martedì 30 settembre 2014

Scanclic, e niente più patemi se si accende la spia del motore

Basta con i patemi d’animo quando si accendono misteriose spie sul cruscotto dell’auto. D’ora in poi, basterà collegare al veicolo un pc o anche soltanto il cellulare, per conoscere immediatamente cos’è che non va, e semmai risparmiarsi una costosa visita dal meccanico.
Tutto questo grazie ad un’applicazione  inventata  da due geniali informatici foggiani, Fabio Locurcio e Marco d'Oria, che l’hanno brevettata e ne hanno avviato in questi giorni la commercializzazione. 
Si chiama ScanClic ed è un software per diagnosi auto multimarca, di facile utilizzo, interamente in italiano, attraverso il quale è possibile monitorare in tempo reale diversi parametri del veicolo nonché  visualizzare e cancellare eventuali errori presenti in centralina motore. Il programma  gira su cellulari dotati del sistema operativo android o su personal computer Windows.
Il funzionamento è quanto di più semplice si possa pensare. Si collega il telefono o il computer  al motore dell’auto attraverso un’interfaccia  di tipo OBDII (bluetooth oppure usb) e il gioco è fatto. ScanClic esegue  una diagnosi auto facile e veloce visualizzando gli errori in centralina motore e permettendo l’ eventuale cancellazione degli stessi,  compresa la fastidiosa spia motore che in molti casi provoca solo falsi allarmi.

Daniela Marcone: "Perché sono rimasta a Foggia"

Una persona che assai più di altri avrebbe avuto tutte le ragioni per lasciare Foggia, ed anzi tagliare qualsiasi ponte con la città, è Daniela Marcone. Non l'ha fatto. È rimasta. Anzi, in un certo senso è tornata. A cimentarsi con la sfida che a volte pare impossibile di restituire vivibilità e decoro ad un posto che li ha smarriti, a fare i conti con quella solitudine che assale tutti quelli che non s'arrendono.
Intervenendo nella discussione su Foggia, chi resta e chi parte (potete trovare tutti gli interventi finora pubblicati su questa pagina di Lettere Meridiane), Daniela regala agli amici e ai lettori del blog questa profonda riflessione. Che dovremmo non soltanto condividere. Dovremmo portarcela dentro.
La foto che illustra il post è di Michele Sepalone. Come altre che ho utilizzato durante la discussione ci mostra  il volto  d'una Foggia bella. Che spesso sfugge al nostro sguardo (ma non all'obiettivo di Michele).
* * *
Alcuni amici sono partiti, hanno lasciato Foggia. Lo avrei fatto anch'io, un po' di tempo fa, ero diretta a Roma. Poi è accaduto qualcosa che mi ha fatta restare.
E sono qui, in un pomeriggio di sabato, a pensare alla mia città. A tutta l'energia, la pazienza, il tempo che dedico a queste vie, a queste piazze.
La vorrei diversa, una città senza colpi di arma da fuoco sparati, in primo luogo. E poi, e poi, ci sarebbe tanto da dire e l'ho fatto in molte sedi.

lunedì 29 settembre 2014

Madonna che Juventus c'è stasera. Ma vuoi mettere Osvaldo?

Che si ritrovi un campione come Tevez. è cosa che non può che far piacere a tutti gli appassionati di calcio. Per inciso, sono convinto che se avesse giocato la finale mondiale, oggi l'Argentina sarebbe campione del mondo.
Ho molto da ridire però sui commenti orgiastici con cui la sempre servile (nel senso juventino) stampa tricolore ha accolto la provvisoria scalata dell'Apache ai vertici della classifica dei cannonieri. È durata lo spazo di un mattino, anzi due. Stasera a fare compagnia al campione argentino ci sono altre tre attaccanti: gli intramontabili Cassano e Di Natale, e a sorpresa c'è pure l'interista Osvaldo, che alla fine si rivelerà (lo spero fortemente)  il solo acquisto azzeccato dell'increbiile duo Tohir-Ausilio (jatenevenne, n.d.r.).
Cassano, Di Natale e Osvaldo hanno tutti i tre giocato nella Nazionale azzurra. Ma i servi del padrone non hanno occhi che per l'attaccante juventino. Al punto tale da dimenticare che lo scorso anno questo Osvaldo che quatto quatto sta facendosi amare dai sempre più perplessi tifosi nerazzurri, indossava la maglia della Juventus. Che sarà stata bravissima a recuperare l'Apache, ma si è mostrata molto meno brava a ridare fiducia a Osvaldo. E che oggi forse qualche rimpianto lo nutre.


Gargano, per la bonifica e la ricostruzione urgente una cabina di regia

È necessario che la delicatissima fase del risanamento ambientale e della ricostruzione del Gargano venga governata da una cabina di regia. E presto. Perché c'è il rischio che rimedi affrettati e poco scientifici possano essere peggiori del male.
Fa discutere a Rodi Garganico la gestione dell’area adibita allo stoccaggio provvisorio dei detriti, in località Guardiola, sulla strada provinciale per Lido del Sole, a pochi metri dalla battigia, nei pressi della foce del rottente Romondato, pesantemente danneggiata dall'alluvione.
Maurizio Marrese, esponente del mondo ambientalista ed esperto di ecologia, sul suo profilo facebook lancia l’allarme: “L’area non è neanche transennata a parte dei pezzi di legno ed un po di nastro colorato.... I rifiuti sono stati trattati come inerti normali trascurando l'impatto che la loro non nota provenienza potrebbe causare sulla salute pubblica e sull'ambiente visto che l'area scelta è in riva al mare in balia degli agenti atmosferici, ovviamente trascurando le normative vigenti (potrebbe esserci di tutto da animali morti all'amianto). Devo segnalare che ad ogni modo l'impatto su questo tratto di spiaggia è ormai segnato... Se ho capito come funziona il Gargano, lasciatemi pensare che questi detriti saranno usati a breve per fare un ignobile ripascimento di questo piccolo tratto di spiaggia, risolvendo all'italiana capra e cavoli. La superficialità nel gestire l'emergenza e la pessima gestione del territorio è preoccupante, oggi ma soprattutto per il Gargano, ove devo segnalare una totale mancanza di una cabina di regia ( ma dov'è il #‎parconazionaledelgargano?) così come fu per gli incendi del 2007, dove il caos permise disastri peggiori dell'incendio stesso!”
Il rischio evocato da Marrese è concreto. La sua segnalazione suscita un interessante dibattito sulle tecniche di ripascimento, ovvero di riposizionamento sulla spiaggia di sabbia e ciottoli portati via dagli agenti naturali. Riporto la discussione perché dà conto dei grossi rischi che si corrono senza un'attività programmatoria precisa.

Foggia multiculturale: se a piazza Giordano si gioca a cricket

Una Foggia multiculturale, bella e colorata che non t’aspetti. Si materializza d’improvvisa alla controra di una domenica di fine settembre. Piazza Giordano. Giusto alle spalle della statua bronzea due immigrati, probabilmente indiani, giocano a cricket.
Ma dico, l’avete mai visti due che giocano a cricket, in pieno centro a Foggia, e nella piazza che è un po' il salotto buono della città? Tranquilli, la palla che si usa è morbida, e poi il lanciatore non la tira direttamente al battitore. La fa rimbalzare per terra.
I due devono essere indiani. La passione per il cricket disegna complicate geografie nel mondo dello sport. È nato in Inghilterra ma si è poi diffuso a macchia di leopardo principalmente nei paesi del Commonwealth: Bangladesh, India, Sri Lanka, Pakistan, Galles, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Zimbabwe e nei Caraibi.
Alla base c’è un solido aspetto culturale e morale: è la disciplina che più di tutte premia ed incoraggia il fair play, ed è bello vedere questi due ragazzi, con i loro gesti morbidi e ariosi disegnare gesti di culture diverse e lontane, in un desiderio di integrazione che almeno in questa pigra controra domenicale sembra davvero a portata di mano.
Ho imparato ad amare il cricket (che però continuo a non capire, perché è il gioco più complicato del mondo), grazie allo stupendo romanzo La città invincibile di Joseph O’Neill (Rizzoli 2009), eletto da Barack Obama quale suo libro preferito. Racconta la storia di un olandese che alloggia al mitico Chelsea Hotel, e che dopo l’attentato dell’11 settembre viene abbandonato dalla moglie e dal figlio, che tornano in Europa.
Dovrà adattarsi a vivere in una città impaurita e ferita: ad aiutarlo  in questa difficile metabolizzazione sarà appunto il cricket.

L'omaggio di Micky Sepalone a Rocco Laricchiuta: una sfida di futuro per la città

Michy è il più estroverso di tutti i Sepalone (a proposito: che pensate cari amici e lettori di Lettere Meridiane se facciamo una petizione all’università di Foggia perché finalmente investighi su come si possa concentrare tanta creatività in una famiglia sola?). Lui canta. Si diverte e diverte.
Però con l’omaggio che renderà a Rocco Laricchiuta (venerdì 3 ottobre, ore 20 al Teatro del Fuoco, assieme ad Angela Piaf, conduce Enrico Ciccarelli) Micky Sepalone chiude un cerchio. Un cerchio familiare, direi. Chiude quella ricerca di luce che suo fratello Lorenzo ha espresso in modo impareggiabile nel suo cortometraggio La luna è sveglia. Chiude quella ricerca di bellezza che praticamente tutti i giorni suo zio Michele, fotocamera a tracolla. va compiendo nelle strade, nei vicoli, negli angoli di questa Foggia che amiamo di più proprio perché ci sono i Sepalone.
E grazie a Dio di averceli donati. Per dirla tutta: che razza di Foggia, sarebbe, senza i Sepalone?
Michy si diverte e diverte. Parla di politica solo se è costretto. Non ama i proclami e dietro quel sorriso aperto e luminoso, dietro le sue canzoni e le sue interpretazioni, puoi indovinare un cuore grande.
Del resto, se uno non ha un cuore grande così, e un attaccamento profondo al posto in cui vive, come potrebbe ricordarsi di Rocco Laricchiuta?
Mi torna difficile parlarvi di Rocco. A una certa età, la commozione comincia a fare brutti scherzi (ma senza commozione come fai a guardare, a sentire, a raccontare?)

domenica 28 settembre 2014

Fiorella Mannoia festeggia sessant'anni con una superba canzone

L’amore e la politica dovrebbero sempre andare d’accordo. Ma da tempo non è più così. Ed ecco che invece irrompe la più politica delle canzoni d’amore di Fiorella Mannoia, sempre più convincente come cantautrice, sempre più straordinaria come interprete. 
Squillante come un inno, arrembante come la speranza, rutilante come il futuro che non temi ecco Le parole perdute con cui Fiorella Mannoia festeggia  i suoi 60 anni e i suoi 46 anni di eccelsa attività musicale.
Ci vuole la sensibilità delle donne per declinare le incertezze, speranze e desiderio di futuro di una generazione rottamata. I sessantenni di oggi sono i sessantontini di ieri. 
Perduti nel nostro eterno incespicare noi uomini non ne siamo stati capaci.
Forse siamo quelli che abbiamo perduto più parole, rispetto alle nostre compagne.
Forse una chiave di lettura del fallimento e del naufragio dei nostri sogni di allora andrebbe cercata nel nostro maschilismo mai del tutto superato. 
Alcuni sono andati, altri si sono perduti, molti hanno immolato ideali e valori nella grande menzogna dell’uomo reso libero ma schiavo del profitto.
Ma siamo rimasti in tanti. Tra speranze frustrate, ideali sepolti da muri crollati, e la voglia di non arrendersi.
In questi tempi di politica impastoiata e senza valori senza sogni senza prospettive, Le parole perdute era una canzone che ci voleva. Me la sento scolpite dentro dalla prima volta che l'ho sentita. Ragione di più per non stare qui a menarvela con interpretazioni e critiche e per non avventurarmi in ardite considerazioni politiche.
Ascoltatela, amatela e condividitela. 
Leggetevi il testo e se si va giocate con me: (sola condizione per partecipare: dovete avere da cinquant’anni in su). Quali sono le  vostre parole perdute? Vi dico le mie
#ascolto
#pensiero
#condivisione
#commozione
#compassione
Commentate o scrivetemi per farmi conoscere le vostre parole perdute.



Le parole perdute

Le parole perdute
nascoste in fondo al cuore aspettano in silenzio 
un giorno migliore un lampo di coraggio 
per tornare in superficie un tempo felice.

Grandissimo Sdengo: sei tu la poesia del calcio

Non parlo quasi mai di calcio, su Lettere Meridiane. Ma come sapete tengo molto alla poesia. E quindi concedetemi una digressione. 
Premetto di essere interista. Nel sangue, nell’anima e nel midollo. Aggiungo che nei diversi incroci tra il Foggia di Zeman e l’Inter ho tifato un po’ da una parte e un po’ dall’altra. E che, per questo, una volta ho perfino rischiato di prenderle, nella tribuna stampa dello Zaccheria. Aggiungo, ancora, che quando l’Inter perde sto male da cani almeno tutta le domenica sera, e spesso anche il lunedì.
Ma oggi no. Sono perfino contento. Perché ci tengo alla poesia. Oggi Zeman ha impartito al mondo del pallone una lezione di poesia del calcio. Mazzarri è un allenatore bravino e nulla di più: uno che non è riuscito a vincere con una squadra che aveva nel suo organico Cavani, Lavezzi e Hamsik, cosa pretendete possa fare con un organico che comprende giocatori appena bravi come Nagatomo, Jonathan e onesti pensionandi come Vidic? Temo che il buon mister, al quale voglio bene perché chi siede sulla panchina nerazzurra devi volergli bene e basta, sia meno bravo di almeno la metà degli allenatori di serie A. 
Avesse perso oggi, mister Sdengo probabilmente sarebbe stato esonerato, come gli è successo tante altre volte. Invece no. Ha vinto e il suo calcio poesia di oggi ricorda quello che ci ha fatto sognare sugli spalti dello Zaccheria. E io sono contento. Anche perché il mio amore sconfinato per l'Inter è speculare all'insofferenza per la Juventus. E l'unico vero, supremo anti juventino d'Italia è lui.
Mi spiace per Moratti che è un grande uomo. Però il suo è un peccato di lesa poesia. Ha pensato tante volte di prendersi Zeman e o la va o la spacca. Non l’ha fatto e purtroppo ha ceduto la squadra e la società a un tipo che ancora non abbiamo capito fino a oggi che vuole fare, dove andare  e chi vuol essere da grande. 

Il Gargano riparte. Da Antonio Facenna e Filippo Pirro, angeli al fianco dell'angelo

Il Gargano riparte, e non soltanto grazie al cuore e alla straordinaria generosità della sua gente. Nelle iniziative che in questi giorni si susseguono, all'insegna di un futuro sperato, desiderato, che si comincia a costruire, c'è anche il suo cuore antico del Gargano, anzi arcaico, come direbbe Franco Arminio. Oggi a Foggia, domenica prossima a Sannicandro si ricordano Antonio Faccenna e Filippo Pirro, due garganici che non ci sono più - angeli al fianco dell’angelo che millenni fa eresse questa montagna a sua dimora - e  che però indicano la strada del futuro, di una ricostruzione che dev’essere rinascita.
Quando la natura ti sbatte in faccia un’emergenza, ci sono modi diversi per affrontarla: ci si può strappare i capelli. imprecare al destino, oppure rimboccarsi le maniche e cominciare a ricostruire. I garganici hanno scelto quest’ultima direzione.

Prove tecniche di nuova classe imprenditoriale

Domenico La Salandra, sulla bacheca del gruppo Facebook Liberta è partecipazione - Troja  così risponde alla domanda che ponevo in una recente lettera meridiana : "perché non è mai decollata l’intuizione che stava alla base di tutti i recenti progetti di sviluppo, e cioè che la Capitanata possiede in se stessa, nel suo territorio, nella sua posizione geografica le potenzialità per sprigionare un modello di sviluppo autopropulsivo, multisettoriale, integrato? " 
A mio modesto avviso, - scrive La Salandra - lo sviluppo di un territorio è direttamente proporzionale al numero di imprenditori presenti sullo stesso. Purtroppo la terra di Capitanata, finora, ha partorito pochi imprenditori. Alcuni esistenti sono campani e baresi. Occorre potenziare la scuola dell'imprenditorialità ed eliminare quella della fatalità.
Sono d’accordo con quanto sostiene La Salandra. Recentemente il tema è stato rilanciato dall’ex sindaco di Foggia, nonché egli stesso imprenditore, Gianni Mongelli, che ha messo in evidenza come il peso specifico della classe dirigente e imprenditoriali e del capoluogo vada facendosi sempre più leggero: non c’è nessun foggiano ai vertici di Confindustria Foggia e se il capoluogo annaspa, quanto a rappresentatività, sono evidenti le difficoltà d’una classe dirigente provinciale a perseguire obiettivi di sviluppo forti e strategici.

sabato 27 settembre 2014

Le amiche ritrovate. Quando la vita quotidiana si colora di poesia.

La vita quotidiana regala spesso sprazzi di poesia e di tenerezza. Non ce ne accorgiamo come e quanto dovremmo. Sarebbe importante imparare a guardarli meglio, ad apprezzarli, a custodirli - come insegna Papa Francesco - come segno di speranza e di armonia. 
In queste ore, la vita quotidiana ha riservato uno di questi momenti di bellezza a due amiche che si sono ritrovate dopo tanto tempo, e con loro ai tanti lettori e agli amici di Lettere Meridiane che si sono prodigati nel tentativo di farle ritrovare. 
Quasi quarant’anni fa, Marisa, napoletana, ed Emilia, foggiana, si erano incontrate in un reparto ospedaliero di Napoli, ed erano divenute amiche. Devono essere stati giorni belli intensi. Dopo le dimissioni si erano fatte immortalare in una fotografia.
A quell’età non si bada neanche a lasciarsi una traccia, un cognome, un indirizzo: s’erano poi perdute di vista, perché la vita funziona così, alterna grigi e colori, sorrisi e lacrime, gioie e amarezza. 
Di quei giorni, deve essere rimasto dentro molto a Marisa. Forse, quella nostalgia che scopri dopo essere stato felice, quando ti accorgi della bellezza di un momento vissuto, ma ormai trascorso, consegnato al passato.
Allora cerchi di farlo tornare e così ha fatto Marisa. 
Non so dire come sia venuta in contatto con chi scrive e con Lettere Meridiane: le complesse interazioni del social network hanno però operato questo piccolo prodigio. Marisa mi ha scritto allegando due fotografie (quelle pubblicate nel post di ieri) e mi ha chiesto di diffonderle, per cercare tracce dell’amica conosciuta 38 anni fa a Napoli.

Il Gargano ricomincia. Dall'amore dei garganici per la loro terra.

La chiave sta lì, in quei tre caratteri in maiuscolo che concludono la parola. RicominciAMO. Chi l'ha pensata è stato un genio. E questo bell'atto creativo  testimonia quanto sconfinato sia il genio garganico, che prima e dopo la tragedia si sta svelando come non mai, e di cui dovremmo parlare di più, perché anche questo genio può, deve diventare uno strumento di rinascita e di ricostruzione.
RicominciAMO, dunque. La prima persona plurale sottolinea il gesto collettivo, la sua dimensione pubblica e civile. Ricominciare dichiara un nuovo inizio. Quell’AMO che esplode alla fine è una dichiarazione d’intenti: ripartiamo dall’amor loci.
Stamattina il Gargano ha ricominciato. Spiaggia di Ponente a Rodi Garganico. Sollecitati da quell’impareggiabile gruppo social che è Rodi Garganico on line, sono scesi sul litorale centinaia tra cittadini di Rodi e non solo, allievi e docenti dell’istituto Mauro Del Giudice restituendo alla spiaggia quella bellezza ammirata in tutto il mondo e purtroppo oltraggiata dall’alluvione che, oltre ad invadere il lungomare tra Rodi Garganico e San Menaio con tonnellate di detriti, aveva riversato in mare enormi quantità di rifiuti che si erano riversati negli ultimi giorni sulla battigia. Si sono visti perfino turisti stranieri darsi da fare per pulire la spiaggia.
Un gesto che esprime una grande sensibilità civica, ma anche uno straordinario valore simbolico. La ricostruzione del Gargano non sarà facile. Le non notizie che giungono da Roma fanno purtroppo presagire trafile burocratiche lunghe. Occorrerà che la politica faccia la sua parte. Ma se saranno i cittadini a spingere la politica, sarà tanto meglio.
Ricordiamoli allora tutti, i protagonisti di questa giornata che resterà scolpita nella storia delle migliori pagine del Gargano. Ecco tutti quelli che hanno offerto il loro contributo a RicominciAMO da Ponente: Associazione culturale Cerbero di Vico del Gargano, Circolo Giovani Comunisti di San Giovanni Rotondo, Garganistan Gargano Moviment di San Giovanni Rotondo, Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo delegazione di Rodi Garganico, Circolo "Lo sperone" Legambiente di San Giovanni Rotondo, Cooperativa sociale SS. Madonna della Libera di Rodi Garganico, Corpo Volontari Soccorso di Ischitella.
Un ringraziamento particolare all'ing. Domenico di Monte, responsabile dell'UTC di Rodi Garganico;
Gianfranco Eugenio Pazienza, Legambiente Puglia, Michela Colafrancesco, Maria Grazia Di Lella, Michela Protomastro, Loredana Protomastro, prof.ssa Teresa Maria Rauzino e Marco Sciarra, organizzatori dell'evento, l'amministrazione comunale di Rodi Garganico e l'Istituto Superiore "M. del Giudice" di Rodi Garganico che hanno patrocinato l'iniziativa, tutti i ragazzi che con la loro presenza ed il loro lavoro ci hanno insegnato cosa vuol dire amare il Gargano.

Youth Guarantee: opportunità per una vera inclusione sociale dei giovani

Attorno a Garanzia Giovani sta succedendo qualcosa di importante in provincia di Foggia. La sfida non riguarda soltanto utilizzare la parte maggiore possibile degli oltre 120 milioni di euro toccati alla Puglia (i territori sono messi in competizione tra di loro, bisogna dunque che al programma aderiscano i giovani, le imprese, ecc.ecc.). Bisogna che questa ingente mole di soldi pubblici venga utilizzata bene in modo che possa innescare nell'economia provinciale effetti duraturi e non solo una pioggia di tirocini da offrire ai giovani, e poi chi si è visto si è visto.
Quel che di importante sta succedendo in Capitanata è che istituzioni, forze sociali, imprese stanno cercando di fare sistema. È una fatica di Sisifo, in un contesto poco aduso a fare rete. Ma è la sola strada possibile per cercare di vincere la duplice sfida.
Qualche settimana fa la Provincia, la Camera di Commercio, l'Università, i sindacati, l'ufficio scolastico provinciale, le associazioni di categoria degli imprenditori, le Acli ed altri pezzi importanti del terzo settore hanno firmato un protocollo d'intesa che cerca di costruire attorno al percorso attuativo di Garanzia Giovani un circolo virtuoso, che intende partire da progetti concreti (la manutenzione del territorio, il turismo, la valorizzazione del patrimonio culturale, per dirne alcuni).
Qualche giorno fa, gli impegni assunti nel protocollo d'intesa hanno cominciato a diventare realtà: per iniziativa del presidente Fabio Porreca, la Camera di Commercio ha promosso un incontro tra le imprese e lo staff provinciale che si occupa di Garanzia Giovani. Il risultato è che le aziende stanno cominciando ad aderire all'importante misura comunitaria. Ci stiamo mettendo in marcia.
Salvatore Castrignano è un tessitore di reti per cultura e per vocazione. Ha diretto in passato la Cgil provinciale, è il coordinatore provinciale dell'Associazione Lavoro e Welfare, fa parte dello staff di Garanzia Giovani della Provincia, ha animato il percorso che ha portato alla sottoscrizione del protocollo d'intesa.
Ha scritto alcune importanti riflessioni sulla filosofia di fondo che deve sorreggere, soprattutto in Capitanata, Garanzia Giovani: farne una grande opportunità di inclusione sociale. Eccone il testo.
* * *
Deve essere chiaro che l’obiettivo principale della misura europea Youth Guarantee  è quello di garantire ai giovani un’opportunità di partecipare e apportare alla vita sociale il loro contributo attivo.
Non il numero degli iscritti al Piano o la quantità di colloqui fatti. Non tanto la quantità delle offerte pubblicate o i posti di lavoro creati.

venerdì 26 settembre 2014

La Cartiera di Foggia fra ricordi di famiglia e morti dolorose

Ricevo e pubblico molto volentieri questa nota di Maurizio De Tullio che ricostruisce, sul filo della memoria, slcuni importanti passaggi della storia della Cartiera di Foggia.
* * *
Il lavoro avviato dalla collega Mara Cinquepalmi sulla Cartiera di Foggia è utile e molto interessante. Da storico dilettante, qual sono, mi hanno colpito maggiormente solo alcune parti del suo racconto, ma non ho difficoltà ad ammettere che quella che meno mi affascina – il racconto delle/sulle donne – sia, invece, la più significativa.
Scrivo, a Mara e a Geppe Inserra, per fatto personale. Ma non solo. Un labile ricordo che tocca la mia famiglia e che – mordendomi le labbra – mi pento di non aver mai approfondito quando mio padre era in vita. Ma, a mia discolpa, c’è il fatto che all’epoca non avevo gli stimoli culturali e la passione per la ricerca che sono nati in età adulta e, comunque, quando mio padre se ne era già andato.
Mio padre Filiberto De Tullio (1914-1990) aveva lavorato alla Cartiera di Foggia per alcuni anni, ma non so dire esattamente quando fu assunto. Presumo che vi entrò anche grazie all’intervento di suo fratello Paolo, personalità allora nota negli ambienti fascisti e, nel dopoguerra, indimenticato esponente della Democrazia Cristiana, della quale fu anche segretario provinciale (e molto altro!).
Ma, a differenza del fratello, mio padre non aveva mai svolto attività politica né, tantomeno, era iscritto al PNF. Sottolineo questo aspetto perché a guerra finita, quando la necessità di ritrovare il  lavoro si fece stringente, cercò di essere riassunto al Poligrafico, senza successo. O meglio: una possibilità vi era, a condizione che si fosse iscritto al Sindacato. Di ciò non me ne parlò mai lui ma mia madre, la quale ricordava sempre con grande amarezza quella sua esclusione. “Per colpa dei comunisti!”, diceva, alludendo, quindi, alla CGIL o a qualche altra organizzazione sindacale di sinistra.

Gargano, ripartire da Dublino e dal trabucco di Mimì

Dopo giorni di immagini tragiche del Gargano prostrato dall'alluvione, mi piacerebbe fosse questa l'immagine della speranza, del riscatto.
Di quel percorso verso il futuro che la Montagna del Sole deve riprendere, da oggi.
L'ha scattata mentre era in vacanza a Dublino Giampiero Protano, che l'ha postata sul suo profilo facebook soltanto qualche ora prima che la bomba d'acqua facesse scempio del promontorio.  "Non sapevo che nella campagna promopubblicitaria dell'assessorato regionale al mediterraneo ci fosse anche questa immagine particolarmente simbolica di Peschici. Trovarmela davanti all'improvviso è stata una bella sorpresa", racconta.
Mostra il Trabucco di Mimì, in quel di Peschici, effigiato sugli autobus di linea della Capitanata irlandese.
La pubblicità del Gargano sugli autobus di Dublino rientra nella campagna promozionale varata da Pugliapromozione e dall'assessorato regionale al Mediterraneo che sta portando le più belle immagini della Puglia in giro per le capitali italiane ed europee.
Giampiero è tornato da Dublino nella sua Peschici, dove pensava si trascorrere qualche ultimo giorno di sole e di mare. E invece ha trovato l'ondata di maltempo che ha provocato l'alluvione. La bellezza del trabucco parla del cuore antico del Gargano, delle sue radici remote ed ancestrali.
La speranza è che il Gargano continui a sorprendere il mondo. Com'è accaduto a Dublino a Giampiero.



Chi si riconosce o la riconosce?

Riusciranno la blogosfera e il social network ad accontentare la gentile signora Marisa di Napoli, che si è rivolta a Lettere Meridiane per ritrovare una sua vecchia amica foggiana?
Sì, se qualcuno si riconoscerà o comunque riconoscerà la donna che si vede nella immagine subito sotto il titolo.
La foto dovrebbe essere stata scattata a Foggia, e ritrae l'amica foggiana probabilmente sul balcone di casa propria. Risale agli anni Settanta, e cioé al periodo in cui nacque l'amicizia tra le due donne, che si conobbero a Napoli, in un ospedale. L'altra foto mostra le due donne davanti all'obiettivo del fotografo, nel capoluogo campano.
La signora partenopea che ha scritto a Lettere Meridiane aggiunge qualche altro particolare utile al riconoscimento della signora foggiana: si chiama Emilia e l'anno in cui si ritrovarono entrambe nell'ospedale a Napoli, dove fecero amiciza: era il 1976.
La signora Marisa tiene tantissimo a ritrovare la sua amica. Chi può dare notizie utile scriva a Lettere Meridiane oppure commenti semplicemente questo post.

Tavoliere, crocevia del sottosviluppo. L'inchiesta sull'oro rosso finanziata da Bill Gates.

Quella di Prince Bony è una storia singolare, ma per molti versi emblematica. In Ghana, dov’è nato, coltivava pomodori. Ma sognava per lui e per la sua famiglia - la moglie e due figli che adesso non vede da sette anni - un futuro migliore. Per questo è venuto in Italia, nelle campagne del Tavoliere di Puglia. A raccogliere pomodori. A fare più o meno lo stesso lavoro che faceva al suo paese. E a vivere peggio.
A raccontare la vicenda sono stati su Le Monde Diplomatique, Mathilde Auvillain e Stefano Liberti. Realizzata grazie a The Innovation in Development Reporting Grant Programme dello European Journalism Center (EJC), finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation (ne ho parlato già in questa lettera meridiana), l’inchiesta - con il titolo Il lato oscuro dei pomodori italiani -, è stata pubblicata in Italia dal settimanale Internazionale. È la copertina del n. 1066.
I fatti al centro del reportage sono messi in evidenza con efficacia nel sottotitolo: il lavoro dei braccianti africani nell’Italia del  sud serve a produrre le conserve di pomodoro che sono esportate a prezzi stracciati in Ghana. Dove fanno concorrenza ai prodotti locali e stravolgono le abitudini alimentari della popolazione.
L’inchiesta di Mathilde Auvillain e Stefano Liberti è preziosa, per il suo particoare punto di vista. Al centro non c’è quello sguardo ipocrita che affiora dalla classiche indagini di Gatti su L’Espresso, nelle quali lo schiavismo e lo sfruttamento sembrano essere un’aberrazione, e non invece qualcosa di perfettamente coerente al sistema. Auvillain e Liberti cercano di capire fino in fondo.

giovedì 25 settembre 2014

Perché il sindacato è necessario

Guardateli, questi vispi vecchietti assiepati nel foyer del teatro di San Severo. Stanno ascoltando la relazione di sindacalisti e tecnici che presentano il manuale contro le truffe realizzato dal Sindacato Pensionati della Cgil in collaborazione con le Forze dell’Ordine. È intitolato “Non ci casco”, ed è un vademecum di autodifesa per contrastare i raggiri che sempre più spesso prendono di mira gli anziani.
Guardateli, e poi ditemi se il sindacato non è qualcosa di necessario, di importante: qualcosa che ti aggrega e ti spinge a vivere meglio. Il sindacato è bersaglio di un attacco forte, che punta a delegittimarlo. Ma immagini come queste dimostrano che il sindacato si legittima da solo. Soprattutto quando ha alle spalle una storia, un radicamento nella comunità, come quello dello Spi Cgil.
Protagonisti ieri, protagonisti oggi, con questa iniziativa che mira a contrastare il fenomeno purtroppo sempre più ampio delle truffe ai danni degli anziani.
Lo Spi Cgil scende direttamente in campo, torna in trincea nella battaglia più insidiosa di tutte. Quella della legalità. E lo fa mettendoci il cuore e la faccia.
Il segretario Franco Persiano

Altobelli: "La ricostruzione del Gargano occasione per una svolta"

La ricostruzione del Gargano lacerato dall'alluvione sarà una sfida lunga, difficile, che chiama in causa tutti: in primis le istituzioni e la politica, ma anche i cittadini e le imprese, che saranno chiamate alla realizzazione delle opere.
Non si tratterà di ricostruire e basta, ma di farlo secondo un logica nuova di governo e di uso del territorio. Che a porsi criticamente il problema sia la classe imprenditoriale della provincia di Foggia è una bella notizia.
Nicola Altobelli, vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria Foggia in un articolo pubblicato da Libero sollecita un cambio di prospettiva. Sullo sfondo che c'è l'idea - ambiziosa ma affascinante - che il Gargano e la sua ricostruzione possano diventare un laboratorio per progettare l'Italia del futuro.
Ringrazio Altobelli per aver acconsentito alla pubblicazione dell'articolo su Lettere Meridiane. Eccone, di seguito, il testo.
* * *
Nel paese delle emergenze siamo nuovamente alla conta dei danni e alle lacrime. La dissennata aggressione di un territorio aspro ma notoriamente fragile, si è consumata tra le responsabilità di chi avrebbe dovuto regolare e controllare e la necessità di chi ha provato a inventarsi un futuro migliore.
Tutti sintomi di una malattia evidentemente più grave e profonda.

La storia di Mara Cinquepalmi: "Un senso spietato di non ritorno"

Mara Cinquepalmi è giornalista professionista, foggiana di nascita, ma bolognese d'adozione. È andata via da Foggia da tempo, accorciando successivamente le distanze e riposizionando i sentimenti come spesso accade, e come abbiamo sentito già raccontare in questa storia collettiva che si va componendo su Lettere Meridiane sulo tema di partire o restare. È autrice di un progetto importante per tessere la storia pubblica di Foggia: il racconta di genere delle donne che hanno lavorato nel più importante stabilimento della città, la Cartiera di via del Mare, che trovate a questo link. Ammetto che conoscevo poco questa iniziativa, prima che Mara intervenisse nella storia di chi parte e chi resta. Ne parlerò più diffusamente, in una prossima occasione. Via del Mare è in se stesso espressione di quel rapporto speciale che si stabilisce tra chi è andato e ciò che è rimasto, rapporto scandito dal desiderio di memoria, di identità.
Ecco la storia di Mara Cinquepalmi. Al termine una breve scheda biografica.

Un senso spietato di non ritorno

Cosa vuol dire lasciare la propria città? Vuol dire lasciare la sicurezza degli affetti, gli amici, il luogo in cui sei cresciuta.

mercoledì 24 settembre 2014

Il Sud è il futuro del mondo. Ma bisogna cambiare la filosofia dello sviluppo.

Il Pd che non t’aspetti sta acquattato in un angolo di piazza Battisti, in un gazebo attraversato dalle grida dei bambini che giocano all’esterno e sferzato da raffiche di favonio che non promettono niente di buono.
Promette invece tanto di interessante la serata conclusiva della festa de L’Unità, grazie alla sfavillante intuizione di Roberta Sassano, che ha riunito attorno al tavolo a ragionare di Orizzonti e visioni di Sud il poeta paesologo Franco Arminio e il ricercatore Svimez Peppe Provenzano.
Messo così sembrerebbe un confronto tra parola e numeri, tra possibilità e concretezza. Alla fine l'incontro si rivela un crogiuolo di tensione ideale, testimonia un bisogno di politica che torna ad occuparsi di futuro e a sorreggere la costruzione del futuro.
Il tema - volutamente sfuggente (orizzonti sono futuro, ma anche visione dall’alto; visioni sono dati di fatto, ma anche sogni) - suggerisce digressioni, sollecita utopie, ma la ricca serata restituisce alla fine l’immagine di un Mezzogiorno ricco di risorse e di futuro.
Se solo la politica se ne accorgesse.
Il gazebo è affollato di iscritti e non. Dagli sguardi puoi coglierlo tangibile questo ritrovato desiderio di ascoltare, capire e riflettere e discutere.
I due relatori non si tirano indietro. Parlano fitto. Sono flussi di coscienza più che ragionamenti, e mi piace racconterveli così.

Questa Foggia che sa emozionarsi, riflettendo su se stessa

Lo so. Un giornalista non dovrebbe mai emozionarsi. L’emozione riduce la distanza dalle cose. Ma Lettere Meridiane è nato apposta per questo: un blog che vuole guardare le cose ad altezza d’occhi. Per essere un po’ meno giornalista distaccato e osservatore. Per ridurre la distanza, appunto.
Non sospettavo che il racconto delle tre partenze di Gianni Pellegrini, Salvatore Speranza e Antonio Vigilante provocasse una tale reazione nel popolo foggiano del social network.
La mia tesi di partenza è che se tre docenti, tre intellettuali accomunati dal fatto di essere autori di libri e canzoni, produttori culturali, se ne vanno da un posto contemporaneamente, quel posto si impoverisce.
Alle storie dei tre interessati si stanno unendo altre storie, come quella di Antonio Fortarezza. E stanno venendo fuori tanti sguardi sulla città che Lettere Meridiane raccoglierà in un e-book.
Come quello - che mi ha profondamente emozionato - di un altro poeta e cantautore foggiano. Si chiama Gianni Ruggiero, ne ho scritto già commentando La mia città martoriata, un poema sui bombardamenti del 1943, scritto in dialetto, e a mio giudizio grande esempio di come la poesia dialettale possa assurgere a livelli artistici molto alti.
Vi avverto, però. Non sono un critico letterario. Giudico la poesia sul filo dell’emozione che suscita in me. Non è il metodo che si usa tra i banchi del liceo. Ed è un peccato perché chi, se non la scuola, dovrebbe insegnare ad emozionarsi con la poesia?
Questa Foggia che sa emozionarsi, riflettendo su se stessa, mi piace assai. E a voi?

Di seguito il testo della bella poesia che Gianni Ruggiero regala agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane accompagnandola da una semplice osservazione: “A proposito di gente che va via da Foggia e di chi resta.”.
La traduzione è mia. La foto che illustra il post è di Michele Sepalone.

Nu poste deverze

Il Pd che non t'aspetti

Durante questa ondivaga estate, ho avuto la fortuna e il piacere di attraversare spesso le piazze democratiche. Amici e compagni mi hanno chiamato a moderare incontri e dibattiti alle feste de L'Unità, da Manfredonia a Cerignola, da Pietramontecorvino a Foggia, spesso per ricordare Enrico Berlinguer altre volte per affrontare temi importanti come la questione meridionale e la raccolta differenziata.
Ho visto dappertutto un partito vivo, che ci crede e che riflette, assai di più di quanto non raccontino le cronache.
In tutti i posti dibattiti affollati. Un desiderio nuovo di politica. Di tornare alla politica.
Ho visto il popolo delle primarie ormai stufo di discutere solo quando è raggruppato in quelle interminabili file, prima di esprimere un voto che assomiglia sempre a una delega in bianco. [Ho già scritto in questo post dello svuotamento di senso delle primarie].
A dirvela tutta, ho visto tre Pd.
Il primo è quello dell’uomo solo al comando della corsa che, perdonate la tautologia, ormai fa corsa a sé.
Il secondo è quello dei gruppi dirigenti che applaudono fervidi e ferventi l'uomo solo al comando della corsa oppure lo maledicono. Twittano ma non scendono in piazza.
Il terzo è quello che vuole tornare a fare politica nelle piazze, riflettendo, discutendo, partecipando. Sui temi veri del futuro, e non sulle poltrone dei cda. O anche semplicemente arrostendo salsicce e preparando crepes (leggendarie quelle di Pietramontecorvino).

martedì 23 settembre 2014

L'omaggio di Franco Arminio ad Antonio Facenna: "Un eroe meridionale"

Poeta, scrittore e - come si autodefinisce - "paesologo", Franco Arminio è un personaggio tanto popolare quanto straordinario, cantore di un Sud che esiste e resiste e che trova nelle sue radici, nell'arcaico, le ragioni del suo futuro, Protagonista assieme a Beppe Provenzano di un'insolita quanto intrigante serata alla Festa dell'Unità di Foggia, ha voluto rendere omaggio ad Antonio Facenna, il giovane allevatore di Carpino ucciso dall'alluvione.
"Antonio Facenna - ha detto Arminio - è morto da eroe. Deve diventare uno di noi. A venticinque anni è corso a vedere come stavano le vacche mentre infuriava la tempesta, trovandovi la morte. Chi lavora nei campi, chi fa il formaggio, chi sa ancora accarezzare la pancia di una pecora e mungere una vacca dev'esserci caro, deve tornare al centro dell'attenzione del popolo, della comunità, così come chi perde il lavoro. Sono gli eroi che devono ricevere dalla politica la giusta attenzione e il giusto sostegno. Per questo il gesto nobile di Antonio Facenna ha la statura di un'impresa eroica che la comunità civile, ma anche la politica devono riuscire a far loro."
Franco Arminio ha annunciato la sua partecipazione a Essere "podolico" è uno stile di vita - Concerto in memoria di Antonio Facenna che si svolgerà domenica sera, 28 settembre prossimo, al Teatro del Fuoco.
L'evento è organizzato dal Carpino Folk Festival assieme all'Associazione di Promozione Sociale e Culturale JACO di Foggia e al Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata.

Le memorie di guerra dell'eroe foggiano Alfonso Nigri. Un inno alla pace.

 In una nota pubblicata sul suo profilo facebook, Vincenzo Rizzi, consigliere comunale del M5S, e storico esponente dei movimenti ambientalisti e pacifisti del capoluogo dauno, racconta la drammatica esperienza occorsa a suo zio, Alfonso Nigri nel corso della prima guerra mondiale.
Alfonso Nigri è stato un eroe di guerra foggiano. Suo nipote Vincenzo pubblica la relazione del periodo di prigionia, scritta dall'Ufficiale. Un bel documento, di eccezionale valore storico, ma anche di indiscutibile valore morale, che offre lo spunto per alcune belle riflessioni sull'Europa e sul ruolo del Vecchio Continente per la pace.
Ringrazio Vincenzo Rizzi per averne acconsentito la pubblicazione su Lettere Meridiane.

W l'Europa della gente

21 settembre 2014 alle ore 23.20
Rimettendo apposto un vecchio scatolone, ho ritrovato lettere, foto di famiglia che raccontano storie terribili legate alle guerre che hanno caratterizzato il secolo breve.
Tra le tante lettere, ho rinvenuto la relazione di come il fratello di mia nonna paterna è stato catturato dagli austriaci nella 1917. Questo mio zio, Alfonso Nigri, a cui è dedicata una via di Foggia, fu condotto in prigionia a Mauthausen, ironia della sorte volle che sopravvisse alla prigionia, ma morì di ritorno, senza poter riabbracciare i suoi cari, probabilmente falciato dalla Spagnola.

Scienza e ambientalisti concordano: la colpa del disastro è del cemento

Immagine allegata al comunicato del WWF
Il WWF insiste: il disastro che ha colpito recentemente il Gargano poteva essere evitato, o quanto meno limitato. Lo si legge in una nota, corredata da una ricognizione fotografica sulla situazione dei corsi d'acqua del promontorio. Ma la sorpresa è che questa volta gli ambientalisti trovano dalla loro parte anche gli scienziati.
Ma procediamo per ordine. Già in un primo comunicato, l’organizzazione ambientalista aveva stigmatizzato il caso della chiusura della foce del torrente Calena nella Baia di Peschici, travolta dalla conseguente valanga di acqua e fango.
Le foto dall'alto accluse a questa seconda presa di posizione mettono in evidenza altri corsi d'acqua violentati. “Sempre a Peschici - si legge nel documento -  risulta assediata dal cemento anche la foce del canale Ulse. Analoga sorte è toccata allo sbocco del torrente Romandato, ostruito dalla strada litoranea tra Rodi e Lido del Sole.  Senza più foce appare almeno uno dei canali tra Rodi e San Menaio. Completamente tombato da cemento e asfalto si presenta il torrente che, se fosse libero, sfocerebbe proprio nel mare di San Menaio davanti alla Torre dei Preposti.”
Come già detto, almeno in parte, le tesi dell’organizzazione ambientalista concordano anche con quelle degli scienziati che si sono occupati della vicenda. Il sito meteoGargano ha pubblicato un’altra relazione del prof. Franco Ortolani, che riguarda le colate detritiche che si sono registrate a Rodi Garganico durante l’alluvione.

lunedì 22 settembre 2014

Sviluppo e sottosviluppo: perché non riusciamo a ragionarne serenamente?

Le intenzioni di chi comunica prescindono naturalmente dalle interpretazioni di chi ascolta. Possono intendersi oppure fraintendersi. A volte perché chi riceve il messaggio cede alla tentazione di recepire del messaggio ciò che più gli piace. Più spesso per colpa di chi comunica, che non riesce ad articolare come dovrebbe, nei modi e nei contenuti, quel che vorrebbe dire.
Davvero non c’era in me alcuna intenzione polemica nella lettera meridiana in cui ho dato notizia della seduta del consiglio dei ministri che ha dato via libera alla realizzazione di un altro po’ di parchi eolici in terra di Capitanata, mentre erano attesi i provvedimenti per la ricostruzione del Gargano. Se ho dato questa impressione a qualcuno degli amici e dei lettori del blog, la colpa è mia.
Però difendo la notizia. Che è la coincidenza tra un fatto (i parchi eolici) e un non fatto (lo stato di emergenza per il Gargano). Gli  iter dei due provvedimenti, entrambi profondamente significativi per la Puglia settentrionale, avrebbero potuto approdare contemporaneamente sul tavolo del consiglio dei ministri, ma non è stato  così.
Alcuni legittimi interessi privati hanno avuto via libera in nome dell’interesse pubblico. L’interesse pubblico derivante dalla necessità e dall’urgenza di ricostruire il Gargano dovrà aspettare ancora un po’.
Ho letto questa  coincidenza come un sintomo dell’addensarsi, sulla Capitanata, di un modello tipico dell’economia capitalistica, e assai  investigato da economisti e sociologi, in base al quale lo sviluppo di certe zone si crea mercé il sottosviluppo di altre zone.
Liberissimi di dissentire, ma sarebbe invece a mio avviso il caso di rileggere  partendo proprio in questa chiave  la storia recente della provincia di Foggia. Chissà che non riusciamo a trovare così una risposta alla domanda che aleggia nel cielo dauno da ormai troppi anni: perché non è mai decollata l’intuizione che stava alla base di tutti i recenti progetti di sviluppo, e cioè che la Capitanata possiede in se stessa, nel suo territorio, nella sua posizione geografica le potenzialità per sprigionare un modello di sviluppo autopropulsivo,  multisettoriale, integrato? 
Cosa accade se il metano dei Monti Dauni finisce a Taranto, l’energia eolica delle stesse colline e del Tavoliere finisce al Nord, il pomodoro finisce in Campania per essere trasformato e rivenduto altrove, e si perde una posizione baricentrica, per altri baricentrismi?
Non mi pare si tratti di interrogativi banali. Perché, allora, non riusciamo mai a discuterne serenamente?

Antonio Fortarezza. Andare via da Foggia, per imparare a volerle bene.

Antonio Fortarezza ha uno sguardo tenero, che ti conquista subito. Antonio ha nello stesso tempo uno sguardo profondo, che usa con una straordinaria efficacia quando attraverso video e fotografie racconta di disagi ed alienazioni, cogliendone i tratti di speranza. Ha uno sguardo che non s'arrende, che cerca di vedere l'invisibile.
Ho paragonato una volta una sua iniziativa culturale, la mostra Visibili/Invisibili al celeberrimo piano-sequenza finale che Antonioni filma in Professione Reporter per sottolineare la sua capacità di guardare, senza soltanto limitarsi ad osservare. Antonio sa guardare e al tempo stesso sa prendere parte alle cose che guarda.
Da molti anni, ormai, Antonio Fortarezza ha lasciato Foggia per stabilirsi a Milano. Negli ultimi tempi vi ritorna, però, un po’ più spesso. Gli ho chiesto di scrivere un capitolo di questa sorta di racconto collettivo che si sta componendo su Lettere Meridiane a proposito dell’emigrazione intellettuale, dei tanti foggiani che per scelta o necessità se ne sono andati.
Uno sguardo come quello di Antonio è prezioso. Per capire, per farci capire. Ecco la sua testimonianza.
* * * 
Mia madre si mise in fila, come tanti altri, nell'anticamera di un'allora potente onorevole. Non era per questuare un posto di lavoro ma per chiedere un luogo dove, io bimbo, potessi essere adeguatamente curato.
Anni dopo mia madre si mise in fila una seconda volta nella stessa anticamera, questa volta per questuare un posto di lavoro in qualche ufficio o fabbrica locale. No, non era per me.
Finito il mio percorso di studi foggiano e in cerca di primo lavoro mi suggerirono caldamente di rivolgermi a un politico locale di un partito che allora stava iniziando a prendere quota.
Quando il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto a scegliere liberamente il proprio rappresentante nelle istituzioni, diventa merce di scambio in occasioni di periodiche tornate elettorali, in quei momenti si perde. Si perde libertà e dignità e si permette ad altri di mettere le mani sulla propria vita.

Landella, Miglio e Mongiello in corsa per la presidenza della Provincia

Partiti e consigli comunali scaldano i motori in vista delle elezioni provinciale del prossimo 12 ottobre, le prime che non si svolgeranno a suffragio universale. Grandi elettori del presidente e del consiglio provinciale saranno infatti i consiglieri dei 61 comuni della Capitanata che sceglieranno tra i tre candidati alla presidenza e i candidati al consiglio che hanno presentato 6 liste.
Le relative candidature sono state presentate questa mattina (termine ultimo le ore 12,00) all’Ufficio Elettorale della Provincia. Per carica di Presidente sono in corsa Franco Landella, sindaco di Foggia, centrodestra ; Francesco Miglio, sindaco di San Severo, centrosinistra; Paolo Mongiello, capogruppo del centrodestra nell'ultimo consiglio comunale.
Sono invece sei le liste dei candidati alla carica di Consigliere Provinciale. Quattro che discendono direttamente da partiti, due di ispirazione civica: Capitanata Civica (Ciuffreda Domenico; Cusmai Rosario; D’Errico Giuseppe; Del Vecchio Giosuè; Di Maria Antonio; Di Trani Franco; Marotta Vicenzo; Ratclif Luigi; Rossi Giuseppe; Titta Cosimo; Tutolo Antonio; Vallese Carlo; Uniti per la Capitanata (Campese Giovanni; Cusenza Gaetano; Di Felice Vincenzo; Pellegrino Pasquale; Sementino Michele; Tavaglione Nicola E.; Torelli Anna Maria; Sciagura Marcello); Unione di Centro (Bocola Maria Anna; Iaccarino Leonardo; Miglionico Giuseppe; Rendina Michele; Spagnolo Raffaele; Spagnoli Pasquale); Nuovo Centro Destra (Bonfitto Antonio M.; Cotugno Angelo; De Feo Matteo; Dell’Erba Paolo S.; De Luca Leonardo; Matarante Alfredo C.; Palmieri Antonio; Palumbo Pasquale; Prudenza Domenico; Reddavide Luca; Venditti Massimo; Zelano Giovanni); Forza Italia (Camporese Marco; Casarella Gianvito; Del Priore Antonio; Gatta Nicola; Gualano Piero P.; Latorre Francesco Paolo; Netti Nicola; Nobile Ersilia; Petroianni Maria A. G.; Tarantino Gerardo; Ursitti Raimondo; Valerio Fabio); Partito Democratico (Calvio Maria R.; Capozzo Antonietta; Cassitti Saverio; Costa Michelina; Danaro Savino; De Mutiis Antonietta; Di Pumpo Emilio; Giurato Luigi; La Torre Francesco; Rignanese Generoso; Russo Pasquale; Soccio Paolo).

domenica 21 settembre 2014

Consiglio dei Ministri. Fumata nera per il Gargano. In compenso arrivano altri parchi eolici.

Premetto. Questa lettera meridiana non ha alcun intento polemico. È solo un tentativo di cercare di capire, e di far capire come vanno le cose. Nel mondo e nel Belpaese.
La scena si svolge a Palazzo Chigi. Consiglio dei ministri di venerdì 19 settembre scorso. Se qualcuno ci avesse detto che nella riunione dell’esecutivo si sarebbe parlato della provincia di Foggia avremmo stappato il D’Araprì. Lo stato d’emergenza per il Gargano alluvionato è cosa fatta - avremmo pensato - la ricostruzione è stata finanziata.
Invece no. Di Capitanata si parla, ma in tutt’altro senso. “Il Consiglio dei Ministri, in considerazione dell’interesse pubblico all’incremento di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, quale obiettivo primario a livello nazionale e comunitario - si legge nel comunicato ufficiale della seduta -, ha deliberato che sussiste la possibilità di procedere, rispettando le verifiche e le prescrizioni richieste dagli Enti coinvolti in sede di conferenza di servizi, alla costruzione e all’esercizio di impianti eolici nei seguenti Comuni in provincia di Foggia: Apricena, San Severo, Sant’Agata di Puglia, Rocchetta Sant’Antonio, Foggia e Orsara di Puglia.
La morale?

Noi siamo qui per cambiare l'Italia. Ma noi chi?

Caro Segretario,
ho letto la lettera che mi hai mandato in quanto sono iscritto al Pd, Noi siamo qui per cambiare l'Italia.
Non mi piace, nel merito, per molte ragioni. Ma non è di questo che voglio parlarti.
Vedi, tu godi del singolare privilegio (che credo con si verifichi in nessun paese occidentale) di essere al tempo stesso premier e segretario del partito di maggioranza relativa, nonché del maggior partito di centrosinistra.
Sospetto che il noi con cui ti rivolgi a noi destinatari della tua lettera e in genere all’uditorio quando parli o scrivi non si riferisce a noi noi, ma piuttosto sottende questa tua duplice veste. Insomma un plurale maiestatis.Non entro nel merito dei temi che affronti nella lettera (la scuola, il lavoro, il fisco).
I passaggi che mi hanno lasciato basito stanno verso la fine. Li indico in corsivo, per comodità di quanti leggeranno questa mia senza aver letto la tua (la vostra, pardon).

Salvatore Speranza: Ecco perché ho lasciato Foggia

La discussione su Lettere Meridiane sul tema andarsene da Foggia o restare si va accendendo sempre di più. Ho promesso di darne conto compiutamente, subito dopo gli interventi dei tre amici la cui forzata emigrazione mi ha indotto a scrivere il post Intellettuali in fuga, Foggia ancora più povera, che ha poi avviato il confronto.
Dopo gli interventi di Antonio Vigilante e di Gianni Pellegrini, ecco quello di Salvatore Speranza, che se n'è andato a insegnare a Milano dopo che ha provato a ritessere, a Foggia, la trama di una politica attenta ai problemi del territorio e dello sviluppo con la riuscitissima iniziativa "Il filo della memoria", in cui ha raccolto le testimonianze ed il vissuto di quindici protagonisti della vita pubblica e politica provinciale.
Salvatore Speranza chiama direttamente in causa me e Lettere Meridiane, lo sforzo che quotidianamente facciamo nel tentativo di tenere viva l'opinione pubblica foggiana e provinciale, riflettendo sulla solitudine che spesso avvolge quanti cercano di cambiare.
Risponderò nei prossimi giorni. Intanto questo è il testo del contributo di Salvatore.
* * *
Non ho molta voglia di pensare e parlare di Foggia in questo periodo, ma credo che l'amico Geppe Inserra una risposta la meriti. E non (solo) perchè mi è caro, lui e la sua enorme famiglia (nella quale ho avuto ed ho amici, amiche, maestre e maestri), e neanche perchè, sollevando la questione del contemporaneo allontanamento da Foggia mio e dei colleghi Gianni Pellegrini ed Antonio Vigilante, ha dato a tutti noi implicitamente il titolo di "intellettuali". Parlo per me: mi sento sì un intellettuale, ma solo per difesa, non essendo in grado di fare assolutamente niente di "manuale" e di "pratico". Ed è stato proprio per cercare di capire quelli che sono i miei limiti che ho deciso di andare via da Foggia. Nella mia città questa cosa che può sembrare semplice non mi riusciva più, data la totale assenza di confronto. Nella mia città mi sentivo "intellettualmente" solo.

sabato 20 settembre 2014

Alluvione, il video dei danni

In attesa che il tempo sedimenti il dolore, e che qualcuno racconti per immagini il dramma che ha sconvolto il Gargano, Lettere Meridiane pubblica un video contenente la selezione e il montaggio delle fotografie e di altri materiali utilizzati dalla Protezione Civile Regionale pugliese nella relazione che ha fatto il punto sui danni ed ha ricostruito i motivi del disastro, sottolineandone il carattere eccezionale.
Il video realizzato da Lettere Meridiane non ha alcuna pretesa artistica e si prefigge soltanto finalità documentali.
Per questo, non rivolgo agli amici ed ai lettori l'invito che solitamente faccio, a guardare, amare e condividere il film. Non si possono amare lo scempio, il dolore, la distruzione.
Nella loro drammatica evidenza, le immagini sono però un utile ammonimento a fare, d'ora in poi, tutto quanto è possibile perché certe cose non si ripetano.
Allora, guardatelo, piangete, condividetelo.


La lezione d'identità di un salentino che ama Foggia

Tutto si può dire ai salentini (e talvolta Lettere Meridiane non ha risparmiato critiche ad una certa pervasività del brand Salento) ma non che siano profondamente attaccati alla loro terra, alla loro identità, alla loro cultura e alle loro radici.
Diciamo anche che sono stati questi gli ingredienti del miracolo Salento di questi ultimi anni, dell'exploit che ha portato questo magnifico pezzo di Puglia ad affermarsi in tutto il mondo. Ragione per cui una lezione d'identità che giunge ai foggiani da un salentino deve spingerci a riflettere, tanto più quando è sentita e vera come quella che ha scritto Fabio Ria, commentando il post di qualche settimana fa su Foggia bella o brutta. Parole semplici, ma assai stimolanti: "Io sono un leccese che ha vissuto per necessità lavorative nove anni a Foggia. Sì, all'inizio Foggia mi è sembrata brutta nel senso di troppo moderna quindi vuota di contenuti. Poca storia raccontata dai palazzi e monumenti; poi però ho "ascoltato" la sua Storia e ho cominciato ad amare Foggia.
Avete un brutto difetto voi foggiani: di un palazzo o di un oggetto della memoria qualsiasi voi dite che è VECCHIO e mai ANTICO !
Fabio Ria"
Come non essere d'accordo? La bellezza non è qualcosa che si impara sui libri di scuola. Te la devi sentire attorno, addosso e dentro. È qualcosa, appunto, che ti fa riconoscere in un palazzo, in un angolo della città, l'antico (la cultura che parla, l'identità che ti chiama) e non il vecchio.
Quest'estate sono stato nel Salento e in un lido balneare nei pressi di Gallipoli ho trovato che sul registratore di cassa era incollato con bella evidenza un adesivo che inneggiava alla salentinite...
Per noi la foggianite è quasi una malattia. Nella Puglia meridionale la salentinite è un motivo di vanto. La differenza sta tutta qui.

Alluvione, l'impazienza di Minervini: "Adesso tocca al Governo"

“La Regione, attraverso la Protezione Civile, è stata celere nel calcolare i danni. Adesso la palla passa al Governo che, ci auguriamo, sia altrettanto veloce per lo stanziamento delle risorse che sono assolutamente necessarie per mettere in sicurezza e far ripartire l'economia del territorio". Guglielmo Minervini, assessore regionale pugliese alla Protezione Civile,  non polemizza, ma pare di capire che una qualche preoccupazione esiste, a proposito della tempestività con cui il Governo troverà ed erogherà i finanziamenti necessari per la ricostruzione delle zone colpite dalla disastrosa alluvione che ha stravolto il Gargano all’inizio di settembre.
La Protezione Civile regionale ha svolto con molta efficienza ed efficacia il suo lavoro, mettendo a punto a tempo di record la mappa e la stima dei danni, che l’assessore Minervini giudica “significativi, a dimostrazione del fatto che si è trattato di un evento fuori dall'ordinario e che mette ancor più in luce il ruolo giocato in quelle ore dal nostro dispositivo di soccorso e protezione civile.”
Poi l’assessore passa a sciorinare i dati: “Dalla ricognizione effettuata dal Servizio Protezione Civile per il Dipartimento Nazionale - aggiunge - , emerge che le somme necessarie per il sostegno delle spese già sostenute e per le attività urgenti per la prima messa in sicurezza immediata del territorio ammontano complessivamente a circa 65 milioni di euro, le somme necessarie per i ripristini delle infrastrutture pubbliche danneggiate e per il ripristino del reticolo idrografico ammontano a circa 109 milioni di euro, mentre i danni ai privati ed alle attività produttive superano i 100 milioni di euro. Complessivamente si tratta di 274 milioni di euro.”
Una bella somma, di gran lunga superiore a quella stimata nelle ore immediatamente successive alla tragedia, quando probabilmente nessuno aveva chiaro il quadro preciso della situazione, reso più incerto del fatto che la bomba d’acqua si è abbattuta in due distinti momenti (prima sul Gargano meridionale, quindi nella fascia settentrionale), attaccando il promontorio su diversi fronti

Intanto è passata una settimana dalla visita a Peschici del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il premier, applaudito dalla popolazione, aveva promesso interventi rapidi e risolutivi, che ancora non si vedono. Speriamo bene.

Vendola ai garganici: "Ogni cittadino sia sentinella e custode del territorio"

Nelle undici precedenti edizioni si era svolto sempre in Trentino. Ieri il raduno nazionale della protezione civile si è invece celebrato per la prima volta in Puglia, a Vieste.
Sono giunti da sei regioni, in oltre trecento. E proprio all’indomani della tremenda alluvione che ha causato due vittime e provocato danni per quasi 300 milioni di euro.
Il governatore regionale pugliese Nichi Vendola non ha voluto mancare alla manifestazione inaugurale.
“Che il raduno nazionale della protezione civile si sia svolto in Puglia, sul Gargano - ha detto - per noi è motivo di soddisfazione, è un positivo riconoscimento per la Protezione civile pugliese, del ruolo che oggi svolge, del salto di qualità che siamo riusciti a compiere: da zero fino ad avere oggi una delle macchine più efficienti d’Italia.”
Vendola ha partecipato al corteo accompagnato dal sindaco della cittadina garganica, Ersilia Nobile (nella foto), ed ha rivolto un messaggio di speranza per il futuro della zona flagellata dall’alluvione: “Il Gargano è vivo, in piedi con le sue cicatrici, con le sue ferite ancora aperte. È in grado di reagire, e lo sta dimostrando. La protezione civile è una presenza importante: ogni cittadino deve diventare sentinella del suo territorio, custode dei suoi valori fondamentali.”

Tenerezza, emozione, rabbia: l'addio a Foggia di Gianni Pellegrini

Insisto. Una città che perde d'un colpo tre delle sue migliori intelligenze, per giunta tre umanisti (in ordine rigorosamente alfabetico, Gianni Pellegrini, Salvatore Speranza e Antonio Vigilante), perde un pezzo di cuore e un pezzo di futuro. Non è una coincidenza che a far da pendant all'ondata di emigrazioni intellettuali, ci sia il malinconico declino della bellezza scandito dal degrado di Palazzo Trifiletti, che pesa sulla città come un macigno, e di cui si accorgono in pochi.
Una città che perde d'un colpo tre delle sue migliori energie dovrebbe almeno parlarne, accidenti. Non in termini di rimpianto, di nostalgia, di se e di ma. Ma per rimboccarsi le maniche e cominciare a riflettere seriamente sul da farsi per arrestare l’emorragia. Per riprendere a costruire il suo futuro. Per non essere più solo ferlizze, parafrasando il titolo dell’ultimo straordinario cd di Gianni Pellegrini.
Dopo quelle di Antonio Vigilante, pubblico oggi le riflessioni di Gianni, tanto struggenti, quanto amaramente paradigmatiche.
Pellegrini è docente, musicista, poeta, cantautore: il suo ultimo cd Ferlizze (che ho recensito qui) è un autentico monumento di quella cultura immateriale che a Foggia si sta dimostrando insospettabilmente viva e che sta diventando l’ultima spiaggia per salvare identità e memoria.
Ecco l'addio di Gianni Pellegrini. Una lettura che mi ha procurato un'immensa tenerezza, una forte emozione. E tanta rabbia.

L’addio che non sai scrivere: Foggia.

18 settembre 2014 alle ore 23.23

Cos'è un addio?
non lo so, non lo so scrivere

La bellezza senza confini. Foggia chiama Lucera e Troia.

Qualche tempo fa, il gruppo facebook Gli amici della domenica promosse una bella iniziativa chiedendo agli iscritti di sognare una città diversa, mostrandola attraverso disegni oppure fotomontaggi. Il disegno che vi mostro è il frutto di uno di questi sogni. Lo ha postato l'autore, Marco Ciavarella, come contributo alla discussione avviata su Palazzo Trifiletti, accompagnandolo con poche righe di commento: "...e pensare che può ritornare ad essere un gran bel palazzo... (pubblico una foto di un mio disegno fatto tempo fa per gioco per Gli Amici della Domenica)."
Come ho detto ieri, pubblicando l'interessante documentazione fotografica di Valter Caricchia, il sogno che Palazzo Trifiletti possa tornare ad essere così come se lo è immaginato Ciavarella (e come dpveva essere all'epoca del suo massimo splendore) sta diventando sempre più... proibito.
La transennatura dell'isolato, che riguarda tanto l'antico palazzo settecentesco che l'attiguo Cineteatro Garibaldi, è stata probabilmente resa necessaria proprio dallo stato di preoccupante degrado in cui versa il tetto, che ha ceduto in più punti.
Tommaso Di Gioia ha lanciato qualche giorno fa una petizione on line per sensibilizzare le autorità locali e l'opinione pubblica sulla necessità di fare qualcosa per salvare questo gioiello del patrimonio architettonico foggiano che - vale la pena di ricordarlo - è stato negli ultimi secoli straziato da gravi distruzioni provocate da terremoti ed eventi bellici.
Mancano ancora diverse decine di firme per raggiungere l'obiettivo.
Lettere Meridiane rinnova l'invito a sottoscrivere la petizione, e a farla sottoscrivere. Ai foggiani ma anche a quelli che foggiani non sono, con una particolare affettuosa raccomandazione agli amici e ai lettori lucerini e troiani, particolarmente sensibili (e come potrebbe essere diversamente visto che vivono nelle città d'arte della Daunia?) a questi temi.
La bellezza e la memoria non hanno confini.

venerdì 19 settembre 2014

Domani a Parco San Felice il Foggia Music Festival. Perplessità sulla location.

Domani, con inizio alle ore 16.30, quattordici ore di musica non stop animeranno Parco San Felice per la seconda, attesa,  edizione del Foggia Music festival.
Si tratta del primo festival  dedicato ai ritmi della  House Music, Techno, Reggae, Dubstep, Trap, EDM e Hip-Hop!, che richiameranno nel cuore verde di Foggia giovani appassionati da tutta la Capitanata e zone limitrofe, attirati dai nomi dei dj  in consolle e dall’allestimento della location, che vede  un imponente impianto luci e audio. Un’iniziativa interamente autofinanziata e a partecipazione gratuita che vede l’unione di staff di tre realtà organizzative diverse: ARTIST BY HOFFMAN KLAB (Reggae),  HANGOUT PROJECT (EDM, House music, Trap, Dubstep, Hip-hop) , LEBEN SOUND (House, Tech house, Techno).
Nel segnalarmi la notizia (tratta dal sito di Teleradioerre) Maurizio De Tullio manifesta (fondate) perplessità per l'aver autorizzato una simile manifestazione nel luogo forse oggi più delicato di Foggia, che è appunto Parco San Felice: "Domanda: ma ci rendiamo conto dell'impatto previsto? Sorvolo sulla 'qualità' della manifestazione (generi musicali, eleganza e sobrietà comportamentali dei partecipanti sopra e sotto il palco, tum-tum-tum insopportabili ecc.) ma, si dirà, il gusto è gusto.
Ma quale gusto!
Parco San Felice non sarà un ecosistema a rischio come il bosco Incoronata e lil parco fluviale del Cervaro, ma solo chi NON ama Foggia, il suo unico piccolo polmone di verde, può permettere che si svolgano simili manifestazioni.

Ecco le immagini dell' (irreversibile?) degrado di Palazzo Trifiletti


Ci sono immagini più eloquenti di mille parole. Grazie all'amico Valter Caricchia che ha postato, a commento della lettera meridiana in cui davo notizia della petizione promossa da Tommaso Di Gioia per sensibilizzare pubblica opinione e decisori pubblici a fare qualcosa per salvare Palazzo Trifiletti.
Le fotografie sono inequivocabili. Di Palazzo Trifiletti resta ormai sempre meno da salvare. Il tetto ha già ceduto in più punti, e senza interventi urgenti che cerchino almeno di mettere in sicurezza quanto resta, è davvero azzardato ipotizzare interventi di restauro.
Per la verità, alcuni rumor che giungono da Palazzo di Città dicono che comunque qualcosa si sta muovendo. Vedremo.
La documentazione fotografica di Caricchia dimostra che non c'è tempo da perdere. Chissà che a fare il miracolo non sia la pressione dell'opinione pubblica.
La petizione lanciata da Di Gioia, come tutte le iniziative del genere, è un gesto poco più che simbolico. Che però ha una sua efficacia. Serve a sensibilizzare. A far capire. Mancano ancora una settantina di firme per raggiungere l'obiettivo (ma Tommaso ha intelligentemente alzato l'asticella dell'obiettivo: quello iniziale è stato raggiunto e superato presto. Se non avete ancora sottoscritto la petizione potete farlo qui. [Per vedere le altre fotografie, cliccate invece sul link Continua a leggere, più sotto].

Daniela Pirro: "Il Gargano deve ritrovare l'antica sapienza dei nostri avi analfabeti"

L'omaggio di Filippo Pirro alla cultura contadina

I commenti, le riflessioni, le opinioni degli amici e dei  lettori di Lettere Meridiane mi piacciono tutti. Perché danno senso al blog, perché ragionando, riflettendo, discutendo si produce quella opinione pubblica di cui la nostra terra ha un disperato bisogno per uscire dalla crisi e riprendere il cammino verso lo sviluppo.
Ce ne sono alcuni – devo ammetterlo – che mi piacciono più di altri, e sono quelli degli amici e dei lettori che più che con la testa parlano con l’anima, e “producono senso” in maniera speciale, assai più di quanto non possano farlo i professionisti della parola.
Commenti come questo, postato da Daniela Pirro sotto la lettera meridiana intitolata "L'alluvione è stata naturale, le conseguenze prodotte dall'uomo" e che dà conto delle reazioni del mondo ambientalista sulla tragedia che ha sconvolto la Montagna del sole.
“In un'epoca in cui abbiamo fatto del cemento il nostro dio – scrive Daniela - e abbiamo dimenticato le lezioni silenziose e sapienti dei nostri avi, analfabeti eppur capaci di leggere il territorio, costruire adagiandosi su esso rispettandolo, in un'epoca in cui si declinano le responsabilità e si pongono troppe firme senza chiedersi quali conseguenze portino ... leggere questo puntuale articolo mi rincuora e mi incoraggia a credere ancora nella capacità umana di imparare dai propri errori (spero). Daniela Pirro, una cittadina Garganica.”
Va detto che Daniela non è solo una cittadina Garganica, ma anche un raffinata artista che sta portando avanti l’enorme (e sotto molti versi tuttora inesplorata) eredità artistica, estetica, spirituale e culturale che ci ha lasciato suo padre, l’indimenticabile Filippo Pirro, scultore,  pittore,  grafico e  poeta, scomparso lo scorso anno, e fondatore dell’Artistica Pirro, oggi portata avanti da Daniela.

Sviluppo come relazione, così Foggia può uscire dalla marginalità

Dalle colonne de l’Attacco, Gianni Mongelli riflette criticamente sulle imminenti elezioni provinciali (in programma il 12 ottobre) che daranno vita all’ente di area vasta, trasformando l’amministrazione di Palazzo Dogana a tutti gli effetti in un ente di secondo livello.
Cosa sarà esattamente, quali funzioni svolgerà, che ruolo potrà avere la nuova Provincia nel governo di un territorio complesso qual è quello della Capitanata, è tutto ancora da vedere. In ogni caso, si tratterà di fare i conti con le sempre più magre risorse del bilancio provinciale. Prima ancora di essere soppresse, o trasformate in quel che sarà, le province sono state già, di fatto, strangolate dalla spending review. E si prospettano tempi tutt'altro che facili per i nuovi amministratori provinciali.
La grande novità delle elezioni autunnali è che non si svolgeranno a suffragio universale, per la prima volta: ad eleggere presidente e consiglio provinciale saranno i soli consiglieri comunali. Le urne porranno termine ad una lunga fase di gestione commissariale.
L’ex sindaco di Foggia lamenta che questo delicato processo si stia svolgendo “senza il coinvolgimento democratico dei cittadini e senza la necessaria chiarezza amministrativa rispetto alle competenze ed alle risorse umane e finanziarie disponibili” e punta l’indice contro "partiti e forze politiche, impegnati esclusivamente nel gioco della candidature, delle alleanze più o meno variabili, piuttosto che in un confronto sul progetto, su ciò che dovrà essere la Capitanata tra dieci o vent’anni, sulle opzioni strategiche per dare alla Provincia gli indirizzi del futuro.”
Concordo che Mongelli, che incalza indicando quale nodo prioritario da affrontare quello della marginalità: territoriale, economica. sociale.

giovedì 18 settembre 2014

Aeroporto Lisa. Adesso ci vuole anche il parere del Ministero della Cultura

Se il question time di ieri, alla Camera dei Deputati, sui ritardi nella Valutazione di impatto ambientale doveva servire a chiarire tempi e prospettive per l’allungamento della pista dell’aeroporto Lisa di Foggia, non c’è di che stare allegri. Rispondendo all’interrogazione dell’on. Lello Di Gioia, il ministro Galletti ha sciorinato date, contribuendo a mettere in chiaro qualche tassello che mancava. Nel merito, però, non si è sbilanciato neanche un po’, e del resto sarebbe stato azzardato aspettarselo, perché quello raccontato dal responsabile del dicastero dell’ambiente somiglia più ad un percorso ad ostacoli, che non una normale procedura tecnica.
I tempi sembrano comunque destinati a non essere brevi perché si è appreso che nonostante il lunghissimo tempo intercorso dall’avvio dell’istruttoria e nonostante il voluminoso carteggio che dev’essersi ormai accumulato nelle stanze ministeriali tra un’integrazione e l’altra, si è ancora in attesa del  parere del Ministero della Cultura.
Ma c’è un altro passaggio della risposta del ministro Galletti che non autorizza particolare ottimismo, ed è il cenno fatto all'ulteriore documentazione, presentata da Enac, in quanto titolare del progetto, relativamente all'analisi costi-benefici.

Salvare Palazzo Trifiletti Giovene, c'è una petizione on line

"A tutti coloro che credono che la bellezza salverà il mondo. Salvare Palazzo Trifiletti Giovene"
Con queste semplici parole, Tommaso Di Gioia, volontario del FAI di Foggia che sta cercando di costituire il gruppo giovani della prestigiosa organizzazione, lancia sulla rete una petizione per salvare lo storico Palazzo Trifiletti Giovene ubicato nel cuore del centro storico del capoluogo dauno, in corso Garibaldi, e da qualche giorno  circondato dalle lamiere assieme ad un altro pezzo importante della storia cittadina, il Cineteatro Garibaldi. Il timore è che la transennatura, probabilmente determinata dalla necessità di proteggere l'incolumità pubblica, preluda al definitivo abbandono dell'idea di salvare questi due tesori della città.
Per sottoscrivere la richiesta, cliccare al seguente indirizzo: http://www.change.org/p/a-tutti-coloro-che-credono-che-la-bellezza-salver%C3%A0-il-mondo-save-palazzo-trifiletti-giovene. Non è la prima petizione che sia stata lanciata nel tenativo di assicurare un futuro a Palazzo Trifletti. Ma ritentar non nuove, per cui firmate e fate firmare.
Palazzo Trifiletti Giovene, edificio signorile settecentesco nonché gioiello architettonico nel centro storico di Foggia - scrive Tommaso Di Gioia -, uno dei pochi beni culturali di pregio valore sopravvissuti alla devastazione dei terremoti, bombardamenti e soprattutto alla barbarie dell'ingorda speculazione edilizia del dopoguerra, versa oggi in stato di assoluto abbandono e di inaccettabile degrado e, delle istituzioni e, dei numerosi proprietari che non affollano più le stanze del palazzo.
La petizione è corredata da alcuni estratti da autori e siti che si sono occupati della vicenda che disegnano storia e valore artistico e architettonico dell'immobile.

mercoledì 17 settembre 2014

Vigilante: "Andar via da Foggia, con tristezza".

C'era da aspettarselo. La lettera meridiana di ieri, in cui partendo dalla discussione su Palazzo Trifiletti spaziavo sulla dolorosa emigrazione (intellettuale e non) che sta colpendo Foggia, e che la svuota di senso, sentimento, memoria, anima, speranza, ha suscitato vivaci reazioni. Ed è bello, perché vuol dire che, nonostante tutto, Foggia sa riflettere ancora su se stessa, esprime una sua coscienza ed un'autocoscienza.
Dopo la discussione di qualche settimana fa, su Foggia bella o brutta, Lettere Meridiane registra un'altra bella riflessione corale, e ne darà conto ospitando e commentando tuti gli interventi.
Mi sembra utile cominciare però dall'articolo che segue, che trovo particolarmente significativo, anzi, del tutto esemplare.
L'ha scritto Antonio Vigilante, uno di quelli che se n'è andato. La conoscenza, come dire, "reale" tra me ed Antonio si limita ad una rituale presentazione con stretta di mano, grazie all'amicizia comune con l'impareggiabile Falina Marasca di Edizioni Il Rosone, che è tra le pochissime persone che abbia creduto in Vigilante.
Ben più approfondito è invece il nostro rapporto "virtuale" e non perché ci leggiamo sul social network. Ogni lettore ha un rapporto "virtuale" con gli autori dei libri che legge. La letteratura è la più antica forma di espressione virtuale.
Sono un affezionato lettore dei libri e degli scritti di Antonio che è uno dei massimi conoscitori italiani di Danilo Dolci, del pensiero non violento, di Mahatma Gandhi, di Aldo Capitini. Dirige una rivista, Educazione Democratica, pubblicata sempre da Edizioni Il Rosone, di rilevanza internazionale. Una rivista che si pubblica a Foggia, ma sono in pochi a saperlo.
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