sabato 30 aprile 2016

È il Foggia il club più social di Lega Pro

Il Foggia è la società più social di Lega Pro, ovvero quella che detiene ii maggior numero di interazioni con i propri tifosi sui social network. 
Lo afferma uno studio condotto congiuntamente da Superscommesse e Supernews, che ha analizzato la capacità social dei club di Serie A, Serie B e Lega Pro fino al 31 marzo.
L’indagine è stata condotta utilizzando i dati relativi ai followers ed alle interazioni con le pagine ufficiali dei sodalizi sul più popolare dei social, ovvero Facebook. (Quella del Foggia la trovate al segue te indirizzo, e se non siete ancora fan, iscrivetevi: https://www.facebook.com/foggiacalciosrl/?fref=ts)
Il Foggia è la società della Lega Pro che comunica meglio con la propria tifoseria, mentre è al terzo posto per quanto riguarda i fans in assoluto. Se i contatti con i propri tifosi avessero potuto trasformarsi in punti il Foggia sarebbe in serie B già da un pezzo: con 7.326 interazioni capeggia largamente la classifica. Nella seconda piazza, ma molto indietro, c’è la Spal con 3.815 interazioni, al terzo con 3.023, il Catania che però è la squadra di Lega Pro con il maggior numero di seguaci: 120.282, e sono numeri da serie A.
I siciliani sono, infatti al 17° posto assoluto in Italia. La seconda piazza è occupata dal Padova, con 53.632 followers. Il Foggia è al terzo posto, con 32.063 sostenitori. Numeri importanti che confermano quanto importante sia per i l,calcio italiano la piazza rossonera pugliese.
L’ufficio stampa del club di viale Ofanto ha certamente di che essere soddisfatto, per questi numeri d’eccellenza.

Dare vita alla torre garganica di Monte Pucci

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa interessante riflessione sul futuro della bella torre di Monte Pucci da Francesco A. P. Saggese, che amici e lettori di Lettere Meridiane ricorderanno, per essere autore di un bell'e-book sul venerdì santo a Vico Garganico, pubblicato dal blog la scorsa Settimana Santa. Le riflessioni di Francesco  traggono origine da diversi post sull'argomento di Matteo Cannarozzi De Grazia, già assessore provinciale e sindaco di Vico Garganico, ma soprattutto intellettuale sensibile ed attento, nonché promotore del bel gruppo Monte Pucci, l'ombelico del mondo. La torre costiera è situata tra Peschici e Calenella: è forse l'angolo più suggestivo del Gargano.
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Puoi contemplare l’intero giorno dalla Torre di Monte Pucci, dall’alba al tramonto, passando per il mezzodì: puoi scrutare il confine tra luce pallida della notte e quella del primo mattino, seguire il cammino lento del sole verso lo zenit, fino a vederlo scomparire nel versante opposto da cui era arrivato, ma nello stesso mare.
Puoi sentire la voce del vento dalla Torre di Monte Pucci, che scompone e ricompone le nuvole del cielo mentre giocano a colorare il mare - ora pelle di pachiderma ora azzurro profondo; lo stesso vento che s’inebria delle resine dei pini d’Aleppo, e che governa il volo dei gabbiani che lenti ti sfiorano, quasi a volerti portare via con loro.
Sulla Torre di Monte Pucci puoi avvertire la sensazione di essere a bordo di un grande transatlantico che spacca il mare con la sua prua; e tu sei solo dentro il mare e il tuo sguardo si perde sulle creste bianche delle onde che si rincorrono una dietro l’altra, come i versi di un poema.

venerdì 29 aprile 2016

La Cavalcata degli Angeli nello splendido racconto di Janet Ross

La Cavalcata degli Angeli è una delle manifestazioni di religiosità popolare più suggestive ed interessanti del Mezzogiorno e della Puglia. Si svolge al Santuario dell’Incoronata oggi, ultimi venerdì di aprile, alla vigilia della festa della Madonna ivi venerata, secondo la tradizione apparsa l’ultimi sabato di aprile del 10012.
È un evento che non ha mancato di suscitare interesse anche in scrittori e giornalisti che in passato hanno visitato e raccontato la Puglia, come
Janet Ross, inviata del Times dal 1863 al 1867. Grande viaggiatrice intraprese il suo tour in Italia nella primavera del 1888. Partita da Taranto giunse in provincia di Foggia alla fine del suo itinerario pugliese, visitando, tra l’altro proprio l’Incoronata in occasione della Cavalcata degli Angeli, di cui lasciò un memorabile reportage. Eccolo. Buona lettura.
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Ci recammo in carrozza da Foggia alla festa della Madonna dell’Incoronata che ha luogo nella settimana di maggio. La piccola chiesa sorge nel mezzo di un boschetto di querce ultimi avanzi della caccia reale di Federico II, a circa sei miglia da Foggia.
Oltrepassammo un gran numero di traini, ovvero carri montati sopra due enormi ruote e tirati da muli o da cavalli, attaccati in tre. La maggior parte degli animali nel centro portavano sul dorso un meraviglioso edificio di ottone lucente, alto due o tre piedi sormontato da banderuole dello stesso metallo, che giravano e luccicavano al sole, ad ogni passo che l’animale faceva. I carri erano coperti da una tenda distesa a guisa di capanna e riempiti di un numero straordinario di uomini, donne e ragazzi. Altre comitive invece si trascinavano a piedi, in mezzo ad una polvere orribile, con due o tre somari carichi di bambini, o di malati che andavano ad impetrare la loro guarigione alla Madonna. Dai campi di grano si levavano a frotte le allodole e le calandrelle: le prime aggirandosi sulle nostre teste e poi disparendo, fischiando nell’azzurro del cielo; le seconde invece appoggiandosi sopra una pietra miliare o sovra qualunque rialzo di terra, senza darsi pensiero della nostra presenza, sbattendo le ali arruffandosi le penne del petto e rialzando la testina ogni volta che mandavano fuori la loro canzone d’amore.

Immagini inedite dei bombardamenti su Foggia

La rete non smette mai di stupirmi, con le sue sorprese, e soprattutto con le sue potenzialità di aggiungere conoscenza rispetto a fatti di cui si pensava di sapere già tutto, come i bombardamenti che nella tragica estate del 1943, rasero praticamente al suolo la città di Foggia, provocando migliaia di vittime.
Quella che illustra il post è un'immagine - credo inedita - di quanto restò in piedi della Casa del Contadino (l'attuale Camera del Lavoro) dopo che venne colpita dalle bombe alleate.
In primo piano si vede la Statua del Contadino, illesa, e successivamente trasferita nel  quartiere fieristico.
La fotografia mostra più nitidamente delle altre fino ad oggi disponibili, i danni provocati dalla esplosione dell'ordigno. Le ha pubblicate in rete, assieme ad altre che mostrerò nei prossimi giorni agli Amici e lettori di Lettere Meridiane, Sue Schoenfeld, che non ne è tuttavia l'autrice, ma credo depositaria.
Stando alle scarne notizie reperibili sul suo profilo, Sue Schoenfeld  è una web designer che si diletta a scattare foto e a scrivere sul Mar Morto (sull’argomento ha anche un blog, alla pagina web www.deadseafun.com). Originaria della città americana di Milwaukee (Wisconsin) risiede attualmente in Israele, a Maale Adumim.

Agroindustria settore ancora strategico per la Capitanata

di Franco Antonucci
Animatore della rete Pro Capitanata
Da qualche giorno in televisione è stato recepito un diffuso allarme sul tema della garanzia, oggi sempre più indistinta, sui prodotti alimentari che noi tutti italiani consumiamo. Soprattutto nei confronti dei nostri "Prodotti di qualità", che sono uno degli elementi di spicco della nostra economia, ma anche della nostra cultura mediterranea ed italiana in particolare.
Un allarme che arriva dopo le notizie di prodotti agricoli, e loro trasformati, che provengono da varie realtà extra-nazionali. Anche molto più lontane dall'Europa.
Si è presunto che il pericolo derivi anche in parte da una insufficienza produttiva interna dello stesso settore agricolo nazionale e della ancora più carente produzione di trasformazione agricola primaria. Ma si sospetta, al tempo stesso, anche una nuova prepotenza (anche europea) nel voler allargare il mercato a dismisura (il globale non sostenibile), verso prodotti agricoli comunitari ed extra-comunitari, senza imporre gli stessi parametri di qualità italiani. Ovvero favorire Paesi europei emergenti a scapito di tradizioni più consolidate. Ovvero di imporre supremazie commerciali già forti, per l'ulteriore rafforzamento di alcune egemonie.
Come ha detto un giornalista qualche giorno fa in televisione (Red Ronnie), la peculiarità italiana è soprattutto quella alimentare assieme quella del Paesaggio (al cui interno è compresa la storia dell'Arte e dell'Architettura). Con la considerazione aggiuntivo che il Paesaggio, soprattutto nelle nostre parti, contiene l'Agricoltura, ovvero che quest'ultima genera il primo.
L'innesto industriale, in Italia e soprattutto nel Meridione, in effetti, è ed è stato una necessità storica di allineamento alla civiltà mondiale moderna degli ultimi due secoli.
Salvo che l'Italia, forse, non ha poi saputo dare prevalenza netta, fin dall'inizio, alla continuità delle filiere produttive in genere verso una loro più congeniale connessione con le sue caratteristiche vocazionali essenziali.
Tale discorso è assolutamente preminente nel caso specifico della filiera sia della produzione agricola diretta e sia della trasformazione agricola indiretta, in un Paese dove l'alimentazione e la culinaria tipica è un'eccellenza indiscutibile.

giovedì 28 aprile 2016

L'apparizione dell'Incoronata, nei versi di Michele Frattulino

L’amico Michele Frattulino, poeta dialettale e cultore del dialetto e della tradizione foggiana ha pubblicato sulla bacheca del gruppo Amici e lettori di Lettere Meridiane questo gustoso commento al post sul 26 aprile, data che per Foggia segna l’apparizione della Madonna Incoronata (1001) e della Madonna dei Sette Veli (1243)
Ecco il testo, in dialetto, del contributo di Michele Frattulino con la sua bella poesia, dedicata all'apparizione della Madonna della Incoronata. Segue la mia traduzione, spero corretta.
Se ancora non l’avete fatto, iscrivetevi al gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane, perché - come vedete - offre contenuti aggiuntivi rispetto alla pagina Facebook e al blog.
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BBuonasére a tùtte l'amìce e non... Ggiùstamènde, kum'arrekurdàve l'amìke Geppe Inserra, la data del 26 aprile è comune alle apparizioni della Madonna dei Sette Veli e della Madonna dell'Incoronata. - Non ci abbiamo prestato attenzione e comunque, anche se postata, pe kki 'a vòle lègge: 
Apparizziòne
Se parla aqquà, quàse d’u Mille e ùne:ere l ‘ùmete sabbete d’abbrile. 
Ndo voske d’u Cervàre nu merakule, kè moké ’u kkonde, ve fàce arrezzà ‘i pìle.
Nu segnurotte kè guvernàve ‘a Pùglie- ‘i libbre dìnne ‘u konde d’Arìjàne - 
mèndre durméve, facìje nu bbèlle sunne:- Nu daine d’e forme tùtte stràne.‘
Sta bbèstie kè kurréve ndè cespùglie, l’allumenàve na lùce forte e kkiàre. 
Se dùscetàje, sellàje priste ‘u kavalle e jìje a kkacce ndo voske d’u Cervàre.
Kume ind’o sunne, vedìje nu fasce de lùce; Sendìje na vòce: “ Ìje sonde ‘a Mamme de Dddìje!”

Le paludi sipontine raccontate da Federico II, nell'interpretazione di Michele Placido

"Qui tutto sa di eternità. Ascolto il silenzio, riesco a sentirne il rumore, e un suono melodico e ammaliante". A parlare è nientemeno che Federico II, che funge da testimonial d'eccezione per una delle  zone più belle del Mezzogiorno, della Puglia e della Capitanata: le zone umide sipontine, ribattezzate "Le paludi dell'imperatore" nello splendido cortometraggio girato da Sinkronia per il progetto Life + e Zone Umide Sipontine, ad iniziativa del Centro Studi Naturalistici.
La voce narrante e la suadente interpretazione di Michele Placido rendono assai bene la profonda sceneggiatura di Enzo Palma, che firma anche la fotografia (spettacolare) e la regia, assieme ad Alberto Manzi. La consulenza storica e naturalistica è stata prestata da Vincenzo Rizzi, Alessandro Strinati e Michele Giardino.
Raramente uno spot riesce ad essere così accattivante e soprattutto così rivelatore dell'identità più profonda di una terra che trova proprio in questo luogo d'incanto rappresentato dalle "paludi dell'imperatore" il punto d'incontro tra i suo passato, il suo presente ed il suo futuro possibile.
"Non so se mai rivivrò ancora l'ebbrezza della pace di questa terra benedetta, se mai rivedrò alzando gli occhi al cielo le ali nel vento e il ritorno delle cicogne che annunciano la primavera".
Un lancinante grido d'amore, quello lanciato dall'imperatore svevo, e non ci potrebbe essere un miglior viatico alla dichiarazione programmatica con cui il cortometraggio si chiude: "Proteggere la natura è un impegno che dobbiamo mantenere per onorare il nostra passato, vivere il nostro presente e per garantire il futuro alle nuove generazioni".
Bellissimo, davvero. Guardate questo piccolo capolavoro, amatelo, condividetelo. Ne vale la pena.

martedì 26 aprile 2016

Dissesto idrogeologico: la Capitanata intercetta quasi il 70% dei fondi regionali

La provincia di Foggia recita la parte del leone nello stanziamento di 112 milioni di euro deciso dalla Regione Puglia per sostenere 68 progetti, velocemente realizzabili e finalizzati a contrastare il dissesto idrogeologico.
Quasi il 70 per cento di questa ingente massa finanziaria è stato destinato alla Puglia settentrionale. Sono infatti circa 78 milioni di euro che verranno utilizzati per finanziare 53 interventi previsti nei territori di 34 Comuni della Capitanata, di cui la stragrande maggioranza, 29, nei Monti Dauni che quindi intercettano una quota molto significativa del complessivo intervento regionale.
Fra gli obiettivi dichiarati: lotta alle frane, lavori di consolidamento, messa in sicurezza idrogeologica, ma anche la salvaguardia di un prezioso bene culturale e monumentale come il Castello di Lucera che rischiava addirittura di crollare, a causa del pesante dissesto .che angustia la collina su cui sorge la Fortezza Sveva.
Il governatore regionale Michele Emiliano si era speso in prima persona per questo e per altri interventi che hanno trovato puntuale finanziamento nel pacchetto di opere finanziate dalla giunta regionale.
Soddisfazione nelle associazione ambientaliste, come il WWF di Foggia che in un comunicato ha fatto sapere di “accogliere con favore questa decisione regionale, a condizione che non si trasformi nell'ennesima colata di cemento, in quanto ci troviamo in presenza di un territorio reso ormai seriamente vulnerabile da diversi fattori e per il quale è necessaria un’azione costante ed efficace per la mitigazione del rischio.”
Per il WWF, è essenziale che i soldi stanziati siano spesi dai comuni beneficiari non solo velocemente (è previsto un bonus a favore dei comuni che riusciranno a cantierizzare ed eseguire i lavori nei tempi previsti) ma anche efficacemente.
Secondo l'Associazione del Panda “occorre potenziare le attività e gli strumenti di controllo capillare sul territorio per contrastare con decisione le azioni di amministrazioni, operatori economici e singoli cittadini che non rispettano le condizioni di pericolosità e di rischio idrogeologico. Va ridotto il ricorso alle opere, da prevedere solo per i casi dove sono veramente essenziali, favorendo l’uso di tecniche di ingegneria naturalistica e di sistemazioni idraulico-forestali, opportunamente programmate e dimensionate al bacino idrografico di riferimento.”
Infine, il WWF di Foggia invita ad “inserire il concetto della manutenzione e della cura del territorio come prassi ordinaria da adottare annualmente con programmi speciali pluriennali e con continuità finanziaria attraverso piccole e continue opere di manutenzione permanente delle opere di difesa del suolo realizzate.”
Tesi interessanti e condivisibili, su cui è da auspicare che i Comun si mettano a lavorare seriamente.

26 aprile, il giorno (dimenticato) delle Apparizioni

Il Santuario dell'Incoronata
in un disegno del 1651
Ma quale altra città al mondo può vantare, in uno stesso giorno, due apparizioni della Vergine Maria? Succede oggi, 26 aprile, a Foggia, anche se di questo primato, credo più unico che raro, si conserva assai poca memoria.
La coincidenza va presa col beneficio d’inventario, riferendosi ad eventi che, seppure in qualche modo documentati,hanno una data incerta e remota. Ma vale la pena di segnalarla.
Le due apparizioni si registrarono a 742 anni di distanza l'una dall'altra.
La prima, celeberrima, fu quella della Madonna dell’Incoronata, che viene così ricostruita in un articolo sull’Osservatore Romano di qualche anno fa, da don Flavio Peloso, superiore generale dell’ordine sacerdotale fondato da don Orione, che si occupa della Basilica dell’Incoronata. (Potete leggere l’articolo integrale cliccando qui)
La Madonna, l’ultimo sabato di aprile del 1001, apparve nel bosco del Cervaro ad un signore, quasi certamente il Conte di Ariano Irpino, cui mostrò una statua chiedendo che venisse posta in venerazione in apposita chiesa, assicurando che sarebbe stata larga di grazie a chi l’avesse pregata dinanzi a quel simulacro. Sul luogo sopraggiunse anche un contadino che, in segno di devozione, appese al ramo della quercia dell’apparizione una caldarella, trasformata, con un po’ d’olio, in rustica lampada. Si costruì una prima edicola e ben presto l’affluenza del popolo e la fama delle grazie portarono alla edificazione di una chiesa, con annesso convento ed opere di carità.
La data in cui si verificò l’evento prodigioso è stata a lungo incerta e discussa dagli studiosi. Quella più diffusa e accettata anche nella tradizione popolare fa risalire l’apparizione, come scrive don Flavio Peloso, all’ultimo sabato del mese di aprile dell’anno 1001, che era appunto il 26 aprile. La ricorrenza viene in ogni caso festeggiata l’ultimo sabato d’aprile, ed è quindi una data mobile.
Settecentoquarantadue anni dopo, il 26 (o il 27, sulla base dell’interpretazione del relativo passaggio del documento) secondo la testimonianza scritta di 24 frati Cappuccini, la Madonna dei Sette Veli si rivelò ai frati ed ai cittadini raccolti in preghiera, nel convento che sorgeva fuori dell'abitato, sulla via per San Severo, di cui Lettere Meridiane ha spesso parlato, questa volta “in forma di nuvola bianca, che si moveva da un'altra parte del buco, ed intonatosi il Te Deum per giubilo e rendimento di grazie, non fu possibile terminarlo per l’alte voci di tenerezza ed allegrezza del popolo.”
Lettere Meridiane ha pubblicato qualche giorno fa il documento. Per quanto riguarda la data precisa, i frati collocano l'evento alla sera delli 26 dello stesso Aprile, poco dopo sonata l'Ave Maria, verso le ore ventiquattro e mezza. Se le cose stanno così, la prodigiosa apparizione si sarebbe verificata alle prime ore del 27 aprile 1743, e non il 26.
Resta comunque l'eccezionalità degli eventi e, purtroppo, la scarsa memoria di quello legato alla Madonna dei Sette Veli.
L’apparizione coincise con un’abbondante nevicata che scongiurò la siccità e la carestia (potete leggere articolo, pubblicato ieri, cliccando qui).

Il progetto di territorio non può più aspettare. L'ambiente non può più aspettare

Riceviamo da Franco Eustacchio Antonucci, ingegnere attento ai temi dello sviluppo, per molti anni responsabile tecnico del Consorzio Asi della provincia di Foggia ed oggi animatore di Pro Capitanata e della idea-filosofia di rete da questo progetta sottesa, e volentieri pubblichiamo, un contributo di approfondimento che riguarda proprio il progetto della rete Pro Capitanata, di cui è referente lo stesso Antonucci, assieme all'ing. Michele Lauriola.
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La Rete sottesa all'idea di Pro Capitanata rappresenta la necessità di dare corpo e soggetti concretamente operanti ad un progetto territoriale di integrazione organica sempre più vasta e più complessa.
Il sistema a Rete (Rete SPAC, Sistema Produttivo Agricolo di Capitanata) inizia come una prima aggregazione di Imprese - a tema settoriale comunque ampliabile, nella logica di un modello di sviluppo globale che, in particolare, sulla base di mirate leggi e norme, si organizza attraverso specifico contratto interno, da far valere verso esterno. Compresi i Progetti di sviluppo territoriale.
Il meccanismo iniziale ha, di conseguenza, come obiettivo essenziale quello di estendere il concetto stesso di Rete, coinvolgendo tutti gli altri attori del potenziale sviluppo territoriale di Capitanata (il termine di "Provincia" avrebbe un effetto meno reale ed incisivo). Con il presupposto evidente di determinare un diverso e nuovo sviluppo più decisamente unitario a macro-valenza spaziale.
La scala reticolare più efficace, in termini di gestione effettiva del territorio, è, ovviamente, quella della Rete dei Comuni del territorio vasto, sistema cui Rete SPAC ovviamente tende, in quanto strumento che, proprio nel caso particolare della Capitanata complessa (come più volte evidenziato in altre sedi), assume una speciale valenza policentrica interscalare, urbana ed macro-infrastrutturale, capace di riportare l'intero contesto verso una nuova integrazione pluri-efficace.
Il traguardo è proprio quello di riportare un territorio così ampio e variegato come quello della Capitanata, verso un sistema reso, viceversa, più omogeneo sul piano della sintesi globale degli Obiettivi. (l'ideale di tutti i processi è quello di pervenire al famoso Obiettivo unico).
Questo è uno dei traguardi più sensibili del progetto Pro Capitanata, che non potrebbe mai definirsi veramente territoriale-organico senza la convergenza ultima delle aggregazioni comunali, non più tra loro contrapposte, come spesso oggi appare.

lunedì 25 aprile 2016

Quelle apparizioni dimenticate della Madonna dei Sette Veli

Il Convento dei Cappuccini dove si verificarono le apparizioni
del 1731 e del 1743 nel disegno di Mario Soro
Sono ben sedici le apparizioni documentate della Madonna dei Sette Veli ai foggiani. E non può non destare amarezza che si serbi memoria soltanto della prima, che coincise con il tragico terremoto del 1731, e che sarebbe poi diventata la data della festa patronale.
Chi si è occupato di raccogliere tutte le testimonianze di questi prodigiosi eventi è stato il canonico don Michele Di Gioia, per molti anni responsabile dell’Archivio diocesano, e dunque a diretto contatto con quella materia prima che avrebbe dovuto rappresentare il substrato della memoria collettiva cittadina.
Il documento che segue è pubblicato da don Michele Di Gioia nel suo libro La madonna dei Sette Veli, Patrona Principale di Foggia, un volume veramente imperdibile, per chi voglia approfondire la storia del rapporto tra la città e la sua patrona.
È stato sottoscritto il primo Maggio del 1743 da 24 padri Cappuccini che furono testimoni di due apparizioni della Vergine, nel convento in cui era già apparsa il 22 marzo del 1731.
La prima apparizione è datata 24 aprile (o forse 23, l’incertezza è determinata dalla interpretazione corretta di un passaggio del documento), la seconda il 26 aprile 1743 (o forse il 27, per la stessa rsgione detta prima).
Sullo sfondo c’è, ancora una volta, un evento drammatico: una terribile siccità che minacciava di provocare una tragica carestia. La calamità naturale fu aggravata da una gelata.  L’Iconavetere fu per questo portata in processione dalla Cattedrale al Convento, dove si verificò il prodigio.
Delle due apparizioni, così come del luogo in cui accaddero, oggi non c'è più memoria in città, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni.
Dopoi due prodigiosi fenomeni, le cronache registrarono un’abbondante nevicata che consentì di salvare il raccolto del grano e quindi di scongiurare la carestia.
Ecco il testo del documento.
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Trovandosi la città di Foggia nel 1743 oppressa da molte calamità, ma molto più da imminente carestia, che principiato avea a farli sentire quasi la mancanza del cotidiano vitto, nonché minacciando renderla priva della solita abbondanza di grano, che per l'addietro sovra tutte le città goduto aveva, a cagione di sottrazione di necessaria pioggia: le raggiunse la notte de’ 19 in 20 Aprile terribile castigo dall’Onnipotente divina mano, e si fu mandarle sì forte gelata da per tutto le campagne, unica speranza del suo sollevamento, che disperò di potere
l'anno entrante mangiar pane, aspettando con l’uscita del sole, che dopo al gelata suol essere nocivo a’ seminati, vederli prima inceneriti, che bruggiati.

La storia ritrovata: ecco il grande contributo della Capitanata alla Liberazione

Centottanta vittime, in 29 stragi nazifasciste, quasi metà delle quali (14) nella sola provincia di Foggia . Si è sempre pensato che la Resistenza e la Liberazione fossero una cosa del Nord e che il contributo dei meridionali fosse limitato all’impegno e al sacrificio di quanti scelsero di andarsene al Nord a combattere l’oppressore nazifascista. Man mano che si aprono gli archivi e che gli storici passano al setaccio gli eventi di quegli anni tragici e radiosi, ci si accorge che non è così.
Le cifre di cui sopra sono tratte dall’Atlante delle stragi nazifasciste, progetto che si propone di censire, catalogare e analizzare le stragi commesse dai nazifascisti dopo l'8 settembre 1943, on line da qualche settimana (qui il sito web contenente l’atlante e il relativo motore di ricerca, qui, invece, la pagina facebook).
L'Atlante è un importante esperimento di public history, ovvero di storia scritta anche con il contributo della memoria collettiva. Quanti volessero contribuire con testimonianze, documenti, fotografie o altri materiali possono farlo, agli indirizzi web citati prima.
Sfogliando l’atlante, si apprende che la provincia pugliese che ha pagato il prezzo maggiore fu la Capitanata. Tutti gli eventi si concentrano all’indomani dell’8 settembre, data in cui venne firmato l’armistizio.
Il Tavoliere era ancora oggetto dai micidiali raid aerei degli Alleati angloamericani che si erano accaniti con particolare ferocia contro la città di Foggia, rimasta quasi totalmente distrutta e con migliaia di vittime.
Sono gli atroci paradossi della storia.
Questo l’elenco delle stragi che riguardano la provincia di Foggia (potete trovarlo all’indirizzo web http://www.straginazifasciste.it/?page_id=234)
  • VOLTURARA, S.D. (data imprecisata)
  • MANFREDONIA, 09.09.1943 (giovedì, 9 settembre 1943)
  • PORTO MARITTIMO, VIESTE, 24.09.1943 (venerdì, 24 settembre 1943)
  • SANTA MARIA VALLE CANNELLA, CERIGNOLA, 25.09.1943 (sabato, 25 settembre 1943)

domenica 24 aprile 2016

Il Foggia si complica la vita. Anche nella classifica avulsa.

Si complica, e purtroppo di parecchio, la rincorsa del Foggia verso la serie B. L’immeritata sconfitta di Cosenza non soltanto fa definitivamente sfumare il sogno della promozione diretta, ma rende più difficile anche il cammino verso i play off.
Va detto che il risultato è bugiardo. È del tutto inesistente il rigore assegnato ai padroni di casa, che ha determinato la sconfitta (era stato l’attaccante cosentino a commettere fallo sul difensore rossonero), i satanelli hanno dominato la gara, ma hanno giocato male. Soprattutto sotto il profilo agonistico. 
Troppi errori. Imperdonabili quelli del capitano Agnelli e del bomber Iemmello, che è riuscito a sbagliare sia il penalty sia il facile tap-in sulla respinta del portiere di casa.
Un pomeriggio da dimenticare, quello del Foggia in terra calabra, per tutti. Anche per la società rossonera, che ha sbagliato chiudendosi nel silenzio stampa, davanti ai microfoni della Rai, in segno di protesta per il mancato accredito in tribuna dei familiari di alcuni dirigenti: che c’entra il pubblico televisione con la maleducazione dei dirigenti del Cosenza?
La sconfitta costa al Foggia il secondo posto in classifica e rende adesso più arduo il cammino verso i play off, che il Foggia dovrà conquistare nelle due prossime gare. 
Dato che i rossoneri sono in vantaggio negli scontri diretti con le inseguitrici Casertana e Cosenza, sono tre le lunghezze che li dividono dalla matematica certezza di disputare i play off. Basterà quindi la vittoria domenica prossima con il Martina Franca, atteso allo Zaccheria alle 17.30. 
Ciò non toglie che il Foggia dovrà cercare di fare bottino pieno in entrambe le partite che lo separano dalla fine del torneo (l’ultima in trasferta, con la Juve Stabia) per sistemarsi in buona posizione nel cartellone dei play off.
La sconfitta di Cosenza ha compromesso l’ottima posizione che il Foggia aveva raggiunto guadagnando, dopo la vittoria interna con l’Akragas la vetta della classifica avulsa, quale migliore seconda.

sabato 23 aprile 2016

L'ombra che uccide, una tragica storia garganica di un secolo fa

Per l'archivio delle storie, ecco un'altra bella narrazione di Angelo del Vecchio, che attinge dalla memoria orale degli anziani di Rignano Garganico (in questo caso, zia Giuseppina). È una storia dalle tinte fosche, che si tramanda nella cittadina garganica da più di un secolo, e che - come tutte quelle che si tramandano di generazione in generazione, nasce probabilmente da un fatto realmente accaduto, ma che la tradizione popolare ha via via arricchito.
Il racconto è tratto dal volume di Angelo Del Vecchio, Lupi Mannari, Streghe e Fantasmi del Gargano, con prefazione di Joseph Tusiani e Vittorio Stagnani, Araiani, 2008, pagg. 11 - 14
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Tra le leggende di paese ce n’è una a Rignano Garganico che resiste dagli inizi del Novecento. Si tratta della scomparsa”sospetta” di un agricoltore del posto, morto nel capoluogo dauno dopo una folle corsa a cavallo per sfuggire ad una strana “ombra”.
Il racconto, ripropostoci in chiave moderna da un’anziana signora rignanese, per il popolo Zia Giuseppina, inizia in una fatiscente masseria in Località Duanero, tra Rignano e Foggia.
Michele, così chiameremo fittiziamente il nostro malcapitato, era un piccolo possidente terriero. Un cavallo, due mucche, qualche maiale, una ventina di galline, quattro papere, un pozzo malconcio, un orticello, una casupola fatiscente, una moglie rompiscatole e due figli fannulloni, facevano da contorno ad una vita fatta di miserie e poche passioni.

Santa Maria di Devia: interviene la Soprintendenza

L'area archeologica danneggiata dai vandali
Tanto tuonò che piovve. Con una lettera firmata dal Soprintendente ai beni culturali per la Puglia, arch. Carlo Birrozzi, e dall’arch. Azzurra Sylos Labini in quanto responsabile del procedimento, il MIBACT è intervenuto nella vicenda di Santa Maria di Devia, l’antica chiesa romanica che si trova nell’agro di San Nicandro Garganico, la cui contigua area archeologica è stata fatta oggetto qualche mese fa di gravi atti vandalici.
La lettera è indirizzata al Comune di San Nicandro Garganico (proprietario dell'area in cui sorge il parco archeologico e responsabile della custodia e della vigilanza), alla Curia di San Severo (proprietaria della chiesa, che viene però materialmente gestita dalla parrocchia del Carmine di San Nicandro) e alla Soprintendenza per i beni archeologici, evidentemente per la competenza che questa possiede sull’area archeologica.
L’oggetto della missiva è: “San Nicandro G. (Fg) Chiesa S.Maria - Richiesta chiarimenti a seguito di segnalazioni."

"In riferimento al bene in oggetto, vincolato ai sensi della Parte II del D.Lgs. 42/04 (è quella che si riferisce ai beni culturali, n.d.r.), questa Soprintendenza - vi si legge -, facendo seguito a segnalazioni che ne descrivono il carente stato manutentivo e atti vandalici che hanno interessato i depositi archeologici con probabile perdita di reperti, considerate le caratteristiche culturali del bene, tenuto conto degli obblighi conservativi imposti ai sensi dell’art.30 del D.Lgs. 42/04, chiede chiarimenti in merito allo stato di conservazione del complesso architettonico. Si trasmette la segnalazione in oggetto alla competente Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia per il prosieguo di competenza.”

venerdì 22 aprile 2016

Vincenzo Lanza torna a splendere nella villa comunale

Insieme. Pubblico e privato. Il Comune e il mondo dell'impresa, la società civile. Per migliorare la città, per farne un posto migliore in cui vivere, a cominciare da uno dei suoi luoghi più belli, simbolici, e a rischio di degrado, come la Villa Comunale.
Dopo Parco San Felice, un altro passo importante in questa direzione è stato messo con il restauro del monumento di Vincenzo Lanza, propiziato dalla positiva sinergia tra il Gruppo Telesforo e il Comune di Foggia. Quattro anni per dare concretezza ad un sogno cominciato con la precedente amministrazione comunale capeggiata da Gianni Mongelli, e conclusa dalla giunta guidata da Franco Landella, che assieme a Paolo Telesforo ha inaugurato stamattina il monumento, restaurato e riconsegnato alla città in tutta la sua bellezza, e il suo significato.
"È il primo di una serie di interventi di valorizzazione che intendiamo realizzare per restituire alla villa comunale e  ai suoi monumenti la dignità che meritano, per fare in modo che tornino ad essere memoria viva e pulsante della città", ha detto Paolo Telesforo a nome del suo gruppo imprenditoriale di cui fanno parte anche Di Miscio-Vigilante-Rosa Rosa. "Con questo gesto  intendiamo ricordare anche mio nonno, che si spese molto perché la città tornasse ad avere la sua villa comunale."
Il nonno ed omonimo Paolo Telesforo fu sindaco di Foggia all'indomani del conflitto bellico e si impose fermamente (al punto da venire anche insultato e minacciato) per ricostruire il pronao della villa che  le bombe alleate avevano distrutto, sottraendo l'area verde alle mire degli speculatori edilizi.
Come allora, la speranza è che la rinascita della villa possa accompagnare la rinascita della città. "L'impegno dei privati è encomiabile, e noi come amministrazione faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per sostenerlo", ha detto il sindaco Landella. "Ma il resto devono farlo i cittadini, cercando di essere più sensibili e meno indifferenti, tutelando la cosa pubblica con più consapevolezza."
L’importanza dell’alleanza tra pubblico e privato è stata sottolineata anche dall’assessore alla cultura, Anna Paola Giuliani: “Mi auguro che questa positiva esperienza possa contagiare anche altre imprese e altri strati della opinione pubblica.”
La manifestazione inaugurale è stata condotta da Gioacchino Rosa Rosa, che ha auspicato che i foggiani si riapproprino  della villa, e che questa torni ad essere luogo della bellezza.

Emiliano promette e mantiene: 3 milioni per salvare il Castello di Lucera

È stato di parola, il governatore Michele Emiliano. Appena qualche giorno fa, dal suo profilo Facebook aveva anticipato l’intenzione della Regione Puglia di intervenire per la messa in sicurezza del Castello di Lucera, minacciato dal grave dissesto idrogeologico della collina su cui sorge.
“La fortezza sveva è un patrimonio nazionale”, aveva detto  Emiliano promettendo un intervento sollecito.
“Mai nessuno è intervenuto per mettere in sicurezza questa testimonianza di Federico II - aveva aggiunto il Presidente della Giunta Regionale. È per estensione una delle più grandi d’Europa ed è stata edificata nel Xlll secolo. Quasi mille anni di storia che ci è stata tramandata. Penso che il nostro obbligo morale sia quello di tramandarlo alle future generazioni. La Regione Puglia sosterrà il Comune di Lucera in questa opera meritoria avviata dal Sindaco Antonio Tutolo, che saluto con affetto.”
La notizia è adesso ufficiale. La Regione Puglia ha stanziato 3 milioni di euro per il risanamento del dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza del monumento che minacciava seriamente di crollare. Il finanziamento sarò erogato a valere sui fondi per la difesa del suolo.
Qualche mese fa, il sindaco Tutolo aveva scritto a mezzo mondo chiedendo interventi urgenti e lamentando l’esclusione di Lucera dal programma operativo culturale 2014-2020, cofinanziato da fondi Fesr. L’allarme del primo cittadino era e resta del tutto giustificata: le torri si sono staccate di una ventina di centimetri dalla fortezza ed il pericolo di crollo è diventato sempre più immanente.
Logico che la notizia dell’intervento regionale sia stata accolta con grande soddisfazione da Tutolo.
“Oggi è una giornata che mi ha dato una grande emozione - ha scritto il sindaco su Facebook. Una intensa sensazione di felicità dovuta alla ufficialità del finanziamento di tre milioni di euro del dissesto del versante Castello. Potremo finalmente scongiurare il pericolo di crollo di uno dei simboli della nostra città. Uno dei più importanti. Il lavoro paga sempre e Dio sa quanto lavoro abbiamo fatto per arrivare a questo risultato. E quanto ne facciamo quotidianamente.”
È così contento Tutolo, da lasciarsi andare ad una colorita ma efficace espressione dialettale: “Oggi è na iurnata bon... grazie Michele Emiliano.”
E speriamo che questa bella notizia preluda ad una virata di bordo nei rapporti tra la Regione Puglia e la Capitanata. Forse si è veramente voltato pagina.

La politica deve tornare a pensare al futuro

E chi l’avrebbe mai detto? Dopo una campagna referendaria sommessa, all’indomani del mancato raggiungimento del quorum, esplode il confronto sulla necessità, anzi l’urgenza, di tornare a ragionare di futuro, e di apprestare un modello di sviluppo in grado di sostenerlo.
Sia Franco Antonucci che Michele Lauriola hanno rilanciato la necessità di un confronto che metta d’accordo le ragioni di chi sostiene la tutela dell’ambiente e del paesaggio, con quelle di chi sostiene la produzione e il lavoro (aspetti tutt’altro che antitetici… dal mio punto di vista).
E non si fanno attendere i commenti, interessanti, degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane.
Riferendosi al titolo, volutamente provocatorio, della lettera meridiana "Lo sviluppo? Non interessa più l'opinione pubblica”, Girolamo Arciuolo scrive quanto segue:
Questo, Geppe, a mio avviso è uno dei problemi in assoluto più centrali.
la Sinistra attuale ha smesso di pensare al futuro e al progresso e ha smesso nel contempo di pensare allo sviluppo.
L'antiindustrialismo luddista declinato in salsa "territorialista" (not in my backyard) è il pensiero prevalente di larga parte della sinistra, da quella c.d. moderata a quella c.d. radicale.
è un ritorno alle forme di socialismo utopistico in salsa neoromantica.
Identità/territorio/ambiente. Marx ai tempi scrisse parole durissime.
Da noi poi il tutto si declina in una sorta di Luddo-meridionalismo.
Io non voglio i termovalorizzatori e non è vero che la monnezza a cielo aperto produce inquinanti ad alta tossicità. Poi voglio la raccolta porta a porta e se non c'è comunque meglio della soluzione industriale, almeno dietro casa mia (ma tollero i cumuli di monnezza in fermentazione).

giovedì 21 aprile 2016

Noi, che viviamo lontano e vorremmo tornare

Castelnuovo della Daunia
Se avesse potuto, Tania Conte, cittadina di un piccolo comune dei Monti Dauni, costretta a vivere lontano dalla sua terra, sarebbe senz'altro tornata a votare per il referendum.
La sua lettera è bella e commovente e ne suggerisco caldamente la lettura a tutti gli amici di Lettere Meridiane. Mi spiace che le mie considerazioni sulle ragioni dell’astensionismo particolarmente elevato in provincia di Foggia abbiano provocato malessere nella gentile lettrice.
Le sue riflessioni effettivamente gettano sulla questione dell’astensionismo una luce diversa , evidenziando un’altra strana contraddizione del sistema elettorale del Bel Paese. I nostri connazionali all'Estero possono votare tranquillamente per corrispondenza. Gli italiani che sono stati costretti ad emigrare in un’altra regione, per poter votare devono necessariamente farlo nel Comune presso le cui liste elettorali sono iscritti. Oltre che contraddittorio, il sistema è obsoleto, visto il contesto di accentuata mobilità in cui viviamo. Di seguito la lettera di Tania Conte.
* * *
Gentile Sig. Inserra,
chi le scrive è una del paese dauno e mi creda leggere questo articolo questa mattina lontano dalla mia Terra mi ha fatto star male.
Dietro al nostro voto mancato non c’è nessuna strategia politica, nessun malessere legato a UOMINI POLITICI e nessuna affezione o meno all’attuale Premier. NOI non siamo andati a votare perché non possiamo più VIVERE quotidianamente i nostri comuni. Siamo costretti a lasciare i nostri paesi per crearci un minimo di SPERANZA formativa, lavorativa e per di più non riusciamo frequentemente a tornare nelle nostre terre. Lei lo sa che l’aeroporto più vicino è Brindisi, che arrivare in treno a Foggia vuol dire caricarsi di costi spaventosi e tempi di percorrenza “infiniti”, che gli autobus hanno dei tempi biblici e sono sempre stracolmi… e che dai nodi di interscambi ai nostri paesi ci sono strade completamente distrutte.
Io conosco MOLTO bene la sensazione che si prova quando si è chiamati a VOTARE e per tutti questi motivi non si può scendere al proprio paese e poi mi ritrovo a leggere DEMAGOGIE su NOI dei paesi DAUNI. Che forse se ci aveste messo nella possibilità di tornare a casa in modo più “semplice” saremmo stati capaci di URLARE il nostro voto più degli altri. Perché Caro Sig. Inserra noi quando finiscono gli esami a luglio, quando ci danno le ferie al lavoro, non cerchiamo voli per mete sconosciute…NOI TORNIAMO A CASA! Sulle nostre spiagge con la nostra gente. A NOI vengono le lacrime al primo raggio di sole che tocca le scrivanie di uffici collocati nei palazzi di città grigie, ci si stringe il cuore quando andiamo a pranzo e siamo “costretti” a mangiare un tramezzino mentre grazie ai social vediamo i nostri amici che sono in riva ai nostri mari con un pezzo di focaccia.
Io conosco bene i Sindaci dei Nostri paesi l’Ing. Andreano (sindaco di Casalvecchio di Puglia, n.d.r.) e l’Avv. De Luca (sindaco di Castelnuovo della Daunia, n.d.r.) e anche loro sono stati “COSTRETTI” a lasciare la loro terra per un periodo. Meritano un grande rispetto per essere tornati e per l’impegno che ci stanno mettendo. Perché noi dei Monti Dauni siamo Persone SEMPLICI con il cuore PURO capaci di fare GRANDI cose e loro ci riusciranno! Ma senza demagogia, senza strumentalizzazioni.
LORO e NOI abbiamo bisogno di cose concrete: date LORO I MEZZI per aiutarci a TORNARE OGNI VOLTA CHE IL PAESE CHIAMA!
Mi perdoni lo sfogo. Usate le vostre penne per “muovere” cose concrete perché chi ci guarda negli occhi ha quasi sempre paura di ciò che vede. Nei nostri occhi c’è la VOGLIA di FARCELA in modo onesto.
Noi siamo cresciuti in una BOLLA DI SAPONE al cui interno c’è il rispetto per le PERSONE e per la nostra TERRA: però oggi abbiamo bisogno di NUOVI MEZZI perché lei ci sta chiamando e abbiamo tanto da darle incluso il VOTO.
La Saluto Cordialmente
Tania Conte 

mercoledì 20 aprile 2016

Lo sviluppo? Non interessa più l'opinione pubblica

Il referendum sulle trivelle fa discutere. Paradossalmente più dopo, ad urne chiuse ed a risultato acquisito, che non durante la campagna elettorale, come sarebbe stato lecito ed auspicabile attendersi, perché la democrazia, la discussione, non fanno mai male.
Su Pro Capitanata, Franco Antonucci, per molti anni ingegnere capo del Consorzio Asi di Foggia, persona particolarmente attenta e sensibile ai problemi dello sviluppo, ha pubblicato una nota che suscita parecchie riflessioni.
Mi deprime - scrive Antonucci - il pensiero delle infinite discussioni televisive post-referendarie prossime (talk show a basso costo), ovvero, peggio, su chi ha vinto e chi ha perso, lasciando tali e quali le "questioni energetiche ambientali" generali. Che noia mortale! Parole, parole, liti, liti, solo per prendere il posto dell'uno contro l'altro, senza prospettive reali. Lotte per il cambio della guardia, senza nulla guardare a fondo.
Vorrei per qualche istante, invece, sognare ed immaginare che proprio da parte di chi ha vinto, magari allora per iniziativa dello stesso Governo, partisse, l'iniziativa di un nuovo dibattito, aperto a tutto campo, non solo sulla questione contingente del "controlli" ambientali sul presente e sull'immediato, ma soprattutto sulla fantastica ipotesi di un più generale "progetto di fattibilità" sulla "questione energetica ambientale" nazionale. In un Paese fragile e splendido al tempo stesso.

Come Marcuccio partì libertino, e tornò frate...

Per l'archivio delle storie pubblichiamo un bel racconto di Antonio Del Vecchio, la storia di un giovane di San Giovanni Rotondo che partito per l'Australia per misteriose ragioni decise, o  forse fu costretto, come vedrete, a farsi frate. Il racconto è tratto dal volume E così ho lasciato la mia
terra/ Voci, volti e ricordi degli emigrati di San Marco in Lamis, Rignano Garganico e San Giovanni R. di Sergio D’Amaro e Antonio Del Vecchio (Regione Puglia, 2006).
(Nella foto, la riproduzione di un'antichissima chiesetta che si trovava nel giardino del Convento dei Capuccini, a San Giovanni Rotondo).
* * *
di Antonio Del Vecchio
E... tornò  monaco", una vicenda intrisa di vita emigratoria e di vocazione religiosa, per via della scelta finale dal protagonista, fortemente influenzata e segnata dall’ incontro – confessione, come si dirà, con  Padre Pio. Ecco la storia.
In gioventù il futuro Padre Marco aveva i sette spiriti e li metteva a prova di giorno primeggiando nei lavori campestri e di notte danzando e facendo serenate. Di statura regolare, asciutto, scattante e velocissimo in tutto ciò che faceva, il suo ‘modus vivendi’ era la favola di ogni compagnia di lavoratori di pianura e di montagna e il sogno delle ragazze che egli faceva roteare come trottole durante gli intrattenimenti di famiglia. Ma gli mancava qualcosa. La sua insoddisfazione si accresceva d’estate quando parlava con gli emigranti in villeggiatura.

martedì 19 aprile 2016

Referendum, il malessere dei Monti Dauni

Come leggere lo scarso appeal che il referendum  di domenica scorsa sulle trivelle ha esercitato sull'elettorato dauno? I dati parlano chiaro: con il 36,08 per cento, la Capitanata è stata la provincia pugliese con l'astensionismo più elevato, rimanendo oltre cinque punti al di sotto della media regionale (41,66) e oltre dieci punti sotto la provincia di Lecce (47,55) che è quella che si è recata alle urne più massicciamente, sfiorando il raggiungimento del quorum.
C'è una motivazione politica dietro il dato elettorale della Capitanata? Gli elettori dauni sono più affezionati a Renzi, che non ad Emiliano? Sotto sotto, può essere che a spingere i foggiani a disertare le urne ci sia stata una certa disaffezione verso l'istituzione regionale, promotrice del quesito referendario.
Ma non credo che il record dell'astensionismo fatto marcare dalla Capitanata possa essere determinato soltanto da questo. Sul risultato possono avere in qualche modo influito umori politici locali. A San Marco in Lamis, dove si erano particolarmente spesi per il sì i centristi, si è registrata una partecipazione alle urne tutt'altro che soddisfacente (37,4%), mentre nella vicina San Giovanni Rotondo ha votato il 42,3%.
Una tendenza che emerge piuttosto nitidamente dall'analisi del voto di domenica scorsa, è che gli elettori dei comuni garganici hanno votato di più rispetto a quelli della piana e delle aree interne. In controtendenza c'è il dato di Foggia: un bel contributo a impedire che vi fosse una percentuale ancora più elevata di astensionismo è giunto proprio  dal capoluogo, con un 41,2% di votanti che è più o meno quello medio regionale.

Il Foggia in cima alla classifica avulsa dei play off

La vittoria sull’Akragas consente al Foggia non soltanto di consolidare il secondo posto nella classifica del girone C di Lega Pro, con due punti di vantaggio sul Lecce, terzo, ma anche di raggiungere la vetta della classifica avulsa, e non è per niente cosa da poco.
In aggiunta, la squadra rossonera conquista ormai anche quasi matematicamente il diritto a disputare i play off. In realtà occorre ancora un punto, ma per andare fuori dalla zona play off, il Foggia dovrebbe perdere tutte le tre partite che restano da giocare, l’Ancona vincerle tutte, e sovvertire una differenza reti che attualmente vede il Foggia in vantaggio sulla squadra marchigiana della bellezza di 16 reti. 
Se il campionato dovesse concludersi oggi, i satanelli si troverebbero ad affrontare i play off dalla posizione più vantaggiosa, in quanto il Foggia è la migliore squadra tra le seconde classificate.
Il ragionamento ha una valenza puramente statistica, in quanto, come già detto, mancano ancora tre giornate alla fine del torneo, e può succedere ancora tutto, anche per quanto riguarda l’eventuale promozione diretta. 
Il girone C è quello che registra il distacco più ridotto tra la prima e la seconda classificata: sono soltanto 4 i punti che dividono il Foggia dal Benevento, mentre nel girone A, il Cittadella, già promosso in B, sopravanza il Bassano Virtus di 11 punti, e 9 lunghezze dividono nel girone B la Spal dal Pisa. I ferraresi sono divisi da un solo punto dalla matematica promozione.

lunedì 18 aprile 2016

Turismo, Siponto ha sorpassato Castel del Monte

È un autentico boom, che sta in un certo senso riscrivendo la mappa del turismo culturale in Puglia. Nello scorso week end di Pasqua, la ricostruzione della basilica paleocristiana di Siponto è stato il luogo culturale più visitato in Puglia, facendo registrare più visitatori perfino di Castel del Monte, che è il monumento pugliese più gettonato.
“La resurrezione di Siponto miracolo turistico” è il titolo di un bell’articolo di fondo che sull’argomento ha scritto Bianca Tragni, nelle pagine della edizione nazionale della Gazzetta del Mezzogiorno.
La metafora della resurrezione è azzeccata, e non priva di suggestione: “Oggi Siponto, restaurata e aperta al culto la chiesetta di S.Maria per il resto è un luogo morto. Quest’opera strana e straordinaria la sta risuscitando.”
Bianca Tragni definisce la ricostruzione dell’antica basilica di Edoardo Tresoldi un monumento e nello stesso tempo un’opera d’arte moderna. “La sua particolarità è che la materia di cui è fatto non sono pietre e mattoni, bensì reti d’acciaio. Insomma fili di ferro che si ergono e s’intrecciano fino a costruire colonne e pilastri, capitelli e archi, cupole e capriate. Ed ecco la Basilica Paleocristiana che riemerge come un fantasma. Ma non è un fantasma evanescente, bensì perfettamente strutturato in quei pilastri, colonne, capitelli, capriate, archi, semicupole absidali, tutti a grandezza reala. È un'opera d'arte che il giovane artista  Edoardo Tresoldi ha realizzato per la Soprindentenza Archeologica di Puglia."

sabato 16 aprile 2016

Seconda stazione a Foggia Sud: il sì del Comune

“Una stazione a Foggia Sud, che potrebbe essere importante anche per lo sviluppo urbanistico della città”. L’assessore all’urbanistica del comune di Foggia, Francesco D’Emilio, aveva anticipato in una intervista televisiva questa importante novità. Non è un passo indietro rispetto all’obiettivo prioritario, che resta sempre quello di fare in modo che l’attuale stazione non venga bypassata dalla linea ad alta capacità Napoli-Bari, ma - come lo stesso D’Emilio ha puntualizzato - “il campanile non basta a difendere gli interessi del territorio, e bisogna pensare anche a soluzioni alternative”.
In questa prospettiva, si profila adesso una sinergia importante, tra l’amministrazione comunale e il Comitato spontaneo “ Un Baffo Ferroviario per Foggia” che per primo ha posto la questione della seconda stazione, localizzandola lungo il baffo già realizzato da Rete Ferroviaria Italiana (esisteva da decenni, è stato di recente ripristinato) che lambisce l’abitato, passando sotto il cavalcavia di via Bari.
Il presidente del Comitato, Luigi Augelli, si è incontrato con l’Assessore all’urbanistica. Nella riunione si è convenuto "sulla necessità di costruire la seconda Stazione Ferroviaria a Foggia-Sud, zona CEP San Lorenzo, per evitare che il territorio della Capitanata venga bypassato dai treni viaggiatori, Alta Velocità, da e per Roma e di provvedere alla costruzione di una piattaforma Merci-Container in zona ASI di Incoronata, che permetta di intercettare il traffico merci che attraverserà i corridoi ferroviari 1 e 8 da Copenaghen-Napoli-Bari-Mar Nero e viceversa."

giovedì 14 aprile 2016

Keplero band emergente. Anzi prorompente.

“Siamo una band di Foggia, attiva da circa 4 anni, nata dall’esigenza e dalla voglia di portare nuovi spunti inediti nel panorama della musica indipendente italiana.” Non si può dire che i Keplero non abbiano ambizioni e che non intendano volare alto. Vincitori del contest per band emergenti “Essere Perfetto”, stanno vivendo un momento d’oro. Hanno pubblicato, proprio grazie alla vittoria nel contest,  il loro secondo Ep, Vanità microscopica. Il loro brano Tears figura nella raccolta Best of Fest, Il meglio della Rete dei Festival 2015.
L’impegnativa dichiarazione di cui sopra costituisce l’incipit della lunga e interessante intervista rilasciata dai Keplero al portale della musica live pugliese pugliamusic.it .
I quattro ragazzi foggiani (Sergio Valerio, vocals & guitar, Luca d'Altilia,  bass, ukulele bass & baritone guitar, Costantino "Mcmartin", drums,electric drums,percussion, Gianluca Grazioli), si confessano davanti al taccuino del redattore di Pugliamusic e ne viene fuori un’approfondita riflessione sul senso di fare musica, sulla speciale idea di musica che comunica che caratterizza questa band, che potete scoprire anche visitando e iscrivendovi alla bella pagina fb. : "Viviamo di significati e simboli nascosti. Al contrario, ci piace osservare come interpretano e come percepiscono le persone ciò che produciamo. Cerchiamo di comunicare nei brani che per ora abbiamo prodotto, sensazioni ed esperienze personali, una sorta di diario delle nostre vite." Una intervista a  cuore aperto che potete leggere integralmente cliccando qui.
Chi vuole ascoltare i Keplero dal vivo ha una buona opportunità nei prossimi giorni: la band si esibirà il 16 aprile al Resurb di Cerignola,per le selezioni regionali di Arezzo Wave 2016...
I Keplero vanno ascoltati e riascoltati e gustati. Potete farlo anche su Spotify, a questo link: https://play.spotify.com/artist/2w8JL2KkQIFINIchwtoQDn?play=true&utm_source=open.spotify.com&utm_medium=open
Il loro sound è un intreccio di stili e sonorità diverse che mi pare trovi la sua sintesi più efficace in Tears, brano presente in entrambi gli ep del gruppo. Guardate qui sotto, un pezzo tratto dall'esibizione che ha decretato i Keplero vincitori del contest per band emergenti, "EsserePerfetto".

La memoria che si ridesta: domani il congresso che rilancia l'Anpi

Diversamente da quanto si pensa comunemente, furono tanti i meridionali che dettero un contributo importante alla Liberazione del Paese dal nazifascismo. E tra di essi, anche numerosi foggiani. Nomi eccellenti come quello del tenore Nicola Ugo Stame, trucidato alle Fosse Ardeatine, e nomi di giovani che hanno immolato la loro vita per la libertà, come quelli di Vincenzo e Luigi Biondi, i due fratelli foggiani che “non ancora ventenni combatterono e caddero da valorosi per la libertà d’Italia” (nella foto, la stele che li ricorda, nella Villa Comunale). Morirono il 3 ottobre 1943 sul Colle San Marco, ad Ascoli Piceno, nello scontro tra la formazione partigiana di cui facevano parte e le truppe tedesche. La loro è una delle diverse storie che segnano a caratteri indelebili il legame di Foggia e della Capitanata con la Resistenza, la lotta di Liberazione dal nazifascismo.
Nel corso degli ultimi anni, la storia e le differenti vicende che raccontano quel legame sono state oggetto di studi, pubblicazioni, riflessioni pubbliche: basti ricordare l’opera di Raffaele De Seneen, Figli sconosciuti, Il contributo dei foggiani alla Resistenza (potete scaricarla cliccando qui) che compendia assai bene queste pagine di storia che, nonostante gli oltre settant’anni trascorsi da allora, ancora non sono conosciute come dovrebbero.
Domani, a 10 giorni esatti al settantunesimo anniversario della Liberazione d’Italia, a Foggia se ne tornerà a discutere grazie al Congresso provinciale dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. L’assemblea pubblica, che si terrà dalle ore 17 nella sala del Museo Civico (piazza Nigri 1), sarà un momento importante per rimettere in moto, nel capoluogo e in tutta la provincia, un lavoro cominciato molti anni fa.

Il Pd che ragiona e si confronta

Il Pd è la forza politica che sta vivendo nel modo più tormentato la vigilia referendaria, diviso com’è tra quelli che voteranno sì, quelli che voteranno no e quelli che a votare non ci andranno affatto, affinché il quesito referendario non ottenga il quorum.
La tavola rotonda promossa da Capitanata Futura ha consentito alle diverse anime del Pd di confrontarsi e a tutti di farsi un’opinione più approfondita su un referendum che, pur partendo da una questione piccola piccola (riguarda soltanto le concessioni per l’estrazione di petrolio e di gas già in atto, e la possibilità che vengano prorogate oltre la scadenza), nell'immaginario collettivo coinvolge scenari assai più ampi. E non a torto, vista l'assenza di una riflessione partecipata sui temi del futuro e dello saviluppo.
Bene ha fatto Capitanata Futura ad offrire alla città un’opportunità per saperne di più sull’argomento.
Introdotti e moderati da Tiziana Zappatore, gli intervenuti hanno esposto le loro ragioni: per il sì si sono pronunciate Antonella Caruso, docente e giornalista, protagonista di un’autentica lectio magistralis,sui temi referendarie e sulle trivelle, e Marialuisa d’Ippolito, vicepresidente regionale del Fai, né l'una né l'altra iscritte al Pd. Le ragioni del no sono state illustrate da Alfonso de Pellegrino, capogruppo del Pd al Comune di Foggia, e da Lorenzo Frattarolo, renziano di ferro. Il primo andrà comunque a votare (optando per il no) domenica prossima, mentre il secondo si asterrà.
Per il sì anche il consigliere regionale Pino Lonigro, mentre un no ragionato è giunto dal segretario regionale della Cisl, Giulio Colecchia, che ha sottolineato l’assenza di una vision sul tema delicatissimo delle politiche energetiche.
Il dibattito è stato sereno e pacato, caratterizzato più dalla voglia di confrontarsi e di capire, che non dal muro contro muro. È diffusa la consapevolezza che il voto referendario in Puglia, come lo si volti e come lo si giri, ha un significato in più: il duello tra il governatore Michele Emiliano, fino all’altro giorno segretario regionale del Pd, e renziano, e il premier Matteo Renzi.
Tra i diversi interventi che hanno punteggiato il dibattito, quello di Pasquale Bonnì, ha più di altri interpretato il sentimento che serpeggiava nell'affollata sala di Parco San Felice. Il preside ha lamentato come il decisionismo e il leaderismo di Renzi stiano mortificando la discussione e il confronto all’interno di un Pd che vuole invece discutere, partecipare, confrontarsi. Come ha dimostrato la bella serata proposta da Capitanata Futura.

mercoledì 13 aprile 2016

La suicida del Gargano, la fine del racconto di Fazzini

Pubblichiamo la seconda ed ultima parte del racconto La suicida del Gargano, di Antonio Fazzini, uscito sull'ottavo numero della rivista Poliorama Pittoresco, che veniva pubblicata a Napoli, durante il Regno delle Due Sicilie.
La prima parte del racconto è stata pubblicata qualche giorno fa: se non l'avete letta, potete farlo cliccando qui.
Antonio Fazzini fu un pregevole, letterato viestano come il suo più famoso zio, l'abate Lorenzo Fazzini, filosofo e scienziato, cui lo stesso Poliorama Pittoresco dedicò alcuni scritti.
Anche il disegno (quello che potete vedere nel corso del racconto, mentre quello che illustra il post è la copertina della rivista) è firmato da un nome illustre: Filippo Molino, pittore e disegnatore originario di Vasto, che si ritagliò una buona fama nello straordinario fiorire di artisti nella Napoli della prima metà dell'Ottocento.
* * *
LASUICIDA DEL GARGANO
(SECONDA PARTE)
Ma ai miei giorni di gioventù eì ricordami che quei mariuoli erano conciati per le feste. Coi risparmi del Comune e le sovvenenze del Barone avevamo costrutta dei pini de' nostri boschi una picciola armata, il tutto cinque vele; eli' era la cittadella ove si riparava in caso d'incursione, e la nostra tomba quando morivasi combattendo per le case e gli altari. Comandava a quelle navi il giovane Arrigo, nome di buona ricordanza fra noi, poichè un suo bisavo, che così pure chiamavasi, aveva messo in fuga il tremendissimo Dragutte, il cui nome ci spaventa ancora come il demonio, quando già aveva preso ed incendiato mezzo il paese; ed il padre era morto in salvando dalle branche di quei feroci una vedovella che traevano alle navi con tre figli.

lunedì 11 aprile 2016

Rauzino rilancia: petizione per chiedere l'esproprio di Kalena

Teresa Maria Rauzino, indomita presidente del Centro Studi Martella rilancia, e pubblica on line una petizione per chiedere l’immediato esproprio dell’Abbazia di Kalena, la più antica del Gargano che per una incredibile e drammatica serie di circostanze è di proprietà di privati che non ne garantiscono però la tutela in quanto bene culturale di eccezionale valore.
L’iniziativa è sostenuta dall’Arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio, originario del Gargano, che una volta ebbe a dire: “Se non fossi un sacerdote, occuperei l’Abbazia”.
Kalena è uno dei beni culturali più importanti della Puglia ma, incredibilmente, la Sovrintendenza ai Beni Culturali se ne disinteressa. Come si legge nel testo della petizione, Pietro Giannone fa risalire la fondazione dell''abbazia all’872, ma Santa Maria di Kàlena pare sia ‘figlia’ di una comunità basiliana approdata da queste parti dall’area greco-turca. Ben presto l’abbazia venne fortificata a difesa e baluardo contro le numerose invasioni, e assunse il ruolo di centro spirituale e materiale, controllando territori sempre più estesi. Nel 1023 il Vescovo di Siponto la assegnò come pertinenza all' Abbazia di Santa Maria di Tremiti, dalla quale si svincolò, anche se provvisoriamente, riguadagnando la sua indipendenza. Nel tempo i suoi beni si estesero ben oltre l’area garganica: nel 1420, possedeva trenta chiese, con relativi possedimenti di estesi territori coltivati, un numero imprecisato di molini, case, oliveti, ai quali si aggiungeva il diritto sul pescato del lago di Varano oltre ai diritti feudali sulla città di Peschici. 

Classifica avulsa: il Foggia consolida la posizione.

Iemmello portato in trionfo alla fine della partita
In attesa di conoscere il risultato di Benevento-Cosenza di stasera, con la bella vittoria di Caserta il Foggia  consolida la sua posizione nella virtuale griglia di partenza dei play off di Lega Pro, aumentando la possibilità di giocarsi fino in fondo il torneo che dovrà designare la quarta promossa nella serie cadetta.
I rossoneri perdono invece, seppure provvisoriamente, il record dell’attacco più forte, per conquistare il quale continua il duello a distanza con la Spal. Con le tre reti rifilate al Santarcangelo, gli estensi si sono portati a quota 53. Il  Foggia insegue a quota 52, e si tratta comunque di cifre stellari, visto che  i scannelli possono vantare una media gol di 1.73 reti a partita. 
Vediamo come stanno le cose, invece, per l’obiettivo che maggiormente interessa la squadra rossonera, la promozione.
Se il campionato dovesse concludersi oggi,  il Foggia si troverebbe ottimamente piazzato e, soprattutto, avrebbe la possibilità di giocare in casa il primo turno del play off: il più insidioso, perché si svolge sulla partita secca. Chi vince va avanti, chi perde è eliminato.
Ma vediamo nei dettagli come si articolerebbe il cartellone, ricordando che il regolamento prevede che i play off vengano disputati tra le squadre seconde e terze classificate nei rispettivi gironi e dalle due migliori quarte.
Gli abbinamenti vengono effettuati sulla base di una classifica avulsa che tiene conto del punteggio in classifica e in caso di parità, della differenza reti. Rispetto alla situazione di sette giorni fa, la griglia di partenza è completamente diversa, a dimostrazione dell’estremo equilibrio dei campionati di LegaPro. Basta una sconfitta, per trovarsi fuori.
Se la classifica dovesse rimanere quella odierna, questa sarebbe la classifica avulsa, con i conseguenti accoppiamenti:

Le opere di Tullio Spadaccino: bellezze nascoste nelle chiese foggiane

Sovente, il gruppo degli Amici e Lettori di Lettere Meridiane ospita deliziose chicche pubblicate dagli stessi iscritti, che permettono di scoprire angoli e bellezze della nostra terra non conosciute ed apprezzate quanto e come si dovrebbe. Se non l’avete ancora fatto, dunque, iscriveteli al gruppo: ne vale la pena!
Tra gli amici e lettori più attenti c’è sicuramente Lorenzo Brescia (conosciuto anche con il nickname Viere Ferro) che qualche settimana fa ha  pubblicato un post veramente bello e stimolante,  a proposito di alcune chiese di Foggia, che custodiscono opere d’arte di notevole fattura.
“Alcune chiese del Borgo storico di Foggia - scrive Brescia - sono legate da un filo conduttore: le opere del pittore foggiano Tullio Spadaccino (1917- 1982).

giovedì 7 aprile 2016

Alla Sala Farina il film indipendente che sta conquistando il pubblico

Vivere e saper vivere non sono la stessa cosa. E imparare a vivere può non essere facile, può esporre alla sofferenza. Al suo terzo lungometraggio, Come saltano i pesci, Alessandro Valori, uno degli autori più interessanti della vasta galassia del cinema indipendente italiano, affronta un tema impegnativo: la crescita, la maturazione, i rapporti tra le generazioni, la funzione della famiglia in una realtà sempre più complessa. 
Un film bello, che dimostra che il cinema d'autore fa sì riflettere, ma sa anche divertire ed avvincere, ragionando sulla vita, senza ricorrere ad effetti speciali. Il pubblico sta rispondendo alla grande: su Comingsoon.It, la pellicola è accreditata d'uno sbalorditivo 4,4,/5.
Andatelo a vedere, perché ne vale la pena, ed anche perché Alessandro è particolarmente legato a Foggia. Le sue opere precedenti sono stati proiettate con successo al Festival del Cinema Indipendente di Foggia, e Valori è stato impegnato in prima persona qualche anno fa nella promozione della cultura cinematografica nella nostra terra, animando il Bovino Independent Short Film Festival.
Il film è in programmazione alla Sala Farina  a Foggia(via Campanile) da sabato 9 a mercoledì  13 aprile, con proiezioni alle 18,00,  20,00 e 22,00 . Domenica 10 aprile alle ore 17,15 è prevista  la presentazione del film alla presenza del regista Alessandro Valori, del produttore Mario  Tordini e dell’ attore protagonista Simone Riccioni.
Come saltano i pesci racconta la storia di Matteo,  un ragazzo di 26 anni con una vita perfetta: un sogno nel cassetto, due genitori Italo e Mariella che lo amano profondamente e una sorellina Giulia che vede in lui il suo eroe. Tutto, però,  si sgretola di colpo quando riceve una telefonata che gli fa scoprire che  il suo mondo era costruito attorno ad una terribile bugia.
Per far luce sull'accaduto, Matteo parte alla ricerca della verità. La realtà che con cui dovrà confrontarsi è molto diversa da quella che immaginava. In un susseguirsi di avvenimenti incontrerà persone che faranno parte della sua nuova vita, e scoprirà quale sarà il suo futuro.

La suicida del Gargano, uno struggente racconto di Antonio Fazzini

A conferma dell'attenzione che nel Regno delle Due Sicilie veniva riservata dalla capitale Napoli alla Capitanata, ci sono i frequenti articoli o racconti che lo splendido periodico Poliorama Pittoresco dedicava alle città e ai paesi della terra dauna.
In precedenti Lettere Meridiane abbiamo pubblicato il bel poemetto di  Giuseppe Libetta sull'origine del Santuario della Madonna di Loreto di Peschici (Da Peschici, una struggente storia di solidarietà, integrazione e tolleranza) e il reportage su Lucera dell'illustre Pasquale Stanislao Mancini (Lucera città delle memorie).
Oggi tocca ad un'altra storia garganica, cupa e struggente come s'usava nell'Ottocento. Memorabile la descrizione iniziale della notte garganica, interrotta dal canto del nocchiero che racconta la vicenda della bella e sfortunata donna, suicida per amore. Un racconto che esprime con rara coerenza ed efficacia certi stilemi romantici ed ottocenteschi.
Ne è autore Antonio Fazzini, letterato viestano come il suo più famoso zio, l'abate Lorenzo Fazzini, filosofo e scienziato, cui come vedremo in un prossimo futuro, lo stesso Poliorama Pittoresco dedicò alcuni scritti.
Anche il disegno è firmato da un nome illustre: Filippo Molino, pittore e disegnatore originario di Vasto, che si ritagliò una buona fama nello straordinario fiorire di artisti nella Napoli della prima metà dell'Ottocento.
Di seguito la prima puntata del racconto di Antonio Fazzini. Buona lettura.

LA SUICIDA DEL GARGANO
( Racconto del mio nocchiero.)

Già il sole erasi nascoso dietro le montagne di Molise accompagnato da nuvole rubiconde che gli facevano corteggio al suo ritiro. La monotona campana di Manfredonia batteva i melanconici tocchi dell'Ave alla Vergine Santa, e il suono propagavasene sulla pianura come quello d'un coro di civette cantanti la nenia all'agonia del moribondo. In quell'ora noi salpammo dal porto della città tanto diletta al gentile re Manfredi, dirigendoci alla volta di Vieste.
La immagine e il desìo del mio paese tornavanmi innanzi all'anima come quello del primo amore. Ma i miei pensieri erano intanto lusingati dolcemente dal magnifico spettacolo che presenta nella notte l'Italia, la quale simile a una ritrosa fanciulla pare non isvelar tutte le sue maggiori bellezze che nel tempo delle ombre. Regnava dappertutto un silenzio che invitava a dolci pensieri nella stagione d'Autunno, in una sera rischiarata dalla luna, sul mare, sotto al cielo Italiano.

Google regala la famosa Nik Collection: filtri fotografici avanzati per tutti i gusti

Una bella notizia per gli appassionati di fotografia digitale, che mi piace condividere con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, sapendo che molti di loro si dilettano con i software di editing digitale. Google ha reso disponibile gratuitamente, da qualche giorno, la celebre suite Nik Collection. Una scelta aziendale che il colosso dell’informatica ha così motivato su social: “Mentre continuiamo a concentrare i nostri investimenti a lungo termine nella costruzione di incredibili strumenti di editing fotografico per cellulari, tra cui Google Foto e Snapseed, abbiamo deciso di rendere la suite desktop di Nik Collection disponibile gratuitamente, in modo che ora chiunque possa usarla.”
La collezione è composta da sette plug-in (utilizzabili assieme a Photoshop (anche nelle versioni Elements e Lightroom e per gli utenti Mac anche con Aperture) che forniscono una potente gamma di possibilità di editing. La collezione offre  filtri che consentono di migliorare la correzione del colore, filtri per il ritocco e gli effetti creativi, per regolare la nitidezza dell'immagine e per mettere  in evidenza tutti i dettagli nascosti, per migliorare la capacità di effettuare regolazioni sul  colore e sulla tonalità delle immagini.
Google ha anche annunciato che quanti hanno acquistato la Nik Collection durante il 2016, saranno rimborsati.
“Siamo entusiasti di portare i potenti strumenti di editing fotografico un  tempo utilizzati solo da professionisti a a sempre più persone”, conclude il comunicato di Big G.
Nel dettaglio, i plug in che compongono la suite sono:

  • Analog Efex Pro: ricrea gli effetti ispirati delle macchine fotografiche tradizionali, degli obiettivi e della pellicola di una volta:
  • Color Efex Pro: un set completo di filtri per la correzione cromatica, il ritocco e gli effetti creativi.
  • Silver Efex Pro: per gli appassionati delle fotografie in bianco e nero; offre la possibilità di padroneggiare l'arte della fotografia in bianco e nero con  controlli ispirati alla camera oscura.quali: Luminosità dinamica, Contrasto basso, Esalta bianchi, Esalta neri e dello strumento avanzato Dispositivo grana
  • Viveza:  Regola selettivamente il colore e la tonalità delle immagini senza maschere o selezioni complicate.
  • HDR Efex Pro: Controlli potenti consentono di creare foto HDR eccezionalmente naturali e artistiche grazie alla vasta gamma di opzioni
  • Sharpener Pro: Mette in evidenza i dettagli nascosti per ottenere immagini nitide, come farebbe un professionista.
  • Dfine: Migliora le immagini grazie a una riduzione del rumore su misura per la fotocamera utilizzata.
  • Bello, vero?

L'intera suite può essere gratuitamente scaricata dalla home page di Google Nik Collection, a questo indirizzo web: https://www.google.com/nikcollection/ (pulsante Download now). Buon divertimento.

mercoledì 6 aprile 2016

La scomparsa di Pino Ciarambino, indimenticabile voce notturna delle prime radio foggiane

di Maurizio De Tullio
A nemmeno un mese dalla scomparsa della cara Marisa Ferrari, con dolore mi tocca informare i tanti che lo hanno conosciuto che oggi è venuto meno anche Giuseppe Joachim Ciarambino, una delle prime voci ma, soprattutto, uno dei primi veri esperti di musica nelle primitive radio private foggiane, ‘Radio Luna’ e ‘Teleradioerre’ in particolare. Aveva 70 anni ed era di origini ascolane e napoletane.
Inconfondibili i suoi “Notturni” in onda su ‘Teleradioerre’, pregni di vera passione e conoscenza delle sfumature più nascoste di brani, generi ed esecutori. Pino è stato un vero cultore di Musica, quella che per far capire di cosa stiamo parlando occorre scriverla con la “M” maiuscola.
Per lui classica, sinfonica, jazz, brasiliana, blues non avevano segreti: masticava questi repertori come un Professore di Conservatorio. Ma non usava nei nostri confronti il guanto della sfida, di chi sapeva di poter pontificare: per lui la musica non aveva confini, era un solo linguaggio e poteva permettersi di coniugare Ornella Vanoni con Mozart, bastava dargli spazio e un microfono. Avesse avuto la possibilità di andare in onda dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva lo avrebbe fatto con facilità estrema!
Pino Ciarambino era stato contestualmente un esperto in tutela e difesa economica d'impresa e di libera intrapresa. Aveva lavorato come quadro alla Sofim e per lunghi anni in campo assicurativo. I suoi interessi scientifici, di viva partecipazione, hanno spaziato nel campo della Economia e Management dell'Innovazione e, in special modo, nel rapporto fra libero arbitrio e giurismo civile e penale d'impresa e di libera intrapresa.
Già dalla seconda metà degli anni settanta, risorsa umana di Ricerca & Sviluppo Sperimentale di un Ente Economico di Stato, da maggio 1983 aveva curato il Dipartimento di Teoria della Conoscenza di uno studio professionale privato, polispecialistico per la funzione imprenditoriale, con sede a Foggia.
Nonostante la sua inconfondibile ‘stazza’, che aveva cercato di ridimensionare negli ultimi anni, Pino vi aveva convissuto senza mai farsi troppo condizionare. 
Mi piace ricordarlo proprio così, con quel sorriso ora beffardo ora sognante, ma sempre ingentilito da un amore sconfinato per la vita, per i suoi cari e per la musica dalla quale – ne sono certo! – si è separato solo momentaneamente, impegnato come sarà, da qualche parte, a proporre lunghi e variopinti ‘no stop music’. Mai come in questo caso davvero ‘no stop’.
Ciao Pino, ti ricordiamo tutti con grande stima e affetto.
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