venerdì 30 settembre 2016

Foggia piena di grazia

Sono parecchi anni che bazzico cinematografi e film, ma una cosa così non m’era mai capitata. Non ha a che fare con l’immedesimazione che a volte cattura lo spettatore davanti al grande schermo, e che produce emozione. Intendo dire che non è stato soltanto l’essere preso dalle immagini e dalla storia che veniva proiettata. Quella cosa indefinita e profonda che ho percepito riguarda piuttosto ciò che stava prima e dopo quel film. Suppongo che abbia a a che fare con la grazia.
Che significa? Non riesco a spiegarvelo bene. Per un credente, la grazia è la manifestazione della benevolenza dell’essere divino verso l’uomo. Ma mi piace pensare che anche per un non credente la grazia sia qualcosa: una manifestazione dell’armonia del mondo.
La storia, dunque. Qualche anno fa il mio amico Edgardo "Eddy" Longo e la sua Pro.Cielo, che è un'associazione culturale che produce film senza scopo di lucro, hanno deciso di realizzare un film sulla vita dell’allora venerabile, ed oggi beata, Maria Celeste Crostarosa. Punto di partenza dell'impresa fu naturalmente il monastero delle Suore Redentoriste, che è poi l’ordine fondato dalla Beata, a Foggia, per espresso e manifestato disegno divino  (e, detto sottovoce, non vi sembra già questa una manifestazione di grazia, purtroppo praticamente ignorata dalla città?)

Cinemadessai | Commedia malavitosa a base di caglio

Stasera in tv c'è il Sud raccontato da chi vi è nato, e il Sud sognato e sublimato da chi lo ama.
Opera prima di Edoardo De Angelis (definito da Kusturica - che è anche produttore esecutivo della pellicola -  “un talento visionario”) Mozzarella Stories è un film meridionale sospeso tra grottesco, barocco e grand guignol. Tutto ruota attorno all’oro bianco della Campania, la mozzarella di bufala. Una sorta di  Pulp Fiction in salsa casertana. Divertente, eccessivo, da vedere. Su Rai Movie, stasera, alle 23.25.
Atmosfere partenopee anche in Passione, insolito omaggio alla canzone napoletana, firmato niente meno che da John Turturro a, a metà tra musical e docufilm con un cast stellare, per gli appassionati del genere: Massimo Ranieri, Fiorello, Lina Sastri, Peppe Barra, Peppe Servillo, Raiz. Su Rai 5, stasera, alle 23.15.
Da Napoli a Firenze. Domani in prima serata (ore 19.30, Raimovie) c’è la possibilità di rivedere (cosa che faccio sempre con piacere) il film che fece conoscere l’estro e la vis comica di Francesco Nuti, Ad ovest di Paperino, divenuto un cult movie per aver segnato l'atto di nascita di una nuova generazione di comici. Uscito nel 1982, il film è firmato da Alessandro Benvenuti, che con Nuti e Athine Cenci componeva il gruppo dei Giancattivi.
Sono proprio loro tre a dare vita a questa sorta di road movie girato tutto nelle strade surreali del capoluogo toscano, in bilico tra nonsense e scatenata comicità. Il gruppo si sciolse subito dopo il film  e Nuti intraprese il percorso che lo avrebbe portato a diventare uno degli autori ed attori più apprezzati del nuovo cinema  italiano.
[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

Briatore, il Gargano e lo stereotipo della cementificazione (di Francesca Ietto)

Francesca Ietto, attenta ed intelligente lettrice di Lettere Meridiane mi invia questa riflessione, davvero interessante e stimolante, sulla presa di posizione di Briatore a proposito del turismo in Puglia e sulla discussione che ne è seguita. La forza del ragionamento di Francesca sta nel supporto indiscutibile dei numeri. Che ci dicono che il Gargano è assai diverso da quello che certi luoghi comuni ci spingono a pensare. E che la sua risorsa ancora oggi migliore, sta nella sua bellezza naturalistica e paesaggistica. 
* * *
Flavio Briatore, oltre ad essere un efficace strumento di marketing per il suo marchio, è anche un provocatore, come ben dimostra la quantità di commenti che le sue recenti dichiarazioni sul turismo in Puglia hanno provocato, seguite da numerose interviste, anche con apparizioni in tv su canali nazionali: grande marketing del proprio brand! Ma ben venga chi provoca, se getta il sasso nello stagno del nostro pensare e ci induce a ragionare per capire meglio la nostra realtà.
Uno dei cerchi provocati dal sasso-Briatore è la riflessione di Maurizio Tardio, molto interessante nella parte in cui illustra come il Giappone affronta il rischio inondazione e condivisibilissima nel suo invocare un cambiamento nella governance territoriale, meno apprezzabile per quanto riguarda l’analisi del turismo sul Gargano, in cui, dopo qualche simpatico aneddoto introduttivo, fa proprio lo stereotipo del Gargano cementificato da imprenditori turistici improvvisati, lasciando intendere che il Salento sia stato scelto da Briatore per aprire un nuovo locale perché meno violato da mattoni e cemento.

giovedì 29 settembre 2016

Lettere Meridiane diventi adulta e.... rivista (di Maurizio De Tullio)

Maurizio De Tullio rilancia la sua idea-proposta di trasformare Lettere Meridiane da blog e basta, anche in una pubblicazione cartacea. Lo fa con un articolo molto bello, in cui ripercorre le vicende degli ultimi decenni dell'informazione locale stampata e non, rilevando, tra l'altro, come si sia persa memoria dei primi giornali on line pubblicati subito dopo l'avvento di internet, e come la carta rappresenti il solo, possibile antidoto all'oblio digitale.
L'articolo è così bello ed appassionato, che sono costretto ancora una volta a rinviare la mia risposta, che avevo promesso dopo una proposta analoga di Franco Antonucci.
Per il momento mi limito a dire che qualcosa si sta muovendo, nella direzione indicata da De Tullio e Antonucci. Ma un giornale non lo fanno soltanto i giornalisti e l'editore. È soprattutto dei lettori. Perciò, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, fatemi sapere che ne pensate.
* * *
Oggi che si parla, con opinioni diverse, di diritto all’oblio, si dimentica che con i Social esiste un’ineluttabilità all’oblio. Lo verifico, per esempio, ogni volta che cerco qualche vecchio commento – anche solo di qualche settimana – nella Pagina FB di “Lettere Meridiane”.
Così ho deciso di essere antistorico, di remare contro la modernità dei tempi, soprattutto di rifiutare gli eccessi della tecnologia informatica. Ho deciso scientemente di farmi ridere dietro, di ritagliarmi un angolo e di finire incatenato in quell’angolo chissà per quanto tempo, forse anche deriso e preso un po’ per pazzo.

Cinemadessai | Tanto Sud nel cinema in tv

Quello di Emanuele Crialese è un autentico caso nel cinema italiano. Personalmente lo ritengo il più talentuoso dei registi italiani. È assieme a Sorrentino il filmaker italiano più visto ed applaudito all’estero. Ha vinto ancora più di Sorrentino, eppure da noi non è apprezzato quanto meriterebbe.
Stanotte alle 3.00, Rai Movie manda in onda Terraferma, che nel 2012 rappresentò l’Italia agli Oscar. È il terzo lungometraggio del regista siciliano e, come i primi due, racconta di un Sud arcaico, in un certo senso bloccato dalle sue tradizioni e dai suoi miti.
A sconvolgere gli equilibri nell’isola di Linosa - fino ad allora abitata da pescatori e neanche sfiorata dal turismo di massa - è l’arrivo dei clandestini, e non solo… Un’opera importante, che si richiama ai Malavoglia di Verga, e al cinema di Coppola e Tornatore. Mettete mano al videoregistratore: è veramente un film da non perdere. Superbi Donatella Finocchiaro e Mimmo Cuticchio, attore siciliano che salì agli onori della cronaca per aver lavorato con Coppola nella terza parte de Il padrino.
Tanto Sud anche nella programmazione d'essai di domani.
Opera prima di Edoardo De Angelis (definito da Kusturica - che è anche produttore esecutivo della pellicola -  “un talento visionario”) Mozzarella Stories è un film meridionale sospeso tra grottesco, barocco e grand guignol. Tutto ruota attorno all’oro bianco della Campania, la mozzarella di bufala. Una sorta di  Pulp Fiction in salsa casertana. Divertente, eccessivo, da vedere. Su Rai Movie, domani venerdì, alle 23.25.
Atmosfere partenopee anche in Passione, insolito omaggio di John Turturro alla canzone napoletana, a metà tra musical e docufilm con un cast stellare, per gli appassionati del genere: Massimo Ranieri, Fiorello, Lina Sastri, Peppe Barra, Peppe Servillo, Raiz. Su Rai 5, domani venerdì, alle 23.15.
[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

La presa di Foggia nel racconto di Tommaso Palermo

Il 27 settembre del 1943 gli Alleati entrarono a Foggia, dove sarebbero rimasti, occupando militarmente il capoluogo e i numerosi campi d’aviazione sparsi in tutto il Tavoliere, fino all’autunno del 1945. Da quel giorno, il Gino Lisa e gli altri aeroporti ebbero una funzione strategica del determinare gli equilibri bellici in Europa.
Tommaso Palermo, autore dell’importante libro sui bombardamenti Foggia dalle tenebre del ’43 alla rinascita (Editrice Parnaso) mette a disposizione nell’archivio del gruppo Facebook del Comitato "Un monumento a ricordo delle vittime del ’43 a Foggia", un documento davvero importante: il racconto della presa di Foggia e dell’arrivo degli Alleati, corredata da alcune foto inedite.
Di particolare interesse sono quelle che documentano gli ingenti danni provocati dai tedeschi in fuga,  nonché una rara foto aerea che mostra il pronao della villa comunale (che negli anni successivi sarebbe stato ricostruito e sposta leggermente più indietro).
Per scaricare il prezioso documento accedere al gruppo: il post è quello fissato in alto.

mercoledì 28 settembre 2016

Renzi vuole il ponte sullo stretto, ma sui Monti Dauni i ponti crollano

A metà ottobre verrà rinnovato il consiglio provinciale eletto soltanto due anni fa (mentre resterà in carica il Presidente, Francesco Miglio, un’altra bizzarria della riforma delle Province) ed è sintomatico che l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti dell’evento sia prossima allo zero. Come si sa, l’elezione dei consigli provinciali non avviene più per suffragio universale. I consiglieri provinciali vengono votati ed eletti dai consiglieri comunali, e devono essere essi stessi consiglieri comunali.
Però se c’è un territorio che più di altri sta sperimentando il naufragio della riforma Delrio, questo è senz’altro la Capitanata. Mentre il premier rilancia il Ponte sullo Stretto, in Capitanata i ponti crollano con la conseguente chiusura della strada provinciale (la Candela-Sant’Agata di Puglia-Accadia) e l’isolamento dei paesi serviti. La rete viabile, che è tra le più grandi d’Italia (ed anche la più pericolosa, secondo una recente indagine del Corriere della Sera) non può più essere adeguatamente mantenuta per mancanza di risorse finanziarie. I servizi culturali sono ormai praticamente azzerati (da quando non si compra un libro per aggiornare il patrimonio librario della Biblioteca Provinciale?). La situazione debitoria dell’ente si appesantisce giorno dopo giorno per il peso dell’enorme contenzioso legale ereditato dal passato, la cui consistenza è determinata proprio dalla fatiscenza delle strade provinciali.
La cosiddetta riforma Delrio è stata in realtà una furbata, per tagliare selvaggiamente la spesa delle Province, senza preoccuparsi minimamente dell’impatto, che si è rivelato devastante,  sulla qualità dei servizi e sulla sicurezza.
Le funzioni che venivano svolte in precedenza dalle Province sono state distribuite tra Regioni e Comuni, senza però essere accompagnate dai trasferimenti finanziari necessari per il loro esercizio. Le funzioni fondamentali che sono rimaste in capo alle Province (tra cui appunto la viabilità) no vengono più assistite da coerenti trasferimenti erariali.
In queste condizioni, è quasi un miracolo che il presidente Miglio sia riuscito ad insediare e a far lavorare la cabina di regia per le infrastrutture, ottenendo una significativa rimodulazione, a favore del territorio provinciale, degli interventi previsti dal Patto per la Puglia. Con grande ragionevolezza, Miglio ha anche ammorbidito i contrasti che erano sorti attorno alla composizione del tavolo, con le lamentele della Confcommercio, che ne era stata esclusa, impegnandosi a convocare preso un’assemblea (l’assemblea del partenariato) di tutti gli attori interessati. È questa la sola strada da percorrere per cercare di salvare il salvabile. La Capitanata ha bisogno di un autorevole ente intermedio, istituzione che ormai non è più prevista dall’ordinamento istituzionale.
Bisognerà allora inventarlo sul campo, giorno dopo giorno, rilanciando la concertazione. Mettendo assieme le forze sane di questa Provincia che resta grande. Nonostante Renzi e Delrio.

Il nuovo documentario di Fortarezza: il ritorno del cinema militante

C’era una volta il cinema militante, che nasceva dall’urgenza di documentare e svelare i contorni di una società che cambiava rapidamente, aprendo nuove possibilità orizzonti prospettive.
La normalizzazione ha poi ridotto possibilità e prospettive, la voglia di capire che ci sono altre realtà possibili, oltre quella che ci viene quotidianamente propinata dai mass media. La crisi della sale d’essai e l’avvento della multisale hanno poi fatto il resto.
Soprattutto, è venuta meno la voglia di guardare da una prospettiva diversa, di rivendicare la dignità di altri sguardi, di altri punti di vista. Non in tutti, però. Non dappertutto. Anche perché la necessità, l’urgenza di documentare non sono mai venute meno, anzi si son forse accresciute nella misura in cui è esponenzialmente aumentata l’invisibilità, il buio che circonda a livello mediatico situazioni al limite, come i ghetti in cui vivono gli immigrati comunitari clandestini, o lo stigma quotidiano con cui vengono bollati i diversi, i disagiati di ogni ordine e grado.
Ecco perché il cinema militante è oggi ancor più necessario e urgente. Il cinema che denuncia e fa riflettere, che chiama alla riflessione e alla discussione.
Antonio Fortarezza è uno che non si è mai arreso. Foggiano che vive a Milano, torna periodicamente a Foggia proprio per spezzare il velo della invisibilità, e per dare dignità di sguardo a ciò che è nascosto, sia che si tratti dei lavoratori immigrati dimenticati nel Grand Ghetto sia che si tratti di reperti archeologici sepolti nelle viscere della terra.
Come nella migliore tradizione del cinema militante, Fortarezza è organizzatore e protagonista della intense iniziative che impegneranno Foggia nei prossimi giorni, a riflettere sul lavoro, in tutte le sue forme ed applicazioni, come dice la Costituzione, ma soprattutto sul lavoro sfruttato dei migranti sotto il sole del Tavoliere, impegnati per pochi euro al cassone nella raccolta del pomodoro, per poi risalire attraverso gli altri anelli della filiera agroalimentare: agricoltori, trasporto, industrie di trasformazione, grande distribuzione.
Domani, 29 settembre., all’auditorium Santa Chiara nell'ambito della rassegna Il lavoro nell’obiettivo, organizzata dal Circolo CinemaFelix, costola della Fondazione Apulia Felix, verrà presentato il nuovo reportage-documentario di Antonio Fortarezza La Filiera non Etica – dai campi ai supermercati,  a cui seguirà un pubblico dibattito.

Cinema per sempre | La Puglia delle spose infelici, nell'opera prima di Mimmo Mezzapesa

Sembra una regola: il cinema d'autore in televisione va in onda soltanto ad orari impossibili,  ma questa rubrica è nata anche con l’intento di offrire qualche dritta per registrare bei film programmati in orari insoliti, da rivedere poi con calma. Uno di questi è sicuramente Il paese delle spose infelici, opera prima (2011) di Pippo Mezzapesa, regista pugliese che prediligo per la sua capacità di raccontare una Puglia tutt’altro che patinata, a volte surreale, se non addirittura arcaica, ma profondamente vera. Rai Movie lo trasmette stanotte, alle 2.00.
Il Paese delle Spose Infelici è così definito per la presenza di alcune gravine dove alcune donne si sono tolte la vita, gettandosi dall'alto. Qui si consumano amicizie, intrecci ed amori, legati ad Annalisa (stupendamente interpretata da Aylin Prandi. Nel cast c’è anche il foggiano Nicola Rignanese, che fornisce come sempre una prova efficace e convincente. La Puglia che ne viene fuori è certamente più autentica di quella tutta colori e lustrini propinata da tanti altri film. Da vedere assolutamente.
Per domani vi suggerisco un altro film notturno, Terraferma di Emanuele Crialese, autore che rappresenta un autentico caso nel cinema italiano. Personalmente lo ritengo il più talentuoso dei registi italiani. È assieme a Sorrentino l’autore italiano più visto ed applaudito all’estero. Ha vinto ancora più di Sorrentino, eppure nel suo Paese non è apprezzato quanto meriterebbe.
Terraferma, che nel 2012 rappresentò l’Italia agli Oscar e che Rai Movie mette in onda alle 3.00 della notte tra giovedì e venerdì, è la tua terza opera e, come le prime due, racconta di un Sud arcaico, in un certo senso bloccato dalle sue tradizioni e dai suoi miti.
A sconvolgere gli equilibri nell’isola di Linosa - fino ad allora abitata da pescatori e neanche sfiorata dal turismo di massa - è l’arrivo dei clandestini, e non solo… Un’opera importante, che si richiama ai Malavoglia di Verga, e al cinema di Coppola e Tornatore. Mettete mano al videoregistratore: è veramente un film da non perdere. Superbi Donatella Finocchiaro e Mimmo Cuticchio, attore siciliano che salì agli onori della cronaca per aver lavorato con Coppola nella terza parte de Il padrino.
Terraferma è stato tra i film italiani più premiati degli ultimi anni aggiudicandosi, tra gli altri, il Leone d'argento - Gran premio della giuria a Venezia 2012, e il Premio Mario Monicelli - Miglior regista al Bari International Film Festival del 2012.
[Cinema per sempre è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

martedì 27 settembre 2016

Classi sociali a temperatura ambiente (di Pasquale Soccio)

Pasquale Soccio
Pasquale Soccio è stato uno dei più grandi intellettuali e scrittori del Novecento in Capitanata. La sua copiosa produzione letteraria e pubblicistica è, per molti versi, ancora tutta da scoprire e da inquadrare nelle sue giuste dimensioni, che vanno sicuramente oltre i confini pugliesi e meridionali.
Nelle preziose annate de Il nuovo Risveglio di cui mi ha fatto dono Gaetano Matrella, fondatore e direttore del qualificato periodico, ha ritrovato un delizioso racconto di Soccio. È stato pubblicato in due parti, la prima delle quali uscì nel numero in edicola del 12 febbraio 1987. L'assalto della canicola (di cui Soccio fornisce una memorabile, per non dire epica, descrizione) spinge i professori componenti la commissione d'esame presieduta dallo scrittore a cercare frescura nelle colline dei Monti Dauni (che Soccio definisce, sic et simpliciter, Appennino).  Qui il professore incontra dei notabili dell'epoca, con cui avvia una serena discussione sulle classi sociali.
Il racconto è intitolato, non senza una certa dose di ironia, Classi sociali a temperatura ambiente. Buona lettura.
* * *

Classi sociali a temperatura ambiente

Quando di luglio eruttano le fornaci del Sahara. e un vento d'Africa varca il mare e l'Appennino, e si rovescia indomito sulla prona terra dauna, allora dì pure che l'inferno è certo. E non è forse il Tavoliere, nell'eguale ardenza del solleone, che con le sue stoppie brucianti e con l'acre odore ti prende alla gola e soffoca i polmoni, l'immagine fedele di quel deserto che lo raggiunge col suo respiro impetuoso e impietoso?

Robben da pazzi: "U' Fogge è nu squadron. Forza Foggia"

Pio e Amedeo sbancano il web e il social. È divenuto virale il video postato dal duo comico, qualche ora fa sulla loro pagina facebook, video in cui si vede il fuoriclasse olandese del Bayern, Arjen Robben, inneggiare al Foggia, esprimendosi in perfetto dialetto dauno: "Forza Foggia, U' Fogge è nu squadron."
I due scatenati comici foggiani, protagonista della trasmissione Emigratis in onda su Italia Uno, in cui viaggiano a scrocco e incontrano, tazzicandoli, personaggi famosi, questa volta si sono intrufolati nel campo di allenamento dello squadrone tedesco, convincendo il campione olandese a dire la sua sulla compagine rossonera.
Del resto, come gli stessi Pio e Amedeo fanno notare sulla loro pagina facebook, un'analogia tra i satanelli e i campioni di Germanica c'è: "FC Bayern München e Foggia Calcio sono tra le sole cinque squadre in Europa a punteggio pieno... e Robben ci teneva a precisarlo!"
Sono bastate poche ore perché il video raggiungesse cifre da capogiro: A nemmeno un giorno dalla pubblicazione sul social, 515.000 visualizzazioni, più di 30.000 mi piace, 2.600 commenti, e non è finita qui. Il video - che ha attirato l'attenzione di canali internazionali come Fox Sport, che ha loro dedicato un bel post -  dovrebbe essere proposto nella prossima puntata di Emigratis.
Non è la prima volta che Pio e Amedeo dichiarano la loro fede rossonera (e il loro attaccamento a Foggia) nelle trasmissioni che li vedono protagonisti. La loro foggianità costituisce anzi uno dei leit motiv delle loro esibizioni.
L’estate scorsa ho seguito molte delle radiocronache delle partite dei campionati europei che i due animavano su RTL 102.5 e non mancava occasione che non facessero riferimento alla squadra rossonera, o a personaggi o contesti foggiani.
Bravi davvero, non solo per la loro foggianità, ma anche per la loro comicità: a volte sgangherata, ma sempre intelligente, accattivante e soprattutto sincera. Foggiana, insomma.
Qui sotto i video. Sgangheratevi pure dalle risate.

Cinema per sempre | Zeffirelli-Shakespeare matrimonio riuscito

L’incontro tra Franco Zeffirelli e il genio di William Shakespeare produsse risultati sontuosi. Del resto, la storia di Romeo e Giulietta è particolarmente adatta al cinema estetizzante di Zeffirelli, che realizzò una delle migliori versioni per il grande schermo, della tragedia shakespeariana. Uscito nel 1968, il film si aggiudicò due premi Oscar (Pasquale de Santis per la Miglior fotografia e Danilo Donati per i Migliori costumi)  ma tra le cose più belle va ricordata anche la splendida colonna sonora di Nino Rota.  Potete vederlo questo pomeriggio, alle 16.33 su Iris.
Peccato per l’orario impossibile (nella notte tra mercoledì e giovedì, alle 2.00, su Raimovie), ma questa rubrica è nata anche con l’intento di offrire qualche dritta per registrare bei film programmati in orari insoliti, da rivedere poi con calma. Uno di questi è sicuramente Il paese delle spose infelici, opera prima (2011) di Pippo Mezzapesa, regista pugliese che prediligo per la sua capacità di raccontare una Puglia tutt’altro che patinata, a volte surreale, se non addirittura arcaica, ma profondamente vera.
Il Paese delle Spose Infelici è così definito per la presenza di alcune gravine dove alcune donne si sono tolte la vita, gettandosi dall'alto. Qui si consumano amicizie, intrecci ed amori, legati ad Annalisa (stupendamente interpretata da Aylin Prandi. Nel cast c’è anche il foggiano Nicola Rignanese, che fornisce come sempre una prova efficace e convincente. La Puglia che ne viene fuori è certamente più autentica di quella tutta colori e lustrini propinata da tanti altri film. Da vedere assolutamente.
[Cinema per sempre è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non verranno distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

lunedì 26 settembre 2016

Anic, non fu un incidente ma una tragedia (di Geppe Inserra)

Da quel giorno, niente è stato più come prima, a Manfredonia. Anche se all’inizio la tendenza fu quella di minimizzare l’esplosione della colonna preposta al lavaggio dell’anidride carbonica nella linea di produzione dell’ammoniaca.
La deflagrazione sconvolse la tranquillità di una domenica mattina come tante, il 26 settembre del 1976. La nube che si levò subito dopo lo scoppio investì in pieno il rione Monticchio, il più vicino dell’abitato di Manfredonia allo stabilimento petrolchimico.
L’aria si fece pesante, ma nessuno ebbe immediatamente la percezione della gravità di quanto era successo. Dopo si seppe che l’esplosione aveva provocato la fuoriuscita di un’enorme quantità di anidride arseniosa, stimata tra le dieci e le venti tonnellate.

Cinema per sempre | Stasera L'ultimo apache di Aldrich, western che diventa mito

[Cinema per sempre è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non verranno distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul profilo dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]
L’ultimo apache (1954) western insolito, ma monumentale, firmato da Robert Aldrich, inaugurò una nuova stagione per questo genere, dopo la generazione dei registi alla Ford. L’ultimo apache racconta la storia di Massai, che non accetta di essere deportato nella riserva indiana, e combatte da solo contro i bianchi colonizzatori. Tradito da un rinnegato, riesce a fuggire ancora una volta, fino a quando non si innamora e decide di  sotterrare l’ascia di guerra. Pare che il lieto fine venne imposto dalla produzione. Aldrich avrebbe voluto un finale diverso, con l’apache nuovamente tradito e sparato alle spalle. Burt Lancaster è strepitoso: forse una delle migliori interpretazione della sua luminosa carriera. Stasera all 21.10, su Rai Movie.
L’incontro tra Franco Zeffirelli e il genio di William Shakespeare produsse risultati sontuosi. Del resto, la storia di Romeo e Giulietta è particolarmente adatta al cinema estetizzante di Zeffirelli, che realizzò una delle migliori versioni per il grande schermo, della tragedia shakespeariana. Uscito nel 1968, il film si aggiudicò due premi Oscar (Pasquale de Santis per la Miglior fotografia e Danilo Donati per i Migliori costumi)  ma tra le cose più belle va ricordata anche la splendida colonna sonora di Nino Rota.  Domani alle 16.33 su Iris.

Il Foggia batte anche il Taranto. Ma che festa popolare.

Il Foggia merita ampiamente la promozione. Per quello che i satanelli stanno facendo vedere in campo: sei vittoria di fila, nonostante la squalifica del campo; regolato anche il Taranto con un classico 2-0. Ma anche per i suoi tifosi, meravigliosi, che ieri sera non hanno voluto far mancare alla squadra il loro sostegno ed il loro affetto. Non potendo occupare gli spalti per la pesante squalifica comminata dal giudice sportivo (quattro turni a porte chiuse), i supporter rossoneri hanno rinunciato alla diretta tv su Sportube e hanno pensato bene di concentrarsi prima sotto il Municipio, quindi in viale Ofanto e in via Dorso, all'esterno delle curve, dove per tutto l’incontro hanno incoraggiato la squadra, impegnata nel derby con gli ionici.
Non è stata una partita facile, perché gli ospiti si sono letteralmente asserragliati in difesa per tutto l’incontro. Una situazione che il Foggia si troverà di fronte spesso in campionato: è la capolista, la squadra da battere. Una magia di Angelo (il migliore in campo) ed una rete corsara di Letizia, quando mancavano pochi secondi al fischio finale, hanno permesso ai satanelli di centrare la sesta vittoria consecutiva, e di mantenersi in vetta, da soli.
Nonostante il campionato sia ancora lungo, nonostante la squalifica, quella di ieri è stata un’autentica e bella festa popolare, che Nico Baratta ha voluto documentare con un suggestivo filmato montato a tempo di record.
Eccolo, per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, con l’augurio che sia un buon viatico per l’insidiosa trasferta che aspetta i satanelli domenica prossima a Matera.
Qui sotto il bel filmato di Nico Baratta.

Briatore sbaglia, turismo esclusivo non significa escludente (di Teresa Silvestris)

Giornalista e guida turistica di Serracapriola, Teresa Silvestris mi ha inviato l'interessante contributo che segue, sulle critiche rivolte da Flavio Briatore all'organizzazione turistica pugliese. Terese è autrice del bel blog I Vagabonviaggi di Teresita che si occupa di turismo locale e mete "minori", quelle un po' fuori dai circuiti noti. Consultatelo, perché Teresa scrive davvero bene ed offre un sacco di spunti per intriganti scoperte.
Prima di diventare giornalista, Teresa si è laureata in lingue orientali e ha lavorato nel campo del "turismo di lusso". A Capri si occupava della clientela giapponese di un punto vendita di cammei e coralli: una clientela che, oltre a essere ricca era estremamente raffinata. Il ricordo di questa esperienza ha ispirato le sue riflessioni su cos'è il turismo di lusso, e cosa serve affinché possa dirsi tale e quali potrebbero essere le reali prospettive del modello Briatore. Leggete, perché si tratta di un punto di vista particolarmente stimolante.
* * *
È oramai trascorso qualche giorno da quando, a Otranto, l’imprenditore Flavio Briatore ha bocciato a pie’ pari l’offerta turistica pugliese definendola inadeguata alle richieste di una classe che esige il lusso e che non bada a spese. Le reazioni sono state immediate e del tipo che ci si aspettava: storia e cultura non possono essere soppiantate da un turismo totalmente disimpegnato. Per non parlare poi del dubbio gusto di chi lo pratica, i famigerati “ricchi”. Alle reazioni sono seguiti gli esami di coscienza, è saltato fuori qualche mea culpa, si è cercato di individuare l’intoppo, la ragione per cui dei ricchi, da queste parti, non se ne vede neppure l’ombra.
Il giornalista Maurizio Tardio e l’architetto Rosa Totaro, yacht designer di Manfredonia, hanno offerto due interessanti riflessioni da due osservatori diversi. Il primo si chiedeva perché Briatore avesse scelto il Salento e non il Gargano e perché in Giappone i tifoni non fanno paura mentre sul promontorio due gocce d’acqua generano disastri; la seconda, facendosi interprete del flaviopensiero, stenta a credere che ci facciano schifo altri posti di lavoro legati al mondo del super lusso.

domenica 25 settembre 2016

Il prorompente esordio di Stefano Ottomano nella canzone d'autore

Lui minimizza e dice che le canzoni gli piace solo ascoltarle, e che preferisce comporre musica per orchestra. Ma l’esordio di Stefano Ottomano nella canzone d’autore è davvero prorompente. 
La musica del poliedrico musicista barese è di difficile classificazione perché Ottomano riesce ad esplorare ed attraversare con successo (e grande godimento per chi l’ascolta) i territori musicali ed artistici più disparati.  Adesso nella sua copiosa e sempre interessante produzione c’è anche una canzone. E che canzone.
La luce che viene a trovarmi è una poesia messa in musica. Ottomano l’ha composta per un amico che ha perduto la vista. Ma non è tragica, né disperata. Anzi regala sprazzi di tenerezza, di consolazione e di speranza. Perché dove parrebbe esserci soltanto buio, alla fine scopri pura luce, che “porta con se volti e sorrisi, canti e profumi, perfino i tuoi abbracci.”
La complessa alchimia tra il testo, delicato ma intenso, e l’avvolgente melodia viene raggiunta alla perfezione grazie alla meravigliosa interpretazione di Donatella Spinelli, cantante pugliese di notevole spessore artistico, e di grandi prospettive. 
Coglie ancora una volta nel segno il compositore barese che ha reso grande l’epopea dei terrazzani, dedicando a questa etnia foggiana una suite musicale, che sarà probabilmente rappresentata al Teatro Giordano nei prossimi mesi.
Per il momento, gustatevi La luce che viene a trovarmi. Ascoltatela, amatela, condividetela.

Cinema per sempre | Oggi in tv Mamma Roma e Million Dollar Baby

Lo sguardo in macchina di Anna Magnani nella sequenza conclusiva di Mamma Roma ha dato vita ad una delle inquadrature più belle della storia del cinema. Pier Paolo Pasolini racconta una storia estrema, la periferia romana tra prostituzione, malavita e disperati tentativi di venirne fuori. Al destino, però, raramente si può sfuggire. Anna Magnani è semplicemente superba. Pasolini - che era alla sue seconda prova dietro la macchina da presa dopo Accattone - dimostra come il cinema sia la nuova letteratura. Un film sublime. Stanotte alle 2.00 su Canale 5.
Coincidenze della programmazione, altro bel film da non perdere è Million Dollar Baby, capolavoro di Clint Eastwood che ha appreso al meglio la lezione del suo maestro, Sergio Leone. Come Mamma Roma, anche questa è una storia legata al mondo di emarginazione. Come Mamma Roma, Maggie cerca di riscattare la sua distanza dal mondo combattendo sul ring, e affezionandosi al suo coach, che è appunto Clint Eastwood, regista e attore protagonista. Ma il destino non si sovverte. Film potente e struggente, Oscar nel 2005 come miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior attore non protagonista. Incredibile da dirsi, il texano dagli occhi di ghiaccio è anche l’autore della bellissima colonna sonora. Stasera alle 23.00 su Raimovie.
[Cinema per sempre è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non verranno distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul profilo dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

Il Foggia è da serie B. Anzi di più.

La bizzarra classifica del campionato di serie B, se da un lato  aumenta nei  tifosi del Foggia il rimpianto per la promozione sfumata all’ultimo play off, dall’altro dice che la caratura tecnica dei satanelli è, già da oggi, all’altezza del campionato cadetto, e non solo.
Al comando del torneo c’è il Cittadella, strapazzato dal Foggia nella finale di Coppa Italia di Lega Pro (4-1 allo Zaccheria, 4-4 nella gara di ritorno). Inseguono Benevento e Pisa, con cui il Foggia ha lottato strenuamente, ad armi pari: con i sanniti nella regular season, con i toscani nella sfortunata finale dei play off, che fino ad allora i rossoneri avevano dominato.
Dopo sei turni, la zona promozione del campionato cadetto è saldamente nelle mani di tre squadre neopromosse.
Che significa tutto questo? In primo luogo, che i valori tra i diversi campionati si sono alquanto livellati. Una formazione di bassa classifica di serie A, vale quanto una di mezza classifica in serie B. Le squadre protagoniste della Lega Pro potrebbero tranquillamente militare nel torneo cadetto.
Allo stesso modo, le squadre cadette che arrancano nei bassifondi della classifica, non avrebbero vita facile neanche nella serie inferiore.
Se le cose stanno così, vuol dire che qualcosa non funziona nei meccanismi che disciplinano le promozioni e le retrocessioni. È la dura legge dei play off e dei play out che affida - come il Foggia ha dolorosamente imparato sulla propria pelle - ad una singola partita il risultato di un’intera stagione.
Una soluzione potrebbe essere l'aumento del numero delle squadre promosse (e di conseguenza di quelle retrocesse dalla categoria superiore), che forse garantirebbe una composizione dei tornei più coerente con gli effettivi valori, ma lo sport è così: ha le sue regole, e si vince e si perde in base a queste.
Il Foggia ha del resto una grande possibilità di evitare le forche caudine dei play off, e non deve farsela sfuggire: vincere il campionato, conquistando così la promozione diretta.
Ed è proprio la classifica della serie B, che autorizza fondate speranze e che deve far aumentare la fiducia nell'impresa.
Il Foggia non è squadra di Lega Pro. Ha tutte le carte in regola per militare in serie B. E non solo...

sabato 24 settembre 2016

In morte di Pit, canarino intellettuale (di Fausto Parisi)

Ho scovato nella collezione rilegata de Il Nuovo Risveglio regalatami dall’indimenticabile Gaetano Matrella, questo delizioso racconto di Fausto Parisi sulla morte di un canarino “intellettuale” che provoca dolore in quanti avevano gioito della sua presenza, del suo canto e dei suoi … suggerimenti librari.
Mi è piaciuto molto, e ho voluto ricopiarlo per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Buona lettura.
* * *
È morto un canarino. La notizia può forse interessare ben poche persone. Ne muoiono tanti ogni giorno! Poi uno più uno meno. non è un problema.
Invece la storia di Piet, cosi si chiamava il canarino, è del tutto particolare. Pit (così si pronuncia, perché di lontana origine inglese) era un canarino straordinariamente diverso. Viveva la sua vita in assoluta libertà. La gabbia era per lui semplicemente una casa. Sempre aperta.

Fiorella combattente: "Chi non lotta per qualcosa ha già perso"

C’è sempre tempo per lottare. Non bisogna mai arrendersi, anche se la vita ti regala soltanto lacrime infinite. A maggior ragione a sessant’anni.
Fiorella Mannoia rilancia. Dopo Le parole perdute, ecco un altro inno generazionale: Combattente, e non potrebbe esservi titolo migliore per rappresentare l’indole della grande interprete romana.
La canzone è trascinante come una ballata, e tenera come il tempo vissuto e finalmente compreso, quel tempo che smussa gli angoli e toglie asperità, quel tempo che ricuce le ferite e indebolisce i muscoli, ma non la voglia di guardare al futuro.
“Non sottovalutare la mia voglia di lottare, perché è rimasta uguale, non sottovalutare di me niente sono comunque sempre una combattente” canta Fiorella, il timbro struggente come sempre, la melodia che trascina e ti restituisce ottimismo e coraggio.
L'invito a non arrendersi è perentorio, universale, intergenerazionale: "perché è una regola che vale in tutto l’universo, chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso.”
Scritta da Cheope e Federica Abbate, la canzone anticipa il nuovo album in studio di Fiorella Mannoia, in uscita ad ottobre, che conterrà Perfetti Sconosciuti, vincitrice del David di Donatello come miglior canzone,  e altri brani inediti
Il brano, uscito oggi in rotazione radiofonica, è disponibile su Spotify. Più sotto il collegamento e il testo. Ascoltatelo, amatelo, condividetelo. E soprattutto non arrendetevi. Combattete.


Forse è vero
mi sono un po’ addolcita
la vita mi ha smussato gli angoli
mi ha tolto qualche asperità.

venerdì 23 settembre 2016

Quella sera di Aldo Moro alla sezione Dc del Quartiere Cep

Aldo Moro, di cui ricorre oggi il centesimo anniversario della nascita, ebbe una speciale predilezione per Foggia. Tra le molte virtù che punteggiarono la vita dello statista trucidato dalle  Brigate Rosse, vi fu anche quella di essere un pugliese integrale. Era nato a Maglie, cittadina della penisola salentina che si trova nella terraferma, giusto a metà tra Adriatico e Ionio, ma venne sempre eletto nella circoscrizione Bari-Foggia.
Nella composita mappa della Democrazia Cristiana di Capitanata, la corrente morotea ebbe sempre un peso importante, sovente determinando cambiamenti profondi nella vita politica cittadina (basti pensare alla istituzione delle aziende municipalizzate e degli organismi di decentramento).
Grazie a Moro e ai morotei, Foggia fu un laboratorio politico di prim'ordine, e sarebbe il caso di studiare un giorno o l'altro questa edificante pagina della storia cittadina, non conosciuta come meriterebbe.
La prima amministrazione di centrosinistra che governò Foggia, fu anche una delle prime d’Italia a sperimentare la collaborazione tra democristiani e socialisti. A guidarla c'era Carlo Forcella, fraterno amico di Moro, come Donato De Leonardis, Franco Galasso, Gaetano Matrella.
Quel laboratorio politico, quell'apertura ai socialisti, erano stati voluti ed ispirati direttamente da Moro, che allora, nel 1962, era segretario nazionale del partito scudocrociato.
Qualcuno dice che l'idea stessa del centrosinistra è nata a Foggia.

Antonucci: "Alla ricerca della città profonda"

Franco Antonucci commenta da par suo la lettera meridiana sulla città guardata ad altezza d’occhi, proponendo una suggestione, quasi un gioco. Provare a riscrivere la mappa di Foggia alla luce dei ricordi, o della percezione della città che ne hanno i suoi abitanti. Intrigante, vero?
Leggete attentamente le interessanti considerazioni di Antonucci, e provate a giocare con Lettere Meridiane, rispondendo a una semplice domanda: qual è il “pezzo” di città (strada, luogo pubblico, monumento o anche semplicemente negozio) che evoca in voi ricordi, emozioni, suggestioni?
* * *
Il pezzo di Geppe Inserra (guardare la città “camminata” e guardata ad altezza d'uomo) riporta al passato (Sottozero, eccetera), per romantico piacere, ma anche per andare avanti. Non riprodurre solo tutto quello che c'era, ma anche per ripensare in termini di continuità. Forse con elementi ed attività urbane nuove., determinate dalle nostre nuove esigenze e sentimenti. Con la speranza di legare questi al concetto degli "spazi urbani". E conformare, così, una città diversa, più dinamica, contemporanea, più riconoscibile, più vivibile....
Mi è venuto al proposito in mente un classico dell'Urbanistica di qualche decennio fa : "L'immagine della città" di Kevin Lynch. L'Autore immagina di ricostruire la mappa della città in un modo insolito. Chiedendo alla gente informazioni per andare in luoghi particolari. Gli intervistati, oltre che dire "vai dritto, poi a destra, poi per via..., eccetera.", fornivano anche informazioni attraverso negozi, monumenti, distributori, eccetera, eccetera.
Così rendendo più visive le loro immagini personali della città.
Kevin Lynch riportava tutto su una mappa muta, fino a ricreare una seconda "città, più profonda. Quella percepita dai cittadini"...
Eustacchiofranco Antonucci

Il modello Briatore si addice al Gargano (di Rosa Totaro)

Baia delle Zagare, Mattinata
Rosa Totaro è un architetto. Manfredoniana ("ed orgogliosissima di esserlo", precisa), vive e lavora in Toscana, occupandosi di progettazione ed allestimento degli interni dei mega yacht. È un'esperta del settore del lusso che vive professionalmente, e da più di dieci anni. In un certo senso, il suo lavoro consiste nel "tradurre" e dar concretezza ai sogni dei ricchi.
Uno yacht è quanto di più superfluo ci possa essere: è un sogno, una sfida, a volte una sorta di competizione.
Si può essere più o meno critici nei confronti di questo mondo ma c'è una verità inconfutabile: il settore del lusso, dei mega yacht fa lavorare tanta gente, tanti italiani.
Leggendo tanti commenti negativi sulle affermazioni di Briatore nei confronti della Puglia a proposito dell'approccio dei pugliesi al turismo milionario, Rosa ha scritto riflessioni particolarmente interessanti: un po' perché consentono di capire meglio il punto di vista di Briatore, un po' perché quello del lusso è un capitolo che fino ad oggi manca nel turismo garganico. Ringrazio l'arch. Totaro per averle voluto condividere con i lettori e gli amici di Lettere Meridiane.
* * *
In questi giorni si leggono diversi articoli sulle critiche mosse da Flavio Briatore alla Puglia. Briatore può risultare simpatico o meno ma non ha detto cose del tutto sbagliate.
Premesso che io sono un architetto pugliese, manfredoniana per l’esattezza, che vive in Toscana e dedita da più di dieci anni all’arredamento di mega yacht. Vivo il mercato del lusso da tecnico, dall’interno. Ho lavorato per anni all’interno degli uffici tecnici dei cantieri navali, ora esercito la libera professione e seguo direttamente i progetti per i clienti.

giovedì 22 settembre 2016

Il fatidico e prodigioso 1731 foggiano

Una rara immagine della Iconavetere,
in una incisione di M. Remondini, 
custodita nel Castello Sforzesco di Milano
Ecco la seconda ed ultima parte dell'articolo del sacerdote Michele Pistillo sulle apparizioni della Madonna dei Sette Veli in quel fatidico anno 1731. La patrona mostrò il suo volto ai cittadini di Foggia dall'ovale che protegge l'Iconavetere, avvolta dai Sette Veli. Chi non avesse letto la prima parte può trovarla cliccando qui. Buona lettura.
* * *
Durante la settimana di Pasqua si verificarono altre apparizioni. Ci attesta P.Guglielmo Maria Tarallo dell'ordine eremitano di S.Agostino di Foggia che si tenevano in quei giorni varie processioni penitenziali che avevano come meta il sacro Tavolo della Madonna "ed esso sagro volto si compiaceva farsi vedere quasi da tutti...; coll'occasione che andavo predicando per questa città ed al popolo la penitenza un giorno della settimana di Pasqua di Resurrezione, non mi ricordo distintamente, avendo io con gli altri religiosi del nostro convento di S.Agostino di questa città formato una processione di penitenza, portando con noi la statua del glorioso S.Nicola da Tolentino con gran sequela di popolo, dopo aver girato la città predicando ed animando il popolo a ricorrere alla protezione di Nostra Signora giunti nella detta chiesa de'PP.Cappuccini e posti tutti ad orare a' piedi d'essa sagra Immagine, dopo d'averle posto dirimpetto la suddetta statua di S.Nicolò, cominciai a predicare senza che si facesse vedere il sagro volto, ma solo nel tondo suddetto si vedevano i veli negri e nel mentre rappresentava il fatto accaduto in Cordua in una consimile processione di detto Santo col Crocifisso, alzai gli occhi al suddetto tondo e “vidi chiaramente comparire il sagro volto di Maria movibile....".'Il suddetto padre attesta che egli personalmente ha visto altre volte la faccia della Madonna recandosi a venerarla nella chiesa di S.Giovanni.
Il canonico D.Giuseppe Ziccardi attesta di aver vista l'apparizione la mattina del 27 marzo nella chiesa dei Cappuccini.

Amodeo: "Capitanata-Molise matrimonio che si può fare"

Fondatore e coordinatore del movimento per la Moldaunia (a proposito, ai primi del prossimo mese di ottobre dovrebbe finalmente svolgersi la seduta monotematica del Consiglio Provinciale che prenderà in esame l'eventualità del referendum), Gennaro Amodeo interviene nuovamente della discussione che da qualche settimana si è accesa su Lettere Meridiane, circa la prospettata possibilità del passaggio della Capitanata col Molise.
Amodeo risponde specificatamente a due questioni emerse durante il confronto. La prima riguarda se il Consiglio Provinciale abbia o meno competenza per deliberare sul referendum, dopo la riforma Delrio, che com'è noto ha ridisegnato le Province.
La seconda, posta da Maurizio De Tullio, si riferisce invece a cosa pensano i molisani sulla Moldaunia: sono interessati o no alla possibilità di una fusione tra la loro Regione e la Capitanata? Ecco le risposte di Amodeo.

Perchè Briatore ha scelto il Salento e non il Gargano (di Maurizio Tardio)

Giornalista acuto ed intelligente osservatore, Maurizio Tardio mi ha inviato questa interessante riflessione sul “caso Briatore”. Il manager del lusso aprirà ad Otranto il Twiga Beach Club, che ha già sperimentano con successo in Versilia, Monte Carlo e Dubai, Maurizio si domanda perché Briatore abbia scelto il Salento, piuttosto che il Gargano, e definisce la sua riflessione “semiseria”.
A me pare invece serissima, efficace, stimolante.
Un’ottima occasione per riflettere assieme sul Gargano e sul suo turismo, sulla sua identità, i suoi limiti.
* * *
PERCHÈ BRIATORE GUARDA AL SALENTO E NON AL GARGANO
E PERCHÈ IN GIAPPONE I TIFONI NON SPAVENTANO
MENTRE SUL PROMONTORIO BASTANO DUE GOCCE D’ACQUA?
Qualche decennio fa un tizio che rispondeva al nome di Enrico Mattei voleva fare del Gargano un punto di ritrovo e di ristoro di facoltosi imprenditori e dive del mondo dello spettacolo.
Ricordo ancora il racconto dell’improvvisato autista dell’attrice Sylva Koscina, catapultata sul Gargano dal richiamo del progetto del presidente dell’ENI, all’affannosa ricerca del luogo sul quale doveva sorgere un villaggio turistico extralusso.

mercoledì 21 settembre 2016

Telenovela Iemmello: in prestito al Foggia a gennaio?

Ecco una nuova puntata della telenovela Iemmello. Si è parlato a lungo, durante il calcio mercato estivo, di un possibile ritorno a Foggia di Pietro Iemmello, il centravanti che ha indossato la casacca rossonera negli ultimi due campionati in prestito dallo Spezia (con un record che ha dell’incredibile: 53 goal e 9 assist in 77 presenze).
La cessione dell’attaccante al Sassuolo nelle ultime ore del calciomercato, indusse la società rossonera a percorrere altre strade. Le soluzioni individuate e messe in atto, l'acquisto di Mazzeo e il prestito di Padovan, si sono rivelate più che azzeccate. I due attaccanti stanno facendo bene, anzi stanno entrando nel cuore dei tifosi a suon di gol.
Dal web rimbalza però la voce di un possibile ritorno al Foggia in prestito a gennaio. Del possibile prestito del cannoniere dal Sassuolo al Foggia riferisce il sito Calcioreporter.It, ma stando a quel che si legge nel post è più che altro una ipotesi, neanche tanto concreta. Tutto prenderebbe le mosse dalla difficoltà che Iemmelle sta individuando nel ritagliarsi un posto da titolare.
“L’attaccante che con la maglia dei satanelli ha fatto ben vedere non sembra trovare il posto da titolare in maglia neroverde - scrive Calcioreporter.It -. Questo potrebbe indurlo a voler lasciare, anche solo temporaneamente, il Sassuolo a gennaio per trovare più spazio.” E il Foggia?
“il Foggia se ne avesse la disponibilità - si legge ancora nel post - non disdegnerebbe di certo il suo graditissimo ritorno."
L’ipotesi sembra francamente piuttosto inverosimile, e questo spiega il ripetuto ricorso al condizionale da parte del sito. Sembra infatti azzardato ipotizzare una qualsiasi forma di malcontento di Pietro Iemmello. Era un dato di fatto che non partisse titolare nella sua avventura emiliana. Ma il bilancio, in questo primo scorcio di campionato, non è certo negativo. Di Francesco lo ha fatto entrare a Torino nella partita che il Sassuolo ha perso con la Juventus, e l’ex bomber rossonero si è disimpegnato piuttosto bene, meritandosi ampiamente la sufficienza (e conquistandosi anche un penalty, non fischiato dall’arbitro…). 

Iemmello dovrà sgomitare per trovare un posto più o meno fisso nella formazione titolare. La concorrenza con Matri non pare impossibile, per cui, almeno in questi termini, un ritorno a Foggia sembra…fantacalcio.

Guardare Foggia ad altezza d'occhi


Se vuoi leggere la città, e cercare di capirla, è necessario guardarla ad altezza d’occhi. Un ottimo mezzo può essere camminarla. Cioè camminarci dentro, tra strade e piazze, e non solo: camminarla facendosene avvolgere, ritrovando la tenerezza dei ricordi dei momenti che vi hai vissuto, con i compagni che hanno attraversato i tuoi momenti e le tue strade.
A girarci in macchina o anche in bicicletta, la città non la vedi. L’attraversi e basta. 
Sempre più spesso, complice anche il mio tempo, sempre più largo, mi scopro a camminare la città, a cercarla e a guardarla ad altezza d’occhi. A volte ritrovo la tenerezza del ricordo, altre volte - ahimè più spesso - vengo sorpreso dalla brutalità del cambiamento.
Guardate queste fotografie, la triste sequela di serrande abbassate, e vetrine tristi e vuote. Non diresti che Via Cirillo sorge nel cuore della città. Una volta, era un posto che ferveva di vita, di commercio, di fragranze: l'aroma del caffè del Sottozero - che allora era il “caffè”, e punto - si intrecciava con quello degli inimitabili panzerotti fritti, cinque o sei porte più in là, dagli abili chef del Panzerotto d’Oro.
Quelle pizze ripiene erano particolarissime, dalla forma oblunga e dal ripieno abbondante.
L’assortimento non era particolarmente vario. Ce n’erano soltanto di due tipi, il panzerotto normale farcito di pomodoro e mozzarella, e quello ai funghi. Ma uno ti bastava per fare cena. 
Il Sottozero era il bar per eccellenza: non c’erano pasticcerie, o gelaterie, che potessero reggere al paragone. Fu il primo bar ad offrire agli avventori un aperitivo così ricco, da farci quasi il pranzo.
C'era un costante via vai di gente, dalla mattina alla sera: il bar era il punto d’incontro di foggiani di diversa estrazione e destinazione, crocevia naturale degli studenti che frequentavano il Palazzo degli Studi, di quanti andavano a fare la spesa al Rosati, chi chi lavorava in centro e di chi si tratteneva nei vicinissimi Giardinetti di piazzale Italia.
Spesso si entrava nel bar semplicemente per prendere un bicchiere d’acqua. E fu forse per questo, per evitare che il locale si intasasse, che il proprietario fece installare, appena fuori l’ingresso, una fontanina che erogava gratuitamente acqua fresca ai passanti. 
In un certo senso, via Cirillo è stato il luogo della prima movida cittadina. Fa specie vedere adesso queste serrande abbassate, queste vetrine vuote in cui aleggiano soltanto i ricordi.

martedì 20 settembre 2016

Fideiussioni a rischio, tremano il Bari e venti società di Lega Pro

Mentre il presidente della federazione calcistica, Tavecchio, annuncia la possibile riduzione delle squadre di seria A (“campionato a 18 squadre”), con possibili ripercussioni a cascata anche sulle serie minori (“102 squadre professionistiche sono troppe, non possiamo permettercelo”) ecco che scoppia l’ennesimo bubbone sui conti delle società.
A farlo esplodere è stata una inchiesta del settimanale L’Espresso. La questione riguarda riguarderebbe le fideiussioni facili che diversi club di serie A, B e Lega Pro hanno stipulato con una compagnia di assicurazioni inglese con sede in Liechtenstein, la Gable, sull’orlo del fallimento.
La società, quotata in borsa, è sull’orlo del fallimento. Dopo che il valore delle sue azioni ha perduto 90 punti in un anno, la società ha annunciato qualche giorno fa l’intenzione di ritirarsi dalla borsa. 
Il club maggiormente esposto è la Sampdoria, cui la Gable non ha prestato soltanto la fideiussione, ma anche una garanzia a copertura dei debiti contratti dal sodalizio genovese durante il calcio mercato.
La Regione maggiormente colpita dal fenomeno sembra essere invece la Puglia, area in cui quello della Gable era un nome già tristemente noto. La compagnia inglese era finita infatti al centro di violente polemiche per una fideiussione a copertura di un’anticipazione di 9 milioni di euro, ricevuta dall’impresa appaltatrice dei lavori di costruzione dell’Interporto di Bari, per conto della Regione Puglia.
In questo caso la Gable potrebbe essere stata essa stessa vittima di un raggiro, in quanto la fideiussione è risultata contraffatta: a dipanare l’intricata matassa sarà la magistratura.
Chissà come finiranno invece le cose sul versante calcistico. Anche se Gable ha fatto sapere che onorerà tutti gli impegni assunti, secondo diversi commentatori gli uffici che dovevano vigilare non lo hanno fatto a dovere, consentendo che decine di squadre potessero iscriversi al campionato con fideiussioni a dir poco dubbie (c’è però un comunicato di Lega Pro che afferma l’esatto contrario). Altri casi si erano verificati prima delle iscrizioni al campionato: il Pisa (in B), Siena, Lucchese e Paganese (Lega Pro) avevano presentato polizze con società ungheresi e bulgare, bloccate dalle Covisoc perché non avevano requisiti richiesti dall’Ivass, l’ente di vigilanza. Non è successa la stessa cosa nel caso della Gable. Tante le squadre pugliesi coinvolte. Per quanto riguarda la serie B, L’Espresso ha fatto il nome del Bari.
Per quanto guarda la Lega Pro, il girone i cui club hanno fatto maggiormente ricorso ai servizi della compagnia inglese, è proprio quello C, in cui milita il Foggia. Le squadre di Lega Pro i cui nomi sono stati svelati dall’Espresso sono venti, dieci delle quali soltanto nel Girone C.
Si tratta di Akragas, Casertana, Fidelis Andria, Fondi,  Matera, Melfi, Messina, Reggina,  Siracusa e Taranto. Le dieci compagini non rischiano nulla dal punto di vista sportivo, ma molto da quello finanziario, perché potrebbero trovarsi prive di garanzia. Per le società di Lega Pro, la fideiussione richiesta ammonta a 350.000 euro.
Lega Pro intanto butta acqua sul fuoco. Sulla vicenda ha emesso un comunicato in cui si legge che l’ Ivass aveva confermato a Lega Pro che Gable Insurance AG, con sede in Liechtenstein, risultava abilitata ad operare in Italia in libera prestazione di servizi nel ramo 15 e quindi abilitata al rilascio di fideiussioni/garanzie a prima richiesta necessarie per l’iscrizione al campionato.
"Il divieto alla Gable di concludere nuovi contratti e di rinnovare e/o concedere proroghe sui contratti in essere, comunicato da Ivass in data 16 settembre 2016 - aggiunge l'ufficio stampa dell'ente calcistico-, non inficia la validità dei contratti stipulati in data antecedente al 9 settembre 2016. Preme, peraltro, precisare come nel testo delle garanzie sia prevista la possibilità di richiedere controgaranzie a soggetti terzi diversi dalla società dirette, appunto, a garantire la somma oggetto della fideiussione. Ad oggi, pertanto, salva diversa ed ulteriore comunicazione da parte della Financial Market Authority del Liechtenstein, non v’è ragione per la quale debbano esser sollevate criticità che ad oggi non sono di fatto state segnalate dalle competenti autorità di controllo.”

Il comunicato è inteso a raffreddare gli animi, ma non esclude che la tempesta stia arrivando…

De Tullio spiega: "Capiamoci su Bari, Moldaunia e ultras"

Maurizio De Tullio e Gennaro Amodeo
Come ho spesso modo di dire, il blog Lettere Meridiane ha tra i suoi scopi quello di promuovere e sostenere la discussione sui temi che riguardano il futuro e lo sviluppo del territorio. Svolgere questa funzione nell'era della globalizzazione dell'informazione non è sempre facile, anche per la ragione evocata da Umberto Eco che accusava i social network di aver dato diritto di parola a legioni di imbecilli, che sarebbero poi i webeti stigmatizzati da Enrico Mentana. Però il punto, a mio sommesso giudizio, è: in una democrazia votano anche gli imbecilli, che hanno quindi diritto di parola, eccome. Anche se sono webeti.
Se le cose stanno così, non è sempre facile ricondurre nei giusti termini e toni dibattiti e confronti su temi cari all'opinione pubblica come il critico rapporto di Foggia con Bari e l'ipotesi della Moldaunia, ovvero del passaggio della Capitanata in Molise.
Da parte mia, mi limito a sottolineare che sono temi che non mi pare abbiano lo spazio che dovrebbero nell'informazione locale, e sono del tutto soddisfatto del ruolo che Lettere Meridiane sta svolgendo per supplire a questa carenza. È naturale che accanto a opinioni accorate, rispettabili, articolate di tanto in tanto si leggano considerazioni da ultras.
Ciò premesso, eccovi le puntualizzazioni e le precisazioni di Maurizio De Tullio nei confronti di Achille Corso, lettore del blog, e Gennaro Amodeo, coordinatore del movimento per la Moldaunia. Sono riflessioni che vi invito a leggere con serenità, perché sincere e perché offrono uno spaccato interessante delle ragioni che hanno prodotto la crisi pesante in cui versano Foggia e la sua provincia.
(g.i.)
* * *
Gentile Sig. Corso,
io avrò usato qualche aggettivo di troppo e qualche gioco di parole che, da sempre, fanno parte del mio modo di colloquiare con le persone, ma lei ha frainteso buona parte delle osservazioni critiche che ho riportato nel mio intervento.

domenica 18 settembre 2016

Castrignano e Inserra: "Reinventare la concertazione"

I lavori per la costruzione del secondo casello autostradale
nella zona industriale di Incoronata (Foggia)
Salvatore Castrignano, coordinatore provinciale dell'associazione Welfare & Lavoro, nonché esperto di questioni che riguardano lo sviluppo (in passato è stato segretario provinciale della Cgil e coordinatore dell'ufficio della Provincia preposto a Capitanata 2020) ha scritto la stimolante riflessione che segue sull'esito del Patto per la Puglia e più in generale sul ruolo che in esso ha avuto la progettualità a suo tempo elaborata per Capitanata 2020. Concordo con Salvatore: senza quei progetti, senza quella visione del futuro, senza l'intenso e qualificato lavoro di concertazione che si portò avanti all'epoca, a Palazzo Dogana, con ogni probabilità i risultati per la Capitanata sarebbero stati ancora più grami. Ma è una stagione che appartiene ormai al passato: basti pensare alle fine miseranda che ha fatto il Pattodifoggia, costretto a chiudere i battenti per la morosità dei soci fondatori.
Il punto è che i tavoli di Capitanata 2020 sono stati l'ultimo barbaglio di una stagione della concertazione che, intrapresa dalla Provincia presieduta da Antonio Pellegrino, e portata avanti con modi diversi ma analoga sostanza dai presidenti successivi, Carmine Stallone e Antonio Pepe (con il supporto decisivo dei rispettivi assessori, ovvero Matteo Valentino durante la presidenza Pellegrino, Franco Parisi, durante quella Stallone, Leo Di Gioia e Pasquale Pazienza con Pepe), è oggi del tutto conclusa. Peggio ancora, è stata soppressa la Provincia, che quella stagione aveva ispirato e sorretto, interpretando al meglio la sua funzione di ente intermedio con compiti di area vasta. Va naturalmente ricordato l'apporto decisivo che a quella costruzione programmatica hanno dato gli altri attori della concertazione: Cgil, Cisl e Uil, le associazioni di categoria con in testa Confindustria Foggia, la Camera di Commercio, le altre istituzioni locali con il comune capofila, il Comune di Foggia.
È quello spirito che va ritrovato, per mettere a punto modelli nuovi, e soprattutto reinventare la concertazione, in un momento in cui l'humus profondo della cultura che la sosteneva è stata completamente perduto dalla sinistra, fatto a pezzi dalla spinta neocentralistica del premier Renzi.
Ecco la bella riflessione di Salvatore Castrignano.
(g.i.)
* * *
Il più positivo recente esito (per la Capitanata) del Patto per la Puglia, con le sue articolazioni aggiuntive, è, in definitiva, soprattutto il successo evidente e meritato della pianificazione strategica di area vasta 2006-2013, nota con l'acronimo “Capitanata 2020”. Ovvero il riconoscimento dell’importanza di quella stagione di programmazione delle priorità progettuali iniziata nel dicembre 2003, con la piattaforma di CGIL CISL UIL, che mi onoro di aver elaborato, contribuito a definire nella forma condivisa, fatta diventare strumento promotore di una progettualità di sistema acquisita da tutti i soggetti del territorio nella Cabina di Regia di Capitanata 2020, culminata nel 2008 con la presentazione del Masterplan dei progetti alla Regione Puglia, dopo aver attraversato fasi di approfondimento, animazione territoriale, mobilitazione e condivisione inter-istituzionale.

sabato 17 settembre 2016

Amodeo: "Moldaunia necessaria", De Tullio: "Ma ci vogliono, in Molise?"

Com'era facile prevedere, l'articolo di Maurizio De Tullio sulla ipotesi della Moldaunia ha suscitato un nugolo di commenti, alcuni dei quali potete leggere appresso. Tra le diverse risposte c'è anche quella, interessante di Gennaro Amodeo, fondatore e patron del movimento che si sta battendo per ottenere il referendum popolare, che propone il passaggio della Capitanata in Molise.
La maggior parte delle reazioni è improntata a risentimento, e posso capirlo, visto che De Tullio è stato assai poco tenero con quelli che ha definito gli ultras della Moldaunia. Ma conoscendo Maurizio, ed avendo ospitato altri suoi interventi sul tema, ritengo che il collega non intendesse minimamente offendere quanti fanno parte consapevolmente e responsabilmente del movimento, e ce l'avesse piuttosto con quanti assumono atteggiamenti da stadio, anziché ragionare. Tra l'altro, lo stesso De Tullio è stato sempre convinto della opportunità del referendum, pur preannunciando che voterebbe senz'altro "no" al passaggio in Molise.

venerdì 16 settembre 2016

Ciao Presidente, ci hai voluto bene, e te ne siamo grati

Ho sempre stimato e voluto bene a Carlo Azeglio Ciampi, reputandolo uno dei più grandi presidenti che la Repubblica italiana abbia avuto, una rara sintesi tra alta visione della politica e dell’economia, profondo senso dello Stato, ma anche grandissima carica ideale e simpatia umana.
Di certo, questo toscano dal carattere austero, ma sempre pronto al sorriso, è stato il presidente che ha maggiormente amato la città di Foggia, insignendola della medaglia d’oro al valore militare, per i tragici eventi della estate del 1943, che videro la città sventrata dai bombardamenti alleati.
Il presidente Ciampi venne in visita ufficiale a Foggia il 31 gennaio del 2006, e fu l’ultimo dei suoi viaggi istituzionali.
Si trattenne a Foggia per tutta la giornata, sottoponendosi ad un programma particolarmente intenso: dopo aver deposto una corona d'alloro sul Monumento ai Caduti in Guerra (le immagini si riferiscono a quel momento) salutato da una cittadinanza festante, si trasferì alla Facoltà di Economia dell'Università degli Studi per incontrare le Autorità istituzionali, civili, militari, religiose e i Sindaci della Provincia. Quindi nel pomeriggio, Ciampi salutò l'Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Foggia-Bovino, Francesco Pio Tamburrino, e quindi incontrò a Palazzo Dogana i rappresentanti delle Associazioni di Volontariato.
Prima di ripartire dall’aeroporto militare di Amendola, assistette ad un concerto eseguito dall'Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Musica e dal Coro del Teatro Umberto Giordano, diretti dal M° Benedetto Montebello e dal M° Agostino Ruscillo.
La predilezione speciale che Carlo Azeglio Ciampi ebbe per il capoluogo dauno è rivelata dalla dedica alla città di Foggia che ancora oggi si legge nel sito del Quirinale: “A Foggia, insignita della Medaglia d'Oro al Valor Civile per il coraggio con cui seppe reagire ai bombardamenti del 1943, che costarono la vita a oltre 20.000 cittadini, resistendo alle offese della guerra, mai rinunciando alla fede nella libertà della Patria; a Foggia, capoluogo di una provincia, la Daunia - Capitanata, che custodisce gli splendidi doni di una natura generosa e le vestigia di un passato ricco di storia, di cultura e di memoria, con animo aperto all'incontro tra popoli e civiltà diverse; a Foggia, tradizionale "granaio d'Italia", oggi impegnata con tenacia nel realizzare un modello di sviluppo sempre più orientato all'innovazione; il mio augurio di portare a compimento i progetti intrapresi, per una crescita condivisa tra tutta la popolazione.”
Carlo Azeglio Ciampi è stato particolarmente sensibile alla tragica vicenda vissuta dalla città durante la seconda guerra mondiale. Era già stato a Foggia in un'altra occasione, come presidente del Consiglio, per presenziare alle cerimonia di commemorazione del cinquantesimo anniversario dei bombardamenti.
Durante la visita del 2001, gli parlarono della legittima aspirazione che la città nutriva da decenni: il riconoscimento della medaglia d’oro al valore militare, dopo  che negli successivi al conflitti (presidente Antonio Segni) era stata insinua della medaglia d’oro al valore civile. Al presidente venne anche consegnato un dossier a giustificazione della richiesta, e la risposta fu quanto mai celere e tempestiva.
Il decreto dell’ambito riconoscimento fu uno degli ultimi provvedimenti che il presidente sottoscrisse durante la sua permanenza al Quirinale. La motivazione della medaglia d'oro al valore militare è un autentico maggio alla città di Foggia ed al sacrificio che ha dovuto sopportare, per la costruzione della democrazia: «In occasione dei devastanti attacchi e bombardamenti aerei del 22 luglio e del 19 agosto 1943, la popolazione della città di Foggia seppe dare sublime testimonianza di coraggio e di altruismo allorché, con spregio del gravissimo pericolo della vita in atto, suoi figli civili e militarizzati seppero tra immani difficoltà impedire che i rovinosi incendi fossero portati a conseguenze più gravi e le vittime moltiplicassero, prodigandosi, mentre gli spezzoni venivano ancora furiosamente lanciati, oltre che nei soccorsi, nel sottrarre con lucida e provvida determinazione a ulteriori deflagrazioni e distruzioni i convogli ferroviari carichi di munizioni. Successivamente, nonostante quelle indicibili sofferenze e pesanti distruzioni, altri suoi figli trovarono la forza di opporsi in armi al nemico ostacolando, con rinnovato vigore, la manovra in ritirata, delle truppe tedesche nei sobborghi della città, ormai sepolta sotto le macerie».
Grazie, Presidente.

Silurato e affondato l'algoritmo canaglia. Da Manfredonia.

Algoritmo sbagliato. Buona scuola bocciata. I trasferimenti decretati sulla basa di questo marchingegno che alla prova dei fatti si è rivelato un autentico disastro sono da rivedere. Parte da Foggia, anzi da Manfredonia, l’attacco più poderoso alla trovata del ministero della pubblica istruzione, che aveva affidato (senza rivelarne i criteri, ovvero le regole che ne determinano il funzionamento) ad un algoritmo tutta la complessa procedura delle assegnazioni delle cattedre ai docenti risultati vincitori del concorso.
A mandare in crash il sistema non è stato un virus informatico né un attacco hacker, ma un’ordinanza della magistratura del lavoro di Trani, che ha dato ragione ad una docente di scuola media Manfredonia, che si era ritenuta danneggiata dal provvedimento di trasferimento, e l'aveva impugnato.
Ne dà notizia il quotidiano on line Immediato.Net: potete leggere qui tutto l'articolo.
L’insegnante, 38enne con due figli, si era vista assegnata ad una scuola del Friuli Venezia Giulia. A difendere le sue ragioni, l’avv. Graziangela Berloco di Altamura, che aveva basato il ricorso su un elementare ragionamento: mentre la sua assistita era stata costretta ad un trasferimento di mille chilometri, con gli oneri e i disagi che è facile immaginare, altri docenti, con meno punti in graduatoria, si sono visti assegnare sedi più vicini alla propria residenza, pare proprio a causa dei numerosi bug dell’algoritmo.
Il magistrato ha emesso un'ordinanza cautelare riconoscendo la palese violazione “del principio inderogabile dello scorrimento della graduatoria, fondato sul merito di cui al punteggio attribuito nella fase dei trasferimenti. Detto principio vincola l’amministrazione, in quanto anche la procedura di mobilità ha natura concorsuale di impiego basata su una graduatoria alla cui formazione concorrono l’anzianità, i titoli di servizio e le situazioni familiari e personali dell’interessato, per i quali sono predeterminati specifici punteggi”.
La docente che era stata costretta a prendere servizio nella sede friulana potrà quindi tornare a casa. L’ordinanza del giudice dispone che dovrà essere assegnata ad un istituto delle province (Foggia o Bari) a suo tempo indicate nelle preferenze.
L’esito del ricorso è stato notificato al Ministero della Pubblica Istruzione. La decisione del magistrato di Trani (che non è comunque il primo, una decisione analoga era stata presa dal Tribunale di Salerno) potrebbe provocare un effetto domino, con il rischio di mandare in tilt tutto il sistema scolastico. E la colpa non sarebbe certo degli insegnanti, ma di quell'algoritmo sbagliato. Ecco che succede quando non si ha l'umiltà e l'accortezza di confrontarsi.
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