mercoledì 31 agosto 2016

L'autogol di Adp: "Palese è un'altra cosa"

La Regione risponde al fuoco di polemiche divampate dopo la pubblicazione del bando per il completamento dell’allungamento della pista di Bari Palese, che ha mandato su tutte le furie molti ambienti foggiani. 
L'analogo bando che riguarda l’allungamento della pista di Foggia è infatti bloccato da mesi, per il timore di infrazioni alle norme comunitarie che disciplinano gli aiuti di stato e la libera concorrenza.
La risposta non giunge, come sarebbe stato auspicabile (perché di rilievi di natura politica si trattava, e non tecnica) dagli organismi di governo della Regione, ma dall’ufficio stampa di Aeroportidipuglia, stazione appaltante.
Chi volesse leggere la risposta integrale può farlo cliccando qui .
Secondo Michele Fortunato, dell’ufficio stampa della società aeroportuale pugliese, “i lavori presso l’Aeroporto di Bari non sono confrontabili ed equiparabili a quelli previsti per l’aeroporto Gino Lisa di Foggia” per i quali “è in corso di valutazione da parte della Commissione Europea.”
Che i due tipi di opera non siano effettivamente equiparabili e confrontabili dal punto di vista tecnico è lapalissiano. Ma ma lo sono - eccome - dal punto di vista politico. 
La morale della favola è che mentre per quanto riguarda l’aeroporto del capoluogo regionale la road map viene più o meno rispettata, la riqualificazione del Gino Lisa procede col passo del gambero: quando se ne fa uno in avanti, seguono immediatamente due all’indietro.
Non è forse questo il meccanismo che ha portato nel volgere di qualche decennio, quello che era il principale aeroporto pugliese (il Lisa, appunto), e quello che era il maggior snodo ferroviario pugliese (Foggia, appunto), a diventare dependance di Bari?.
Non si è fatta attendere la reazione del territorio al comunicato stampa di Artoportidipuglia.
Scrive sulla mia bacheca Facebook Maurizio Antonio Gargiulo, presidente del Comitato Vola Gino Lisa

Al di là delle giuste precisazioni sul bando questa risposta di Aeroporti di Puglia non offre alcuna spiegazione sui nostri quesiti. Perché oggi a Foggia non si vola? Perché a distanza di cinque anni la pratica dell'allungamento della pista non vede ancora una sua giusta chiusura positiva? Perché Emiliano continua a dare colpe all'Europa quando chi ha attivato l'Europa nel 2014 è stata la Regione e quando chi ha sbagliato la pratica è solo e sempre la Regione? Perché non ci sono ancora passaggi formali sulle nomine degli esperti preannunciati? E scusate...ultima riflessione. ..ma era davvero necessario tutto questo iter burocratico? Insomma se a Bari un allungamento e una messa in sicurezza sono stati realizzati o verranno realizzati senza se e senza ma. .perché per il Gino Lisa dobbiamo patire così tanto? 3500 motivi per uscire da questo stallo...3500 per pretendere rispetto...3500 posti di lavoro in meno.

Lettere Meridiane: buon giornalismo o scoop di basso livello? (di Maurizio De Tullio)

Il titolo proposto dall'autore del post era Giornalista? Sempre meglio che lavorare. Ho preferito modificarlo come vedete sopra perché mi sembra che le critiche di De Tullio siano rivolte più al blog e ai suoi "contributori" che non all'universo mondo dei giornalisti come tali. Stimo troppo Maurizio per non ritenere i suoi rilievi meritevoli di un'attenta lettura e di altrettanto attente considerazioni, che farò prossimamente.
Per il momento, leggete quanto scrive De Tullio a proposito di alcune recenti scelte editoriali di Lettere Meridiane e se volete, dite la vostra. (g.i.)
* * *
Forse nessuno lo avrà notato, ma da oltre due mesi non intervengo direttamente su "Lettere Meridiane", che ho comunque continuato a seguire. Mi ha fatto piacere, ad esempio, leggere da parte di alcuni lettori la proposta di convertire questo Blog in qualcosa di più concreto, come una rivista bi o trimestrale. Lo avevo proposto un anno fa e caldeggerò fino alla fine questa ipotesi, perché non si può morire 'webeti'...
Ho desistito dall'intervenire o dal rispondere nel merito ad alcuni interventi o articoli di lettori e dello stesso Geppe Inserra, perché amareggiato nel notare la deriva qualitativa che sta caratterizzando (non sempre, vivvaddio!) LM, frutto, penso io, della sistematica voglia di offendere, di deridere, di annientare chi la pensa diversamente, divenuta quasi una pratica presa in prestito da certa becera politica.
Colpa anche del positivo aumento di popolarità raccolto e delle attenzioni che gravitano su questo Blog. L'elevato numero di contatti sta lì a dimostrarlo, grazie anche e soprattutto alla facilità con cui la pagina Facebook di LM cerca e trova lettori.

martedì 30 agosto 2016

Gino Lisa: la comunità foggiana indignata verso la Regione

L’obiettivo principale per cui sono nate le Lettere Meridiane è stimolare la circolazione delle idee, nella speranza di far crescere quella opinioni pubblica che, dove riesce ad esprimersi in modo civile, innesca democrazia e propizia sviluppo.
Perciò ritengo che le opinioni di quanti intervengono nelle discussioni provocate dai post, abbiamo la stessa dignità - sono fonte di informazione e di notizia- di quelle dei comunicatori di professione e degli esponenti della politica e della classe dirigente.
Non mi aspettavo che la denuncia dei due pesi e due misure utilizzati da Aeroporti di Puglia, che ha pubblicato il bando per l’allungamento e la messa in sicurezza della pista dell’aeroporto di Bari Palese, dopo aver bloccato per circa un anno il bando che riguarda l’aeroporto di Foggia, provocasse tante reazioni.
Così tante da rendere necessarie qualche aggiustante al format che in tali circostanze viene utilizzato dal blog. I commenti verranno pubblicati non tutti assieme, ma a puntate. Inoltre, per evitare di intasare il sistema di pubblicazione dei post su Facebook, i link alle lettere meridiane contenenti i commenti verranno pubblicati, oltre che naturalmente sul sito web, sulla pagina Facebook di lettere meridiane, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane.
(Se non siete ancora fan della pagina o iscritti al gruppo, è il caso di diventarlo, cliccando qui per mettere mi piace alla pagina e qui per chiedere l’iscrizione al gruppo)
Cominciamo la pubblicazione dei commenti partendo da quelli comparsi sulla bacheca della pagina Facebook e dei gruppi sui quali pubblico di solito i link alle diverse lettere meridiane.
I prossimi post saranno dedicati ai commenti al post pubblicati nel gruppo Basta Chiacchiere Aeroporto e alla condivisioni di Maurizio Antonio Gargiulo. I commenti sono pubblicati, ove possibile, nella loro forma originaria. Non sono pubblicati i commenti contenenti termini offensivi, insulti, ecc.

Capitanata discriminata, la Confesercenti si schiera con il sindaco Riccardi

La Confesercenti di Foggia valuta con interesse la presa di posizione del sindaco di Foggia, Angelo Riccardi, che dopo l'ennesima beffa operata dalla classe dirigente regionale verso l'aeroporto Gino Lisa di Foggia si è schierato a favore del passaggio dell'intera Capitanata al Molise. Per la verità, l'associazione di categoria non si schiera espressamente a favore del progetto Moldaunia, ma sollecita un confronto a trecentosessanta gradi con la Regione Puglia, per rivedere le politiche regionali nella Puglia settentrionale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, prontamente denunciata da Lettere Meridiane, è la pubblicazione, ad opera di Aeroporti di Puglia, del bando per l'allungamento e la messa in sicurezza della pista dell'aeroporto di Bari Palese. Il bando analogo che riguarda l'allungamento della pista del Lisa è stato congelato dalla stessa stazione appantate per il timore che violi le norme comunitarie che disciplinano gli aiuti di Stato e la libera concorrenza. Un timore che, evidentemente non vale quando si tratta di Bari Palese. Ecco la nota di Confesercenti, a firma del direttore Franco Granata.
* * *
Confesercenti in merito al post di Lettere Meridiane sulla ennesima beffa operata ai danni dell' aeroporto di Foggia, condivide la giusta reazione del sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi stanco di registrare politiche regionali inopinatamente discriminatorie nei confronti della nostra Provincia. A parere dell'Associazione, il Sindaco di Manfredonia fa bene ad alzare il tiro. Serve ad aprire un confronto con la Regione Puglia sulle infrastrutture che andrebbero urgentemente realizzate per lo sviluppo socio-economico del nostro territorio.
È tempo di aprire un confronto con la Regione Puglia, il Governo e l' Unione Europea per pianificare finanziamenti intersettoriali e plurifondo capaci di ridisegnare lo sviluppo del Tavoliere, della Daunia e  del Gargano dentro una grande Regione del Mezzogiorno nella quale la nostra provincia può avere la possibilità di essere un interessante snodo.
Un confronto ove non sarà difficile dimostrare la domanda di mobilità dei cittadini dei Balcani, del nord della Puglia, delle aree interne della Capitanata e Campania, della Basilicata nonché dei flussi turistici provenienti dai paesi del Nord Europa e la necessità di esportare prodotti enogastronomici apprezzati da tali paesi. Quindi potremo
rivendicare finanziamenti per coerenti progetti che riguardano aree deprivate di infrastrutture di collegamento garantendo la totale copertura dei costi anche per l'allungamento della pista dell' aeroporto Gino Lisa.

lunedì 29 agosto 2016

Vince il Foggia, ma che indecenza SportubeTv

È stata la partita di calcio più surreale che abbia mai visto, nella mia vita. Surreale per l'assenza di pubblico sugli spalti. Surreale perché la "diretta" di SportubeTv è stata la peggiore diretta streaming di tutti i tempi. Surreale per come si sono messe le cose in campo, con un Foggia ancora troppo balbettante in difesa, e che ha seriamente rischiato un mezzo passo falso che sarebbe stato un pessimo viatico per il campionato.
Ma il Foggia ha vinto, e questo contava, facendo sua una partita difficile, spigolosa che la Fidelis Andria ha giocato senza concedere niente.
Il primo tempo, che ha registrato una netta supremazia territoriale dei satanelli è finito a reti inviolate. L'Andria ha però colpito una traversa in una delle diverze ripartenze che hanno messo in difficoltà la retroguardia foggiana.
Tutte nella ripresa le reti. Le marcature sono state aperte da Sarno, che ha trasformato un rigore concesso dall'arbitro per un fallo del portiere sullo stesso attaccante rossonero.
Il pareggio dell'Andria soltanto tre minuti dopo, per merito di Onescu bravo a raccogliere un assist di Piccinni che approfitta di un rinvio sbagliato del portiere rossonero Guerna.
La rete decisivo è stata opera del neoacquisto Padovan, entrato nel corso della ripresa in sostituzione di Letizia. L'attaccante di scuola juventina ha raccolto un cross micidiale di Angelo - probabilmente il migliore in campo - regalando al Foggia i tre punti.
Indecente la pseudo diretta streaming di Sportube Tv. Il primo tempo si è visto a tratti, la ripresa soltanto agli ultim iminuti. Ci si aspetta che chieda scusa ai tifosi rossoneri, assieme a tutta la Lega Pro. Un'offesa per i tifosi, giù puniti dalla decisione della Commissione disciplinare, e per tutta la città. Certe cose non dovrebbero mai accadere, soprattutto in occasione di una partita che si gioca a porte chiuse. 
Meno male che c'era Mitico Channel, che con mezzi di fortuna è riuscito comunque ad offrire ai tifosi le immagini dell'incontro (nella immagine che illustra il post un momento della diretta facebook), totalizzando un indice di ascolto medio di almeno 1.400 spettatori, un autentico record.


A Bari sì, a Foggia no: altro che foggianesimo

 La denuncia di Lettere Meridiane sull’incredibile vicenda del bando per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Bari Palese (pubblicato mentre resta tuttora congelato quello che riguarda Foggia) ha scatenato un autentico pandemonio. Dell’incresciosa vicenda si sono occupati la Gazzetta del Mezzogiorno di ieri e il Tg Puglia di oggi.
Durissimo il commento del capo della redazione di Foggia del quotidiano regionale, Filippo Santigliano. “Aiuti di Stato, vale solo per Foggia” è il titolo dell'articolo pubblicato nell’edizione di Capitanata di ieri.
Santigliano ricorda, tra l’altro, la memoria elaborata, per conto del Comune di Foggia, dall’avv. Vania Romano (successivamente nominata dalla Regione consulente per la preparazione della documentazione che dovrà essere inviata a Bruxelles, nel tentativo di sbloccare la procedura, n.d.r.), memoria da cui traspaiono in modo evidente e clamoroso “le negligenze, i depistaggi, le sottovalutazioni che hanno caratterizzato questa storia degli aiuti di Stato, a cominciare dal fatto che quello di Foggia è l’unico caso in cui una Regione mette la pulce nell’orecchio dell’interlocutore, ovvero l’Unione Europea”.
“Una brutta vicenda, penosa dal punto di vista politico, amministrativa - aggiunge il giornalista - ma che conferma in fondo la strategia che ha caratterizzato questi ultimi anni, ovvero quella di marginalizzare sempre di più la Capitanata per favorire altri territori, con la beffa, atroce, di utilizzare fondi europei che arrivano in Puglia grazie ai parametri di sottosviluppo della provincia di Foggia e che servono appunto a riequilibrare i territori e non ad aumentare i divari.”

De Leonardis alla Regione: "Ma il Lisa è uno scalo pugliese?"

La Regione dovrà chiarire ufficialmente e istituzionalmente le ragioni della politica dei due pesi e due misure adottata per quanto riguarda l’allungamento delle piste degli aeroporti di Bari e di Foggia. Lo ha chiesto ufficialmente il consigliere regionale Giannicola De Leonardis che sulla vicenda ha presentato una dettagliata interrogazione.
Come si sa, la polemica è divampata perché il bando che riguarda Bari Palese è stato licenziato negli scorsi giorni, mentre quello che interessa l’allungamento della pista foggiana è fermo da tempo, per il timore che il finanziamento possa violare le norme comunitarie in materia di concorrenza ed aiuti di stato.
Pur senza dirlo espressamente, De Leonardis adombra il sospetto che i tecnici di Aeroporti di Puglia, la società regionale che si occupa della gestione degli scali pugliesi, abbiano trovato, nel caso di Bari Palese, la classica “pezza a colore”, per scongiurare il pericolo di uno stop da parte di Bruxelles. 
Dopo aver ricordato che “il 13 novembre 2013, ad appena una settimana dall’apertura delle buste con i preventivi delle imprese partecipanti, Aeroporti di Puglia ha ufficializzato la sospensione del bando di gara per i lavori di allungamento della pista del ‘Gino Lisa’, faticosamente avviato dopo una infinita serie di ritardi e controversie" per "la verifica della compatibilità del finanziamento con la normativa europea sugli Aiuti di Stato”, il consigliere regionale sottolinea che “da allora permane lo stallo intorno all’allungamento della pista dello scalo foggiano, con un disarmante rimpallo di accuse e responsabilità, richieste di documentazioni e attese infinite”.
Per Bari, invece, nessun timore, nessuna verifica di responsabilità.
“Nel bando per l’aeroporto di Bari si fa invece espresso riferimento - scrive De Leonardis - alla necessità di ‘conseguire un innalzamento dei livelli attuali di safety, security ed operatività aeroportuale’, che sembra scongiurare il rischio di un analogo stop a una procedura avviata e a una programmazione strategica pluriennale” 
Da qui l’interrogazione, con cui De Leonardis chiede di sapere se “il bando per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Bari è stato redatto in piena conformità con le normative nazionali e comunitarie, in modo tale da scongiurare qualunque eventuale contestazione” e, ancora, “le ragioni per cui la società Aeroporti di Puglia non ha adottato per l’allungamento della pista dell’aeroporto ‘Gino Lisa’ analoghi criteri, che avrebbero potuto e dovuto prevenire ed evitare quanto poi accaduto, con il ritiro del bando e il perdurante stallo”, e se e come “l’esecutivo regionale si sta adoperando per sbloccare la situazione dell’aeroporto civile di Foggia”. 
De Leonardis poi riprende una sua precedente iniziativa espressa nell’aula consiliare, chiedendo “se, come previsto nelle variazioni di Bilancio approvate in consiglio regionale prima della sospensione estiva, con relativo rifinanziamento del contratto stipulato con RyanAir dalla precedente giunta regionale, nei milioni di euro assegnati alla compagnia low cost è prevista attività di promozione e marketing per lo scalo civile foggiano e in generale per la provincia di Foggia, dalla marcata vocazione turistica. E se è altresì prevista la ripresa dell’attività dei voli da e per lo scalo foggiano”. Infine, “se Aeroporti di Puglia e l’esecutivo regionale considerano l’aeroporto civile ‘Gino Lisa’ di Foggia rientrante a tutti gli effetti tra gli scali pugliesi, e sia degno di una benché minima considerazione”. 

È la domanda cui da anni attendono una risposta i cittadini di Foggia e della Capitanata.

domenica 28 agosto 2016

"Tra ipocrisie baresi e verità nostrane": Elena Gentile sull'aeroporto Lisa

Elena Gentile con Angelo Riccardi
(la foto è di Leonardo Ciuffreda)
Elena Gentile, europarlamentare del Pd (ma anche assessore regionale nei governi Vendola) condivide sul suo profilo facebook (la ringrazio per questo) il post di Lettere Meridiane sull'ennesima beffa operata ai danni dell'aeroporto di Foggia e sulla reazione del sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, che invita ad aderire al movimento che si batte per il passaggio della Capitanata al Molise, postando un commento lucido ed interessante. Apprendiamo, tra l'altro, che l'Europa non ha nulla contro il Gino Lisa. E dunque la possibilità di un'infrazione alle norme comunitarie sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato è stata forse eccessivamente enfatizzata negli ambienti regionali. Ecco il commento di Elena Gentile.
Il Sindaco di Manfredonia fa bene ad alzare il tiro. Ma la Moldaunia non è la soluzione.
È tempo di abbattere i confini e di ripensare la Capitanata dentro una grande Regione del Mezzogiorno nella quale la nostra provincia può avere la possibilità di essere snodo importante.
L'Europa non ostacola il Gino Lisa. Le istituzioni europee promuovono lo sviluppo e la crescita soprattutto nelle regioni le cui potenzialità sono sottoutilizzate.
Un aeroporto che rappresenti la domanda di mobilità dei cittadini del nord dalla Puglia, delle aree interne della Campania, della Basilicata e di buona parte del Molise costituisce un progetto credibile.
La commissione europea oltre ad aver avviato le procedure per rivedere il sistema degli aiuti di Stato è pronta a valutare progetti che riguardano aree deprivate di infrastrutture di collegamento garantendo la totale copertura dei costi.
Il finanziamento per la pista c'è. La gara si è inceppata. Ma superati gli intoppi del passato recente dopo una inevitabile operazione verità a cui dobbiamo chiamare l'attuale governo regionale potrebbe essere utilizzato senza il vincolo del contributo dei privati se solo il progetto presentato dalla società e dalla Regione fosse credibile.
La regione Puglia ha ritirato il fascicolo e fino ad oggi non ha presentato nessun altro atto.
Dobbiamo da subito verificare la disponibilità dei territori limitrofi e delle Regioni a confine ed avviare una nuova interlocuzione con la Commissione europea.
Se Angelo Riccardi vorrà farsi alfiere di questa battaglia, sappia che io sono già al suo fianco!!!

sabato 27 agosto 2016

Gino Lisa-Regione.... mo' basta

Non è tanto il fatto in sé, ma il modo. Pubblicare in pieno agosto un bando per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Bari Palese, da parte della stessa stazione appaltante che ha congelato la gara per l’allungamento della pista del Gino Lisa di Foggia, offende la pazienza e l'intelligenza di quanti si aspettavano invece risposte concrete a Foggia.
A far colmare la misura è questo eterno atteggiamento dei due pesi e delle due misure, la mancanza totale di trasparenza, la perdurante assenza di una cabina di regia che prenda sul serio la causa dell'aeroporto Lisa, la conferma che a Bari Foggia conta sempre meno, e che le istanze della Puglia settentrionale vengono considerate, se non con fastidio, con una insopportabile sufficienza.
Si riapre la ferita per la brutta uscita che qualche anno fa vide protagonista
l’allora governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, che coniò il termine “foggianesimo”. Per amore di verità, va detto che i governi di centrosinistra guidati da Vendola hanno cercato di riequilibrare le politiche regionali molto di più di quanto non avessero fatto i governi di centrodestra a trazione salentina, ma quella uscita fu infelice. E, purtroppo, il problema di una regione che non riesce a diventare la Puglia, ma resta ancora le Puglie, è tutt'altro che risolto.
Ma la responsabilità non può essere addossata solo all'esasperata competizione tra i diversi territorio pugliesi, e all'incapacità del governo regionale a fungere da arbitro.
L'amarezza cresce di fronte alla constatazione del perdurante disinteresse di buona parte della classe dirigente foggiana. Non fosse stato per Annalisa Rizzo, la “fan” di Lettere Meridiane che ha segnalato il misfatto, la pubblicazione dell’avviso di gara sarebbe passata del tutto inosservata.
Tantissimi i commenti, tanta l’indignazione e le proteste.
Il più sorprendente dal punto di vista politico è quello di Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia, che affida il suo sdegno ad una parola sola: “Moldaunia”.
Difficilmente la ferma presa di posizione del primo cittadino sipontino smuoverà il Pd foggiano, sempre più filobarese, ma l’eventuale discesa in campo di Manfredonia nel movimento istituzionale che chiede il passaggio della Capitanata al Molise potrebbe spianare la strada al referendum.
Attualmente, l’iniziativa referendaria sostenuta dal comitato popolare di Gennaro Amodeo può contare sulle delibere favorevole di due comuni della pentapoli, come Foggia e San Severo, otto comuni dei Monti Dauni (Alberona, Carlantino, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio Valmaggiore, Celenza, Roseto Valfortore, San Marco la Catola e Volturino) e altri comuni della provincia (anche molto grandi) come Apricena, Ischitella, Peschici, Serracapriola e Torremaggiore. Secondo i dati diffusi dal comitato, i comuni aderenti rappresentano circa il 40% dell’intera popolazione provinciale.
L’eventuale adesione di Manfredonia costringerebbe la Provincia, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta referendaria nelle prossime settimane, a dire sì al referendum.
Ma torniamo all’aeroporto Lisa. Come ho già detto, sono tantissime le prese di posizione dopo la lettera meridiana di ieri, che dava notizia della pubblicazione del bando di gara per l’allungamento della pista di Bari Palese.
Pubblico il più rappresentativo, quello di Maurizio Antonio Gargiulo, presiedete del comitato Vola Gino Lisa, che ha condiviso il post di Lettere Meridiane aggiungendo il seguente commento
Caro Geppe Inserra hai assistito alla nascita del Gruppo Basta Chiacchiere e poi all'evoluzione del Comitato Vola Gino Lisa. In questo bando trovi tutte le nostre ragioni e tutti gli errori commessi da una classe politica (purtroppo la nostra) che al posto di tutelare negli anni le ragioni del territorio hanno permesso uno scippo dopo l'altro. Aeroporti di Puglia in se non è il problema. Loro fanno solo quello che a Bari si decide. La Regione in qualità di proprietaria dei 4 scali decide semplicemente dove direzionare le sue attenzioni. Bari e Brindisi sono le attenzioni principali , in barba ad una concessione che avrebbe dovuto portare un equo trattamento. Gli accordi con Enac (che oggi sembra fuori gioco) sono il punto da cui ripartire. Il territorio si svegli perché in ballo ci sono 3.500 posti di lavoro!
L’appello a svegliarsi è stato raccolto da numerosi internauti, tra cui il consigliere comunale Pasquale Cataneo. Ne darò contro domani.
Restano invece inevase le domande che lo stesso Gargiulo aveva posto pubblicamente poco prima di Ferragosto  sollecitando novità dalla Regione Puglia e da Aeroporti di Puglia Spa: "1) ci sono le nomine ufficiali degli esperti indicati e preannunciati dall'assessore Piemontese? 2) è stata individuata la nuova ditta per i lavori stante il fallimento di quella che aveva vinto il bando? con pazienza aspettiamo... non abusi Catilina!"
Adesso la pazienza ha proprio raggiunto il limite.

Le responsabilità del sisma? Sono anche di noi tutti

A volte il social smentisce lo stereotipo che vuole le piazze virtuali luoghi dove si grida e ci si insulta, senza riuscire a ragionare.
L'accorata riflessione sul sisma che ha sconvolto l'Appenino centrale (Non cercare colpevoli, ma responsabilità) di Francesco A.P. Saggese ha suscitato intense reazioni da parte degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane: una profonda partecipazione emotiva che ha prodotto commenti approfonditi e responsabili, da cui traspare un'Italia, una comunità che soffre assieme ai terremotati, senza rinunciare a pensare, senza cedere alle facili polemiche. Ringrazio di cure tutti gli intervenuti, le cui opinioni mi sento di poter condividere interamente. Potete leggerle di seguito.
Da parte mia osservo soltanto che la cultura diffusa della sicurezza auspicata da parte di tutti, non può essere improvvisata, né miracolosamente implementata per decreto legge: per poterle dare spessore e concretezza, c'è bisogno di cambi il modo di concepire lo sviluppo, la sua qualità. Non si può avere tutto.
* * *
Enrico Ciccarelli
Articolo fin troppo condivisibile, e forse in ciò sta il suo limite.
Secondo me è assolutamente vero che la catastrofe naturale da sola non spiega l'estrema vulnerabilità del nostro Paese, e che ad essa sono collegate responsabilità politiche in senso ampio (ossia della classe politica, ma anche della classe dirigente in senso ampio, ed anche della comunità nel suo complesso).
Non è vero, invece, che in Italia non si sia fatto niente, da quel 23 novembre del 1980 che segna un punto di svolta. Si è fatta una legge sismica, intanto; e si sono definite con sempre maggiore precisione le aree di criticità, stabiliti con sempre maggiore severità le prescrizioni edilizie e così via. Abbiamo costruito la Protezione Civile migliore d'Europa (id est del mondo) e abbiamo avviato timidi, timidissimi tentativi di prevenzione.
Detto questo, per trovare le responsabilità basta guardarsi allo specchio. Non penso al signor Saggese, di cui ammiro la passione civica, ma a tutti noi.
Penso che l'autore dell'articolo sia, come me, di Foggia, che è la città di viale Giotto, di via delle Frasche e di altri più remoti crolli, di un'edilizia che spesso è venuta su senza regole, dominata dall'urgenza del profitto.
Quali conseguenze ha avuto quella tragedia? Quanti edifici hanno adottato il (cosiddetto) fascicolo del fabbricato. Sbaglio se rispondo "nessuno"? Perché sull'onda della tragedia e della commozione è molto facile dire che ci si doveva pensare, che bisognava mettere in sicurezza ecc. Ma la realtà è che questo è il Paese dove si costruiscono case abusive sulle pendici del Vesuvio e dell'Etna, e che i sindaci, compresi quelli "rivoluzionari" come De Magistris, si fanno attaccare per pazzi alla sola idea di abbatterle. È un Paese dove le messe in sicurezza possono dare brillante prova di sé (come è successo a Norcia) o pessime (come per la scuola di Amatrice crollata malgrado gli investimenti del 2012). Ma di sicuro, trascorso l'impatto emotivo del dramma, piante e tumulate le vittime, aiutati con la consueta generosità i superstiti, il Paese tornerà all'usata noncuranza. E nessuna forza politica e nessun Governo avranno il coraggio di dire sul serio: "ragazzi, adesso variamo un investimento straordinario per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio nelle nostre aree a rischio; servono da 200 (secondo alcuni) a 800 (sostengono altri) miliardi di euro. Lo Stato ne mette la metà, tagliando su pensioni, sanità e aiuti ad imprese e famiglie; i privati mettono l'altra metà."
Nessuno lo farà perché quelle forze politiche e quel Governo sarebbero spazzati via alla prima elezione disponibile.

Maurizio De Tullio
La riflessione è comprensibile ma solo in parte condivisibile perché le leggi ci sono da anni, tant'è che a 16 km dall'epicentto, cioè nella vicina Norcia, spavento a parte non è successo nulla. E la ricostruzione del Friuli dimostra che leggi serie sono state fatte e, se applicate correttamente, i danni saranno progressivamente sempre meno. Dipende da sindaci e da costruttori onesti. Serve certamente una presa d'atto comune sulla necessità di uniformare gli interventi e di investire meglio e di più in prevenzione.

venerdì 26 agosto 2016

A Bari si può. A Foggia invece no.


Annalisa Rizzo, amica e lettrice di Lettere Meridiane, segnala una notizia di quelle che non sai se incazzarti, oppure riderci sopra. È la foto dell’avviso di gara pubblicato qualche giorno da Aeroporti di Puglia per l’allungamento e l’adeguamento della pista dell’aeroporto di Bari Palese. Annalisa accompagna l’immagina con un commento lapidario: “Ecco a Voi l'ultima pernacchia al Gino Lisa da parte dei baresi! Buon Ferragosto Foggia!”
In effetti è difficile non restare sconcertati, visto che, mentre si dà il via all'adeguamento della pista barese,  la procedura di aggiudicazione dell’analoga gara d’appalto che riguarda l’allungamento della pista dell’aeroporto Gino Lisa di Foggia è stata sospesa in quanto su di essa grava il timore di una possibile infrazione alle norme comunitarie che disciplinano gli aiuti di Stato. 
Tra qualche settimana scadrà il termine per inviare alla competente struttura burocratica comunitaria (che è quella che si occupa di vigilare sulla concorrenza) la risposta ai rilievi a suo tempo formulati.
È possibile che le preoccupazioni che hanno indotto la stazione appaltante a sospendere la procedura a Foggia, non valgano per Bari?
Bah. Sta di fatto che il bando è stato pubblicato, assieme al capitolato e a tutta la documentazione tecnica, sul sito della società aeroportuale pugliese.
Il costo dell’opera, che consta nell’allungamento della pista di volo Rwy 07/25 e nell’adeguamento degli impianti Aiuti Visivi Luminosi, è di poco meno di 13 milioni di euro.
La risposta più ovvia ai dubbi prima esternati, è che probabilmente i fondi che Aeroporti di Puglia utilizzerà in quel di Bari sono ricavati dalle voci del bilancio proprio della società, cioè non sono assistiti da un finanziamento comunitario, per cui la stazione appaltante gode di maggiori margini di autonomia.
Ammesso che le cose stiano così, è però inevitabile porsi un altro interrogativo: non si poteva fare per Foggia così come si è fatto per Bari?


Cristian Agnelli, capitano coraggioso

Cristian Agnelli è uno dei giocatori del Foggia cui sono più affezionato. Mi piace quel modo che ha di sbattersi in campo, di dare tutto - fiato, cuore ed anima - fino allo stremo delle forze.
Non lo dimenticherò mai quando, negli ultimi minuti della semifinale play off con il Lecce, inseguiva come un forsennato un avversario per trenta metri, nonostante avesse la gamba dolorante per un crampo...
Immenso, indomito capitano. Ancora più immenso l’altro giorno, anche se questa volta il pallone non c’entra.
Sapete che il Foggia è rimasto coinvolto nel terremoto che ha sconvolto l'Appennino centrale. I satanelli erano in ritiro a Norcia, ed hanno trascorso ore di paura e di terrore, passando la notte all’addiaccio: la cittadina umbra è vicinissima all’epicentro del sisma.
La mattina dopo hanno dovuto far ritorno a Foggia. Chi di noi non avrebbe tirato un sospiro di sollievo, scappando dalla zona del sisma, facendo ritorno a casa?
Il capitano no. Affranto, si è confessato davanti ai taccuini dei cronisti: “Siamo una squadra di calcio e per questioni organizzative abbiamo deciso di ritornare a Foggia, fa male, però andare via da qui. Vorremmo renderci utili, fare qualcosa per chi sta male, ma ci hanno detto che non possiamo fare niente, che i soccorritori sono al lavoro. Torniamo a Foggia ma il cuore è vicino a tutti quelli che stanno soffrendo  e alle famiglie delle vittime”. 
Quando leggi cose così, ti ricordi che anche il cuore è un muscolo, e ti senti più orgoglioso di essere foggiano.
Grazie, mio capitano. Capitano coraggioso.

giovedì 25 agosto 2016

Non cercare colpevoli ma responsabilità (di Francesco A. P. Saggese)

Questo è il tempo di scavare tra le macerie. Magari un respiro, magari una voce.
Questa sarà la prima notte in cui migliaia di persone dormiranno per strada.
Questa per molti sarà la prima notte senza un figlio, una madre, un amico, un fratello, una nonna, un padre.
Ma un domani di qualche giorno che verrà, qualcuno mi deve spiegare cosa è stato fatto nel nostro Paese dal 1997, quando il sisma in Umbria e nelle Marche distrusse la basilica di Assisi facendo undici morti.
Un domani di qualche giorno che verrà, qualcuno mi deve spiegare cosa è stato fatto nel nostro Paese dal 2002, quando un terremoto in Molise provocò il crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia, facendo 30 vittime di cui 27 bambini.
Un domani di qualche giorno che verrà, qualcuno mi deve spiegare cosa è stato fatto nel nostro Paese dal 2009, quando la terra in Abruzzo seppellì 308 persone, tra cui molti studenti.

mercoledì 24 agosto 2016

Seconda stazione: la verità oltre le polemiche (di Geppe Inserra)

Il dibattito sulla possibilità di una seconda stazione a Foggia sale di tono, ed è comunque qualcosa di positivo, in un territorio come il nostro che discute poco sul suo futuro.
Ho però la sensazione che la corsa a schierarsi pro o contro la infrastruttura annunciata (ufficiosamente) dall'assessore all'urbanistica, Francesco D'Emilio, stia facendo perdere di vista alcuni dati di fatto, fondamentali, che cercherò di riassumere.
1) La possibile seconda stazione non sminuisce in alcun modo la centralità della stazione di Foggia, che resta tal quale è allo stato attuale delle cose. (Una centralità - va detto - sempre più modesta per la pervicace baresizzazione del trasporto ferroviario pugliese, ma questo è un altro discorso).
2) Così come siamo convinti della centralità della stazione attuale, siamo tutti convinti che essa non debba essere bypassata dalla linea ad alta capacità Napoli-Bari (non a caso definita nei documenti ufficiali Napoli-Foggia-Bari), così come previsto dagli accordi raggiunti a suo tempo al tavolo istituzionale, che prevedono che la bretella venga utilizzata soltanto per i collegamenti merci.

Deposito GPL: il "no" della Chiesa di Manfredonia


La vicenda dell'impianto Energas di Manfredonia ha un valore simbolico particolare. Perché si tratta della città sipontina, perché presenta molti tratti in comune con la storia dell'ex ANIC che sorse a Manfredonia negli anni Sessanta, e da cui prese le mosse il processo di industrializzazione che l'intera Capitanata ha vissuto, nel bene e nel male, nel secolo scorso.
Anche cinquant'anni fa, fu aspro il confronto tra quanti sostenevano l'inserimento chimico e quanti erano preoccupati delle ripercussioni che esso avrebbe avuto sull'ambiente, sul paesaggio e sulle attività economiche verso cui il territorio pareva maggiormente vocato, come il turismo e la pesca.
L'Anic arrivò come contropartita di un'autentica beffa che la Capitanata e soprattutto i Monti Dauni avevano patito, con il metano scoperto nelle viscere delle colline subappenniniche dirottato ad alimentare un altro discutibile processo di industrializzazione poco rispettoso dell'ambiente, in quel di Taranto.
I fatti sono andati come sapete tutti: l'Anic a Manfredonia e l'Ilva a Taranto hanno creato occupazione e ricchezza, ma provocato anche seri danni all'ambiente, e alla salute dell'uomo.
Il contesto in cui si situa la vicenda del deposito Energas presenta molte analogie con quanto accadde allora. Anche oggi la Capitanata viene sistematicamente scippata (basti pensare all'enorme prezzo pagato dal paesaggio per il proliferare di parchi eolici e fotovoltaici, la cui energia prodotta non viene utilizzata in loco), ed anche oggi le contropartite sembrano muoversi in una logica di puro capitalismo, attento soltanto ai (propri) profitti.
La presa di posizione della Chiesa di Manfredonia sul deposito GPL, per iniziativa del suo pastore, l'arcivescovo Michele Castoro, è importante perché affronta il problema dal punto di vista della qualità dello sviluppo. L'analisi del presule rappresenta la prima applicazione concreta in provincia di Foggia dell'enciclica sull'ambiente di Papa Francesco: è una profonda, lucida riflessione su quello sviluppo a misura d'uomo che avrebbe potuto trovare, che potrebbe trovare sul Gargano, nell'intera Daunia un suo laboratorio naturale. Leggetela. Meditatela. Condividetela. (g.i.)
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Ho seguito con grande attenzione e non senza preoccupazione il dibattito che in questi ultimi mesi ha suscitato nella nostra città di Manfredonia, e non solo, la proposta di impiantare nel nostro Golfo un enorme deposito costiero di Gpl. Come sempre accade in questi casi si sono formati due schieramenti che vedono da un lato chi è a favore, dall'altro chi è contro. E' una questione cruciale che riguarda tutti e che chiama in causa autorità politiche, istituzioni, associazioni, singoli cittadini.

martedì 23 agosto 2016

Il buco nero dell'informazione locale

Scrive sulla sua bacheca l'amico Franco Eustacchio Antonucci: "Vorrei comunicare a tutti i miei amici di Facebook che in provincia di Foggia opera una rivista online, "letteremeridiane", di divulgazione culturale di massimo interesse per la Capitanata intera, quindi considerata nel suo complesso di territorio organico (ancora non troppo).
Non è questa una pubblicità, ma un invito a consultare quanto di interessante viene detto.
All'Amico Geppe Inserra, se mi legge in questo post, dico di pensare alla possibilità di una parallela pubblicazione cartacea. Sarebbe un servizio prezioso per il territorio.
Eustacchiofranco Antonucci"
L'iniziativa di Antonucci (che ringrazio per le belle parole nei confronti miei e di Lettere Meridiane, di cui egli stesso è un apprezzato collaboratore) fa il paio con una proposta analoga, formulata tempo fa da Maurizio De Tullio.
Il post ha totalizzato "mi piace" e interessanti commenti. Tra questi, quelli di Giorgio Buccarella ("La pubblicazione cartacea sarebbe una grande cosa") e di Nico Palatella, che arricchisce la sua opinione da alcune interessanti considerazioni sullo "stato dell'arte" della carta stampata, in provincia di Foggia.
Palatella sottolinea che "tutto il cartaceo della provincia di Foggia e del capoluogo in particolare, soffre della totale mancanza di sensibilità sia dei soggetti pubblici che privati-aziende in particolare - molto poco propense ad investire in comunicazione, ancor meno al sostegno della stampa."
Il buon Nico riferisce della sua esperienza di editore della bella testata Culttime (che ha dovuto purtroppo chiederete i battenti, proprio per problemi di bilancio) rilevando che la scarsa propensione delle aziende ad investire in pubblicità "è uno dei nostri limiti più evidenti, basti vedere che fine hanno fatto praticamente tutti i free press e chiedere a quali sofferenze e sacrifici vanno incontro le poche testate che ancora continuano a stampare."
Palatella prende in esame anche la scarsa predilezione dei lettori per gli argomenti che non siano soltanto cronaca e sport concludendo: "Su questi presupposti, penso che il buon lavoro di Geppe possa continuare a crescere sul web ma sia difficilmente trasferibile su carta senza grosse complicazioni. Nb, non ho voluto parlare della distribuzione, altro calvario che costringe la maggior parte delle iniziative editoriali cartacee al rimanere nella propria città e nemmeno in modo veramente omogeneo."
L'esperienza quotidiana di Lettere Meridiane (molto interessante e per molti versi sorprendente, anche per un giornalista non proprio alle prime armi, come me) mi sta facendo scoprire - tra le pieghe del social e della pubblica opinione - una realtà che non sospettavo, e cioè il desiderio di una parte non trascurabile della comunità ad informarsi e ad esprimere il proprio parere banche sui temi - come quelli cari ad Antonucci - che riguardano il nostro futuro, e i suoi temi più importanti: il lavoro, l'economia, l'ambiente.
Per sua natura la carta stampata è un canale più idoneo a sostenere discussioni del genere, perché va oltre la caducità del momento, purtroppo tipica dei giornali quotidiani, della televisione, del social.
Ricordo con nostalgia quando l'ossatura dell'informazione locale (mi riferisco agli anni Sessanta - Settanta del secolo scorso) era composta dai settimanali locali (Il risveglio, Il Gazzettino Dauno, Capitanata Agricola Industriale, La Gazzetta di Foggia, Tre per tre) che per la loro natura periodica erano più in grado dei quotidiani (che si riducevano, del resto, a un paio di pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, e alla pagina de Il Tempo e del Mattino) di affrontare i temi dell'economia e del lavoro.
Il dibattito su questi temi è oggi del tutto asfittico, anche perché i partiti politici non fanno più congressi, e i congressi delle organizzazioni di categoria e dei sindacati si riducono a passerelle senza la necessaria tensione ideale, senza la spinta che sarebbe necessaria per provare a costruire il nostro futuro, con le nostre mani.
Lettere Meridiane è, al momento, uno sforzo assolutamente volontario: mio e di quegli amici, come Antonucci, che non vogliono far mancare all'opinione pubblica quella merce sempre più rara che sta diventando il pensiero.
E, credetemi, già così è tutt'altro che facile.
Però la proposta di Antonucci è intrigante. E voi, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, che ne pensate?

Caporalato e Grand Ghetto, si fa sul serio (forse)

Dal punto di vista della concretezza, la visita del ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando è stata poco più di una passerella, la montagna che ha partorito il topolino. Non così, però, dal punto di vista politico e simbolico. Perchè non era mai successo che un ministro della Repubblica visitasse il Grand Ghetto, e perché la presenza del Guardasigilli certifica il salto di qualità che lo Stato intende operare sul versante della lotta al caporalato: tolleranza zero, e quindi sostegno alla linea della fermezza del governatore Emiliano.
Orlando non si è nascosto dietro il dito ed ha affidato al social le sue impressioni: "Una città fantasma. Una non città - ha scritto sul suo profilo Facebook - . Eppure migliaia di uomini e donne danno vita alle porte di Foggia a una comunità di lavoratori sfruttati. Schiavi ricattati dai caporali. È qualcosa di inaccettabile. È da questo luogo che penso sia più giusto ribadire l'impegno del governo ad approvare nel più breve tempo possibile la nuova legge contro il caporalato."
Forse non è quello che si aspettava Emiliano, ma il governatore ha apprezzato la sincerità del Ministro, ringraziandolo con un tweet per la sua visita. "Insieme chiuderemo i ghetti che seppelliscono i diritti delle persone e batteremo il caporalato."
Per sconfiggere il mostro, però, occorre ben altro che una legge, pur orientata a rimarcare una presenza più forte e consapevole dello Stato in questa battaglia di civiltà.
Orlando lo ha capito, rendendosi conto di persona di quanto il problema sia grave. Ecco perchè la sua visita potrebbe scrivere una pagina nuova in questa lotta, finora impari.

lunedì 22 agosto 2016

Cos'hanno perso Foggia e il Foggia con De Zerbi


Adesso che i clamori si sono attenuati ed i toni abbassati, si può riflettere ad alta voce sull'esonero di Roberto De Zerbi, sull'eredità che lascia, non solo alla sua squadra ma all'intera città. Mi pare che una riflessione vada fatta in termini non strettamente calcistici. Dal punto di vista sportivo, non ci piove: il mister è stato messo alla porta, nemmeno tanto garbatamente, perché ormai il suo rapporto con la proprietà rossonera, ovvero con i suoi datori di lavoro, si era irrimediabilmente deteriorato. In un simile contesto, ha ragione chi investe tempo e danaro nella gestione del sodalizio. La rottura, per quanto improvvisa e traumatica, era inevitabile.
Detto questo, provo tanta nostalgia per mister De Zerbi. Per quello che aveva dato al Foggia. Per quello che avrebbe potuto ancora dare. Ma soprattutto per l'esempio che ha dato, decisamente controcorrente per le abitudini e per i costumi tipici foggiani.
Un perfezionista. Un perfezionista con l'aggiunta di un caratteraccio, dove pensate possa arrivare in una città adusa alla "controra" come Foggia? Lasciamo perdere il conflitto sorto a proposito della cessione di Gigliotti o la mancata sostituzione di Iemmello.
Il non aver affrontato e risolto questioni come la disponibilità di un campo per gli allenamenti che pure De Zerbi aveva indicato come nevralgica subito dopo il rinnovo del contratto, tanto da parlarne a lungo in  conferenza stampa, la dice lunga - ahimè - sulla distanza siderale di mentalità che divide De Zerbi con il mondo "normale", figuriamoci con la mentalità media di una città dove la normalità è un lusso, un'eccezione, e dove funziona assai poco.
Però il mister era tutt'altro che un perfezionista calcolatore. Voleva sì la perfezione, ma ci metteva nell'inseguirla il cuore e l'anima. Aveva saputo fare del Foggia una famiglia, ed era riuscito a creare un rapporto profondo ed irripetibile tra il Foggia e Foggia, come ha detto un po' a sorpresa congedandosi dalla città e dai tifosi Guillaume Gigliotti: "Quando parlo di Foggia parlo di famiglia. Non è un modo di dire. Dovete credermi. Se hai un periodo di merda puoi contare sul sostegno di questa famiglia e se hai una gioia puoi condividerla con tutti. Quando sono per strada le persone ti salutano con affetto come se ti conoscessero da anni e ti fanno sentire a casa." 
Temo che perdendo Roberto De Zerbi, Foggia abbia perduto un'opportunità, abbia perduto questa specialissima dimensione tra calcio e passione, tra impegno quotidiano e risultato che ha caratterizzato l'era De Zerbi.




domenica 21 agosto 2016

Il corto circuito del caporalato nel Tavoliere in un reportage di Internazionale

Farà certamente discutere il reportage di Fabio Ciconte e Stefano Liberti, pubblicato on line da Internazionale. Perché forse per la prima volta si sforza di leggere il fenomeno del caporalato senza pregiudizi, senza moralismi, e dal punto di vista degli stessi caporali.
L'immagine complessiva del caporalato che ne emerge, a tratti, è più quella di un sistema di organizzazione parallela del lavoro, che non di un fenomeno di malaffare. Un sistema - si legge -  "assolutamente normale in un territorio dove lo stato è assente o ha difficoltà a svolgere un efficiente ruolo di intermediazione tra richiesta e offerta di manodopera."
Protagonista del reportage è. Abu Sow, un senegalese cinquantenne che dal 1998 è nel Tavoliere: il suo lavoro consiste nel reclutare braccianti per conto di aziende agricole , fornire loro un mezzo di trasporto, trattenendo in cambio una piccola percentuale sulla "giornata".
Si descrive come una sorta di agenzia interinale e respinge con decisione "l'immagine dei caporali aguzzini che approfittano dei braccianti schiavizzati." Aggiunge che "quelli sono casi estremi, delinquenti che sfruttano immigrati inesperti appena arrivati sul territorio." 
Eppure Abu Sow è stanco e vorrebbe andare via: la crisi del prezzo del pomodoro ha falcidiato i ricavi delle aziende e di conseguenza anche i salari dei lavoratori. Nel 2000, un cassone di pomodori veniva pagato 5 euro. Oggi soltanto 3,5, racconta il senegalese.
Il resto lo ha fatto il sempre più frequente e massivo ricorso alla raccolta meccanizzata: le aziende si rivolgono ad altre aziende specializzate, i contoterzisti. 
La conclusione è che il lavoro viene pagato sempre meno, e che c'è sempre meno lavoro.
"Una bomba sociale", affermano senza mezzi termini gli inviati di Internazionale, che raccontano dettagliatamente le condizioni di vita al Grand Ghetto. Almeno duemila immigrati che ciondolano quotidianamente alla ricerca di un lavoro che spesso non trovano.
Antoine è un altro immigrato intervistato da Ciconte e Liberti, e traccia un quadro meno pacifico di quello presentato da Abu Sow. "I caporali se ne approfittano, fanno grandi guadagni sulla pelle di queste persone".
Il governatore regionale pugliese Michele Emiliamno conferma la volontà di smantellare il Grand Ghetto entro il prossimo autunno. E dopo?
Dopo sarà necessario disinnescare la bomba sociale, incoraggiando esperienze positive come quella, diffusamente raccontata nel reportage, di Casa Sankara-Ghetto out, che ha ottenuto l'assegnazione a titolo gratuito per cinque anni di un'azienda agricola regionale. L'obiettivo è di evitare un muro contro muro che non farebbe che aggravare la tensione sociale. Provare a fare sistema, aiutando quanti vogliono uscire dalla illegalità, come Abu Snow, a farlo utilizzando la rete di relazioni che questi caporali posseggono.
La sfida è alta e comincia a muovere i suoi primi passi in questa difficile estate, che ha rappresentato uno dei momenti di crisi più acuta per l'agricoltura e il lavoro agricolo: "sradicare il sistema del caporalato e dei ghetti con l'aiuto degli africani e degli ex caporali."
Potete leggere interamente l'inchiesta di Ciconte e Liberti a questo link: http://www.internazionale.it/reportage/fabio-ciconte/2016/08/20/puglia-caporali-pomodori-lotta-illegalita



Inviato da iPhone

Capitanata provincia a rete, una potenzialità inespressa (di Franco Antonucci)

Da tempo, Franco Antonucci sostiene che la peculiarità della Capitanata quale "provincia a rete multi urbana" rappresenta per il territorio una grande potenzialità. Lo ribadisce nella riflessione che segue, che volentieri sottoponiamo alla lettura e alla riflessione degli amici di Lettere Meridiane.
Sono assolutamente d'accordo con l'idea di Antonucci che l'essere una rete potenziale rappresenti un punto di forza. Ma perché funzionino, le reti vanno prima costruite. E probabilmente il problema più grosso della Capitanata sta proprio nella sua incapacità di sentirsi, e di essere, rete. Buona lettura.
* * *
CAPITANATA : CONCETTI IN PILLOLE - step 1
Come mi è capitato di ripetere fino alla noia, soprattutto di quelli cui è capitata la sfortuna di leggermi, la Capitanata ha una enorme differenza (di vantaggio) rispetto allo scenario totale delle altre provincie italiane :
La Capitanata è una provincia a RETE MULTI-URBANA (la famigerata PENTAPOLI), ancora potenziale. Quindi MULTI-INFRASTRUTTURALE, con reti radiali lunghe e anulari centripete sempre più larghe, con tendenza lampante alle interconnessioni Inter-territoriali se a limiti. Oggi ancora sfilacciate (la sognata ed imperfetta CERNIERA attuale).
Le altre province italiane, comprese quelle pugliesi, sono, invece, in massima parte MONO-URBANE, con reti provinciali variamente definite e definibili secondo necessità di interconnessioni territorialmente circostanziate, e, secondo i casi, più o meno estese.
Quale delle due situazioni è strategicamente e/o potenzialmente vincente?
Ovviamente non basta la potenzialità, ma la convinzione pervicace.
Eustacchiofranco Antonucci. 21-08-2016

sabato 20 agosto 2016

Seconda stazione e alta capacità, un affare ma non per la città (di Lello Saracino)


Fotoritocchi, rendering, mancano i plastici in scala. E poi un confronto serrato tra esperti, opinioni su opinioni, nascita di comitati (il civismo foggiano, lo ammetto, mi sorprende sempre). L’ipotesi di una seconda stazione ferroviaria a Foggia, servente alla linea Bari-Foggia in direzione Napoli e Roma, ha suscitato un dibattito per certi versi originale, montato ben oltre le stanze della politica e della rappresentanza sociale. Da giornalista che ha seguito le politiche di sviluppo territoriale e approfondito la centralità delle infrastrutture quale fattore di competizione e crescita, ammetto che ad oggi le tesi emerse pro nuova stazione non mi convincono. Anzi per certi versi soffrono a mio avviso di una miopia che è propria di uno sguardo provinciale, che palesa scarsa lungimiranza rispetto alle ricadute complessive e rassegnazione rispetto alla capacità di incidere nelle scelte e negli indirizzi di governo. Provo a spiegare.

venerdì 19 agosto 2016

Trivelle e cicciottelle

Mettiamola così. Il mio titolo sulle trivelle ondivaghe dell’Adriatico, per scorrettezza e per bruttezza ha oscurato quello sulle olimpioniche cicciottelle che ha provocato il licenziamento del direttore di QS, Quotidiano Sportivo.
Me ne dolgo profondamente con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane.
Come ha scritto qualche giorno fa sul Corriere della Sera, Beppe Severgnini   riferendosi al titolo sulle “cicciottelle”: “quel titolo era sbagliato. Peggio: era brutto. Ma se licenziassero tutti i giornalisti che hanno fatto un brutto titolo, le redazioni sarebbero deserte.”
Visto che sono il datore di lavoro di me stesso, e che scrivere Lettere Meridiane  non è nemmeno un lavoro, ma puro volontariato, non posso licenziarmi. Resta però l’errore. Una topica più che una bufala.
Le trivelle andavano a sud, e non a nord. Dunque non arrivavano, come ho scritto erroneamente e, ma se ne andavano.
Si trattava delle trivelle di Ombrina Mare, piattaforma realizzata lungo l’abruzzese Costa dei Trabucchi dalla società Rockhopper, smantellata dopo una durissima battaglia legale, portata avanti dalle istituzioni locali e dalle associazioni abruzzesi, e conclusa - va detto - anche per effetto della legge di stabilità 2016 che come si sa ha bloccato prospezioni e trivellazioni entro il limite delle 12 miglia.
Tutto ciò premesso, chiedo scusa ad amici e lettori per l’errore in cui sono incorso. Errore che è d’altra parte soltanto mio. Né Antonella Caruso, dal cui profilo Facebook avevo tratto la notizia, interpretandola male, né il consigliere regionale Giannicola De Leonardis, autore delle fotografia, si sono mai sognati di dire che le trivelle stessero approdando nel nostro mare. Entrambi lamentavano l'allentamento della tensione culturale attorno alla questione delle trivellazioni provocato dall'atteggiamento anti referendario assunto dal Governo, e basta.
Quanto ad Antonella Caruso, è il caso di aggiungere che nella sua brillante carriera professionale ha seguito sempre con attenzione (e correttezza) la vicenda delle trivellazioni.
L’ho ascoltata durante la campagna referendaria tenere sull’argomento un’autentica lectio magistralis, che mi ha convinto ha votare “si”, e continuo a ritenere che il governo non avrebbe dovuto invitare a disertare le urne.
Quanto all’episodio in se stesso, va comunque ribadito che è incredibile che quelle trivelle abbiano potuto andare a spasso per il mare, a pochi chilometri dalla costa garganica senza che il passaggio fosse stato in qualche modo preventivamente annunciato.
Aspetto che è stato opportunamente stigmatizzato da un altro giornalista particolarmente attento alle tematiche ambientali come Gianni Lannes, che sul suo blog Su la testa ha scritto: "Appena uno si distrae, ecco cosa accade. Una piattaforma trainata da due rimorchiatori: in tanti, oggi, l'hanno avvistata e fotografata tra Peschici e Vieste. A Manfredonia la Capitaneria di Porto ne sa qualcosa? Incredibile: non è stata resa nota alcuna ordinanza. I guai peggiori delle autorità, si sa, si combinano spesso a ferragosto, quando la gente è opportunamente distratta e già addomesticata a strapuntino."
Insomma ho sbagliato: ma la necessità di tenere alta la guardia per evitare colpi di mano da parte delle compagnie petrolifere e delle loro lobby resta tutta.

giovedì 18 agosto 2016

Foggia, 19 agosto 1943: la città annientata

Mons. Farina tra i comandanti delle
truppe di occupazione
Secondo i dati ufficiali, l’incursione aerea degli Alleati su Foggia del 19 agosto 1943 fu la più pesante di tutte; 9.581 morti e oltre 600 feriti a fronte delle 7.643 vittime  che, sempre stando alle cifre ufficiali diffuse successivamente dal Comune di Foggia, sarebbero state provocate dal bombardamento del 22 luglio.
Diversi autori hanno contestato l’attendibilità del dato che riguarda il 19 agosto, sostenendo che la città era praticamente vuota, dopo i pesantissimi danni provocati dal raid del 22 luglio.
Come ho detto più volte, la querelle sul numero preciso dei morti è una questione di lana caprina: quel che conta è che i morti furono tantissimi, troppi e che Foggia fu vittima dei cosiddetti bombardamenti strategici che - pare per iniziativa inglese, più che americana - non distinguevano più tra obiettivi militari e non, e massacrarono l’inerme popolazione, allo scopo di terrorizzarla (e furono perciò un atto di terrorismo).

Tanto premesso, ecco un documento  illuminante - e forse non adeguatamente valorizzato - che sembrerebbe smontare la tesi di una Foggia vuota se non addirittura deserta, in quel fatidico 19 agosto.
Si  tratta della la relazione che il vescovo dell'epoca Mons. Fortunato Maria Farina scrisse al Papa Pio XII, per informarlo della drammatica situazione che si era venuta a determinare a Foggia.
Ho ricavato la relazione dal libro di Gaetano Matrella, La erezione della Diocesi Autonoma di Foggia: una storia e un territorio, il cui pregio maggiore sta nella capacità dell’autore di collegare il cammino spirituale della chiesa foggiana con le vicende storiche, non sempre facili, che occorrevano nella diocesi, mostrando quanto sia stato stretto il rapporto tra Chiesa e territorio a Foggia.
Il documento si trova anche sul bel sito di Alberto Mangano, Manganofoggia.it,  e - come ha puntualmente accertato Maurizio De Tullio - comparve per la prima volta l'8 settembre 1968 sul settimanale religioso "La Voce" e sul n. 5 del "Notiziario del Comune di Foggia" (luglio-agosto 1968). In buona parte fu pubblicata anche nel bel volume di Mons. Mario De Santis "Mons. Fortunato Maria Farina Vescovo di Troia e Foggia", lavoro edito nel 1995 come ristampa di due precedenti volumi usciti nel 1978 e nel 1981, intitolati rispettivamente "Il Sacerdote" e "Il Vescovo".

Pelagosa, l'offensiva del M5S

Qualcosa finalmente si muove per porre fine ai soprusi che i nostri pescatori subiscono a Pelagosa, e far sì che la Croazia rispetti gli impegni assunti con il trattato di pace che alla fine della seconda guerra mondiale decretò l’annessione all’allora Iugoslavia dell’isola, che faceva una volta parte della provincia di Foggia e della Puglia. Una storia rocambolesca, quella di Pelagosa, o più precisamente delle Isole Pelagose, un piccolo arcipelago in mezzo all'Adriatico (a soli 53 chilometri da Peschici) che è un’autentica gemma dal punto di vista naturalistico e paesaggistico e che fu l’unico pezzo d’Italia che i Savoia dimenticarono di annettersi.
Una vicenda bizzarra e travagliata, che è proseguita anche quando l’isola è definitivamente passata sotto un’altra bandiera: prima quella della ex Iugoslavia, poi quella croata. Sulla base dei trattati sottoscritti dopo la guerra, i pescatori pugliesi dovrebbero poter pescare senza problemi nelle acque di Pelagosa, essendo stato loro riconosciuto una sorta di diritto civico internazionale, ma le autorità croate fingono di ignorare l’accordo, infliggendo pesanti multe ai pescatori italiani, che hanno portato in diversi casi al sequestro dei motopescherecci.
Dopo un lungo silenzio italiano, grazie anche all’articolo di Lettere Meridiane esponenti pugliesi del M5S si sono mossi per verificare l’attendibilità delle segnalazioni.
La consigliera regionale pugliese e foggiana, Rosa Barone, ha inviato una richiesta alla Capitaneria di porto di Molfetta per ricevere dati riguardanti lo sconfinamento in acque straniere di pescherecci appartenenti a quella marineria.

mercoledì 17 agosto 2016

I Sannella: "A casa nostra comandiamo noi" (di Nico Baratta)

Giorni concitati quest’ultimi per la società rossonera. Dopo l’andirivieni di chi doveva allenare i satanelli, finalmente è uscito il verdetto: Giovanni Stroppa guiderà i rossoneri nella prossima stagione di Lega Pro. Lo avevamo anticipato ieri, come vi avevamo informati sulla querelle interna tra De Zerbi – Società e/o Proprietà – Stroppa. Tra i tifosi c’è chi apprezza, chi disprezza, chi si adegua pur di andare allo stadio e semmai sognare il Foggia in B. Tuttavia in mattinata sono uscite tre note stampa, rispettivamente della tifoseria della Curva Nord e del Foggia Calcio.
Andiamo per ordine.
I tifosi della Curva Nord, con un duro ma accorato comunicato stampa non ci stanno a subire altre “prese in giro”; pretendono rispetto. E lo dicono con chiare parole «Non accettiamo che si manchi di rispetto impunemente ad una piazza già duramente provata dalla mancata promozione e da un inferno che dura continuativamente da quasi venti anni. A lasciare il Foggia a chi vuole battersi per Foggia. Quest’anno non aspetteremo marzo per farci sentire».
Di contro balzo arriva la replica della società, per mano dei Patron Sannella, e precisamente di Franco, che con un’intervista rilasciata alla emittente tv locale Teledauna (visionabile a questo collegamento) attaccano duramente chi gli naviga contro, ribadendo che il testimone delle sorti societarie sportive del Foggia Calcio e nelle loro mani. Eccovi il sunto sommario dell’intervista:

Se mons. Pelvi batte Roberto De Zerbi

Gestire un blog sulla piattaforma di Google offre la interessante opportunità, attraverso l’analisi degli indici di lettura e di gradimento dei diversi post, di sondare e comprendere gli umori dell’opinione pubblica, il “sentire” della comunità virtuale.
Che a Foggia si mangi pane e pallone, lo sanno anche le pietre, e perciò non mi stupisce il gradimento piuttosto alto che gli amici e i lettori riservano ai post che riguardano i satanelli.
Ma potete capire la mia sorpresa nel verificare che il messaggio ferragostano ("Foggia reagisci e non stare a guardare") dell’arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi, ha sonoramente battuto, in termini di audience, i post riguardanti la telenovela messa in scena dal Foggia con l’esonero di mister Roberto De Zerbi, che pure è un beniamino indiscusso del social.
Che l’appassionata e lucida esortazione rivolta ai foggiani da mons. Pelvi abbia ottenuto un indice di ascolto superiore a quelli calcistici, smentisce una volta di più, mi pare, il luogo comune che vuole Foggia una città intorpidita e poco propensa alla riflessione.
Del resto, il messaggio del presule andava proprio nella direzione opposta, in quanto invitava i foggiani ad uscire dal guscio, a farsi carico dei bisogni di una città che chiede solidarietà e coesione.
Se tantissime sono state le lettura, poche le risposte, ed è il segno che alla riflessione non si accompagna - e varrebbe la pena di chiedersi perché - altrettanta voglia di discutere e partecipare.
I non molti commenti sono però profondi, e denotano tanta consapevolezza.
Tra i più lucidi quello di Barbara Sorrentino che scrive: "La città siamo noi tutti che l'abitiamo. Se siamo noi brutti è brutta anche la nostra città per cui il Vescovo ha ragione: se noi miglioriamo il nostro modo di essere senza puntare il dito agli altri e guardare un pò più a noi stessi allora si può sperare di cambiare il volto della nostra Foggia amata, ma anche da noi maltrattata.”
Sulla stessa lunghezza d’onda la riflessione di Pino Mastrulli: “Una città "brutta" ha come conseguenza logica sentimenti " brutti" quali : diffidenza e tristezza.”
Salvatore Imperio ha condiviso il post di Lettere Meridiane, aggiungendo: “Speriamo sia arrivato a chi di dovete. Ma ormai anche la speranza in chi dovrebbe far rispettare le leggi e lavorare per la città è svanita.”
C’è però chi accoglie l’esortazione dell’arcivescovo con positività. È il caso di Giuseppe Mariella: "Dobbiamo essere positivi, non lasciarci sconfiggere dall'ondata di malessere con cui ci tartassano i media ogni momento. Mio nonno diceva dobbiamo dare una botta alla pipa e l''altra alla tabacchiera... il popolo foggiano ha dimostrato di saper reagire e risollevarsi alla grande dopo i bombardamenti del nostri amici... americani del '43 che la distrussero, radendola al suolo, dove si contarono più di 23.000 morti e migliaia d feriti. Da questo malessere, che non riguarda solo la nostra città, si esce stando tutti uniti, reagendo ognuno per la propria parte, pensando positivo, senza piangersi addosso, tanto la nuttata .... è già passata. Davanti a noi c'è un altro giorno e la vita, sta a noi colorarla a che con umili cose."
Biancamaria Terracciano invece scrive: "Ma dove stanno i foggiani di una volta, verifichiamo. Quelli di una volta, compreso i politici, non ci sono più. Peccato! Il vero foggiano, quello verace non c'è più, e i baresi fanno man bassa. Stiamo diventando poco per volta una vera colonia barese. E me ne dispiaccio."
Da parte della politica le parole dell’arcivescovo vengono accolte con un distratto silenzio. Ma con alcune positive eccezioni.
Rosa Barone, consigliere regionale del M5S, condivide il post sulla sua bacheca, e  Stefania Cocciardi osserva:l"'arcivescovo ha colto nel segno. la diffidenza è una delle caratteristiche negative dei foggiani, ed è il motivo per il quale alla fine ci si allontana da loro."
Pasquale Cataneo, consigliere comunale è più ottimista: “Contenuti richiamati da mons. Pelvi anche nell'omelia durante la Santa Messa nella basilica Cattedrale di Foggia. Edificante messaggio per tutti i fedeli.”

Tifare Foggia fa bene al cuore

Ha compiuto  il suo primo anno di vita il gruppo whatsApp Che si dice du Fogge? Ed è toccato proprio al fondatore e coordinatore, Giovanni Cataleta (il gruppo prende nome da un fortunato libro di Giovanni sulla passione rossonera) spegnere la prima candelina con un messaggio augurale: “Buon compleanno al nostro gruppo che compie il primo anno di vita!  Volevate sapere tutto, ma proprio tutto sul nostro amatissimo Foggia? Speriamo di esserci riusciti. Non solo notizie, ma anche commenti e discussioni sulla nostra perenne passione per i colori rossoneri. La maggior parte di noi ha partecipato alla vita di questo gruppo, giovane ma già apprezzato. Per il futuro cercheremo di migliorare i contenuti evitando ripetizioni di notizie e snellendo i nostri interventi.”
Complimenti ed auguri anche da parte di Lettere Meridiane che periodicamente diffonde i contenuti delle news e delle discussioni del gruppo, incontrando particolare apprezzamento non solo da parte dei tifosi rossoneri, ma anche degli amici e dei lettori del blog.
Del resto, la filosofia di Che si dice du Fogge? è proprio quella di coniugare l’amore verso la squadra con quello verso la città e il territorio, nella convinzione che lo sport e il calcio siano non solo passione, ma momenti importanti della cultura civile di una comunità.
Il buon Giovanni Cataleta non avrebbe immaginato tanto successo per la sua creatura, nata paradossalmente per un caso, neanche tanto fortunato.
 Uno degli amici più cari di Giovanni nonché tifosissimo del Foggia, Giancarlo S., dovette ricoverarsi in ospedale a San Severo, per sottoporsi ad un delicato intervento. “Ero in terapia intensiva a San Severo dall'ottimo Dott. Maggi che mi operò - ricorda Giancarlo -. Ricevevo dagli amici che con me condividono la passione rossonera così tante telefonate che non riuscivo più a gestirle. Così nacque l'idea del gruppo. Ne parlai con Giovanni, che fondò il gruppo. A tutti gli amici gli auguri più calorosi e reciproci di sani e costruttivi messaggi. Auguri a tutti e Forza Foggia."
Ho conosciuto Giancarlo in occasione della presentazione dell'ultimo libro di Cataleta, Il distintivo dalla parte del cuore. Manco a farlo apposta, era in compagnia di un cardiologo che, a mia precisa domanda (visto che tra un ricovero e l'altro, devo riguardarmi) mi ha rassicurato: posso andare alla partita!
Perché tifare Foggia fa bene al cuore.
(Forse un po' meno in giorni, come dire, un po' roventi come quelli che abbiamo vissuto, ma questo è un altro discorso...)

Marcinelle, Gargano

Giulio Di Carlo, papà
di Michele Eugenio
Sono convinto che i social network possano essere una fonte inesauribile di public history, ovvero memoria collettiva, che viene recuperata e raccontata attraverso canali e documenti non convenzionali, come fotografie o anche semplicemente ricordi.
Un esempio da manuale arriva da un’interessante discussione che si è aperta sulla bacheca facebook di Michele Eugenio Di Carlo, a seguito di un post di Michele Lauriola. Oggetto, la tragedia di Marcinelle, nella quale morirono tanti minatori italiani.
Il Gargano fu particolarmente colpito dall’emigrazione, e molti furono i garganici che abbandonarono la loro terra per trasferirsi in Belgio, sicché il ricordo della tragedia di Marcinelle è ancora particolarmente vivo.
Raffinati intellettuali, Di Carlo e Lauriola, così come Teresa Maria Rauzino che interviene con una bella testimonianza, sono di quelle persone che ti fanno capire che il Gargano è straordinaria non solo per la natura, il mare e i paesaggi, ma prima di tutto per la sua gente.
Con il consenso di Di Carlo (che ringrazio per questo), Lettere Meridiane pubblica il post e la discussione che si è sviluppata.
* * *
Michele Eugenio Di Carlo
Il mio amico Michele Lauriola scrive a proposito della tragedia di Marcinelle: "Onore ai minatori italiani. Ieri, oggi, sempre. Il Belgio ci deve rispetto".
Una domenica del 1960 a Milmort
Quando c'è stata la tragedia di Marcinelle avevo un anno e vivevo nella periferia di Liegi a 100 metri da una miniera, quasi sotto le arcate di un ponte autostradale, con il treno che passava dietro il giardino di casa mia. Era lì, a Milmort in rue des Martyrs ( i belgi avevano cercato di fermare i tedeschi dall'invasione proprio in quella strada), il luogo che qualcuno scelse perché mio padre facesse il minatore. Tutta la mia infanzia è stata condizionata, nel bene e nel male, dalla tragedia di Marcinelle con ben 262 minatori uccisi.

martedì 16 agosto 2016

Scivoli che fanno scivolare (di Nico Baratta)

Non è detto che barriere architettoniche vuol dire imbattersi in un ostacolo fisso. A volte l’ostacolo può essere mobile, forse più pericoloso. Ma può essere anche temporaneo e rischioso più di uno fisso o uno mobile. Per la maggior parte di noi spesso passa inosservata, ma una pozzanghera di acqua, a volte piovana, a volte fognaria, a volte causata dalla cattiva educazione di cittadini inosservanti del buon e civil vivere, può diventare un ostacolo insormontabile per chi è costretto a muoversi in carrozzella. Una barriera architettonica che irrita perfino i normodotati, costretti a evitarla per non bagnarsi. Mentre chi è in carrozzella non può farlo giacché l’unica via di transito è quella. Uno scivolo come accesso al marciapiede, o come uscita. Meglio dire una pozzanghera con scivolo che limita l’accesso e che potrebbe celare altre brutte sorprese. Foggia ne è piena.

Il giocattolo si è rotto. De Zerbi va via. Il Foggia nel caos

Tra Roberto De Zerbi e il Foggia è divorzio definitivo. Il ripensamento della società, ammesso che ci sia stato veramente, non  ha prodotto la rappacificazione sperata. 
La squadra resta affidata a Stroppa, che comincerà ufficialmente il suo lavoro domani, nel ritiro di Norcia. Ma sia lo spogliatoio che la tifoseria sono in subbuglio per l’uragano che a pochi giorni dall’inizio del campionato ha sconvolto l'ambiente che si preparava ad affrontare fiducioso una stagione che comincerà in salita, per le quattro giornate di squalifica inflitte allo Zaccheria.
Le scelte di chi nel Foggia mette cuore, energia e soldi vanno sempre rispettate. Ma non si può negare che l’esonero di De Zerbi abbia fatto precipitare i satanelli nel caos, e che l’intera vicenda avrebbe potuto e dovuto essere gestita meglio, per prevenire i possibili, anzi probabili, contraccolpi che potrebbero influenzare negativamente la stagione rossonera.

lunedì 15 agosto 2016

Incredibile: il Foggia richiama De Zerbi

Stavo scrivendo, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, il commento all'esonero di Roberto De Zerbi decretato dalla dirigenza rossonera, quand'ecco il possibile colpo di scena, anticipato da Gianluca Di Marzio, noto giornalista sportivo vicino alla società rossonera (è stato lui a presentare la squadra per la nuova stagione solo qualche settimana fa) con due tweet.
Il primo alle 20.30 circa: "Clamoroso a #Foggia: a un giorno dall'esonero, la società richiama #DeZerbi e tenta di ricucire lo strappo. E Stroppa in attesa."
Al tweet Di Marzio fa seguire un post più approfondito sul suo sito, in cui si legge:
Sviluppi clamorosi in casa Foggia, 48 ore dopo l'esonero di Roberto De Zerbi e l'ufficializzazione di Giovanni Stroppa. La società rossonera ha infatti riallacciato i contatti con l'ex allenatore della squadra: la volontà è quella di provare a ricucire lo strappo che aveva portato De Zerbi a lasciare il club. Ora la dirigenza tenta di rimettere a posto le cose, cercando di chiarire le problematiche che avevano portato le due strade a dividersi.
Decisive saranno le prossime 24-48 ore, periodo in cui verrà presa la decisione definitiva. In tutto ciò, anche Giovanni Stroppa (che attualmente sarebbe l'allenatore del Foggia) è stato avvisato della situazione: quest'ultimo ha capito la situazione - consapevole del fatto che tutta la tifoseria è schierata proprio con De Zerbi - ed ha chiesto al club di decidere in maniera definitiva in tempi brevi. Una storia che sembrava finita ma che potrebbe clamorosamente ricominciare, dopo due soli giorni il Foggia potrebbe riaccogliere De Zerbi: si attende di capire se i problemi tra l'allenatore, Di Bari e Colucci verranno risolti.


Perché il galluccio

Mi sono domandato spesso quale sia l’origine del rito del galluccio ripieno, che la tradizione vuole venga consumato  a Foggia il giorno di Ferragosto.
Gastronomicamente parlando, la cucina foggiana è un melting pot, un crocevia all’interno del quale s’incontrano, spesso con esiti stupefacenti, la tradizione partenopea, quella abruzzese portata nella piana del Tavoliere dai pastori che vi conducevano a svernare le greggi, e quella legata ai terrazzani e al loro raccogliere funghi, erbe selvatiche, ciammaruchelle, e catturare rane e allodole.
In nessuna di queste culture gastronomiche  occupa un posto di rilievo il galluccio, per giunta ripieno, come si addice ad un piatto della festa.
A darmi una dritta interessante è stato mio genero Salvatore Russo, di professione macellaio, ma anche persona con il cuore e la testa profondamente radicati nella foggianità.
Mi suggerisce Salvatore che l’uso del galletto per imbandire la tavola ferragostana, doppiamente festiva perché a Foggia si celebra anche la festa patronale della Madonna dei Sette Veli, scaturisce dall’usanza, molto diffusa nei tempi passati, di allevare presso la propria abitazione polli e galline. Era un uso particolarmente diffuso tra quanti abitavano a pianterreno, o potevano disporre di un po' di spazio all'esterno della propria casa.
Un modo intelligente di soddisfare il fabbisogno proteico familiare, in tempi in cui comprare la carne ma anche le uova, era un lusso che assai pochi potevano permettersi. Così, quando arrivava la festa si faceva… la festa al galletto.
L’usanza è venuta via via rarefacendosi, quando le case basse ad un piano sono state sostituite, dopo la guerra, da palazzi a più piani. È obiettivamente difficile allevare polli all’interno di un condominio.
Per fortuna, con la ricostruzione post bellica è arrivata anche il boom economico: almeno in occasione della festa si poteva andare al mercato a comprare il galluccio, vivo o già macellato.

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