giovedì 31 dicembre 2015

Un anno di Lettere Meridiane

Un anno insieme a Lettere Meridiane. Ecco gli eventi, i problemi, i commenti, le riflessioni che hanno maggiormente appassionato gli amici e i lettori di Lettere Meridiane.
La graduatoria dei post più letti del 2105: se ne avete perso qualcuno, è il momento di leggerlo. Se no, rileggeteveli. E auguri.

















La Foggia serena e sorniona di Michele Sepalone

Dopo la positiva, e prima, esperienza dello scorso anno, nel calendario Foggia 2016, lo sguardo di Michele Sepalone si amplia, quasi come subisse un’evoluzione.
Al centro della rappresentazione c’è sempre Foggia, ma la città non è più intesa solo come luoghi paesaggi momenti topici e pubblici.
C’è quella Foggia che Sepalone respira e fotografa in modo speciale: sguardo che diventa respiro e si fa tutt’uno con i soggetti rappresentati, in un rapporto di sottile ma profonda complicità, siano essi artigiani che friggono scagliozzi, o figuranti che mettono in scena passioni viventi, o semplicemente volti nuvole riflessi o notturni.
Ogni fotografo artista scatta immagini di paesaggi e figure umane e momenti di vita. Ma si ha spesso l’impressione che diventino categorie estetiche. 
In Sepalone invece non c’è un tipo o una maniera: tutto è profondamente concatenato. A far da collante c’è appunto lo sguardo speciale di uno che - come recita il titolo del libro* recentemente pubblicato - “fa solo click” ma con l’impareggiabile capacità di scattare fotografie senza staccare l’occhio dal cuore. Immergendosi profondamente nella scena rappresentata, contaminandosi e contagiandosi con il soggetto rappresentato.
Le fotografie che Lettere Meridiane presenta nella edizione 2016 del calendario Foggia, sono state personalmente selezionate dall’Autore: scandiscono il tempo dell’anno, svelando il rapporto di Sepalone con le diverse stagioni, con i loro colori, le loro ricorrenze.
La Foggia che viene raccontata è una città insolitamente serena, quasi sorniona nei suoi notturni rischiarati dalla luna, in cui perfino le nuvole diventano presagio di primavera. 
Una Foggia che non vuole più disperare, ma che sa invece sperare.
Ai lettori e agli amici di Lettere Meridiane l’augurio di un anno vissuto in sintonia con la città: per non esserne solo abitanti, ma consapevoli cittadini. 
Per sperare, tutti assieme, in un futuro diverso e migliore.
Potete scaricare la versione digitale del calendario, ottimizzata per la stampa a colori in formato A3 (ma che può essere stampata anche in A4) cliccando qui.

Morto Sabino Acquaviva, padre morale del Parco del Gargano

Si è spento Sabino Acquaviva, il sociologo padovano che può essere ritenuto il padre morale e culturale del Parco Nazionale del Gargano. Acquaviva fu tra i primi sociologi a studiare approfonditamente quello che egli stesso definì sistema Gargano. Grazie alla sua scarsa accessibilità e alla sua chiusura, anche geografica, che lo rende quasi un’isola, ,o studioso vide nel Gargano un ideale laboratorio di studio, e finì coll'innamorarsene. 
In collaborazione con il sociologo tedesco Eiserman, Acquaviva con un approccio metodologico decisamente innovativo,  individuò un campione di popolazione, cui applicare la tecnica del panel, ovvero ripetute interviste durante gli anni.
La prima inchiesta venne svolta nel 1965. La seconda nel 197,  e i relativi risultati pubblicati nel volume La montagna del Sole. La terza ed ultima nel 1982.
Un così ravvicinato rapporto tra lo studio e la gente garganica, convinse Acquaviva sulla necessità di preservare quell’unicum straordinario di ambiente, paesaggio e cultura profonda rappresentato dalla Montagna del Sole. Il. professore impugnò la penna e si fece promotore, sul finire degli anni Settanta, dalle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno di una intensa campagna a favore della istituzione del Parco Nazionale del Gargano.
L’appello lanciato da Acquaviva venne raccolto dal giovane assessore provinciale all’ambiente, Matteo Fusilli, che nel 198, come  ho raccontato in un'altra lettera meridiana, organizzò un convegno che avrebbe segnato l’inizio di un lungo e spesso tormentato percorso, fino alla legge istitutiva dell’area protetta, nel 1991. Il relatore principale fu naturalmente Acquaviva, che ha continuato ad amare il Gargano e a battersi per la sua salvaguardia, fino alla fine dei suoi giorni.
Nel post scriptum al bel libro di Gianni Lannes, La montagna profanata (Edizioni Il Rosone), uscito l’estate scorsa, Sabino Acquaviva ha speso parole struggenti per la sua "Montagna del Sole", quasi un testamento spirituale: “Ricordo ancora, e ricorderò finché avrò vita, le dure battaglie condotte per riuscire ad ottenere gli strumenti necessari per salvaguardare il Gargano. 
Ora questi strumenti ci sono, il Parco è nato, ma noi sappiamo che ogni legge, per essere viva, operante, attiva, deve essere vissuta da uomini e donne, in questo caso uomini e donne che amano il Gargano e lo abitano. Il mio compito è terminato quando è stata approvata la legge che ha istituito il Parco, dopo una dura battaglia durata diciotto anni. A quel punto ho passato il testimone ad altri,

mercoledì 30 dicembre 2015

È arrivato: in regalo il calendario 2016 di Michele Sepalone

È on line l’edizione 2016 del calendario fotografico di Michele Sepalone. L’iniziativa, promossa per il secondo anno consecutivo dal  Lettere Meridiane, si arricchisce quest’anno di una novità.
Foggia 2016 - questo il titolo del calendario - scandisce le date più significative della  storia della città, oltre a raccontarla attraverso lo sguardo del grande fotografo, autore del libro Sono solo uno che fa click, pubblicato di recente per i tipi de Il Castello Edizioni.
Un primo tentativo - si legge nella presentazione di Geppe Inserra, che ha curato i testi e le date - di tracciare e di consolidare la memoria condivisa della città.
Le trentotto fotografie che illustrano il calendario sono state scelte personalmente da Michele Sepalone: scandiscono il tempo dell’anno, svelando il rapporto del fotografo-artista con le diverse stagioni, con i loro colori, le loro ricorrenze.
La Foggia che viene raccontata è una città insolitamente serena, quasi sorniona nei suoi notturni rischiarati dalla luna, in cui perfino le nuvole diventano presagio di primavera. Una Foggia che non vuole più disperare, ma che sa invece sperare.

La versione digitale del calendario, ottimizzata per la stampa a colori in formato A3 (ma che può essere stampata anche in A4) è disponibile gratuitamente sul blog Lettere Meridiane: potete scaricarla cliccando qui. Fatelo girare. Condividetelo con gli amici. Buon anno a tutti.

martedì 29 dicembre 2015

Noi che non conoscevamo la nebbia

Michele Sepalone ed io apparteniamo ad una generazione che non conosceva cosa fosse la nebbia, nemmeno per sentito dire, visto che a quei tempi, la televisione era in bianco nero, e la visione era annebbiata di suo, era come averci le cataratte.
D'estate e non solo, a Foggia faceva sempre un caldo da spaccare le pietre. Un clima secco e asciutto che faceva la gioia delle lavandaie, che come spannevano il bucato dopo un quarto d'ora era già bell'e asciutto. Non come adesso che i termosifoni di tutta la casa sono precettati per far asciugare i panni, se no ci vogliono giorni.
La nebbia è venuta quando hanno fatto le dighe e gli invasi. E' cambiato il clima e pure la salute pubblica: dalle parti di Carlantino e Celenza Valfortore non sapevano cosa fosse un reumatismo. Adesso ne soffre quasi tutta la popolazione.
La prima volta che ho visto la nebbia mi sembrò di essere finito dritto dritto nella scena di un film di alieni. Invece ero soltanto tra la Madonnina e San Michele che sembravano finiti sulla luna. C'era questa cosa lieve e grigia che scendeva e ti avvolgeva e tutto si faceva più attutito e avevi l'impressione di guardare le cose con  uno sguardo diverso.
Sarà per questo che a Michele Sepalone e a chi scrive -  come credo a tutti quelli della nostra generazione - la nebbia incuriosisce e intriga e non manca, talvolta, di provoca intrecci curiosi, Stamattina Michele ha pubblicato la foto che vedete sopra sul suo profilo facebook e qualcuno (che evidentemente si è alzato tardi...) gli ha chiesto quando l'avesse scattata.
Ho testimoniato a favore di Sepalone, postando a mia volta la foto che avevo scattato alla nebbia di questa mattina, alle 6.45, dal balcone di casa mia.
Non avendo l'ardire di competere con Michele quanto a fotografia, non la pubblico, però mi piace farvi vedere (sotto) quella che ho scattato una decina di giorni fa a Parco San Felice, mentre facevo la mia camminata veloce di buon mattino, per dare ritmo e ossigeno al mio cuore bizzarro.
E l'intreccio dove sta? Dimenticavo. Ero in piedi stamattina presto e scattavo foto alla nebbia in quanto sto preparando il calendario Foggia 2016 con le fotografie di Michele Sepalone, che Lettere Meridiane regalerà ad amici e lettori. Quando?
State in campana, non c'è bisogno di prenotarvi, ma salvate la data: domani è il gran giorno.

Polveri sottili: buoni i dati di Foggia e della Capitanata

La qualità dell'aria in Puglia e in provincia di Foggia è generalmente buona. L'immagine che illustra il post, mostra la mappa disegnata dalle centraline di monitoraggio dell'ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente) ed indica cromaticamente la qualità dell'aria nella giornata di ieri. I segnaposti verdi evidenziano un indice di qualità dell'aria buono, quello più chiaro, in celeste, indica il livello più elevato ovvero una qualità ottima, ed è  quello fatto segnare dalla stazione di monitoraggio di Monte Sant'Angelo (ieri i valori migliori erano stati invece registrati dalla centraline di San Severo).
Questa situazione positiva viene confermata anche in riferimento al medio e lungo periodo, ovvero verificando l'andamento del monitoraggio durante il corso dell'anno.
In riferimento alle polveri sottili, che sono la materia prima dello smog, i valori di PM10 (il cui superamento ha determinato il blocco alla circolazione delle auto nelle grandi città in questi giorni), evidenziano una media giornaliera di 26µg/m³ per Foggia, 28 per Manfredonia, 14 per Monte Sant'Angelo e infine 21 e 25 per le due postazioni ubicate a San Severo. Si tratta di valori sensibilmente al di sotto di quello limita, che è pari a 50µg/m³. Il livello di guardia (c he in questi giorni viene costantemente superato nelle grandi città)  è stato superato dal primo gennaio di quest'anno 9 volte a Foggia e Manfredonia, 5 a San Severo, 3 a Monte Sant'Angelo.
Discorso un po' diverso per quanto riguarda il PM2.5 che indica polveri ancora più sottili,  e pericolose, di quelle veicolate PM10. Queste ultime possono essere infatti inalate e penetrare nel tratto superiore dell'apparato respiratorio, dal naso alla laringe, mentre le PM2,5 possono essere respirate e spingersi nella parte più profonda dell'apparato, fino a raggiungere i bronchi.
La centralina di Foggia ha evidenzia il superamento del limite nei giorni delle festività natalizie, suscitando qualche apprensione.
Ma va precisato che il parametro di valutazione previsto per le PM2.5 è la media annua, diversamente da quanto previsto per le PM10 dove si prende in considerazione la media giornaliera.
La media annua delle stazioni in provincia di Foggia dov'è attivo il monitoraggio delle polveri PM2.5 è inferiore al valore limite che è di 25µg/m³, attestandosi a 21 per Foggia e a 17-18 per le due centraline di San Severo.

Volpe sulla Biblioteca: il Ministero è pronto a farsene carico

Non si lascia pregare, Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT, Rettore emerito dell'Università degli Studi di Foggia e Presidente della Fondazione Daunia Felix.
Lo provoco affettuosamente sulla crisi della Biblioteca Provinciale di Foggia, commentando con qualche perplessità un post sul suo profilo facebook, in cui Volpe aveva commentato in termini entusiasti il pingue stanziamento di fondi (13 milioni) per il restauro della Domus Aurea, la splendida reggia di Nerone.
Ne è scaturito un botta e risposta che volentieri giro a lettori ed amici di Lettere Meridiane, per ulteriori considera
zioni e commenti sull'argomento, nella speranza che in tanti raccolgano l'invito alla discussione lanciato dall'esimio archeologo.
Geppe Inserra:  Sì, caro professore, si restaura la Domus Aurea, ma intanto si lascia colpevolmente morire la cultura nella periferia dell'impero, come dimostra la vicenda della biblioteca provinciale di Foggia e più in generale di tutte le istituzioni culturali collegate alle province soppresse. La cultura non è un fiore all'occhiello della classe dirigente, ma qualcosa che dovrebbe sempre cominciare dalle periferie, per impedirne la disgregazione e l'alienazione totale. Perdonami, ma le politiche culturali del governo Renzi mi convincono assai poco. E - ti scongiuro - almeno tu conserva il tuo senso critico.
Giuliano Volpe: Caro Geppe , finora l'unica proposta seria e concreta per salvare e rilanciare la Biblioteca Provinciale di Foggia viene dal MiBACT che si è dichiarato disponibile, da mesi, di farsi carico di 14 su 18 biblioteche provinciali, sostenendo i costi di funzionamento e acquisendo tutto il personale. In periferia, scusami caro Geppe, sento finora, come sempre, chiacchiere, promesse, lamentele, polemiche. Spero solo che dopo la recente positiva mobilitazione non si sgonfi tutto e che ognuno faccia la sua parte sostenendo concretamente le attività della Biblioteca, anche se dovesse essere, come io spero, nazionalizzata. Gli ultimi finanziamenti, 300 milioni, sono quasi tutti destinati alla 'periferia'; le regioni meridionali hanno a disposizione nei prossimi anni 490 milioni del Pon cultura e sviluppo, e vedremo come sapranno spenderli (spero non come è già avvenuto realizzando musei senza uno straccio di progetto culturale, senza personale adeguato, senza idee, senza un progetto di gestione, ma solo riempendo le sale con vetrine e reperti o quadri! facciamoci un giro anche nella nostra provincia). Sulle politiche culturali (anch'io non condivido molte cose e cerco di proporre soluzioni più coraggiose e innovative). Discutiamone.


lunedì 28 dicembre 2015

Qualità della vita: il Sole 24 Ore toppa sulla qualità dell'aria

Se foste costretti a dover uscire a piedi, perché l’aria che respirate  è pericolosamente inquinata dallo smog, che pensereste della vivibilità del posto in cui abitate? Un gran male, sospetto, tanto più se si tratta di una grande città, dove non è per niente facile muoversi coi mezzi pubblici e con l'aria inquinata che tira, di farlo a piedi o in bici neanche se ne parla, se no respiri tutte quelle polveri sottili che vagano per l’atmosfera…
La qualità dell’aria dovrebbe essere un parametro fondamentale della misurazione della qualità della vita di un territorio, ma così non è, almeno per quanto riguarda la famosa e celebrata classifica della qualità della vita compilata annualmente dal Sole 24 Ore
Uno s’aspetterebbe che nella sezione riservata a Servizi e ambiente, le città assurte in questi giorni agli onori della cronaca per essere state costrette a imporre lo stop alle auto per contenere lo smog, si trovino in una posizione di graduatoria piuttosto bassa.
Nemmeno per sogno. Anzi, come si vede nell'infografica qui sopra, le performance delle province del Nord sono decisamente migliori rispetto a quelle del Mezzogiorno (il celeste mostra le province al di sopra della media, il rosso quelle al di sotto).
Milano si piazza al quarto posto, al primo svettano Monza e Brianza.  Bergamo occupa la dodicesima posizione. Torino e Roma si classificano rispettivamente al 34° e al 50° posto, marcando un punteggio assai più elevato di Foggia, che arranca al 90°.
Disaggregando i diversi parametri che compongono la sezione Servizi e Ambiente si comprendono le rafioni di questo paradosso statistico. Dei sei parametri utilizzati, soltanto due si riferiscono all’ambiente: l’indice climatico (che premia le località soggette a minor escursione termica) e l’indice Legambiente, che è a sua volta ottenuto mettendo assieme ben 18 indicatori, soltanto tre dei quali riguardano la qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono).
In sostanza, l’incidenza dell’inquinamento atmosferico nella graduatoria della qualità della vita del Sole 24 Ore è prossima allo zero. Praticamente nulla.
Delle due l’una: o è il caso di rivedere radicalmente  le modalità di compilazione della graduatoria, o bisogna abituarsi ad un’idea della qualità della vita che privilegia il reddito e la produzione, rispetto alla qualità dell’ambiente.

giovedì 24 dicembre 2015

Brand Puglia? Macché

Al suo esordio nella graduatoria delle qualità delle vita delle province italiane compilata dal Sole 24 Ore, la BAT si aggiudica il gradino più elevato del podio regionale pugliese.
Negli anni scorsi, la provincia ofantina - di recente istituzione - non era stata valutata, in quanto non erano ancora pronti i dati relativi agli indicatori che il quotidiano economico-finanziario utilizza per formulare la classifica. L’esordio è stato oltremodo positivo: la Bat si piazza all’85° posto della graduatoria nazionale, staccando di tre posizioni Bari, che è seconda, e di sei Brindisi.
Piuttosto staccate le altre tre province della Puglia: Foggia è al 103° posto nazionale ed al quarto regionale, Lecce al 105° (quinto regionale), Taranto fanalino di coda regionale, al 107° e quartultimo posto della classifica nazionale.
Rispetto allo scorso anno, hanno fatto meglio le province di Bari e Foggia, guadagnando rispettivamente 3 e 2 posizioni nella classifica nazionale. È andata invece maluccio per le altre province: Brindisi e Lecce perdono cinque posizioni, quattro Taranto.
Nella infografica tratta dal sito del Sole 24 Ore (cliccare sopra per ingradirla o scaricarla) che sintetizza la parte della classifica in cui sono concentrate le province pugliesi, abbiamo evidenziato in ciascuna delle sei aree di indicatori utilizzati dal Sole 24 Ore la provincia che si è comportata meglio (cerchio azzurro) e quella che ha invece fatto marcare la performance peggiore.
Per quanto riguarda il tenore di vita in cima c’è Brindisi e sotto Lecce, che fa peggio anche per quanto riguarda servizi ed ambiente, dove invece primeggia la Bat. Bari conquista il gradino più alto per quanto riguarda Affari e Lavoro e Popolazione e Tempo Libero. Per quanto invece riguarda l’ordine pubblico, dove svetta in cima la Bat, l'area metropolitana del capoluogo regionale è addirittura ultima.
Due maglie nere per Taranto, per quanto riguarda Affari e Lavoro e Popolazione. La provincia di Foggia  macca performance generalmente nella media regionale: è quinta per tenore di vita; quarta per servizi e ambiente, seconda per Affari e Lavoro, quinta per ordine pubblico, ultima nella classifica del tempo libero, antica croce per la Capitanata, nei diversi parametri che caratterizzano la qualità della vita.
Non c’è comunque di che gioire, per tutta la Puglia: tre province negli ultimi dieci posti della classifica nazionale, la prima all’85° ovvero in una posizione medio bassa, non inducono certo all’ottimismo. La realtà è assai più dura di quanto non sembrerebbe, alla luce di certi discorsi sul brand Puglia e sull’immagine di un Mezzogiorno diverso, che la nostra regione manifesterebbe.

Le crude cifre dicono che purtroppo, non è così. Ci sono forse fermenti, ma la strada è ancora lunga.

mercoledì 23 dicembre 2015

Celentano e Tozzi? Sono foggiani.... e non solo

Il complesso dei Profeti: pochi sanno che erano quasi tutti foggiani
Pubblichiamo la seconda ed ultima parte della relazione svolta da Maurizio De Tullio al Museo Civico nel corso della serata organizzata dall’Associazione “Amici del Museo”, che lo aveva invitato a parlare dei tantissimi foggiani e dauni che il giornalista e bibliotecario foggiano ha riscoperto e raccontato, nel corso della sua lunga attività di ricercatore di personaggi che sono nati a Foggia o in Capitanata, ma che l’hanno poi lasciata, facendo fortuna altrove.
Il testo che segue è, in realtà, quello che De Tullio avrebbe dovuto leggere in occasione della conferenza: il relatore ha infatti preferito andare a braccio. Va anche puntualizzato che la narrazione di Maurizio al Museo Civico ha riguardato solo una selezione degli oltre 600 personaggi "schedati" nel 2009 nel suo "Dizionario Biografico di Capitanata". Alcuni sono stati presentati extra volume perché non rientranti in quella pubblicazione, altri perché solo di recente scoperti e le cui schede biografiche sono leggibili e scaricabili sul sito della Biblioteca Provinciale di Foggia, presso la quale De Tullio cura la Sezione “La Meravigliosa Capitanata”. Ecco la seconda parte della relazione. Gli amici e i lettori di Lettere Meridiane cui fosse sfuggita la prima parte, la trovano cliccando qui.
* * *
Il primo arbitro foggiano di serie A non fu Francesco Paolo Schena bensì – negli anni '20 – Saverio Luigi Bertazzoni, nato a Foggia ma di origini modenesi, che ebbe anche un ruolo di rilievo come allenatore della Nazionale italiana di calcio partecipante alle Olimpiadi di Anversa del 1920. Era farmacista, colonnello del R. Esercito e fu anche corrispondente dalla Somalia per il “Corriere della Sera”, direttore di un quotidiano e curò negli anni ’20 a Modena il primo, preziosissimo e ricercatissimo “Almanacco del Calcio Italiano”. [Approfondimenti qui: Un foggiano alla guida della Nazionale e primo arbitro di serie A].

Da Peschici, una struggente storia di solidarietà, integrazione e tolleranza

Raramente mi è capitato di leggere una storia così bella, struggente ed attuale quanto quella che Giuseppe Libetta racconta, in versi, a proposito dell'origine del Santuario della Madonna di Loreto, che sorge ad un paio di chilometri dall’abitato di Peschici, in una posizione strategica, a moì di sintenella del promontorio sull'Adriatico.
Il peschierano Libetta è un personaggio singolare. A Roma gli hanno dedicato una strada centralissima, ma è praticamente sconosciuto in terra di Capitanata. La sua fama è legata al fatto che, primo alfiere di vascello della Real Marina borbonica, ebbe il comando del primo battello a vapore mai costruito, il Ferdinando I, guidandolo nel suo viaggio inaugurale, da Napoli a Marsiglia.
Libetta non fu soltanto un valente marinaio, ma anche un apprezzato scrittore e poeta, oltre che un politico di spessore: antiborbonico e liberale, fece parte del primo Parlamento Sabaudo.
Quella che Libetta racconta a proposito del Santuario della Madonna di Loreto è una storia di mare, ma anche una storia di accoglienza, di solidarietà, di incontro tra culture diverse e di conversione. Secondo la tradizione, il Santuario sarebbe stato costruito da  marinai per ringraziare la Vergine Maria di averli tratti in salvo da una violenta tempesta.
La storia narrata da Libetta è diversa, intrigante, toccante e venne pubblicata nel 1844, su Poliorama Pittoresco “opera periodica diretta a spandere in tutte le classi della società utili conoscenze di ogni genere e a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia.” Stampato a Napoli dagli editori Pergola e Cirelli, il periodico pubblicava storie, saggi, poesia e poemi accompagnati da splendide illustrazioni litografiche.
Secondo la versione di Libetta, il tempio in onore della Madonna di Loreto sarebbe sorto ad opera di un musulmano convertitosi al cristianesimo. Come oggi succede a migliaia di persone che cercano di raggiungere l'Occidente per sfuggire alla guerra e alla violenza nella loro terra, l'uomo si era imbarcato assieme a sua moglie e al figlio, per sfuggire all' "ira di Solimano".
Giunti vicino al Gargano, una violenta tempesta aveva provocato il naufragio dell'imbarcazione. A prestare soccorso si era precipitato un pio eremita che viveva lì vicino. Il santo frate non aveva però potuto che assistere alla morte del bambino e della donna, scoprendo non senza meraviglia che questa parlava bene l'italiano e accogliendo la sua conversione al momento del trapasso.
L'eremita aveva quindi prestato soccorso all'uomo, riuscendo a strapparlo alla morte. Convertitosi e tornato in salute, il musulmano aveva venduto tutti i suoi beni, devolvendo il ricavato alla costruzione del tempio.
Il poemetto di Libetta è illustrato su Poliorama Pittoresco da una splendida litografia che mostra il Santuario della Madonna di Loreto, realizzata da S.Puglia. Potete leggere di seguito i versi di Giuseppe Libetta, mentre potete scaricare la litografia in alta risoluzione, cliccando qui.

IL SANTUARIO DI PESCHICI NEL GARGANO

TRADIZIONE POPOLARE

Alla Signora…

Vedi, o gentile, del monte in vetta
Quella modesta bianca chiesetta,
Che mentre in parte tra folti pini
L’umil suo muro celando va ,
Donna di approcci colli vicini
Dell’onda Adriaca speccbio si fa.

martedì 22 dicembre 2015

In omaggio un cd con antiche canzoni della tradizione natalizia

I canti e le melodie natalizie fanno parte della storia della musica e sono tra i brani più incisi di tutti i tempi, e su tutti i supporti. Il bello è che la rete ha reso disponibili al grande pubblico queste sonorità e queste melodie, in precedenza riservate ad una ristretta cerchia di appassionati.
Lettere Meridiane regala ad amici e lettori, per festeggiare il traguardo dei duemila mi piace sulla pagina facebook (a proposito, se ancora non l'avete fatto, fatelo!) un cd contenente un'ampia selezione di questi brani, che fanno parte della preistoria delle tecnologie di incisione. Si tratta di brani della tradizione natalizia internazionale, diversi dei quali hanno più di cent'anni. È certamente suggestivo ascoltarli nel loro suono originale, e pensare che la digitalizzazione ha sottratto questi preziosi supporti al rischio di un'usura irreversibile. Tutti i brani sono stati selezionati e tratti dalla straordinaria collezione 78 RPMs and Cylinder Recordings di Archive.org.
Potete scaricarlo per intera, zippato, a questo link: https://dl.dropboxusercontent.com/u/3035569/disconatale.zip
oppure, traccia per traccia cliccando sui relativi collegamenti, qui sotto

lunedì 21 dicembre 2015

Vieste tra le 20 città nella roccia più belle d'Italia

C’è anche Vieste tra le 20 città nella roccia più spettacolari d’Italia individuate da Skyscanner, motore di ricerca viaggi leader al mondo, che aiuta a cercare voli, autonoleggio e hotel al prezzo più basso, suggerendo anche itinerari a volte insoliti, come quello che riguarda le città di pietra.
Partendo dall’idea  che "la roccia, che sia magmatica, calcarea o tufacea, è uno dei tanti elementi naturali che caratterizzano l’Italia", Skyscanner individua 20 Bellissime città d'Italia arroccate sulla roccia, o scavate nella pietra, "da visitare al più presto."
Assieme a Vieste figurano nell’elenco stilato dal motore di ricerca altre due  località pugliesi, Polignano a Mare in provincia di Bari e Massafra, detta anche la tebaide pugliese, in provincia di Taranto.
"Proprio sopra la bianca roccia calcarea del Gargano, a picco sul mare Adriatico - scrive la redazione di Skyscanner -, sorge il nucleo dell'abitato di Vieste, uno di quei posti che diventano in un attimo un luogo del cuore. La Puglia non delude, ed è un dato di fatto, ma qui si esagera: mare cristallino, spiagge mozzafiato con calette romantiche, un bellissimo centro storico di casette bianche e chiese di epoche diverse, un castello che vi regalerà viste incredibili e una cucina che non teme confronti. La Perla del Gargano è uno scrigno di tesori, andate a scoprirli!"
Una bella promozione per Vieste, regina turistica della Puglia: peccato solo che nell’elenco non figurino località pugliesi magiche come Accadia e il suo Rione Fossi e Gravina in Puglia.

Se volete leggere l’articolo di Skyscanner per intero, lo trovate qui.

Due "prime" a Cortelli, la rassegna di corti di Sant'Agapito

Cresce "Cortelli", focus sul cinema corto, internazionale, nazionale con un occhio particolare agli autori pugliesi, che si svolgerà nella splendida cornice della Masseria Sant'Agapito, tra Foggia e Lucera, il 29 dicembre prossimo.
Quest'anno la rassegna può fregiarsi del patrocinio, oltre che del Comune di Lucera, anche di "100autori", in Italia fra le più grandi associazioni autoriali dell'audiovisivo.
Componente infatti del comitato organizzativo e della direzione artistica - insieme ad Annalisa Mentana - è infatti la sceneggiatrice Laura Ippoliti, membro del consiglio direttivo di "100autori".
Presentatore della serata, con le sue incursioni satiriche, sarà Adelmo Monachese, autore e redattore di Lercio.
Ma veri protagonisti della rassegna saranno ovviamente i cortometraggi.
Il programma, ancora in corso di definizione, prevede per il momento, tra i molti lavori in proiezione, anche il pluripremiato Matilde che ha partecipato con successo al Festival internazionale del cinema di Berlino, sezione Generation. Il regista Vito Palmieri sarà presente in Masseria per parlare di questo e dei suoi prossimi progetti artistici.
In scaletta anche Encounter, opera prima di Fabrizio Rinaldi, che dopo il successo al festival Trieste Science-Fiction Festival, presenta il suo cortometraggio per la prima volta in Puglia e alla presenza del cast.
Gli spettatori potranno vedere anche "Un uccello molto serio", per la regia di Lorenza Indovina, prodotto da Andrea Segre e tratto da un racconto di Niccolò Ammaniti.
Spazio inoltre ad una selezione di cortometraggi di registi associati 100autori e al documentario, con la proiezione in anteprima assoluta di "Io e Manfredi" di Luciano Toriello - dedicato all'arte dello scultore Salvatore Lovaglio - e del progetto 195 Metres.
Ma la scaletta, annunciano i curatori della rassegna, potrebbe ulteriormente arricchirsi di sorprese.
La serata si concluderà infine con le sonorità elettroniche e ambient del live/dj set di Yog'tze.
"Cortelli" è inoltre in collaborazione con la libreria Kublai - Libri Cibi Incontri, che sarà presente con una selezione di titoli sul cinema e l'associazione "Mediterraneo è cultura" di Lucera, promotrice del Festival della Letteratura Mediterranea. L'ingresso, compresa la consumazione, costa 5 euro.

domenica 20 dicembre 2015

In regalo la riproduzione della Natività del Parmigianino

Archive.org è il più grande archivio digitale del mondo. Le cifre sono imponenti e allo stesso tempo eloquenti: quasi  nove milioni di documenti di testo (per lo più libri digitalizzati), oltre due milioni di documenti sonori e altrettanti visivi, più di un milione di immagini.
Tra queste ultime, occupano un posto di assoluto rilievo le riproduzioni digitali di opere d’arte custodite nei musei di tutto i mondo, che si aprono così ad una diversa forma di fruizione, potenzialmente estesa a tutti quanti dispongono di un collegamento internet e di un dispositivo per visualizzarle.
Naturalmente non mancano le sorprese, come quelle che costituisce l’oggetto, dell'odierno regalo agli amici ed ai lettori di Lettere Meridiane: una stupenda riproduzione, ad alta risoluzione, della Natività disegnata dal Parmigianino,  straordinario pittore operante nella prima metà del 1500, esponente di punta della corrente manierista e della pittura emiliana in generale.
Il soprannome, oltre che dalle origini, gli derivò dalla corporatura minuta e dall'aspetto gentile: il suo vero nome fu Girolamo Francesco Maria Mazzola.
Oltre che un grande pittore, il Parmigianino fu anche un apprezzato disegnatore. Come si legge in wikipedia, fu “paragonabile ai più grandi maestri del Rinascimento. I suoi disegni sono spesso opere finite vere e proprie eseguite con abile estro e una felice vena creativa. Essi erano destinati ad essere venduti o regalati, e spesso facevano da fonte di ispirazione per pittori di minor inventiva. Oggi si conoscono circa mille fogli attribuibili all'artista, sparsi nelle maggiori collezioni mondiali.”
Alcune tra queste sono custodite presso il Metropolitan Museum of Art, che li ha rese disponibili nella versione digitale su Archive.Org. Il regalo di oggi riguarda la riproduzione, ad alta risoluzione, della splendida Natività disegnata dal Parmigianino, davvero notevole per l’efficacia del tratto e l’ardito gioco di ombre.
Per scaricare il disegno, che cui dimensioni reali sono 11.5 x 7.9 cm, cliccate qui.
Ricordo intanto che, fino a Natale, festeggeremo con gli amici e i lettori il traguardo dei duemila fan sulla pagina facebook del blog con regali quotidiani. Scaricate, e condividete.

Per quanti avessero perso le puntate precedenti di seguito l'elenco dei gadget offerti negli scorsi giorni:

Se i cani sono più educati dei loro padroni

 “Per ragioni di igiene preghiamo i signori padroni di non fare urinare i propri cani davanti al nostro portone. Vi ringraziamo anticipatamente per il vostro senso civico. “
Avvisi del genere se ne vedono purtroppo tanti in giro per Foggia, città dove i proprietari di questi simpatici animali domestici non brillano per educazione e per rispetto verso il loro prossimo.
Le strade ed i marciapiedi, tanto nelle strade più periferiche quanto in quelle del centro, sono spesso ricettacolo non solo di scie della urina animale stigmatizzata nel cartello, ma anche di escrementi solidi. Uno spettacolo tanto deprimente quanto rischioso per l'igiene pubblica, che .
Nulla da dire, quindi, sul senso dell’avviso affisso davanti al portone di una strada di periferia. Quel che mi ha meravigliato, e molto, inducendomi a scattare la foto, è l’insolita posizione del cartello, che potete vedere scorrendo il post fino in fondo.

Non c'è sviluppo senza integrazione e senza solidarietà


L'amico Michele Lauriola, promotore ed animatore della rete Pro Capitanata e sostenitore di un'idea di sviluppo territoriale affidata a contratti di rete, mi ha scritto questa lettera, che pubblico volentieri, ringraziandolo affettuosamente per le cortesi espressioni usate nei miei confronti.
* * *
Geppe Inserra, personalmente apprezzo molto il tuo impegno personale pro Capitanata. Non elenco tutti i tuoi comunicati del tuo blog Lettere Meridiane, di cui a volte mi sono fatto anche artefice di qualche articolo e di commenti. La tua sensibilità è la sostanza di ogni tua azione, di ogni tuo articolo, che a volte troviamo anche nella rivista telematica Resto al Sud
I tuoi articoli non solo sono frutto della tua personale sensibilità ma sono spesso anche frutto della sensibilità di tanti altre persone delle comunità dei territori della Capitanata. So di quanto ti sta a cuore la Provincia (lo Spazio Capitanata), specie adesso che questo governo Renzi ha soppresso senza, peraltro, dare indicazioni opportune sul destino di quanti girano intorno a questo contenitore politico più prossimo ai territori caratterizzati da una storia, da tradizioni, da cultura, dal modo di produrre, di fare, etc e ancora di più di tutte quelle che sono le infrastrutture che questo contenitore ha creato nel tempo nello Spazio Capitanata. 

Informazione ed editoria sono sempre più on line

di Carlo Inserra
Parlando di giornali
La trasformazione dell’editoria, che dalla stampa su carta è passata a elaborare contenuti in digitale,  è storia relativamente recente. Per l’editoria digitale,  l’anno della svolta è considerato il 1998. Prima di quella data infatti, le case editrici erano molto restie a pubblicare i materiali di loro produzione on line. 
Nel 1998, il caso Clinton-Levinsky, meglio conosciuto come sex-gate, portò le grandi testate americane a pubblicare le news sull’argomento sui propri siti internet, per non essere anticipate o superate in visibilità dai giornali concorrenti. 
Il caso editoriale dell’Huffington Post,  esempio più importante di giornale che esce unicamente in versione digitale, ci può far comprendere la portata di cosa sia cambiato da allora. La crescita esponenziale delle vendite dei dispositivi mobili (smartphone e tablet), indubbiamente ha aperto un mercato di prodotti editoriali ad essi dedicati che ha finito con lo sconvolgere anche il mercato della carta stampata. Oggi le maggiori testate nazionali, da Repubblica al Corriere, possiedono una versione on line. Questa però, non è da confondere con quella cartacea o in abbonamento, che consente di accedere ai contenuti del giornale stampato direttamente sul tablet o sul pc. Alcuni giornali (come Il Foglio) consentono la lettura di una parte dei contenuti sul sito (non quelli di giornata). La questione è più di marketing, che teorica: il futuro del giornalismo cartaceo o esclusivamente digitale, non può prescindere dal web.

sabato 19 dicembre 2015

La struggente bellezza del Tavoliere di Puglia

In  diversi anni di frequentazione di registi e direttori della fotografia, ho imparato che il paesaggio più amato dagli uomini di cinema, tra i diversi offerti dalla Capitanata, è il Tavoliere: per la sua luce, innanzitutto, per i suoi colori cangianti a seconda delle stagioni, per le sue atmosfere.
Il Gargano ed i Monti Dauni hanno una loro bellezza conclamata ed evidente. La bellezza del Tavoliere è quella che non t'aspetti: devi scoprirla e percepirla da una prospettiva e con uno sguardo che non sono mai banali, né scontati.
Questa precisa sensazione ho avuto la prima volta che ho visto la splendida rappresentazione del Tavoliere di Puglia che si trova ne L'Italie di Jules Gourdault, un viaggiatore francese dell'Ottocento. Il disegno è una toccante manifestazione di quel gusto e di quella sensibilità romantica che in quel secolo trovò nel Mezzogiorno italiano uno dei suoi palcoscenici più spettacolari e naturali. Questo il regalo di oggi per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, che possono scaricare e stampare il disegno ad alta risoluzione, cliccando qui.

Monumenti culinari natalizi: la Zuppetta di San Severo


Ma qual è il piatto natalizio più caratteristico della tradizione culinaria di Capitanata? La domanda è nata quasi per gioco, in una discussione sorta sul gruppo fb dei Giornalisti di Capitanata sul post di Lettere Meridiane sulle mandorle attorrate o atterrate.
Ad un certo punto il discorso è scivolato su un piatto che onestamente non conoscevo fino a qualche tempo fa, ma di cui ho sentito parlare con insistenza proprio nelle ultime settimane: la Zuppetta che proprio il giorno di Natale si prepara a San Severo. Mi hanno incuriosito le considerazioni sulla tipicità di un piatto il cui valore culturale sembra perfino sovrastare quello gastronomico, svolte dalla carissima amica e collega Cristina Mundi, sanseverese doc, nonché esponente della grande tradizione letteraria della cittadina dell'Alto Tavoliere.
Ho chiesto a Cristina di fornirmi la ricetta. Non si è fatta pregare. La pubblico di seguito, dichiarando ufficialmente aperta la tenzone culinaria: qual è il piatto natalizio più caratteristico della nostra terra dauna?
L'ardua sentenza agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane. Fatemi sapere, commentando il post, ed eventualmente arricchendo l'indicazione del piatto preferito con la relativa ricetta. [P.S.: La foto che illustra il post è tratta dalla pagina facebook La Zuppetta di San Severo: se gradite, è il caso di diventare fan, mettendo mi piace.]
* * *
La Zuppetta natalizia di San Severo
Posso affermare con convinzione che a Sanseveroprovinciadifoggia esiste una sola certezza: la Zuppetta. Poi possiamo parlare di tutto, le bombe, le estorsioni, l’Amministrazione che piace o non piace. Ma la Zuppetta,  Regina del nostro Natale, unisce.
Vessati e vessatori, amministratori e amministrati, amati e detestati, guardie e ladri,  se sono di San Severo mangiano la Zuppetta il 25 dicembre. E quel giorno, una volta all’anno, c’è un’unione. L’ho sempre pensata così. Ogni volta che mi siedo a tavola a Natale  penso e spero che i miei concittadini provino quello che provo io. La condivisione. Una grande Comunità che sta vivendo lo stesso  momento. Tutti, e dico tutti, siamo lì a fare la stessa cosa. Onoriamo la nostra tradizione, unica nel mondo.  Amo quel momento.
Provo a dare la ricetta, per il mio carissimo amico Geppe Inserra.
Preparate:
Brodo (La tradizione impone quello di tacchino, ma c’è chi gradisce quello di manzo. A scelta)
Caciocavallo tagliato sottile

Risolto il giallo: la Militar Police stava in corso V.Emanuele

Marco Scarpiello risolve da par suo il mistero circa la precisa localizzazione della fotografia pubblicata nel numero natalizio di Foggia Occupator del 1945, che mostra un automezzo in dotazione alla Militar Police sfilare per le strade del centro cittadino. Avevo ripreso la questione qualche giorno fa, chiedendo ai lettori di dire la loro.
Nel post avevo detto che secondo me si trattava di corso Vittorio Emanuele, all'altezza di Vico Serafico, individuando nel palazzo che sulla sinistra fa da sfondo alla foto, il Banco di Napoli.
La maggior parte dei lettori si era però dichiarata d'avviso diverso localizzando la parte della città che si intravede nella fotografia, piuttosto in corso Cairoli, angolo via Antonio Di Leva.
Il collage fotografico che Marco ha voluto gentilmente confezionare non lascia adito ad alcun dubbio. Si tratta proprio di corso Vittorio Emanuele: perfino la ringhiera del balcone che nella foto si intravede sopra l'insegna della polizia militare alleata è rimasta tal quale era 70 anni fa.
"Gli americani - precisa Scarpiello - avevano occupato diversi palazzi. Questo era uno di quelli. Quando venne il Papa a Foggia, l'ultimo piano aveva ancora le finestre murate poiché fu gravemente danneggiato durante i bombardamenti del '43."
Tommaso Palermo regala invece ad amici e lettori di Lettere Meridiane un'altra bella immagine dell'autoveicolo della Militar Police, precisando che si trattava di un M8. Lo scatto, questa volta, è in piazza De Santis: s'intravede sulla destra un muro dell'edificio scolastico dell'istituto Pascoli.
La foto è particolarmente bella e significativa perché assieme ai militari americano posano di fronte all'obiettivo fotografico anche molti "borghesi", soprattutto bambini e ragazzi.
Ringrazio Marco Scarpiello e Tommaso Palermo per i loro contributi.




venerdì 18 dicembre 2015

Da un antico 78 giri, la magia di zampogne e ciaramelle

La novena di Natale è un antico canto popolare, narrativo, che un tempo accompagnava le preghiere dei fedeli ed i culti religiosi nei nove giorni che precedevano la ricorrenza della nascita del Salvatore. Era eseguita per lo più dai suonatori girovaghi di zampogna e di ciaramella, che andavano a “portare la Novena”: per nove giorni consecutivi si recavano nelle case con i cui padroni si erano accordati suonando le melodie e cantando i testi della Novena natalizia (le Novene era infatti due, l'altra veniva eseguita per la festa dell'Immacolata).
Quella che Lettere Meridiane offre oggi in regalo ad amici e lettori è probabilmente la più antica delle Novene di Natale che sia mai stata incisa su disco. Sono anonimi sia gli autori che gli esecutori: la melodia ed il canto sono però struggenti e la magia della vecchia incisione contribuisce ad aumentare l'incanto e la suggestione.
L’incisione risale a quasi un secolo fa, al 1920. Il recupero e la digitalizzazione si devono ai volontari che operano nell’ambito di archive.org il più grande archivio digitale in rete del mondo, e che stanno curando la digitalizzazione di vecchi 78 giri e perfino dei cilindri che rappresentarono,prima della invenzione dei dischi microsolco in vinile, i primi dispositivi di registrazione e riproduzione sonora fu.
Per ascoltare il brano cliccate qui. Per scaricarlo, cliccate invece qui.
Se la cosa vi piace, state in campana, perché nei prossimi giorni il blog regalerà un’intera collezione di melodie e canti natalizi tratti da vecchi dischi di vinile o cilindri.
Ricordo ai cari amici e lettori che Lettere Meridiane tutti i giorni fino a Natale farà loro un piccolo omaggio, per festeggiare insieme i 2.000 fan della pagina Facebook del blog.
(Quanti ancora non lo fossero, possono diventarlo cliccando su “Mi piace”, direttamente sulla pagina).
Chi avesse perso i primi due gadget, li trova cliccando sui collegamenti qui sotto:

Mandorle attorrate e non atterrate. Parola di poeta.

Si dice mandorle atterrate o mandorle attorrate? Se lo chiede Davide Leccese rilanciando un’antica e irrisolta questione. In effetti storici e gastronomi si sono arrovellati ed accapigliati per decenni, senza venire a capo del busillis.
Però la rete fornisce oggi nuove opportunità di analisi, mettendo a  disposizione di ognuno strumenti di ricerca linguistica e di confronto di cui prima non si disponeva.
La risposta dei motori di ricerca è che entrambe le locuzioni sono valide: mandorle atterrate è sicuramente più diffuso di mandorle attorrate, ma queste sono assai più antiche.
Ma che si dica in un modo o nell'altro, che cosa significa l'attributo attorrate o atterrate?
La risposta giunge, a sorpresa. dal poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli, che in un sonetto scrive: “Ste mmànnole più presto me l’attorro” (Queste mandorle al più presto me le attorro”, aggiungendo in una nota di suo pugno: “Mandorle attorrate: abbrustolite, cioè, poi conciate con zucchero.”
L’etimo non è tuttavia dialettale, ma classico, perché risale addirittura al latino, come scrive nel suo Vocabolario romanesco belliano e italiano-romanesco, Gennaro Vaccaro: "ATTORRA (lat. torrere, con pref. d'avvicinamento ad - at-) v.t. Abbrustolire. Tostare". Vaccaro cita, oltre al sonetto di cui ho detto prima, anche una lettera che il poeta aveva scritto al suo figlio, l’11 ottobre 1855: “Credo che v'intervenga anche il Papa colle saccocce piene di tisichelle e di mandorle attorrate.”
La ricerca linguistica offre anche sorprendenti risposte ai dubbi sull’origine delle leccornia natalizia. Nel 1792, nel suo Notiziario delle produzioni particolari del Regno di Napoli e delle cacce riserbate al reale divertimento, Vincenzo Corrado ne fa risalire la produzione a Trani. Nel Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Laurent Justinien scrive che "a Bari, si lavora con qualche particolarità il torrone, mandorle attorrate, ed un certo rosolio, che chiamano acqua stomatica di un gusto veramente delicato e molto giovevole.”

giovedì 17 dicembre 2015

Quando a Foggia comandavano gli Americani

Cercando in rete materiali da regalare agli amici di Lettere Meridiane in queste festività natalizie, così come ho promesso, mi sono imbattuto in questa fotografia, pubblicata da Foggia Occupator, che era il periodico, in lingua inglese, edito e letto dalle truppe americane di stanza a Foggia durante l'occupazione.
La foto si trova nel numero del giornale uscito in edicola a Natale del 1945 (che nei prossimi giorni rappresenterà, appunto, uno dei regali...) e mostra uno dei veicoli in dotazione alla Polizia militare, che svolgeva anche funzioni di ordine pubblico, in aggiunta a quelle proprie istituzionali. Come lascia intendere il titolo, "Un moderno automezzo della Polizia", il veicolo era nuovo, e doveva essere stato quindi di recente assegnato alla Militar Police che operava a Foggia.
Ma in quale punto della città è stata scattata la foto? A me sembra si tratti di corso Vittorio Emanuele, all'altezza di quello che viene definito proprio come il Palazzo dell'Americano. Sullo sfondo s'intravede il Banco di Napoli. Da quanto si intuisce, il Palazzo doveva ospitare anche la sede della stessa Militar Police, la cui insegna s'intravede dietro l'automezzo.  E voi, che ne pensate?

martedì 15 dicembre 2015

Uso dei fondi comunitari: in Capitanata i comuni più virtuosi

Quante volte sentiamo dire che i Comuni non sono solerti quanto dovrebbero nella utilizzazione dei fondi comunitari? Non è vero, almeno per quanto riguarda i piccoli comuni delle Capitanata, che trionfano nelle classifiche regionali che riguardano l’intensità della spesa e il numero dei progetti, in rapporto alla popolazione.
I comuni dauni fanno la parte del leone in tutti i diversi indicatori, monopolizzando le classifiche compilate da Opencoesione, il portale sull'attuazione dei progetti finanziati dalle politiche di coesione in Italia. Sono navigabili dati su risorse assegnate e spese, localizzazioni, ambiti tematici, soggetti programmatori e attuatori, tempi di realizzazione e pagamenti dei singoli progetti. Tutti possono così valutare come le risorse vengono utilizzate rispetto ai bisogni dei territori. I dati pubblicati sono aggiornati al 31/08/2015 e riguardano 98.213 soggetti.
Per quanto riguarda la Puglia (intesa come territorio, e non come soggetto programmatore degli interventi), la graduatoria dei comuni con i maggiori finanziamenti pro-capite, come dimostra plasticamente anche l’infografica che illustra questo post, vede in vetta cinque comuni dauni (il cui territorio è colorato con tonalità più scure di verde, nella immagine), per lo più ubicati nei Monti Dauni. Nell’ordine si tratta di Rocchetta Sant'Antonio (103.103 euro pro-capite), Candela (76.430 euro), Panni (6.311 euro), (74.642 euro) e Orsara di Puglia (39.709 euro).
Più o meno la stessa situazione si registra se la ricerca viene indirizzata anziché alla Puglia come territorio geografico, alla Puglia come Regione. In questo caso, il portale restituisce i risultati relativamente ai progetti in cui soggetto promotore è la Regione Puglia. 
Anche questa classifica vede però saldamente al comando i comuni dauni. E, particolare curioso, si tratta dei cinque comuni più piccoli della Puglia. In vetta ce il comune di Celle di San Vito con 30.294 euro di spesa pro-capite, seguito nell’ordine da  Faeto (14.505 euro), Isole Tremiti (13.925 euro), Carlantino (11.183 euro) e Panni (10.304 euro).

Per quanto infine riguarda la provincia di Foggia nella sua totalità i dati di Opencoesione parlano di 11.261 progetti monitorati, per un finanziamento pro-capite pari a 4.219 euro. Non è una cifra sbalorditiva come quella che abbiamo visto per Rocchetta Sant’Antonio, ma è comunque significativa.

Il Di Vittorio tradito di Pierfrancesco Favino

Premetto che il Di Vittorio di Alberto Negrin e Pierfrancesco Favino non mi è piaciuto. È innegabile che lo sceneggiato prodotto qualche anno fa da Raiuno abbia avuto il grande merito di far conoscere al grande pubblico, soprattutto giovane, la figura del grande sindacalista di Cerignola. Ma la vita, l’opera ed il pensiero di Peppino Di Vittorio sono stati troppo complessi per poter essere raccontati all’interno dei rigorosi e patinati format delle fiction Rai, che esaltano la dimensione privata a scapito di quella pubblica.
Da cinefilo avevo un sogno, che dubito possa mai realizzarsi. Mi sarebbe piaciuto che a girare il film fosse Ken Loach e che, di conseguenza, il pingue contributo elargito dalla Regione Puglia e dal Ministero dello Sviluppo Economico per la realizzazione di Pane e Libertà fosse piuttosto utilizzato per sostenere la realizzazione di un film ad opera del regista inglese, il più idoneo - per storia e per idea di cinema - a raccontare un monumento del socialismo del Novecento quale Di Vittorio.
La rappresentazione di Negrin è convenzionale, oleografica. L’interpretazione del pur bravissimo Pierfrancesco Favino è eccessivamente di maniera: il Di Vittorio che ne viene fuori è altra cosa dal personaggio che riusciva a infiammare i cuori di milioni di lavoratori.
Il mio giudizio negativo su Pane e libertà è stato rafforzato qualche giorno fa, quando ho visto, grazie alla Fondazione Foa e alla Fondazione Banca del Monte, Giuseppe Di Vittorio, la voce dei lavoratori, bel documentario prodotto da Rai Storia, girato dalla mano valente e lucida di Giuseppina Rossi, regista originaria di Foggia.

sabato 12 dicembre 2015

Torna il grande cinema a San Paolo Civitate. Con una rassegna d'eccezione.

Una foto  tratta da Io sono Mateusz
Che chiudano le sale cinematografiche di fronte all'incalzare dei multiplex delle città metropolitane, ormai non fa più notizia. Ma proprio per questo va esaltata ogni iniziativa diretta a restituire la possibilità di fruire della fabbrica dei sogni anche nei piccoli comuni.
E allora fa proprio notizia il ritorno del grande cinema a San Paolo Civitate con una minirassegna di tre film che permetterà ai cittadini di tornare a sperimentare il fascino del grande schermo.
Nella cittadina dell’Alto Tavoliere da molto tempo non esiste una sala cinematografica.
L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Comunale, dal Sindaco Francesco Gentile e fortemente sostenuta dall’Assessore alla Cultura del Comune di San Paolo, Lucia De Meo, ha carattere sperimentale e se la risposta del pubblico sarà positiva potranno esservi in futuro altre manifestazioni del genere.
“Il cinema - sostiene il Vicesindaco Piero Minchillo - è uno strumento fondamentale di aggregazione e di cultura che da troppo tempo manca a San Paolo Civitate, speriamo di poter colmare questa lacuna, ponendo le premesse per una programmazione più stabile di futuri eventi cinematografici".
Denominato “Un film sotto l’albero” il ciclo di proiezioni sarà ospitato nell’Oratorio San Francesco della Parrocchia Sant’Antonio di Padova, concesso generosamente dal Parroco, Don Dino D’Aloia. I titoli che saranno proposti al pubblico sono stati selezionati da Geppe Inserra, giornalista e direttore del Festival del Cinema Indipendente dei Foggia. Si tratta di film legati da un medesimo denominatore: sono distribuiti o prodotti da Draka Cinema, giovane casa cinematografica pugliese che, attraverso il coraggio del suo fondatore, Corrado Azzollini, si sta segnalando per la propria originalità e per un non comune impegno sociale e culturale.

Orgoglio foggiano? Macchè

di Maurizio De Tullio
Vorrei parlarvi oggi del mio lavoro, o meglio del mio posto di lavoro: la Biblioteca Provinciale (?) “La Magna Capitana” di Foggia. Si tratta di un’antichissima istituzione culturale italiana, risalente al 1834, con alle spalle, quindi, oltre 180 anni di storia. 
“La Magna Capitana” di Foggia – che fa parte del sistema bibliotecario pugliese ed è la capofila nei progetti di assistenza a tutte le altre biblioteche della Capitanata e in altri a livello regionale – rientra in un polo culturale che comprende anche la Biblioteca dei Ragazzi (premiata a livello nazionale), l’Archivio Storico Provinciale, la Galleria d’Arte Moderna, il Museo di Scienze Naturali, il Museo Interattivo delle Scienze (secondo al Sud dopo quello di Napoli) e il Museo del Territorio.
Quella di Foggia è la seconda più grande e importante Biblioteca del Sud dopo la “Nazionale” di Napoli. Ha resistito alle bombe e – fino a ieri – anche all’insensibilità.
A regime vi opera(va)no in queste sette strutture circa un centinaio di lavoratori (ma solo una settantina dipendenti di ruolo); a breve saremo ex impiegati della Provincia di Foggia e in futuro, cioè fra qualche mese, non si sa cosa saremo e cosa andremo a fare. In virtù del riordino previsto dalla Legge Delrio, non siamo più né carne, né pesce. 
La Regione Puglia tutto questo lo sapeva e lo sa, ma non si è decisa prima e continua a non decidere – comunicandolo a noi e a tutti i suoi cittadini e contribuenti – se la Cultura è un bene da preservare o una sorta di ISIS da combattere.

martedì 8 dicembre 2015

Di Vittorio, la voce dei lavoratori, in un documentario di Rai Storia

La Fondazione Foa promuove per domani un appuntamento culturale di notevole interesse. Alle 17.00, nell'Auditorium della Biblioteca Provinciale, verrà proiettato Giuseppe Di Vittorio: la voce dei lavoratori di Giuseppina Rossi.
Il documentario, prodotto da Rai Storia, costituisce una delle più puntuali e approfondite ricostruzioni dell'opera e del pensiero del bracciante di Cerignola, che diventò segretario del Federazione sindacale internazionale.
All'incontro, promosso dalla Fondazione Foa in collaborazione con la Fondazione Banca del Monte e con la Biblioteca Provinciale La Magna Capitana prenderanno parte gli storici Saverio Russo e Michele Galante, a svolgere le conclusioni sarà Adolfo Pepe, direttore della Fondazione Di Vittorio.
Il documentario di Giuseppina Rossi ripercorre le diverse fasi della vita di intensa ed avventurosa che spesso sfiora i confini del mito di  Giuseppe Di Vittorio (1892-1957): da bracciante poverissimo e semianalfabeta nella Puglia dei primi anni del Novecento, a fondatore del più grande sindacato dell’Italia democratica, deputato all’Assemblea Costituente, esponente di spicco del PCI nel dopoguerra, presidente della Federazione Sindacale Mondiale.
Come ricorda Pietro Ingrao in un’intervista del 1987 ripresa dal documentario, Di Vittorio  “è stato il simbolo di tutta un’Italia oppressa che si alzava in piedi e che poneva il problema del suo riscatto e della sua emancipazione”.
Sempre schierato dalla parte dei lavoratori, dei ceti sociali più deboli, Di Vittorio ha dato un grande contribuito alla ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra: non va dimenticato il suo impegno nella stesura della Carta costituzionale, ancora oggi tra le più avanzate al mondo in materia di riconoscimento e di garanzia dei diritti sociali, e il grande senso di responsabilità nazionale che in lui sempre prevalse, anche nei momenti tragici della giovane repubblica italiana alla fine degli anni ’40.
Il documentario di Rai Storia ripercorre la vita di Di Vittorio attraverso il racconto di Adolfo Pepe direttore scientifico della Fondazione Di Vittorio e Michele Pistillo, biografo del sindacalista pugliese, i ricordi di Emanuele Macaluso e i contributi di Fabrizio Loreto, studioso di storia dei movimenti sindacali e Francesco Giasi, vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci.
Una preziosa testimonianza viene dalla viva voce di Di Vittorio: il documentario ripropone alcuni stralci dei suoi comizi: arriva fino a noi la forza della sua oratoria, la capacità di “rivolgersi a tutti come se parlasse a ciascuno”,  “di parlare al cuore della gente”,  ai braccianti di Cerignola, agli impiegati di Roma e Milano, agli operai delle fabbriche di Torino così come agli intellettuali spagnoli in fuga dal regime franchista, come prova la lettura di un commovente discorso del 1936 pronunciato durante l’assedio di Madrid.

Foggiani? Sì, foggiani!

Maurizio De Tullio
Maurizio De Tullio fa un altro meraviglioso regalo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane: la relazione che ha svolto qualche giorno fa nella serata organizzata dall’Associazione “Amici del Museo” di Foggia, che lo ha invitato a parlare dei tantissimi foggiani e dauni che l’amico De Tullio ha riscoperto e raccontato, nel corso della sua lunga attività di ricercatore di personaggi che sono nati a Foggia o in Capitanata, ma che l’hanno poi lasciata, facendo fortuna altrove.
Per essere precisi, il testo che pubblichiamo di seguito è quello che De Tullio avrebbe dovuto leggere in occasione della conferenza: in realtà il relatore ha poi preferito andare a braccio.
Com’è facile immaginare, la narrazione di  di Maurizio al Museo Civico ha riguardato solo una selezione degli oltre 600 personaggi "schedati" nel 2009 nel suo "Dizionario Biografico di Capitanata". Alcuni sono stati presentati extra volume perché non rientranti in quella pubblicazione, altri perché solo di recente scoperti e le cui schede biografiche sono leggibili e scaricabili sul sito della Biblioteca Provinciale di Foggia, presso la quale cura la Sezione “La Meravigliosa Capitanata”.
Per ovvie ragioni, la relazione non si è soffermata su personaggi del calibro di Umberto Giordano, Renzo Arbore, Nicola Zingarelli, Antonio Salandra, Giuseppe Di Vittorio, Peppino Caradonna, Marino Piazzolla, Fernando di Leo, Toni Santagata, Manila Nazzaro, Pino Campagna, Raf, Michele Placido, Antonino, nonché tanti uomini di sport, della musica, della cultura e della politica perché evidentemente troppo noti al pubblico foggiano.
In totale il data-base personale di Maurizio De Tullio contiene oltre 4.000 schede e rappresenta l'archivio biografico più ampio e aggiornato esistente in Capitanata. 
Ci ha voluto precisare – ma lo sapevo già, avendomelo anticipato quando lavoravamo insieme all’Ufficio Stampa della Provincia – che da oltre 12 anni sta lavorando, con accurate ricerche, alla pubblicazione di una monografia su Giuseppe Telfener (sul quale di recente sono state pubblicate a Foggia notizie inesatte e molto limitate), libro che uscirà nel 2016 con la collaborazione di due prestigiose firme (una nazionale e una locale) delle quali ha preferito non rivelare ancora i nomi. 
Chi desiderasse approfondire le storie dei personaggi e delle personalità citate nella conferenza tenuta da Maurizio De Tullio al Museo Civico di Foggia, può consultare il suo "Dizionario Biografico di Capitanata - 1900/2008", le annate della rivista “Diomede”, da lui fondata e diretta, e presenti presso la Biblioteca Provinciale di Foggia, perché ormai fuori commercio, o consultare la citata Sezione multi tematica “La Meravigliosa Capitanata” presente all’interno del sito della Biblioteca Provinciale di Foggia.
Alcuni dei personaggi illustrati o citati da De Tullio nella sua relazione, sono stati già oggetto di articoli in Lettere Meridiane. In questo caso, pubblico il link relativo. Buona lettura.
* * *
Nel mio lavoro si conciliano due aspetti fondamentali del mio carattere: la curiosità e la caparbietà. Non avrei mai fatto il giornalista e il bibliotecario se non avessi posseduto queste due caratteristiche, o se non avessi affinato negli anni l’una e l’altra.
Ma ovviamente non è di me che parlerò ma del frutto del mio lavoro.

lunedì 7 dicembre 2015

Foresta Umbra verso il riconoscimento come patrimonio dell'umanità

Una bella notizia per il Gargano e per la Puglia. La Foresta Umbra potrebbe diventare patrimonio dell’Umanità, all’interno della più ampia candidatura "Faggete vetuste dei Carpazi e della Germania" che l'Unesco sta esaminando. Come informa il sempre attento blog di Domenico Sergio Antonacci, Amara Terra Mia, la candidatura - che ha natura seriale (cioè non è limitata ad un solo posto, ma abbraccia diverse località legate tra di loro dal medesimo tematismo) si è estesa comprendendo diverse foreste italiane, in particolare le foreste della Tuscia (Lazio), quella del Pollino, quelle del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, la foresta di Sasso Fratino (tra Toscana ed Emilia Romagna) e per quanto riguarda la Foresta Umbra, la faggeta di Falascone.
Nel caso la candidatura venisse accettata - scrive Antonacci nel suo blog - questo sarebbe il secondo riconoscimento UNESCO quale patrimonio dell'umanità per il Gargano dopo il Santuario di San Michele di Monte Sant'Angelo, anch'esso "figlio" di una candidatura seriale ("I Longobardi in Italia. I luoghi del potere").

La notizia è stata segnalata ad Antonacci da Giuseppe D'Altilia.

venerdì 4 dicembre 2015

Amata disperata Foggia

Grazie all’amico Michele Santoro, intellettuale e cultore di poesia, promotore e animatore del gruppo social Facebook poetico, per aver voluto ospitare nella sezione Nuovi autori del suo ben gruppo la lirica Avrei voluto amarti, pubblicata qualche giorno fa da Lettere Meridiane, che tanti consensi ha incontrato tra amici e lettori del blog.
L’occasione è propizia anche per rivelare il nome dell’autore: si tratta di Maurizio De Tullio, che gli amici di Lettere Meridiane conoscono assai bene, per i suoi interventi, spesso critici, nei confronti della foggianità (o più precisamente di un certo modo di essere e di vivere dei foggiani), ma anche per la pazienza e la meticolosa alacrità con cui si dedica a custodire la memoria di tantissimi foggiani e dauni.
L’apparente contraddizione insita in questi due aspetti della scrittura di De Tullio trova una significativa chiave di lettura proprio nella poesia Avrei voluto amarti, che più che  un non amore o un sentimento ostile, racconta di un amore deluso e disilluso che però - come tutti gli amori - resta sullo sfondo, fuoco che arde sotto la cenere. 
Lo sottolinea con efficace sintesi nel suo commento, postato sulla pagina fb di Lettere Meridiane, Annamaria Tiritiello: "O poeta  puoi amarla o odiarla, ma la tua città prima o poi viene a riprenderti... E probabilmente lo ha già fatto..." Dello stesso tenore le poetiche riflessioni di Enzo de Stefano: "Le città portano le stigmate del passare del tempo, occasionalmente le promesse delle epoche future. Consentono di vedere senza essere visti e di essere visti senza vedere."
Per Donata Glori, "la poesia è ok, si sente il dolore, risponde ad un moto dell'anima e può dire quello che vuole in attesa di echi di risposta, la mia è che forse bisogna anche imparare a guardare quello che c'è, le relazioni tra le tante persone che da sempre sono sensibili, se non addirittura si impegnano, per rendere un po' più civile questa nostra amata disperata città."
Molti i lettori che colgono gli stimoli offerti dalla poesia per riflettere sulla città e sul rapporto, non sempre facile, che con essa hanno i cittadini.
Raffaele Luigi d'Amato indica nella tragica estate del 1943 la causa del declino di Foggia: "La guerra, questa è stata la più tragica delle fatalità che Foggia ha subito; è da allora che stenta a riprendersi, ancora oggi vi è sciacallaggio di ogni tipo: io personalmente, nel mio piccolo, la proteggerò."

giovedì 3 dicembre 2015

Lisa, la doccia fredda di Delrio

Chi si aspettava che il ministro Delrio aprisse uno spiraglio sulle sorti dell’aeroporto Lisa non può fare certamente salti di gioia. Premesso questo, c’è da rilevare che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in visita al nuovo Parco dei Dinosauri a San Marco in Lamis - a proposito dello scalo del capoluogo dauno, ha detto né più né meno quello che era lecito aspettarsi dal responsabile del ministero che ha declassato lo scalo foggiano: “Non si può pretendere l’aeroporto sotto casa in ogni città italiana. La Puglia ha già due ottimi aeroporti come Bari e Brindisi, pensiamo ora a potenziare i collegamenti ferroviari e su gomma in modo da poter accorciare le distanze tra le varie città pugliesi e gli scali aeroportuali. Investiremo in opere pubbliche nelle regioni del sud ad iniziare dalle ferrovie: a breve apriremo i cantieri dell’altra capacità sulla Bari-Napoli, lavori che interesseranno anche la provincia di Foggia, e sulla tratta adriatica”.
Ai giornalisti che lo incalzavano chiedendo di chiarire se le sue parole significassero la fine dell’aeroporto di Foggia, Delrio ha risposto: “Non ho detto questo, ho detto che gli aeroporti principali sono altri.  Il piano aeroporti non lo mette tra i principali,  dopodiché i ragionamenti a livello locale si possono fare in tutte le maniere, a livello locale però. A livello nazionale ci occupiamo di aeroporti di livello nazionale.
Non c’è nulla di nuovo. Ma in termini di immagine, di speranze è un duro colpo. La presa di posizione del ministro sembra far definitivamente sfumare la possibilità di un recupero del Lisa nel piano nazionale aeroporti. Adesso però bisogna rimboccarsi le maniche e vedere di disegnare il suo futuro quale aeroporto regionale.
La palla rimbalza per l’ennesima volta alla Regione, che comunque - giova ricordarlo - ha sostenuto e sta sostenendo, anche attraverso Adp, il progetto di allungamento della pista, finito nel mirino della Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea, che sta verificando se il finanziamento con fondi comunitari del progetto di allungamento rispetti la normativa comunitaria in materia di concorrenza.
Ma forse è giunto il momento che sullo scalo foggiano e sul suo futuro si sviluppi un confronto vero e a trecentosessanta gradi: a cominciare dalla necessità di riempire di contenuti concreti questo possibile ruolo di scalo regionale, per finire all’allungamento della pista e alla ripresa dei voli di linea.

L’aver affrontato i problemi uno alla volta fino ad ora non ha portato da nessuna parte. 

mercoledì 2 dicembre 2015

Masterplan per il Sud: la Capitanata vuole contare

Piaccia o meno, l’intervento pubblico nel Mezzogiorno sarà nei prossimi anni, e forse decenni, orientato e pilotato dal Masterplan che il Governo ha licenziato nelle sue linee guida nelle scorse settimane. Spetterà alle Regioni e, come si usa dire, ai territori riempire di contenuti questo strumento, che convoglierà verso investimenti in infrastrutture, tutte le risorse finanziarie disponibili, di origine nazionale e comunitaria.
Renzi è stato di parola, ma non basta ancora: il Masterplan certifica la volontà del Governo di cambiare passo e marcia, rispetto al Mezzogiorno, che però si aspetta una svolta reale. Affermare che “le risorse ci sono” come vanno ripetendo da mesi autorevoli esponenti dell’esecutivo, è dire una mezza verità. 
È vero che c'è un a cospicua disponibilità di risorse finanziarie, soprattutto comunitarie, che non vengono spese con la tempestività e con la qualità che sarebbe necessario. Ma bisogna sostenere  con altrettanta chiarezza che spendere presto e bene questi soldi non è sufficiente a garantire il superamento del divario tra Nord e Sud. 

Quando l'uomo più ricco d'Italia era il foggiano Giuseppe Telfener

 di Maurizio De Tullio
Per quanto possa sembrare strano, c’è stato un tempo in cui Foggia ha avuto tra i suoi cittadini l’uomo più ricco d’Italia. 
Ingegnere, imprenditore, finanziere e Conte foggiano, si chiamava Giuseppe Telfener, per circa un decennio, verso la fine dell’800, fu un protagonista indiscusso del mondo italiano dell’economia e della finanza.
Con una punta di orgoglio, tengo a precisare di essere stato il primo a occuparmi a Foggia di quest’uomo straordinario, e non conosciuto quanto si dovrebbe, nella sua città.  Data la grandezza e la complessità del personaggio, sto curando (da 12 anni!) una monografia a lui dedicata, che sto completando con la collaborazione di due importanti studiosi, una torinese che vive a Londra e uno studioso nonché docente foggiano. Spero che l’opera possa finalmente uscire l’anno prossimo.
È incredibile ma anche increscioso come a Foggia il suo nome sia passato, in oltre un secolo e mezzo, praticamente inosservato. Eppure Carlo Villani lo conosciamo tutti, abbiamo tutti letto o consultato alcuni dei suoi libri più importanti e popolari. Il suo “Foggia nella storia” (1930) non si occupa di questo nostro primo, grandissimo personaggio. Anzi: Telfener viene solo citato in un veloce passaggio, quando Villani lo presenta come un “gentiluomo foggiano”, un imprenditore che ha fatto fortuna all’estero e che ha messo a disposizione carrozze e denari per ospitare sfarzosamente i sovrani d’Italia (Umberto I e Margherita di Savoia), in visita a Foggia il 16 novembre 1878. 
Per la cronaca, proprio alla stazione di Foggia, tale Alberigo Altieri tentò di lanciarsi verso il Re per colpirlo ma fu fermato appena in tempo, tanto che quasi nessuno si accorse di quanto accaduto! Nemmeno i giornalisti presenti, cosicché l’episodio non ottenne alcun passaggio sulla stampa dell’epoca. Era, però, l'anticipo di quanto sarebbe accaduto il giorno dopo a Napoli, quando il sovrano subì il primo dei tre tentativi di omicidio, ad opera del lucano Giovanni Passannante. Il terzo, come si sa, fu ad opera dell’anarchico Gaetano Bresci nel 1900 a Monza, e gli sarà fatale.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...