lunedì 31 ottobre 2016

Il Foggia meglio del Lecce, ma è solo pari

Uno spettacolo nello spettacolo: i tifosi rossoneri a Lecce
Il Foggia fa meglio dello scorso anno, quando uscì sconfitto dallo stadio di via del Mare.  Porta a casa un pareggio che in definitiva gli sta stretto, considerato che i satanelli  hanno tenuto in mano il pallino del gioco per almeno 80 minuti, creando diverse occasioni da gol e colpendo con Rubin una clamorosa traversa, ma senza riuscire a dare concretezza alla netta supremazia territoriale.
Il pareggio costa ad entrambe le contendenti la vetta della classifica. A guidare il gruppo c'è adesso la Juve Stabia (inseguono appaiate ad un punto Foggia, Lecce e Matera(, ma anche da questo punto di vista il Foggia può guardare al futuro con ottimismo. Del quartetto di testa, il Foggia è la sola squadra ad aver disputato tutti gli incontri diretti, e per giunta fuori casa. Come a dire che adesso è attesoda un calendario più tranquillo (ma attenzione al Catania, domenica prossima...)
La squadra sembra aver assimilato ormai al meglio la lezione di Stroppa. È un Foggia come l'anno scorso votato all'attacco e allo spettacolo, ma con un certo giudizio in più. La difesa è solida, quadrata. La coppia dei centrali Martinelli-Empereur dà sicurezza, Angelo e Rubin sulla fascia premono e convincono, il centrocampo Agnelli-Gerbo-Vacca è solido. A voler cercare il pelo nell'uovo è l'attacco a manifestare qualche limite. Ma stare ad un punto solo dalla vetta della classifica, dopo aver affrontato tutti gli scontri diretti, e con una sola gara davanti al pubblico amico, è un bilancio stellare per il Foggia, che a Lecce ha dato una straordinaria prova di maturità, di classe e di autostima.
Giovanni Stroppa ha di che essere soddisfatto e non lo nasconde davanti alle telecamere di Rai Sport: "Potevamo vincere, peccato non essere riusciti a metterla sui binari giusti all'inizio. Il salvataggio sulla linea, la traversa. Ci abbiamo provato però non era facile." 
Tra i due litiganti gode la Juve Stabia, gli chiede il giornalista.
"Il campionato è lungo. L'importante è dare continuità alle prestazioni. Quella di stasera mi dà soddisfazione anche se potevamo portarla a casa, la vittoria."
La prossima è col Catania una sfida non certo facile.
"Credo che avversari facili in questo campionato non ce ne siano", conclude il mister. Ma intanto il Foggia vola. E vola alto.


Quando Zatterin in Capitanata raccontava l'Italia che cambiava

La Cartolibreria Notarangelo a San Severo
Michele Monaco è una di quelle persone che se non ci fossero, bisognerebbe inventarle. Tenace custode dei valori del passato, da anni si sforza di trasmetterli alle giovani generazioni, svolgendo con rara passione civile, morale ed intellettuale la sua professione (ma forse sarebbe meglio dire, usando un termine ormai desueto, missione) di insegnante in quel di San Severo.
Monaco regala ai lettori e agli amici di Lettere Meridiane una preziosa chicca, della quale non ero a conoscenza: un servizio realizzato per la Rai dall’indimenticabile Ugo Zatterin all’inizio degli anni Sessanta, ovvero agli albori della televisione pubblica in Italia.
“Nel 1963 - scrive Michele Monaco - la Rai produsse un reportage itinerante, affidato al giornalista Ugo Zatterin, per raccontare un paese in trasformazione durante e dopo il boom economico, dal titolo “Viaggio nell’Italia che cambia”. Quel reportage, che andò in onda sul “primo canale”(come si diceva allora), si occupò - tra tante cose - anche di San Severo con un servizio giornalistico che mirava a raccontare cosa leggessero gli adulti e i ragazzi sanseveresi degli anni ‘60. Una troupe Rai si insediò nella cartolibreria “Notarangelo” e il famoso Ugo Zatterin, in persona, intervistò il giovane trentacinquenne titolare Tonino Notarangelo (oggi ha 86 anni, ed è in piena attività nella sua libreria). L’intervista, ancora oggi, è molto interessante, con dei buoni ritmi televisivi  e con una durata di circa cinque minuti."
Monaco ha rimontato il reportage di Zatterin in un suggestivo filmato in cui, oltre a riprodurre l'intervista, ricostruisce la San Severo di quegli anni, e il personaggio di Tonino Notarangelo, che così definisce:  "Il mitico Tonino, editore, libraio, gentiluomo, riferimento di generazioni di alunni per i libri di testo e materiale scolastico. Simbolo della San Severo migliore."
Non era la prima volta che Zatterin veniva in Capitanata a raccontarne alcuni aspetti. Ci era già stato, come inviato de La Stampa nel 1948. Ne ho parlato in una precedente lettera meridiana intitolata Quando Cerignola era una repubblica... autonoma,   che potete leggere cliccando sul link. Qui sotto, invece, il bel filmato di Michele Monaco, che ringrazio per averlo voluto condividere con gli Amici e i lettori di Lettere Meridiane.

Cinemadessai | La Puglia bella e colorata di Sergio Rubini e Giovanna Mezzogiorno

OGGI IN TV
Quarto lungometraggio di Sergio Rubini, Il viaggio della sposa (1997) non è tra le opere più note e celebrate dell'attore e regista pugliese, ma resta un bel film. La storia, ambientata nel XVII secolo,  si avvale del contributo alla sceneggiatura dello scrittore lucano Raffaele Nigro, ed è il racconto del viaggio avventuroso -  che cambierà profondamente le loro vite - della giovane nobildonna Porzia (Giovanna Mezzogiorno) e del suo stalliere Bartolo (Sergio Rubini), dal convento abruzzese in cui la donna ha studiato a Conversano, in provincia di Bari, dove è attesa dal suo promesso sposo, un nobile locale.
I due sono gli unici sopravvissuti ad un attacco sanguinoso messo a segno da una banda di briganti. Durante le mille peripezie del viaggio, Porzia e Bartolo s’innamorano, ma comprendono che la differenza sociale non gli permetterà mai di coronare il sogno d’amore.
Molto belle le location pugliesi, che vanno da Conversano alla Murgia, con splendide riprese delle campagne di Gravina in Puglia, Altamura, Bitonto, Noci e Vieste.
Oggi alle ore 17,20 su Iris.

domenica 30 ottobre 2016

Metti il mito in tavola: il grano cotto dei morti

State preparando per il 2 novembre il grano dei morti e pensate che sia solo un dolce? Vi sbagliate. È un monumento. Quando lo servirete in tavola, fate attenzione, perché mangerete un pezzo di mito.
Non c’è piatto come u cicc cutt che maggiormente affondi le sue origini nell’antichità e nei simboli della cultura pagana e cristiana.
Il grano cotto è tutt’altro che una tradizione solo foggiana o solo pugliese. Il web ha aperto la strada alla globalizzazione della conoscenza, riscrivendo i confini delle tradizioni e perfino dei miti. Quel che si pensava una volta appartenesse ad un certo posto si scopre che ha radici più vaste, interregionali, e perfino sovranazionali. E per venirne a capo non occorrono più complesse e approfondite ricerche sui libri. Basta google.
E proprio dal grano cotto che si prepara a Foggia in occasione della festa dei defunti giunge una spettacolare conferma. Con la denominazione di colva, o coliva, o colliba, il dolce è presente praticamente in tutto il resto della Puglia e del Mezzogiorno, con particolare riferimento a Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. A ben vedere, la mappa del grano dei morti traccia i confini di quella che era una volta la Magna Grecia, e proprio di origine ellenica sembra essere questo dolce, antico e archetipico.

L'homo videns foggiano che fa la fila al Giordano (di Maurizio Tardio)

Grazie al complice sostegno di mio padre e alla illuminante organizzazione del preside, negli anni liceali, ho potuto seguire la stagione teatrale del Petruzzelli (e in parte del Piccinni). Ho potuto così assistere agli spettacoli della Fracci, di Gassman e di tanti altri artisti. Ho potuto anche vedere un sontuoso Carmelo Bene in un palloso Amleto.
Ricordo il mio vicino di sedia appisolato per lunghi tratti dello spettacolo, cullato dalla voce  del maestro di Campi Salentina. E ricordo il mio stupore nell’ascoltare il sonnacchioso vicino tessere le lodi  dello spettacolo all’uscita. Aveva seguito poco o nulla, ma nel suo racconto c’era tutta la vivacità provinciale di chi era parte stessa dello spettacolo. Ero stato a seguire Carmelo Bene, pareva leggersi tra le righe del suo racconto, tutto il resto erano dettagli.
Dico questo, caro Geppe, perché contrariamente ai facili entusiasmi di certa stampa e commentatori nostrani, la fila notturna davanti al Teatro Giordano per accaparrarsi un posto per la stagione teatrale, ha poco da spartire con la cultura.
La cultura è svago o impegno?
Lascio in sospeso la risposta, ma a me pare che la cultura foggiana abbia l’accento sbagliato (come quello della lapide inaugurale, prontamente rimossa).
Il Giordano non è il fulcro del risveglio culturale cittadino, ma è solo il contenitore che misura la partecipazione dei foggiani:  tot abbonamenti, tot livello di cultura. La corsa agli abbonamenti non è sinonimo di una cultura delle masse, ma di una cultura ammassata che rischia di trasformarsi in una cultura ammazzata, perché si sta al teatro come si starebbe davanti alla televisione, riproponendo l’immagine di Giovanni Sartori della sostituzione dell'homo sapiens con l'homo videns.
Alle porte del Giordano non bussa la voglia di rinnovamento (che ogni cultura professa), ma la semplice voglia di occupare spazi. L’esserci non più per essere ma per avere. Si tratta di una malsana coniugazione di ausiliari. “Non sono” (un cultore), ma “ho” (un posto). Si applaude alla fine dello spettacolo, anche se magari si è dormito per tutto il tempo. Niente concetti, solo suggestioni, emotività da “testimoni oculari”.
E allora per sentirsi partecipi si occupa un posto in platea; il resto è routine, stanco succedersi di eventi… 
Maurizio Tardio

Cinemadessai | L'Italia del futuro dallo sguardo dei bambini

OGGI IN TV
L’Italia di domani presagita e raccontata dai bambini di oggi. C’è una indubbia suggestione nel progetto che sorregge I bambini sanno, opera seconda di Walter Veltroni. Dopo la nostalgia del passato che trasudava nel primo film, Quando c’era Berlinguer, lo sguardo del regista ex segretario del maggior partito della sinistra, si volge al futuro, forse alla ricerca di una nuova, possibile identità per una sinistra che sembra averla smarrita. Come si legge ne Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery: "I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta".
Veltroni tenta di capire, ponendo a trentanove bambini tra gli otto e i tredici anni (scelti con un casting accuratissimo, e rappresentativi delle diverse Italia di oggi) domande su Dio, amore, famiglia, crisi, omosessualità. La colonna sonora di Danilo Rea incalza e ridonda. Il film non diverte, ma fa riflettere. La scelta di Veltroni si rivela ardita, coraggiosa, non compiacente. Ed è già tanto, in tempi di cultura e di film furbi e votati alla piaggeria.
Questa sera, alle 23.30, su RaiMovie. Qui sotto il trailer.

sabato 29 ottobre 2016

Kàlena è la storia di quello che siamo. Salviamola (di Francesco A. P. Saggese)

A qualche settimana dalla conclusione del censimento 2016 dei “Luoghi del Cuore del Fondo Ambientale Italiano” e a qualche migliaio di voti dal podio, riprendo carta e penna per parlarvi dell’abbazia di Kàlena.
Non credo nei miracoli, ma ritengo che le cose possano cambiare quando i cittadini lo vogliono davvero.
Ho già scritto dell’importanza di questa ‘battaglia culturale’ di fronte all’immobilismo pubblico e privato, come pure dell’importanza di questa battaglia tutta garganica, perché credo - come tanti - che questo patrimonio, sito nell’agro di Peschici, appartenga al Gargano intero.
E sono in tanti a sostenere questa battaglia: lo hanno fatto e lo fanno ciascuno a modo proprio, con l’intento comune di ridare vita all’abbazia; da ultimo si è aggiunto l’appello lanciato su Striscia la Notizia da Teresa Maria Rauzino, tenace sentinella dell’abbazia.
Sono tanti i sostenitori, dicevo, ma ne servono di più, ancora di più.
Serve il sostegno di ognuno.
Mentre vi scrivo l’abbazia è collocata al 80° posto della classica totale dei “Luoghi del Cuore F.A.I. 2016” - comprendente i voti on-line e cartacei - con 1852 voti, e al 34° posto per i voti web con 777 voti.
E mentre vi scrivo l’abbazia se ne sta lì nella sua piana, con le porte chiuse, sola, abbandonata alle incurie del tempo, alla noncuranza degli uomini, agonizzante.
Abbiamo già perso quasi tutto degli altari, delle cripte, dell’abside, delle sue antichissime campane, i cui rintocchi “erano segnali di gioia, di dolore, di pericolo e di momenti di raccoglimento e servirono per unire e formare la nostra piccola comunità nella fede e nella cultura” (E. D’Amato in Salviamo Kàlena. Un'agonia di pietra, Atti del convegno di Studi 8 settembre 2002 - Peschici, a cura di Liana Bertoldi Lenoci, Edizioni del Parco, p. 100): abbiamo così anche perso la sua voce.

Moldaunia, occasione perduta per mandare un segnale forte a Bari

Il Consiglio Provinciale di Capitanata e l’Assemblea dei Sindaci hanno deciso di non decidere sulla proposta di referendum per la Moldaunia, ovvero l’annessione della Capitanata al Molise. Che sarebbe finita così era nell’aria. Sul destino e sulle funzioni della Provincia c’è praticamente il caos: figuriamoci se sindaci e consiglieri provinciali avevano voglia di maneggiare la patata bollente rappresentata dall’iniziativa referendaria del comitato presieduto da Gennaro Amodeo. Se la sono cavata con l’approvazione, unanime, di un ordine del giorno in perfetto politichese, in cui - pur "esprimendo interesse per le attività e le proposte, in molta parte condivisibili del comitato" - si rinvia ogni decisione all’indomani del referendum costituzionale del 4 dicembre. La prativca è stata passata al prossimo, nuovo Consiglio Provinciale, che verrà eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali l’11 dicembre prossimo.
C’è da registrare (con rammarico) anche la latitanza dei sindaci: erano presenti all’assemblea soltanto 7 dei 61 primi cittadini di Capitanata. In pratica hanno disertato l’incontro anche sindaci i cui consigli comunali avevano votato a favore del referendum per il passaggio con il Molise, venendo così meno ad un preciso mandato loro affidato dall'assise municipale.

Cinemadessai | Big fish, il cinema prodigioso e assoluto di Tim Burton

OGGI IN TV
Il cinema è racconto, realtà possibile e trasfigurata. E dunque ogni film di Tim Burton è gioia, quintessenza della settima arte. Lo è soprattutto Big Fish - Le storie di una vita incredibile. Una vita, quella di Edward Bloom (magistralmente interpretato da Ewan McGregor e Albert Finney, rispettivamente nella versione giovane e adulta del personaggio) che si fa essa stessa racconto, esercizio di fantasia, come si addice ad un’esistenza vissuta allo scopo di essere raccontata, tramandata e forse perciò eterna.
Ma non sempre viene però capita. Se i diversi personaggi che punteggiano il poema per immagini di Burton, dalla strega con l’occhio di vetro, ai lupi mannari, dalle cantanti gemelle siamesi al pesce che non vuole saperne di farsi catturare, a loro modo amano profondamente Edward, non è lo stesso per suo figlio Will (Billy Cudrup) che con il padre intrattiene un rapporto difficile e controverso, al punto di scegliere di andar via da casa. Fino a quando Edward non viene sorpreso da una grave malattia, e Will inizia un viaggio a ritroso, alla scoperta della vita e dell’identità di suo padre.
Il finale è una rapsodia. La canzone di Eddie VedderMan of the hour, che il cantante dei Pearl Jam compose dopo avere visto il film (potete ascoltarla sotto, montata sulle belle immagini del film, e leggerne alla fine del post il testo e la traduzione), è un gioiello che impreziosisce una pellicola indimenticabile, visionaria, da molto critici ritenuta il capolavoro di Tim Burton. Imperdibile. Domani alle 17.40 su Paramount Channel (canale 27 del digitale terrestre).

DOMANI
L’Italia di domani presagita e raccontata dai bambini di oggi. C’è una indubbia suggestione nel progetto che sorregge I bambini sanno, opera seconda di Walter Veltroni. Dopo la nostalgia del passato che trasudava nel primo film, Quando c’era Berlinguer, lo sguardo del regista ex segretario del maggior partito della sinistra, si volge al futuro, forse alla ricerca di una nuova, possibile identità per una sinistra che sembra averla smarrita. Come si legge ne Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery: "I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta".

venerdì 28 ottobre 2016

Maurizio Mazza, un grande foggiano venuto da Napoli

Stasera, alle 18, l’Assessorato alla cultura del capoluogo dauno, gli Amici del Museo e il Museo Civico di Foggia rendono omaggio alla memoria di un foggiano d’adozione che tantissimo ha fatto per la cultura e per lo sviluppo di Foggia: Maurizio Mazza, giornalista originario di Napoli e direttore del Museo Civico di Foggia, personaggio di straordinaria statura intellettuale e morale.
Verrà presentato il libro di suo figlio Massimo, Maurizio Mazza tra cultura e giornalismo al servizio della città, e mai titolo fu tanto azzeccato nel dare conto della funzione che Maurizio ha rivestito, raccontando i tempi belli (e contribuendo a farli tali...) di una città che Mazza riteneva degna dovesse tornare ai fasti del passato, quando era Arpi o la regalis sedes inclita imperialis dello Svevo.
A presentare il libro di Massimo sarà un’altra persona importante per la cultura cittadina, che tanto ha ricevuto dal rapporto con Maurizio: Gloria Fazia.
Maurizio Mazza era legato a mio padre Carlo da profondi vincoli d’amicizia e mi accolse di buon grado quando andai a bussare alla porta del suo ufficio di via Arpi chiedendogli se poteva darmi una mano a diventare giornalista.
Fu così che iniziò la mia esperienza nel mondo della carta stampata. Mazza è stato per me un maestro, ma anche un punto di riferimento. Ho raccontato del nostro rapporto e della nostra amicizia in un contributo che Massimo mi ha chiesto (lusingandomi non poco) e che compare nel libro assieme a quello di altri amici e giornalisti come Davide Leccese e Micky De Finis.
Mi piace condividerlo con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Eccolo di seguito, e oggi non mancate.
* * *
Maurizio Mazza è stato per me un maestro di giornalismo e di vita. Mi accolse al Mattino che venivo  dalla redazione di un piccolo settimanale parrocchiale ciclostilato, Gioventù Viva, edito dall’Azione cattolica di San Ciro. Tra i parrocchiani e i lettori di quel giornalino, voluto dall’indimenticabile don Pompeo Scopece, erano in molti a pensare che avrei dovuto fare il giornalista a tempo pieno.

Cinedessai | Quando il cinema trasuda solidarietà e gioia di vivere

OGGI
Mi piace il cinema che parla di solidarietà e di speranza, e nelle sale se ne vede sempre meno. Vi consiglio caldamente, domani sera alle 21.05 su TV 2000Mar Nero di Federico Bondi, coproduzione italo-franco-rumena, uscita nel 2009. Racconta la storia di due donne Gemma, rimasta da poco vedova (una stupenda Ilaria Occhini) e Angela, giovane rumena che le fa da badante (Doroteea Petre).
Tra le due nasce a poco a poco un’autentica amicizia, che viene messa alla prova quando ad Angela non giungono più notizie dal marito, che si trova in Romania. La pellicola ha ottenuto un ottimo riscontro dalla critica in occasione del Festival internazionale del film di Locarno dove Ilaria Occhini è stata premiata con il Pardo per la Migliore Interpretazione Femminile.
“Alla sua opera prima - ha scritto del film MyMovies - il giovane regista toscano rivela già una notevole propensione alla sobrietà stilistica e, al contempo, si mostra assolutamente in grado di lavorare con gli attori ottenendo da essi il massimo.” Da vedere. Qui sotto il trailer.

giovedì 27 ottobre 2016

Un altro tassello di bellezza strappato alla città

I gesti hanno sempre un loro significato. Quando li compiamo, ma anche quando non li compiamo, per dimenticanza o più semplicemente per disinteresse.
Così, ci sono piccoli gesti pieni di grande significato e, per converso, piccole omissioni che tradiscono grandi insensibilità.
Prendete, per esempio, Il Volo, la bella scultura di Gianfranco Rizzi che una volta faceva bella mostra di sè sul piazzale dell’aeroporto Lisa. Venne rimossa durante i lavori di rifacimento del piazzale esterno dello scalo foggiano, e mai più ricollocata al suo posto. Anzi, è finita tra i rifiuti. Una vicenda assurda e incredibile, anche perché la realizzazione della scultura, costò un bel po’ di danaro pubblico.
Questa storia incresciosa mi è tornata alla mente ieri, quando ho utilizzato nel post sul probabile matrimonio tra Aeroporti di Puglia e la società che gestisce l’aeroporto napoletano di Capodichino, una vecchia foto del monumento scomparso. C’è chi ha espresso apprezzamento per la fotografia e per la bellezza dell'opera d'arte, e chi ha ricordato, con un pizzico nostalgia, di possedere una foto del giorno del proprio matrimonio, scattata davanti alla scultura di Rizzi.
Avete capito bene. In una città che non offre molte bellezze e che quindi provoca non pochi problemi ai fotografi che debbono scattare le foto dei matrimoni, Il Volo era una meta obbligata per gli "scatti matrimoniali".
Chissà quanti momenti felici sono stati immortalati sotto le Ali sospese (è l'altro nome con cui il monumento viene conosciuto) pazientemente modellate dal grande  scultore foggiano.
Lettere Meridiane parlò a lungo della vicenda (alla fine dell’articolo trovate i collegamenti, se può interessarvi), vi fu la consueta mobilitazione dei gruppi social, che gridarono allo scandalo. Vi fu l’impegno particolare del FAI, Fondo Ambiente Italiano.
Da parte di Aeroporti di Puglia, la società regionale che gestisce l’aeroporto, il consueto silenzio.
Vi fu un certo interessamento dell’assessore comunale all’ambiente, Francesco Morese,
Ma nulla di concreto è stato fatto.  Il Volo resta ancora chissà dove. Le ali non sono più sospese, ma spezzate.
Un altro tassello di bellezza strappato alla città.
L’omissione colpevole ha vinto sul gesto possibile. Ahimè.
* * *
Le precedenti Lettere Meridiane sull'argomento:




Monti Dauni, il futuro nelle radici / 3 (di Lello Vecchiarino)


Concludiamo la pubblicazione della bella relazione-saggio che Lello Vecchiarino, allora capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, presentò agli Amici del Museo. L'iniziativa era stata promossa dall'allora presidente della qualificata associazione culturale foggiana, Carmine Tavano, che due anni prima era stato sindaco democristiano di Foggia ed ancora prima vicepresidente della Giunta Provinciale guidata dal socialista Michele Protano, che si era particolarmente spesa per le aree interne. 
Nella parte conclusiva della sua lectio magistralis, che aveva per tema Monti Dauni, il futuro nelle radici, la riflessione del giornalista-scrittore di Lucera si fa più amara. Vecchiarino torna ad indossare i panni del cronista di razza, per passare in rassegna le tante ragioni che impedivano al Subappennino di imboccare la strada del riscatto.  
Un particolare (che, confesso, mi era sfuggito) consente di datare con certezza l'evento: era il 1994. In quell'anno, infatti, uscì per i tipi de Il Rosone, il racconto lungo di Maria Marcone, Il rifugio nel bosco, cui Vecchiarino fa riferimento. Eravamo dunque in piena tangentopoli, e cominciavano ad affievolirmi gli entusiasmi che avevano accompagnato alcuni grandi investimenti nell'area, come il villaggio Castiglione a Faeto, l'ippodromo di Castelluccio dei Sauri e le Terme di Castelnuovo. Ecco cosa disse Vecchiarino parlando agli Amici del Museo, concludendo la sua relazione. Al termine i riferimenti alle due puntate precedenti 
* * *
BISOGNA PUR CHIEDERSI COSA RENDE PESANTE IL MESTIERE DI VIVERE nel Subappennino. 
È il fatto che da solo il senso delle radici non aiuta a vivere. Certo, la coralità paesana, i sinceri collegamenti con i CLUB sparsi nel mondo e per l’italico suolo,la filosofia della speranza che aiuta a trascorrere la giornata, i musei etnografici nati qua e là ad iniziativa di volenterosi e amanti della tradizione: ma ancora una volta bisogna purtroppo constatare che il Subappennino, quanto a modello di sviluppo, è ancora alla ricerca di se stesso.
E oggi è ancora più drammatico il constatarlo. Voi vi chiederete il perché.
Gli è che adesso bisogna fare i conti con quella che si può definire LA SINDROME DELL’ORFANO: le traversie tangentizie hanno messo allo scoperto un sistema che pure reggeva, tra ipocrisie e menzogne, un falansterio fatto di promesse, favori e clienti.
Prima il paradiso del Subappennino era abitato da santi amici.
Ora in giro si sentono discorsi dello stesso tipo che farebbe un povero zoppo a cui avessero rubate le stampelle. Ora c’è maggiore disincanto per questi nostri paesi, e finiti i soldi del terremoto non ci sarà la corsa alla candidatura a sindaco, perché ora c’è soltanto la miseria da amministrare, A meno che... A MENO CHE in agguato si intravede - e in alcuni casi è così - una nuova foga cementizia di chi illudendosi di sfruttare una drogata domanda turistica ha permesso di individuare i posti desertici di nuove cattedrali.

Cinemadessai | Gran Torino, il cinema epico di Clint Eastwood

OGGI IN TV
Gran Torino è la solare dimostrazione di come anche una storia di ordinaria quotidianità - un ragazzo che cerca di rubare un’auto, una sfavillante Gran Torino,  per entrare in una gang, il derubato  che piano piano gli si affeziona, rivede i propri rapporti con la vita e col mondo e cerca di dargli un futuro - possa assurgere ad una dimensione epica. Perché la vita è essa stessa epos.
Non c’è mai niente di banale o scontato nel cinema di Clint Eastwood e questo film ne è la più spettacolare conferma. È una storia di redenzioni parallele: quella del protagonista, Walt Kowalski, reduce di guerra, vedovo e razzista, interpretato dallo stesso Clint Eastwood) ed è stata la sua ultima apparizione sul grande schermo),  e del suo giovane amico cinese Thao. Una storia attraversata  da una profonda e inquietante riflessione su molti temi caldi dell'identità americana: la guerra, la violenza, l'integrazione, la solidarietà.
Bellissimo e monumentale. In onda su Iris stasera alle 21. Sotto il trailer.

DOMANI
Mi piace il cinema che parla di solidarietà e di speranza, e nelle sale se ne vede sempre meno. Vi consiglio caldamente, domani sera alle 21.05 su TV 2000, Mar Nero di Federico Bondi, coproduzione italo-franco-rumena, uscita nel 2009. Racconta la storia di due donne Gemma, rimasta da poco vedova (una stupenda Ilaria Occhini) e Angela, giovane rumena che le fa da badante (Doroteea Petre).
Tra le due nasce a poco a poco un’autentica amicizia, che viene messa alla prova quando ad Angela non giungono più notizie dal marito, che si trova in Romania. La pellicola ha ottenuto un ottimo riscontro dalla critica in occasione del Festival internazionale del film di Locarno dove Ilaria Occhini è stata premiata con il Pardo per la Migliore Interpretazione Femminile.
“Alla sua opera prima - ha scritto del film MyMovies - il giovane regista toscano rivela già una notevole propensione alla sobrietà stilistica e, al contempo, si mostra assolutamente in grado di lavorare con gli attori ottenendo da essi il massimo.” Da vedere.

mercoledì 26 ottobre 2016

Disastro Lisa, a settembre più movimenti che passeggeri

Nello scorso mese di settembre, il Gino Lisa è stato l’aeroporto italiano che ha registrato il numero più basso di movimenti (28) e di passeggeri (22, addirittura di meno rispetto ai movimenti) con una perdita rispetto a settembre dell’anno scorso rispettivamente del 74,5% per quanto riguarda i movimenti e del 35,3% per quanto riguarda i passeggeri. 
Lo dice Assaeroporti, l’associazione di categoria che raggruppa le società aeroportuali italiane, nel report che potete scaricare trovare integralmente a questo link
Dati che pesano come un macigno sulle prospettive di rilancio dell’aeroporto foggiano, alla vigilia del nuovo assetto che si va profilando con la fusione tra Aeroporti di Puglia, la società interamente controllata dalla Regione che si occupa degli scali pugliesi,  e la Gesac, che gestisce l’aeroporto di Napoli Capodichino. 
Fa bene il consigliere regionale Giannicola De Leonardis, Presidente del gruppo Area Popolare, a sollecitare chiarezza.  Anche se la fusione avviene in un’ottica e in una prospettiva di consolidamento e di maggiore competitività delle due società, che registrano entrambe fatturati e utili consistenti, l’operazione apre di fatto la strada ad una privatizzazione degli aeroporti pugliesi che potrebbe avere ripercussioni decisive sugli aeroporti “minori” come quello di Foggia, e  comunque in generale sull’intera organizzazione aeroportuale pugliese.

Cinemadessai | Vittorio Gassman più mattatore che mai con Dino Risi

OGGI IN TV
È mattatore  in tutti i sensi Vittorio Gassman, interprete dell’omonimo film di Dino Risi, uscito nel 1959, e riproposto stanotte da La 7 alle 2.50.
La storia è divertente ma viene resa memorabile soprattutto dalla verve di Gassman, che veramente buca lo schermo. Due compari si accordano per truffare Gerardo, ma quando il "bidone" sembra essere andato a buon fine, lo stesso Gerardo smaschera l'imbroglio, e si scopre che è proprio lui il genio della truffa. Di prim’ordine il cast che vede assieme a Vittorio Gassman, Dorian Gray, Anna Maria Ferrero, Peppino De Filippo, Mario Carotenuto, Alberto Bonucci. Da non perdere. Qui sotto una scena del film in cui si vede il mattatore che truffa un gioielliere, grazie ad un ingegnoso espediente.

DOMANI
Gran Torino è la dimostrazione di come anche una storia di ordinaria quotidianità - un ragazzo che cerca di rubare un’auto, una sfavillante Gran Torino,  per entrare in una gang, il derubato che piano piano gli si affeziona, rivede i propri rapporti con la vita e col mondo e cerca di dargli un futuro - possa assurgere ad una dimensione epica. Perché la vita è essa stessa epos.
Non c’è mai niente di banale o scontato nel cinema di Clint Eastwood e questo film ne è la più spettacolare conferma. È una storia di redenzioni parallele: quella del protagonista, interpretato dallo stesso Clint Eastwood, Walt Kowalski, reduce di guerra, vedono e razzista, e del suo giovane amico cinese Thao. Bellissimo e monumentale. In onda su Iris domani sera alle 21.

martedì 25 ottobre 2016

Monti Dauni, il futuro nelle radici / 2 (di Lello Vecchiarino)

Ecco la seconda puntata della lectio magistralis sul Subappennino Dauno tenuta da Lello Vecchiarino, all'epoca capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, nella sala del Museo Civico della città di Foggia, su invito del presidente dell'Associazione Amici del Museo, Carmine Tavano, che sarebbe divenuto dopo qualche anno sindaco di Foggia.
Quella di Vecchiarino è una lucida ed approfondita riflessione su quelli che sono oggi noti come Monti Dauni, e che allora erano semplicemente Subappennino. Fu proprio Vecchiarino a lanciare l'idea di eliminare quel deprimente "Sub" dalla denominazione dell'area.
Commentando la pubblicazione della prima puntata (che potete trovare a questo link), Vecchiarino ha scritto (e gliene sono molto grato....): " Caro Geppe, tu sì che hai capito la forza della memoria. L'idea del suffisso "pre" a formare la parola Preappennino" (che poi decisi di far diventare una testatina della "Gazzetta", mi venne la sera in cui fui chiamato a presentare a Monteleone di Puglia un pregevole libro dell'indimenticato Leonardo De Luca nel quale pure si affrontava indirettamente il tema di quell'avvilente "Sub". Erano tempi in cui il giornalismo s'intrideva di passioni e territorio. Tempi nostri, come il titolo di quella testata pugliese dove aveva scritto un nostro comune maestro, Anacleto Lupo." 
Buona lettura. (g.i.)
* * *
Io non so se le nebbie della Val Marecchia consentono più che altrove spazio alla fantasia, ma conosco, per esempio, la nebbia dell’Alta Valle del Celone che stinge i paesini come se fossero affogati in un bicchiere di acqua e anice.
E LA FANTASIA galoppa e si fonde con la cucina delle tradizioni, con i vagiti della natura, con l’incanto di un silenzio che a volte fa rumore.
E dove lo mettete il SUBAPPENNINO DEI SAPORI? Quello dei colori, peraltro insidiato dall’anticorodal che imperversa come l’insipienza di certi sindaci? E il fascino delle feste religiose, le fiere strapaesane?
IL FASCINO DEL SUBAPPENNINO È PER TRE QUARTI MEMORIA, ma quando la memoria, come l’occhio, si fa miope e va alle cose vicine e svanisce su quelle lontane: allora è tempo di allarmarsi. Allora è tempo di un falso fascino che nemmeno il ricorso alla fabula può rinverdire.

Lo Stato passa la mano. La Chiesa per fortuna no.

Mentre in Capitanata tutto si restringe, chiude la Provincia, vacilla la Camera di Commercio, si sopprimono ospedali e tribunali, viene ridimensionato il glorioso Ovile Nazionale, abbassano la saracinesca i Musei e se la passano maluccio presidi culturali fondamentali come la Biblioteca Provinciale e il Teatro del Fuoco, un segnale importante giunge dalla Chiesa. E proprio dal luogo più di altri simbolo della dismissione selvaggia che sta desertificando il Mezzogiorno e colpendo ulteriormente le aree più deboli: Lucera.
Dopo la soppressione del tribunale e l’annunciata chiusura dell’ospedale si temeva anche per la diocesi, e la lunga vacatio della sede episcopale aveva fatto pensare al peggio. tanto più che le autorità cattoliche avevano annunciato la riduzione del numero delle diocesi, a scapito di quelle più piccole.
A sancire il dietro front  è stato Papa Francesco in persona con motivazioni sulle quali dovrebbero riflettere con molta attenzione i governanti pubblici europei e nazionali: “È vero che si studia l’accorpamento delle Diocesi - aveva scritto il Papa -. Quando sono arrivato ero molto sicuro con questo atteggiamento. Lo stavano studiando sia la CEI che la Congregazione dei Vescovi. Oggi non ne sono molto entusiasta. I motivi sono parecchi. La mancanza di lavoro e le sue conseguenze… Anche la Chiesa darà il suo contributo allo scoraggiamento generale? Anche Lei abbandona i più piccoli?”
Il Pontefice è stato di parola e qualche giorno fa ha nominato mons. Giuseppe Giuliano vescovo della diocesi di Lucera-Troia, con somma sorpresa del diretto interessato che tanto per cominciare ha annunciato la sua ferma opposizione alla chiusura dell’ospedale: "Posso anche comprendere che gli uffici si debbano spostare - ha detto riferendosi a quelli giudiziari - ma gli ospedali e i luoghi di cura no, perché sono quelli della vicinanza ai malati. E i malati non si possono spostare, e quando questo accade non va bene."
La morale? Lo Stato passa la mano e alleggerisce sempre di più la sua presenza e quella dei servizi pubblici, nei posti dove ci sarebbe invece più bisogno.
La Chiesa invece no.
Che la politica, se non altro, rifletta.

Cinemadessai | L'amore ai tempi di internet e dell'erotismo on line

OGGI IN TV
L’amore ai tempi della rete e dell’erotismo on line. Tema scabroso e difficile da dipanare, senza cadere in luoghi comuni o facili moralismi. Ci riesce bene, invece, Stefano Lodovichi nella sua opera prima Aquadro (2013), di cui è anche sceneggiatore, assieme a Davide Orsini. Il film racconta la storia d’amore di due ragazzi, Amanda e Alberto, e di un video che doveva rimanere il loro segreto, ma che finisce invece su internet mettendo a dura prova la loro relazione. Interpretato da Lorenzo Colombi, Maria Vittoria Barrella e Ilaria Giachi e pensato per essere realizzato con micro budget e finalizzato alla fruizione su web, Aquadro è un bel film indipendente, che si è imposto all’attenzione della critica vincendo un bel po’ di festival. È risultato il miglior film all’8° Les Rencontres du Cinema Italien a Grenoble, al 12° RIFF – Rome Indipendent Film Festival, e al 14° Trani Film Festival. È  possibile vedere il film stanotte (notte tra martedì e mercoledì) alle 2.25 su Rai Movie.
DOMANI
È mattatore  in tutti i senso Vittorio Gassman, interprete dell’omonimo film di Dino Risi, uscito nel 1959, e riproposto domani notte (notte tra mercoledì e giovedì) da La 7 alle 2.50.
La storia è divertente ma viene resa memorabile soprattutto dalla verve di Gassman, che veramente buca lo schermo. Due compari si accordano per truffare Gerardo, ma quando il "bidone" sembra essere andato a buon fine, lo stesso Gerardo smaschera l'imbroglio, e si scopre che è proprio lui il genio della truffa. Di prim’ordine il cast che vede assieme a Vittorio Gassman, Dorian Gray, Anna Maria Ferrero, Peppino De Filippo, Mario Carotenuto, Alberto Bonucci. Da non perdere.

lunedì 24 ottobre 2016

Ewwiva l'Italia, Nazario Tartaglione canta il Bel Paese (e fa centro)

Tenace cercatore e custode della tradizione musicale dauna e sanseverese in particolare (Il canzoniere di San Severo), Nazario Tartaglione non è nuovo ad importanti sconfinamenti nella canzone d’autore (Nomade mediterraneo), dove riesce a mescolare con molta bravura e qualità le sonorità della musica popolare meridionale con quelle della migliore tradizione folk americana. Non si tratta di contaminazioni nel senso che abitualmente si dà a questo termine. È come se Nazario avesse dentro di sé anime musicale differenti e riuscisse a coniugarle tutte assieme in un punto d’incontro mai banale o convenzionale. A questo aggiungeteci testi preziosi, a volte di rabbia, altre di denuncia, più spesso orientati a cantare storie, per sottrarle all’oblio.
Punto d’arrivo di questo intenso itinerario artistico e musicale è l’album Folk Dall’America al Mediterraneo, che uscirà nel prossimo mese di novembre, a coronamento di un progetto inseguito per anni e finalmente maturato in questa raccolta, scritta e registrata tra il 2014 e il 2016. È un progetto made in Puglia, interamente realizzato a San Severo, bella conferma della vitalità della musica d'autore pugliese.
Le premesse e le promesse sono notevoli, di caratura importante, come potete constatare di persona ascoltando Ewwiva l’Italia, disincantata ma coinvolgente ballata sul Bel Paese dal dopoguerra ad oggi, sospeso tra un passato di cui sta perdendo traccia, e una modernità che ne sta annacquando (snaturando?) l’identità più profonda. E comunque evviva l’Italia,  “dove c’è Zio che vede e non vede…” e dove, tanto, “ c’è Dio che vede e provvede”...
Ascoltando il brano, on line da qualche giorno, come anticipazione dell'album, ci si accorge che la contaminazione di cui si diceva all’inizio prende magicamente forma: il testo bello, sornione, a ponte tra la denuncia e il sarcasmo, vola leggero ad accattivante, sul ritmo andante della batteria, sostenuto dalle pastose chitarre acustiche ed esaltato dall’armonica a bocca.
La sensazione è che con Folk - Dall’America al Mediterraneo, Nazario Tartaglione possa scrivere un capitolo importante nella storia della canzone d’autore pugliese e meridionale. Eccovi sotto Ewwiva l’Italia. Ascoltatela, cantatela, amatela, condividetela.

Referendum, il centrosinistra discute e si divide

Appassionano, i temi referendari, più di quanto non si creda. L’uditorio che affolla la sede dell’associazione Capitanata Futura in via Rovelli per assistere al confronto tra i sostenitori del sì e quelli del no, è composito, ma tutt'altro che digiuno di politica coordinato. L’impressione è che gli incerti si contino sulle dita d’una mano, e il confronto tra le diverse posizioni è accalorato, a tratti teso. Tiziana Zappatore, presidente di Capitanata Futura e moderatrice della serata, ha il suo bel daffare per tenere gli animi calmi.
Alla fine ognuno se ne va con l’idea che aveva quando è venuto, ma con un molte informazioni in più.
L’affollato e partecipato confronto mette di fronte per il sì Massimo de Meo, foggiano e Coordinatore nazionale della Rete dei Sì, e Alfonso De Pellegrino, capogruppo del Pd al Comune di Foggia. Le ragioni del  no sono invece sostenute da  Mario Nobile, di Sinistra Italiana, componente del Comitato Provinciale per il No e da Loredana Olivieri, segretaria provinciale della Cgil di Foggia.

Cinemadessai | Il grande cinema che fa ridere e piangere

OGGI IN TV
Su Iris, alle 16.40, il genio e l’estro di Mario Monicelli nella esuberante ed indimenticabile performance di Vittorio Gassman in Brancaleone alle Crociate: il romanzo picaresco declinato con i canoni della commedia all’italiana. Un risultato esilarante, prodigioso.
Il film, sceneggiato dallo stesso Monicelli con Age e Scarpelli, uscito nel 1970, fu il sequel del fortunatissimo L’armata Bracalone, girato sempre da Monicelli quattro anni prima. La vis comica si mantiene identica, manca soltanto l’effetto sorpresa che fece parlare di miracolo all’uscita del primo film.
Il cast è stellare e comprende, oltre al già citato Gassman, Adolfo Celi, Paolo Villaggio, Gigi Proietti, Beba Loncar.
Indimenticabile la sequenza dell'incontro di Brancaleone con la morte (che trovate qui sotto). La voce della Morte è di Gigi Proietti. Secondo alcuni critici, la sequenza rappresenta una satira al film Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman. Monicelli, però, non confermò mai la cosa.
DOMANI
Le quattro giornate di Napoli è uno dei migliori film italiani di tutti i tempi. Racconto corale ma al tempo stesso appassionato e vivissimo, documenta l’insurrezione popolare che alla vigilia dell’arrivo degli Alleati riuscì a scacciare dalla città partenopea gli occupanti nazisti, dopo una strenua battaglia che durò quattro giorni.
Il film è dedicato a Gennarino Capuozzo, un bambino che fuggì assieme ad altri suoi coetanei dal riformatorio per unirsi alla rivolta, morendo con una bomba tra le mani, mentre cercava di lanciarla verso un carro armato tedesco. Gennarino morì che aveva soltanto dodici anni, e per il suo sacrificio gli venne conferita la Medaglia d’oro al valore militare.
La mano di Nanni Loi è potente e sicura. Collaborarono con il regista al soggetto e alla sceneggiatura Carlo Bernari, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa e Vasco Pratolini. Prodotto da Goffredo Lombardo il film fu candidato all'Oscar nel 1962 come miglior film straniero e per la sceneggiatura. Un monumento  non solo della cinematografia, ma della cultura e della storia d’Italia. Da non perdere. Su RaiMovie domani mattina, martedì, alle 6.05.
Le quattro giornate di Napoli è disponibile anche in streaming sul canale e sull’app RaiPlay, a questo indirizzo web.

domenica 23 ottobre 2016

Il Foggia vince, torna in vetta e lancia la sfida al Lecce

Il Foggia torna grande. Surclassa il Monopoli con un 4-1 che ripete pari pari il risultato della vittoria infrasettimanale di Coppa Italia ai danni della Juve Stabia, e raggiunge in vetta alla classifica del girone C di Lega Pro, sconfitto a sorpresa a Catania. Non c'è proprio di che lamentarsi: nel giro di cinque giorni il Foggia ha segnato otto gol alle squadre più in forma del torneo.
Il derby con il Monopoli era tutt’altro che facile, perché i baresi venivano da una striscia di 6 risultati utili consecutivi. E c’era poi il ricordo del disastro dello scorso anno, quando allo Zaccheria i satanelli dovettero arrendersi al Monopoli, sbagliando due rigori e venendo puniti da due reti corsare degli ospiti.
Invece non sono venute che note positive, dalla partita che ha segnato l’esordio del Foggia davanti al suo pubblico, dopo l’interminabile squalifica per i fatti della finale di play off contro il Pisa.
I satanelli hanno concluso il primo tempo avanti di due gol, grazie alle prodezze di Vacca, autore di una prova strepitosa, e di Rubin. Due gol da cineteca, che premiano il lavoro svolto da mister Stroppa che ha messo a punto schemi e soluzioni realizzative che prevedono anche tiri da lontano, come sono stati quelli che hanno permesso la marcatura di Vacca, più indispensabile che mai, e di un Rubin che sulla fascia ha convinto pienamente, dimostrando anche attitudini offensive di peso. Ai due gol va aggiunto il palo colpito da Agnelli.
Nella ripresa ad un certo punto il Monopoli è sembrato in grado di riaprire il discorso, quando ha accorciato le distanze grazie ad un gol di Montini. Ma il timore di una beffa è durata solo qualche minuto. Il Foggia ha ripreso subito nelle mani il pallino del gioco e Padovan al 73’ ha chiuso definitivamente il discorso. A rendere ancora più tonda la vittoria la rete in pieno recupero messa a segno da Sant Maza su un’azione personale.
Tante note positive, come si diceva all’inizio. Su tutte il carisma di Vacca, che segna e fa segnare (suo tra l’altro l’assist da calcio d’angolo che ha consentito a Rubin di fare gol), il ritrovato Chiricò, autentica spina nel fianco della difesa del Monopoli, la buona vena di Padovan, che ha cercato con caparbietà il gol, le notevoli capacità di verticalizzazione messe in mostra dai satanelli.
È un Foggia sempre più a misura di Stroppa. Sognare non è proibito, mentre comincia il count down della supersfida che lunedì prossimo opporrà i rossoneri all’altra capolista Lecce. Sognare si può. Si deve.

Collegamenti con Roma: Trenitalia penalizza Foggia (di Luigi Augelli)

Un treno Italo
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione che segue del presidente del Comitato Un baffo ferroviario per Foggia, Luigi Augelli.
* * *
Anche il Direttore della Gazzetta di Capitanata, Filippo Santigliano, con l’Editoriale del 21 ottobre scorso ha denunciato i pesanti disagi dei passeggeri che intendono raggiungere Roma col treno, raccontando di aver cercato di prenotare un posto in seconda classe sull’Eurostar Foggia-Roma e di aver dovuto prendere atto che tale richiesta non poteva essere soddisfatta al momento, ma soltanto il 27 ottobre, perché tutti i posti di seconda classe erano totalmente esauriti ad esclusione di qualche posto in prima classe.
Queste incresciose situazioni, che evidentemente per qualcuno erano soltanto nostre esagerazioni, il “Comitato un baffo per Foggia” le ha denunciate, come realtà quotidiane, da quasi due anni. Il nostro grido è rimasto inascoltato nel deserto dei pensieri e dell'immobilismo, e per questo abbiamo proposto (come riportato anche da Lettere Meridiane) un collegamento, andata e ritorno, Foggia-Roma no stop da effettuarsi con treni NTV (ITALO), con partenza da Foggia alle ore 6,00 ed arrivo a Roma alle ore 08,30 e ritorno con partenza da Roma alle ore 20,00 ed arrivo a Foggia alle ore 22,30, in modo tale da poter utilizzare proficuamente l’intera giornata nella Capitale.
L'editoriale pubblicato dalla Gazzetta di  Capitanata getta finalmente luce su un problema serio, confermando che in questa città per essere coinvolti in questioni reali che interessano il bene comune, occorre vivere in prima persona le questioni citate, ma sarebbe anche il caso di anticiparle diffondendo così una cultura di solidarietà sociale.
Voglio augurarmi che l’editoriale faccia insorgere una reazione di orgoglio di appartenenza a questo territorio provinciale, che possa, speriamo, coinvolgere tutta la classe dirigente, politica in testa, perché affronti i tanti problemi irrisolti, che fanno della Capitanata la Cenerentola della Regione Puglia.
Il richiamo del Direttore Santigliano, a conclusione del suo articolo: "Interessa qualcuno?" la dice lunga sull’esito finale della penalizzazione, che la provincia di Foggia continua tutt’ora a subire sul fronte dei collegamenti ferroviari ed aerei con la Capitale d’Italia e non solo con essa.          
Il Presidente il Comitato un Baffo per Foggia
Luigi Augelli

Cinemadessai | La mafia uccide solo d'estate, il capolavoro di Pif

OGGI IN TV
Non sono in molti a ricordare che PIF, al secolo Pierfrancesco Diliberto, divenuto popolare come inviato speciale de Le Iene, un passato cinematografico ce l’aveva, prima dell’exploit come regista. È stato assistente alla regia di pezzi da novanta del cinema italiano, come  Franco Zeffirelli (con cui ha lavorato in Un tè con Mussolini nel 1999) e Marco Tullio Giordana ( I cento passi, 2000). È questo il background in cui fiorisce, tredici anni dopo e dopo l’esperienza televisiva, La mafia uccide solo d’estate, film fondamentale perché dimostra come si possa parlare di mafia e realizzare un’opera di grande impegno civile, anche restando nei toni e nei registri tipici della commedia.
"È la miglior opera cinematografica sul tema della mafia che abbia mai visto", ebbe a dire il presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale antimafia Pietro Grasso commentando il film.
La pluripremiata  pellicola (due David di DonatelloEuropean Film Award come miglior film commedia, Nastro d’argento per la regia e il soggetto, miglior opera prima al Bari International  Film Festival,  racconta a mo’ di diario, attraverso i ricordi d'infanzia del protagonista, in toni spesso paradossali e ironici, la sanguinosa stagione dell'attività criminale di Cosa nostra a Palermo dagli anni settanta fino agli anni novanta. Ne è protagonista lo stesso Diliberto con Cristiana Capotondi, Claudio Gioè e Ninni Bruschetta.
Domani sera, su RaiMovie alle 21.10. Da non perdere. Qui sotto il trailer.

sabato 22 ottobre 2016

Monti Dauni, il futuro nelle radici (di Lello Vecchiarino)

La relazione-saggio di Lello Vecchiarino che Lettere Meridiane ha il piacere di pubblicare ha un valore storico importante. Quando era  a capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, il bravo giornalista e scrittore lucerino è stato il primo teorizzare l’opportunità di non chiamare più il Subappennino con questo antico toponimo, che col suo prefisso “Sub” evoca un’idea di inferiorità… Vecchiarino fu un battistrada: si deve proprio a quella bella intuizione  se oggi le colline che dividono la provincia di Foggia dal Molise, dalla Campania e dalla  Basilicata vengono definite, più propriamente, Monti Dauni.
Quella idea suscitò l’interesse e l’attenzione di molti ambienti culturali, anche foggiani, e di molti politici e intellettuali, tra cui Carmine Tavano, amministratore intelligente, uomo di buone letture, particolarmente attento ai temi della cultura. Non ricordo se Tavano, che è stato anche un apprezzato assessore alla cultura, fosse allora vicepresidente della Provincia o Sindaco di Foggia, carica che ricoprì dopo l'esperienza a Palazzo Dogana. Di certo era Presidente dell’Associazione degli Amici del Museo, ed in questa veste invitò Lello Vecchiarino a tenere, al Museo Civico di Foggia, una conferenza sul tema, assolutamente intrigante, Subappennino Dauno, il futuro nelle radici
Lello accolse volentieri l’invito, pronunciando un’autentica lectio magistralis, in cui affrontò i problemi delle aree collinari e interne con un approccio decisamente originale, guardando al genius loci, alla identità e alla cultura profonda di questo territorio.

Siamo negli anni Ottanta, nel pieno della stagione della ricostruzione post-terremoto. Il Subappennino si trova in un momento di crisi particolarmente acuta. Escluso dalla provvidenze per la reindustrializzazione, percepisce il rischio di una ulteriore marginalizzazione. Nonostante i molti anni passati, l’analisi di Vecchiarino è lucida, ed ancora attualissima.
Buona lettura. Leggete, riflettete. (G.I.)
* * *
Devo confessarvi che l’invito rivoltomi dal presidente Tavano a tenere una conversazione sul Subappennino ha creato un certo scompiglio nei miei calcoli. Avevo previsto che, dopo la ventata di aiuti finanziari legati al cosiddetto terremoto e la foga di progetti più o meno validi, ci sarebbero voluti ancora altri anni prima che un’attenzione disinteressata cominciasse a nascere intorno al Subappennino.
Avevo fatto male i conti, e la vostra associazione culturale me l’ha dimostrato.
Quando penso a questo spicchio di provincia nostra, mi accade di soffermarmi su un’intima riflessione: e cioè che a volte, più che nelle cose, il destino è nei nomi. Quel Sub-Appennino sembra quasi una sentenza. E ricorderete quando con gentile eufemismo e speranza di incentivi statali quelle zone le chiamavamo zone svantaggiate.
Cosi che, per concetto di relatività, chi è in SUB lo è rispetto ad altri che sono in alto (e potremmo dire che si è sempre il Sub di qualcos’altro) e lo svantaggio presuppone vantaggio altrui. E si obietterà: nel primo caso si tratta di una individuazione geografica; nel secondo di una specificazione socio-politica. Daccordo: ma perché nell’un caso e nell’altro la scelta nominalistica - ammesso che soltanto di questo si tratti - deve essere fatta in negativo? E dico ciò perché so che per molti il Subappennino si è fatto destino.

Cinemadessai | Quando il lavoro dimentica le persone

OGGI IN TV
Triangle è il nome della fabbrica  di camicette di New York che andò in fiamme il 25 marzo del 1911, provocando la morte di 146 lavoratori, in stragrande maggioranza donne (123), tra cui molte immigrate italiane. A questo tragico evento si ispirano la Giornata internazionale delle donne e il bel documentario di Costanza Quatriglio, vincitore del Premio Cipputi al Torino Film Festival 2014.
 Triangle racconta e riflette un secolo di drammi e storie della condizione operaia: dal rogo nella fabbrica newyorkese  del 1911 fino al crollo di Barletta del 2011.
In una società che ha smarrito il senso del lavoro come valore e come diritto inalienabile, è una riflessione lucida, attenta, accorata, stilisticamente importante. Ha scritto Film Tv del documentario di Quatriglio, che Rai Storia manda in onda domani sera alle 22.30: " Il punto di vista inedito di chi vive sulla propria pelle la necessità di un nuovo inizio che ponga al centro la persona, i suoi desideri e le sue aspirazioni. Benché la parte contemporanea del film appaia un po’ più convenzionale, il lavoro di ricerca e di montaggio “a specchio” delle immagini d’epoca, quelle appunto del Triangle e delle operaie dei primi del Novecento, è impressionante. A bruciare maggiormente però non è l’idea estetica, quanto il parallelo tra due eventi così lontani nel tempo. Oggi chi lavora muore a colori, ma rispetto a ieri sembra l’unica differenza." Da vedere.
DOMANI
Non sono in molti a ricordare che PIF, al secolo Pierfrancesco Diliberto, divenuto popolare come inviato speciale de Le Iene, un passato cinematografico ce l’aveva, prima dell’exploit come regista. È stato assistente alla regia di pezzi da novanta del cinema italiano, come  Franco Zeffirelli (con cui ha lavorato in Un tè con Mussolini nel 1999) e Marco Tullio Giordana ( I cento passi, 2000). È questo il background in cui fiorisce, tredici anni dopo e dopo l’esperienza televisiva, La mafia uccide solo d’estate, film fondamentale perché dimostra come si possa parlare di mafia e realizzare un’opera di grande impegno civile, anche restando nei toni e nei registri tipici della commedia.
La pluripremiata  pellicola (due David di Donatello, European Film Award come miglior film commedia, Nastro d’argento per la regia e il soggetto, miglior opera prima al Bari International  Film Festival,  racconta a mo’ di diario, attraverso i ricordi d'infanzia del protagonista, in toni spesso paradossali e ironici, la sanguinosa stagione dell'attività criminale di Cosa nostra a Palermo dagli anni settanta fino agli anni novanta. Ne è protagonista lo stesso Diliberto con Cristiana Capotondi, Claudio Gioè e Ninni Bruschetta.
Domani sera, su RaiMovie alle 21.10. Da non perdere.

venerdì 21 ottobre 2016

Piovono permessi: la Puglia sarà assediata dalle trivelle e dagli air gun

La Puglia sarà assediata dalle trivelle.  Ai decreti del Ministero dell’Ambiente che autorizzano la Global Petroleum Limited a svolgere “indagini geofisiche 2D, ed eventuale 3D” nel mare Adriatico pugliese, si è aggiunta nelle ultime ore anche la concessione rilasciata alla Schlumberger Italiana S.p.a., che effettuerà  “indagini geofisiche 3D regionali” nel mare Jonio, e precisamente nel golfo di Taranto.
Viste le polemiche, anche roventi, che generalmente accompagnano questo tipo di notizie, cerchiamo prima di tutto di far parlare i fatti, così come emergono dalla banca dati del Ministero dell’Ambiente, che fornisce notizie dettagliate circa l’iter autorizzato delle diverse richieste di permesso alle indagini per la ricerca di idrocarburi.
Al momento, i permessi effettivamente rilasciati sono tre. Due riguardano l’Adriatico, ed uno lo Ionio. Quelli dell’Adriatico sono intestati alla Global Petroleum Limited, quello che si riferisce al Salento ionico alla Schlumberger Italiana S.p.a. Per quanto riguarda la Global Petroleum Limited sono, però in dirittura d’arrivo altri due permessi.
Vediamone comunque lo stato dell’arte, uno per uno, e soprattutto, vediamo quali sono i comuni interessati:

Cinemadessai | In tv La polizia è sconfitta del foggiano Paolella

[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine o iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]
OGGI
Non sono molte le occasioni per vedere in tv i film del regista foggiano Domenico PaolellaLa polizia è sconfitta (1977), che Iris mette in onda alle 10.55 di domani mattina, venerdì, non è la sua migliore opera, ma è particolarmente rappresentativa, sia della capacità di Paolella di navigare tra i diversi registri della narrazione cinematografica, sia del genere poliziottesco negli anni Settanta. Specchio in un certo senso degli anni di piombo e di sangue che il Paese stava vivendo, ad una criminalità particolarmente truce e cattiva si contrapponevano forze dell'ordine che dovevano alzare l’asticella oltre i limiti imposti dalla legge.
Il film racconta le gesta di una banda dedita al racket delle estorsioni ai danni dei commercianti di Bologna, capeggiata da Valli, un bandito particolarmente sanguinoso e cattivo, interpretato da un grande Vittorio Mezzogiorno, che qualche anno dopo indosserà i panni del poliziotto che succederà al commissario Cattani nella fortunatissima serie televisiva de La Piovra.
La mano di Paolella è sicura, le sequenze degli attentati sono girate con maestria. Chi volesse saperne di più su Domenico Paolella trova, cliccando qui, l’ottimo ebook di Maurizio De Tullio, edito da Lettere Meridiane in collaborazione con la Biblioteca Provinciale di Foggia.
DOMANI
Triangle è il nome della fabbrica  di camicette di New York che andò in fiamme il 25 marzo del 1911, provocando la morte di 146 lavoratori, in stragrande maggioranza donne (123), tra cui molte immigrate italiane. A questo tragico evento si ispirano la Giornata internazionale delle donne e il bel documentario di Costanza Quatriglio, vincitore del Premio Cipputi al Torino Film Festival 2014.
 Triangle racconta e riflette un secolo di drammi e storie della condizione operaia: dal rogo nella fabbrica newyorkese  del 1911 fino al crollo di Barletta del 2011.
In una società che ha smarrito il senso del lavoro come valore e come diritto inalienabile, è una riflessione lucida, attenta, accorata, stilisticamente importante. Ha scritto Film Tv del documentario di Quatriglio, che Rai Storia manda in onda domani sera alle 22.30: " Il punto di vista inedito di chi vive sulla propria pelle la necessità di un nuovo inizio che ponga al centro la persona, i suoi desideri e le sue aspirazioni. Benché la parte contemporanea del film appaia un po’ più convenzionale, il lavoro di ricerca e di montaggio “a specchio” delle immagini d’epoca, quelle appunto del Triangle e delle operaie dei primi del Novecento, è impressionante. A bruciare maggiormente però non è l’idea estetica, quanto il parallelo tra due eventi così lontani nel tempo. Oggi chi lavora muore a colori, ma rispetto a ieri sembra l’unica differenza." Da vedere.

giovedì 20 ottobre 2016

Parola di Vasco: parte dalla Capitanata un mondo migliore


L’amico Franco Antonucci mi chiede se penso che il videoclip di Vasco Rossi “Un mondo migliore” (interamente girato in Capitanata) sia in qualche modo allusivo nei confronti della Capitanata stessa.
È una bella domanda, un tantino spiazzante. Non credo che il grande cantautore bolognese abbia alluso consapevolmente alla Capitanata, però penso che vi sia un rapporto profondo, denso, quasi simbiotico tra la storia raccontata dal videoclip e la terra che fa da sfondo e cornice. Seppure paradossalmente ed in modo del tutto inconsapevole Un mondo migliore “allude” alla Capitanata. In un certo senso gli sterminati campi di grano, le pecore che brucano nella masseria, la miniera dismessa di San Giovanni Rotondo, la stazione di San Marco in Lamis, il porto industriale di Manfredonia non fanno soltanto da cornice al racconto: sono parte della storia.
Appena l’ho visto, mi è tornato alla mente un racconto di Borges, in cui lo scrittore, settantenne, incontra se stesso giovane. Il personaggio che fugge nei campi del Tavoliere tra le pale eoliche una volta tanto belle e suggestive, ben interpretato da  Vinicio Marchionni, è probabilmente lo stesso Vasco giovane, che a distanza d’anni rivede e rivive il momento in cui scelse di “partire e poi morire, per rinascere in un’altra situazione” accorgendosi, alla fine che “essere libero costa soltanto qualche rimpianto”.
La storia sommessa che viene raccontata dalle location, cornice e sfondo e cuore e anima del videoclip, è in fondo essa stessa una storia di rimpianti. La miniera, le cave, le pale eoliche, i nastri trasportatori del porto di Manfredonia raccontano la storia di un passato che non si è tradotto in un futuro che era pure possibile, di uno sviluppo che avrebbe potuto essere, e non è stato. Una storia di rimpianti, ma anche di nostalgia. Resta una consapevolezza o forse una speranza: che “tutto è possibile, perfino credere che possa esistere un mondo migliore.”
Ma il mondo migliore sta in Capitanata? No. Perché alla fine Vasco giovane e gli altri personaggi vanno via, si separano, cercano l’altrove e partono per il mondo migliore simboleggiato dalla porta luminosa che si apre, verso il mare, più intuito che non visto, sul porto sipontino.
A chi rimane, resta soltanto la tenerezza del passato.

Cinemadessai | Bud Spencer, gigante buono che avrebbe meritato di più

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OGGI
Raramente un sequel ha più successo del film che lo precede. Accadde, nel 1972, a …Continuavano a chiamarlo Trinità, secondo capitolo della saga di Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer), fratelli e fuorilegge vagabondi dal cuore tenero che nel film ne combinano di tutti i colori, dopo essere stati scambiati per agenti federali. 
Diretto da Enzo Barboni, che nei titoli figura come E.B. Blucher, il film consacrò di fatto un nuovo filone all'interno del genere spaghetti western, contrassegnato dalla mancanza di duelli con armi da fuoco, sostituiti da allegre scazzottate e risse. La coppia dà il meglio di sè, e perfino a distanza di anni il film fa sorridere, diverte, e conquista il pubblico di tutte le età. All’uscita in sala il film ottenne un clamoroso successo di pubblico ed anche la critica si accorse delle notevoli potenzialità del duo Bud Spencer-Terence Hill, al secolo, rispettivamente, Carlo Pedersoli e Mario Girotti.
Alcune sequenze, come la partita a poker il duello a base di schiaffi tra Terence Hill e il pistolero professionista (potete rivederle sotto) sono rimaste scolpite nell’immaginario collettivo e nella storia del cinema comico. Un giusto omaggio a Bud Spencer, gigante buono ma anche grande attore e serio professionista, che non è stato apprezzato dalla cultura italiana come avrebbe meritato. Stasera, in prima serata, su Rete 4 alle 21.15.

mercoledì 19 ottobre 2016

Il Foggia rende la pariglia alla Juve Stabia: finisce 4-1 per i rossoneri

Cosimo Chiricò
E chi l'avrebbe detto, dopo le perplessità suscitate dalla prestazione di Castellamare? Il Foggia rende la pariglia alla Juve Stabia vincendo la sfida di Coppa Italia (trofeo di cui i rossoneri sono detentori) con lo stesso punteggio della partita di campionato di domenica scorsa. A Castellammare è finita 4-1 per i padroni di casa, questo pomeriggio allo Zaccheria è finita 4-1 per il Foggia, che ha dominato la partita.
A scanso di equivoci c’è da dire che il turn over campano è stato assai più largo di quello rossonero, ma il risultato non fa una grinza, e a Stroppa sono giunte soltanto indicazioni positive (dando ragione implicitamente a quei tifosi che chiedono di vedere più spesso in campo alcuni neo-acquisti, che fin qui avevano giocato molto poco).
Le reti rossonere sono il frutto di due doppiette, messe a segno rispettivamente da Padovan e da Chiricò. Proprio la prestazione di quest’ultimo rappresenta la nota più confortante della giornata. Tenuto conto anche dell’infortunio di Sarno, il Foggia ha assolutamente bisogno di un giocatore di fantasia come Chiricò, della sua bravura nel saltare l’uomo. Ma cose molto buone hanno fatto vedere anche cosiddetti rincalzi come Agazzi e Gerbo. Per Stroppa c'è adesso un problema di abbondanza.
Riuscito anche l’esperimento di Empereur schierato a sorpresa sulla fascia sinistra, con Martinelli e Coletti (ottima la partita di quest’ultimo) nel ruolo di centrali. Una soluzione che, come ha spiegato mister Stroppa nel post partita, potrebbe essere praticata anche in campionato.
Dopo la coppola di domenica sera, la tonda vittoria ottenuta proprio a spese della Juve Stabia rilancia il morale dei satanelli, e li prepara nel migliore dei modi alla delicata sfida che li attende domenica prossima, nel derby con il Monopoli, che coinciderà anche con la prima partita casalinga a che il Foggia disputerà davanti ai suoi tifosi, dopo la pesante squalifica inflitta dal giudice sportivo per i fatti della finale play off dell’anno scorso.
Speriamo che sia una serata di festa, e che rientri la tensione di questi giorni. Molti tifosi hanno disertato gli spalti dello Zaccheria in segno di protesta contro il caro prezzi deciso dal sodalizio. Ma adesso è il caso di tornare tutti a far fronte comune.

Lo sviluppo inceppato della Capitanata (di Luigi Augelli)

Il Patto per la Puglia 2014-2020 assegna investimenti alla Capitanata pari a 640 milioni di euro su 5,5 miliardi di euro, l’11,8%.
Si applaude alla “soddisfazione” ottenuta, dopo che inizialmente erano stati assegnati dalla Regione Puglia alla provincia di Foggia miseri 30 milioni di euro sui complessivi 650 milioni di euro, pari a circa il 4%.
La soddisfazione servirà a calmare gli animi a far dimenticare le questioni “calde”, che da molto tempo nutrono il dibattito sulla ultima opportunità di crescita e sviluppo del territorio della Capitanata, a prendere tempo, in modo da affievolire la “passione” sulle questioni sollevate, fino a quando, sulla gente della Capitanata, non cadrà “l’apatia”, stato di indifferenza, assenza d’azione tipica caratteristica nostrana.
Vediamo su quali opere saranno spalmati i 650 milioni di euro, assegnati alla Capitanata, del Patto per la Puglia 2014-2020, per capire l’impatto sulla crescita economica-occupazionale della provincia di Foggia:

- fino al 31/12/2017 non sarà disponibile, per il nostro territorio, neppure un euro, in quanto saranno spendibili dalla Regione Puglia soltanto 380 milioni di euro per opere e progetti già esecutivi e definitivi per i quali la Capitanata non è dotata, di cui 77 ml per le Infrastrutture, 81 ml per l’Ambiente, 74 ml per lo Sviluppo Economico, 31 ml per il Turismo, 60 ml per l’Agricoltura e 58 ml per Altro;

Suor Paola nel ghetto, in prima linea contro il caporalato

Una volta nella campagne di Cerignola c’era Giuseppe Di Vittorio a difendere i braccianti, a lottare per la loro emancipazione. Un secolo dopo, nonostante le conquiste, lo sfruttamento non è stato ancora sradicato. Di diverso c’è soltanto il colore della pelle. Di uguale c’è la fame, la miseria, la necessità di lavorare che ti costringe a stare sotto il giogo dei caporali.
Una volta c’era Giuseppe Di Vittorio, oggi a difendere questa povera gente c’è una donna che indossa la tonaca: suor Paola Palmieri, della congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoliresponsabile della Casa della Carità della diocesi di Cerignola. 
Per i circa 800 migranti che vivono nel ghetto di Cerignola, cinquanta casolari diroccati a Tre Titoli, è semplicemente “mamma Africa”.
La sua costante presenza è diventata un punto di riferimento e nello stesso tempo una speranza.
Questa bella storia di coraggio e di dedizione è raccontata in un reportage, pubblicato oggi, del quotidiano cattolico Avvenire firmato da Antonio Maria Mira e pubblicato integralmente sul sito web del giornale. 
Suor Paola si impegna strenuamente per difendere i migranti dallo sfruttamento dei caporali. La chiesa di Cerignola è del resto in prima linea. Nella parrocchia di San Domenico è stato costituito il gruppo degli Avvocati di strada, la Caritas diocesana ha avviato il Progetto presidio che consiste nell’accompagnare con un piccolo fuoristrada i braccianti nei luoghi di lavoro, sottraendoli così al pedaggio dei caporali.
Il mercoledì suor Paola organizza la preghiera comunitaria nel casolare che funge da bar, “dove c’è anche spaccio e prostituzione - si legge sull’Avvenire - ma dove le hanno anche fatto mettere una grande croce e l’accolgono con gioia, coi loro canti e balli.” Non ha paura, mamma Africa. Né dei caporali, che l’hanno minacciata, né dei protettori. Una volta è andata a pregare con le prostitute nigeriane: “c’era un via vai di clienti, anche italiani. Esperienza allucinante…”.
Il vescovo di Cerignola, monsignor Luigi Renna, ha voluto festeggiare i suoi 50 anni proprio in quel bar. E ora ha acquistato un terreno limitrofo dove mettere una struttura per pregare e incontrarsi. Che bella storia. Potete leggerla tutta cliccando qui.



Cinemadessai | Zoran nipote scemo, quando il cinema fa ridere e pensare...

[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine o iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]
OGGI
Al suo esordio nel lungometraggio Matteo Oleotto fa subito centro, proprio come le freccette lanciate verso il bersaglio da Zoran, protagonista di una commedia come si vedono poche nel cinema italiano, che Oleotto conduce con mano esperta e con risultati eccellenti. Co-produzione italo-slovena Zoran, il mio nipote scemo partecipò alla 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, nell'ambito della Settimana Internazionale della Critica aggiudicandosi il Premio del Pubblico RaroVideo.
Il film racconta di Paolo Bressan ex giocatore di rugby corpulento, accidioso e quasi sempre ubriaco, che trascorre il suo tempo a perseguitare l’ex moglie fino a quando la sua vita non viene sconvolta da un nipote che non sapeva di avere: Zoran, ragazzo timido, introverso, intelligentissimo, ma soprattutto campione di freccette.
Da non perdere, veramente. Sublime l’interpretazione di Giuseppe Battiston.
Zoran, il mio nipote scemo è stato tra i film italiani degli ultimi anni che hanno conquistato il numero maggior di riconoscimenti: Miglior opera prima al  Globo d'oro (2014), Premio del Pubblico al Festival de Cine Independiente REC di Tarragona, Premio Mario Verdone, Miglior Opera Prima al Festival Europeo del Cinema di Lecce, Miglior Film, Premio del Pubblico e Miglior Attore Protagonista (Giuseppe Battiston) al Bobbio Film Festival.  Rai 2 lo manda in onda al solito orario impossibile (all'1.50 nella notte tra mercoledì e giovedì) ma vale davvero la pena restare svegli.

martedì 18 ottobre 2016

Pinuccio a Peschici lancia l'appello: "Abbazia di Kalena, la salvi chi può"


Cambierà qualcosa nel destino dell’abbazia peschiciana di Kalena, adesso che su questa incredibile vicenda si sono accesi i riflettori di Striscia la Notizia?
All’enorme rischio che incombe sullo straordinario manufatto ha dedicato uno dei suoi reportage Pinuccio, il popolarissimo comico e cabarettista barese, lanciando un appello che speriamo non cada nel vuoto, com’è successo fino ad oggi, nonostante la miriade di iniziative promosse da Teresa Maria Rauzino e dalla sua associazione Giuseppe Martella: "Abbazia, la salvi qui può."
Irriverente e divertente come sempre, con ammirevole sintesi Pinuccio è riuscito a raccontare i problemi dell'abbazia. Ecco di seguito il testo:
Pinuccio: Carissimi amici oggi mi trovo a Peschici, in provincia di Foggia.Alle mie spalle una cosa meravigliosa. Questa è un’abbazia benedettina tra le più antiche d’Italia. (Rivolgendosi a Sabino, sua "spalla") Tu immagina, che questa è sorta prima dell’anno Mille…
Sabino: avanti Cristo?!
Pinuccio: No, no dopo Cristo, scusa. Sabino ma tu dici che è importante la storia… tutte queste cose qua?
Sabino: A me non m’interessa.
Pinocchio: E infatti che ce ne frega a  noi, buttiamo tutto a terra. Facciamo, che ne so... una spa!
Quindi Pinuccio torna serio e porge il microfono a Teresa Maria Rauzino, docente ed operatrice culturale, che da anni si batte nel tentativo di salvare questo prezioso bene culturale.
Rauzino: L’importanza di questo sito io penso che sia ormai chiara agli occhi di tutti, perché è un raro esempio di romanico pugliese. La cinta muraria, abbiamo all’interno quelle due chiese. Una purtroppo è stata divisa in due, i proprietari ci mettono i trattori e quello che serve per la loro azienda. Oggi è divenuta praticamente un garage.
(Con una ingegnosa animazione, il video mostra a questo punto uno degli spazi interni dell’abbazia che si trasforma in garage, con tanto di saracinesca e di scritta. Vedete l'immagine a destra. Quindi si passa a Domenico Modugno che canta Meraviglioso).
Pinuccio: E voi, come associazione, cosa fate?
Rauzino: Come associazione ci siamo mossi dal 2002 in modo sistematico, raccogliendo firme, varie petizioni per l'esproprio e ultimamente abbiamo partecipato alla campagna dei Luoghi del Cuore con il Fai...
Pinuccio: Il vero ostacolo al recupero di questo bene, dunque, è il fatto che è di proprietà privata e non pubblica.
Sabino in questo campanile dice che c’è una Madonna, un bassorilievo che è raro…
Sabino: Sai quanti ne stanno…
Pinuccio: Appunto, che ce ne frega a noi... Poi se proprio è Santa se lo ricostruisce da solo il fatto, perché lo dobbiamo fare noi, le persone, i cittadini? non ho capito.
Sabino: La cultura…
Pinuccio: La cultura? Va vattinne…
Pinuccio: La situazione è dunque un po’ complicata . Ci sono i privati, pure il Comune che vuole intervenire, poi lo Stato. Una cosa è certa, qui sta crollando tutto, ed è un peccato perché è una cosa meravigliosa, che ha un valore storico importantissimo.
Il reportage di Pinuccio è stato inserito nel sito web della popolare trasmissione di Antonio Ricci, con questa presentazione: Pinuccio è andato a Calena (Foggia) per occuparsi di un immobile storico trasformato in garage... Potete vedere il filmato cliccando qui.
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