domenica 31 gennaio 2016

La "partita". Quando il Foggia strabiliò il mago Herrera


“Cielo coperto, terreno in ottime condizioni. Nessun incidente di rilievo. Angoli 5-4 per l'Inter.
Spettatori 30.000 circa, per un incasso superiore a 32 milioni.”
Già le note anticipano l’exploit, l’impresa. È il tabellino di quella che sarebbe diventata "la partita". La leggenda. Foggia-Inter, 3-2, 51 anni fa. Era il 31 gennaio del 1965.
Il giorno dopo Foggia e il Foggia conquistano la copertina della Gazzetta del Mezzogiorno: "Tre gol ai campioni del mondo / Foggia capolavoro” titola in prima pagina il quotidiano regionale, che aggiunge nel sommario: “Partita memorabile. Esaltante la ripresa: reti di Lazzotti e Nocera, pareggio dell’Inter con Peirò e Suarez, e a 12’ dalla fine, il colpo decisivo del centravanti."
L'Inter di Helenio Herrera era campione d'Europa e del Mondo. Il Foggia di Oronzo Pugliese era appena stato promosso dalla serie B, e per la prima volta nella sua storia affrontava i nerazzurri.
Il racconto della sfida è affidato all’inviato speciale Mario Gismondi, giornalista di razza che sarebbe diventato successivamente direttore del Corriere dello Sport e fondatore del quotidiano Puglia.
Gismondi scrive un pezzo da manuale. Ecco come racconta il fatidico minuto, il 33’ della ripresa. Le squadre erano in parità, dopo una partita rocambolesca.  Il Foggia si era trovato in vantaggio per 2-0, era stato a un passo dal dilagare, ma aveva subito la rimonta interista.
Trentatreesimo minuto del secondo tempo. Davanti a noi, in tribuna, erano il presidente dell'Inter, Moratti, e due giocatori attualmente di riserva, Sarti e Tagnin. La loro squadra, pochi istanti prima, era riuscita a pareggiare, portando il risultato dal due a zero per il Foggia al due a due, con una rimonta da campioni mondiali, con due gol (Peirò e Suarez) incensurabili, inevitabili.

Troia, paese chiuso in se stesso

Scrive il mio amico Antonio Gelormini, sodale con l'indimenticabile Lillo Altobelli, con Giovanni Aquilino e con chi scrive di tante battaglie per la fruizione dello sterminato patrimonio culturale della Chiesa di Troia: 
Un paese "chiuso" in se stesso.
Chiuse la maggior parte delle Chiese, chiuse tante porte e portoni, chiuso il Museo del Tesoro, chiuso l'Ufficio Turistico e ora, mi giunge voce, che si pensa di "richiudere" - dopo l'anno giubilare - anche il Crocefisso miracoloso del Frasa nella teca di un tempo, relegando quella "luce viva" (l'unico Cristo in croce ancora supplichevole) nella penombra di una cappella funeraria: il Cappellone dei Santi.
Al di là dell'eleganza e della drammatica bellezza, esaltate nell'attuale posizionamento, la "luce" del Supremo Sacrificio è quella che aveva preso il posto di quella di una finestra absidale orientata a Sud e non, come da tradizione, verso Est e Gerusalemme. 
Si torna a guardare e a rinchiudersi nel passato, anziché sforzarsi di contemplare, d'incamminarsi e varcare con coraggio la soglia dell'orizzonte oltre il campanile.
Che tristezza!
Che tristezza, davvero. Di recente, sono stato costretto a stigmatizzare la miopia di quanti non hanno consentito che gli Exultet, che rappresentano il pezzo più pregiato di questo patrimonio, potessero venire fotografati e ripresi, in modo da far parte dei materiali promo-pubblicitari  del progetto di eccellenza turistica dei Monti Dauni.
C'è una logica di sottrazione, di occultamento, più che una volontà di fruizione collettiva di una liturgia condivisa, che sono poi la finalità con cui Pietro Frasa ha scolpito e dipinto i suoi Crocefissi e gli straordinari amanuensi medievali hanno vergato e disegnato i loro codici. 
Eppure proprio i Crocifissi di Pietro Frasa (che dipinse quello di Troia nel 1709 e quello di Foggia nel 1711) è stato al cento di una clamorosa vicenda storica, conclusasi all'insegna della tolleranza e del rispetto dell'arte. 
Qualche anno dopo la morte del grande artista, sepolto nella Cattedrale di Foggia, proprio sotto la sua opera (e morto mentre l'abbracciava, come estremo gesto penitenziale), il suo mentore, mons. Giacomo Emilio Cavalieri fu denunciato da alcuni anonimi al Santo Uffizio (il Tribunale dell'Inquisizione), per l'eccessivo realismo del Crocifisso realizzato da Frasa: "Orrendo, che induce spavento nel vedere quel corpo cosi lacero e difforme ed à quantità di sangue a canali gelato dalle santissime piaghe, che spaventa chiunque lo mira ed il simile è nella città di Troia fatto dal med. Pastore."
Come scrive su Art Special Day, Simona Manlio, "Mons. Cavalieri, in una interessante relazione, rispose per le rime, adducendo che il Cristo è rappresentato cosi come descritto dal profeta Isaia, che altri Crocifissi (soprattutto a Napoli) erano anche più sfigurati di quello e che la rappresentazione è quella di un corpo agonizzante e morente, che ispira una pietà particolare. "
Il presule troiano difese l'arte. In nome di quell'arte, l'attuale collocazione del Crocifisso andrebbe confermata anche alla conclusione del Giubileo, per le  ragioni mirabilmente esposte da Antonio Gelormini.

sabato 30 gennaio 2016

Il sogno di Arbore: "Raccontare Foggia come se fosse Manhattan"

L’intervista a Renzo Arbore è stata tra le cose più interessanti offerte dalla recente edizione 2015 di Raimen, la mostra-convegno con cui la Biblioteca Provinciale di Foggia, La magna Capitana, ha festeggiato i 60 anni della televisione in Italia, raccontando la storia del territorio provinciale attraverso i servizi ad esso dedicati dalle trasmissioni Rai. 
Non poteva esservi miglior testimonial per la riuscita iniziativa della istituzione culturale foggiana di Renzo Arbore, foggiano, e nello stesso tempo protagonista di una parte cospicua dei sessant’anni di vita della televisione. L’intervista ad Arbore era stata realizzata telefonicamente dall’ideatore e coordinatore di Raimen, Maurizio De Tullio, ed è stata proposta al pubblico nella versione sonora. 
Lettere Meridiane l’ha trascritta e la propone ad amici e lettori, ringraziando il direttore della biblioteca, Franco Mercurio, e lo stesso De Tullio per averne concesso l’uso. È un documento parecchio interessante nel quale Arbore racconta se stesso, il suo rapporto con la televisione, e il suo rapporto con la città di Foggia. Buona lettura.
* * * 
De Tullio: Abbiamo in linea il foggiano più famoso del mondo…
Arbore (ridendo): Ahahah, il foggiano più famoso del mondo è Umberto Giordano.
De Tullio: Allora il foggiano più famoso del mondo tra i viventi...
Arbore: Va bene, fra i viventi, allora, e speriamo che siano viventi a lungo.
De Tullio: Maestro Arbore, l’abbiamo invitata perché lei è di sicuro è uno dei rappresentanti più evidenti della creatività e dell’eccellenza foggiana, che in Rai, ha messo i piedi e le radici in senso buono, fin dalla metà degli anni Sessanta. In occasione di questo sessantesimo anniversario per cui la Biblioteca Provinciale di Foggia vuole ricordare i primi Sessant’anni di storia e di vita della televisione... Vuole raccontarci, il suo primo ricordo, il primo vagito di Renzo Arbore di quando mise piede in Rai, vincendo se non erro un concorso per conduttore?

Rodi Garganico ricorda Teodoro Moretti

Per Rodi Garganico è stato assai più di un sindaco che per tanti anni ha guidato la cittadina. È stato un padre, un parroco laico, una persona che in un certo senso riusciva ad essere, per il suo Paese, sia Peppone, che don Camillo. Non c'era paesano di cui non conoscesse vita, morte e miracoli, e i suoi cittadini si rivolgevano a lui per tutte le necessità, anche soltanto per chiedergli un consiglio.
Rodi Garganico gli renderà omaggio domani. A undici anni dalla scomparsa di Teodoro Moretti, lo celebrerà dedicandogli una strada e un'opera d'arte.
Presidente della Provincia di Foggia dal 1991 al 1994, Moretti è stato tra gli amministratori provinciali che ha trascorso il maggior numero di consiliature a Palazzo Dogana. Eletto nel collegio di Rodi Garganico-Vieste-Peschici nelle file del PSI, è stato anche Vicepresidente, nelle giunte capeggiate da Franz Kuntze e da Gabriele Consiglio.
Come Presidente della Provincia, ha legato il suo nome alla istituzione del Parco Nazionale del Gargano, di cui fu fautore fin dal primo convegno che, a Manfredonia nel 1981, pose le basi del lungo processo che avrebbe portato alla costituzione dell’area protetta.

venerdì 29 gennaio 2016

Wolfgang Lettl e Manfredonia: "Questa terra è il mio paradiso"

È una storia bella e tenera, come una favola, quella del rapporto profondo che ha legato il grande artista tedesco Wolfgang Lettl a Manfredonia. Ed è una favola che continua: i suoi figli continuano a venire sulla riviera sipontina due volte l’anno, in occasione della Pentecoste e durante il periodo estivo.
Il Comune sta pensando ad alcune iniziative per suggellare definitivamente, anche dal punto di vista formale, questa splendida storia di arte, di passione per un luogo, di sensibilità fuori dell’ordinario. D'altra parte, la famiglia Lettl ha manifestato la disponibilità a donare alla città alcune opere.
Marco Russo, bravo e sensibile artista foggiano, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Foggia discutendo un’approfondita tesi proprio sul complesso ma affascinante percorso artistico di Wolfgang Lettl. È naturale che il prolifico periodo trascorso a Manfredonia occupi un posto di rilievo nell’approfondito lavoro di Russo, che rappresenta quanto di meglio sia stato scritto sull’artista tedesco in lingua italiano.
Per gentile concessione di Russo (che ringrazio molto per questo) Lettere Meridiane pubblica l’intervista concessa all’autore della tesi, dal figlio dell’artista, Florian Lettl. È un documento toccante, che testimonia l'intensità del rapporto  che lega la famiglia Lettl a Manfredonia. La foto ritrae Marco Russo con la signora Franziska nel giardino di villa Lettl,  allo Sciale delle Rondinelle, dove l'intervista è stata rilasciata il 25 maggio del 2010.
Quanti volessero leggere le precedenti lettere meridiane su Wolfgang Lettl e Manfredonia le trovano qui:

* * *
[D] Perché lei e in special modo suo padre, avete amato tanto Manfredonia? E come è nato questo forte legame?
[R] Perché questa è libertà, non esiste altro posto al mondo con questa luce, questa spiaggia e quest’atmosfera. Mio padre ha sempre sperato di trovare un luogo in Europa verso sud per poterci passare la vecchiaia. Infatti, lui sosteneva che essere vecchi non è molto bello, ma fare il giardiniere in vecchiaia poteva essere gratificante e piacevole, e per questo motivo che ha cercato tanto questo posto. Qui nel suo giardino poteva lavorare tutto l’anno, mentre in Germania questo non era possibile date le avverse condizioni climatiche. Prima si approdare a Manfredonia, mio padre, aveva provato in Iugoslavia e all’isola d’Elba ma un giorno su una rivista Austriaca lesse un inserto che proponeva la vendita di un terreno in Italia e senza vederlo, lo acquistò. Dopo l’acquisto venne a Manfredonia e il vecchio proprietario, che in questo terreno pascolava i bufali, per delimitare il perimetro del terreno comprato, mise 4 ruote di un vecchio carro, così mostrò a mio padre il pezzo di terra che aveva comprato.
In seguito, la ditta Austriaca incaricata di edificare la casa, poco dopo iniziati i lavori, fallì. Solo tra il 1973/74 finalmente la casa venne realizzata.

Alfred Eisenstaedt a Cerignola


Non smettono di stupire le fotografie scattate da Alfred Eisenstaedt in Capitanata nel corso del suo viaggio del 1947. Il grande fotografo di origine tedesca, emigrato in America per sfuggire all’oppressione nazista, era stato mandato in Italia dal suo giornale, Life, per documentare le condizioni di vita della popolazione, dopo la guerra.
L’obiettivo di Eisenstaedt indugia spesso sui paesaggi, come abbiamo visto nelle lettere meridiane dedicato al suo lavoro sul Gargano e a Rignano Garganico.
A Cerignola, invece, le immagini diventano improvvidamente dure. Sono fotografie di denuncia, in cui viene documentato con efficace crudezza il lavoro minorile, e lo sfruttamento dei bambini, utilizzati per lavori pesanti.
Anche in questo caso, le immagini parlano da sole, ma Eisenstaedt mette in dito nella piaga anche nelle didascalie.

Ettore Scola a San Marco in Lamis

Scola riceve la Fracchia d'argento dal sindaco Galante
La prima volta che Ettore Scola venne in Capitanata fu nell'estate del 1997, ospite di Garganocinema, manifestazione ideata e promossa da Fabio Prencipe, antesignana dei successivi festival cinematografici. Il grande regista ricevette, a San Marco in Lamis, dalle mani dell'allora sindaco Michele Galante, la Fracchia d'argento. Storico, scrittore, intellettuale, Michele Galante ricorda e racconta quella serata per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane.
* * *
Caro Geppe, 
dopo il bell’articolo con cui hai voluto ricordare Ettore Scola, consentimi di ritornare sull’argomento non per aggiungere valutazioni critiche sul ruolo e sulla figura del grande cineasta, quanto piuttosto per ricordare un episodio relativo alla presenza che egli ebbe in Capitanata (e più in generale in Puglia). Una presenza su cui sarebbe opportuno far parlare Fabio Prencipe, che ebbe col maestro una buona frequentazione in qualità sia di responsabile del circolo Lumière che di direttore artistico della rassegna Garganocinema, che negli anni Novanta vide impegnate in una positiva collaborazione le amministrazioni comunali di San Marco in Lamis e  di Vieste, che avevano colori politicamente  diversi, ma che erano riuscite a costruire qualcosa di nuovo.

giovedì 28 gennaio 2016

Antonucci: Università collante di una Capitanata sempre più coesa e integrata

L'Università come possibile collante di un nuovo e diverso modello di integrazione e di coesione territoriale. L'dea di un territorio dilatato che abbracci la Pentapoli, e non solo. ma che parta dalle eccellenze. Dalle molte eccellenze che il territorio provinciale possiede, e che dovremmo abituarci a chiamare più spesso Capitanata e non provincia di Foggia. La stessa rete ospedaliera può venire riorganizzata all'interno della idea e della sfida del territorio dilatato. La capacità visionaria di Franco Antonucci questa volta vola davvero alta, a suggerire prospettive nuove e diverse per il nostro futuro. Leggete, meditate, dite la vostra (g.i.)
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di Franco Antonucci
Qualche mese fa ho letto qualcosa sull'Università di Foggia e le sue difficoltà di radicamento nel territorio. Non solo nella città di Foggia. Credo sia opportuno affrontare più in profondità la questione, non solo per l'importanza che una struttura del genere rappresenta per la cultura in senso assoluto, ma anche e soprattutto per le interconnessioni che si instaurano con lo sviluppo globale di alcune città e del territorio, che esse conformano come insieme sempre più complesso.

Don Antonio Silvestri, il primo Santo foggiano?

Padre Antonio Silvestri potrebbe essere il primo foggiano a salire agli onori degli altari, e questo sognavano i tanti concittadini che ne piansero la morte, il 20 luglio del 1837, chiedendo che fosse fatto Santo subito. In realtà, il processo di beatificazione venne avviato relativamente presto dalle autorità religiose, per interrompersi altrettanto presto, a causa della prematura scomparsa del postulatore.
Annualmente, il Comitato costituito perché riprenda il percorso del processo di beatificazione promuove assieme alla Confraternita Sant'Eligio (cui padre Antonio fu particolarmente legato e dove fondò tra l'altro un Oratorio nello spirito di San Filippo Neri) un Memoriale per sensibilizzare la cittadinanza e la comunità ecclesiale foggiana sulla figura e il ricordo di padre Antonio Silvestri.
L'ottava edizione del memoriale avrà inizio oggi, giovedì 28 gennaio, con la celebrazione della Messa, alle  17.30, nella Chiesa di Sant'Eligio. Ad officiare il rito sarà padre Ireneo Guerrieri, l'animazione liturgica è del M° Roberto Laviola.
Domani sera, venerdì 29 gennaio, sempre con inizio alle ore 18.30 il Gruppo Amici del Silvestri mette in scena L'elogio delle virtù, Narrazione della vita e delle opere del servo di Dio don Antonio Silvestri. I testi sono di Roberto Papa e raccontano in maniera drammatizzata i momenti e gli episodi salienti della vita del sacerdote morto in odore di santità. Tra l'altro, si deve a don Antonio la fondazione del primo nucleo di quello che successivamente diventerà il maggior luogo di assistenza e di cura del capoluogo dauno, ovvero gli Ospedali Riuniti.
Alla manifestazione partecipa il Coro della Scuola Gabelli di Foggia, diretto dall'ins. Maria Giovanna Cece, dirigente scolastica la prof.ssa Maria Grazia Nassisi, coadiuvatrice del coro, Anna Maria Pavoni.

Il terremoto del 1731. Oltre al sisma, maremoto e poi tempeste di vento e di neve

Foggia com'era all'epoca del terremoto del 1731
Pubblichiamo la seconda ed ultima parte della scheda che il CFTI - Med 4.0  (Catalogo dei forti terremoti dal 461 a.C. al 1997), ha dedicato al terremoto che sconvolse Foggia il 20 marzo del 1731. La prima parte è stata pubblicata qualche giorno fa, e potete leggerla cliccando qui.
Il CFTI - Med 4.0  è un laboratorio di sismologia storica e macrosismnica che gestisce un database che comprende tutti gli eventi sismici che si sono verificati dal 461 a.C. al 1997. Il lavoro di revisione e di aggiornamento operato dal laboratorio sul sisma della primavera del 1731 è stato prezioso, perché ha permesso di collocare meglio l'epicentro dell'evento tellurico, che sarebbe stato non a Foggia, come si era sempre detto, ma in un punto del  Tavoliere, tra Stornara e Stornarella.
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Le vittime
Il numero delle vittime causate dal terremoto a Foggia, che nel 1731 contava circa 15.000 abitanti, fu oggetto di diverse stime, sovente molto discordanti tra di loro. Alcuni cronisti coevi riportarono la cifra, alquanto inverosimile, di 164 morti, mentre sulle gazzette, sugli avvisi a stampa dell’epoca ed in alcune testimonianze dirette si scrisse di un migliaio di morti nella città e di circa 200 vittime nelle masserie e negli edifici rurali ad essa vicini. Queste stime non tenevano conto della mortalità avvenuta tra i pastori transumanti abruzzesi che, in quella stagione, si trovavano con gli armenti nei pascoli invernali del Tavoliere. I dati reperiti attestano la generale rovina dell’edilizia rurale nella pianura foggiana, pertanto è credibile che la mortalità abbia raggiunto livelli elevati in tutto il circondario, a tal punto da indurre il Preside della "Dogana della mena delle pecore", marchese Ruoti, ad emanare un bando che, per motivi di tutela dell’igiene e dell’ordine pubblico, vietò il trasporto di cadaveri provenienti dalle campagne circostanti nei cimiteri cittadini. Studiosi dell’800 stimarono in 3.600 il numero complessivo dei morti in tutto il foggiano.

In provincia di Foggia le strade meno sicure d'Italia

di Maurizio de Tullio
L’ultima indagine nazionale sulla sicurezza delle strade, provincia per provincia, risaliva al 2013. In quella occasione era emerso un dato decisamente negativo per la Capitanata, indicando Foggia la terza provincia in Italia tra le meno sicure.
Oggi abbiamo i dati del 2014, elaborati da una ricerca del ‘Corriere della Sera’ sulla base di quelli forniti dall’ISTAT, e la provincia di Foggia balza prepotentemente al primo posto tra quelle con le strade meno sicure d’Italia.
La Capitanata, dunque, si presenta agli occhi (e alle auto e moto) degli italiani - turisti in testa o passeggeri in transito - come una provincia “da bollino nero” in tema di sicurezza stradale. Basti dire che nel solo mese di marzo 2014 la ricerca ha registrato in provincia di Foggia la morte di ben nove persone: davvero un record poco invidiabile e tragico nella sua fredda fotografia.
La ricerca del ‘Corriere della Sera’, inoltre, evidenzia che, in media, sono 4.400 l’anno le vittime di incidenti stradali in Italia nell’ultimo decennio, di cui 3.381 nel 2014 (ultimo dato disponibile). Il computo totale registra uno 0,6% di vittime in meno rispetto al 2013, un calo ben al di sotto della media degli ultimi dieci anni. I dati parziali riferiti ai primi sei mesi del 2015 diffusi dall’ISTAT fanno invece scattare un allarme essendo la mortalità sulle strade cresciuta dell’1% rispetto al primo semestre del 2014.

mercoledì 27 gennaio 2016

Eisenstaedt a Rignano Garganico


Sfogliare un archivio gigantesco com’è quello delle fotografie realizzate per Life da Alfred Eisenstaedt, il grande fotografo di origine tedesca di cui ho già parlato in una precedente lettera meridiana, è sicuramente faticoso, ma gratificante. Si viene ripagati dalla bellezza delle sua foto parlanti, e da inattese scoperte.
Tenetevi forte. Gli scatti di Eisenstaedt in provincia di Foggia furono assai di più di quelli restituiti dalla ricerca su Google Cultural Institute, che ospita il prestigioso archivio fotografico del settimanale statunitense. Abbiate pazienza, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, ve li mostrerò tutti, nel volgere di qualche giorno.
Cominciamo oggi dalla scoperta più sorprendente e inattesa di tutte, che riguarda il comune pugliese più fotografato da Eisenstaedt, che non è Polignano a mare, così come sembra stando ai dati restituiti dal motore di ricerca. Ma Rignano Garganico. Quasi certamente.
Io direi proprio di sì, ma vi chiedo di venirmi in soccorso e di pronunciarvi anche voi. Il fatto è che Google Cultural Institute cataloga gli scatti realizzati da Alfred Eisenstaedt a Rignano, come Rignano sull’Arno e non, come mi sembra di poter ritenere con sufficiente ragionevolezza, Rignano Garganico.
La foto che illustra il post, bellissima, mi pare che lasci pochi dubbi: la Rignano che vi viene mostrata è proprio, ed incontrovertibilmente, il “balcone delle Puglie”. In primo piano, sotto il placido bovino ritratto dal grande fotografo, c'è il Tavoliere. Lo scatto è replicato in un’altra fotografia, senza l’animale. Se volete prendervi la briga di cercare sul web qualche immagine di Rignano sull'Arno, vi accorgete dell'enorme differenza paesaggistica tra l'una e l'altra Rignano: quella toscana, verde e umbratile, quella pugliese  rocciosa e assolta, com'è tipico dei paesaggi garganici.

martedì 26 gennaio 2016

Di Leo un monumento? Forse è esagerato, ma...

Fa discutere la lettera meridiana su Fernando Di Leo e sull'inaugurazione del cinecircolo Cinemafelix. Ho ricevuto da Luigi Paglia, docente, poeta ed umanista, una simpatica lettera che volentieri giro all'attenzione degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane. La mia risposta alla fine.
* * *
Caro Geppe,
perché non intitolare una strada, una piazza a Fernando Di Leo? A Foggia non le si nega a nessuno, neanche a personaggi poco conosciuti, e perché, dunque, non all’abbastanza noto regista e sceneggiatore Di Leo? Il quale nei suoi pochi anni vissuti a Foggia si prodigò per la diffusione della cultura cinematografica, ed io personalmente gli debbo la prima conoscenza del cinema, avendo partecipato agli inizi degli anni ’50, quando ero ancora uno studentello ginnasiale, al primo cineforum (“La scaletta”) da lui organizzato a Foggia, e avendo molto appreso dalle sue illuminanti presentazioni dei film.
Ed è veramente paradossale la cancellazione del suo nome dalla strada del suo paese di origine.
Detto questo c’è, però, da domandarsi perché non dedicare qualche strada anche a giganti della cinematografia italiana come Rossellini, De Sica, Fellini ecc., e perché non a scienziati, artisti e scrittori del 900? Ci sono voluti parecchi anni, e i miei tre libri sulle prose daunie che hanno fatto conoscere Ungaretti a molta gente, perché passasse la proposta di dedicare una piazza ad Ungaretti, mentre l’altro grandissimo poeta italiano del 900 è ancora privo di tale onore, pur avendo scritto il racconto “Clizia a Foggia”.

Il terremoto del 1731? Non fu a Foggia

Non ha più segreti, il terremoto che il 20 marzo del 1731 sconvolse Foggia e la Capitanata. Con l’acquisizione di importanti carte dagli archivi segreti del Vaticano e lo spoglio di documenti tecnici e di perizie rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Foggia, il tragico evento è stato infatti analizzato e descritto in via definitiva dal CFTI - Med 4.0  (Catalogo dei forti terremoti dal 461 a.C. al 1997), che ha di recente completato il processo di revisione e di aggiornamento della relativa scheda.
Il CFTI - Med 4.0  è un laboratorio di sismologia storica e macrosismnica che gestisce un database che comprende tutti gli eventi sismici che si sono verificati dal 461 a.C. al 1997. Per quanto riguarda il terremoto di Foggia, il catalogo indica i seguenti  parametri  di spazio e di tempo: data dell’evento: 20.3.1731; ora: 03.00; latitudine 41.267; longitudine 15.75. 
Le coordinate spaziali rappresentano la novità più interessante rispetto agli studi  del passato. Il PFG (Catalogo dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 1980, curato dal CNR) collocava l’epicentro del sisma alla latitudine 41.27 e longitudine 15.55. 
Tradotto in misura lineare fa una differenza di circa 28 chilometri. L'ipotesi del CFTI pone l’epicentro più a sud rispetto a quanto era stato sempre ipotizzato, come vediamo nella mappa Google. Il segnaposto giallo indica la zona dell’epicentro secondo il CNR: nella periferia della città, tra il cavalcavia di via Manfredonia e viale Fortore, all’altezza del cimitero.
La zona dell'epicentro secondo il CFTI, tra Stornara e Stornarella
I più recenti studi del CFTI spostano l’epicentro decisamente più lontano rispetto all’abitato della città capoluogo, in una zona di campagna compresa tra Stornara e Stornarella, all’altezza della Strada Vicinale Cenerata. Il punto preciso è evidenziato nella mappa con il segnaposto rosso.
Non è un caso che mentre il calalogo PFG indica quale comune di localizzazione dell’epicentro Foggia, il CFTI più genericamente scrive “Foggiano".

lunedì 25 gennaio 2016

Restauro finito, la Chiesa delle Croci torna a splendere

Un'improvvisa giornata di sole quasi primaverile, nonostante siamo ancora in gennaio. La magica luce di certe giornate terse che sembrano fatte apposta per esaltare i colori. La recinzione attorno alla faccia della Chiesa delle Croci che viene rimossa. I lavori di restauro alla facciata sono terminati, il cantiere è stato chiuso. Il monumento torna a splendere e ad offrirsi alla vista della città e dei cittadini.
Nonostante le polemiche che hanno accompagnato i lavori di restauro, è un gradito ritorno ed una bella vista. Ho scattato un po' di foto alla "nuova " Chiesa delle Croci, mettendole assieme nel filmato qui sotto. Che pensate del restyling della Chiesa? Vi piace? non vi piace?
Rispondete, e condividete.

Quando Scola venne a Foggia

Il 27 marzo del 2012, l’Università degli Studi di Foggia ospitò Ettore Scola, che sei trovava in Puglia essendo il presidente del Bif&St – Bari International Film Festival.
L’interessante manifestazione fu il frutto di una positiva sinergia tra l’ateneo foggiano, che era allora guidato da Giuliano Volpe, l’Apulia Film Commission e la Biblioteca Provinciale di Foggia.
Il maestro parlò in un’aula magna gremita non soltanto di studenti universitari, ma anche di giovani e di ragazzi partecipanti al progetto “Piccoli spettatori per il grande schermo”.
Scola tenne un’autentica lectio magistralis, non soltanto sul cinema, ma sui più generali temi della cultura e della lettura.
Lettere Meridiane ha curato la trascrizione del discorso di Ettore Scola, e la propone come omaggio al grande regista. Particolarmente toccante la prima parte, in cui Scola parla delle ragioni che l'avevano spinto a decidere di non fare più cinema, della importanza della lettura e dei libri, e di come leggere libri sia un esercizio indispensabile anche per quanti vogliono fare cinema.
* * *
Lo sapevo che oggi si sarebbe finito col parlare di me, che è la cosa che mi diverte meno, perché  con l’età si assume una diversa concezione del tempo, perché ne resta meno ed è più prezioso. Perciò parlare di me mi sembra una perdita di tempo. 
Il fatto che l’Università di Foggia abbia deciso di promuovere un incontro con me, in occasione di una retrospettiva e che il suo rettore sia un archeologo non è un caso, perché di archeologia si tratta, forse un po’ più recente, però il mio cinema appartiene al passato. 

Torna a Foggia il cinema d'essai

È una data importante quella di domani, a Foggia. Torna infatti il cinema d’essai, dopo anni di silenzio, dopo la lunga parentesi dovuta alla chiusura del Falso Movimento. Torna nell’unico posto dov’era possibile farlo - l’auditorium Santa Chiara - e con una formula parecchio originale: un po’ sala, un po’ circolo. 
A lanciare l’idea è la Fondazione Apulia Felix, l’istituzione pubblico-privata guidata da Giuliano Volpe, che sta dimostrando come si possa fare una produzione culturale di qualità con intelligenza, anche senza la disponibilità di finanziamenti ingenti, ma con quella materia prima impareggiabile che è la passione.
Questo spazio-progetto si chiamerà Cinemafelix e, come afferma uno dei promotori della iniziativa, Tommaso Compagna, “vuol essere un luogo di confronto, di comprensione della realtà e di riflessione sul passato. Ma soprattutto vuol essere un Bene Comune, non una creatura del singolo o di un gruppo di persone. Ecco la ragione per cui la stessa programmazione può essere decisa da chiunque sia animato da quella passione.”
Bella questa idea della cultura (e del cinema) come bene comune, qualcosa da costruire insieme, tessendo reti e relazioni. Parlando di riflessione sul passato, si comincia con un nome che più rappresentativo non si potrebbe. Fernando Di Leo, prolifico autore foggiano (era nato a San Ferdinando di Puglia) tra i maggior esponenti del cinema di genere (nella fattispecie del genere poliziottesco) , improvvisamente portato a notorietà internazionale, qualche anno fa, da Quentin Tarantino.

domenica 24 gennaio 2016

Eisenstaedt sul Gargano


Alfred Eisenstaedt è stato uno dei fotografi e fotoreporter più famosi del mondo. È entrato nella storia per aver scattato durante i festeggiamenti per la fine della guerra, il 14 agosto 1945, il bacio tra un marinaio ed un’infermiera, in Times Square, a New York. Secondo il New York Times, Eisenstaedt è stato uno dei pionieri e dei fondatori del fotogiornalismo.
Lavorò moltissimo con il settimanale Life, che nel 1947 lo mandò in Italia con la sua Leica M3 , probabilmente a documentare le condizioni di vita delle famiglie italiane, subito dopo la fine della guerra.
Eisenstaedt venne anche in provincia di Foggia, sul Gargano, dove scattò per Life l’immagine che vedete sopra, compresa nell’archivio fotografico della rivista americana, messo on line da Google. Si tratta di uno degli archivi fotografici più estesi ed importanti disponibili in rete, con quasi 4 milioni e mezzo di elementi.
Nella descrizione si legge: Portrait of peasant family living on top of one of the mountains in the Mt. Gargano area north of Foggia. Ritratto di una famiglia contadina che vive in cima ad una delle colline nel Monte Gargano, area a nord di Foggia.
Nato in Germania, Alfred Eisenstaedt si trasferì nel 1935 negli Stati Uniti dove venne naturalizzato come cittadino americano. Era già un fotografo affermato, e venne assunto dalla rivista Life, di cui firmò un centinaio di copertine.
Di lui viene esaltata soprattutto la capacità di cogliere l’attimo. La foto della famiglia contadina del Gargano è invece un esempio efficace della importanza del set.

La foto può essere visionata e scaricata ad alta risoluzione, per uso personale e non commerciale, cliccando qui.

sabato 23 gennaio 2016

Lettl e Manfredonia, una storia da ritrovare

Lettl mentre dipinge Masseria Tuori
"Comprammo un terreno a Siponto, nel Golfo di Manfredonia, direttamente sul mare, perché
secondo le informazioni del mio atlante geografico dei tempi di scuola, lì piove meno che
altrove, e ci costruimmo una casa. In giardino c'era un sacco di lavoro da fare, perché all'inizio
c'erano solo cardi e altre cose spinose, ma nel frattempo è quasi pronto, con uno stagno di ninfee, cipressi, palme e pini e tutto quel che cresce e fiorisce nel sud.
Le pareti della casa erano ancora vuote, cosa per noi atipica. Così presi il mio vecchio cavalletto,
andai in giro per i dintorni e dipinsi quadri del paesaggio. Questo è veramente il contrasto più estremo: queste pitture impressioniste e le composizioni surrealistiche che io dipingo normalmente."
Così Wolfgang Lettl, pittore tedesco il cui percorso estetico è suddiviso tra il surrealismo e l’impressionismo, racconta il suo arrivo a Manfredonia. Alla scelta della città sipontina quale secondo domicilio dette una mano il destino: l’artista aveva letto sulla Süddeutsche Zeitung una inserzione pubblicitaria in cui veniva messo in vendita un lotto di terreno edificabile, vicino Manfredonia. Era il 1972. Un anno più tardi Wolfgang si trasferiva con sua moglie Franziska a Siponto. Vi sarebbe rimasto per oltre vent’anni, fino al 1995.

venerdì 22 gennaio 2016

L'ultimo singolo di Fiorella Mannoia, un inno alla vita e alla speranza

Quando non si ama non si perde mai. Vale sempre la pena sperare nel futuro, anche dopo una sconfitta cocente. Anche quando la persona con cui hai condiviso una vita si rivela un perfetto sconosciuto. Ma ti accorgi che sta ancora lì, a fianco a te. E vale la pena credere ancora nel domani.
La speranza ha la tenerezza, l’armonia e i colori dell’ultimo singolo di Fiorella Mannoia, uscito stamattina, in anteprima, su Repubblica Tv.
La canzone, scritta dalla cantautrice romana assieme al pugliese Bungaro (Io non ho paura, Dimentichiamoci, La mia piccola città) e Cesare Chiodo, s’intitola Perfetti Sconosciuti e funge da colonna sonora all’omonimo film di  Paolo Genovese, in uscita nelle sale a febbraio.
Riprendendo un tema che ha spesso affrontato nella sua carriera musicale, Fiorella riflette sulla quotidianità, raccontando una relazione difficile, fatta di silenzi, di segreti e di inganni, che sembra arrivata sul classico binario morto, ma... Ma la vita vale sempre la pena di essere vissuta, perchè solo quando si ama, non si  muore mai... Che bellezza... Che bello...
Dove sei stato in questi anni, quando tutto crollava intorno a noi, ai nostri sogni, ai nostri affanni. Hai mai pensato a quanti inganni alle ferite in superficie, a tutte quelle notti insonni quando i silenzi si mettevano tra noi e ognuno andava per fatti suoi, come perfetti sconosciuti?Doveva andare tutto così, anche se adesso ci troviamo qui sulla stessa strada, dopo una vita già spesa io sono stata sempre qui, a innamorarmi ogni giorno di più di questa nostra vita, che ci ricorda ancora, che quando si ama non si muore mai.
Intensa, profonda, esaltata da un’interpretazione superba.
Qui sotto il video, girato dallo stesso Genovesi. Ascoltate la canzone. Cantatela. Amatela. Struggetevi.


Fiorella Mannoia a difesa delle Tremiti: "Sono bellezze come queste il nostro petrolio"

Fiorella Mannoia scende in campo contro le ricerche petrolifere vicino alle Tremiti, ed affida alla bacheca della sua pagina facebook un post in cui sottolinea che il nostro petrolio sono propiro bellezze naturali e culturali come le Tremiti. Ecco quel che scrive la popolarissima cantante ed autrice:
Oltre naturalmente Sicilia e Sardegna: Isola d'Elba, Capri, Lampedusa, Ischia, Vulcano, Ponza, Pantelleria, Salina, Giglio, Capraia, Procida, Stromboli, Ustica, Filicudi, Panarea, Alicudi, Pianosa, Linosa, Marettimo, Gorgona, Lipari, Giannutri, Asinara, Sant'Antioco, Caprera, Palmarola, Budelli, Ortigia, Nisida, Maddalena... ho dovuto leggerle tutte insieme per capire quante sono...
Questo è il nostro petrolio, il nostro oro nero, e potremmo essere ricchissimi se sapessimo sfruttare la bellezza dei nostri mari e, in generale, di questo nostro meraviglioso paese.
Ora si parla di trivellazioni anche in quel paradiso naturale delle Tremiti.
Dicono che per ora si tratterebbe "solo" di navi oceanografiche che fanno innocue ricerche sottomarine, ma mappare 370 chilometri quadrati ha un forte impatto sull’ambiente e un nome sinistro: air gun. In parole povere lo scoppio di cannonate d’aria compressa che rimbalzando sui fondali descrivono la composizione del sottosuolo. Secondo gli esperti, il rumore delle esplosioni per intensità può essere paragonato a terremoti o eruzioni vulcaniche e ha conseguenze devastanti sulla fauna sottomarina.

L'Arcivescovo al Ministro Franceschini: Salvate l'Abbazia di Calena

Si firma “l’Arcivescovo della capitale del ricamo della pietra”, ma in realtà scrive al Ministro dei Beni Culturali per sollecitare l’attenzione del Governo su un bene culturale della sua cittadina natale, Peschici.
Mons. Umberto Domenico D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce, chiede l’intervento del Ministro per quella che definisce “una questione di cuore”: il salvataggio ed il recupero dell’antica Abbazia di Calena “perla artistica del x-Xii secolo” che sta cadendo a pezzi, vittima dell’incuria dei proprietari, ma anche della difficoltà a valorizzarla da parte delle istituzioni pubbliche, per ciò che effettivamente è: patrimonio dell’umanità.
Dopo aver detto di essere nato a Peschici, “la cittadina che pochi giorni fa dal Touring Club è stata annoverata fra i primi dieci borghi marinari d’Italia più belli:” il presule scrive: "Dio Creatore non è stato avaro nel distribuire i tratti della sua bellezza nelle opere create. Accanto alle meravigliose bellezze naturali: spiagge, coste, insenature, grotte marine, pinete - devastate qualche anno fa da un terribile, rovinoso incendio, - c’è una perla artistica del X-XII secolo: l’Abbazia di Santa Maria di Calena che ha mosso i suoi primi passi nel IX-X secolo con la presenza di una comunità monastica benedettina."
Teresa Rauzino e il Centro Studi Martella sono adesso meno soli nella tenace battaglia rivolta a preservare questa eccellenza pugliese. La speranza è che dal Ministero possa giungere quella svolta da anni lungamente, e vanamente, attesa. 
Di seguito il testo integrale della lettera di mons. D’Ambrosio che non esita a puntare il dito contro la stessa Soprintendenza ai Beni Culturali (organismo alle dirette dipendenze del Ministero) e ad invitare il Ministro Franceschini a visitare personalmente l'Abbazia. Sarà la volta buona?
Una lunga storia. I monaci benedettini per secoli sono stati maestri di fede, di arte, di cultura, di lavoro (vigneti, oliveti, pesca...). Una storia che conosce il suo arresto verso la fine del XVIII secolo quando l’Abbazia passa al Demanio con tutte le sue pertinenze: due chiese, fattorie, scriptorium in forte degrado. A questo periodo si parla di un’asta che assegna alla famiglia Martucci di Peschici l’intero complesso abbaziale trasformandolo in una azienda agricola.

giovedì 21 gennaio 2016

Il foggiano che contribuì ad abbattere il muro di Berlino


L’immagine che illustra questo post raffigura un celeberrimo dipinto: Aufforderung zum Staatsstreich del surrealista tedesco, Wolfgang Lettl
L’opera è popolarissima in Germania non soltanto per il suo indubbio valore artistico, ma perché venne scelta per la campagna di unificazione delle due Germanie, prima della caduta del famigerato muro di Berlino.
Stampata in centinaia di migliaia di manifesti e cartoline, finì su tutti i muri delle città e nelle mani di tutte le famiglie tedesco, e dette un significativi contributo a sgretolare il muro,  diventando una sorta di simbolo della riunificazione. 
Aufforderung zum Staatsstreich è quasi intraducibile, in italiano, vuol dire, più o meno, Invito al colpo di stato. Di certo, lo Stato da cambiare o reinventare è efficacemente rappresentato dall'artista nel personaggio bicefalo e a tre occhi, che evidentemente simboleggia lo Stato cui non sfugge nulla, ma pensoso ed attento al benessere dei suoi cittadini.
Pochi sanno (confesso che la cosa era ignota anche a me) che quel quadro è stato dipinto a Manfredonia, e che il personaggio raffigurato da Wolfgang Lettl è un foggiano, di origine campana: Giacomino Vascello, negli anni in cui in quadro venne dipinto (1981), integerrimo funzionario dell'Asl foggiana, nonché grande amico dell'artista tedesco, con il quale si intratteneva in lunghe serata dedicate all'ascolto delle buona musica classica tedesca, alle discussioni filosofiche e alla degustazione di un bicchiere di vino rosso. 
L'aspetto curioso della storia è che Lettl utilizzò Vascello come modello, ma all'insaputa dell'amico. Non poteva immaginare che sarebbe diventato, di lì a qualche anno, il personaggio più famoso della Germania, e un simbolo della caduta del Muro.
A raccontare la storia in tutti i suoi particolari fu, in un articolo comparso sulla Gazzetta di Foggia, Enzo Lordi, funzionario dell'Asl anche lui, nonché raffinato pubblicista e scrittore. 
La vicenda era caduta quasi nel dimenticatoio, fino a quando il bell'articolo di Lordi non è finito nel sito dedicato all'artista tedesco, per essere ripreso a sua volta dal museo virtuale più grande del mondo, il Google Cultural Institute.
Sorprendente, vero? Ma non è tutto: come prometto di raccontarvi domani, il ritratto di Giacomino Vascello non è la sola sorpresa che Lettl riserva a foggiani e sipontini.

Addio Maestro, quanti sogni finiscono...

La morte di Ettore Scola mette fine ai sogni di tanti italiani. E al mio sogno personale, di poterlo avere come Presidente di giuria od ospite al Festival del Cinema Indipendente di Foggia. Ci siamo andati vicini diverse volte, grazie ai buoni uffici di Micky De Finis, che col Maestro vantava un rapporto antico, e ai tentativi di Fabio Prencipe. Non ce l’abbiamo fatta, e il sogno non si avvererà mai.
Con la scomparsa di Ettore Scola si chiude davvero un’epoca, per il cinema italiano e per quella commedia all'italiana che lo ha reso famoso nel mondo.
Mi piace ricordarlo e piangerlo, assieme agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane con il disegno e le parole di due uomini di cinema, amici miei, che lo hanno conosciuto, uno (Ferruccio Castronuovo) direttamente, per averci lavorato, l’altro (Lorenzo Sepalone) per averlo soltanto sfiorato, ma in modo particolarmente intenso e significativo.
Da tempo Ferruccio Castronuovo ha smesso di stupirmi, e  pur avendolo  presentato in pubblico ormai tante volte, non riesco mai a tenere a mente il suo sterminato curriculum. Dunque non ricordavo che Ferruccio ha lavorato con Ettore Scola in Splendor, il film a me più caro del regista di Trevico. 
Bravo disegnatore e vignettista, Ferruccio dedica all'amico e maestro il disegno che illustra questo post, e così lo  saluta: "Ettore Scola ci ha lasciati... un regista, un autore, un maestro, un amico. Con lui ho lavorato varie volte, dal suo primo film come regista a Splendor dove mi fece fare l'attore, una bella parte accanto a Mastroianni, Troisi e Marina Vlady. un saluto... e con l'armonica suonerò per te il Valzer delle candele come nel film Splendor."

Particolarmente intensa la testimonianza del regista foggiana Lorenzo Sepalone: "Ho iniziato ad amare follemente il cinema da bambino, guardando i capolavori della commedia all'italiana. La prima volta che vidi "C'eravamo tanto amati" mi ritrovai, alla fine del film, con le lacrime agli occhi e con il sorriso sulle labbra. "Una giornata particolare" dovrebbe essere materia di studio sin dalle scuole elementari. Tutti gli aspiranti sceneggiatori dovrebbero guardare e riguardare "La terrazza" ed alcuni cineasti buonisti e stucchevoli dovrebbero imparare da "Brutti, sporchi e cattivi". Ho incontrato il Maestro Scola qualche anno fa, durante un festival. Ero davanti al bancone di un bar e Scola era accanto a me, alla mia sinistra. Avrei voluto dirgli tante cose ma avevo il timore di essere retorico e ridondante. Così mi limitai ad osservarlo, senza dire una parola, con quella silente devozione con cui si guardano i grandi maestri."
Addio, Maestro.

Ritrovato un "trionfo" della statua di Lanza

Si pensava fossero stati tutti distrutti dai bombardamenti, i trofei che una volta adornavano la statua di Vincenzo Lanza. Invece, non è così: almeno uno è sopravvisuto alla furia devastatrice delle bombe; è custodito al Museo Civico di Foggia, e soltanto da poco si è risaliti alla sua esatta origine. A ricostruire l'intricata vicenda è stato Tommaso Palermo, infaticabile ricercatore delle tracce di memoria del genius loci.
Ringrazio Tommaso per averne messo a parte  me e i lettori di Lettere Meridiane, e per avermi  consentito di assistere praticamente in tempo reale alla soluzione dell'enigma.
Il piedistallo del monumento - scrive Palermo - era anticamente circondato da quattro trofei rappresentanti la filosofia, la medicina, la politica e la beneficienza. Originariamente. il complesso scultoreo era ubicato nell'attuale piazza Giordano (che si chiamava invece piazza Lanza). Venne trasferito nella villa comunale nel 1928, e i trofei erano ancora esistenti, a differenza della cancellata e delle sfingi. 
La statua è opera dello scultore Cav. Beniamino Calì e venne deliberata dal Consiglio Municipale il 12 novembre 1867. Per l'erezione del monumento, il poeta Giuseppe Boali (docente al liceo Lanza nell'anno scolastico1868-1869) scrisse un componimento poetico dal titolo:"Quando l’illustre municipio della città di Foggia per nobilissimo incitamento di amore nazionale a perenne commemorazione di Vincenzo Lanza medico insigne e cittadino operoso un pubblico monumento sé onorando e la patria splendidamente eregeva". 

mercoledì 20 gennaio 2016

Foggia e la Chiesa delle Croci nel racconto di Yriarte e nel disegno di Clerget

Pubblichiamo oggi la seconda parte delle pagine dedicate a Foggia ed alla sua provincia da Charles Yriarte nel suo libro Le rive dell’Adriatico ed il Montenegro, pubblicato da Emilio Treves per la prima volta a Milano nel 1893, ed in ristampa nel 1897. I reportage di viaggio erano molto apprezzati dei lettori dell'epoca, ed erano arricchiti da disegni, in  qualche caso particolarmente artistici, come quello che pubblichiamo oggi. Ne è autore il disegnatore H.Clerget, su schizzo dello stesso Yriarte.
Tra i diversi racconti di viaggiatori che sono passati per Foggia nell'Ottocento, quello dello scrittore francese si distingue per la sua originalità e per il desiderio di capire il contesto che affiora dalla narrazione, non priva di riferimenti storici precisi. La prima puntata del reportage, accompagnata dal suggestivo disegno di lavoratori all’opera al Piano delle Fosse, è stata pubblicata qualche settimana fa. Potete leggerla o rileggerla cliccando qui.
Il disegno della Chiesa delle Croci di  H.Clerget può essere invece scaricato cliccando qui.
* * *
Le Croci, all'uscita dalla città, verso San Severo, somigliano molto a un Calvario in pianura. S'immagini il lettore un lungo giardino, stretto e chiuso da muri, cui si accede per una bella porta monumentale, e dove sorgono de' padiglioni in prospettiva, tutti nell'asse e coronati di cupole. Il profilo di cotesti monumenti ha un non so che d'indostanico.

martedì 19 gennaio 2016

Tranviere pugliese spopola a Milano come cuoco creativo

Roberto Fiermonte
I gastronomi la definiscono cucina fusion, per indicare un modo di preparare cibi che mette assieme usi, sapori e culture diverse. Nel caso di Roberto Fiermonte si può dilatare il concetto di fusion: dall'aspetto culinario, a modo di intendere la vita, il lavoro, i rapporti con gli altri. Con la cucina che diventa sigillo e suggello di questa fusione, di questa perfetta integrazione tra mondi soltanto in apparenza diversi e lontani, ma che riescono a fondarsi mirabilmente. A tavola, in primis.
Ma raccontiamola, questa bella storia.
Tranviere per professione, cuoco per passione, scrittore per vocazione, Roberto Fiermonte è partito alla volta di Milano  da Stornara, un po’ di anni fa. Era stato assunto dall’azienda tranviaria milanese e spedito a guidare il tram su una delle linee più storiche ed antiche della città meneghina. La 33. Lunga ed unidirezionale, collega in trenta minuti e venticinque fermate mezza Milano.
Non c’è nulla di meglio per socializzare di un tram. Una volta emigrato dalla sua Daunia a Milano, oltre a quello di ambientarsi, Roberto aveva   il problema di dover imparare a cucinare. Ma cosa c’è di più fusion di un tram, per giunta storico e popolare come  il 33? Quotidianamente frequentato dalla sciure che vanno a far la spesa, è stato giocoforza, per Roberto, ritrovarsi al centro di ragionamenti su menù e di ricette. Così, ha esorcizzato la nostalgia di casa mettendosi dietro ai fornelli, fondendo i sapori milanesi con quelli pugliesi. E così, dalli oggi e  dalli domani, le sue ricercate e sperimentali ricette sono diventate l’oggetto delle conversazioni sul tram. Praticamente un culto.
Ha raccontato la sua storia in libro: Cercasi broccoletti sulla Linea 33 pubblicato da Trenta editore, casa editrice milanese specializzata in arte culinaria: trentatré ricette regionali, frammiste a racconti di vita personale, in ottanta pagine, saporite come la cucina pugliese di cui la scrittura di Fiermonte conserva la verve.
Tra le ricette pubblicate nel libro da Roberto c’è quella forse più classica della cucina pugliese: orecchiette con i broccoletti,  che Fiermonte propone in una gustosa variante.

Si lessano in abbondante acqua salata i broccoletti (mezzo chilo) con le orecchiette (400 gr.). A parte, in una padella sufficientemente capace perché verrà poi usata per far saltare la pasta, si prepara un soffritto con olio extravergine di oliva, uno spicchio di aglio (intero) e  4 filetti di acciuga (volendo, a cottura quasi ultimata, si possono aggiungere otto pomodorini). Quando pasta e broccoletti sono ancora al dente si scolano e si fanno saltare in padella., aggiungendo dopo qualche minuto caciocavallo grattugiato. Leggete il libro, assaggiate le orecchiette coi broccoletti.

La bella Foggia notturna di Vittorio Ruscillo

A volte, bisogna saper guardare il posto in cui si vive con occhi diversi. Più benevoli. Liberandosi dalla patina della quotidianità che rende grigio, banale, trito tutto quello che ci circonda.
Ecco perché la notte regala suggestioni e incanto. Vittorio Ruscillo ha guardato Foggia con questo sguardo, qualche sera fa.
Catturando le emozioni che provava con la videocamera del suo cellulare, regalandoci questo bel video, che, al di là dell’artigianalità delle immagini, trasuda emozioni.
“Foggia, Foggia, che meraviglia poterti conoscere così - ha scritto Vittorio - poter apprezzare le tue carezze per per strade e vicoli mi fai arrivare sul viso in questo undici gennaio del 2016, che di inverno ha poco da raccontare. Tanti non ti conoscono così. La ace, laqueite, il silenzio, le luci fioche che ti fanno bella.”.
"Ci sono tanti e tanti che del luogo in cui son nati e vivono - aggiunge Ruscillo - , non sanno quasi nulla, se non quello che per forza di cose, li induce a conoscere ed a gustare. Provate a chiedere a qualche passante in questi luoghi appena calpestati, cos'è quel palazzo, come si chiama questa strada, dov'é .... e li vedete quasi tutti far spallucce e rizzar le orecchie. Non sanno tante cose che vorrebbero e dovrebbero sapere... L'uomo vive del passato per costruire un solido futuro. Senza le fondamenta, non v'è costruzione che dura.... Meditate e come io ho fatto ieri sera, passo dopo passo, gustatevi il filmato..."
Ho accolto l'invito di Vittorio Ruscillo, elo giro a mia volta agli Amici e ai lettori di Lettere Meridiane. Ecco il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.



lunedì 18 gennaio 2016

La Santa Priora conosciuta più in Polonia che non nella sua Foggia

Il bello del social network è quando la rete produce conoscenza condivisa, andando ben oltre quelle interminabili discussioni vuote e improduttive, che punteggiano sovente profili personali e bacheche dei gruppi. E quando la conoscenza diventa effettivamente valore aggiunto, ti accorgi che bastano pochi clic, per scoprire aspetti delle cose, storie che prima non conoscevi, nuovi elementi di conoscenza, appunto, e di riflessione.
È accaduto sul post che qualche giorno fa ho pubblicato sulla beatificazione di suor Maria Celeste Crostarosa, la venerabile che fondò a Foggia l’Ordine delle Suore del SS. Redentore.
Grazie agli amici e colleghi Lucia Teresa Lopriore e Antonio Del Vecchio, che hanno contribuito a portare alla luce nuove storie connesse alla fulgida figura della Santa Priora.
Attingendo dagli atti del processo di beatificazione della venerabile, Lucia Teresa Lopriore racconta la storia di Suor Teresa Spinelli, originaria di Orta Nova, che fu essa stessa madre superiora del Convento delle suore di clausura.
"Suor Teresa  - racconta Lopriore - spese tutte le sue energie affinché la causa di canonizzazione della fondatrice potesse andare avanti ed avere buon esito. Testimoniò nei processi e portò altre testimonianze di educande e di suore. Nel primo volume degli atti del processo di canonizzazione parlando della Madre ella affermò: «Non la conosco; né potevo conoscerla personalmente a cagione della mia età, ma ho parlato con persona che la conosceva personalmente, cioè con una religiosa di questo mio monastero chiamata Maria Geltrude La Cecilia, morta nel mese di gennaio del 1833. Ed ho anche notizie di lei dai manoscritti, e vita stessa che per ordine del suo confessore fu scritta da lei stessa». Probabilmente, suor Teresa da sempre aveva compreso la santità della Madre, e in lei era evidente la spiritualità dettata dalle Regole della fondatrice."

domenica 17 gennaio 2016

Quando lungo i tratturi scorrevano la civiltà e la cultura

Franco Ferrara (che declama le sue poesie) con Giuseppe Donatacci
L'Università del Crocese sta diventando uno dei più importanti presidi culturali di Foggia: certamente il più importante in una periferia urbana che si segnala più per la disgregazione e il degrado che vi si respirano che non per l'offerta culturale e sociale. Ma l'Università del Crocese è in netta controtendenza. È un presidio vero: di cultura, di aggregazione, di socializzazione e per giunta su un tema nevralgico qual è quello delle radici e dell'identità.
Lo confesso, ne avevo sentito parlare tanto, ma non ci ero mai stato, nonostante i rapporti antichi di amicizia e di stima che mi legano a Giuseppe Donatacci e ad Angelo Capozzi.
La prima volta è stata qualche giorno fa, e per merito di uno che foggiano non è, ma di Apricena: Franco Ferrara, poeta dialettale e non solo (i suoi versi spesso e volentieri debordano nella filosofia).
Franco, le cui poesie sto leggendo per poi presentarle agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane, era ospite di una serata presso l'Università del Crocese e dato che approfitto sempre della opportunità di ascoltare poesia, più che leggerla e basta (è un'altra cosa, soprattutto se a declamarla è l'autore), ho accettato volentieri l'invito, sapendo che ci avrei trovato anche l'amico comune Maurizio De Tullio, che sento spesso, ma non vedo quanto vorrei.

sabato 16 gennaio 2016

Ciao Fra'

di Nico Baratta
«Eri e rimarrai un grande. Eri e rimarrai unico. Eri e rimarrai uno dei miei amici più cari. Il mio cuore è affranto ma gioisce perché sa che ora sei li, da Lui, e con Lui veglierai su di noi per guidarci. Giacomo ti abbraccio con immenso amore fraterno. Ciao Fra'».
Con questo messaggio ho voluto salutare l’amico Fra’ Giacomo Teofilo, Frate Minore della fraternità di San Pasquale in Foggia, presidente dell’Associazione Onlus Le Crune di Foggia, ma soprattutto amico fraterno. Nel silenzio se n’è andato. Quel silenzio che solo pochi riuscivano a rendere messaggio di fratellanza e giustizia. La sua dipartita, avvenuta l’11 gennaio 2016, ha colto di sorpresa molte persone; solo poche lo hanno ringraziato per il suo instancabile ed energico volontario lavoro sociale nel volere una città più accessibile. Le istituzioni locali hanno taciuto, neanche un “R.I.P.” a testimonianza per la perdita di un concittadino che su quattroruote scuoteva gli animi dei più pietrificati cuori eletti per rendere migliore la società, una città.
Giacomo o Fra’, per me perché amico fraterno, era malato di sclerosi multipla e viveva sulla sua fedele carrozzella. Da un po’ di tempo la sua salute cagionevole lo aveva costretto a cure straordinarie ospedalizzate. Non ce l’ha fatta in questa vita, ma riuscirà in quella eterna perché come diceva sempre lui “Io esisto”.

Uomini e caporali

Il punto di vista, lo sguardo di Rinascita Flash sul fenomeno dell’immigrazione, dello sfruttamento dei lavoro nei campi, del caporalato sono molto particolari. Il bimestrale di informazione che viene pubblicato in lingua italia in Baviera racconta le tristi storie connesse alle drammatiche conseguenze della globalizzazione, con l’occhio e con la passione di chi in qualche modo ha vissuto in prima persone storie del genere, e dimora in un Paese, come la Germania, che sta a sua volta affrontando il problema dell’immigrazione e dell’integrazione dei lavoratori immigrati.
Al problema è dedicata buona parte dell’ultimo numero del 2015. Per quanto riguarda l’Italia si parla di Foggia, laboratorio in positivo ed in negativo, della difficoltà di estirpare il caporalato, ma anche di coraggiosi tentativi di integrazione come Capo Free Ghetto Off e l’apostolato di padre Arcangelo Maira.
Partendo dal convegno sulla Filiera (non) etica che si è svolto a Foggia nello scorso mese di settembre, Pasquale Episcopo, giornalista e scrittore originario di Foggia, ma da tempo trasferitosi in Germania, scrive un bel reportage, di rara intensità morale e culturale.
Potete leggerlo di seguito. Quanti volessero scaricare le pagine scansionate della rivista, possono farlo cliccando qui. Troveranno anche un interessante bonus. Se l’articolo di Episcopo, intitolato Uomini e caporali è dedicato al fenomeno dell’immigrazione in Italia, il numero di Rinascita Flash ospita un secondo pezzo sull’argomento, Terra promessa, di Norma Mattarei. Nella versione pdf, trovate anche questo.
* * *
Uomini e caporali
di Pasquale Episcopo
Di globalizzazione si parla spesso e male. Ma la globalizzazione, in sé, non è cattiva. Può esserlo, se se ne fa un uso cattivo. Ma può essere anche buona, se l'uso che se ne fa è buono. Buona o cattiva che sia, essa è inevitabile come le stagioni, il vento o le maree. Gli uomini ne fanno parte. Sono loro che possono essere buoni o cattivi. In uno dei suoi film più famosi, girato nel 1955, Totò divise l'umanità in due categorie, gli uomini e i caporali. Scopriremo nel prosieguo chi sono gli uni e gli altri.

Macroregione, firmato l'accordo: la Capitanata deve svegliarsi

Sempre attento e vigile sui problemi che riguarda lo sviluppo ed il futuro della Capitanata, Franco Antonucci scrive a me e ai lettori ed amici di Lettere Meridiane per informarci che "ieri, 15 ottobre 2016, presso l'Aurum di Pescara è stato siglato il Patto della Macroregione adriatica per l'interconnessione comunitaria con l'Est Adriatico."
"Era presente - aggiunge Antonucci - il Governatore della Puglia, Michele Emiliano. L'obiettivo è quello di rendere più veloce e flessibile l'intero Corridoio Adriatico (da Nord a Sud), nei confronti delle relazioni trans-balcaniche nel "lago" dell'Adriatico, che avvicina sempre più le sponde frontaliere." 
Secondo Antonucci, "problema primario e prioritario è quello della eliminazione delle strozzature che al Sud e nella provincia di Foggia in particolare, non sono poche. Ma quali sono le altre e più generali prerogative essenziali che la Capitanata deve "difendere", per assicurare una propria presenza strategica in un contesto regionale, che non sempre equilibra le situazioni di una Regione troppo lunga, facilitando certe "marginalità", volute o determinate da disattenzioni interne? E come? E Quando? Capitanata Cerniera strategica nord-orientale del Meridione. Capitanata Raggiera lunga Inter-Territoriale. Capitanata nodo di intersezione mediana tra Dorsale adriatica e Trasversale Tirreno-Adriatica. Polo logistico integrato di Incoronata (Scalo ferroviario intermodale). Porto Alti Fondali di Manfredonia, grande struttura dalla stessa Regione dimenticata... Come vegliare sulla vicenda?"
Vegliare sulla vicenda prima di tutto rialzando la soglia dell'attenzione verso i grandi temi dello sviluppo, che sembrano finiti nel dimenticatoio.
Gli interrogativi che si pone il tecnico foggiano sono pesantissimi, e riguardano temi nevralgici per il futuro della Capitanata. In buona sostanza, la provincia di Foggia dovrebbe (deve) decidere quali delle opzioni indicate da Antonucci scegliere e praticare. Ma per scegliere occorrerebbe una politica pensante, veramente pensosa del futuro.
Il disegno che illustra il post è tratta dalla presentazione di un seminario che si è svolto qualche settimana fa sul tema "come comunicare la macroregione". 
L'immagine mostra come il Gargano venga del tutto tagliato fuori dal corridoio, compreso quel porto di Manfredonia che potrebbe diventare, invece, un tassello decisivo nelle politiche di interconessione.  La sfida è importante, forse decisiva. La capacità di veglia invocata da Antonucci pare però, ahoinoi, oltremodo bassa. 

Nel Pd c'è anche chi pensa: Venittelli chiede revoca concessione Petrolceltic

Laura Venittelli
Qualche anno fa le istituzioni ed i cittadini tremitesi furono protagonisti di una clamorosa iniziativa. Minacciarono un referendum in cui avrebbero chiesto l'annessione dell'arcipelago al Molise, ritenendosi trascurati dalla provincia di Foggia e dalla Regione Puglia.
L'impressione è che sulla vicenda delle ricerche petrolifere alle Tremiti, la classe dirigente dauna stia perdendo un'altra buona occasione per manifestare attenzione ed attaccamento alle Tremiti, e più in generale al territorio e ai suoi interessi.
Mentre il sottosegretario foggiano alle riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento, Ivan Scalfarotto, non ha perso tempo a difendere il rilascio delle autorizzazioni alla Petroceltic Italia da parte del Ministro allo Sviluppo Economico, ben altra presa di posizione è giunta dall'on. Laura Venittelli, termolese, che ieri ha presentato una interrogazione urgente rivolta al Ministro, Federica Guidi, sul permesso di ricerca concesso lo scorso 22 dicembre alla Petroceltic Italia srl nel Mare Adriatico.
“Come annunciato la scorsa settimana, non si è perso tempo e sfruttando già i primi giorni di riapertura dell’attività a Montecitorio abbiamo redatto l’interrogazione rivolta al Ministro Guidi sulla ricerca degli idrocarburi nell’Adriatico. La tempestività con cui abbiamo agito è stata dettata dall’assoluta contrarietà che una zona così di pregio - ha detto la parlamentare molisana - possa essere oggetto di progetto di trivellazione del sottosuolo marino. Il nostro orientamento è chiaro, la salvaguardia del mare e lo sviluppo sostenibile di una economia blu, non nera”.
L’interrogazione evidenza l’antieconomicità di questi giacimenti potenziali, ma soprattutto l’effetto dannoso che si arrecherebbe al mondo della pesca.

venerdì 15 gennaio 2016

Arbore artista più cool dei quarant'anni di Repubblica

Furoreggiano i foggiani nella notte della festa per i quarant’anni del quotidiano Repubblica. Nel momento clou della serata condotta da Gino Castaldo ed Ernesto Assante, sono saliti sul palcoscenico dell’Auditorium del Parco della Musica, Renzo Arbore e Gegè Telesforo, che hanno dato vita ad una gustosissima esibizione.
Presenze storiche a Webnotte, i due si sono esibiti sul palco della festa - con Arbore al piano -  cantando "Mamma mi piace il ritmo" dall'album del 2002, "Tonite Renzo Swing”.
Prima dell’appaludita performance, Castaldi ed Assanti avevano insignito Arbore del titolo simbolico di “artista più cool” dei quarant’anni del quotidiano romano.
Potete guardare qui il video, ascoltatelo, cantatelo e condividetelo.

L'omaggio più bello a don Michele De Paolis

Per comunicare è necessario prima di tutto che si abbia qualcosa da dire. Sembra l’uovo di Colombo, ma se fate caso a certe cose che si sentono in giro oggi, l’udito è tra i sensi più mortificati. E quando si ha qualcosa da dire, l’importante è dirlo con semplicità e con onestà, usando la testa, ma anche il cuore.
Ho trovato questa semplicità, questa onestà, questo desiderio prepotente di voler dire della cose, avendone da dire delle belle, anzi bellissime, nei giovani dell’Oratorio "San Francesco d'Assisi" della Parrocchia Sant'Antonio di Padova (San Paolo di Civitate), che ringrazio per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazione del loro lavoro su You Tube. È il video che i ragazzi hanno realizzato in occasione del memorial day di qualche mese fa, per ricordare don Michele De Paolis, lo straordinario sacerdote salesiano fondatore di Emmaus.
Nella sua artigianale semplicità, è uno degli omaggi più belli, e più veri, all’indimenticabile don Michele. Ecco il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

giovedì 14 gennaio 2016

Carmeno nuovo segretario della Cgil di Capitanata

Maurizio Carmeno
Per la Cgil di Capitanata si apre una fase nuova. A Filomena Trizio, che aveva raggiunto i limiti d'età previsti dallo statuto dell'organizzazione sindacale, succede Maurizio Carmeno, 54 anni, insegnante, dal 2010 componente della segreteria confederale, e che in precedenza aveva guidato la Cgil Scuola poi Flc.
Carmeno è stato eletto segretario generale della Camera del Lavoro Territoriale di Foggia a larghissima maggioranza, dall'assemblea generale della Cgil di Capitanata, nuovo organismo di rappresentanza previsto dalla Conferenza di organizzazione della Cgil e composto in maggioranza da attivisti e attiviste dei luoghi di lavoro, insomma la base.
Sulla sua candidatura si è comunque ritrovato tutto il sindacato, quadri compresi, e questa unità rappresenta il miglior viatico per il nuovo segretario, chiamato a sfide impegnative, sia per la particolare situazione che vive il lavoro in Capitanata, sia per il momento difficile che sta angustiando il movimento sindacale nel suo complesso.

Discussioni meridiane | Quo vado, industria o cultura?

Discussione sul post di Lettere Meridiane (autore Geppe Inserra): Quo vado?
Il link era stato accompagnato da questa introduzione: "Sono contento per il successo di Checco Zalone, ma non è vero che fa bene al cinema italiano, come sostiene l'onnipresente e pervasivo ministro alla cultura (?) Franceschini. Per far bene al cinema italiano ci vorrebbe più cultura (quella vera), e più attenzione verso il cinema indipendente. "
Fabio Prencipe 
“Io non ho ancora visto Zalone. Sono sicuro che mi farà come sempre molto ridere e già lo ringrazio per questo come anche lo ringrazio per aver permesso agli esercenti di tutta Italia di tirare il fiato e per il fatto che raddrizzerà tutte le percentuali di incasso generale e di incidenza del prodotto italiano. Detto questo, ma perché su questo benedetto autobus a tastiera si può salire solo se ci si schiera da una parte o dall'altra?…”
La prima parte di questo commento ė stata postata da Nicola Giuliano , produttore premio Oscar per La grande bellezza, in una delle tante discussioni sull'argomento. Ė parte di un discorso più ampio ma lo prendo in prestito "parzialmente" per evidenziare che il cinema rimane una "industria culturale". Solo una ponderata sintesi tra i due termini, senza metterli costantemente in contrapposizione, può davvero permettere ai nostri film di ritrovare l'importanza di un tempo. Detto questo trovo anche stancante volgere sempre lo sguardo al passato.

mercoledì 13 gennaio 2016

Il viaggio di San Francesco a Pulsano


Pubblichiamo la seconda e ultima parte del libro di Giovanni Tancredi, Su le balze garganiche. Lo scrittore di Monte Sant'Angelo descrive l'Abbazia di Santa Maria di Pulsano e le "grancie", ovvero le celle dei monaci eremiti. Secondo la tradizione, in una di tali celle si sarebbe fermato ed avrebbe pregato San Francesco.
Nella prima puntata, che potete leggere cliccando qui, lo scrittore aveva descritto il pellegrinaggio del Frate di Assisti a Monte Sant'Angelo. Per saperne di più su Giovanni Tancredi, cliccando qui accedete, invece, alla scheda su di lui de La meravigliosa Capitanata, la rubrica del sito della Biblioteca Provinciale dedicata agli autori e ai personaggi illustri di Capitanata.
* * *
A SANTA MARIA DI PULSANO
I due novelli apostoli della carità e della fratellanza umana ripresero il cammino tra gl’impervi sentieri delle creste montane e delle balze rocciose garganiche fino a quando raggiunsero la celeberrima Badia di Pulsano indorata lievemente dagli ultimi raggi dell’immenso globo purpureo, Frate Sole, che tramontava dietro monte Calvo fra nuvole sanguigne.
A S. Giovanni da Matera (1129 - 1130) fondatore del Monastero di Pulsano successe il suo discepolo prediletto, il Beato Giordano (1134 - 1145) da Monteverde, allora città episcopale della provincia di Avellino; indi il Beato Gioele da Monte Sant’Angelo (1165 - 1177).
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