giovedì 30 luglio 2015

Foggia beffata e tradita due volte dalla guerra

La lettera meridiana sul silenzio mantenuto dalla Gazzetta del Mezzogiorno sui tragici bombardamenti del 1943 ha provocato molte vivaci discussioni tra gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Una volta tanto, però, non sono d'accordo con loro. Quel post, infatti, non voleva mettere sotto accusa i giornalisti del quotidiano regionale, né, tanto meno, avanzare il sospetto che più o meno volutamente da parte barese si sia voluto attenuare l'immane portata della tragedia foggiana.
Volevo mostrare come la macchina della propaganda fascista (che controllava tutti, indistintamente, i giornali) tacendo le sempre più frequenti sconfitte che avrebbero portato solo qualche giorno dopo alla caduta del regime e all'armistizio, abbia effettivamente "oscurato" la tragedia foggiana.
Andrebbero investigati con maggiore attenzione i processi dell'informazione, durante e dopo i bombardamenti. La qualità e la quantità delle informazioni furono certamente inadeguati  rispetto alla portata dei fatti. Paradossalmente, furono proprio queste lacune a rendere più facili probabili esagerazioni, come quella delle 22.000 vittime.
Insomma credo che la Gazzetta del Mezzogiorno non parlò dei bombardamenti su Foggia semplicemente perché l'argomento era tabù. Perché non si poteva ammettere che gli alleati terrorizzavano le popolazioni con i loro feroci bombardamenti "strategici". Perché semplicemente dicendolo si sarebbe ottenuto proprio l'effetto cercato dagli alleati (in primis gli inglesi teorici di questo tipo di strategia bellica): il terrore.
Chi restò due volte offesa dallo sporco gioco della guerra fu la popolazione foggiana: uccisa dalle bombe alleate, beffata dal silenzio degli organi di informazione. Anche per questo ricordare è un sacrosanto dovere di memoria e di civiltà.
Ma come era organizzata l'informazione, a Foggia, durante l'era fascista? Il silenzio della Gazzetta fu determinato anche dall'oggettiva difficoltà dei corrispondenti foggiani di inviare alla redazione barese notizie su quanto stava accadendo a Foggia? A questi ed altri  interrogativi risponde Maurizio De Tullio, che ha approfondito la questione, con il suo consueto piglio di cercatore di tracce di memoria. Ecco il suo contributo, come sempre importante.
* * *


Non è stato possibile verificare, dalle pagine de “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 1943 (come degli anni precedenti e successivi), ove fosse ubicata a Foggia la sede dell’ufficio di corrispondenza, perché il ‘colophon’ dell’epoca non era ampio e trasparente come oggi.
Mi sono così avvalso di alcune guide e annuari, nazionali e locali, e, soprattutto, del vivo ricordo di un vecchio giornalista foggiano, Gino d’Angelo – papà del più noto collega Emilio d’Angelo, da anni nelle redazioni RAI, a Roma – che subito dopo la guerra cominciò a muovere i primi passi nel mondo dell’informazione.

mercoledì 29 luglio 2015

Il Giro d'Italia allo Zaccheria: ecco il solo film esistente

Il 28 e il 29 maggio del 1951, il Giro d'Italia fece tappa a Foggia. Il capoluogo dauno ospitò l'arrivo della tappa da Napoli (con l'intensa scalata del "muro" di Gardinetto di cui ho parlato in questo post) e, il giorno successivo, la partenza di quella per Pescara che fu la più lunga dell'edizione di quell'anno della corsa rosa.
Faceva parte della carovana il campionissimo per antonomasia, Fausto Coppi, di cui ho pubblicato la foto che lo ritrae all'arrivo sul prato dello Zaccheria, dopo la volata che fu vinta da Giovanni Corrieri.
In un commento pubblicato nella bacheca del blog, Tommaso Palermo aggiunge, da par suo, alcuni particolari alla foto, svelando anche quale sia la bibita che Coppi sta sorseggiando, davanti all'obiettivo del fotografo: " Bellissima circostanza, di cui esiste - scrive Palermo - anche un altro scatto, effettuato a breve distanza da questo. Dietro il braccio sinistro del campione (che sta bevendo il noto Chin8 della Neri) si intravede il padre del dottor Lucio Masullo che, infatti, ha incorniciato la foto nella sala d'attesa del proprio studio. In quei giorni Coppi visitò anche Padre Pio a San Giovanni Rotondo."
L'altra foto di Coppi cui Palermo si riferisce è probabilmente quella che vedete qui a fianco, postata in un commento dall'amico Pino Del Grosso.
Come mi rende noto Maurizio De Tullio,  la tappa foggiana venne anche immortalata dalla Settimana Incom dell'1.6.1951. Il popolarissimo settimanale, che veniva proiettato nei cinematografi e che sostituitva a tutti gli effetti l'odierno tiggì (allora la televisione ancora non esisteva) dedicò alle prime tappe della corsa rosa un servizio intitolato Il giro d'Italia da Roma a Foggia, che potete vedere sotto.Tanta attenzione a Foggia è dovuta probabilmente al fatto che in quegli anni la Settimana Income era diretta dal regista foggiano, Domenico Paolella, cui Maurizio De Tullio ha dedicato un e-book pubblicato da Lettere Meridiane (se volete, potete scaricarlo qui).
Guardate l'arrivo allo Zaccheria, perché ne vale la pena: le immagini della Settimana Incom mostrano le immagini dello stadio, quasi irriconoscibile, quando ancora non erano state costruite le curve.


Auguri, Lettere Meridiane: superate le cinquecentomila viste

Mi sarebbe piaciuto festeggiare le prime cinqucentomila "viste" di Lettere Meridiane simultaneamente al raggiungimento di questo traguardo, assieme ad amici e lettori del blog. Non ho potuto coronare questo desiderio perché, mentre si verificava la ricorrenza, mi trovavo ricoverato in un reparto ospedaliero, per giunta di terapia intensiva (ve ne parlerò, perché è un pezzo della Foggia bella che merita di essere raccontato).
Mezzo milione di pagine visitate, dunque. Anzi qualcuna di più. E non sono poche, se teniamo presente che era solo il 28 gennaio del 2014, quando festeggiavamo le prime centomila viste, ottenute in quindici mesi di pubblicazioni regolari. Nei successivi diciannove mesi, il dato è stato quadruplicato, così come sono sostanzialmente cresciuti  i fan della pagina facebook di Lettere Meridiane (ad oggi 1.835), che è stata uno strumento di importanza nevralgica per estendere gli amici ed i lettori (se ancora non siete fan, andate alla pagina, e cliccate su mi piace).
Non nascondo di essere contento, e credo che gli stessi sentimenti siano provati da amici e lettori, che con i loro commenti, le loro opinioni, le loro condivisioni vi hanno contribuito in modo decifivo, dimostrando che il "passaparola", il sentire comune rispetto a certi temi sono più efficaci degli algoritmi del social network.
Del resto, la scommessa iniziale di Lettere Meridiane stava proprio nell'idea di fare un blog orientato alla comunicazione, più che alla sola informazione. Favorire la circolazione delle idee, il confronto, la discussione, per far sedimentare una opinione pubblica, in grado di incidere sulla realtà, di costruire la polis.
Siamo sulla buona strada. Auguri.



venerdì 24 luglio 2015

Tu Foggia, eterna signora di pianura



Uno dei problemi (neanche tanto secondari) di Foggia sta nella sua difficoltà di narrarsi, di percepire e declinare la sua dimensione poetica, letteraria (ogni città ha una sua dimensione letteraria e poetica: l’importante è saperla cogliere). Non c’è granché,  a parte gli sforzi lodevoli e  notevoli dei poeti in vernacolo.
Eccovi una poesia, molto bella, che suggerisce invece una visione, uno sguardo sulla città assai diverso dagli stereotipi cui siamo abituati. A parte il suo intrinseco valore artistico. 
È di Tony Vacca e la propone una lettrice e un’amica di Lettere Meridiane, Angela Rignanese: “Ciao Geppe! Leggo con interesse ogni tuo articolo su "Lettere Meridiane" che riguardi Foggia . Volevo sottoporre alla tua attenzione uno schizzo poetico  su Foggia scritta da un amico foggiano che vive all'estero. Me l'ha regalata, l'ho letta e l'ho trovata molto diversa dagli stereotipi di nostalgia popolare folcloristica a base di troccoli e ragù che spesso si accompagnano alle poesie popolari su Foggia di tempi andati e moderni. E' il colpo d'occhio sulla città che parte dallo sguardo di un bambino, dai suoi ricordi, che si combinano con le leggende e la storia, con la bellezza dei luoghi della nostra città.“
Non ho alcuna difficoltà ad accontentare la cara Angela. Anzi, la ringrazio di cuore per aver offerto alla comunità di amici e lettori di Lettere Meridiane questa bella poesia. Complimenti a Tony Vacca: speriamo di poter leggere presto altre poesia di questo autore, delicato e sensibile. (La foto che illustra il post, come sempre, quando parliamo di bellezza, è di Michele Sepalone).

L’occhio di un bimbo, i capelli a spazzola,
Un pugno di lucenti biglie e la sua paura,
Stradine e misteri, storie dal passato,
Le Croci del Calvario e il tesoro di Filippo

Le Tremiti e il Gargano nelle dieci mete Ansa indicate dai Vip



C’è anche il Gargano, e precisamente le Isole Tremiti nelle Dieci mete consigliate dai Vip dell’Ansa, la più importante agenzia d’informazione italiana. Sono grato per la segnalazione all’amico Tommaso Palermo, sempre molto attento e sollecito a cogliere le notizie positive che riguardano la nostra terra. Ed è ancora più bello che il consiglio giunga da un barese, l’attore Ettore Bassi (Il più bello d'italia, Maldamore, Carabinieri, San Francesco nella fortunata miniserie di RaiUno, Chiara e Francesco).
Interpellato dall’Ansa assieme ad altri nove Vip, Bassi ha detto:  “'Negli ultimi tempi sono tornato in pianta un po' più stabile nella mia Puglia. E quest'estate voglio andare alle Tremiti. Sono posti meravigliosi, che ho visto poco. E l'isola di per sé è un luogo che mi affascina, nel quale sento veramente di essere in vacanza, immerso in qualcosa di incontaminabile''. 
Per la cronaca, sono molto poche le mete italiane suggerite dai Vip. Oltre all’arcipelago diomedeo figurano la Sicilia (Cucinotta),le Eolie (Frassica) e le Cinque Terre (Vergassola). Una ragione di più per essere soddisfatti.

mercoledì 22 luglio 2015

I bombardamenti "oscurati" dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Chissà che faccia fecero quei pochi, fortunati foggiani che il 23 luglio 1943 riuscirono a comprare La Gazzetta del Mezzogiorno, in una città devastata dai bombardamenti del giorno prima, con i cadaveri dei caduti e le macerie ancora fumanti... Chissà come dovettero restare sorpresi quando si resero conto che sul loro calvario, sul loro dramma il quotidiano regionale non aveva speso neanche un rigo. Come se si fosse trattato soltanto di un incubo, di un brutto sogno. Come se Foggia non esistesse.
E pensare che mentre i giornali italiani oscuravano la tragedia che si stava consumando nelle popolazioni, i giornali statunitensi - come ha mirabilmente documentato Tommaso Palermo nel suo Foggia dalle tenebre del 43 alla rinascita -  dedicavano titoli a nove colonne e in prima pagina ai successi dei raid alleati su Foggia.
Quella che vedete sopra, è la copertina della Gazzetta del Mezzogiorno del 23 luglio 1943, che avrebbe dovuto dare notizia dei tragici fatti occorsi il giorno prima a Foggia. Silenzio totale.

Foggia, il dovere della memoria

Tra i molti commenti che amici e lettori di Lettere Meridiane hanno pubblicato sul blog o sul social network, a proposito della difficoltà di Foggia a far memoria dei bombardamenti, mi hanno colpito in modo particolare un paio.
Quello di Ennio Piccaluga è dichiaratamente oltranzista, non preciso nelle cifre, ma pone un interrogativo inquietante, che non può essere liquidato sbrigativamente: "Vittime civili in Italia, nella II guerra mondiale: 25.000 di cui 20.000 a Foggia. Praticamente la guerra l'hanno fatto solo i civili di Foggia. E meno male che quelli che hanno bombardato erano alleati... Se Foggia ancora adesso è all'ultimo posto per qualità di vita, in Italia, è per questo motivo. E nessuno ha mai pensato di porvi rimedio in qualche modo, né gli USA, tanto meno il governo italiano."
Per amor di verità, va precisato che non è mai stata fatta una stima esauriente delle vittime provocate dai bombardamenti in Italia. Furono sicuramente di più delle 25.000 riportate da Piccaluga (secondo lo storico inglese Eric Morris, 64.000, secondo fonti vicine alla destra, oltre 100.000), così come le vittime foggiane sono state verosimilmente inferiori alle 22.000 ufficiali. Resta, tuttavia, tutta l'attualità e la pregnanza dell'interrogativo posto da Piccaluga: in che relazione sta la tragica estate del 1943, con il successivo declino vissuto dal capoluogo dauno, che nell'Ottocento i geografi indicavano come la seconda città del Regno, dopo Napoli? Per dirla tutta, c'è stato un ruolo - e, se sì, qual è stato - della guerra e dell'occupazione alleata nell'innescare il processo di marginalizzazione che Foggia e la Capitanata hanno vissuto, rispetto alla Puglia?

Settant'anni fa la prima pietra della Casa della Divina Provvidenza

Ecco un'altra pagina rimossa della storia di Foggia, nonostante sia stata, almeno agli albori, una bella storia di solidarietà e di carità.
Settant'anni fa, il 22 luglio del 1945, veniva fondato l'Ospedale Psichiatrico "Don Uva" a Foggia, seconda sede pugliese della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza. La coincidenza della fondazione dell'istituto con la ricorrenza del secondo anniversario del più tragico bombardamento su Foggia, è tutt'altro che casuale.
La cerimonia, molto sobria, si svolse dopo che in Cattedrale una solenne concelebrazione, presieduta dal vescovo mons. Fortunato Maria Farina, aveva commemorato le migliaia di vittime provocate dal raid aereo alleato, il più duro della tragica estate di due anni prima.
I bombardamenti avevano lasciato dietro di sé tante macerie non solo materiali, ma anche morali: una terribile traccia di morte, di distruzione, ma anche un diffuso disagio psichico.
Stremati dal terrore delle bombe, dalla fame, centinaia d foggiani avevano perduto la ragione e c'era assoluta necessità di un presidio che potesse assisterli. Mons. Farina si adoperò presso don Pasquale Uva, fondatore della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie (proclamato venerabile il 2012, e di cui è in corso la causa di beatificazione e di canonizzazione), affinché anche nel capoluogo dauno venisse realizzata la struttura di assistenza sorta prima della guerra, a Bisceglie, con lo scopo di provvedere "alla cura, all’assistenza, alla riabilitazione, alla risocializzazione, alla difesa ed alla sorveglianza delle persone nelle quali è presente una compromissione delle facoltà intellettive superiori, in special modo verso i neuropatici, i minorati psichici e anche i lungo degenti” (dalle Costituzioni della Congregazione).
L'ospedale fu completato in breve tempo, e svolse un'opera preziosa nella difficile ricostruzione della città così brutalmente colpita dalla guerra. Se l'edilizia provvide alla riedificazione o alla riparazione dei palazzi danneggiati o distrutti, la Casa della Divina Provvidenza si occupò di risanare la psiche dei tanti foggiani colpiti nell'anima dalla ferocia della guerra.
Con la chiusura dei manicomi disposta dalla Legge Basaglia, la Casa ha riconvertito la sua missione: oggi si occupa di riabilitazione dei disabili in generale, ed è alle prese con una profonda crisi finanziaria, culminata nell'avvio di un procedimento penale per bancarotta fraudolenta che ha coinvolto i suoi vertici. Accade anche questo, quando non si riesce a fare memoria del passato.

martedì 21 luglio 2015

Il dibattito sulla ferrovia a Foggia: e se invece di un'altra stazione...?

L'amico Alfre De Martino, sempre attento ai problemi che riguardano il futuro di Foggia e della sua provincia, mi manda alcune interessanti riflessioni sul tema del trasporto ferroviario, e della posizione in questo scacchiere della città di Foggia. Le pubblico volentieri, auspicando che altri lettori e amici di Lettere Meridiane vogliano cimentarsi sul tema, che ha un'importanza nevralgica per il futuro della città e della provincia.
* * *
Buon giorno Geppe, desidero esporti qualche mia disquisizione in merito alla questione Alta Capacità, vista oltre tutto la tua instancabile ed indiscutibile opera sia mediatica che di partecipazione in prima persona a tutto ciò che attiene le questioni di questo bistrattato territorio, dal culturale al politico ed anche a quel quotidiano che, dalle nostre parti significa quasi esclusivamente "PROBLEMI", quando non sfoci, al contrario, in curiose caratteristiche "antropologiche" che rendono unici gli abitanti di questo luogo. Sarà l'aria che si respira, qualche misteriosa anomalia al magnetismo terrestre, certo è che basta viverci a Foggia che stranamente si diventa subito foggiani, che si sia tali da generazioni o si arrivi dal Giappone.
Ma vengo subito all'argomento, in merito alla questione Alta Capacità, che qui da noi sta producendo tanto sfracello, ma grazie al contributo di pochi compreso te e alla tua splendida rivista on-line "Lettere Meridiane" e i gruppi spontanei di cittadini che si creano su Facebook e grazie a Facebook, veniamo di volta in volta informati con sempre nuovi dettagli all'evolversi della faccenda, oltretutto grazie a queste nuove tecnologie mediatiche oggi è più facile creare un contraddittorio o addirittura intervenire e commentare su una specifica tematica o notizia, ed è quello che cercherò di fare io a riguardo, sull'annosa tematica del baffo e… "CONTROBAFFO" che qualcuno pare voglia fare a questa citta. Seguo da tempo la questione, sin dai primi vagiti sugli organi di informazione, dai tempi del Presidente Pellegrino e del Ministro dei trasporti Di Pietro, da semplice cittadino ovviamente, privo di tutti i titoli o cultura scientifica per dare un giudizio scevro da contaminazioni campanilistiche o di parte. Però, però, certo che di dubbi, in tutti questi anni, e sulla reale preparazione di chi ha preso o avvallato decisioni così estreme, capaci di trasformare (e sempre in negativo) il destino di tutto un territorio, bé scusate se qualche interrogativo mi viene, e voglio dire la mia.

lunedì 20 luglio 2015

1943, il martirio di Foggia e la memoria vacillante



Dopodomani, Foggia celebrerà il settantaduesimo anniversario della più infausta giornata della sua storia: il 22 luglio coincide con la più tragica delle incursioni aeree che, nella estate del 1943, provocarono la morte di migliaia di inermi cittadini, e la distruzione del 75% dei fabbricati. Due anni fa, il settantesimo anniversario fu accompagnato da una imponente serie di iniziative, nella speranza che la città riuscisse finalmente a fare memoria di quella pagina drammatica della sua storia, rimossa o quasi dall’identità, dalla coscienza collettiva.
Assai più dei decennali che lo hanno preceduto, il settantesimo è stato percepito e vissuto dalla città. Ma cosa è rimasto, due anni dopo? Poco e tanto…
Le molte iniziative che vennero concepite due anni fa non hanno messo radici, come spesso succede a Foggia: è rimasta per esempio senza seguito l’idea di promuovere una banca dati che raccogliesse tutta la documentazione (fotografica, scritta ma anche orale) disponibile, e che potesse dare prospettiva più solide e certe a quella public history che pure aveva faticosamente cominciato a sedimentarsi attorno ai bombardamenti, all’occupazione alleata, alla successiva ricostruzione.

Duemila passi per Foggia: partecipate alla consultazione popolare



Duemila passi per Foggia. Dopo aver sperimentato con successo l'allargamento dell'isola pedonale nel centro cittadino l'amministrazione comunale rilancia, e studia strategie ancora più raffinate per rilanciare, a partire da una politica del traffico più consapevole, anche le prospettive commerciali del centro storico, a partire da via Arpi e corso Vittorio Emanuele.
Questa volta, però, a dire la sua è chiamata anche la cittadinanza, attraverso un sondaggio on line (se volete parteciparvi, poteteaccedere da qui).
E' la "procedura partecipativa" prevista dal Progetto MUSA, cui direttamente si richiama l'iniziativa della civica amministrazione.
Il primo quesito riguarda le ipotesi di intervento per la moderazione del traffico nel Centro storico di Foggia (Via Arpi e Corso Vittorio Emanuele).
Si chiede di indicare la priorità per le quattro alternative d'intervento mettendole in ordine di importanza: “MAI CON L’AUTO”: Pedonalizzazione h 24 per 7 giorni alla settimana, con divieto di transito anche per i residenti. Transitano solo bus, taxi, mezzi di polizia e di soccorso, veicoli merci ecologici in finestre orarie molto strette; “AUTO SOLO PER I RESIDENTI”: Pedonalizzazione h 24 per 7 giorni alla settimana, esclusi i residenti (che però danno la precedenza ai pedoni). Transitano solo bus, taxi, mezzi di polizia e di soccorso; “MENO AUTO, MAI NEL WEEKEND”: Zona a Traffico limitato nelle ore di punta dei giorni feriali e pedonalizzazione h 24 nei weekend e festivi. Circolazione libera per i residenti, nel weekend con precedenza ai pedoni; “MENO AUTO, ANCHE NEL WEEKEND”: Zona a Traffico limitato nelle ore di punta dei giorni feriali e ZTL pomeridiana e serale nel weekend e festivi. Circolazione libera per i residenti .
La seconda domanda riguarda gli obiettivi dell’intervento. I partecipanti devono attribuire un punteggio (da 1 a 5) a ciascuna delle seguenti ipotesi di moderazione del traffico nel Centro storico di Foggia.

sabato 18 luglio 2015

Fausto Coppi allo Zaccheria

La disponibilità di sempre nuovi materiali d'archivio sul web, non cessa di regalare emozioni e sorprese. E rilancia la sfida di una possibile public history scritta e recuperata a partire dalle immagini, dalle foto, dalla memoria che andrebbe altrimenti dispersa.
Qualche giorno fa, vi ho parlato di quella tappa del Giro d'Italia che arrivò e partì da Foggia, vedendo tra i suoi protagonisti il Campionissimo, Fausto Coppi.Le immagini che ho pubblicato in quella circostanza erano un po' traditrici, nel senso che si riferivano sì alla tappa che portò il Giro da Foggia a Pescara, ma erano state scattate, con ogni probabilità, in località abruzzesi. Ecco oggi un'altra immagine, che si riferisce all'arrivo della frazione Napoli-Foggia, che come la fotografia documenta in modo inequivocabile, si concluse allo Stadio Zaccheria, dotato allora della pista d'atletica.
L'immagine è tratta dal Fondo Gaetano Spirito, custodito nell'Archivio di Stato di Foggia, e reca la seguente didascalia: "Bianchi, fotografia di Fausto Coppi all'arrivo della 9 tappa della 34 edizione del Giro d'Italia, 1951 (AS Foggia, Fondo Gaetano Spirito)".
A pochi chilometri dal capoluogo dauno si verificò un gustoso episodio, che mi è stato riferito da un carissimo amico, e che mi è tornato alla memoria in questi giorni, proprio cercando le tracce del passaggio del Campionissimo.
Ne fu protagonista il padre di questo amico, tifosissimo di Coppi. La carovana arrivava a Foggia percorrendo la Statale 90 "delle Puglie". A quei tempi non era stata ancora costruita la variante di Giardinetto, che consente oggi di superare quell'ultima balza dell'Appennino con alcuni morbidi e comodi tornanti.
Per raggiungere il Tavoliere bisognava superare il "muro" di Giardinetto, che rappresenta ancora oggi una bella sfida per i cicloamatori foggiani: un chilometro di salita dritta, che si erge all'improvviso, con una pendenza - direi - dell'8 per cento. Allora le cartine altimetriche non erano precise come quella di oggi, e il "muro" sorprese i corridori, Coppi compreso. Manco a dirlo, i tifosi s'erano appostati proprio su quel tratto di salita, sapendo che l'andatura più lenta gli avrebbe dato la possibilità di vedere meglio i loro beniamini. Quando il padre del mio amico vide il Campionissimo che si approssimava arrancando sui pedali, non gli parve vero. Gli si accostò per aiutarlo, spingendolo dal sellino. Ma il Campionissimo non gradì neanche un poco, evidentemente temendo di cadere o di finire nel mirino dei Giudici di corsa. Si voltò... e sputò verso il suo esuberante ed imprudente  tifoso, colpendolo dritto sulla camicia e rendendolo felice. Lungi dall'offendersi, da quel giorno conservò come un cimelio la camicia sputata da Coppi, senza lavarla mai.

De Tullio: quando la cittadinanza onoraria a Pasquale di Cicco?

Qualche tempo fa, molto volentieri ho sostenuto la bella iniziativa promossa da Maurizio De Tullio, per il conferimento della cittadinanza onoraria della città di Foggia a Pasquale di Cicco, studioso, saggista, per molti anni direttore dell'Archivio di Stato di Foggia. Centinaia sono stati gli amici e i lettori di Lettere Meridiane che hanno sottoscritto la petizione per sollecitare il Comune di Foggia alla concessione di un onorificenza che sarebbe assolutamente meritata.
E' trascorso molto tempo, ma ancora poco si è mosso, in questa direzione. De Tullio torna sull'argomento con una nota, che pubblichiamo molto volentieri.
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Molti, sapendo dell’impegno profuso a suo tempo per la concessione della Cittadinanza Onoraria al dottor Pasquale di Cicco da parte del Comune di Foggia, mi hanno chiesto che fine abbia fatto quella proposta.
Colgo, allora, l’occasione per spiegarlo a chi lo ha chiesto e ai lettori di ‘Lettere Meridiane’ in particolare, che per primi hanno saputo della iniziativa e l’hanno sostenuta, firmando la petizione online gentilmente predisposta dal collega Inserra sul suo blog.
Agli inizi dello scorso mese di aprile contattai l’Assessore Comunale alla Cultura del Comune di Foggia, Anna Paola Giuliani, per segnalare la raccolta di firme – partita il 22 febbraio su ‘Lettere Meridiane’ – per la concessione della Cittadinanza Onoraria al dottor Pasquale di Cicco, insigne studioso della storia di Foggia e della Capitanata e pluridecennale, storico direttore dell’Archivio di Stato di Foggia e Lucera.

venerdì 17 luglio 2015

Una seconda stazione per Foggia. Ma dove?


Ricapitolando… (Lo so, non è mai bello un tale incipit, ma in questa incredibile vicenda, purtroppo s’impone).
Il tanto temuto “baffo” che consente alla linea proveniente da Bari di congiungersi a quella per Napoli, bypassando la stazione di Foggia è cosa fatta. Non si tratta di quello che avrebbe dovuto essere realizzato a Borgo Cervaro, e di cui si è discusso per anni. Troppo costoso, troppo complicato per via degli espropri. Quasi certamente non se ne farà più niente.
La bretella che è già andata in esercizio passa molto più vicino a Foggia. Praticamente la lambisce, sfiorando i silos di via Bari e passando quindi sotto il ponte. Una variante (anche se tecnicamente non si tratta di una variante vera e propria, è un'altra opera, inizialmente non prevista nel progetto dell'Alta Capacità Napoli-Bari) che ha consentito un bel risparmio, ripristinando e riqualificando un tracciato che esisteva da tempo, noto come bretella di Incoronata.

Quella volta che Coppi passò per Foggia


Dopo la Cgil, tocca ai fotografi per antonomasia mettere on line il loro straordinario archivio iconografico. Si tratta dei Fratelli Alinari, operanti dal 1852, prima azienda ammessa a fotografare i Musei Vaticani, il Louvre e moltissimi Musei del Bel Paese.
Il loro, come recita lo slogan aziendale, è "il più antico archivio fotografico al mondo operante nell'arte della fotografia e dei beni culturali, dal 1852 ad oggi."
A sfogliarne le pagine, hanno decisamente ragione. Per due secoli, i Fratelli Alinari hanno documentato le bellezze ma anche i fatti, la vita quotidiana del Paese, raccontandone la storia per immagini.
Le foto messe online sono liberamente consultabili (pur se filigranate). State in campana, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, perché le immagini che riguardano Foggia e la sua provincia sono veramente tante, e non mancheremo di mostrarle e raccontarle...
A cominciare da quelle meno note, come quella che illustra il post in alto, e che mostra la partenza della tappa del Giro d'Italia che da Foggia portò i corridori a Pescara, il 29 maggio del 1951. La carovana era arrivata il giorno prima da Napoli, e sul traguardo si era imposto in volata Giovanni Corrieri.

mercoledì 15 luglio 2015

Troia comune riciclone, una best practice che dovrebbe insegnare molte cose

Ci sono molti protagonisti, dello splendido record ottenuto dalla città di Troia, insignita da Legambiente del titolo regionale di Comune "riciclone" tra quelli con popolazione inferiore a 10.000 abitanti.
Prima di tutto i cittadini, perché senza un senso civico diffuso e senza la consapevolezza che la raccolta differenziata è un concreto strumento per migliorare la qualità della vita di una comunità, non si raggiunge l'impressionante traguardo del 70,27% di raccolta differenziata.
Quindi l'amministrazione comunale in carica, guidata da Leonardo Cavalieri, e con essa tutte le amministrazioni che si sono succedute a Palazzo d'Avalos negli ultimi decenni. Sono amministrazioni di segno e colore diverso, e so che il mio apprezzamento trasversale farà storcere la bocca a molti, nella cittadina in cui il contrasto tra guelfi e ghibellini non si è mai spento, ma è così: non si diventa ricicloni da un giorno all'altro, se non c'è un impegno convinto e durevole da parte di chi governa la città. (Prendete Foggia, dove c'è stato un impegno continuo e durevole da parte delle amministrazioni comunali, ma in senso opposto, e dove la perdurante crisi della monnezza declina il fallimento di ogni tentativo di rilanciare la città, ferma a un penoso 9,4%di raccolta differenziata)
Ultimus sed non infimus, il merito di questa splendida realtà troiana va ascritto a Domenico La Bella, il sindaco ambientalista per eccellenza, che guidò la cittadina del Rosone dal 1993 al 1999. Ambientalista convinto, La Bella è stato un pioniere della gestione avanzata dei rifiuti. Troia fu tra le prime cittadine meridionali a sperimentare le isole ecologiche e sistemi premiali per i cittadini che contribuivano alla raccolta differenziata, nonché stazioni di compattamento che riducevano sensibilmente il costo dello smaltimento, consentendo di reinvestire i risparmi in campagne di educazione ambientale. Un investimento che ha messo a dimora quei semi che hanno poi prodotto gli odierni, rigogliosi frutti.
Non fu la sola cosa buona che fece l'amministrazione La Bella, che si segnalò per essere uno dei governi locali più innovativi della primavera pugliese. Faccio fatica a parlarne perché vi sono stato direttamente coinvolto, quale assessore alla cultura, ma prima o poi lo farò.
A chi nutrisse perplessità a riguardo, suggerisco di riflettere soltanto su un dato: La Bella fu eletto nel 1993 con 1.475 voti, pari al 29,02%, sopravanzando il rivale meglio piazzato di appena una cinquantina di voti. Quattro anni dopo (allora la consiliatura durava solo quattro anni) venne rieletto a furor di popolo con 2.936 e il 58,51, praticamente raddoppiando i consensi, e infliggendo al suo rivale ben 26 punti di distacco.

martedì 14 luglio 2015

Addio Big Jimmy, io ti ricordo così

Di Big Jimmy, il popolare buttafuori del Grande Fratello e di Avanti un altro di Bonolis, stroncato da un aneurisma cerebrale nella sua Ischitella a soli 48 anni, ho un ricordo tenero e indelebile, che risale a quando Jimmy muoveva i suoi primissimi passi del mondo della boxe, che avrebbe presto abbandonato (non prima di aver comunque effettuato quattro incontri da professionista, vincendone tre e perdendone uno) per dedicarsi allo spettacolo.
Ero presidente della Pugilistica Taralli e quell’anno la Federboxe ci aveva affidato l’ambito compito di organizzare il campionato italiano canguri, che rappresentava l’anticamera della boxe dilettantistica.
Allora Big Jimmy si chiamava ancora Girolamo Di Stolfo, si era trasferito al Nord con la sua famiglia, ma per i paesani era già una leggenda, tant’è vero che vennero a vederlo in massa, al Palazzetto di Atletica Pesante “A.Taralli”, la sera della finale.
Girolamo, che gareggiava nella categoria dei supermassimi (era alto più di due metri, per oltre un quintale di peso) mi colpì prima di tutto per la sua affabilità solare e...per come mangiava.
La mattina delle finali, assieme all’indimenticabile Vincenzo Affatato, vero deus ex machina della manifestazione, facemmo un sopralluogo nell’hotel dove alloggiavano gli atleti (era il Sarti, che di lì a poco avrebbe chiuso i battenti) per verificare che tutto andasse a dovere.
Era buon mattino, e i pugili stavano facendo colazione, poco prima delle operazioni di peso, che nei tornei di boxe rappresentano un momento critico, soprattutto la sera della finale. Se il pugile non rientra nei limiti di peso della sua categoria, viene squalificato.
Per questa ragione, molti ragazzi non avevano toccato quasi niente dell’abbondante buffet servito dall'hotel, temendo il verdetto della bilancia. Diversamente da tutti gli altri, Girolamo non aveva problemi di peso (nella categoria del supermassimi, per ovvie ragioni, esiste solo il limite minimo) ma in compenso tanta fame. Razzolava allegramente i resti lasciati dagli altri atleti: gli vidi trangugiare almeno una decina di cornetti, tra sorrisi e un’esuberanza che tradiva una infinita gioia di vivere. Trasmetteva un entusiasmo contagioso, e ci confidò che per lui il pugilato non era l'obiettivo della vita: quel che sognava era il cinema, oppure la televisione.

Il magico silenzio del Tavoliere nell'acquerello di Louis Decros (1778)

Il Rijksmuseum di Amsterdam ha reso di pubblico dominio le riproduzioni di buona parte del suo straordinario patrimonio artistico, e per i pugliesi c’è una sorpresa graditissima: si possono liberamente scaricare, in alta risoluzione, le immagini degli acquerelli che il grande pittore svizzero Louis Ducros realizzò durante il suo Grand Tour in Puglia, nel 1778.
L’artista si stabilì a Roma appena 28enne,  e si guadagnava da vivere dipingendo vedute della Città Eterna. Qui crebbe artisticamente, e soprattutto incontrò un gruppo di gentiluomini olandesi, con i quali viaggiò per l’Italia Meridionale, la Sicilia e Malta, dal 10 aprile al 12 agosto del 1778.
Durante il viaggio,  Ducros  esegui più di trecento disegni e acquerelli (conservati nel Rijksmuseum  di Amsterdam), commissionatigli dai suoi facoltosi compagni di viaggio.
Le città toccate nella parte pugliese del Grand Tour, giungendo da Napoli e Avellino, furono Canosa, Cerignola, Canne, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Bari, Mola, Polignano, Monopoli, Egnatia, Ostuni, Brindisi, Lecce, Gallipoli, Avetrana, Manduria e Taranto.
I viaggiatori cercavano le tracce dell’antico splendore classico, ma in Puglia trovarono forse qualcosa di più, che Ducros ritrasse con rara maestria e capacità di suggestione: la quotidianità scandita dalle secolari tradizioni, la compostezza di un mondo dove la dimensione classica s’intrecciava ancora, e profondamente, a quella  arcaica.
Questa particolare e ineffabile dimensione dell’identità pugliese viene colta da Ducros soprattutto nell’acquerello dedicato a Cerignola, che mostra una processione che si snoda attorno la cittadina (Processie in de omgeving van Cerignola, il titolo originale, in olandese). Si tratta, con ogni probabilità, di un rito che viene compiuto ancora oggi: l'accompagnamento della Madonna di Ripalta dal Santuario che sorge sulle rive dell'Ofanto al Duomo, in occasione dell'annuale festa patronale.
Racchiuso negli spazi immensi del Tavoliere, appena interrotti dal Vulture, Ducros riesce a dipingere e a dar voce al silenzio, che nella compostezza delle figure umane che sfilano in processione o si inchinano in preghiera, abbraccia e scandisce sentimenti profondi e millenari.
Bella, bellissima opera di Ducros, che amici e lettori di Lettere Meridiane possono scaricare in alta risoluzione cliccando qui.
P.S.: Se siete interessati agli altri acquerelli pugliesi di Ducros fatemelo sapere, commentando il post.

lunedì 13 luglio 2015

Foggia è bella o brutta? Amici e lettori discutono

Non si fanno certamente pregare, i foggiani, quando si tratta di riflettere sulla loro città, tanto più quando si tratta di un tema caldo (e spesso discusso, su Lettere Meridiane), come quello se Foggia sia bella o brutta.
Non si tratta di una discussione estetica, o puramente accademica, perché chiama in causa il vissuto delle persone, sia di quanti hanno scelto di restare a Foggia, sia di quanti hanno voluto o dovuto andare via. Potete quindi figurarvi che valanga di commenti abbia suscitato la lettera meridiana dedicata al botta e risposta tra la blogger milanese, Sara Fumagalli e Antonio Vigilante, docente e scrittore  foggiano che da qualche mese si è trasferito a Siena.
Il dibattito è ampio, e tocca diversi temi, tra cui quello della perdurante bruttura della cosiddetta Piazza Tavuto.
Ecco, di seguito, la prima parte gli interventi degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane. Si tratta di quelli postati nei diversi gruppi che ospitano le lettere meridiane, o sulla mia bacheca. Domani sarà la volta, invece, dei post pubblicati direttamente sul blog.

sabato 11 luglio 2015

Raffaele Vescera: "Foggia, una città assassinata"


Si potrà anche con condivdere la verve a volte eccessivamente polemica di Raffaele Vescera, ma una cosa è sicura, è uno che dice pane al pane e vino al vino, e scrive analisi sempre lucidissime e molto verre. Come la nota pubblicata sul suo profilo facebook, in cui riflette sullo stato sociale ed economico di Foggia e provincia, collocando la sua anlisi in un punto di vista ed una prospettiva che stanno diventando sempre più obsoleti: quelli della  questione meridionale, ormai del tutto scoparsa dall'agernda politica del governo nazionale. Ecco l'analisi di Vescera, la cui nota è significativamente intitolata Foggia: indagine su una città assassinata.

Distruzione totale del timido tessuto industriale a vantaggio del nord, come gli zuccherifici Eridania, chiusi per salvare quelli padani e la cartiera dello Stato, già ridotta al lumicino e destinata alla chiusura, seppure la migliore d’Italia a detta dei responsabili romani. Agricoltura in sofferenza premorte, seppur da sempre la prima in Italia per via della più vasta pianura del Sud, la prima produzione al mondo di grano duro, pomodori, carciofi e quant’altro, per un miliardo di euro l’anno, messa in crisi dalla concorrenza delle importazioni selvagge internazionali, permesse dall’UE, che riduce talmente i prezzi da rendere sconveniente il raccolto. Il tutto a vantaggio delle esportazioni industriali, armi comprese, del nord Italia. Senza dire delle migliaia di gigantesche, mostruose pale eoliche che fanno scempio del paesaggio, degli inceneritori e discariche selvagge che ne fanno scempio. Una disoccupazione giovanile del 65%, per le donne è l’84%, il Pil pro capite più basso d’Italia, e dunque del Sud che in questa nazione è condannato alla cittadinanza di serie B, 2.000 euro al di sotto di quello greco, grazie a lega nord e governi paraleghisti passati e vigenti. Foggia, ultima in Italia per ricchezza e qualità della vita, è paradigma di un Sud condannato al sottosviluppo funzionale e al conseguente disastro antropologico, come lo definisce lo studioso meridionalista calabrese Francesco Tassone.

venerdì 10 luglio 2015

I regali di Rfi a Foggia

Foggia riflette sul suo futuro, e serra i ranghi in vista di un confronto ormai non più procrastinabile con Rete Ferroviaria Italiana, da cui dipende una fetta non trascurabile delle possibilità di rilancio di un territorio che sembra piombato in una crisi irreversibile.
L'assemblea indetta ieri dal Comitato "Un baffo ferroviario a Foggia" presieduto da Luigi Augelli ha registrato una partecipazione attenta, attiva, intensa. Ve ne riferirò compiutamente nei prossimi giorni, perché quella del bypass è una storia articolata, lunga, che merita di essere raccontata nei dettagli.
Per il momento, voglio però sottoporvi due particolari emersi durante l'assemblea, due illuminanti indizi sulla considerazione in cui i vertici di Rfi tengono Foggia (e su quanto sarà difficile spuntare risultati positivi per la città).
Il primo è che nei prossimi anni la stazione di Foggia chiuderà ogni attività ferroviaria. Secondo la road map di RFI, infatti, l’anno prossimo andrà in appalto il progetto che farà diventare tutte le attività della stazione di Foggia, telecomandate dal posto centrale di Bari Lamasinata. Potete leggere tutti i particolari in questo post, nel sito del Comitato.
La seconda storia riguarda proprio il bypass, andato in esercizio il 5 luglio scorso. La riattivazione del collegamento, che era in uso già negli anni Cinquanta, ha comportato la costruzione di un "portale", che, com'è stato spiegato dai tecnici, serve a delimitare e a gestire i diversi tratta della linea dell'alta tensione elettrica.
E sapete dov'è stato costruito? Come documenta la foto, proprio a ridosso del ponte di via Bari, recentemente chiuso per presunti problemi statici. L'ingombrante manufatto non presenta rischi per le persone, ma pone una seria ipoteca sul futuro del ponte stesso. Cosa accadrebbe se infatti si volesse raddoppiarlo o allargarlo? Non si può più farlo, visto che il portale sorge veramente a pochi centimetri.
Vien fatto di chiedersi se Rfi ha chiesto ed ottenuto le dovute autorizzazione per realizzare un'opera così ingombrante. Naturalmente sì. Ma chi gliel'ha concesse non è stato particolarmente lungimirante.

Foto che parlano: la povera Foggia degli anni Cinquanta

La Cgil nazionale apre i suoi archivi romani, e Foggia e la Capitanata ritrovano un pezzo importante della loro storia, della loro memoria, delle loro identità. Come lo "scatto", purtroppo anonimo, che illustra questa lettera meridiana. Un bambino di un paio d'anni guarda smarrito il fotografo, che lo ritrae sull'uscio della sua povera abitazione. Lo sguardo è più incuriosito che spaventato. Accanto al piccolo, due scatole di latta con le quali sta probabilmente giocando.
La foto non ha una data, ma dovremmo essere negli anni Cinquanta.
Impossibile localizzare la strada in cui la foto è stata scattata. Potrebbe trattarsi di una delle traverse di piazza Giordano o di corso Cairoli, vista la didascalia che la mano (forse) dell'autore ha vergato sul retro della significativa immagine. "Foggia. A due passi dal centro elegante - recita la didascalia -, in tuguri inabitabili, vivono le famiglie dei lavoratori e dei disoccupati."
La foto è di pubblico dominio, o quasi. È possibile scaricarla anche in alta risoluzione (cliccando qui), ma è presente in filigrana il logo della Cgil.
Godetevela, condividetela. E state in campana, perché nei prossimi giorni Lettere Meridiane offrirà ad amici e lettori altre immagini tratte dal grande archivio del sindacato.

giovedì 9 luglio 2015

Una nuova stazione per Foggia

Foggia vivrà oggi un importante momento di democrazia, come lo sono quelli in cui una comunità è chiamata a pronunciarsi sul proprio futuro, ed a costruire il proprio destino.
Dopo la raccolta di firme di aprile, il Comitato Un baffo ferroviario per Foggia ha convocato un’assemblea popolare su un tema che sta particolarmente appassionato l’opinione pubblica cittadina e provinciale nelle ultime settimane: attivato da Rfi il baffo ferroviario di Foggia il 5 luglio 2015. la risposta della città e della provincia di Foggia. L’appuntamento è per le ore 18.00, nell’auditorium della biblioteca provincia di Foggia.
Luigi Augelli, presidente del Comitato, non ha dubbi: per scongiurare il rischio che il capoluogo dauno venga bypassato dai collegamenti tra Bari e Napoli e Roma, la sola possibile soluzione è la costruzione di una seconda stazione ferroviaria a Foggia. Sarà proprio questa la proposta che Augelli illustrerà agli intervenuti, rimettendo comunque alla volontà dell’assemblea ogni decisione.
“In questi mesi - sottolinea il presidente del Comitato - ci siamo sforzati di sensibilizzare la città su un tema che ha un’importanza nevralgica per il suo futuro e per quello dell’intera provincia. Riteniamo urgente che venga trovata e condivisa una soluzione, sulla quale avviare poi un serio confronto con Rfi.”
Il progetto dell’Alta Capacità ferroviaria Napoli-Bari prevedeva già la realizzazione di una nuova stazione a Foggia, a Cervaro, dove avrebbe dovuto passare il baffo inizialmente progettato, ad una decina di chilometri dall’abitato. La soluzione si è però rivelata troppo costosa, soprattutto per l'elevata incidenza degli espropri.
Da quando però al vertice di Rfi si è insediato come amministratore delegato Michele Elia, le cose sono cambiate. Elia conosce benissimo la situazione foggiana, per aver lavorato molto tempo in Puglia, e ricordava l’esistenza di un altra bretella, più vicina alla città, che è quella che è poi effettivamente andata in esercizio qualche giorno fa, e che era da tempo in disuso.
La nuova stazione sorgerebbe, così, assai più vicina all’abitato, anzi praticamente ai margini dell’abitato, e potrebbe contribuire non soltanto a scongiurare il pericolo del bypass, ma a rivoluzionare l’assetto urbanistico della città, riqualificando una delle sue aree più critiche, qual è quella del Cep.
Certo, è questione di volontà politica: si tratta di evitare che Foggia venga beffata due volte, e che il finanziamento già previsto per Foggia, per la seconda stazione di Candelaro, venga dirottato altrove. Il progetto alta capacità ferroviaria prevede investimenti ingenti per la stazione di Bari che verrà praticamente rifatta. Foggia deve dire adesso la sua. 

L’appuntamento di oggi potrebbe essere una tappa fondamentale: venite tutti.

mercoledì 8 luglio 2015

Storie e ricordi del Distretto Militare che fu

Il collega Antonio Del Vecchio mi scrive a proposito del post di ieri sul glorioso Distretto Militare di Foggia raccontando un gustoso episodio di cui fu protagonista alla visita per la leva militare. Altri amici e lettori hanno ricordi analoghi da condividere?
Ecco la storia di Antonio Del Vecchio:
"Interessante scoperta quella sul Distretto Militare di Foggia: una cartolina postale datata 1909. Il luogo conserva tanti ricordi riferiti sia ai richiamati delle due Guerre Mondiali sia ai soldati di leva fino alla soppressione. Per esempio, io ricordo un episodio di buona condotta compiuto da un ufficiale medico circa mezzo secolo fa (pare che si chiamasse Di Mauro). Avevo "marcato" visita con il preciso scopo di essere esonerato dal servizio di leva, per poter poi frequentare agevolmente l'ultimo anno del Liceo. Mi accompagnò il segretario della sezione DC del mio paese per forzare la mano. Arrivò il mio turno. Accortosi dell'intruso, il medico lo cacciò via con fare deciso. Rimasti soli, mi confidò: sono democristiano anch'io, anzi mio fratello è candidato come deputato, ma non accetto raccomandazioni da chicchessia. Pochi minuti dopo, l' interlocutore, convinto dal racconto-scopo che gli feci, mi licenziò, dicendomi: "ti mando a Bari per la visita di controllo e lo faccio solo per te!" Così ottenni nel Capoluogo novanta giorni di licenza di convalescenza, risolvendo positivamente il problema della frequenza scolastica."
Nel post lanciavo ad amici e lettori del blog anche la sfida a riconoscere i due stemmi riportati in alto nella cartolina (che riproduco a se stanti nella immagine a fianco.
Dovrebbe trattarsi degli stemmi di Bovino e di San Severo. Ecco cosa hanno scritto quelli che sono intervenuti.
Renzo Infante: "Credo che quello in alto a destra sia lo stemma di San Severo, quello a sinistra potrebbe forse essere Bovino?"
Marco Dell'Aquila: "Riporto quello che già ho scritto nel gruppo "Foto di lucera". In alto a sinistra è lo stemma del comune di Bovino. In alto a destra è lo stemma del comune di san severo. Non so perché siano stati messi li, ma credo che il motivo sia di ordine religioso. Bovino era nell'800 una diocesi importante. San Severo era una diocesi che abbracciava alcuni comuni del Molise che faceva parte del distretto militare di Foggia. Ma è solo una mia ipotesi."
Vins Ger: "Caro, Geppe concordo con Marco, sono gli stemmi di Bovino e S.Severo e per le stesse ragioni religiose di importanza delle due diocesi."
Grazie a Marco Scarpiello per aver pubblicato, nel gruppo "Foggia, ricordi del cuore" alcune altre cartoline del distretto, ad un colore, come quella pubblicata ieri, ma in questo caso virato sul rosso, come si vede nella immagine sopra.

De Tullio: "Perché a Foggia si vive sempre peggio"

Com'era facile attendersi, la lettera meridiana sul botta e risposta tra Sara Fumagalli e Antonio Vigilante sul sito Gli stati generali ha suscitato un'ampia ed accalorata discussione tra gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. L'argomento è di quelli che ha già diviso ed appassionato quanti seguono questo blog: Foggia è bella o brutta?
C'è chi giudica la domanda oziosa, e in qualche modo ha ragione: una città non diventa più bella o più brutta solo parlandone. Occorrono politiche concrete rivolte a migliorarla, e su questi siamo tutti d'accordo: queste politiche hanno fatto difetto, al capoluogo dauno da ormai troppo tempo.
Parlarne però è importante. Anzi necessario. Perché una città va vissuta consapevolmente, senza nascondere la testa sotto la sabbia, come fanno gli struzzi, senza criticare per partito preso, come fanno i gufi. È necessario quel guardare ad altezza d'occhi che rappresenta lo sforzo quotidiano di Lettere Meridiane. Occorre quel guardare ad altezza d'occhi che costituisce l'obiettivo quotidiano di Lettere Meridiane.
Per questo, com'è già successo in altre circostanze, darò tutto lo spazio necessario a quanti sono già intervenuti e a quanti altri interverranno. La discussione è stata fino ad ora molto feconda e ricca, e testimonia comunque una diffusa presa di coscienza da parte della cittadinanza. Più la coscienza diventa condivisa, e collettiva, meglio è.
Non è la prima volta che Maurizio De Tullio interviene su questo argomento. Anzi, fu proprio un suo contributo (A Foggia ci vorrebbe un nuovo processo di Norimberga) a dare la stura, qualche tempo fa, ad un analogo confronto. È intervenuto anche in questa occasione. Ecco quanto ha scritto De Tullio, giornalista e saggista che si dedica in particolare alla riscoperta dei personaggi che nel passato e nel presente hanno fatto grande la Capitanata.
[Come sempre, quando Lettere Meridiane affronta questo tema, le fotografie sono tratte dall'archivio e dal particolare sguardo sulla città di Michele Sepalone. Quella che illustra il post fa parte della galleria Nuvole, che potete vedere qui.]
* * *
La Storia siamo noi, cioè la fanno le persone. Ma le persone sono anche numeri. Indicano uno stato di cose, una tendenza. Vivo a Foggia dal 1966: venivo da una cittadina del Brasile interno, dove convivevano tante etnìe e nazionalità. Nessuno ti giudicava dal colore della pelle. Arrivato a Foggia, dopo solo pochi mesi sono costretto a usare gli occhiali da vista e sùbito i primi epìteti: "quattucckie"; metto su qualche chiletto (perso nel giro di un anno) e giù con "ciacciutt d'mmerd". Una domenica mattina dalla finestra di casa vedo passare un ragazzino di colore davanti la Chiesa del Carmine Nuovo (allora era ubicata in un garage di via Luigi Sturzo, in attesa della nuova sede in viale I Maggio): gli si attornano prima due, poi quattro, poi sette-otto ragazzi che cominciano ad apostrofarlo. Era il 1967.

Google Trends incorona la Puglia

I gufi sono serviti. La Puglia svetta in cima alla classifica di Google Trends, come meta italiana più ricercata (dagli italiani), piazzandosi alle spalle della Grecia nella graduatoria delle "vacanze più cercate" di Summer Trends 2015.
La Puglia è decisamente la regina in Italia. La classifica delle vacanze top ten comprende solo altre cinque regioni italiane che sono, nell'ordine: Sardegna al quarto posto, Sicilia e Liguria, che occupano rispettiva la quinta e la sesta piazza, quindi all'ottavo e al nono posto si piazzano Trentino e Toscana.
È superfluo sottolineare che per la Puglia si tratta di una eccellente performance, che premia gli sforzi che sono stati condotti in questi anni dalla Regione e dall'Apulia Film Commission per incrementare l'attrattività della nostra regione e per far conoscere di più il brand Puglia, in Italia e nel Mondo.
Ovviamente, il peso raggiunto dalla Puglia nel più popolare motore di ricerca e del mondo, non significa tout court un aumento di arrivi e di presenza turistiche, ma costituisce senz'altro un significativo indicatore e un eccellente viatico per la stagione turistica che è ormai entrata nel vivo. La speranza è che la ricaduta si ripartisca in modo omogeneo sui diversi territori regionali e  in modo particolare sul Gargano, vessato dall'alluvione di settembre scorso.
Trovate qui il post di Google con i risultati di Summer Trend. Oltre alle mete più ricercate, vi sono elencate altre categorie di ricerca tipicamente estive. Le diverse classifiche riguardano in particolare i cibi (spadroneggia la frutta, con ciliegie, banane e mele al top della classifica), le diete, i tagli dei capelli, le vacanze, il colore dello smalto, gli oggetti da viaggio (al top c’è il bidè), i vestiti, le ricette (le più cercate sono quelle a base di zucchine), i costumi (trionfano quelli a gonnellino).

martedì 7 luglio 2015

Quando il Distretto Militare di Foggia "coniava" cartoline postali

C'era un tempo in cui il Distretto Militare di Foggia - oggi soppresso - era così importante e affollato di militari di leva che venivano stampate cartoline postali ad hoc. Come quella mostrata nella immagine che vedete qui sopra, e che potete scaricare ad alta risoluzione cliccando qui.
Il capoluogo dauno viene identificato con uno dei suoi monumenti più rappresentativi, l'Epitaffio di via Manzoni. Sotto, la corona che identificava il Regno d'Italia, e gli stemmi della Città di Foggia e della Provincia di Foggia.
Non sono un esperto di araldica, e quindi non so dirvi di preciso cosa siano e che rappresentino gli altri due stemmi sulla parte superiore. Giro come sempre la domanda agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane, sicuro che risolveranno il rebus con la consueta alacre efficienza.
Il numero "4" si riferisce invece al numero del Distretto Militare di Foggia, così come statuito dal Regio Decreto 13 novembre 1870, n. 6026 che definendo la  Nuova circoscrizione militare del Regno attribuiva a quello del capoluogo dauno il n.4, dopo quelli di Alessandria, Piacenza e Bari. Oltre che il territorio  dauno, il distretto militare foggiano comprendeva anche quello della provincia di Campobasso. Se vogliamo, un esperimento ante litteram, di Moldaunia.
La cartolina è custodita nel Museo del Risorgimento, e risale al 1909.

lunedì 6 luglio 2015

Foggia bella, dice la milanese. Visita Piazza Tavuto, risponde il foggiano

L’infinita querelle se Foggia sia brutta o bella, alla quale tanti post e tante discussioni ha dedicato Lettere Meridiane approda su Gli Stati Generali, serissima testata on line che si prefigge l’ambizioso obiettivo di “integrare l’essenziale del giornalismo professionale di interesse pubblico e la ricchezza del giornalismo partecipativo, espresso dai saperi diffusi nella società ma spesso poco valorizzati dal sistema dei media esistente o dispersi nella rete”.
A porre la questione Sara Fumagalli, giornalista milanese che a Foggia ha trascorso le ultime vacanze natalizie, e che racconta questa sua esperienza in un post intitolato “Ma Foggia è la città più brutta della Puglia?”.
Decisamente no, secondo la brava Sara che adombra il timore che i foggiani possano essere affetti in modo particolarmente virulento da quel virus sempre più diffuso che è “il pessimismo ontologico e masochista italiano”.
“I foggiani che conosco qui al nord - scrive - ne parlano malissimo: sono fuggiti, dicono, da un ambiente chiuso, fermo, dove non accade nulla, dove manca tutto, non solo il lavoro.”

domenica 5 luglio 2015

Al Puglia Pride l'orgoglio pugliese dei Monti Dauni

Ospitando il coloratissimo Puglia Pride, Foggia ha vissuto ieri una bella giornata di festa, di partecipazione, e ha dato una bella manifestazione di tolleranza e di apertura alla diversità, testimoniando di comprendere come le differenze siano una ricchezza (e speriamo che altrettanto senso civico venga dimostrato nella vita quotidiana della città, per esempio nel rapporto con gli stranieri e con i nomadi).
Il social network è divenuto collettore di una mole di fotografie senza precedenti. Quella che mi è piaciuta di più l'ha pubblicata Antonio Vasile sulla bacheca di Antonella Caggese, e mi scuso con l'uno e con l'altra per averla "rubata". Li ringrazio entrambi, e so che capiranno, e condivideranno. Anche i Monti Dauni erano presenti al Puglia Pride, come si vede nella foto, e il neogovernatore regionale Michele Emiliano ha voluto sfilare e farsi riprendere dietro lo striscione. Ben fatto, nella speranza che la testimonianza di attenzione preluda a impegni concreti da 
Lo striscione immortalato da Vasile è bellissimo e importante perché esprime da un lato  tutto l'orgoglio  pugliese dei Monti Dauni, la volontà delle popolazioni di sentirsi fino in fondo pugliesi, e dall'altro la speranza che, come sta avvenendo per l'universo gay la discriminazione di un tempo si trasformi in processi di inclusione. Se la differenza è davvero una risorsa di futuro e di sviluppo, i Monti Dauni sono pronti a recitare un ruolo da protagonisti.

Referendum greco, gli amici e i lettori di Lettere Meridiane votano "no"

Non hanno dubbi o quasi, gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Se fossero greci, e dovessero recarsi oggi alle urne, direbbero "no" al piano che l'Unione Europea propone alla Grecia come condizione per poter continuare a beneficiare degli aiuti comunicari. Per la precisione, dice "no" il 70 per cento di quanti hanno partecipato al sondaggio, mentre solo il 30 per cento accetterebbe le condizioni imposte dalle autorità comunitarie.
Per il dovere di correttezza che mi lega a quanti seguono Lettere Meridiane, sento il dovere di dirvi che ho votato anche io "no", seppure a malincuore. Nella speranza che se ad Atene preverranno i no, l'Europa franco-tedesca comincerà a riflettere più seriamente e sinceramente sul senso di una coesione che deve significare prima di tutto solidarietà tra i popoli europei, e non un'austerità che, seppure comprensibile nei suoi principi di fondo, non può risolversi in una fiducia cieca nelle leggi della finanza e del mercato.
Tra i commenti più belli e significativi all'iniziativa del blog ci sono questi, pubblicati sulla bacheca del gruppo dell'Auser, che testimoniano un dato interessante e sottaciuto di questa campagna elettorale che ha valicato i confini della Grecia: per la prima volta, al di là dell'intrinseca asperità del confronto politico, è affiorata, e proprio grazie all'iniziativa del premier greco Tzipras, una coscienza comune europea. E non è poco.
Ecco quanto ha scritto Rosalia Gatta: "Il cuore dice no. La testa dice sì", l'ha detto un greco. Quali strumenti (cordiali e mentali) dovrei pretendere di avere io per rispondere con un secco no o sì?
Purtroppo non potrà finire in parità. Ma sarebbe già tanto se, comunque vadano le cose, l'Europa riprenda a riflettere sul suo futuro. In maniera cvosì condivisa e partercipata.

sabato 4 luglio 2015

Altro che foggianesimo, la crisi ci ha massacrati

Trentasettemila posti di lavoro perduti dal 2007, anno in cui è iniziata la crisi. Milleduecentotrentacinque imprese che hanno chiuso i battenti, con feroce concentrazione nel comparto agricolo, vessato da politiche comunitarie che hanno penalizzato il settore portante dell'economia dauna.
Il grido d'allarme e di dolore lanciato dal presidente della Camera di Commercio, Fabio Porreca, durante la Giornata dell'Economia più infausta di sempre, per la provincia di Foggia denuncia con drammatica ervidenza un dato di fatto che è stato troppo a lungo trascurato e sottovalutato, negli ultimi anni: così non si può più andare avanti. Se la Capitanata non riesce a cambiare rotta, e subito, la crisi sarà irreversibile, e non vi sarà altra prospettiva al sottosviluppo.
La responsabilità di tutto questo va ascritta in primis al contesto economico generale, alla  gravità di una crisi che in pochi avevano inquadrato nelle sue dimensioni, che per la provincia di Foggia si sono rivelate addirittura nefaste. Ma non possiamo assolverci semplicemente invocando cause esogene, esterne. A peggiorare la situazione ha certamente contribuito la mancata percezione di quanto stava accadendo. O più precisamente, di quanto avrebbe dovuto accadere, e invece non è successo.
Il fatto è che il modello di sviluppo industriale che, nel bene e nel male, aveva permesso alla Capitanata di crescere, incrinatosi e poi arrestatosi a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, non è stato sostituito da altre opzioni forti di sviluppo (industriale e non).
La crescita degli anni Sessanta venne determinata dal forte flusso di investimenti pubblici, veicolato dalle Partecipazioni Statali e dalla mai troppo compianta Cassa per il Mezzogiorno, ed orientato all'industrializzazione e alla infrastrutturazione del territorio.
Non ci fu soltanto industria, nelle scelte strategiche di quegli anni: basti ricordare che risale all'Eni e al Piano Pitigliani della Cassa l'avvio del processo di valorizzazione turistica del Gargano.
Lo sviluppo rapido della vocazione turistica del Promontorio fu sorretto da una fortunata combinazione tra opere pubbliche e investimenti produttivi: le strade costiere, la superstrada, il villaggio Eni a Pugnochiuso spianarono la strada e funsero da attrattori per una massa di investimenti privati, che la provincia di Foggia non ha più conosdciuto.
Senza investimenti, non c'è sviluppo. Ed è stato proprio il crollo verticale degli investimenti - pubblici e privati - a determinare quel contesto che ha fatto sì che la crisi economia generale si abbattesse come un maglio. La superstrada garganico avviò le premesse per la crescita del turismo garganico: quella strda attende ancora di essere completata. E, dato ancora più allarmante, non se ne ricorda, non ne parla, più nessuno.
All'origine della rarefazione degli investimenti, c'è anche una ragione politica. Le cose hanno cominciato a precipitare per la provincia di Foggia da quando il potere decisionale è passato dall'intervento straordinario alla Regione, diventando una faccenda "politica" e non più la conseguenza di una visione strategica. Il baricentro dello sviluppo si è trasferito verso altre province pugliesi. E non è un caso che queste abbiano reagito molto meglio della Capitanata alla durezza della crisi.
Il "foggianesimo" ha una radice antica, e non nasce soltanto dalla tendenza foggiana a lamentarsi. 
Che fare? Difficile dirlo, cari amici e lettori di Lettere Meridiane. Dopo così tanti anni trascorsi a indossare le vesti di Cassandra sono stanco, e pessimista, come credo lo siano tutti quanti hanno raccontato prima le grandi prospettive che attendevano questa terra, e poi sono stati costretti ad arrerndersi di fronte alla nuda evidenza di uno sviluppo mancato, che sembra aver imboccato la direzione del sottosviluppo.
Per cercare di raddrizzare la rotta, ammesso che non si sia già fuori tempo massimo, bisogna ripartire dagli investimenti. Il rilancio di questioni importanti come la nuova stazione del capoluogo e la  diga di Piano dei Limiti di cui si parla in questi giorni, la dichiarata volontà del nuovo governatore regionale Emiliano di voler privilegiare il programma rispetto alla politica possono essere delle preziose opportunità.
Mas è neceessario che siamo tutti a volerlo.

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