domenica 29 marzo 2015

L'altro Pd di Michele Emiliano che dice ai foggiani: "Siete l'orgoglio della Puglia"

C’è un altro Pd, oltre quello quotidianamente declinato dal suo segretario premier e dalla opposizione interna. È un Pd dal cuore antico, che ambisce a scrivere un capitolo nuovo nella storia politica del Mezzogiorno. È il Pd di Michele Emiliano, il popolo della Sagra del Programma, che a Foggia ha affollato il vecchio Capitol, restituito alla sua funzione di contenitore di riflessione e discussione politica, come da tempo non si vedeva.
Qualcuno dice che il format della Sagra ricorda molto quello della Leopolda renziana. E potrà essere anche vero. Ma di diverso ci sono i contenuti e poi il metodo: la Leopolda è un evento che chiama a raccolta. La Sagra del Programma si muove per i territori, coinvolge le periferie, nel dichiarato obiettivo di renderle centrali. E poi, il linguaggio politico: quello dell’ex sindaco di Bari è agli antipodi rispetto a quello di Matteo Renzi, nonostante la solida amicizia che lega i due. E così pure i riferimenti politici e culturali, i valori. Il premier parla sempre in prima persona, e quando dice noi usa il plurale maiestatis. Emiliano preferisce usare la seconda persona plurale: voi cittadini, voi comunità. La differenza è sostanziale, perché una cosa è dire, vi ascolto ma poi decido io, ben altra è ragioniamo, e alla fine decidiamo assieme..
Il sindaco di Puglia, che costituisce lo slogan portante della campagna elettorale di Emiliano, che guida la coalizione di centrosinistra nella sfida regionale, non è una persona fisica, ma un intellettuale collettivo, e il riferimento espresso e dichiarato è Antonio Gramsci. È la comunità dei cittadini che diventa sindaco di Puglia partecipando attivamente, riflettendo, proponendo idee e soluzioni.
Emiliano indìca, con coraggio, una possibile via pugliese per affrontare il problema mai risolto della identità del Pd. E la risposta della base chiamata ormai ad esprimersi soltanto in occasione delle primarie che hanno cooptato i congressi, è entusiasta ed entusiasmante. I 350 posti disponibili nei diversi tavoli di discussione allestiti al Capitol sono presto esauriti. Il confronto è intenso.

venerdì 27 marzo 2015

Su Flickr le spettacolari immagini degli aeroporti foggiani durante l'occupazione


Le foto che presento in questa lettera meridiana sono già state pubblicate, qualche mese fa, da Tommaso Palermo, su segnalazione di Giuseppe D'Angelo, in quell'inesauribile tesoro di documenti e immagini che è l'archivio del gruppo facebook del Comitato "Un monumento a ricordo delle vittime del 43 a Foggia".
La storia di queste fotografie è una spettacolare testimonianza di come la rete riesca a produrre valore aggiunto, in termini di conoscenza e di informazioni. Tommaso Palermo intitola la galleria che comprende 14 foto (che potete vedere a questo link) Foggia - personale alleato, aggiungendo che, probabilmente, si tratta di immagini del 53rd Advanced Air Depot, reparto di stanza nel complesso aeroportuale di Foggia che aveva quale aeroporto principale il Lisa ma comprendeva tanti altri campi d'aviazione, per cui riesce difficile stabilire con precisione dove le fotografie sono state scattate.
Non so dove Palermo e D'Angelo abbiano reperito le foto pubblicate nel museo virtuale del Comitato (la fonte potrebbe essere la stessa), sta di fatto che da qualche tempo, quelle immagini fanno parte della immensa collezione The Commons, che raccoglie fotografie di dominio pubblico messe on line da diverse istituzioni, con lo scopo di "condividere tesori nascosti provenienti dagli archivi fotografici pubblici nel mondo" e di rendere le foto "più facili da trovare aggiungendo tag o lasciando commenti".
Ed è qui che viene il bello, perché la pubblicazione su The Commons di Flickr, grazie anche ai commenti dei lettori, ha permesso di far un po' più di luce sulla storia e sull'origine di queste splendide immagini, che fanno parte dell'archivio del San Diego Air and Space Museum con il titolo Foggia Italy photo from L. Murray. La collezione completa è composta da 17 foto (potete vederle qui, ed eventualmente scaricarle anche ad alta risoluzione).

mercoledì 25 marzo 2015

Tutte le foto della Capitanata di Michele Vocino

Un viaggio nel tempo, nelle bellezze della Capitanata all'inizio del secolo. Quando ancora molti beni archeologici non erano stati scoperti (si pensi a Herdonia o alle Stele Daunie) ma nel Paese cominciava a sedimentarsi una nuova cultura e una nuova attenzione verso il patrimonio culturale.
Dopo aver pubblicato in due puntate La Capitanata di Michele Vocino, testo che per molte ragioni funge da apripista nella letteratura di promozione turistica e culturale della provincia di Foggia, tocca oggi al ricco patrimonio fotografica che illustra il volume.
Tante le località passate in rassegna dalla sapiente ed esperta macchina fotografica dei Fratelli Alinari, che passano a setaccio castelli, cattedrali e chiese dell'intera provincia di Foggia: da Manfredonia a Vieste, da Lucera a Troia, da Foggia a San Severo,  da Sannicandro a Vico Garganico, da Montesantangelo a Tremiti, senza trascurare il patrimonio monumentale del Subappennino, con belle immagini dei castelli di Pietramontecorvino e Deliceto, ma anche alcuni scatti dedicati a beni che oggi non ci sono più o quasi, come la Badia di Ripalta e le rovine di Sant'Egidio.
Un album fotografico tutto da sfogliare, quello che potrete trovare nella pagina facebook di Lettere Meridiane, cliccando qui.
Colgo l'occasione per ricordare ad amici e lettori, che per restare costante aggiornati sui contenuti del blog è il caso di iscriversi alla pagina, cliccando sul pulsante Mi piace (vale, ovviamente per quelli che ancora non lo hanno fatto).
Il testo de La Capitanata di Vocino è uscito in due puntate, che potete trovare ai collegamenti dqui sotto:

Un eccezionale documento, la voce di Stame, il tenore foggiano ucciso dai nazisti

La lettera meridiana di ieri su Nicola Ugo Stame, il tenore foggiano antifascista che venne trucidano nell'eccidio della Ardeatina, ha suscitato tante condivisioni e tanti commossi commenti. Segnalo, tra tutti, quello di Gianni Ruggiero, cantautore e poeta foggiano, particolarmente attento alla memoria del passato (ho parlato del suo bel poema sui bombardamenti in questo articolo e qualche giorno fa ho recensito la sua canzone-inno al Foggia in quest'altra lettera meridiana).
"Oggi si direbbe di Stame - scrive Ruggiero - che fu un artista impegnato nel sociale. Ma immagino che allora era molto più difficile fare opposizione politica, stretti come si era tra fascisti e nazisti. Solo per questo definirlo eroico è dir poco. In quanto a intitolargli un teatro o una strada più degna e più visibile non posso che essere d'accordo, ma si sa come vanno queste cose la sensibilità di certi politici viene fuori solo quando si tratta di raccoglier voti."
Speriamo che finalmente qualcosa si muova, e in proposito va segnalato che la manifestazione di ieri era promossa dal Comune di Foggia: potrebbe essere il segnale di una diversa attenzione della città.
Intanto, visto l'interesse suscitato dall'articolo di ieri, mi piace riproporre agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane, un documento eccezionale: la sola documentazione esistente della possente voce del tenore foggiano che così barbaramente venne strappato alla vita.
Nel video nato da un'idea di Romeo Brescia e Raffaele De Seneen e montato da Romeo Brescia (che ha utilizzato per le immagini le toccanti sequenze del film Rappresaglia di George Cosmatos),  Stame interpreta Ah sì mio ben,  romanza tratta dal Trovatore di Giuseppe Verdi. I versi struggenti sembrano presagire la sorte che sta per toccargli, ma anche sottolineare la potenza dell’amore che vince sull’oscurantismo e la barbarie:
Ma pur, se nella pagina
de' miei destini è scritto
ch'io resti fra le vittime,
dal ferro ostil trafitto,
fra quegli estremi aneliti
a te il pensier verrà, verrà
e solo in ciel precederti
la morte a me parrà!

Il documento è una eccezionale testimonianza dell’enorme valore artistico di Nicola Ugo Stame che non poté mai venire compiutamente riconosciuto, perchè la morte lo colse prima.
La registrazione della voce di Stame è stata messa a disposizione da suo cugino Mario Napolitano, che da anni vanamente si batte per far intestare a questo grande artista lirico il Teatro del Fuoco.
Ecco il video. Guardatelo, sentitelo, amatelo, condividetelo.

domenica 22 marzo 2015

Da Foggia sì a referendum sulla Moldaunia. Ma a Bari non lo sanno.

L’eventualità di una fusione tra la provincia di Foggia e il Molise, con la conseguente modifica dei confini della Puglia, è una questione troppo importante per essere affrontata con l'ottica deformante degli interessi politici del momento o, peggio ancora, per essere ridotta a strumento di propaganda elettorale.
Perciò, la prenderò alla lontana.
Da un punto di vista pugliese (ma, come vedremo, il problema è proprio questo: esiste un punto di vista pugliese?), la notizia è in se stessa storica: il consiglio comunale di uno dei sei capoluoghi  ha approvato una delibera con cui chiede l’indizione di un referendum popolare per sondare la volontà della cittadinanza sul possibile scorporo di una provincia dagli attuali confini regionali.
Il capoluogo in questione è Foggia; il quesito referendario riguarda la possibilità che la Capitanata lasci la Puglia e approdi in Molise.
Non si discute di bruscolini, come si vede. Approfondirò in una successiva lettera meridiana quanto è emerso dal dibattito consiliare svoltosi a Foggia. Per il momento, va detto che forse l’accapo è approdato a palazzo di città in un momento non del tutto propizio, con la maggioranza di centrodestra divisa (per altre ragioni) e praticamente all’inizio della campagna elettorale per le regionali.
Il rischio che il dibattito sulla Moldaunia possa essere inquinato da strumentalizzazioni elettorali esiste, ed è evidente. Ragionare sulla Moldaunia non significa essere tout court contro la Puglia, né bocciare l’operato dei governi regionali guidati di Vendola che per il riequilibrio della Puglia hanno fatto assai di più dei precedenti governi di centrodestra, a guida salentina o barese.

sabato 21 marzo 2015

Gabriele Consiglio: un paese ci vuole, e questo è Bovino

"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti". Tra le molte ragioni per le quali ho voluto bene a Gabriele Consiglio, c'è l'avermi fatto amare Cesare Pavese e l'avermi fatto scoprire quel romanzo monumentale che è La Luna e i falò.
Fui spinto dalla voglia di leggerlo quando Gabriele mi affidò le bozze del suo Biggirò, lusingandomi con la richiesta che gli scrivessi la quarta di copertina.
L'ultimo capitolo di quella che è forse l'opera più rappresentativa del grande avvocato e del grande scrittore di Bovino è intitolato appunto Un paese ci vuole, e si apre con la citazione dei passaggi de La luna e i falò virgolettati sopra.
In quel capitolo Consiglio scrive pagine importanti su Bovino (che potete scaricare cliccando qui), erigendo la sua cittadina natale a ombelico del mondo e a simbolo della necessità delle radici, dell'identità, del rapporto saldo con il passato, il solo che possa far vagheggiare e percepire, come scrive Gabriele, la follia di esistere oltre.
Grazie a Consiglio, ho imparato ad amare anche io Bovino, a sentire che quelle pietre, quella parlata, quei vicoli, quei paesaggi che sanno d'antico e sono in se stessi il solo antidoto possibile alla globalizzazione, stanno lì e non altrove, e se li ami puoi imparare a farne parte. (È la sensazione che mi avvolge spesso quando vado ai Monti Dauni, questa idea di un tempo che si raggruma, dove passato, presente e futuro si concentrano in un solo attimo, e che puoi trovare soltanto qui, e non altrove).
Per tutte queste ragioni Bovino è il Borgo dei Borghi per eccellenza, e sarebbe assai bello se vincesse l'omonimo concorso indetto dalla trasmissione televisiva Kilimangiaro. Dopo tanta poesia, mi spiace un po' di parlarvi di cose così prosaiche, ma la concorrenza è tanta, e dobbiamo impegnarci nella volata finale. Se non siete ancora convinti, scaricatevi e leggetevi il capitolo di Biggirò intitolato Un paese ci vuole: non potrete fare a meno di amare Bovino anche se non ci siete mai stati, e quindi di votare nel concorso per la cittadina dauna, che, giova ricordarlo, rappresenta al concorso il Borgo dei Borghi tutta la Puglia.
Si può votare fino a domani, anzi oggi e domani, perché gli iscritti al portale che consente di dare la propria preferenza possono farlo una volta al giorno.
La procedura è semplice: bisogna accedere a questa pagina web, quindi cliccare su Bovino (è semplice trovarla, perché è collocata in alto, caratterizzata da una bella immagine del Castello). Nel caso in cui si sia già iscritti al portale, il sistema chiederà di effettuare il log in. In caso contrario, sarà necessario effettuare (una volta sola) la procedura di registrazione, inserendo un nome utente a scelta e l’indirizzo della propria posta elettronica. Quindi occorre seguire le semplici istruzioni. Come già detto, si può votare una volta al giorno: quindi fatelo oggi e domani, e convincete i vostri amici a fare altrettanto.
Il Borgo che totalizzerà più preferenze, verrà premiato ufficialmente domenica 20 Aprile, nel corso di una prima serata speciale in onda su Raitre. Forza Bovino, tutta la Puglia fa il tifo per te.

Ecco Za Fo', la splendida canzone sul Foggia di Gianni Ruggiero

Scrivere una canzone per la squadra del cuore non è una cosa semplice. C’è in agguato il rischio di indulgere allo stereotipo o peggio ancora al puro folclore. E tanti inni calcistici sono in effetti così.
Mettendoci prima di tutto il cuore, il poeta e cantautore foggiano Gianni Ruggiero ha brillantemente esorcizzato questi pericoli, regalando ai tifosi rossoneri uno splendido brano, a metà tra l’inno e la canzone d’autore, venato di nostalgia, intriso di poesia autentica.
Potito Chiummarulo, attento e solerte come sempre, ha curato il video ufficiale della canzone, con un sapiente montaggio che accompagna il brano con frammenti di video e di foto realizzati dallo stesso Chiummarulo.
Il brano prende in prestito il titolo da quella che è quasi una parola d’ordine per i tifosi foggiani: Za Fo’ che sta per Forza Foggia e che nel capoluogo dauno non è soltanto un incitamento, ma una sorta di saluto, una dichiarazione d'amore, che accomuna tutti i cittadini, anche quelli che non sono appassionati di pallone.
Più che una canzone sul Foggia, il pezzo di Ruggiero è una poesia, che racconta lo specialissimo rapporto che lega i foggiani alla loro squadra. Un rapporto profondo, indissolubile, che attraversa e annoda generazioni e generazioni perché, come canta Gianni: "si cambia nella vita, tutto cambia, parole nuove e  modi di pensare, ma quello che più conta e che rimane, l’amore che per te voglio cantare.”
Bravo Gianni, e bravo Potito. Ecco la canzone. Sentitela, amatela, condividetela. E soprattutto cantatela.

venerdì 20 marzo 2015

La poesia di Tusiani per il suo onomastico, e per tutti i Giuseppe...

L'amico Ennio Nocera mi ha fatto gli auguri di buon onomastico in un modo del tutto speciale. Mi ha inviato una poesia di Joseph Tusiani, composta dal grande poeta garganico, con cui Nocera intrattiene rapporti di cordiale amicizia, quella mattina stessa. Una poesia splendida sul nome Giuseppe, o più precisamente sull'essere Giuseppe, e sul modo con cui Tusiani è stato Giuseppe, soprattutto durante gli anni della sua infanzia, trascorsi sulla sua Montagna, il Gargano.
Emigrato in America, Tusiani sarebbe divenuto uno dei più grandi italianisti che operano negli Stati Uniti, oltre che un grande poeta.
Il regalo di Ennio Nocera mi ha stupito e commosso, e ho pensato di condividerlo con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, naturalmente chiedendo - per il tramite dello stesso Nocera -  l'autorizzazione a Tusiani, che l'ha concessa volentieri, regalando così agli affezionati seguaci del blog, oltre che l'emozione suscitata dai suoi versi, anche gli auguri per le prossime festività pasquali.
Ecco la poesia.

PER IL MIO ONOMASTICO

Oggi ritorno ad essere Giuseppe
e questo nome dovrebbe bastare
a rendermi felice ed innocente---
il ragazzino della mia Montagna,
il chierichetto che cantava in chiesa
con nicchie e altari e incensi per la mente,
e che si era finanche abituato
a crescer senza padre o, meglio, a credere
padre vicino e vero
quell’uomo in quella foto,
partito per la Merica
a guadagnarsi il pane.
Suonavano campane
e con l’organo io cantavo...
E allora chi è mai
quel Joseph che oggi sono,
e quante miglia ricorda questo nome
di un lungo, assai lungo cammino?
A me han detto soltanto
ch’esso rivela
e fedelmente traduce
il mio destino.

Buon onomastico, Giuseppe!
Happy Nameday, Joseph!
Joseph Tusiani
New York, 19 marzo, 2015

La banalità del male, i due pesi e le due misure dell'ideologia

Maurizio De Tullio commenta, da par suo, alcuni recenti episodi di cronaca (purtroppo nera), inquadrabili nel difficile percorso dell'integrazione tra italiani e stranieri. In una società di fatto multirazziale come quella in cui viviamo, che episodi di violenza possano vedere protagonisti persone di diversa nazionalità, è purtroppo sempre più probabile. L'aspetto più interessante dell'articolo di De Tullio sta nella sua analisi delle reazioni e degli echi mediatici che questi episodi hanno suscitato, che confermano come a questi fenomeni si guardi ancora attraverso la lente, spesso deformante, dell'ideologia. Ecco il testo di Maurizio, che Lettere Meridiane ringrazia per i suoi contributi sempre lucidi ed apprezzabili.
* * *

Due uomini sono appena fuori da un bar, è sera. Uno è italiano, l’altro marocchino. Pochi attimi e uno dei due è a terra, esanime. È successo a Terni, dove qualche giorno fa un marocchino, dai precedenti complessi ma non violenti, in preda all’alcol, ha inveito contro un ragazzone italiano – Davide, volontario del “118” – colpevole solo di stargli di fronte.
Il marocchino, che brandiva una bottiglia rotta a metà e diventata quindi un’arma impropria e pericolosa, in un attimo di follia gli ha reciso la gola, uccidendolo in pochi istanti. Subito arrestato, l’omicida da quel momento è diventato – specie per quegli italiani che si riconoscono nel “Salvini pensiero” – l’ennesimo caso di feccia extracomunitaria da espatriare e far crepare in un carcere del Marocco. Peccato che la quasi totalità dei cittadini ternani – famiglia e amici del povero Davide in prima fila – nonostante l’accaduto, non abbiano reagito alla stessa maniera, invocando solo giustizia e non vendetta per un giovane trovatosi nel posto giusto ma nel momento sbagliato.

mercoledì 18 marzo 2015

La grinta di Rolla: "Tutti i sindaci in campo per sostenere Bovino"

Ex sindaco di Ascoli Satriano, indiscusso protagonista di una delle pagine più importanti della storia culturale della Capitanata e della Puglia, con il ritorno nella loro terra dei Grifoni Policromi, Tonino Rolla scende in campo per sostenere la causa di Bovino, il paese dei Monti Dauni finalista nel concorso Il Borgo dei borghi promosso dalla trasmissione televisiva Kilimangiaro.
Rolla rivolge un appello ai sindaci della provincia di Foggia, e in primis al primo cittadino del comune capoluogo: "Devono mobilitarsi tutti e sostenere la causa di Bovino, perché è una sfida che riguarda l'intero territorio dauno e direi pugliese, visto che il paese dei Monti Dauni rappresenta la Puglia."
Il ragionamento di Rolla è di una logica inoppugnabile: "L'idea che la cultura, il passato, il nostro immenso patrimonio artistico e monumentale possano diventare il motore trainante di una nuova stagione dello sviluppo della Capitanata sta faticosamente mettendo radici. La vittoria di Bovino al concorso indetto da Kilimangiaro metterebbe le ali a questa idea, rappresenterebbe un salto di qualità per tutto il territorio, a cominciare da quello dei Monti Dauni, che dovrà affrontare nei prossimi anni in maniera sempre più pressante lo spettro della crisi demografica e produttiva, che costituisce il più serio vincolo allo sviluppo. Ecco perché tifo per Bovino. Ecco perché invito tutti i sindaci a scendere in campo per invitare i loro cittadini a votare per Bovino."
La grinta di Rolla, ascolano di nascita, è anche la testimonianza più evidente di una identità dauna che va ormai affermandosi, al di sopra di quei campanilismi e localismi che in passato hanno impedito a questo territorio di fare rete. Una ragione di più per votare per Bovino: si può farlo fino a domenica prossima, attraverso il web.
La procedura è semplice: bisogna accedere a questa pagina web, quindi cliccare su Bovino (è semplice trovarla, perché è collocata in alto, caratterizzata da una bella immagine del Castello). Nel caso in cui si sia già iscritti al portale, il sistema chiederà di effettuare il log in. In caso contrario, sarà necessario effettuare (una volta sola) la procedura di registrazione, inserendo un nome utente a scelta e l’indirizzo della propria posta elettronica, e quindi seguendo le semplici istruzioni. Come già detto, si può votare una volta al giorno: quindi, fino al 22 marzo, bisogna votare quotidianamente, e convincere a fare altrettanto i propri amici.
Ogni utente può votare non più di una volta ogni 24 ore, fino al termine della sfida. Per votare occorre essere iscritti a myRaiTv il portale web della televisione di Stato.
Il Borgo che totalizzerà più preferenze, verrà premiato ufficialmente domenica 20 Aprile, nel corso di una prima serata speciale in onda su Raitre.

La scomparsa di Geppo Piantanida, storico conduttore, grande foggiano

Ci sono amici che puoi dire di conoscere da sempre, di cui non ricordi come e quando li hai incontrati la prima volta, e che puoi anche non vedere da un pezzo, ma quando li ritrovi e come se li avessi lasciati soltanto ieri.
Geppo Piantanida era tra questi. La nostra frequentazione è durata più di quarant'anni e non saprei dire con esattezza quando è cominciata. Ricordo la passione comune per il teatro, quando si organizzavano nei teatri parrocchiali di periferia spettacoli di varietà alla buona. Calcavamo le tavole di quei palcoscenici come presentatori: lui era bravissimo, stabiliva un feeling speciale con il pubblico che riusciva a catturare con la simpatia innata ispirava ad ogni battuta.
Ricordo una sera, al teatro delle Suore Canossiane vicino al campetto di calcio di San Siro. Per noi fu una sorta di battesimo del fuoco: ad aprire le danze venne Pippo Baudo in persona, così alto e così esuberante, che il piccolo palcoscenico a stento riusciva a contenerlo.
Da allora in poi le nostre strade si sono incrociate molte volte e le passioni comuni si sono rinsaldate, come quella per il giornalismo. Non abbiamo mai lavorato insieme, ma abbiamo militato negli stessi ambienti, come le redazioni televisive.
Spesso ci confondevano l'uno con l'altro, data l'assonanza dei nostri non comunissimi nomi: Geppo lui, Geppe io, e non avete idea quante volte mi sia toccato dover chiarire che sì, facevo il giornalista,  ma non ero quello di Telefoggia.
Quando sono stato assessore alla cultura e ai servizi sociali a Troia, la nostra amicizia si rinsaldò e Geppo mi aiutò con la sua consueta affabilità a capire molte cose dell'ambiente troiano, con il quale aveva stabilito solidi rapporti sia professionali (lavorava all'Asl della cittadina del Rosone) che culturali (collaborava con diversi gruppi teatrali locali).
Ho sempre apprezzato di lui il suo aplomb, la capacità di guardare le cose che raccontava dagli schermi di Telefoggia con occhio critico, disincantato, ma mai distaccato: voleva bene profondamente alla città, alla comunità, al territorio, e credo che quel disincanto fosse un antidoto al rischio di frustrazione che è la malattia professionale di quanti fanno i cronisti in questa plaga: dover denunciare sempre gli stessi problemi, non poterne mai raccontare la positiva soluzione.
Addio, Geppo caro, non sai quanto mi mancherà quel tuo sorriso rassicurante. Te ne sei andato senza che potessi salutarlo un'ultima volta. Non sapevo di quel male sottile che ti ha strappato alla vita in poche settimane.
Adesso non ci confonderanno più l'uno con l'altro, ed è come se avessi perso un pezzo di me stesso.

lunedì 16 marzo 2015

Monte Pucci, ombelico del mondo

Monte Pucci, ombelico del mondo? Forse no, ma non c’è dubbio che si tratta di uno dei luoghi più incantevoli della Puglia, e ben ci sta che qualcuno abbia pensato di farci un gruppo su  Facebook, dandogli come titolo proprio l'incipit di prima: Monte Pucci, ombelico del mondo!
Tra i promotori  dell’iniziativa c’è Matteo Cannarozzi, instancabile animatore culturale, che mi ha iscritto  d’ufficio (e lo ringrazio di cuore) a questa nuova e intrigante compagine virtuale.
L’iniziativa è riuscitissima. Nel giro di poche ore, la bacheca del gruppo, che come scopo si prefigge appunto quello di mettere a didposizione del popolo del social network un posto dove raccogliere e concentrare foto, notizie ed altro su Monte Pucci, è diventata una vetrina di immagini di una bellezza da mozzare il fiato.
Come la panoramica, postata da Filippo Bellati, che solo per oggi sarà l’immagine di copertina della pagina fb di Lettere Meridiane (sarebbe stata molto sacrificata soltanto nel blog) e che l’autore accompagna con un commento del tutto condivisibile: "sicuramente uno dei posti più suggestivi del Mediterraneo!”
Altri aderenti al gruppo che vi hanno contribuito con diverse stupende fotografie sono  e Fabio Bezzi e Rocco Martella, autore della foto che illustra questo post.  Per godervi tutti questi piccoli grandi capolavori, non vi resta che iscrivervi a Monte Pucci, ombelico del mondo. Potete farlo cliccando qui.
Mi piace segnalare il gruppo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane, perché è un esempio efficacissimo di come il social network possa qualificare e mettere in circolo informazioni ed interessi, soprattutto quando si riferiscono a contesti particolarissimi, come Monte Pucci:  bravi davvero i promotori dell’iniziativa.


domenica 15 marzo 2015

Concilio: Foggia ha in mano il destino della Capitanata

L'amico Vincenzo Concilio, segretario del comitato referendario "Daunia chiama Molise" mi invia una nota di precisazione alla lettera meridiana in cui commentavo il sostegno dato alla ipotesi referendaria dal presidente della Provincia di Campobasso e l'importanza politica della imminente discussione del Progetto Moldaunia in consiglio comunale a Foggia. L'assise municipale dovrà pronunciarsi sull'argomento nella seduta di martedì prossimo. Nella lettera scrivevo che in caso di approvazione della delibera da parte del consiglio comunale della città capoluogo, la questione sarebbe tornata sui tavoli della Provincia, che sulla questione non si è pronunciata, ma ha sospeso il giudizio. Ricostruendo la vicenda, Concilio fornisce alcune precisazioni proprio sul ruolo della Provincia. Ecco la sua nota.
* * *
Se il Consiglio comunale di Foggia approverà la delibera sulla richiesta di referendum consultivo per il passaggio della Daunia al Molise, la questione passerà sì a Palazzo Dogana i cui uffici preposti, non avranno però alcuna influenza sulla decisione finale che spetta per la legge 352 del 1970 alla Cassazione di Roma, presso la quale la Provincia dovrà eleggere domicilio.
La Provincia era stata in realtà coinvolta da Gennaro Amodeo del Movimento Moldaunia, ad Aprile del 2012 ma, quel Consiglio provinciale, presidente Santaniello, non ritenne di doversi esprimere.
Proprio in seguito a questo mancanza di responsabilità dei partiti politici, decidemmo di costituire il Comitato referendario "Daunia chiama Molise" composto da ben 32 cittadini di varia estrazione sociale che, sottoscrissero un atto notarile, come richiesto dal Regolamento per il Referendum della Provincia di Foggia.

La Capitanata meravigliosa di Michele Vocino

Ecco la seconda parte del libro La Capitanata di Michele Vocino, pubblicato dai Fratelli Alinari, editori in Firenze, dettero alle stampe nel 1925, nell'ambito della collezione di monografie L'Italia Monumentale. Come ho già avuto modo di sottolineare nella lettera meridiana in cui ho offerto ad amici e lettori la prima la parte del prezioso testo del fine scrittore originario di Peschici, la pubblicazione di questa collana è contemporanea a quella dell’Italia Artistica, che alla provincia di Foggia dedicò due volumi: Foggia e la Capitanata di Romolo Caggese e Il Gargano di Antonio Beltramelli.
Nonostante il comune fine editoriale - mettere in vetrina le bellezze spesso conosciute di un Paese che solo da qualche decennio aveva ritrovato la sua unità - i tre testi sono dissimili tra  di loro. L'approccio di Antonio Beltramelli è quello tipico del reportage, mentre il punto di vista di Romolo Caggese, storico particolarmente attento all'analisi sociologica, è quello del nostos, il racconto del ritorno. Originario di Ascoli Satriano, Caggese torna nella sua terra dopo aver fatto fortuna come storico in importanti università toscane, e la racconta con il rimpianto di chi soffre constatandone la persistenza aretratezza e l'endemica condizione di sottosviluppo.
Ancora diversa è la prospettiva di Michele Vocino, che si ritrova in molti altri suoi scritti. È una prospettiva nuova e particolarmente moderna: la consapevolezza che le bellezze artistiche, storiche, monumentali così mirabilmente raccontate possono essere una risorsa di futuro.
Ecco il testo. Leggetelo con attenzione, perché lo merita. Nei prossimi giorni, la pubblicazione delle fotografie che corredano il volume.
* * *
In mezzo alla landa deserta prossima a Manfredonia s’erge, bianca di sole, cinta di silenzio e di mistero, Santa Maria di Siponto, edificio mirabile, ricco di particolari pregevolissimi. Costruito nel IX secolo sopra un più antico tempio che tuttora esiste a guisa di cripta, disegna un dado sormontato al centro da una piccola cupola, seguendo esattamente il piano del tempio sottostante; il quale piano non ha altri riscontri nelle chiese d’Occidente, costituito com'è da tre quadrati inscritti l'un nell'altro e distinti da colonne di granito nella cripta, di marmo nella chiesa alta a sostegno di svelti archi centini. Nella facciata principale s’apre un portale riccamente scolpito,fiancheggiato da due colonne poggianti sul dorso di due leoni e sostenenti, alla lor volta, due animali che addentano la preda e che sorreggono l’archivolto finemente decorato, sporgente a guisa di visiera: ai lati del portale sei semicolonne risaltate sostengono quattro archi a ghiere leggermente lunate, con incorniciatura a palmette simili a quelle intagliate nello squarcio dell’ingresso; tra le colonne due grandi formelle romboidali in alto, quattro più piccole in basso restano inquadrate in cornici incassate, scolpite a disegni geometrici e floreali, motivo che si ripete nei quattro archi ciechi che fiancheggiano il piccolo abside, nell'ultimo dei quali si apre una finestra di ricca sagoma: l’abside è a sua volta decorato da tre archi su pilastri intagliati a scacchiera che in origine doveva essere evidentemente decorata con paste vitree e quadratini di marmi colorati. Devastato e deturpato dalle bande di Guglielmo il Malo nel 1156, dai terremoti del 1223 e del 1255, da inconsulti restauri e da volgari aggiunte, tale monumento resta ciò non pertanto uno dei più notevoli saggi della caratteristica architettura pugliese anteriore alla conquista normanna, che tanta somiglianza ha con le chiese pisane da far pensare - nota il Petrucci — a rapporti diretti tra la Toscana e la Puglia, forse commerciali tra Pisa e Siponto, e che, meglio sviluppata, si riscontra nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Montesantangelo, e nella cattedrale di Troia.

sabato 14 marzo 2015

Turismo, la rimonta del Gargano sul Salento

Sono dati che non t'aspetti, quelli che emergono dal Rapporto 2014 dell'Osservatorio Regionale del Turismo (potete scaricare qui le slides, se volete approfondire l'argomento). Proprio nella sua stagione più difficile, quella dell'anno scorso, funestata dalle alluvioni dei primi di settembre e resa ancora più critica dalla mancanza di un aeroporto, il Gargano tiene, anzi riconquista il suo primato sul resto della Puglia, almeno per quanto riguarda alcuni indicatori. C'è di che ringraziare San Pio e, come vedremo, non si tratta di una boutade.
Il dato che meno t'aspetti è proprio quello maggiormente connesso alla presenza di infrastrutture di trasporto aereo, che si riferisce agli arrivi internazionali: il Gargano e la Daunia si piazzano al secondo posto nella graduatoria regionale, dietro la provincia di Bari, ma sopravanzano largamente il Salento. In particolare, il 29,1% degli stranieri che sono giunti in Puglia l’anno scorso ha scelto Bari e la sua costa; il 23,6% il Gargano e la Daunia e solo il 21,4% il Salento. Seguono la Valle d’Itria (con il 14,9%), la Magna Grecia (7%) e la cosiddetta Puglia Imperiale (4%) che comprende Castel del Monte, Trani e Barletta.

Moldaunia: l'inatteso sì della Provincia di Campobasso

Alla vigilia della discussione nel consiglio comunale di Foggia del referendum per chiedere l’annessione al Molise, Gennaro Amodeo, padre del progetto della Moldaunia, incassa un sostegno tanto importante quanto inaspettato. In una intervista pubblicata domenica scorsa da Il Mattino di Foggia, il presidente della Provincia di Campobasso, Rosario De Matteis ha espresso il suo consenso alla iniziativa.
Tra le righe, il presidente della provincia capoluogo del Molise auspica che il consiglio comunale foggiano dica sì alla proposta referendaria promossa dal comitato presieduto da Amodeo.
Sottolineando le affinità tra i due territori, legati “da secoli di storia, usi, costumi, tradizioni e problematiche territoriali” il presidente De Matteis auspica, senza mezzi termini, “un percorso referendario che potrebbe portare sicuramente ad un incremento sia di demografia che di territorio”.
Il presidente va oltre, sottolineando “il peso specifico diverso” che avrebbe “questa nuova area geografica, con una superficie di oltre 10mila kmq e una popolazione residente di oltre un milioni di abitanti” e annunciando: “Sono pronto, nei limiti delle mie possibilità a seguire con impegno questo iter, troppe volte annunciato, ma mai concretizzato.”
La presa di posizione di Rosario De Matteis potrebbe essere decisiva, perché una delle perplessità che aveva suscitato il Progetto Moldaunia riguardava proprio l’atteggiamento dei molisani, fino ad oggi estremamente prudente, per non dire freddo. Visto che i matrimoni si fanno in due, che senso avrebbe un referendum limitato alla sola provincia di Foggia, se poi dall’altra parte del Fortore non volessero saperne?
Le dichiarazioni del presidente della provincia di Campobasso, al di là dell’intrinseco valore politico, potrebbero aprire la strada ad un referendum che chiami alle urne le popolazioni di entrambe le province, e sarebbe una musica diversa.
La palla passa adesso al Consiglio Comunale del capoluogo dauno, il cui ordine del giorno, nella seduta in programma martedì prossimo, reca al terzo accapo l’argomento tanto caro a Gennaro Amodeo: “Distacco della Provincia di Foggia dalla Regione Puglia ai fini della aggregazione della provincia stessa alla Regione Molise – Richiesta referendum consultivo alla Amministrazione Provinciale.”
Se il consiglio approverà la delibera, la questione tornerà a Palazzo Dogana, i cui uffici si sono già espressi una volta sull'argomento, sostenendo l’inammissibilità di un referendum. Ma non c’è dubbio che la presa di posizione del presidente De Matteis riapra la questione, almeno sul versante politico.

Donne protagoniste. Non solo ieri, ma anche oggi.

Via del Mare racconta è una delle più efficaci testimonianze di public history, e di cosa potrebbe essere questa disciplina perfino in una città dalla memoria corta come Foggia, se si ponesse più cura nel raccogliere i ricordi del passato, attraverso i racconti delle persone che lo hanno vissuto.
Il blog di Mara Cinquepalmi raccoglie le storie delle donne foggiane che hanno lavorato nello stabilimento industriale più importante del capoluogo dauno, la Cartiera di via del Mare, e ne viene fuori il vissuto, toccante e coinvolgente, quanto poco conosciuto, della generazione che ha ricostruito la città dopo i disastrosi bombarbamenti che la rasero al suolo nella tragica estate del 1943. Per giunta, dal punto di vista femminile, più di quello maschile capace di comprendere fino in fondo la storia, e di tramandarla.
Le diverse storie che si intrecciano in Via del Mare racconta sono diventate uno spettacolo teatrale che è a sua volta uno splendido esempio di teatro civile, grazie a ScenAperta e a Tonio Sereno. Messo in scena una prima volta qualche mese fa in occasione della presentazione del progetto di Mara Cinquepalmi svoltasi all'Archivio di Stato di Foggia, Donne di Carta è stato ripresentato in edizione ampliata e a mo' di lettura scenica, in occasione del ciclo di incontri L'8 tutto l'anno, promosso dal Coordinamento Donne Spi Cgil, Spi Cgil e Auser di Foggia.
Tanti e meritati applausi per le brave attrici (Maria Grazia Spinelli, Cinzia Spinelli, Gabriella Spina, Ilaria Di Stefano, Maririta Caserta, Vittoria De Rosa, Elisa Russo, Rita De Gregorio) che hanno portato sul palcoscenico del saloncino dell'Auser, per la regia di Tonio Sereno,  le storie vive e pulsanti di otto tra operaie ed impiegate del Poligrafico dello Stato.
È il racconto di un'epoca, da cui traluce una cultura del lavoro molto diversa da quella odierna. La storia collettiva di donne che grazie al loro lavoro sono riuscite ad emanciparsi e a sconfiggere la povertà, nonostante i turni stressanti cui dovevano sottoporsi e l'eterna puzza della colla che restava attaccata alle mani.
Che legame hanno queste storie e questo passato con il presente? Un legame ancora saldo, secondo Tina Pizzolo, responsabile del Coordinamento donne dello Spi Cgil, che ha sottolineato come la differenza più evidente tra ieri ed oggi stia nella crisi dei forti legami di solidarietà in fabbrica che vengono fuori dal racconto delle lavoratrici della Cartiera. "E allora - ha concluso Pizzolo - dobbiamo tornare ad unirci, perché solo unite possiamo farcela."
La bella serata è stata completata dalla proiezione del documentario di Giovanni Rinaldi I figli della rivolta, che racconta un'altra bella storia di solidarietà e di impegno sociale, quella che si scatenò all'indomani dello sciopero generale che a San Severo vide l'intervento dell'esercito e durissimi scontri, che si conclusero con l'arresto di centinaia di donne e di uomini. Anche in questa occasione, il contributo delle donne a quella battaglia di civiltà e di progresso fu decisivo. Toccante il passaggio del documentario in cui si racconta della canzone creata dalle donne braccianti sanseveresi,  che ne improvvisarono i versi scrivendoli col gesso sulle pareti dei bagni del carcere in cui erano rinchiuse.
Il processo si concluse con l'assoluzione per tutti. Nei lunghi mesi di prigionia, i figli degli arrestati vennero accolti ed assistiti, in una commovente gara di solidarietà, da famiglie di altre regioni, soprattutto emiliane.
Il prossimo appuntamento del ciclo L'8 tutto l'anno è in programma venerdì 20 marzo prossimo, sul tema Parova chiave: donna che vedrà protagoniste Lisa Masi e Rosalia Gatta, ex docenti che hanno dato un contributo importante alla crescita culturale della città e all'emanicipazione femminile. Le due relatrici converseranno sul ruolo della donna nella famiglia e nella società, sulle lotte per i diritti civili e le conquiste so0ciali e politiche.

mercoledì 11 marzo 2015

Il Gargano nelle principali stazioni italiane ed europee

Puntuale come sempre, l'amico Fabio Massimo Benvenuto mi segnala la comparsa alla stazione centrale di Milano del totem di Pugliapromozione che in vista delle prossime vacanze pasquali pubblicizza le mete turistiche pugliesi. La campagna promopubblicitaria promossa dall'agenzia regionale non ha come location soltanto la stazione ferroviaria del capoluogo lombardo, ma le principali stazioni italiane ed europee.
Diversamente da quanto accadde lo scorso anno (ne parlai in questa lettera meridiana) la Capitanata è ben rappresentata nel parallelepipedo pugliese.  Scopri il Gargano tra mare e montagna, immersa nella natura selvaggia, si legge nel lato dell'installazione dedicato alla Montagna del Sole, che quest'anno più che mai ha bisogno di promozione da parte della Regione Puglia, dopo la mazzata patita con l'alluvione di settembre scorso. Anche se la ricostruzione  si presenta a dir poco problematica, gli operatori turistici del promontorio sono pronti alla sfida di una stagione che si augurano possa segnare l'inizio della ripresa.
Oltre al Gargano, il parallelepipedo di Puglia Promozione pubblicizza per Pasqua  Lecce e il barocco, Alberobello, la settimana santa di Taranto e in uno spazio più piccolo le fracchie di San Marco in Lamis. Questa volta la rappresentazione del territorio regionale e della sua offerta turistica pasquale è molto più equilibrata e rispettosa dei diversi territori dell'anno scorso.

Perché le multisale avvelenano il cinema

Sfoglio malinconicamente la brochure che pubblicizza la programmazione settimanale di una multisala. È un pieghevole formato a/4, ripiegato in tre ante, stampato in fronte e retro.
Tre facciate sono dedicate alla pubblicità di eventi o aziende che nulla hanno a che vedere con il cinema. Un’altra è riservata alla copertina, in cui trova posto l’immagine della locandina del film di maggior richiamo della settimana, più tre fotine in cui a malapena si riesce a leggere il titolo del film.
Le notizie vere e proprie sul film in programmazione sono relegate su appena due ante interne, non riempite nemmeno per intero, perché a piè di pagina trovano posto informazioni e pubblicità sui servizi offerti dalla multisala.
Lo spazio riservato a sinossi e schede dei 19 film che si avvicenderanno sugli schermi durante la settimana occupa così soltanto un terzo della brochure.  La scarsità dello spazio a disposizione costringe i redattori del pieghevole a drastici tagli alle informazioni sui film. Soltanto di 3 delle 19 pellicole in programmazione vengono fornite informazioni sul cast. Per il resto, solo pochi brevi righe di trama, e per 4 film neanche quello: solo titoli ed orari. Tra i film sacrificati sull’altare della pubblicità c’è perfino Birdman, che ha vinto l’oscar, di cui non viene citato nemmeno l’autore (Alejandro González Iñárritu, n.d.r.).
In quanto aficionado  del cinema indipendente, non ho mai particolarmente amato quei bazar del cinema che sono i multiplex, ma il metodo spiccio con cui il pieghevole fa giungere al suo pubblico le informazioni sui film in programmazione è rivelatore del modo di intendere il cinema che hanno taluni esercenti: prodotto di largo (e basso) consumo, da vendere a peso, come se fossero patatine o pop corn. La qualità? Non conta.

"Giuseppe Di Vittorio, mio padre": su Lettere Meridiane il memoriale della figlia Baldina

La Cgil ricorda oggi a Cerignola Baldina Di Vittorio, la figlia del leggendario sindacalista, Giuseppe Di Vittorio, scomparsa qualche mese fa. La manifestazione, che si svolgerà al Teatro Mercadante, sarà conclusa dalla segretaria nazionale del sindacato che fu di Di Vittorio, Susanna Camusso.
Per ricordare questi due grandi pugliesi, Lettere Meridiane offre ad amici e lettori un documento di rara intensità: "Giuseppe Di Vittorio, mio padre", un memoriale in cui la figlia Baldina ricorda il sindacalista, raccontandolo nei suoi aspetti meno noti, i suoi rapporti con i familiari.
Il testo è tratto da "Di Vittorio, letture", una breve ma completa antologia curata da Giovanni Rinaldi per il Laboratorio della memoria promosso qualche anno fa dallo Spi-Cgil di Foggia, con il patrocinio della Provincia di Foggia, e con il concorso scientifico ed organizzativo del Dipartimento di Scienze Umane della Facoltà di Lettere dell’Università di Foggia, dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, dello Spi- Cgil nazionale e pugliese, della Cgil di Foggia, dell’Auser di Foggia, dell’Ufficio Scolastico Provinciale e di Casa Di Vittorio.
Il volume, edito in occasione del Laboratorio della memoria 2007, venne ristampato per iniziativa della Cgil di Foggia, in occasione del 50° anniversario della morte di Giuseppe Di Vittorio.
Ecco il memoriale di Baldina Di Vittorio.
Nella foto che illustra il post, tratta dall'archivio di Casa Di Vittorio, Di Vittorio con la figlia Baldina e Carlo Levi, nel 1953.
* * *
Non è facile per me rievocare tanti ricordi ed episodi - anche minimi - che si accavallano e si intrecciano nella memoria, riguardanti la mia famiglia, la primissima infanzia, la mia adolescenza vissuti in Italia, in esilio, nella clandestinità, durante la guerra accanto ad un uomo come Giuseppe Di Vittorio. Lo farò con la tenerezza che mi ispirano i miei cari e con la fierezza. anche, di aver condiviso con loro una esistenza travagliata ma piena di momenti indimenticabili.

domenica 8 marzo 2015

La scomparsa di don Mario Maitilasso, custode e difensore degli Exultet

Di ogni pietra della Cattedrale poteva raccontarvi il significato, il valore simbolico. Per lui il Duomo di Troia era assai più di un monumento di pietra: era racconto, epopea, poema.
La scomparsa di don Mario Maitilasso priva la comunità cattolica e il mondo culturale pugliese di di un grande uomo di fede e di un impareggiabile studioso, che è sempre riuscito a collocare l’oggetto delle sue indagini in un contesto più ampio, starei per dire in un disegno salvifico.
Come custode del Tesoro della Cattedrale è stato un conservatore nel senso più autentico del termine. Divenne famoso quando negò agli Exultet di Troia di partire per Montecassino, dove dovevano essere esposti in una mostra internazionale che cercava di raccogliere tutti questi straordinari oggetti di arte e di fede. Giunsero da tutto il mondo. Restò vuota soltanto la teca troiana.
Mi fece arrabbiare sul serio quando, in occasione della cerimonia del restauro della Porta di Bronzo della Cattedrale, consentì alla esposizione degli Exultet, ma all'ultimo momento riuscì a non farne niente. Allora ero assessore alla cultura nella cittadina del Rosone.
L'esposizione degli Exultet venne annunciata dalla stampa e dalle televisioni. Arrivarono i Carabinieri in alta uniforme, per sorvegliare i preziosissimi rotoli. Sul più bello, ci accorgemmo, sconcertati, che i rotoli esposti non erano gli originali, ma soltanto una riproduzione fotografica.
Quella volta me la presi, ma avrei capito le ragioni del comportamento di don Mario qualche anno più tardi, quando assieme al sindaco Domenico La Bella andammo a Napoli, alla Biblioteca Nazionale, per discutere della possibilità che venisse restituito a Troia il Codice Cavalieri, una ricchissima collezione di codici miniati, che venne proditoriamente sottratta alla Chiesa troiana dalla soldataglia napoleonica.

Michele Vocino: Capitanata, crocevia del mondo

Dalle prime lotte tra Romani e Sanniti, e dalle guerre puniche, colà culminanti nella battaglia di Canne, alle invasioni barbariche, alle aspre contese tra Longobardi e Bizantini e tra Bizantini e Normanni, fino ai tempi avventurosi degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, dalle dominazioni straniere aggravate dagli assalti dal mare dei Corsari turcheschi, la Capitanata vide passare sulle sulle sue belle campagne e sulle sue marine “concentrati e riflessi - come dice il Gregorovius - tutti gli eventi storici dcll’ Italia Meridionale.” Di conseguenza, per questa sua posizione così naturalmente esposta ai fatti d'armi e nel succedersi degli avvenimenti storici, furono in
essa edificati, in ogni tempo, vedette, fortilizi e castelli di prim’ordine, i cui avanzi sono ancora adesso di capitale importanza per gli storici e di suggestivo interesse per gli artisti.

Questo l'incipit, veramente memorabile per la sua capacità di raccontare millenni di storia in poche righe e per svelare alcuni tratti dell'identità della nostra terra, de La Capitanata di Michele Vocino che i Fratelli Alinari, editori in Firenze, dettero alle stampe nel 1925, nell'ambito della collezione di monografie L'Italia Monumentale. La pubblicazione di questa collana è contemporanea a quella dell’Italia Artistica, che alla provincia di Foggia dedicò due volumi: Foggia e la Capitanata di Romolo Caggese e Il Gargano di Antonio Beltramelli.
Erano anni in cui il Paese scopriva la propria bellezza e la propria vocazione turistica. E la provincia di Foggia era ben presente, anche in misura maggiore rispetto alle altre province pugliesi, in questo processo.
Anche per questo il libro di Vocino è importante, da rileggere e da riscoprire.
Il testo, pubblicato in edizione trilingue, con traduzioni in inglese e francese, è una guida storico culturale della Capitanata, ed è accompagnato da un ricchissimo corredo fotografico: 64 immagini, tratte dallo sterminato archivio dei Fratelli Alinari, che offrono immagini di angoli della Capitanata che ormai non ci sono più,
Michele Vocino è stato uno dei pionieri della pubblicistica contemporanea della Capitanata, intendendo, con questo termine, la letteratura prodotta da autori di questa terra, che scrivono su di essa per tramandarla e per raccontarla, per promuoverla anche dal punto di vista turistico.
Originario di Peschici, che rappresentò anche in Palramento, quale deputato della Democrazia Cristiana. è stato anche uno degli autori più prolifici: la sua produzione è veramente sterminata.
La bibliografia completa degli scritti di Vocino e su Vocino può essere trovata assieme a dettagliate notizie biografiche - nella bella voce dedicatagli dalla sezione del sito della Biblioteca Provinciale di Foggia, La Meravigliosa Capitanata, curata da Francesco Granatiero.
Lettere Meridiane pubblica a puntate l’opera di Vocino. Oggi la prima parte, nei prossimi giorni la seconda, e le fotografie che illustrano il prezioso testo.
* * *
Dalle prime lotte tra Romani e Sanniti, e dalle guerre puniche, colà culminanti nella battaglia di Canne, alle invasioni barbariche, alle aspre contese tra Longobardi e Bizantini e tra Bizantini e Normanni, fino ai tempi avventurosi degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, dalle dominazioni straniere aggravate dagli assalti dal mare dei Corsari turcheschi, la Capitanata vide passare sulle sulle sue belle campagne e sulle sue marine “concentrati e riflessi - come dice il Gregorovius - tutti gli eventi storici dell’ Italia Meridionale.” Di conseguenza, per questa sua posizione così naturalmente esposta ai fatti d'armi e nel succedersi degli avvenimenti storici, furono in essa edificati, in ogni tempo, vedette, fortilizi e castelli di prim’ordine, i cui avanzi sono ancora adesso di capitale importanza per gli storici e di suggestivo interesse per gli artisti.

sabato 7 marzo 2015

L'8 tutto l'anno: l'iniziativa del Coordinamento Donne Spi Cgil e dell'Auser di Foggia

L'8 tutto l'anno. Ovvero L'Otto tutto l'anno. Lotto tutto l'anno.  "Non un giorno di festa, ma un momento per celebrare tutte quelle donne che hanno lottato per conquiste sociali, politiche ed economiche che oggi diamo per scontate".
All'insegna di questo slogan, intrigante e programmatico, le donne e gli uomini dello Spi Cgil e dell’Auser di Foggia domani mattina, nell’isola pedonale di Foggia, distribuiranno mimose, discuteranno dei diritti conquistati e di quelli messi in discussione, mentre un gruppo di giovani artiste foggiane darà vita ad una performance di arti visise sul tema “noi donne". Le opere realizzate verranno esposte in  serata nelle vetrine dei  negozi della zona pedonale.
“Con questa iniziativa - osserva Tina Pizzolo, responsabile del Coordinamento Donne dello Spi Cgil di Foggia - intendiamo dimostrare ancora una volta che le donne a Foggia ci sono,  vogliono contare ed essere protagoniste del futuro della città, tornando in piazza e promuovendo nuove occasioni di partecipazione e di impegno sociale e culturale.”
L’iniziativa dell’8 marzo apre un fitto programma di iniziative promosso da Spi Cgil e Auser e denominato, come detto all'inizio, L’8 tutto l'anno.
Il 13 marzo, nel salottino dell’Auser (via della Repubblica 72) si terranno delle letture teatrali a cura dell’associazione teatrale ScenAperta tratte dalla ricerca di Mara Cinquepalmi sulle operaie della Cartiera di Foggia. Seguirà la proiezione dei video I figli della rivolta di Giovanni Rinaldi.
Il 20 marzo Lia Masi e Rosalia Gatta daranno vita ad una conversazione sul ruolo della donna nella famiglia e nella società, le lotte per i diritti civili e le conquiste sociali e politiche.
L’Otto tutto l’anno si concluderà il 10 aprile con una conversazione guidata dal prof. Mario Gesualdi, che parlerà dell’immagine della donna nell’arte.
Tutti gli incontri si svolgeranno nella sede dell’Auser, in via della Repubblica.

mercoledì 4 marzo 2015

Nicola Rignanese, maschio adulto foggiano. E si muore dal ridere.

C’è modo e modo di scherzare sull’essere foggiani. Si può farlo, come purtroppo succede spesso, scadendo in abusati stereotipi, oppure con intelligenza condita da un tanto di irriverenza e di divertita tenerezza, così come fa magnificamente Nicola Rignanese in Pino e il maschio adulto foggiano.
Attore foggiano tra i più raffinati (si è diplomato alla scuola di arte drammatica Paolo Grassi di Milano e sul palcoscenico ha spaziato da Pasolini a Checov, da Shakespeare ad Ariosto) è diventato noto al grande pubblico dopo l’interpretazione di Salvatore Strano nella fiction televisiva Questo Nostro Amore. Ha lavorato tanto nel cinema: è tra gli attori preferiti di Giulio Manfredonia (Qualunquemente, Tutto tutto niente niente, La nostra terra), è stato il protagonista de Il paese delle spose infelici di Pippo Mezzapesa.
Qualche battuta in foggiano era già a volte scappata nei personaggi che ha interpretato sul grande schermo. Ma nulla lasciava presagire che Nicola si cimentasse con la foggianità tout court mettendo in scena il tipico abitatore del capoluogo dauno, il maschio adulto foggiano, appunto, con la sua gestualità eclatante, per la quale Rignanese ipotizza addirittura una possibile ascendenza atzeca.
Un pezzo di bravura, che esalta l'intrinseca teatralità dei foggiani.
Esilarante, scatenato, il ritorno di Rignanese alle sue origini foggiane è una orgogliosa, divertita e in fondo tenera riappropriazione delle radici di cui Nicola è stato sempre fiero (salvo incazzarsi.e, legittimamente, quando i foggiani non lo hanno capito come avrebbe meritato).
Il ricchissimo canale youtube della Wildratfilm di Niki dell’Anno offre un ampio saggio dello spettacolo, andato in scena qualche settimana fa a Palazzo D’Auria Secondo di Lucera (che si sta rivelando uno spazio culturale sempre più importante nel panorama teatrale e musicale pugliese).
Ecco il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo. E sbellicatevi dalle risate.

La provocazione di Ciccarelli: "Il foggianesimo ha già perduto"

Sul suo profilo facebook Manrico Trovatore, alias di Enrico Ciccarelli, con la consueta intelligenza, mette in guardia sul possibile rischio di una campagna elettorale che potrebbe avvitarsi attorno all'abusato tema del baricentrismo: "Mi pare che siano stati sottovalutati i rilevanti successi del foggianesimo nell'incipiente campagna elettorale per le elezioni regionali. I tre candidati presidenti fin qui conosciuti sono Antonella Laricchia (Movimento Cinquestelle) di Adelfia, in provincia di Bari; Francesco Schittulli, di Bari, già presidente della Provincia di Bari; Michele Emiliano, di Bari, già sindaco della città di Bari. La coraggiosa e generosa battaglia per emanciparci dalla tirannia dei perfidi baresi ha fatto, come si vede, passi da gigante."
Raccolgo la provocazione del buon Enrico e rilancio, a mia volta, con un'altra provocazione: forse proprio a causa dei dilagante foggianesimo, ai più è sfuggito un particolare, che può anche sembrare trascurabile, ma potrebbe non esserlo, se si riuscirà a costruirvi qualcosa attorno.
Per la prima volta, un amministratore locale della provincia di Foggia è in corsa per la presidenza del governo regionale: Michele Emiliano non è soltanto l'ex sindaco del capoluogo regionale, ma anche l'assessore alla legalità e alla polizia municipale del Comune di San Severo (a titolo gratuito).
Il fatto potrebbe restare soltanto una curiosità statistica o, al contrario, potrebbe riempirsi di contenuti politici. Comunque, non è un dettaglio. Molto dipenderà dalla campagna elettorale, appunto, e dalla capacità dei partiti e dei candidati in lizza di sfidarsi su progetti seri, e soprattutto su un'idea forte di sviluppo.
Personalmente, come gli amici e i lettori di Lettere Meridiane sanno benissimo, sono sempre stato convinto che lo sviluppo non è una questione geografica, anche se è innegabile che la geografia sia uno dei punti di forza della provincia di Foggia messi maggiormente in crisi dal presunto derby con Bari.
Più che dove stare, è importante scegliere verso chi andare: quali relazioni tessere, e attorno a queli progetti di futuro. Chi vuole veramente e sinceramente difendere le ragioni della Capitanata non può pensare che la partita si risolva guardando soltanto in casa nostra. Così come chi ha a cuore l'equilibrio territoriale della Puglia, deve cominciare seriamente a ragionare attorno ad un asse di sviluppo che raccolga la Puglia centro-settentrionale (Bari, Foggia e Bat) e metta a punto progetti comuni e condivisi dalle diverse comunità, per bilanciare l'arrembanza del grande Salento.
È il caso di mettere da parte le polemiche spicciole, per tornare alla politica vera, ed alta, da sinistra a destra. La politica che sa disegnare un futuro, e che poi coerentemente si spende per realizzarlo.

domenica 1 marzo 2015

Cittadinanza onoraria a Pasquale di Cicco, tante adesioni all'iniziativa

Tante letture, tanti commenti, e circa un centinaio di firme raccolte dalla proposta di Maurizio De Tullio per il conferimento della cittadinanza onorario a Pasquale di Cicco, studioso, saggista originario di Maddaloni, ma che nel capoluogo dauno ha vissuto per buona parte della sua vita, dirigendo per tanti anni l'Archivio di Stato.
La sua intensa attività scientifica ha permesso il recupero di parte importante della memoria archivistica della città di Foggia. Pochi sanno che si deve, tra i tanti altri meriti, proprio a Di Cicco il salvataggio e il recupero di buona parte dell'archivio storico della Provincia di Foggia, che ha sede a Palazzo Dogana, nello stesso immobileche ospita l'Archivio di Stato.
Una mattina di molti anni fa, qualcuno informò telefonicamente l'allora direttore che da Palazzo Dogana stavano partendo camion carichi di documenti destinati chissà dove. Di Cicco si precipitò sul posto, costatando che quei carichi erano frutto dell'iniziativa di qualcuno che, improvvidamente, aveva pensato di svuotare gli archivi della Provincia, portando al macero carte di indubbio valore storico e scientifico.
Nacque così il Fondo della Provincia, custodito dall'Archivio.
Intanto, dopo aver avanzato la proposta che sta raccogliendo tanti consensi Maurizio De Tullio (che oltre che giornalista, scrittore e bibliotecario è anche un valente vignettista satirico) ha pensato bene di scherzare sulla proverbiale riservatezza e ritrosia dell'ex direttore di Cicco, con la vignetta che pubblichiamo sopra.
Qui sotto, invece, il modulo per aderire alla proposta di conferimento della cittadinanza onoraria. C'è tempo fino al 10 marzo, perché poi la richiesta verrà formalmente inviata al Comune di Foggia, accompagnata dall'elenco di quanti l'hanno sottoscritta.


La scomparsa di Mario Ricci, cantore di Foggia città cantiere

Si spento  qualche settimana fa Mario Ricci, decano dei giornalisti foggiani, ma anche apprezzato scrittore, poeta, e uomo di teatro. Sen'è andato sommessamente, Mario: con quella discrezione e quell'aplomb, starei per dire, che l'hanno accompagnato per tutta la vita.
Tra i colleghi che mi hanno onorato della loro stima e della loro guida, Mario è stato tra i più attaccati a Foggia, che amava profondamente, e mai campanilisticamente.
Era convinto, così come Gaetano Matrella, altra grande firma del giornalismo foggiano - e in questo mi hanno contagiato - che Foggia avesse tutte le risorse per diventare una grande città, a patto di liberarsi da quel provincialismo che porta i foggiani a percepirla più come un grande paese che non come una possibile metropoli ricca di potenzialità.
La nostra amicizia risale alla fine degli anni Settanta, quando sedevamo fianco a fianco in consiglio comunale per raccontare le cronache dell’assise municipale. Ci sforzavamo di illustrare ai lettori più i provvedimenti che venivano assunti, che non le polemiche che ne accompagnavano la discussione e l’approvazione, nella comune idea che l’informazione e la conoscenza della macchina amministrativa, favoriscano la partecipazione dei cittadini.
Erano anni belli per la città, guidata dal mai troppo rimpianto Pellegrino Graziani. Foggia si godeva le positive ricadute della industrializzazione avviata negli anni Sessanta, aveva aziende municipalizzate fiorenti, sperimentava modelli innovativi di partecipazione.
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