martedì 31 maggio 2016

Seconda stazione: il dibattito è aperto

Fa discutere e molto, com’era facile prevedere, la lettera meridiana di ieri sulla eventualità di una seconda stazione per Foggia, sulla linea AC/AV Napoli-Foggia-Bari. Gli interventi sono per lo più orientati alla possibilità della nuova stazione, che non alla sua localizzazione, questione tutt’altro che secondaria visto che, comunque vadano le cose, l’infrastruttura avrà un impatto urbanistico, ma anche economico, non indifferente.
Gli interventi sono molti, sicché l’articolo è lungo: ma vale la pena di leggerlo e con attenzione, perché non sempre l’opinione pubblica cittadina si esprime con tanta passione.
Condividendo il post di Lettere Meridiane, l’avv. Giulio Treggiari, presidente del Rotary Club  di Foggia, lancia un appello: “Non perdiamo anche questo "treno" !”

Bombardamenti, anche Lucera ebbe le sue vittime

In occasione del 28 maggio, data che ricorda il primo raid aereo su Foggia, che inaugurò la tragica estate del 2943, Tommaso Palermo (che ringrazio) ha pubblicato la foto di un ritaglio di giornale che non conoscevo, e che è particolarmente significativo perché sottolinea che il martirio di Foggia coinvolse anche le città limitrofe, come Lucera.
Tratto dal Poughkeepsie New Yorker del 29 maggio 1943 (Poughkeepsie è un sobborgo di New York, è possibile quindi che si tratti della copertina di un "dorso" locale del New Yorker), il ritaglio è una eloquente testimonianza dell'attenzione con cui da parte della opinione pubblica americana si seguiva la campagna d'Italia, appena avviata dagli Alleati.
Leghorn di cui si parla nel titolo è Livorno. Sorprende trovare a fianco a Foggia, l'indicazione di Lucera tra le città bombardate, ma la cosa serve a chiarire un aspetto poco noto di quella infausta giornata e cioé che probabilmente, almeno il 28 maggio, il maggior numero di vittime non si registrò a Foggia, ma a Lucera. Non nella città sveva, il cui abitato non fu toccato nei bombardamenti, ma in un campo di priginieri di guerra, che si trovava nelle campagne lucerine.
Nel suo documentato volume, Foggia sotto attacco, Gastone Mazzanti così riferisce i dati delle vittime provocate da quel primo raid: 45 vittime civili, 11 soldati tedeschi uccisi e  61 feriti nel capoluogo, secondo la Regia Questura; 300 vittime in tutto secondo il IX Corpo d'Armata. È possibile che la differenza tra il numero delle vittime diffuso dalla Questura e quello riferito dalle autorità militare sia da ascrivere proprio alle bombe sganciate sul campo di prigionia di Lucera, e questo dimostrerebbe anche le ragioni del coinvolgimento della cittadina sveva nel titolo di apertura del Poughkeepsie New Yorker.

lunedì 30 maggio 2016

Nuova stazione, c'è il sì di RFI. Ma Foggia ancora cincischia.

Finalmente una buona notizia per Foggia. C'è l'assenso sostanziale di RFI per la costruzione di una seconda stazione, strategica per evitare che il capoluogo dauno venga bypassato dal baffo, ormai in esercizio dalla scorsa estate, della linea ad alta capacità, Napoli-Bari.
Ma c'è anche il rischio che non se ne faccia nulla, viste le risultanze dell'incontro che si è svolto qualche giorno fa in Municipio, a Foggia, durante il quale amministratori regionali, comunali e provinciali nonché rappresentanti dei sindacati e della associazioni di categoria delle imprese, hanno ribadito la necessità del mantenimento della centralità della stazione ferroviaria di Foggia.
Intendiamoci, qui non si tratta di essere "contro" la stazione. Nessuno è favorevole a qualsivoglia tipo di declassamento del glorioso scalo di viale XXIV maggio, ma visto che ragioniamo in un contesto nazionale che privilegia Alta Velocità/Alta Capacità, in cui vengono spesi fior di milioni, anzi miliardi, per accorciare di qualche minuto i tempi di percorrenza, sembra quanto meno improbabile che RFI possa rinunciare alla riduzione dei tempi di percorrenza tra Napoli e Bari (15 minuti circa) che si otterrebbe posizionando la fermata di  Foggia già sul cosiddetto "baffo" o, peggio ancora, saltando del tutto la sosta nella Puglia Nord.
Le ipotesi che i tecnici di RFI starebbero vagliando sono due: la prima, più vicina all'abitato, anzi in periferia, prevederebbe la stazione a Ordona Sud. La seconda, più a sud e più distante dall'abitato, prevederebbe invece la costruzione dello scalo nella zona del Salice Nuovo. È su questo aspetto che occorrerebbe riflettere, e in fretta, come ha spiegato senza peli sulla lingua l'assessore comunale Francesco D'Emilio, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano L'Attacco: "Se come comunità non decidiamo perderemo questo treno. Bari ha tutto l'interesse che noi continuiamo in eterno a parlare, questo è il momento di scegliere."
Chi non ha dubbi sulla questione è invece Luigi Augelli, presidente del Comitato spontaneo “Un Baffo ferroviario per Foggia”, che quasi un anno fa promosse un'assemblea popolare sul tema: "Che la seconda stazione ferroviaria, da denominare “Foggia CEP-San Lorenzo” a Foggia Sud, debba costruirsi,  inevitabilmente ed unicamente all’uscita del raccordo ferroviario (sul cosiddetto Baffo), è l’unica soluzione tecnica possibile, perché  permetterà la costruzione di banchine (marciapiedi) di lunghezza 300-400 metri necessari ai treni Frecce Argento, composti da 9 vetture, permettendo di effettuare fermate di salita e discesa viaggiatori."

Quando San Siro ironizzava su Foggia-Pisa...

…E invece Foggia e Pisa sono tornate a far parlare di sè, anche nel calcio che conta. nonostante quel che si legge nel pesante, ironico cartello che un anonimo tifoso pugliese espose nel corso di un derby milanese di qualche anno fa.
L’immagine risale al 23 novembre del 2014. Le due squadre milanesi si affrontarono a San Siro in una stracittadina tutt’altro che esaltante, sia per la posizione di classifica delle due squadre, sia per il gioco espresso in campo. Finì uno ad uno. Alla rete del momentaneo vantaggio milanista segnata da Menez rispose Obi, con un gol che sarebbe rimasto il solo segnato in nerazzurro dal centrocampista.
L’ironia dell’anonimo tifoso coratino giocava sul fatto che le due squadre milanesi hanno lo stesso colore di maglia delle due squadre che si disputeranno la finale play off di Lega Pro: il Foggia veste rossonero come il Milan, il Pisa nerazzurro come l'Inter. Ironia della sorte, la squadra toscana è però guidata da un milanista doc come Gattuso.
Con il brillante percorso compiuto dal Foggia e dal Pisa nel play off di Lega Pro, le due compagini si troveranno di fronte nella finale che deciderà chi giocherà in serie B nella prossima stagione.
Pronostico difficile per una sfida che appare incerta, com’è giusto che quando si giocano la sfida due squadre che hanno concluso la stagione regolare piazzandosi entrambe seconde nel loro girone: il Foggia con 65 punti nel girone C, il Pisa con 62 punti (ma uno di penalizzazione) nel girone B.
La doppia finale comincia domenica prossima. Appuntamento alle ore 18 alle stadio Arena Garibaldi-Romeo Anconetani , nella città della Torre pendente. Ritorno allo Zaccheria il 12 giugno.

Stasera al cineporto di Foggia Enrico Ghezzi e tanto buon cinema

Enrico Ghezzi, il geniale critico cinematografico ideatore della fortunatissima trasmissione di RaiTre Fuoriorario, tornerà a Foggia dopo molti anni di assenza, al Cineporto di via San Severo, per tenere una master class sui generi cinematografici.
La prima volta di Ghezzi nel capoluogo dauno  aprì una pagina nuova nella storia del movimento cinema foggiano.  Ghezzi fu ospite di Mauro Palma al FalsoMovimento, assieme a Luciano Emmer, con cui è stato legato da profondissimi rapporti.
Quella giornata segnò l’atto di nascita dell'amicizia che avrebbe legato Emmer a Mauro Palma e all’intera città di Foggia, con la realizzazione del docufilm Foggia non dirle mai addio e del film, rimasto incompiuto, Il cardo Rosso.
Un gradito ritorno, dunque, che vedrà Enrico Ghezzi ospite del Cineporto di via San Severo assieme a Luigi Abiusi, nell’ambito di una tre giorni tra i Cineporti di Puglia: si comincia stasera a Foggia, domani, 31 maggio a Bari, conclusione l'1 giugno a Lecce.
Si tratta di una master class itinerante all’interno della rassegna “Registi fuori dagli scheRmi”. Il programma di ogni giornata prevede la proiezione alle 18,30 de Il sangue del vampiro (1958) di Henry Cass; successivamente alle 20,30, “egh sui(no)generis – la vita (ri)succhiata: cannucce” (master class); a seguire alle 21,30, proiezione di Burying the Ex (2014) di Joe Dante.
De Il sangue del vampiro Ghezzi ha scritto: «la più bella sceneggiatura di Jimmy Sangster, e un film su cui ritornare puntualmente. Da proteggere dall’ira del regista, che si è accorto di aver dato tutto il potere al Cinema, ben al di là delle convenzioni». Ambientato a Carlstadt nel 1874, il film narra le vicende del dottor John Pierre condannato per le sue affermazioni sulla trasfusione di sangue. Il direttore del manicomio criminale in cui viene mandato gli offre la possibilità di evitare la cella a condizione di aiutarlo nello studio delle trasfusioni, costringendolo a collaborare nella sperimentazione sui gruppi sanguigni in vista di un mai tentato trapianto di cuore artificiale.
In Burying the Ex, invece, presentato fuori concorso al 71° Festival di Venezia, Joe Dante racconta la storia di Max, della sua ex, Eveline e del suo nuovo amore Olivia. Sarebbe una semplice commedia sentimentale, se non fosse che Eveline muore proprio quando Max si è deciso a lasciarla e riappare, trasformata in zombie, più innamorata (e affamata) che mai, proprio quando Max inizia la sua relazione con Olivia. Come recita il sottotitolo: «some relationships just won’t die»!
Il progetto prodotto da Apulia Film Commission in collaborazione con Uzak, è giunto alla sua quinta edizione che quest’anno si trasforma in una rassegna permanente (da febbraio a novembre 2016) e maggiormente radicata nel territorio.
“Registi fuori dagli scheRmi” è prodotto da Apulia Film Commission e finanziato da Regione Puglia e Unione Europea attraverso il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2007-2013 e del P.O.R. Puglia 2014-2020 – Asse VI Obiettivo Tematico 6.7.

domenica 29 maggio 2016

Foggia Madre Terra (la ballata)

Foggia Terra Madre, la ballata 

Parole di Antonio Basta
Musica e canto di Bruno Caravella
Un omaggio alla città di Foggia, medaglia d'oro al valor civile ed al valore militare per i bombardamenti che subì nel 1943.
Fotografie di Bruno Caravella
Immagini d'epoca tratte dal libro di Tommaso Palermo
Foggia dalle tenebre del 43 alla rinascita 
Edizioni Parnaso
Un prodotto de L'immagine militante 
Laboratorio di linguaggio cinematografico e audiovisivo dell'Università della Libera Età "Silvestro Fiore" di Foggia in collaborazione con Auser Volontariato e Spi Cgil di Foggia

sabato 28 maggio 2016

Il 28 maggio. Il fragore ottuso delle bombe.

Il dolore di una città disegna certe volte geometrie strane, che attraversano gli imperscrutabili sentieri della storia e del tempo.
Il 28 maggio è una data scolpita due volte nella memoria e nella carne di Foggia, ricorrenze accomunate dalla violenza dell'uomo sull'uomo e dal fragore ottuso delle bombe.
I raid dei bombardieri alleati del 28 maggio 1943 inaugurarono la più tragica delle estati che Foggia abbia mai vissuto, e che si concluse con la morte di migliaia di cittadini.
Trentuno anni dopo, il 28 maggio del 1974, in piazza della Loggia, a Brescia un'altra bomba ottusa mieteva le sue vittime. Furono in otto a cadere nella strage fascista. Tra i morti, un foggiano, il prof. Luigi Pinto che aveva lasciato la sua città per una cattedra al Nord. Il suo cuore generoso cessò di battere qualche giorno dopo, e dopo una dolorosa agonia.
C'è qualcosa che collega le due date. Ed è appunto il sordo rumore delle bombe che uccidono persone, che spezzano vita, che avvelenano speranze e sorrisi.
Non dimenticare significa cercare di tener viva la memoria interiore cara a Norberto Bobbio che scriveva:
Vi sono due forme diverse di memoria: quella interiore e quella esteriore. La memoria esterna, che si manifesta nelle cerimonie ufficiali, nei discorsi commemorativi, nelle lapidi, nei monumenti, nei libri di storia, nelle testimonianze dei protagonisti, nella riproduzione di immagini dell'evento, ha senso soltanto se riesce a mantenere viva la memoria interiore. La può sollecitare, ma non la sostituisce.

Foggia madre terra

L'Immagine Militante
Laboratorio di linguaggio cinematografico e audiovisivo
dell'Università della Libera Età Silvestro Fiore
in collaborazione con Auser Volontariato e Spi Cgil di Foggia
presenta
FOGGIA MADRE TERRA
da una poesia di Antonio Basta

Voce recitante
Tonio Sereno

Regia e montaggio
Geppe Inserra
con il laboratorio L'Immagine Militante

Le immagini sono tratte da
Foggia, dalle tenebre del ’43 alla rinascita
di Tommaso Palermo
Edizioni Parnaso

Si ringraziano l’autore
e l’editore per averle concesse

Colonna sonora
Undercover Vampire Policeman 
di Chris Zabriskie
Creative Commons License

venerdì 27 maggio 2016

Foggia ricorda il primo bombardamento

Domani saranno settantatré anni dall’inizio di quella tragica estate foggiana, che nel 1943 costò la vita a migliaia di cittadini e provocò la distruzione di buona parte della città. Il 28 maggio del 1943, per la prima volta i foggiani capirono che non sarebbero rimasti immuni dai raid aerei degli alleati, così come qualcuno aveva ritenuto, sperando nella intercessione del sindaco di New York, Fiorello La Guardia, di origine foggiane.
Quell'assolato venerdì cominciò un incubo: per la prima volta, vennero sganciate bombe vere, assieme a volantini propagandistici che preannunciarono in modo sinistro anche la valenza strategica dei bombardamenti. “Avviso! Caduta Tunisi, ecco quello che i tedeschi faranno dell’Italia: il campo di battaglia del fronte meridionale della Germania… Ora tocca all’Italia, perché morire per Hitler?”, così recitavano i volantini propagandistici che gli equipaggi dei Liberator del 367° Bomb Group lanciarono sulla città, assieme al micidiale carico di bombe.
Apparve subito chiaro che quelle micidiali incursioni non avevano soltanto lo scopo di annientare gli obiettivi strategici come l’aeroporto Gino Lisa (su cui si accanì in modo particolare il raid del 28 maggio) e la stazione ferroviaria, e di spianare la strada alla conquista di Foggia.
Lo scopo era anche quello di terrorizzare la popolazione civile.
Quel giorno, a Foggia faceva caldo. La sera al Teatro Flagella avrebbe dovuto avere inizio la stagione lirica con la rappresentazione del Rigoletto. L’allarme suonò alle 11.20 e non ci fu molto tempo per mettersi al riparo nei rifugi. L’attacco, praticamente incontrastato dai reparti della contraerea italo-tedesca, provocò seri danni all’aeroporto e allo stadio comunale.
Il bilancio fu pesante: 45 vittime civili, 11 soldati tedeschi uccisi e 61 feriti a Foggia. Morirono anche diversi prigionieri di guerra, che si trovavano in un campo nei pressi di Lucera. Le autorità del IX Corpo d’Armata che si occupavano della conta dei morti, indicarono in 300 il numero delle vittime di quella prima giornata.
Molto opportunamente, l’amministrazione comunale ha varato quest’anno un programma di iniziative per commemorare la ricorrenza, che era rimasta sempre sullo sfondo. Le vittime dei bombardamenti vengono commemorate tradizionalmente il 22 luglio, data in cui si registrarono le incursioni più violente, assieme a quella del 19 agosto che provocò il maggior numero di vittime: date coincidenti con le vacanze estive che complicano il “far memoria” soprattutto verso i giovani e la scuola, sicché l’esperimento intrapreso o da quest’anno dall’amministrazione guidata da Franco Landella, è particolarmente apprezzabile.

On line il nuovo numero di Oblomov, scoppiettante rivista lucerina

È on line il numero di maggio di Oblomov, e come sempre è una festa per chi ama la buona letteratura e l’opinione intelligente. Sarò partigiano, ma ogni mese attendo con ansia l’uscita della rivista lucerina diretta da Antonio Carbone, e ne sono ogni volta ampiamente ripagato. Riflessioni interessanti, fini elzeviri e buoni racconti, sono questi gli ingredienti, tutti di notevole qualità, di Oblomov.
Il numero di maggio si apre con un estremo saluto a Marco Pannella, scritto da Michele Colucci che tuttavia si distacca dal coro di retorica spesso ipocrita che ne ha accolto la morte del leader radicale, per evidenziare i tanti pregi e soprattutto i difetti del Pannella senile.
Nel numero di maggio compare una nuova firma, che annuncia un’altra qualificata collaborazione: quella di Gianpaolo Ferrara, scrittore e critico letterario beneventano, che recensisce il futuro vincitore del Premio Strega, il poderoso romanzo “La Scuola Cattolica” di Edoardo Albinati, ambientato nella stessa scuola frequentata dai famigerati assassini del Circeo.
Tutto da leggere I cattivi maestri di un popolo da sostegno civile di Alfredo Padalino: una lucida ed appassionata reprimenda degli intellettuali nostrani, ritenuti responsabili della mancata crescita della società civile moderna italiana.
Nicola Lembo  si addentra nel filone della Gomorra connection, con un appassionante racconto di un camorrista redento che si confronta con uno scettico commissario di polizia.
Luciano Ciavarella riflette infine su un tema piuttosto frequentato dalla letteratura e del cinema, ma sempre intrigante: che cosa ci piacerebbe fare, nell’ultimo giorno della nostra esistenza? Quel buontempone di Luciano si prefigura un’uscita di scena degna di Hemingway, a base di mare, tramonto e prosecco.
Potete leggere i diversi articoli, ovviamente gratis, cliccando qui.

giovedì 26 maggio 2016

D'Alema a Foggia per i 70 anni della Repubblica

La Repubblica italiana sta per festeggiare i suoi primi settant'anni. ItalianiEuropei, la rivista dell'omonimqa fondazione presieduta da Massimo D'Alema, ha dedicato alla ricorrenza una monografia intitolata "Il Cammino dellas Repubblica" con articoli di Sergio Mattarella, Giorgio Napolitano, Anna Finocchiaro, Brando Benifei, Alessandro Rosina, Giuseppe Provenzano, Daniela Palma, Nicoletta Pirozzi e Roland Marchal, che possono essere letti on line sul sito della fondazione.
Una lettura pasrticolarmente intensa ed istruttiva, che può godere anche del qualificato contributo del Capo dello Stato. "La cittadinanza repubblicana - scrive Mattarella - contribuì, non poco, a definire il nuovo orizzonte: tutti erano chiamati, con eguale dignità, alla responsabilità di costruire e determinare il proprio futuro. Non sempre si e attribuito alla scelta repubblicana il valore che essa meritava. Dopo il referendum del 2 giugno a prevalere furono le preoccupazioni dei principali leader di partito, a cominciare dai grandi partiti popolari, di ridurre le fratture del paese, di non aggravare la divisione con quanti avevano votato per la monarchia, in particolare con il Mezzogiorno che a maggioranza si era espresso in quel senso. L’accento venne posto, con sapienza, sulla Costituzione e sulla democrazia da edificare, chiamando tutte le forze ad allargarne le basi di consenso e a farla diventare motore di sviluppo e benessere. Il legame stretto tra diritti civili e diritti sociali ha favorito la crescita del paese, dando alla Carta costituzionale anche la natura di programma fondamentale che comprendeva e indirizzava il confronto, attenuando talune asperità della guerra fredda, puntando al superamento di una democrazia soprattutto formale come era stata quella pre-fascista. La ricostruzione dell’Italia nella democrazia (mentre questa tardava ad affermarsi in altri Stati del Sud d’Europa) fu un capolavoro politico e ancor più lo fu la crescente coesione nazionale, che si e allora realizzata malgrado il succedersi di tante diverse difficoltà."
Il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Foggia  e la Fondazione “Vittorio Foa” hanno organizzato un incontro pubblico su Il Cammino Della Repubblica, che si terrà questo pomeriggio nell'Aula Magna della Facolta di Giurisprudenza (Largo Papa Giovanni Paolo II, n. 1) con inizio alle ore 18.Sarà presente l'On. Massimo D’Alema, Presidente della Fondazione Italianieuropei, che sarà intervistato dalla Direttrice del Corriere del Mezzogiorno della Puglia, Maddalena Tulanti.
Presiede i lavori, Aldo Ligustro, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, interviene Francesca Rosa, docente dello stesso Dipartimento.

Luoghi del Cuore Fai, consigli per l'uso

L'Abbazia di Kalena, a Peschici, da anni tra i Luoghi dei Cuore Fai
Loris Castriota Skanderbegh, Vice Capo Delegazione FAI di Foggia e delegato per la comunicazione FAI Puglia, mi scrive una lettera per puntualizzare alcuni aspetti della iniziativa I luoghi del Cuore, lanciata dal FAI. La lettera meridiana in cui davo notizia dei luoghi del cuore censiti in provincia di Foggia nei primissimi giorni dal lancio della edizione 2016, e della molto provvisoria graduatoria, aveva come scopo proprio quello di sensibilizzare gli amici e i lettori del blog a segnalare i beni da tutelare, e in ogni caso di partecipare numerosi alla bella iniziativa.  Castriota Skanderbegh fornisce, nella sua lettera, alcuni interessanti suggerimenti per ottimizzare la risposta dell'opinione pubblica.
* * *
Caro Geppe,
il tuo articolo rischia di creare una certa confusione sull'iniziativa "I Luoghi del Cuore".
Innanzi tutto, occorre dire che, ad oggi (22 maggio), il censimento è iniziato da poco, quindi la classifica è in continua evoluzione.
Non h a molto senso, dunque, comunicare chi è ai primi e chi agli ultimi posti. Tanto meno dire quali sono i beni presenti in classifica!
Giorno dopo giorno, infatti, gli utenti sensibili alla salvaguardia dei beni culturali e ambientali italiani, accorgendosi dell'iniziativa in corso, votano un sito culturale o paesaggistico che ritengono degno di salvaguardia e valorizzazione.
Quindi, a quelli che avevi indicato tu, dopo pochi minuti se ne erano aggiunti già altri.
ECCO PERCHE', ALL'APPARENZA, ALCUNI BENI MANCANO!
Per di più, noi del FAI-Foggia stiamo indicando la necessità di concentrare i voti su un paio di beni di Capitanata, per farne giungere almeno uno tra i primi della classifica (come era accaduto nelle edizioni precedenti) e sperare di attirare attenzione e fondi sul recupero dello stesso. Ad oggi, coi successi eclatanti fatti segnare nelle edizioni precedenti dai beni promossi dal FAI-Foggia, occorreranno almeno 120/150mila voti per giungere ai primi posti.
Dunque, indicare, come fai tu, un elenco nutrito di beni, non farà che disperdere i voti e farà svanire ogni speranza di vedere uno dei nostri siti ai primi posti della classifica dei "Luoghi del Cuore" 2016.
Quanto ai finanziamenti, è vero che il FAI e Intesa San Paolo investono fondi propri su alcuni dei beni segnalati ai primi posti nei censimenti, ma è bene specificare che l'obiettivo primario è sensibilizzare enti e comunità locali per ottenere da loro l'intervento economico principale per il restauro e la valorizzazione di beni.
Nel ringraziarti per l'attenzione rivolta alla nostra iniziativa, ti prego di inserire le indicazioni corrette, per evitare di ingenerare confusione nei cittadini che vogliono contribuire attivamente ed efficacemente agli interventi sui beni della Capitanata più bisognosi di "cure" da parte delle istituzioni competenti.
I migliori saluti.
Loris Castriota Skanderbegh
Vice Capo Delegazione FAI Foggia
Delegato per la comunicazione FAI Puglia

mercoledì 25 maggio 2016

Le ombre e le luci del piano attuativo regionale dei trasporti

Cinquantotto interventi previsti per l’aeroporto di Bari  Palese, quarantadue per quello di Brindisi, dodici per quello di Taranto e solo due per quello di Foggia. Sono queste le cifre sintetiche degli interventi previsti nel settore aeroportuale dal Piano attuativo 2015-2019 del Piano Regionale Trasporti, varato dalla Giunta Regione e pubblicato qualche giorno fa sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.
I soli due interventi previsti per il Gino Lisa riguardano l’acquisizione delle aree e i lavori per il prolungamento della pista e l’ampliamento del piazzale, con la realizzazione di una nuova caserma dei Vigili del Fuoco.
"Per l’aeroporto di Foggia - scrivono gli estensori del documento - il Piano Attuativo conferma, per lo scenario di medio periodo, la previsione dei lavori di prolungamento della pista, subordinata oggi alla verifica di tale esigenza, in rapporto al consolidamento e alla crescita del traffico che la Commissione Europea sta analizzando nell’ambito della decisione sulla notifica agli aiuti di stato che la Regione Puglia ha presentato nel corso dell’anno 2014 e dal ruolo attivo del sistema imprenditoriale locale con particolare riferimento al settore turistico. L’aeroporto di Foggia può costituire uno strumento di sviluppo economico e turistico se e solo se le iniziative nelle fasi di avvio vengono pienamente condivise dagli Enti Locali e dagli stakeholders beneficiari dell’impatto economico aggiuntivo."
Insomma senza un contributo forte e netto da parte delle forse istituzionali ed economiche locali, l'aeroporto è destinato a restare al palo. Il piano attuativo, d'altra parte, effettua una scelta di campo ben precisa, a tutto vantaggio dell'aeroporto di Bari: "L’accessibilità multimodale all’aeroporto di Bari da tutto il territorio pugliese è ritenuta dal Piano Attuativo d’interesse strategico per l’intera comunità regionale."

martedì 24 maggio 2016

Buon compleanno, Paz

Se non fosse prematuramente scomparso, Andrea Pazienza avrebbe festeggiato ieri il suo sessantresimo compleanno. Artista straordinario, ha raccontato un'epoca attraverso le sue vignette ed i suoi fumetti. E' stato probabilente l'artista italiano più celebrato del secolo scorso. Era nato il 23 maggio 1956 a San Benedetto del Tronto, ha vissuto la sua infanzia e la giovinezza tra San Severo e il Gargano. La sua terra lo ricorda con la mostra collettiva Buon compleanno Paz, che resterà aperta fino al 16 ottobre prossimo al MAT (Museo dell'Alto Tavoliere) a San Severo: una collettiva con sessanta autori di fumetti, vignette e illustrazioni di rilievo nazionale e internazionale, ognuno dei quali renderà il suo personale regalo disegnato. Sessanta autori come gli anni che avrebbe compiuto Pazienza. Autori del calibro di Milo Manara, Vittorio Giardino, Sergio Staino, Silver, Lele Vianello, Vincino, Max Frezzato, Stefano Disegni, Makkox, Sebastiano Vilella e tanti altri.
Lettere Meridiane lo ricorda con una raccolta di collegamenti interni ed esterni al blog. Buona lettura.

 Strano paese

Un inedito di Andrea Pazienza diventa una struggente canzone, per realizzare il sogno della masseria didattica Antonio Facenna. Il testo della poesia, il video della canzone.

Il Gargano come poesia e come epica
Le vite parallele di Andrea Pazienza e di Antonio Facenna, l'allevatore morto nell'alluvione che ha scolvolto il Gargano nel 2014.

Peschici a misura di PAZ
Un articolo di Teresa Maria Rauzino su una serie di fotografie scattate da Gino Nardella che ritraggono Pazienza a Peschici e che diventarono la base di una mostra itinerante.

Perché Andrea Pazienza è ancora attuale
"I personaggi di Andrea Pazienza sono universali, immediatamente riconoscibili. Fanno parte del bagaglio di esperienze che segnano l’adolescenza e la giovinezza." Un belle articolo di Alberto Grandi, pubblicato su Penne Matte e su Wired.It

Il commosso ricordo di Roberto Vecchioni
Pazienza disegnò diverse copertine dei dischi di Roberto Vecchioni, che in una bella testiomonianza all'Ansa, lo ricorda così: "Faceva sempre di testa sua"

Una mail per salvare Santa Maria di Devia

Santa Maria di Devia (Foto © Nazario Cruciano)
Una mail per salvare Santa Maria di Devia, l'antica chiesa romanica dal ciclo di affreschi bizantineggianti situata sul Monte D'Elio, in mezzo ai laghi di Lesina e Varano e di fronte alle Isole Tremiti, in un angolo meraviglioso e a tratti incontaminato del comune di San Nicandro Garganico.
C’è tempo fino al 31 maggio prossimo per segnalare questo bene al Governo, candidandolo ad ottenere i fondi “per recuperare i luoghi culturali dimenticati” per i quali Palazzo Chigi ha stanziato 150 milioni di euro.
Tutti i cittadini possono segnalare all'indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it  un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare. Il finanziamento è destinato ai siti di minore importanza ma strategici per le realtà locali, soprattutto per le aree a maggior rischio di dispersione giovanile. Una opportunità importante, insomma.
Raccogliendo le indicazioni del governo, l’associazione culturale Agorà di Sannicandro Garganico invita tutti quanti hanno a cuore le sorti di Santa Maria di Devia, a segnalare il sito, che ha bisogno di urgenti lavori di restauro e di messa in sicurezza, come Lettere Meridiane ha più volte raccontato ad amici e lettori. Alla fine del post trovate un modello della mail da inviare al Governo e i collegamenti alle lettere meridiane in cui abbiamo parlato della questione.
La chiesa e il sito di Devia stanno godendo, nelle ultime settimane, di notevole interesse da parte del mondo culturale dell'intera Capitanata, a causa del degrado in cui versa il sito e per la necessità di intervenire nuovamente sulla chiesa e sui suoi preziosissimi affreschi, sempre più pericolosamente offuscati dal salnitro.
Del valore del sito di Devia e della sua preziosa chiesa romanica si parlerà oggi a Foggia, in una serata promossa dall’Associazione Amici della Banca del Monte di Foggia e dalla sezione foggiana dell'Archeoclub Italia. L’incontro, che ha come tema  "Scoprendo Santa Maria di Devia" si svolgerà alle 18:30 nella Sala Rosa del Vento (via Arpi 1529. I lavori saranno aperti  dai saluti di Saverio Russo, Presidente della Fondazione Banca del Monte, di Rina Di Giorgio Cavaliere, Presidente degli “Amici della Fondazione Banca del Monte” e di Santa Picazio, Presidente dell’“Archeoclub” di Foggia.

lunedì 23 maggio 2016

Altro che Lonely Planet. San Giovanni Rotondo regina di TripAdvisor

Se i redattori di Lonely Planet si fossero presi la briga di consultare TripAdvisor prima di scrivere la loro recensione su San Giovanni Rotondo, avrebbero probabilmente mitigato il severo giudizio sulla cittadina di San Pio, che ha suscitato la fiera protesta del presidente del gruppo consiliare dei Popolari alla Regione Puglia, Napoleone Cera.
Il consigliere regionale, originario del Gargano, ha stigmatizzato il modo con cui sulla guida sono stati presentati il Gargano e in modo particolare San Giovanni Rotondo dipinta "come un luogo simoniaco, dove si pratica un becero commercio di statuette e souvenir di san Pio."
"Trovo la scelta editoriale della guida ha aggiunto Cera -  discutibile e francamente offensiva per la comunità sangiovannese, per i garganici e per tutti i pugliesi. Una guida, specie se realizzata con l’ausilio di PugliaPromozione e che ha fatto registrare già migliaia di download – ha continuato - dovrebbe garantire una presentazione equilibrata e puntuale dei luoghi da visitare, invece di alimentare situazioni che potrebbero nuocere al settore turistico e ai tanti operatori che devono fare i conti con la crisi del settore. "
Il supporto offerto dall'agenzia turistica regionale PugliaPromozione alla guida è diventato un autentico caso politico. Lo stesso Cera ha presentato una mozione, in cui si chiede al presidente della Giunta regionale di “intraprendere iniziative e/o provvedimenti urgenti, a difesa della Puglia e della dignità dei pugliesi, nei confronti della rivista Lonely Planet e del Commissario di PugliaPromozione, chiarendo il ruolo assunto dall’Agenzia, la responsabilità di chi ha autorizzato la pubblicazione e le modalità di impiego dei fondi regionali utilizzati per la rivista”.
In realtà come detto all'inizio, il giudizio negativo dei redattori di Lonely Planet è seccamente smentito da TripAdvisor, portale turistico  social specializzato in recensioni a ristoranti ed alberghi,  scritte dai propri iscritti: il gradimento dei turisti verso le strutture di San Giovanni Rotondo raggiunge livelli di eccellenza.
La cittadina di San Pio può vantare un autentico record, assai difficile da battere: dei dieci migliori ristoranti individuati dalla comunità di recensori di TripAdvisor ben cinque, cioè la metà, si trovano a San Giovanni Rotondo, con tanto di certificato di eccellenza, ed un voto compreso tra le quattro e le cinque stelle, segno di una qualità ricettiva e di una professionalità che dev'essere evidentemente sfuggita ai redattori di Lonely Planet. [Per guardare la classifica cliccare qui, facendo attenzione a sceglier equale criterio di ordinamento Classifica]
L'eccellenza ricettiva di San Giovanni Rotondo è confermata anche dalla classifica che riguarda gli hotel: dei dieci alberghi ritenuti migliori dalla comunità di TripAdvisor quattro ricadono a San Giovanni Rotondo, e non c'è altra località turistica della Puglia settentrionale che possa vantare un tale record.

domenica 22 maggio 2016

Il trionfo del Foggia, il lapsus di Telenorba

Foggia impazzisce di gioia, per la vittoria dei satanelli a Lecce (3-2), nella semifinale di andata dei play off di LegaPro. Una doppietta di Iemmello e un eurogol di Sarno hanno permesso alla compagine rossonera di sfatare una tradizione che li voleva sconfitti negli ultimi 23 anni allo stadio di via del mare a Lecce.
Con la bella vittoria, i satanelli mettono anche una serie ipoteca sulla finale. Comunque, sarà decisiva la partita di ritorno, che il Foggia giocherà domenica prossima, alle 20.45, allo Stadio Zaccheria. I gol segnati in trasferta non valgono il doppio: per conquistare la finale, il Foggia dovrà vincere, o almeno pareggiare.
La partita è stata telerasmessa in diretta da Telenorba, la cui conduttrice prima della gara ha commesso un piccolo quanto inconsapevole lapsus : evidentemente male informata da qualche foggiano, ha salutato il pubblico che a Foggia seguiva la sfida sul maxischermo in... piazza Lanza.
Sono almeno cinquant'anni che a Foggia non esiste più una piazza di tale nome. Soltanto qualche anziano, dalla memoria lunga, continua a chiamarla così. Piazza Lanza è infatti l'antico toponimo dell'attuale piazza Giordano. Fu intestata al grande compositore foggiano dopo la sua morte, dopo il 1948.
In realtà, il maxischermo era stato installato in via Lanza, che è il tratto iniziale dell'isola pedonale, attigua a piazza Giordano. La telecronaca è stata seguitissima tanto in... via Lanza, quanto nelle case foggiane, ed ancora una volta ha avuto torto la Rai a non trasmettere un derby pugliese così sentito e importante.
Il piccolo lapsus è frutto anche dei continui cambi toponomastici vissuti dalla piazza.
Nel 1871, era stata invece dedicata all'insigne medico ed umanista Vincenzo Lanza. Vi ospitava anche la statua, successivamente trasferita nella villa comunale, per far posto, dal 1928, al Monumento ai Caduti, che venne inaugurato dal Re.
Nel 1961, il Monumento è stato trasferito in Piazzale Italia e la piazza ha assunto la forma odierna, con il monumento dedicato a Umberto Giordano ed alle sue opere.
Nella foto, una rara immagine di piazza Lanza com'era una volta, quando non erano ancora stati abbattuti, per fare posto al Palazzo degli Uffici Statali, l'orfanotrofio Maria Cristina e la Chiesa di San Ciro, che si notano sullo sfondo.

Via all'ottava edizione dei Luoghi del Cuore: in vetta l'Anfiteatro romano di Lucera

È partito l’8° censimento dei luoghi del cuore promosso dal FAI e da Intesa Sanpaolo. “La piazzetta del tuo primo bacio, il borgo dove correvi da piccolo, la spiaggia che hai amato, la vista che ti ha riempito di felicità. Sono tanti i luoghi speciali che ti hanno regalato un'emozione. Se li voti, puoi cambiare il loro destino”, così recita la headline dalla campagna. Per esprimere la propria preferenza occorre accedere al sito dei Luoghi del Cuore (potete farlo cliccando qui). 
La presenza della Capitanata come al solito è cospicua. È possibile votare tra beni culturali, abbazie, spiagge già candidate, oppure candidare un proprio luogo del cuore.
Al momento, guida la classifica l’Anfiteatro Romano di Lucera, che versa in una situazione a dir poco critica. Se dovesse venire premiato dai clic dei partecipanti alla iniziativa, potrebbe essere recuperato grazie ai finanziamenti Fai ed Intesa Sanpaolo.
La città più rappresentata è, invece  Manfredonia, con quattro luoghi del cuore, tra beni monumentali e spiagge. In generale, a fare la parte del leone è il Gargano: dei 19 luoghi del cuore segnalati fino a questo momento per la terra sauna, ben 16 ricadono nel perimetro compreso tra il Gargano e le Isole Tremiti.
È presente anche, come succede da molti anni, l’Abbazia di Kalena, gioiello della storia e dell’arte medievale, a serio rischio di sopravvivenza. Non è invece presente (e fa specie….) l’Abbazia di Devia a Sannicandro Garganico, alla cui situazione di degrado abbiamo dedicato diverse lettere meridiane. Allo stesso modo non sono presenti centri storici, come il Rione Fossi  di Accadia, o beni come Grotta Paglicci a Rignano Garganico o il Castello di Bovino, che meriterebbero una maggiore attenzione.
Questo l'elenco completo dei luoghi del cuore censiti fino ad oggi nell'ambito dell'ottava edizione della iniziativa di Fai e Intesa Sanpaolo.

Il 22 maggio 1845 l'ultima apparizione della Madonna a Foggia

Foggia ne ha quasi perso memoria. Non c’è nulla, neanche una targa o un’epigrafe, che ricordi questo prodigioso evento. Il 22 maggio del 1854, la Madonna dei Sette Veli si mostrò ai foggiani radunati in preghiera nella Cattedrale. E fu l’ultima di una lunga serie di apparizioni (quelle suffragate da testimonianze sono addirittura sedici) che erano cominciate il 22 marzo del 1731, all’indomani nel nefasto terremoto che aveva raso al suolo la città.
La memoria di quegli eventi che testimoniano una commovente predilezione della Vergine Maria verso il capoluogo dauno è affidata al preziosissimo libro La Madonna dei Sette Veli, Patrona principale di Foggia, scritto dal compianto canonico della Cattedrale, don Michele Di  Gioia, che dedicò gran parte della sua vita a raccogliere e trasmettere la storia religiosa della comunità foggiana.
Dal libro è tratto il brano che segue, che racconta l’apparizione del 22 maggio 1845, particolare perché fu, come si è già detto, l’ultima di una serie cominciata più di un secolo prima, e perché per la prima volta la Madonna si mostrò a figura intera, sorridendo e salutando i fedeli. 
* * *
Merita di essere riportato il racconto di una miracolosa apparizione di Maria SS. dei Sette Veli da parte dell’Abate. D. Vincenzo Bovio di Bitonto di Montecassino.
«Nel maggio dell'anno 1854, se mal non ricordo, decisi di andare in Bitonto, città cospicua delle Puglie, per rivedere, dopo lunga assenza, i parenti e gli amici.
Il viaggio lungo e disastroso, in quei tempi, si compiva in sei giorni, partendo da Montecassino. Detto viaggio però fu senza incidenti dispiacevoli, e giunsi prosperamente alla desiderata patria.
Ma prima di giungervi ebbi una consolazione per me grande, meravigliosa, sublime, che racconterò in poche parole.

sabato 21 maggio 2016

Masterplan? No grazie

I più antichi e radicati amici e lettori di Lettere Meridiane ricorderanno le brillanti e insolite riflessioni di Ennio Tangrosso  sul prezzo pagato dal territorio della provincia di Foggia a scelte di sviluppo orientate alla produzione di energia.
Eolico, fotovoltaico, biomasse hanno modificato sensibilmente il paesaggio, senza che al territorio sia giunta un’apprezzabile ricaduta in termini economici od occupazionali: sull’argomento Tangrosso scrisse un’analisi di grande interesse, e certamente controcorrente, che non mancò di suscitare un'appassionata discussione.
Acuto polemista ed attento osservatore delle cose e delle questioni meridionali, a Tangrosso non poteva sfuggire l’occasione del Masterplan per il Mezzogiorno, annunciato l’estate scorsa da Renzi, e che sta muovendo adesso i suoi primi passi con i patti stipulati dal governo con le aree metropolitane  ere regioni meridionale.
Sull’argomento, lo scrittore pubblica un pamphlet “in progress” provocatorio già dal titolo: Masterplan no grazie. Il dichiarato obiettivo è di “dissuadere il Presidente e l’intero Governo a licenziare provvedimenti speciali a favore delle popolazioni del sud Italia.”
Tangrosso ribalta la prospettiva con cui solitamente si guarda alla questione meridionale. Il Mezzogiorno ha molto di più di quanto comunemente non si ritenga e di conseguenza “non aspetta nessuno perché consapevole di avere tutto quello che serve per vivere bene, un sud che percepisce i suoi vantaggi, le sue fortune, le sue straordinarie ricchezze, i suoi privilegi, un sud che impara finalmente a riconoscere i suoi specifici talenti e ne gode fieramente."
Ai meridionali rivolge l’invito “a dismettere gli abiti che gli si sono stati cuciti addosso, basta con le lamentazioni, niente più cahier de doléances, finito il tempo delle peregrinazioni da un assessorato ad un ministero, da un potentato all’altro. Basta! Finito! Chiuso! Stop!”
Tangrosso ribalta anche il punto di vista con cui abitualmente si guardano le classifiche della qualità della vita compilate dal Sole 24 ore per proporre una sua personalissima graduatoria, che vede al primo posto la Provincia di Agrigento seguita da Bari, Trapani, Caltanissetta, Enna...

venerdì 20 maggio 2016

Altro che patto. Ci hanno fatto il pacco.

Con il passare dei giorni, diventano sempre più nitidi i contorni di quella che pare l’ennesima beffa operata ai danni della Capitanata. Nel Patto per la Puglia che il governatore Emiliano si accinge a sottoscrivere con il premier Renzi, Foggia è praticamente esclusa dal capitolo che riguarda le infrastruttura, e il resto della provincia è solo marginalmente interessato. 
Dei circa  800 milioni di euro previsti per le infrastrutture in Capitanata giungeranno le briciole: 32 milioni e mezzo, neanche il 5 per cento. Oltre ai 30 milioni per le strade di Monti Dauni c’è soltanto il dissalatore alle Isole Tremiti. Poi più niente, zero assoluto.
La prima impressione che avevo avuto scorrendo l’elenco degli interventi che saranno finanziati nell’ambito del Patto Puglia, è confermata anche dalla opinione di osservatori mutevoli, come il capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, Filippo Santigliano, che parla senza mezzi termini di “scelte strategiche geo-politiche che puntano ad escludere dai processi di sviluppo la Capitanata, un’area debole e che con gli anni è diventata più fragile per l’assenza della Puglia.”
A far la parte del leone è ancora una volta la baricentrica Bari che, dal Masterplan per il Mezzogiorno aveva già avuto un Patto tutto suo (si riferisce all’area metropolitana di Bari). Era dunque auspicabile e possibile che il Patto Puglia riservasse una maggiore attenzione verso le restanti aree del territorio regionale pugliese. È stato così per il Salento (che potrebbe peraltro beneficiare dell’altro patto previsto nell’ambito del Masterplan, per l’area tarantina colpita dalla crisi dell’Ilva).

Raccontare la memoria attraverso l'immagine militante

Raccontare la memoria, utilizzando materiali poveri ma "militanti", come possono essere antiche foto, o poesie e canzoni popolari, lettere e documenti storici. È questa la sfida intrigante lanciata dall’Auser e dall’Università della Libera Età Silvestro Fiore, in collaborazione con lo Spi Cgil di Foggia, attraverso il laboratorio di linguaggio cinematografico e audiovisivo L’immagine militante e il laboratorio teatrale, rispettivamente diretti da  Geppe Inserra e da  Tonio Sereno, che presenteranno il prodotto dell’attività di ricerca in questo week end.
Si comincia stasera, con alle 18, nella sala dell’Auser in via della Repubblica 72, con la serata conclusiva dell’Immagine Militante, nel corso della quale verranno proiettate le fotostorie realizzate durante le attività.
La scaletta si apre con L’immagine militante, un video didattico realizzato da Geppe Inserra, che mostra alcune tra le più significative inquadrature della storia del cinema, svelando come sia la fotografia l’ingrediente base anche del linguaggio cinematografico.
Seguirà Aylan, racconto per immagini di una poesia di Raffaele De Seneen dedicata al bambino siriano morto su una spiaggia turca, mentre con la sua famiglia cercava scampo dalla guerra.
Sarà quindi la volta di Una città, due amici, la notte, il blues, la luna, la nostalgia, un omaggio di Bruno Caravella e Geppe Inserra al grande musicista foggiano Gianni Cataleta, scomparso qualche anno fa, definito il poeta della chitarra, per la sua maestria artistica.
I ribelli della montagna è il titolo di una originale fotostoria, che propone  un incontro tra la canzone popolare e il fumetto. Attraverso i bei disegni  realizzati da Umberto Romaniello e l’omonima canzone nella versione degli Ustmamò, il video racconta con grande suggestione, una pagina della Resistenza.
L’intensa serata si concluderà con Foggia, madre terra. Basata su una bella poesia di Antonio Basta, la fotostoria verrà presentata in una duplice versione: la prima  che utilizza la voce narrante di Tonio Sereno e le toccanti immagini del libro di Tommaso Palermo, Foggia dalle tenebre del '43 alla rinascita, la seconda nella versione musicata e cantata da Bruno Caravella.
In entrambi i casi, un toccante omaggio a Foggia ed alla sua storia che si presta assai bene a dare conto della filosofia del laboratorio: raccontare la memoria attraverso le immagini anche povere, ma che testimoniano la ricchezza del nostro passato e della nostra identità.
Nel corso delle serata verranno consegnati gli attestati di frequenza ai partecipanti al laboratorio ed attestati di merito agli autori protagonisti della kermesse conclusiva.
Domani sera, a piazza Giordano, nell’ambito della Festa del Volontariato promossa dal CSV di Foggia, sarà il turno del laboratorio teatrale, che si esibirà nello spettacolo “Il lavoro è precario. Ieri terrazzani donne e bambini, oggi giovani donne e immigrati”, con la direzione artistica di Tonio Sereno.

giovedì 19 maggio 2016

In regalo su Lettere Meridiane la più bella veduta di Foggia ottocentesca

Sarò sincero. Non mi aspettavo che la ripubblicazione della lettera meridiana sulla splendida mappa della Capitanata di Willem Blaeu, resa di dominio pubblico dalll'antiquario newyorkese Geographicus Rare Antique Maps ottenesse tanti consensi e tante letture.
Mi piace ripubblicare di tanto in tanto lettere meridiane già uscite sul blog, perché la platea degli amici e dei lettori di lettere meridiane cresce costantemente, ed è giusto portare a conoscenza degli ultimi arrivati, i post più significativi usciti in passato. 
La cosa bella e sorprendente è che la pubblicazione bis del post sulla mappa di Blaeu ha ottenuto consensi anche da parte degli amici e dei lettori più vecchi ed affezionati, a testimonianza di una diffusa e confortante ripresa d’interesse verso i temi del passato, della tradizione, dell’identità.
E allora, cari amici e cari lettori, meritate un premio. 
Tempo fa, ho pubblicato la versione a colori, digitalizzata, di quella che ritengo la più bella veduta di Foggia antica, quella disegnata da Franz Wenzel e dipinta e incisa da Antonio Verico per conto del geografo Attilio Zuccagni-Orlandini, che la pubblicò nel suo Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani antichi, del Medio Evo e moderni e di alcune vedute pittoriche, edito a corredo della Corografia fisica storica e statistica dell'Italia.
Nell'atlante, la veduta è in bianco e nero. Esistono tuttavia alcune versioni a colori , acquerellate, una delle quali, in possesso della Camera di Commercio di Foggia, venne pubblicata nel catalogo del patrimonio artistico dell'ente camerale, curato da Vittorio Marchesiello, nel 1997.
Lettere Meridiane offrì già ad amici e lettori una riproduzione dell’opera, scannerizzata dal catalogo di Marchesiello, ma il risultato non fu eccezionale, in quanto la riproduzione pubblicata sul catalogo del patrimonio artistico è di scarsa qualità.
Ecco invece, ad altissima risoluzione, una versione di qualità assolutamente migliore di quella precedente. Per scaricarla cliccate qui. Occorrerà un po’ di tempo per il download perché il file “pesa” oltre 50 Mb.

mercoledì 18 maggio 2016

Viabilità Monti Dauni, dal Patto per il Sud 30 miliioni di euro

Il Patto per la Puglia che il presidente del consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, si appresta a sottoscrivere con il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, è destinato a far discutere, e parecchio. E non solo perché i conti non tornano: la spesa prevista dall'elenco di opere ed interventi messo a punto dalla Regione ammontava a circa 5 miliardi e mezzo di euro, ma le risorse assegnate alla Puglia sono di poco inferiori a 2 milioni. Per far quadrare i conti la giunta regionale ha dovuto quindi rimodulare il piano, che pare sia finalmente pronto per la firma.
Quel che desta le maggiori perplessità è però la sostanza, più che la forma e il metodo. Il ricorso allo strumento del Patto dovrebbe vincolare i contraenti, il Governo e la Regione, a modalità certe tanto nella erogazione dei finanziamenti, quanto nella realizzazione degli interventi. E fin qua nulla quaestio, anche se va ricordato che qualche anno fa ci provò anche il governo Berlusconi, attraverso una serie di accordi di programma con le regioni meridionali, ma il risultato fu poco esaltante.
Il problema è, appunto, la sostanza. Per affrontare veramente la questione del divario tra Nord e Sud si vuole ben altro che una razionalizzazione delle procedure di spesa. 
E doveva essere ben altro il Masterplan per il Mezzogiorno annunciato in pompa magna del premier l'estate scorsa: doveva rappresentare un punto di svolta e di rilancio della politica meridionalistica del Governo. Svolta  che, onestamente, e con tutta la buona volontà, nella bozza del Patto che va profilandosi, si vede poco o nulla.
Una buona notizia tra i diversi interventi previsti dalla bozza che circola in questi giorni però c'è, e conferma la particolare predilezione che il governatore Emiliano nutre verso la parte più debole del territorio pugliese, ovvero i Monti Dauni.

martedì 17 maggio 2016

Nel centro storico scritte contro il degrado civile

Stanchi di parlare al muro, alcuni foggiani fanno parlare i muri. Da qualche giorno, sono comparsi in alcuni angoli strategici del centro storico alcuni manifestini, stampati artigianalmente, con una grafica austera,affissi al muro con nastro adesivo.
Se la forma è un po' naif, non si può dire lo stesso della sostanza. Le foto che illustrano questa lettera meridiana sono state scattate alla piazzetta e nei pressi del Teatro Giordano. "Nelle città civili e nei centri storici - si legge nel primo -  si produce solo cultura e non degrado! I nostri amministratori tutto questo lo sanno, ma sono sordi alle richieste di noi residenti e di tutte le persone civili."
Più laconico, ma non meno efficace, il contenuto del secondo manifestino: "Basta con il degrado notturno; fino alle ore 5 del mattino c'è una legge sul degrado e la quiete pubblica. Spero che le autorità lo tengano presente."
Una protesta sommessa e civile, che però dà il segno preciso del malessere che serpeggia nelle strade e nelle piazze del centro storico, che guadagnerebbe tanto in termini di vivibilità, se soltanto quanti lo frequentano mantenessero un comportamento più civile, decoroso e rispettoso degli altri, e  prima di tutto dei residenti.
La prosa dell'ignoto (o degli ignoti) autore(i) dei due manifestini è semplice, ma mette il dito nella piaga: il centro storico dovrebbe essere un motore di cultura. Invece si limita ad essere un divertimentificio, spesso sgangherato, in cui predominano l'inciviltà e spesso purtroppo il teppismo.
Certo è singolare che nell'epoca del social network, di facebook e di twitter, si ricorra a forme di protesta e di sensibilizzazione  come i tazebao di una volta. Ma è il segno che c'è un pezzo di società civile, di opinione pubblica che non si arrende al degrado, e che sogna una città culturalmente e civilmente viva.

Dembech: "La triste sorte dei musei provinciali"

Ricevo e volentieri pubblico, dall'amico Antonio Dembech che fu a suo tempo uno dei promotori e degli animatori del Museo di Storia Naturale questa accorata riflessione sul destino dei musei provinciali, reso oltremodo precario dall'abolizione delle Province. La legge recentemente approvato dal Consiglio Regionale per il completamento del processo di riordino prevede per i musei lo stesso destino delle biblioteche provinciali. Mentre la sopravvivenza della biblioteca sembra garantita da questa legge, dei musei si è parlato fino ad oggi assai poco.
* * *
Ciao Geppe, ti scrivo perché rispetto al giusto gran parlare che si è fatto circa le vicissitudini della Biblioteca provinciale, poco o nulla si è detto in favore dei tre musei provinciali. Salvo nominarli occasionalmente per esclusive questioni occupazionali, riguardanti i lavoratori della Diomede (ex miei colleghi ai quali sono molto vicino).
Ma non è della loro storia e del loro futuro che voglio si parli in quest'occasione, ma del sacrificio di molte persone che nel corso degli anni si sono adoperate perché Foggia potesse dotarsi di Musei di grande valenza storica e scientifica.

lunedì 16 maggio 2016

La Biblioteca Provinciale alla Regione: la discussione

La lettera meridiana sul passaggio della Biblioteca Provinciale di Foggia alla Regione Puglia ha provocato due interessanti riflessioni, ad opera di due giornalisti che sono particolarmente vicini ai problemi dei servizi bibliotecari: Antonio del Vecchio ha lavorato presso il C.R.S.E.C. di Rione dei Preti a Foggia, quando la Regione si occupava di biblioteche; Maurizio De Tullio, invece, è un bibliotecario della Magna Capitana, trasferita alla Regione a seguito della legge sulla soppressione delle Province.
Di seguito le loro riflessioni, alla fine la mia risposta.
* * *
Caro Geppe, condivido in tutto quanto hai scritto e sostenuto nel tuo lapalissiano articolo sulla Biblioteca Provinciale di Foggia. Per l'ennesima volta la Cultura, sia da Roma sia da  Bari, è stata calcolata poco più che una "cenerentola". Come ti è noto,  tanto è già accaduto in passato prima con i Centri Servizi Culturali, neutralizzati nelle funzioni per via dell’insensato accorpamento di altro e superfluo personale (tranne qualche buon elemento riveniente dalla “285”) , e poi con i Crsec,

domenica 15 maggio 2016

L'omelia di Pentecoste di don Tonino Intiso

Don Tonino Intiso fa dono agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane della omelia che pronunciò  in occasione della Pentecoste di 47 anni fa, nel 1969. Solo qualche settimana prima, don Tonino era stato ordinato sacerdote. Parole intense, da leggere e da meditare. Buona Pentecoste.
* * *
Pentecoste 1969
* La venuta dello Spirito Santo è per la Chiesa
        —> motivo di gioia e di speranza:
               “non siamo più orfani”.
* Festeggiamo: - la vita oltre la morte…
                          - la vita del Risorto comunicata a noi dal Paraclito, il quale comunica e conferma quanto Cristo ha comunicato e rivelato…!
* La Pentecoste è l’irrompere  di Dio definitivamente nella casa dell’uomo: la terra torna ad essere l’EDEN in cui l’uomo e Dio vivono insieme…
—> la terra è la casa del nostro Dio:
l’UNIVERSO è il tempio!
Lo Spirito è stato mandato perché potessimo salire sulla montagna anche se dobbiamo passare per il calvario, … perché sul nostro volto potesse splendere la luce e il candore
—> è un dono di gioia e di speranza per tutta la terra quello che il Cristo fa partecipando il suo spirito per mezzo della Chiesa!

Orgogliosi di essere dauni


Quasi 34.000 persone raggiunte sulla pagina Facebook, oltre 15.000 letture, 662 condivisioni: il post di Lettere Meridiane sulla Capitanata, provincia più bella d’Italia secondo il World Inside Picutures, ha scalato la classifica dei post più letti di sempre del blog, e la cosa fa notizia non  soltanto dal punto di vista statistico.
È la prima volta, infatti, che una lettera meridiana che non riguarda un fatto negativo, o una calamità, si piazza nella classifica dei top ten, eccezion fatta per il post più letto, che si riferisce ad una stupenda canzone di Fiorella Mannoia, e che ebbe però una diffusione nazionale, grazie ai bizzarri algoritmi di Facebook e che quindi non fa testo.
Basta scorrere l’elenco dei top ten per rendersi conto che, come vuole l’antica regola giornalistica  secondo la quale è il male a far notizia, l’attenzione maggiore degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane è stata riservata ad eventi, fatti, fenomeni non proprio positivi: si va dai proverbi come Fuggi da Foggia alla cattiva abitudine di utilizzare il termine foggiano in senso dispregiativo, e poi la soppressione della diocesi Lucera-Troia e lo schiaffo del Tg 1 a Faeto di qualche mese fa; tre post sono invece dedicati all’alluvione tragica che due anni fa scosse il Gargano.
Ecco perché mi pare che l'exploit nella classifica delle lettere meridiane top ten da parte del post sulla bellezza della provincia di Foggia (che in pochi giorni ha guadagnato il secondo posto) rappresenti un interessante segnale di controtendenza: una sana professione di orgoglio dauno, di identità, di appartenenza ad una terra così ricca e bella come la Capitanata, spesso non apprezzata quanto si dovrebbe, proprio dai suoi cittadini.
È ancora più significativo che ciò avvenga a proposito di un’entità - la provincia- che è ormai soltanto un’espressione geografica, dopo la scellerata riforma del governo Renzi che ha soppresso le province, e con esse la possibilità di un efficace livello intermedio di governo del territorio.

sabato 14 maggio 2016

Piovene racconta Troia, Lucera e il Gargano

Il reportage radiofonico implica e richiede una scrittura più letteraria rispetto a quello televisivo. Sul piccolo schermo si ha modo di far parlare le immagini. In radio no: sono le parole che devono evocare atmosfere, raccontare storie, svelare e far vedere.
Sotto questo profilo, il monumentale Viaggio in Italia che Guido Piovene scrisse per la radio negli anni Cinquanta, è un capolavoro, un testo che fa scuola.
Piovene passò anche per la Capitanata, ed era facile immaginare che nel racconto di una provincia così ricca ed affascinante, lo scrittore veneto riuscisse a dare il meglio di se stesso.
La puntata, che andò in onda il 6 novembre del 1956, è tra le cose più efficaci e belle che mi sia mai capitato di leggere ed ascoltare sulla nostra terra.
Lettere Meridiane ne sta curando la trascrizione. Potete leggere quelle precedenti cliccando sotto, qui titoli ed i relativi collegamenti:

Il viaggio di Piovene prosegue oggi per Troia, Lucera e quindi il Gargano, con la Foresta Umbra e, soprattutto, Monte Sant'Angelo. Pagine magistrali, da leggere e rileggere. La leggenda dell'apparizione di San Michele Arcangelo è raccontata da un testimone locale, non citato nei credit. Durante il racconto di Piovene si ode anche la voce di un banditore, che invita chi avesse trovato un braccia d'oro smarrito, a riconsegnarlo al proprietario. Buona lettura.
* * *

Lucera con la splendida fortezza svevo-angioina, Troia con la sua cattedrale, dalle porte di bronzo capricciosamente scolpite, che mescola il bizantino all’arabo e al toscano, ci introducono nel meraviglioso e composito stile romanico-pugliese, a poca distanza da Foggia.

La biblioteca di Foggia e Renzi il disformista

In questi mesi ho parlato solo marginalmente della vicenda della Biblioteca Provinciale di Foggia, perché perché la rabbia,  l'amarezza e il dolore che provano riuscivano a comporsi soltanto nel silenzio.
È finita in un modo che neanche Kafka avrebbe potuto immaginare: la Regione Puglia ha acquisito la funzione, il patrimonio e il personale della Magna Capitanata. I dipendenti tutti, fuorché il dirigente, quel Franco Mercurio che della biblioteca provinciale foggiana negli ultimi anni è stato l'anima, il cuore e la mente e che l'aveva fatto diventare quel che è oggi: non soltanto un luogo di pubblica lettura, ma un presidio culturale, in grado di erogare servizi di qualità, che vanno bel oltre la consultazione e il prestito bibliotecario.
A Bari ha prevalso un approccio del tutto ragionieristico: un dirigente costa quanto quattro, cinque dipendenti. Meglio prendere più persone, dunque... Alla Ragione va comunque dato il merito di aver scongiurato la chiusura di una delle più antiche, radicate e gloriose istituzioni culturali pugliesi. Forse si sarebbe dovuto verificare più attentamente la disponibilità prospettata dal Ministero dei Beni Culturali a prendersi carico della struttura o compartecipare ai costi di gestione.
E non si può comunque fare a meno di chiedersi cosa resterà adesso della Biblioteca come funzione, come garantirà i suoi servizi senza un direttore che la governi e ne promuovere iniziative e attività.
In realtà, le responsabilità di questo pasticcio sono tutte di Renzi e di chi ha immaginato per le Province una riforma così pasticciata, poco attenta ai territori su cui le province operavano, alla qualità dei servizi che esse erogavano ai cittadini, attenta solo ad appuntarsi al petto la patacca di una riforma purchessia.

venerdì 13 maggio 2016

Capitanata provincia più bella? Botta e risposta De Tullio-Inserra

Maurizio De Tullio mi scrive a proposito della lettera meridiana Provincia di Foggia più bella d'Italia, lo dice World Inside Pictures. È un commento interessante, che merita una risposta ragionate. Potete leggerla dopo le considerazioni di De Tullio.
* * *
Caro Geppe, vorrei tanto capire cosa s'intende quando parli - a proposito di quella di Foggia - di "provincia più bella d'Italia".
Che lo dica il World Inside Pictures può sicuramente far piacere, ma parliamo alla stregua di un... appassionato di cartoline, perché alla fine grosso modo questo è!
La Capitanata intanto è in buona compagnia con due locations - basta rileggere la classifica - non solo come Capri ma anche come la provincia di Brescia!
Ma il punto è un altro, da me sollevato altre volte (sulla rivista "Diomede" del febbraio 2010 per es.): questi grandiosi spot gratuiti fanno più bene o più male al Gargano e alla Capitanata? In una logica pubblicitaria certo che fanno bene, ma in quella promozionale ci penserei su due volte, perché non è più la cartolina che parla ma il territorio con i suoi "im-prenditori", la qualità delle strade e dei servizi, il wifi (o lo stesso internet) che in molte zone è ancora di là da venire, la scarsa conoscenza delle lingue degli operatori e molto altro, come le famose 'Bandiere Blu'.
Sono anni che non ci vengono più riconosciute (come anche quest'anno) o lo sono in numero molto inferiore rispetto al passato.
E allora, se vogliamo giocare, va bene: siamo la provincia più bella d'Italia d'Italia. Ma se dobbiamo entrare nel merito delle questioni, non scherziamo ragazzi!!
Cordialmente
Maurizio De Tullio
* * *
Ho trascorso tanti anni della mia vita professionale, gli anni più belli, a raccontare la bellezza della nostra terra. E ben prima che lo dicesse World Inside Pictures, ero persuaso che la Capitanata sia tra le province più belle d'Italia se non d'Europa. Ovviamente la bellezza è un concetto opinabile e di per sé sfuggente, ma la provincia di Foggia possiede peculiarità ed unicità che non possono essere smentite.

giovedì 12 maggio 2016

Quando la Capitanata era un grande cantiere di trasformazione

La buona letteratura e il buon giornalismo hanno la capacità di farti guardare alle cose di cui parlano - posti, o persone, o contesti - non uno sguardo nuovo, perfino se si tratta di cose familiari, e note.
Il brano che segue di Guido Piovene è una delle cose più belle e nitide che mi sia capitato di leggere sulla grandiosa pagina di  storia che la Capitanata ha vissuto alla metà del secolo scorso, quando, per effetto della bonifica, della cosiddetto rivoluzione irrigua e della riforma fondiaria, diventò il cantiere di uno dei più grandi processi di trasformazione che  il Mezzogiorno abbia mai vissuto.
Lo scrittore vicentino visitò la Capitanata nel 1956, per una puntata di Viaggio in Italia,  fortunata trasmissione messa in onda da Radio Uno. La straordinaria capacità di sintesi di Piovene rende il racconto quanto mai accattivante e vincente.
Lettere Meridiane sta pubblicando a puntate la trascrizione della trasmissione radiofonica.
La prima puntata è stata pubblicata qualche giorno fa, con il titolo  Foggia "tra i Borboni e il West". Per leggerla, cliccare sul collegamento.
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Il Tavoliere pastorale, più tardi cerealicolo e latifondista era la plaga più scarsa di strade. Coi fondi della Cassa per il Mezzogiorno le strade sono state portate a mille chilometri circa, raggiungendo così l'indice medio italiano, e la situazione appare  nell'insieme soddisfacente.

Come Rignano scampò ai tedeschi


All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre. nella generale confusione che si produsse dopo quella fatidica data, si registrarono molti episodi di violenza che videro protagonisti i soldati tedeschi. Ma non i tutti i posti fu così. Il passaggio dei tedeschi ormai in ritirata non provocò particolari problemi a Rignano Garganico, grazie all'ingegnoso espediente adottato da un coraggioso cittadino. Antonio Del Vecchio nel suo libro Don Leonardo Cella, dal paese al MondoSalesiano (Maritato Group, 2012) racconta questa bella storia che si registrò a Rignano Garganico.
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Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 e lo sbarco degli anglo - americani in Sicilia, i tedeschi si ritirano man mano dal Sud Italia per rafforzare la cosiddetta linea gotica. Sono a corto di viveri e di rifornimenti. Pertanto, risalendo lo Stivale (talvolta come veri e propri sbandati), lasciano là, dove passano le loro orme malefiche in termini di razzìe per l’approvvigionamento. Prendono tutto a danno delle popolazioni già stremate per l’assenza di forti braccia da qualche tempo impiegate sui fronti di guerra. La popolazione rimasta (anziani, donne e bambini) fanno fatica a curare i campi e gli allevamenti. C’è, soprattutto, tanta paura a causa dei bombardamenti ripetuti da parte delle forze alleate. Quel poco che riescono a produrre e a stipare momentaneamente viene ben nascosto in fosse sapientemente occultate o nei nascondigli murati delle case.

mercoledì 11 maggio 2016

La Capitanata vince se impara a giocare in squadra

di Salvatore Castrignano
Coordinatore Provinciale Lavoro&Welfare
Le politiche di Renzi e del suo Governo sembrano o sono incongruenti, ambigue, fumose, motivate più dalla ricerca di visibilità mediatica e dal consenso di poteri forti, che dall’adeguatezza e coerenza dei contenuti, ciò è valido in particolare per le decisioni annunciate e maggiormente per quelle adottate in tema di economia e di lavoro.
L’idea di tanti cittadini, e anche mia, è di trovarsi a vivere oggi in un Paese in continua fibrillazione, come se esso attraversasse, sì, una nuova fase costituente, ma, nel mentre, ogni sicurezza sociale e ogni valore centrale per le libertà democratiche del Paese diventa motivo di scontro tra e dentro ogni sua componente intermedia.
Fibrillazioni continue tra poteri dello Stato, relazioni politiche sempre sul filo di lana, debolezza e radicalità delle forze sociali: il sale della democrazia appare spesso come il quadro di una società allo sbando e senza valori di riferimento validi per tutti.
È naturale? È un bene, un male? Giusto chiederselo con apprensione. Ma giusto anche guardare avanti.
Non è forse vero che sono in ballo tante cose? Riforme delle nostre Istituzioni, riforme della nostra Costituzione, riforme elettorali, riforme del mercato del lavoro, interventi su questioni ed emergenze ataviche, come la giustizia e i ritardi dello sviluppo al Sud…
La strategia di Renzi è volutamente frenetica, tale che alla fine per i più sarà fatale accettare anche le ingiustizie sociali contenute nel “pacchetto”, impressionati dalla spinta per il cambiamento e dalla mole di dinamiche che appaiono scomode per le cariatidi della politica, che nell’immaginario collettivo le ostacolano per proprie inconfessabili convenienze.
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