sabato 31 gennaio 2015

Caggese racconta le masserie e l'Incoronata

Il nostos di Romolo Caggese nella sua Capitanata, per scrivere il libro Foggia e la Capitanata pubblicato nella collana di monografie illustrate Italia Artistica, diretta da Corrado Ricci, comincia dal capoluogo, da dove il grande storico parte alla volta della sua cittadina d’origine, Ascoli Satriano.
L’incipit del volume è dedicato alle condizioni del Tavoliere della Puglia, e sono pagine di straordinario spessore letterario. Le immagini della pianura desolata e sitibonda sono alternate a quelle, altrettanto vivide, della Madonna dell’Incoronata e dei pellegrinaggi. Caggese scrive all’inizio del secolo scorso, quando nelle campagne attorno a Foggia sono in atto grandi trasformazioni, con l’avvento dell’agricoltura rispetto alla pastorizia.
Sono pagine memorabili davvero, che Caggese cesella descrivendo le pesanti trasformazioni subite dal paesaggio, additando il Tavoliere come “ povera landa, che incoscienza di uomini e fatalità di clima hanno in mille modi devastata, sfruttata, impoverita.”
“Un tempo non lontano, quando i sùbiti moti del ‘’60 non avevano ancora violentemente interrotto lo svolgimento delle forme economiche pugliesi e non avevano aperta ancora la strada del Mezzogiorno d'Italia agli speculatori del Nord, armati di cupidigia e di moneta sonante - è la tesi di Caggese - , questi campi dei quali oggi uomini ed animali sparuti ricercano le viscere isterilite e l'arsura o la grandine distruggono— ogni potenzialità produttrice, erano ammantati di selve profonde, quasi tutti d'erba e di roveti, e mandre immense vi scendevano dalla montagna d'Abruzzo e di Basilicata alle prime nebbie di novembre.”
La successiva descrizione del pellegrinaggio all’Incoronata offre un ulteriore, toccante spaccato di condizioni di vita ai limiti dell’impraticabilità.
Sono pagine straordinarie, da leggere con attenzione e su cui riflettere, accompagnate da immagini molto suggestive del bosco dell’Incoronata e del Santuario, com’erano una volta. Potete guardarle nella galleria pubblicata sulla pagina fan di Lettere Meridiane.
Queste sono, invece, le precedenti Lettere Meridiane dedicate al libro di Romolo Caggese:

* * *
Il 13 agosto 1905, alle 13.30 partii da Foggia per Ascoli Satriano, mia patria, proveniente da Firenze, dopo diciotto ore di treno. Da Foggia la strada ferrata si slancia quasi diritta a traverso una pianura trista e deserta, sotto la sferza del sole, immensa e bianchiccia per la stoppia lasciatavi dai mietitori della montagna. Il Cervaro ed il Carapelle, che corrono quasi parallelamente da ponente a levante, dal contrafforte degli Appennini al golfo di Manfredonia, non sono più che due poveri rigagnoli perduti in fondo all'ampio letto, quasi due povere vene essiccate di un organismo già florido e possente. Qualche albero, solitario, povero basso magro, come un viandante sperduto nel deserto, sembra aspettare l'ora della morte, triste e solenne nella sua rassegnazione disperata.

Sergio Mattarella, amico di Foggia

Sergio Mattarella, neo Presidente della Repubblica, è un amico della città di Foggia, a favore della quale si è battuto per ottenere l’istituzione dell’Università.
Il Capo dello Stato figura, infatti, tra deputati democristiani e socialisti che (tra i primi firmatari l’on. Gianni Mongiello e l’on. Domenico Romano, rispettivamente dc e psi, foggiani) il 12 luglio del 1984 presentarono una proposta di legge “per l’istituzione del terzo centro universitario pugliese.”
Quella proposta di legge ha rappresentato uno dei momenti più alti e significativi di discussione delle prospettive di sviluppo di Foggia e della Capitanata in un’aula parlamentare.
A rileggere il documento (e vi suggerisco caldamente di farlo, scaricandolo qui) si ha l’impressione di un territorio di straordinarie potenzialità, grazie da un lato alle sue risorse naturali, e dall’altro ad una dotazione importante di strutture di ricerca ed altri strumenti di sviluppo, come la Fiera di Foggia.
La classe parlamentare foggiana era stata impegnata in tutte le sue istanze ad ottenere il riconoscimento della Puglia tra le le Regioni che fossero oggetto di potenziamento delle proprie strutture universitarie, in una congiuntura molto difficile per l’istituzione di nuove università. Ottenuto il via libera dal Senato, l'iter parlamentare sembrava essersi inceppato. Di qui l'iniziativa di una proposta di legge, che raggruppò un foltissimo gruppo di deputati, soprattutto meridionali.
Che tanti parlamentari si siano uniti e siano scesi in campo, chiedendo semplicemente e direttamente l’istituzione dell’Università a Foggia resta veramente qualcosa di storico e di irripetibile.

venerdì 30 gennaio 2015

Quando Auschwitz venne scoperta... da Foggia e San Severo

[La prima puntata di questo documento è stata pubblicata ieri. Per leggerla, cliccare qui].

La risposta del Dipartimento di Guerra degli Stati Unti alle autorità israeliane che chiedevano di bombardare la ferrovia di Auschwitz gelò la speranza di quanti pensavano di poter salvare qualche vita umana in una tragedia, che proprio in quelle settimane cominciava a manifestarsi in tutta la sua drammatica evidenza. Il mondo cominciava a capire, ma non fu abbastanza tempestivo.
C'erano volute le prime fughe di coraggiosi prigionieri perché si cominciasse a comprendere cosa stava succedendo, e poi i rapporti dei partigiani polacchi, ma non bastò. 
Gli Alleati sottovalutarono la reale portata di quel che stava accadendo nei campi di sterminio nazisti. Preferirono concentrare i loro sforzi su obiettivi sensibili come le fabbriche e le raffinerie, commettendo anche qualche clamoroso errore di valutazione.
Come abbiamo già visto nella prima parte di questo documento, bombardare Auschwitz era diventato tecnicamente possibile da quando, nell’autunno del 1943, le forze aeree alleate avevano acquisito il pieno controllo delle basi aeroportuali di Foggia.
Il Dipartimento di Guerra giustificò l'impossibilità di bombardare i campi di sterminio con il costo elevato dell’operazione e la sua dubbia riuscita che “non giustificherebbero l'uso delle nostre risorse.”
In realtà, più volte partirono dall’aeroporto Gino Lisa di Foggia e da altre base facenti parte del suo complesso missioni che andarono molto vicine ad Auschwitz che in linea d’aria dista da Foggia un migliaio di chilometri. E perfino oltre.

Laboratorio Cinema: nuove date

A causa della concomitanza con la Fiaccolata della legalità che si svolgerà oggi pomeriggio, 30 gennaio, a Foggia, è stato rinviato a venerdì prossimo il terzo incontro del ciclo Laboratorio Cinema promosso dall’Auser di Foggia.
I prossimi incontri si svolgeranno, pertanto, il 6 e il 13 febbraio, sempre nel salottitino di via della Repubblica 72, con inizio alle ore 18.00.
Ospite del prossimo incontro (6 febbraio) il regista Lorenzo Sepalone, che presenterà il suo cortometraggio, La Luna è sveglia, mentre presenzierà al quarto incontro Tonio Di Bitonto, direttore della fotografia (13 febbraio).
Ai partecipanti alla iniziativa - che sta registrando un notevole interesse tra addetti ai lavori e non - verrà rilasciato un attestato di frequenza e di partecipazione.

mercoledì 28 gennaio 2015

Archeologia, straordinaria risorsa di futuro

I reperti sequestrati a Becchina
Insisto. Trascurare l’archeologia come fondamentale opzione di sviluppo per la provincia di Foggia è miope. Controproducente. Stupido.
L’operazione Teseo, che negli scorsi giorni ha portato al sequestro di migliaia di reperti tra cui quelli dauni recitano la parte del leone (5.631 pezzi in tutto) disegna anche dal punto di vista quantitativo e statistico i contorni di un fenomeno che si sospettava, ma che adesso emerge in tutta la sua evidenza. La provincia di Foggia è stata - e probabilmente ancora resta, nonostante il sistematico scempio del patrimonio - una delle zone a maggior vocazione archeologica d’Italia. Ma tutto ciò non produce, ancora, economia, occupazione.
Forse il problema sta nell'aver ritenuto l'indagine e la valorizzazione archeologica un problema di esclusiva competenza degli addetti ai lavori.
Sbagliato. L’affare non riguarda soltanto gli ambienti accademici e culturali. È questione che interessa e chiama in causa la comunità tutta e la sua classe dirigente. Il disinteresse che ha accompagnato l’amara vicenda della chiusura della laurea specialistica in archeologia conferma questa scarsa tensione culturale e politica.
La consistenza dell’immenso patrimonio sequestrato a Becchina dice che purtroppo i tombaroli sono stati assai più solerti dello Stato nel valorizzare, a loro modo, una risorsa che avrebbe dovuto essere invece un fattore trainante di sviluppo, in loco. 
Il racconto di Giuliano Volpe è impressionante: “Tra le migliaia di reperti, emerge con forza la netta prevalenza dei materiali provenienti dalla Puglia, in particolare dalla Daunia (ma non mancano oggetti della Peucezia e anche della Messapia e dell’intera Magna Grecia): stele daunie dall’area di Siponto-Manfredonia, migliaia di ceramiche geometriche, policrome, a decorazione policroma e plastica, a fasce, listate, dorate/argentate, a vernice nera, sovraddipinte, cd. di Gnathia, ma anche statuine, terrecotte, antefisse, bronzi, armature, oreficerie, insomma un intero universo archeologico della civiltà della Daunia, databile tra l’VIII-VII e il III-II secolo a.C., irrimediabilmente asportato dai contesti originari delle necropoli di Arpi, Ascoli Satriano, Ordona, Salapia, Tiati, Canosa e altre ancora.”

martedì 27 gennaio 2015

Il memoriale di Giovanni Roselli, foggiano sopravvissuto a Dachau

Giovanni Battista Roselli, foggiano, è stato internato nei campi di sterminio nazisti da settembre del 1943, fino all’8 maggio del 1945. Fu prigioniero a Dachau, il più antico dei campi nazisti fondato da Heinrich Himmler, tristemente noto per aver fatto da modello a quello di Auschwitz.
La guerra e quella drammatica esperienza di vita hanno lasciato in Roselli un segno indelebile, ed un altrettanto indelebile anelito di pace, che ha voluto consegnare ai posteri scrivendo questo memoriale.
Scomparso il 20 aprile del 1989, Roselli è stato un personaggio molto noto a Foggia, per la sua intensa attività politica, quale militante e dirigente della Democrazia Cristiana.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha insignito della Medaglia d’onore post mortem, quale riconoscimento del calvario eroicamente sopportato nella sua lunga peregrinazione nel lager nazisti.
L’onorificenza attribuitagli dal Capo dello Stato è stata l’ultima di una lunghissima serie: grande invalido di guerra, Roselli era stato già insignito della Croce al Merito di Guerra, della Medaglia d’oro con attestato di benemerenza dal comitato centrale dell’Associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra e delle onorificenze di Cavaliere e Cavaliere Ufficiale. Il suo nome è incluso nell’Albo d’oro dell’Associazione ex internati nei campi di prigionia.
Sbandatosi all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Giovanni Battista Roselli venne catturato il giorno dopo a Peschiera del Garda, e da qui avviato ai lager, dove sarebbe rimasto fino all’8 maggio del 1945.

lunedì 26 gennaio 2015

Auschwitz, Foggia: destini che non si incrociarono

Quando il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz svelando l’Olocausto, il mondo cominciò febbrilmente ad interrogarsi. Si sarebbe potuto essere evitare tutto quell’orrore, bombardando i campi di sterminio? Forse sì, se il destino delle città del triangolo dell'orrore si fosse incrociato con quello di Foggia, mille chilometri più a Sud.
Qualche anno prima della liberazione dei campi di sterminio, a partire dall’autunno del 1943, con la conquista degli aeroporti di Foggia (il Gino Lisa e il suo airfield complex), per la prima volta si era schiusa per gli Alleati la possibilità di bombardare Auschwitz.
L’Arizona Republic fu uno dei tanti giornali statunitensi che all’indomani della presa di Foggia dedicarono a questo evento la copertina. Il quotidiano indipendente pubblicato a Phoenix, che si definisce nella sottotestata “il più grande giornale degli Stati Uniti”, dedica al capoluogo dauno le nove colonne d’apertura.
 “La caduta di Foggia minaccia Hitler”, titola a tutta pagina, motivando l’importanza dell’accaduto nel sommario: “Un grande territorio cade sotto il controllo della potenza aerea”.
La cattura dell’importante complesso aeroportuale che sorgeva attorno a Foggia esalta il presidente americano Roosevelt, che convoca una conferenza stampa ripresa da tutta la stampa del suo paese: “Roosevelt esalta la vittoria di Foggia”, è il titolo del pezzo di Arizona Repubblica. Sottolineando il nuovo colpo inferto ai Nazisti, il Presidente Roosevelt descrive la caduta di Foggia come uno dei più importanti successi fino ad oggi ottenuti sotto il profilo strategico.

sabato 24 gennaio 2015

Confesso che ho disognato. Apre oggi la mostra dedicata a Savino Russo

Savino Russo è stato assai di più di quanto possano dire le sue biografie ufficiali. Anche perché è stato tante cose insieme: l'espressione più vera dell'essere intellettuale a tutto tondo, ma anche dell'essere credente, in una città che ha scritto le sue pagine migliori partendo dai suoi fermenti culturali e dalla sua capacità di osare una solidarietà che va oggi sempre più rarefacendosi.
La mostra antologica che viene inaugurata stasera alle 18.00 alla Fondazione Banca del Monte consente di cogliere uno dei tratti pubblici più noti dell'indimenticabile Savino: la sua attività di grafico e di disegnatore che ha scandito la sua luminosa vita professionale, passando da libri a giornali, vignette e loghi. Ma anche il suo rapporto con la città: che ha amato, sognato e disegnato sicché è più che azzeccato il neologismo che cesella il tema della retrospettiva, Confesso che ho disognato.
Savino Foggia l'ha disognata. Ha cercato per tutta una vita di farne un posto migliore, e tra tra le più felici espressioni del suo impegno civile e culturale va senz'altro ricordato quanto ha fatto alla guida del Cenacolo Culturale Contardo Ferrini (che ha avuto il merito storico di riproporre alla memoria collettiva cittadina Borgo Croci) e successivamente la passione con cui ha animato il Gruppo Amici della Domenica. Ma va ricordata anche la sua attività di agiografo di padre Antonio Silvestri, il sacerdote foggiano vissuto a cavallo tra il '700 e l'800, morto in odore di santità, autentico campione di carità e solidarietà.
Credeva in una Foggia migliore. Non è riuscito a cambiarla così come avrebbe voluto. E in mancanza, l'ha sognata e disegnata così come la vedeva e la sperava.
La mostra è costituita da una serie di pannelli che sintetizzano la sua attività di grafico, in una sorta di rassegna per temi, che si conclude con quindici “tavole anatomiche” dove ogni organo umano è riprodotto perfettamente, con l’aggiunta di elementi che ne esplicitano in maniera ironica la funzione o gli acciacchi più ricorrenti. Una sorta di ritorno alle origini, dal momento che mentre cercava la sua strada, dopo gli studi liceali, aveva iniziato proprio a coltivare la grafica disegnando tavole anatomiche per i suoi professori alla Facoltà di Medicina di Padova. Le tavole anatomiche sono gli ultimi lavori di Savino, ed esprimono la sua concezione dell'arte, il modo con cui Savino scherzava sulla malattia contro cui quotidianamente lottava, da cui traluce anche il suo modo di concepire la vita come viaggio e come passaggio.
La mostra, in cui saranno esposti anche alcuni disegni originali di Savino Russo oltre a materiale documentario, rimarrà aperta fino al 4 febbraio 2015 con i seguenti orari: dal lunedì al sabato, 9,30-12,30; 17,30-20,00.

LA BIOGRAFIA - Savino Russo (San Paolo di Civitate, 1953 – S. Giovanni Rotondo, 2014), ha conseguito il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico “V.Lanza” di Foggia nell’anno scolastico 1971-’72. Iscrittosi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, ben presto ha ripreso la mai sopita passione per la grafica, lavorando nell’ambito medico per alcuni pubblicazioni con illustrazioni anatomiche e per studi pubblicitari. Dopo il servizio militare come ufficiale di complemento, è ritornato negli anni Ottanta a Foggia, dove ha lavorato per una casa editrice locale, per la quale è stato direttore artistico e per la quale ha curato tutte le pubblicazioni dal 1981. È autore dei progetti grafici di oltre mille copertine e di numerosissimi altri progetti per pubblicazioni e manifesti; ha progettato loghi per importanti istituzioni. Esperto di araldica ha curato il restyling e la “messa a norma” degli stemmi civici dei comuni di Troia e di Apricena e di quello della Provincia di Foggia.
È anche autore del logo del Foggia Calcio e della Galleria Provinciale di Arte Moderna.
Ha maturato in oltre trentacinque anni di professione una grande esperienza in campo editoriale ed ha seguito “dal di dentro” la straordinaria evoluzione delle tecniche e delle tecnologie di stampa, conseguendo conoscenze e competenze che vanno dalla stampa litografica artigianale alle nuove tecnologie digitali, alle nuove opportunità multimediali. È stato per alcuni anni docente a contratto dell’Accademia di Belle Arti di Foggia per la disciplina di Computer Graphic ed ha insegnato, ai corsi SIS della stessa Accademia, Comunicazione visiva e Stampa digitale. All’attività di grafico è da aggiungere la sua produzione di appassionato cultore e popolare divulgatore di storia locale: presidente per molti anni dello storico Cenacolo Culturale “Contardo Ferrini”, per questo sodalizio ha progettato e scritto numerose pubblicazioni di microeditoria a larga diffusione soprattutto sulla città di Foggia: Breve Guida alla Chiesa delle Croci; Padre Pio a Sant’Anna di Foggia; La chiesa di Sant’Eligio; Immagini del/dal Borgo; Da Santa Maria di Costantinopoli al Parco Iconavetere; La Guerra dal Convento; Palazzo Dogana; I Cappuccini a Foggia – La chiesa e il convento di Sant’Anna (con Gaetano Cristino); La Pia Unione di Sant’Anna.
Ha curato e contribuito al collettaneo Saluti da Foggia, una guida storica e artistica della città, coordinando una formidabile squadra di esperti (Gaetano Cristino, Gennaro Arbore, Daniela Mammana, Gloria Fazia, Maria Teresa Masullo, Marina Mazzei, Michele F. Paglia, Maria Nardella, Saverio Russo, Gaetano Matrella, Salvatore Ciccone). È autore dei volumi: Italian Grafite; Federico II di Svevia – Viaggio intorno all’imperatore (quattro edizioni); Atlante delle Confraternite della Città di Foggia (due edizioni), un lavoro di ricerca e di descrizione iconografica sugli abiti e i simboli delle sedici confraternite foggiane.


mercoledì 21 gennaio 2015

Foggia smemorata: il difficile cammino della canonizzazione di padre Antonio Silvestri

La fortuna di padre Antonio Silvestri a distanza di 178 anni dalla sua morte, è un altro capitolo - particolare, ed amaro -  della perdita di memoria che colpisce i foggiani. Non soltanto in riferimento alle cose, ai monumenti, ai palazzi, ma anche alle persone che hanno scritto le pagine più importante della storia cittadina.
Antonio Silvestri potrebbe essere il primo Santo foggiano, come chiede un gruppo di cattolici ma anche di laici non praticanti, che da alcuni anni promuove un Memoriale per ricordare questo straordinario personaggio e chiedere che riprenda il processo di canonizzazione. La verità è che il percorso di don Antonio verso l'onore degli altari non è stato facile, fin da subito. Quando passò a miglior vita, il popolo lo invocò subito Santo. Il processo fu avviato dopo qualche tempo e si interruppe per la morte improvvisa del postulassero. Da allora, la fortuna, la fama del sacerdote si è andata  stemperando. A Foggia le sue gesta sono conosciute da pochi, e solo una parte del clero ha sottoscritto qualche non fa la richiesta che venga ripreso il processo.
Non è un problema di miracoli, ingrediente essenziale per il riconoscimento della santità, perché la sua vita fu un florilegio di episodi prodigiosi. È soprattutto lo spirito che padre Antonio riuscì a creare  che ne fanno un personaggio di straordinaria statura morale e di enorme spessore storico. L'eredita che ci ha lasciato è giunta fino a noi: tanto per dire, in un certo senso è stato il fondatore del primo ospedale foggiano, i Riuniti di via Arpi.
È una questione di spirito, e non di cose. Don Antonio Silvestri realizzò le sue numerose opere di assistenza, grazie alla carità che continuamente chiedeva - e c'è chi dice talvolta pretendeva - dai foggiani più abbienti. Si dedicò soprattutto alle donne che rappresentano la parte più debole, emarginata ed a rischio dei ceti poveri. 
Padre Antonio riuscì a creare in città una solidarietà diffusa, intrisa di carità e di compassione. Fece di Foggia un posto meno invivibile, facendo stare le persone un poco meglio, perché il dono arricchisce sia chi lo riceve, che chi lo fa. Ed è questa la strada che si dovrebbe percorrere per riaprire l'agognato processo di canonizzazione. Come ebbe a dire qualche anno fa don Tonino Intiso, "non si tratta tanto di un'operazione di recupero storico o culturale della figura di padre Antonio, quanto di un'azione di condivisione e di coinvolgimento della chiesa locale e di tutta la città, all'insegna di quella solidarietà di cui Foggia si è mostrata tante volte capace. Si tratta di osare la santità", secondo don Tonino Intiso - ricordare padre Antonio Silvestri ritessendo la trama di carità e di amore fraterno che egli elaborò in vita."
Per conoscere meglio don Antonio, estratto da uno dei  siti foggiani dedicati a padre Silvestri, il testo - rielaborato graficamente, per renderlo più leggibile, di una conferenza sulle opere di carità del sacerdote, tenuta nella chiesa di s. Eligio il 18.03.2011 da don Faustino Parisi. Buona lettura.
* * *
Le prime notizie circa l’attività caritativa di don Antonio Silvestri [1] si ricavano da un testo pubblicato nel 1837, anno della sua morte, da C. Perifano, dal titolo “Per pane agli orfanelli della mia patria dopo il colera. Discorso popolare in morte del sacerdote D. Antonio Silvestre” [2]. È un documento, meglio una commossa e pia commemorazione funebre di don Antonio, ricca di testimonianze e di ricordi anche personali. “Dal tempo felice della mia infanzia mi ricordo... ” o “quando ero fanciullo...” [3], sono le frasi che intercalano il racconto di fatti, spesso mirabolanti, colti de visu o nella loro immediatezza, da testimone oculare, appunto. A Perifano si deve una descrizione piuttosto dettagliata, quasi una fotografia, di P. Silvestri, del suo aspetto fisico e del suo camminare affrettato e fragoroso, difficile da non riconoscere, per delle rozze scarpe chiodate che soleva indossare, “sempre in compagnia di molti pensieri” [4]. 

martedì 20 gennaio 2015

I love Foggia: la dichiarazione d'amore di Sepalone per la città

Bisognerebbe farlo vedere nelle scuole. Nei cinematografi. Nei bar e nei pub. Nelle televisioni private e nella sale cinematografiche. Bisognerebbe farlo vedere dappertutto, l'omaggio a Foggia di Michele Sepalone. Per far ritrovare a tutti i concittadini l'orgoglio di essere foggiani. Perché una città si ama se si percepisce la sua bellezza.
Foggia non è una città bellissima, e su Lettere Meridiane ne abbiamo parlato spesso. La sua bellezza è spesso riposta, se non nascosta. A volte sta soltanto nella luce. Altre volte sta nei dettagli. Nei particolari. Sepalone ha il merito di coglierli e raccontarli tutti.
I love Foggia sembrerebbe sulle prime un titolo campanilistico, invece Michele professa il suo amore per la città che ci ha dato i natali sul filo forse più complicato: svelando, attraverso le immagini, senza effetti speciali, la bellezza che tutti i giorni ci circonda, ma di cui siamo immemori. Una bellezza che a volte affiora perfino da quella che convenzionalmente viene intesa come bruttezza: in una buca sulla strada, che ha però la forma di cuore. A trasformare il brutto in bello, è appunto la poesia.
Sepaloneriesce sempre ad emozionarsi, dietro la macchina fotografica, e a trasmettere quell'emozione nei suoi scatti. La bellezza ritrovata della città passa per i suoi angoli meno noti, ma anche in certi dettagli che ogni giorno ci circondano e che "vediamo senza guardare."
Avvertenza per l'uso: I love Foggia è contagioso. Visione sconsigliata a quanti pensano che Foggia sia irrimediabilmente brutta. Anzi no, la suggeriamo anche a loro: chissà che tra le cento foto che Michele infila in una sequenza che parla non solo agli occhi ma anche al cuore, non trovino occasioni per stupirsi e dire: "Ma quanto è bella, Foggia."
Ecco il video di Michele Sepalone. Guardatelo. Amatelo. Condividetelo.

lunedì 19 gennaio 2015

Tomba della Medusa: il film di Antonio Fortarezza. Per non abbassare la guardia.

Ho sempre ammirato la capacità di sguardo di Antonio Fortarezza, la sua abilità di raccontare storie attraverso immagini di dettagli, di scomporre dal contesto cose che spesso sfuggono all'occhio frettoloso chi chi vede senza guardare, per ricomporre in un unicum narrativo forte, coerente con quella necessità di dire e testimoniare che caratterizza tutta la sua opera.
Dopo il bel video su San Lorenzo in Pantano (di cui ho parlato qui), Fortarezza ha scelto di raccontare l'identità più remota della nostra terra, con due documentari che riguardano due beni straordinari del patrimonio archeologico provinciale, ma che sono anche emblema della difficoltà di metabolizzarlo e valorizzarlo: la Tomba della Medusa e il sito di Herdonia.
Il fotogramma della ragnatela che, tra polvere ed escrementi di piccioni, avvolge il giunto della struttura di tubi innocenti davanti all'ingresso della Tomba della Medusa, ha una carica simbolica e una forza espressiva che riescono da sole a raccontare il luminoso passato della terra dei Dauni e nello stesso tempo, il suo incerto presente, il vuoto di memoria.
Ha scritto Ella Baffoni: "le immagini di Antonio Fortarezza sono suggestive. Raccontano questi due luoghi pieni di storia – e la fanno raccontare da testimoni eccellenti – ma suggeriscono, anche, l’incontro tra i due paesaggi, quello di ieri, quello di oggi. Meglio di qualsiasi ricostruzione virtuale “mostrano” la città, il monumento sepolcrale, evocando quel che non c’è più: il colonnato, le terme affollate, il macellum, il corteo funebre. Non sono solo documentari, quelli di Antonio Fortarezza: c’è un di più: che rende preziosa la memoria, e dunque la salvaguardia, lo studio, la necessità del riappropriarsi collettivo della testimonianza viva di sassi, prati e paesaggi. Così vitali, così fecondi."
I testimoni sono Giuliano Volpe, Gloria Fazia, Saverio Russo ma aleggia sui film la gigantesca figura e la straordinaria eredità scientifica e culturale di Marina Mazzei.
I due documentari sono stati presentati nell'auditorium di Santa Chiara alla presenza di un pubblico davvero folto e non ci avrei scommesso, sulla riuscita dell'iniziativa della Fondazione Apulia Felix, visto lo scorso interesse e l'ancor più scarsa mobilitazioni suscitati, un mese fa, dalla chiusura della laurea specialistica in Archeologia. Invece la città ha risposto, eccome, ed è il segno che forse qualcosa si sta muovendo, che forse sta maturando una diversa sensibilità.
È stata una serata molto bella e ricca di suggestioni, speranze di futuro. Ve ne parlerò ancora, nei prossimi giorni.
Ecco il documentario di Antonio Fortarezza. Guardatelo, amatelo, condividetelo.



sabato 17 gennaio 2015

Duecentoquarantadue anni fa nasceva padre Antonio Silvestri

Ricorre oggi il duecentoquarantaduesimo anniversario della nascita di don Antonio Silvestri, il prete foggiano morto in odore di santità e di cui si sta cercando di far riprendere la causa.
Vissuto a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento lasciò a Foggia tante opere di carità e di solidarietà, offrendo un decisivo contributo per alleviare la miseria e la sofferenza della popolazione.
Sacerdote dell’oratorio di San Filippo Neri, operava presso la Chiesa di Sant’Eligio e indirizzò la sua vita e il suo apostolato alla difesa delle persone più deboli ed emarginate.
Si può dire che don Antonio cambiò faccia alla città, riuscendo a farne un luogo più umano e caritatevole. 
Tante le sue opere giunte fino a noi. La casa di ricovero per donne anziane ed ammalate che istituì in un vicolo adiacente la chiesa di San Giovanni di Dio rappresentò il primo nucleo di quelli che sarebbero diventati gli Ospedali Riuniti. Qualche anno più tardi, realizzò il Conservatorio del Buon Consiglio, ubicato dietro la Chiesa di Sant’Eligio, che ospitò invece giovani prostitute desiderose di cambiare vita. Oggi è in fase di  ristrutturazione e - a cura dell’Ipab del Conventino - è destinato ad ospitare un centro di accoglienza per gli immigrati, ma i lavori sono da tempo bloccati.
Il sacerdote filippino dedicò tutta la sua vita a lenire le sofferenze e i bisogni materiali e spirituali del prossimo, compiendo diversi miracoli, e fu acclamato da subito come santo dalla popolazione foggiana. Il processo di beatificazione ha subito però alterne vicende, che hanno ripreso vigore soltanto da qualche anno, grazie al Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri, che svolge una intensa azione per far riprendere il percorso verso  la canonizzazione di questo figlio di Foggia, figlio della chiesa ed eroe della carità.

Maurizio De Tullio: quando la sinistra pensava e proponeva

Come nasce una classe dirigente? Una volta erano i partiti a forgiarla, quando questi erano organizzazioni di massa, oppure i sindacati, quando questi avevano rapporti più o meno organici con i partiti da cui erano ispirati.
Oggi non saprei dirvi, e ho esternato le mie perplessità in proposito già in un’altra lettera meridiana.
Commentando la pubblicazione del numero straordinario del Controverso sulla morte di Enrico Berlinguer, Maurizio De Tullio, condirettore di quel periodico, attinge dal suo serbatoio di ricordi, per raccontare la nascita di quello che è stato probabilmente l’ultimo vero e proprio gruppo dirigente foggiano. Con risultati tutt’altro che trascurabili. Ecco il racconto di Maurizio De Tullio.
* * *
Berlinguer morì nell'estate del 1984, data che non dimenticherò mai non solo perché l'Italia intera (me compreso, ovviamente) pianse sinceramente quella dipartita così anomala, triste, quasi ingiusta, ed anche perché coincidente con l'inizio della mia esperienza politica attiva, limitata a tre bellissimi anni di direzione provinciale di una FGCI (la Federazione Giovanile Comunista, e non quella del pallone!) che da alcuni anni era praticamente inesistente. 
Fu bello e appassionante rimetterla in sesto, aprire dei Circoli in Capitanata, girare per paesi dove la pratica politica a sinistra era vista con diffidenza e a volte con scoramento. E fu straordinario quel triennio perché riuscimmo a fare tante cose... a sinistra del PCI, con vera indipendenza ma soprattutto con vero impegno.

giovedì 15 gennaio 2015

Foggia, la bellezza come nuovo paradigma di sviluppo

a ri-RIFLESSelfie ... (M.Sepalone)
Veramente interessante la discussione che si è aperta sulla lettera meridiana Foggia e la memoria oltraggiata: il castello (dimenticato) di Ponte Albanito nella quale commentavo la cattiveria con cui l’insigne storico Romolo Caggese ha raccontato il capoluogo danno nel suo libro Foggia e la Capitanata.
Nelle intenzioni dell’editore, il libro doveva essere una guida turistica alle bellezze del territorio provinciale. Caggese trasforma il testo in una vera e propria invettiva stigmatizzando la smemoratezza dei foggiani, e accusando senza mezzi termini la popolazione di scarsa sensibilità verso i monumenti e le testimonianze del passato.
La storia di Foggia è contrappuntata da eventi drammatici come guerre, saccheggi, distruzioni, che hanno reso fatalmente  labili le tracce della memoria. Il testo di Caggese è stato scritto però agli inizi del Novecento, quando sulla città non si era ancora abbattuto l’evento che più di ogni altro ha contribuito a cancellare la memoria del passato: la barbarie dei bombardamenti che provocò danni a oltre il 70 per cento dei fabbricali.
Ma alcune dolorose brecce  nella memoria collettiva della città  si erano aperte già prima. Come per esempio nel caso della Pianara e del Castello di Ponte Albanito, diffusamente sottolineati dallo storico originario di Ascoli Satriano, distrutti più dall'incuria degli uomini che non da eventi traumatici. Insomma, il capitolo foggiano del testo di Caggese fa riflettere, e così ho invitato alcuni amici a dire la loro. Ecco le loro risposte, nell'ordine con cui sono pervenute.

mercoledì 14 gennaio 2015

Il cinema come laboratorio: quattro incontri all'Auser di Foggia


Nell’era delle videocamere digitali, dei telefoni cellulari che scattano fotografie e fanno riprese,  dei selfie e di youtube, girare un film e perfino farlo vedere al pubblico è divenuto più facile che nel passato. Alla portata di tutti, o quasi. Naturalmente, il cinema resta un’arte che, per essere espressa nel migliore dei modi, presuppone una dimestichezza con una serie di tecniche, e qui il discorso si fa più serio.
Scrivere un romanzo è un’operazione virtualmente alla portata di tutti, ma è innegabile che postuli, se non altro, una certa padronanza della grammatica, della sintassi, oltre che una buona dose di creatività e soprattutto implica che si abbia qualcosa da dire. 
Lo stesso è per il cinema. Anche utilizzando il cellulare o la videocamera, soltanto per raccontare una serata tra amici o per documentare una festa di addio al celibato, c'è modo e modo di farlo.
La rivoluzione digitale ha prodotto un fenomeno interessante e fino ad oggi poco investigato (in quanto fenomeno, appunto). Si tratta dell’emersione di una nuova dimensione del cinema, che  mi piace definire cinema laboratorio: una via di mezzo  tra l’aspetto industriale e artistico del cinema creato ad hoc per il vasto pubblico, e quello puramente amatoriale realizzato per la famiglia e degli amici.

Corretto il link all'e-book su Domenico Paolella

A causa di un errato "copia e incolla" era malfunzionante il link inizialmente compreso nella lettera meridiana sull'e-book di Maurizio De Tullio su Domenico Paolella, regista e documentarista nato a Foggia, vincitore al Festival di Cannes.
Il libro digitale è stato pubblicato da Lettere Meridiane, in collaborazione con la Biblioteca Provinciale di Foggia.
Erroneamente, il link puntava alla versione originale dell'e-book, realizzata sul programma Pages (e quindi utilizzabile soltanto da computer Apple dotati di tale software, e non al pdf.
Ho corretto qualche ora dopo l'errore. Me ne scuso con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, invitando quanti non sono riusciti a scaricare il pdf a farlo adesso.
Questi i collegamenti corretti e funzionanti:


lunedì 12 gennaio 2015

Domenico Paolella, il regista foggiano che vinse a Cannes

Ricordare le persone che sono nate in un posto, e vi hanno vissuto per un periodo più o meno lungo della loro vita, impedire che su di loro cada l’oblio, arricchisce quel posto, lo rende migliore. Da anni, Maurizio De Tullio si dedica a questa particolare forma di archeologia, poco convenzionale, ma preziosa. 
Non cerca reperti, ma piuttosto ricordi: di donne e di uomini, delle loro gesta, delle loro opere; tracce di vita che appartengono al passato ma che ricordate, sottratte al rischio della dimenticanza costruiscono un legame nuovo tra l’oggi e quel che è stato.
Se l’oblio è la vera morte, ridare memoria e dignità storica ai personaggi nati in terra di Capitanata vivifica il territorio, gli restituisce vita, corrobora quel sentimento nobile e profondo che è la nostalgia, e nello stesso tempo schiude prospettive nuove al presente, lasciando intravedere agli odierni abitanti la possibilità di un futuro migliore, nel ricordo di quanti vi sono nati.
Per dire come l’opera di questo instancabile archeologo dei ricordi abbia dato frutti fecondi e restituito prorompente attualità al passato, basti ricordare quanto è successo a proposito di Ralph De Palma.

sabato 10 gennaio 2015

Massimo Troisi per il capriolo garganico: "a noi ce ne viene di salvare la natura"...

"Erano anni, dico anni, che Pino Daniele mi chiedeva di fare qualcosa per salvare la natura. " Così Massimo Troisi, sorridente e sornione, presenta il video che girò assieme al cantautore napoletano nel cuore del Parco nazionale del Gargano, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare le razze in estinzione, come il capriolo, in primis garganico, "ma anche di Foggia, della Val d'Aosta", dice Troisi, che la prende da lontano. "Della gente normale è cretino chi va a bruciare o a fare qualcosa contro la natura. Salvaguardiamo il capriolo del Gargano, a noi ce ne viene di salvare la natura, anche le donne saranno sensibilizzate da questo fatto..."
Divertente e perfettamente in linea con la straripante comicità dell'attore e regista napoletano. Dopo l'interesse suscitato dalla pubblicazione, su Lettere Meridiane dell'intervista di Vincenzo Mollica ai due straordinari artisti, ecco la presentazione promozionale dal video, che venne sostenuto dal Ministero dell'Ambiente, ad opera di Massimo Troisi.

Foggia e la memoria oltraggiata: il castello (dimenticato) di Ponte Albanito


La gentile Carmela Noviello mi scrive, a proposito delle pagine su Foggia di Romolo Caggese, pubblicate ieri
Certo l'autore ci è andato giù pesante, certo erano altre epoche e l'analfabetismo era imperante ovunque, non solo a Foggia. Io non sono foggiana verace, ma i miei figli e mio marito si, ebbene mio figlio dice che se non ci sono molte testimonianze storiche di Foggia, non si deve solo all'ignoranza della popolazione. Foggia è stata distrutta più volte da terremoti che l'hanno rasa al suolo, eccettuato l'archivio storico andato perduto ad opera della popolazione in rivolta, che però non fu dato alle fiamme come simbolo della rivolta, ma venne distrutto per il crollo della struttura del municipio e con essa l'archivio. Certo il risultato non cambia, ma... insomma il reportage è scritto bene, è una piacevole lettura, ma credo che ci sia un pizzico di anticampanile da parte di Caggese.
Sto leggendo Foggia e la Capitanata di Romolo Caggese assieme a voi. Un capitolo alla volta e non in ordine lineare. Spero che questa lettura collettiva contribuisca, in qualche modo a farci riflettere meglio sulla nostra città.
Confesso che il brano di Caggese che riguarda Foggia ha messo in crisi alcune mie opinioni, in qualche modo speculari a quelle del figlio della gentile lettrice. È evidente che guerre e terremoti sono stati un fattore negativo per la conservazione delle tracce del passato a Foggia, la cui importanza viene documentata e sottolineata molto bene da Caggese. Questo importante tema resta piuttosto sullo sfondo nel racconto dell'insigne storico che rimprovera, ad esempio, la mescolanza di stili che carattarirzza la Cattedrale, dimenticando che il tempio su seriamente compromesso dai terremoti.

venerdì 9 gennaio 2015

Foggia, ignuda odalisca immersa in un bagno di luce

Decisamente insolite, per far parte di una collana - l'Italia Artistica- che nelle intenzioni doveva rappresentare la prima guida turistica mai pubblicata in Italia, le pagine che Romolo Caggese dedica al Capoluogo, nella sua monografia Foggia e la Capitanata, costituiscono un reportage di notevole valore e, soprattutto, di incredibile attualità. Certo, il forestiero che le legge non ne trae grandi motiviazioni per una visita nella nostra città. La lettura è raccomandata soprattutto ai foggiani,  perché certifica che il  difficile rapporto della città con il suo passato e la sua identità non è cosa nuova, e data ancora prima dell'evento - i bombardamenti - che solitamente si indica come la causa dell'irrimediabile cesura tra la città e la sua memoria.
Caggese conosceva bene Foggia, per averci vissuto qualche anno in quanto liceale. Si era trasferito per ragioni di studio dalla sua cittadina natale, Ascoli Satriano. Nel testo che pubblichiamo di seguito si legge una vivissima testimonianza, in prima persona e in presa diretta, in quanto fu testimone oculare, della rivolta popolare che nel 1898 provocò l'incendio del Municipio e la distruzione dell'archivio.
L'autore mette questo episodio in relazione ideale con lo scarso sensibilità della cittadinanza verso la memoria e la conservazione del passato. Di Foggia tratteggia con mano ferma ed esperta (Caggese è stato uno dei più illustri studiosi del Medioevo), l'importanza che essa aveva raggiunto in questo periodo storico. E l'incapacità di difendere e valorizzare questo aspetto identitario.
Tutto il patrimonio della civiltà medioevale - scrive -  è andato disperso miseramente, e la ignavia e l'ignoranza e il nessun senso storico dei vandali passati e presenti hanno cancellato dalle mura, dalle case, direi quasi dall'aria il colorito che vi aveva impresso il passato.
Memorabili le pagine sui diversi rimaneggiamenti subiti dalla Cattedrale, cui Caggese preferisce, per bellezza ed originalità, la Chiesa delle Croci. Molto vivide sono anche le pagine in cui Caggese parla della Foggia moderna (il libro è stato scritto nel 1910) elencandone i problemi: l'incultura, l'illegalità dilagante, l'invivibilità...

mercoledì 7 gennaio 2015

Quando morì Enrico Berlinguer

Il controverso ha rappresentato negli anni Ottanta del secolo scorso, uno dei più seri tentativi della sinistra di Capitanata di riflettere su se stessa, raccontando criticamente la realtà e soprattutto cercando di interpretarla nel modo più pluralistico possibile.
Il giornale era firmato come direttore responsabile da Franco Severo. La direzione “politica” era invece affidata ad un comitato composto  (li elenco nello stesso ordine con cui comparivano nel colophon) da Raffaele Vescera, Franco Mercurio, Mauro Imbimbo e Maurizio De Tullio.
Della segreteria di redazione di occupava Nunzio Chiericozzi, il progetto grafico e le fotografie erano, rispettivamente, di Claudio Grenzi e Mimmo Attademo.
Foltissimo e qualificato il parterre della redazione, tra redattori veri e propri (Diego Caiazzo, Rosaria Capozzi, Giacomo Colafelice, Sergio D’Amaro, Michela Quirito e Tonio Sereno), i titolari di rubriche (Marcello Cavallo, Sergio Ciccarelli, Mario Crociati, Angelo Corsetti, Beppe Di Marzio, Filippo Fedele e Lorenzo Paoletta) e i collaboratori (Asterix, Michele Carelli, Gino Colecchia, Mario d’Agostino, Alberto Di Girolamo, Rosalia Gatta, Antonio Motta, Guido Pensato, Ludovico Di Giovane, Rosaria Miticocchio).
Il coraggioso esperimento non durò molto a lungo, in quanto fu cotretto ad arrendersi di fronte alla penuria dei ricavi derivanti da abbonamenti e pubblicità, croce di tutte le iniziative editoriali in provincia di Foggia.
Il giornale ha lasciato, però, una traccia importante nella storia dell'informazione in terra dauna.
Tra i momenti più alti de Il controverso va sicuramente annoverata l’edizione straordinaria sulla morte e i funealii di Enrico Berlinguer, pubblicata come supplemento al n.5  del 18 giugno 1984.
Otto pagine che trasudano emozioni ma anche riflessioni, e che si interrogano sulle sorti del Partito Comunista e della sinistra dopo la scomparsa del suo leader più carismatico.
Lettere Meridiane regala agli amici e ai lettori l’edizione digitale di quel memorabile numero, al quale ebbi l’onore e il piacere di contribuire, assieme a Franco Mercurio, Mauro Imbimbo, Raffaele Vescera, Maurizio De Tullio, Roberto Consiglio, autori degli articoli, e Claudio Bruno, autore delle fotografie (tra cui quella che illustra il post).
Buona lettura. Per scaricare il numero speciale de Il Controverso dedicato alla scomparsa di Enrico Berlinguer, cliccare sul seguente collegamento.

Troia com'era cento anni fa: le foto del libro di Romolo Caggese

Gli amici troiani sono impareggiabili, ed è per questo che li amo, e mantengo la promessa di pubblicare tutte le foto del capitolo dedicato a Troia del libro di Romolo Caggese, Foggia e la Capitanata. Le trovate in un album ad hoc sulla pagina facebook di Lettere Meridiane (cliccate qui per accedervi). Se, per l'occasione, fate clic sul pulsante mi piace che trovate sulla pagina avrete la mia gratitudine, e in compenso resterete costantemente aggiornati sui contenuti di questo blog.
Oltre che impareggiabili, gli amici troiani sono puntuali ed attenti, perché mi hanno segnalato immediatamente l'errore in cui ero incorso titolando il post in cui ho pubblicato il testo di Caggese su Troia, Quando nel duomo di Troia c'era l'ufficio postale. Sbagliato, come mi spiega Ninì Russo: "Il titolo è sbagliato! L'Ufficio Postale era ubicato nell'androne del Convento San Benedetto, cui Caggese attribuisce l'architrave proveniente da restauri della cattedrale." La tesi è ribadita da Antonio Gelormini: "Ninì mi ha anticipato. Geppe, devi cambiare il titolo. La posta non è stata mai ubicata in Duomo, né poteva esserlo."
Vero. Ho preso una cantonata, e ho corretto dunque il titolo che da Quando nel duomo di Troia c'era l'ufficio postale è divenuto La Troia triste e silenziosa di Romolo Caggese. Non me ne vogliano gli amici troiani circa gli attributi di triste e silenziosa: la definizione non è mia ma di Caggese, come vedremo in una delle prossime puntate di Foggia e la Capitanata.
Il post ha suscitato diverse, positive reazioni. Francesco Sciarrillo scrive: "Bello l'articolo sul nostro paese e interessante la foto delle "Rr Poste e Telegrafi" sul portale del convento di San Benedetto." Sul filo dei ricordi il commento di Rosaria Falcone: "Quanti batticuore nel ritirare le letterine fermo posta sotto lo sguardo teneramente 'complice' di Angiulin u puster!" Che bello: se qualcuno ricorda altre cose di Angiulin e di quell'ufficio postale le scriva: sarebbe interessante se dai ricordi potesse emergere una storia collettiva.

martedì 6 gennaio 2015

La leggenda del quarto Re Magio

L'Epifania è luce, rivelazione e svelamento che nascono dall'illuminazione. L'Epifania racconta la grazia concessa ai Re Magi che si lasciarono illuminare e guidare dalla stella cometa, fino a trovare la Luce che era nata al mondo per illuminarlo e redimerlo dalle tenebre.
La tradizione cristiana è però ricca di leggende sul quarto Re Magio, non raccontato dai Vangeli perché non arrivò in tempo, si perse per strada.
La più nota è quella scritta da Henry Van Dyke, pubblicata nel 1907 (la foto che illustra il post è il frontespizio dell'edizione newyorkese) che racconta di Artaban, partito assieme agli altri magi, ma attardatosi per strada. Questi usò i doni che avrebbe dovuto consegnare a Gesù Bambino per darli ai poveri e ai derelitti, e per salvare un bambino condannato a morte dalla strage decisa da Erode.
Il Divin Bambino accolse il non dono di Artaban con un radioso sorriso. e gliene rese grazie.
La storia più esotica narra invece di un Re che si mise in viaggio addirittura dal Perù, e nel lunghissimo e pericoloso tragitto perse tutti i doni che aveva portato con sé, salvo una pigna che gli venne restituita dal Bambino con la raccomandazione di piantarla nel terreno, una volta tornato in patria. E fu così che nacque il granturco, pianta povera che ha sfamato generazioni si sudamericani.
La tradizione cattolica accoglie la metafora delle difficoltà di quel lungo viaggio che è la vita che affiora sia dal racconto di Van Dyke che dalla leggenda peruviana, per collocarli in una cornice ancora più umana.

Pino Daniele e Massimo Troisi per difendere il capriolo garganico

Devo a Cristina Mundi, impareggiabile collega giornalista e amica pluridecennale, la segnalazione di una splendida chicca: la campagna di sensibilizzazione sul rischio di estinzione del capriolo del Gargano che vide protagonisti Pino Daniele e Massimo Troisi. Confesso che non la ricordavo, anzi ne avevo perso del tutto memoria.
Cristina è riuscita a pescare in un canale youtube dedicato a Troisi l'intervista che Vincenzo Mollica, il critico televisivo amico di entrambi, realizzò in occasione della presentazione della videocassetta (Pino Daniele la definisce proprio così con questo termine decisamente vintage) della campagna.
Le motivazioni esposte da Troisi sulle ragioni della iniziativa sono un monumento della straordinaria e compianta comicità dell'attore napoletano. Fanno morire dal ridere.
È bello ricordare e piangere questi grandissimi artisti con questo documento, che testimonia il loro amore per la Puglia e pet il Gargano.
Guardate il video, amatelo, condividetelo.



domenica 4 gennaio 2015

La Troia triste e silenziosa di Romolo Caggese

Sto leggendo Foggia e la Capitanata di Romolo Caggese, e vi confesso di dissentire almeno in parte col giudizio piuttosto critico pronunciato su questa opera da Francesco Giuliani, docente, scrittore e critico di San Severo, che ha rimproverato  allo storiografo nato ad Ascoli Satriano di aver posto “l’accento soprattutto sulle ingiustizie sociali e sulla degradazione dell’ambiente geografico ed umano di Foggia e del Tavoliere”, rappresentando “il tutto con toni duri ed aspri, risentiti, che non rendono giustizia alla materia trattata. Ne viene fuori un libro poco equilibrato, degno di un analista che applica rigidamente le sue ferree categorie ideologiche, di stampo positivistico, e politiche.”
Forse è così, ma nondimeno, leggere Caggese a più di un secolo dalla pubblicazione del libro (1910) offre non pochi spunti di riflessione circa l’attualità delle considerazioni dello scrittore ascolano.
Sto leggendo il libro non linearmente, ma, come dire, in ordine sparso, privilegiando le località cui sono maggiormente affezionato.
Sarà per questo che il mio viaggio da lettore è cominciato da Troia, cittadina con cui ho un rapporto antico e profondo, di cui un giorno dovrà parlavi compiutamente.
Le parole di Caggese mi hanno colpito per la loro profonda attualità, per l’animo che le pervade, per quell’amara consapevolezza che si coglie spesso nelle sue parole, circa le immense potenzialità non sfruttate, e l’amaro presente che mal si addice ai fasti del passato.
A Troia sono stato assessore, nella giunta comunale guidata da Domenico La Bella (ed anche di questo dovrà raccontarvi, lo prometto, ché è stata una esperienza importante, direi perfino luminosa). Di quella esperienza conservo un ricordo bellissimo, ed a tratti curioso, che ho in qualche modo ritrovato nel racconto di Caggese.
Ero il solo assessore esterno, per giunta foggiano. Venendo dal capoluogo e non risiedendo nella cittadina del Rosone, organizzavo la mia giornata in modo da concentrare gli impegni troiani nella mattinata e nel pomeriggio, evitando se possibile di dover tornare la sera a Troia, naturalmente quando non c’erano impegni istituzionali.

sabato 3 gennaio 2015

Michele Sepalone e la sua Foggia sgargiante, bella e possibile

Appassionato di fotografia da sempre, da quando il colore era una rarità, e i più bravi si sviluppavano da soli le foto in bianco e nero, Michele Sepalone è stato tra i primi a comprendere la svolta epocale che era alle porte, le potenzialità che le nuove tecnologie offrivano alla fotografia in termini di racconto della realtà.
Sui social network ci si racconta cinguettando attraverso i tweet oppure svelandosi attraverso gli stati di Facebook. Il rischio di diventare un tantino autoreferenziali o narcisisti è sempre appostato dietro l’angolo. Michele lo esorcizza privilegiando appunto il racconto, collocandosi come testimone partecipe, non distaccato, attento ma comunque sempre in terza persona, esaltando la nuova sintassi e la nuova frontiera della fotografia.
Dalle sue immagini affiorano scelte di campo importanti, consapevoli, che si ritrovano tutte nel calendario che Michele Sepalone e Lettere Meridiane regalano agli amici e ai lettori del blog (le istruzioni per scaricarlo alla fine del post).
Michele ha personalmente selezionato le dodici immagini che vi accompagneranno nel 2015.
Dentro le sue fotografia c’è tutta l’anima di Foggia, o più precisamente le diverse anime della città. C’è soprattutto la sua bellezza, sovente nascosta o disconosciuta. Una bellezza che lo sforzo quotidiano di documentazione e di narrazione che Michele conduce, sta riportando alla luce. C’è anche la cronaca, che dolorosamente attenta a quella bellezza. Ci sono i simboli di sempre, a cominciare da quello del pallone. E poi ci sono i dettagli, gli scorci. Tanti. Sono soprattutto questi a svelare il punto di vista di Michele Sepalone per Foggia e a sublimarne l’amore. Si ama qualcosa o qualcuno, guardando, scoprendo e amandone i dettagli più risposti.
Il calendario è completato dalla raccolta delle foto utilizzate da Lettere Meridiane per illustrare la discussione su Foggia chi parte e chi resta che ha animato per diverse settimane il blog. In questo caso, il punto di vista di Michele Sepalone è la bellezza, autentico fil rouge che annoda la sua opera instancabile e meritoria. Il racconto per immagini di Sepalone svela un’altra Foggia: quella Foggia sgargiante, bella e possibile che tutti sogniamo.
[Il calendario di Michele Sepalone è ottimizzato per la stampa in A3. Potete scaricarlo a questo link.]
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