oggi Foggia per provare una profonda, acutissima nostalgia per Antonio Pellegrino. Quanto ci manchi, presidente…
* * *
Caro Geppe ti ringrazio per aver ricordato la figura del mio maestro che mi ha onorato della sua amicizia. Ricordo bene l'episodio con Di Pietro perché come al solito ero al fianco di Antonio Pellegrino. In realtà quella fu solo la classica goccia ... In realtà i mal di pancia serpeggiavano già all'interno del idv foggiano ma non voglio parlare di quella spiacevole e ormai superata vicenda . Vorrei però chiarire che la mia ironia nasce da una profonda delusione.. Non ho mai perdonato ai miei concittadini l'insensato rifiuto di un evento che poteva essere storico.. La svolta che l'elezione a sindaco del prof Pellegrino avrebbe dato a questa martoriata città . L'intelligenza , la visione politica e culturale , l'amore che Pellegrino aveva per Foggia non furono sufficienti ad impedire che venisse eletto il peggior sindaco che questa città abbia mai avuto.. La svolta non ci fu .. Ma la possibilità noi, noi tutti foggiani l'abbiamo avuta ed ora parliamo di aria fritta …
[Quanti vogliano sapere di più su Pellegrino, trovano un approfondito articolo a questo link]
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