lunedì 24 aprile 2017

Cinemadessai | Epico, monumentale: Alien di Ridley Scott

OGGI
Epico, monumentale, l’Odissea omerica catapultata nel mondo della fantascienza. Personalmente ritengo Alien il capolavoro di Ridley Scott, assieme al successivo Blade Runner, e uno dei miglior film di fantascienza di sempre. Tanto classico da aver prodotto, alla sua uscita, quel bisogno compulsivo di “altro ancora” che lo ha reso capostipite di una delle più fortunate e seguite saghe cinematografiche, e di una seguitissima serie a fumetti. Non a caso, la pellicola ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens - Scontro finale, Alien³  e Alien - La clonazione.
Uscito nel 1979, e interpretato da Sigourney Weaver, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton e Veronica Cartwright racconta la storia dell’equipaggio di un cargo spaziale a bordo del quale si introduce, a seguito di un’azzardata esplorazione di un’astronave abbandonata, un parassita alieno che seminerà il terrore. Chi riuscirà a sopravvivere?
Secondo gran parte della critica, Ridley Scott ha rivoluzionato la fantascienza con questo film: “ l'accurata orchestrazione visiva del regista Ridley Scott introduce un'estetica gotica ribaltando l'ambientazione stile NASA del cinema di fantascienza degli anni settanta in cui a predominare era la purezza del bianco e degli ambienti geometrici. In questo modo con questo film - e con il successivo Blade Runner - Scott spinge a livelli estremi la cupezza e il pessimismo che il genere aveva sviluppato in quegli anni. Qui ci troviamo di fronte alla rappresentazione di forme indefinibili e di una fusione "oscena" dell'umano con l'alieno, dell'organico con l'inorganico.”
L’italiano Carlo Rambaldi conquistò l’Oscar per gli effetti speciali. Nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Da vedere assolutamente, stasera, alle 21.05, su Rai4, anche in HD.

Attimi fuggenti: come conservarli e tenerli in ordine

Catturare immagini dell’attimo che fugge una volta presupponeva strumenti e tecniche specializzate, e materiali di consumo ad hoc. Gli smartphone hanno reso la fotografia e la realizzazione di filmati alla portata di tutti. I selfie, ovvero gli autoscatti, hanno fatto il resto. Non c’è giornata, né attimo più o meno memorabile della nostra vita che non finiscano su una fotografia o in un filmato.
Ma che accade dopo, ai nostri attimi fuggenti così catturati? Dopo la fotografia o il filmato possono finire su servizi di social network generalisti, come Facebook, oppure più dedicati alle immagini come Pinterest, o su siti che ospitano servizi dedicati di social sharing di immagini, come Flickr. Oppure possiamo decidere di non condividere i nostri attimi fuggenti, e archiviarli nella memoria del nostro pc o peggio ancora dimenticarli subito e lasciarli nella memoria dello smartphone, con il rischio che quell’attimo fuggente, pure conservato ed immortalato, non venga più visto da nessuno.
E se, a distanza di anni, vogliamo ritrovare la fotografia che abbiamo scattato o il filmato che abbiamo realizzato in una particolare occasione? Qui viene il bello, o più spesso il brutto.
Per poter essere rapidamente trovato, quell'attimo fuggente va prima di tutto conservato ed archiviato. Quindi dev’essere catalogato, oppure taggato.
Quali sono le tecniche migliori per conservare adeguatamente le immagini dei momenti che contano della nostra vita, e per poterle reperire facilmente quando vogliamo rivederle?
A questo tema, il laboratorio di linguaggio multimediale dell’Auser e dell’Università Popolare della Libera Età “Silvestro Fiore” L'immagine militante dedicherà oggi una lezione “aperta” (nel senso che può essere seguita anche da quanti non sono iscritti al laboratorio).
L’incontro sarà condotto dal coordinatore del laboratorio, Geppe Inserra. Verranno fornite indicazioni operative sulle tecniche nonché sui migliori servizi on line e i migliori software per l’archiviazione e la catalogazione di immagini.
Per seguire la lezione, appuntamento all’Auser di Foggia (via Libera 38), oggi pomeriggio, alle 18.30.

domenica 23 aprile 2017

Il Foggia è in serie B. Zafò.

Mancava solo il timbro della matematica che adesso è arrivato. Il Foggia è in serie B, e io  me ne vado in piazza col resto della città, a festeggiare. E mai come adesso la sento mia questa città e mi sento orgoglioso di essere foggiano.
Voglio brindare con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane offrendo loro le ultime concitate battute che hanno scandito la chat del gruppo whatsapp Che si dice du Fogge?, fondato da Giovanni Cataleta.
[15:59, 23/4/2017] Messina in vantaggio a Lecce                        
[15:59, 23/4/2017] Sgratt                        
[15:59, 23/4/2017] Giusto per la cronaca                        
[16:00, 23/4/2017] 🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪                           [16:06:03, 23/4/2017] È serie BBBBBBBBB                        
[16:03, 23/4/2017] Sgratt                        
[16:04, 23/4/2017] Mazzzzeeooooooo                        
[16:06, 23/4/2017]Palla uscita...goal da annullare                        
[16:07, 23/4/2017] Anche nonna Carmina tifa Foggia                        
[16:12, 23/4/2017] Pareggio prevedibile                        
[16:12, 23/4/2017] Assurdo                                                
[16:17, 23/4/2017] Giusto per                        
[16:22, 23/4/2017] Giovanni Cataleta: Volete sapere che si dice du Fogge
Stim' in serie BBBBBB!'                        
[16:23, 23/4/2017] ❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤                        
[16:24, 23/4/2017] Aleeeeee                        
[16:24, 23/4/2017] Oleeeeee                        
[16:24, 23/4/2017] 😭😭😭😭😭😭😭😭                        
[16:24, 23/4/2017] SERIE BBBBBBBBBBBBBBBBBBBB BBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBB             
[16:24, 23/4/2017] Finalmente                        
[16:24, 23/4/2017] BBBBBBBBB                        
[16:25, 23/4/2017] M ven da chiagn                                                                        
[16:31, 23/4/2017] Auguroni a tutti                        
[16:31, 23/4/2017] ❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤                     
[16:32, 23/4/2017] Goduria immensa                                                
[16:32, 23/4/2017] In centro c'è un putiferio! ❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤                        
[16:33, 23/4/2017] +39 327 671 6217: Auguri                        
[16:35, 23/4/2017] PAREV CHE AVEVA MURÍ!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!                        [16:36, 23/4/2017] Giovanni Cataleta: Che emozione!!!

Cinemadessai | L'immensa, sublime Anna Magnani in Roma Città Aperta

OGGI
La sequenza di Anna Magnani che corre dietro al camion, così come l’inquadratura della stessa attrice uccisa dalla raffica del mitra nazista, sono tra le più celebri e celebrate del cinema italiano, assieme alla inquadratura felliniana di Anita Edberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi, ne La dolce vitaRoma città aperta di Roberto Rossellini è entrato nella storia del cinema italiano, e non solo. Assieme a Ladri di biciclette (dal quale però, a mio sommesso avviso differisce sostanzialmente) viene ritenuto il capolavoro della stagione neorealista. Laddove Vittorio De Sica filma la realtà quotidiana, minimale e minimalista, in cui anche il furto di una bicicletta diventa dramma, Rossellini affronta i grandi drammi collettivi della storia, mettendo il dito in quella piaga che fu il precario status della Capitale occupata dai nazifascisti, ma città aperta, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943.
Il film trae spunto dalla storia di don Giuseppe Morosini, sacerdote partigiano fucilato dai fascisti. Al centro della storia raccontata da Rossellini c’è Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), militante comunista, intellettuale ed esponente di rilievo della resistenza. L’uomo, che capeggia una squadra di sabotatori, sfugge a una retata della polizia e si rifugia presso Francesco (Francesco Grandjacquet), un tipografo antifascista, che all’indomani dovrebbe sposare Pina (Anna Magnani), vedova e madre d'un bambino, Marcello (Vito Annichiarico).
Ma le nozze non saranno mai celebrate perché Francesco viene arrestato e mentre viene tradotto in carcere Pina che insegue disperatamente il camion, viene freddata dalle raffiche del mitra. A dare una mano a Manfredi e ai partigiani ci prova don Pietro (Aldo Fabrizi), il parroco del quartiere popolare romano in cui la storia e ambientata,  che protegge i perseguitati politici e fa da portavoce dei partigiani. Ma la loro lotta per la libertà dovrà fare i conti con denunce e delazioni.
Film di grandissimo spessore morale, alla sua uscita registrò un clamoroso flop al botteghino, e soltanto quando cominciò a vincere i primi premi venne rivalutato dal pubblico. L’interpretazione di Anna Magnani è sublime, immenso Aldo Fabrizi. Da registrare l’esordio nel doppiaggio di un giovanissimo Ferruccio Amendola, che presta la voce a Marcello.
Presentato in concorso al Festival di Cannes 1946, vi ottenne il Grand Prix come miglior film; ebba la nomination al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale e vinse due Nastri d'Argento, per la miglior regia e la migliore attrice non protagonista (Anna Magnani). È stato in seguito inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare. Stasera, alle 21.10, su Rai Storia.
DOMANI
Epico, monumentale, l’Odissea omerica catapultata nel mondo della fantascienza. Personalmente ritengo Alien il capolavoro di Ridley Scott, assieme al successivo Blade Runner, e uno dei miglior film di fantascienza di sempre. Tanto classico da aver prodotto, alla sua uscita, quel bisogno compulsIvo di “altro ancora” che lo ha reso capostipite di una delle più fortunate e seguite saghe cinematografiche, e di una seguitissima serie a fumetti. Non a caso, la pellicola ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens - Scontro finale, Alien³  e Alien - La clonazione.

Telecom, promesse di marinaio? La bruttura di piazza XX settembre sta sempre lì

Sono passati ormai più di cinque mesi dalla promessa di spostare la centralina che deturpa il mascherone e la facciata di palazzo Barone-Perrone nella centralissima piazza XX settembre, ma ancora nulla si è mosso. La sola differenza rispetto a cinque mesi fa, quando, sommersa dalle polemiche e davanti ad una formale istanza avanzata dalla sezione foggiana del Fai (Fondo Ambiente Italia), Telecom si era impegnata a sanare lo sfregio, è che la società telefonica ha “firmato” il misfatto.
Adesso, sull’orrenda centralina è stata apposta un’etichetta adesiva che rende noto che il marchingegno contiene i terminali della fibra ottica che si usa per le connessioni digitali di telefonia e di dati. La bruttura resta tutta intera.
Il mascherone deturpato
Dopo la denuncia di Lettere Meridiane, il responsabile provinciale del Fai, Nico Palatella, aveva chiesto formalmente all’azienda telefonica di spostare la centralina in un altro sito. Anche la Gazzetta del Mezzogiorno aveva pubblicato una nota polemica, e dopo tutto questo la Telecom aveva risposto impegnandosi ad avviare subito le verifiche tecniche per spostare la centralina in un altro sito, meno impattante dal punto di vista ambientale e culturale.
Pare che le verifiche tecniche non abbiano dato i risultati sperati, e non ci vuol molto a capire perché. La fibra ottica non può essere allungata o accorciata facilmente, una volta che è stata posata e messa in opera. Per farlo, occorre rifare i lavori ex novo, o quasi, con costi che possono essere particolarmente salati.
E allora? Allora niente si muove, almeno per il momento. E non sarebbe male che quanti si sono mobilitati cinque mesi fa, tornino a far sentire la loro voce, affinché Telecom mantenga le promesse.

sabato 22 aprile 2017

Città che legge, o città senza legge?

Commentando la vignetta d'apertura del "rotolo" odierno di Madetu, ci sarebbe da dire che mai gioco di parole fu mai tanto azzeccato. Con un perfetto calembour, Maurizio gioca sul duplice significato di "legge", come voce del verbo leggere, e come sinonimo di norma e di rispetto per le norme, e per chi le fa osservare.
Come che sia il leggere, la cultura, sono sempre un eccellente strumento per accrescere la legalità (che significa, appunto, letteralmente rispetto della legge). Leggere, insomma, fa bene alla legge...
Ad un altro gioco di parole Maurizio ricorre accostando, con brillante fantasia, a Foggia la notizia di cronaca di qualche giorno fa, sulla mega multa comminata ad un giovane che aveva fatto pipì in una stradina del centro storico di Genova. Infine, una vignetta su un altro episodio di malasanità: l'infermiera che fingeva di vaccinare i bambini, buttando poi nei rifiuti le fiale non utilizzate. Buona visione.

Cinemadessai | Per festeggiare gli 80 anni di Jack Nicholson c'è Shining

OGGI
Cos’è di preciso Shining? Non è facile dirlo. Film horror, oppure orrore allo stato puro? L’incontro tra il genio indiscusso e indiscutibile di Stanley Kubrick e il genere orrorifico produce risultati deflagranti. Spiazzanti.
Per gustare fino in fondo questo film, tratto da un romanzo di Stephen King,  bisogna abbandonare lo sguardo, immergersi nei contesti, nei segnali, nelle ambiguità  che Kubrick disegna ed imprime lasciando lo spettatore sempre sospeso, e molto spesso angosciato.
È entrata nella storia del cinema l’interpretazione di Jack Nicholson che nella indossa i panni di Jack Torrance, uno scrittore che per trovare gli stimoli giusti alla scrittura del nuovo romanzo, accetta l’incarico di custode d’inverno di un albergo tra le innevate montagne d’America, portando con sé sua moglie e suo figlio Danny, che possiede potere paranormali, che gli permettono di vedere nel passato e nel futuro. E niente sarà come prima.
Ha scritto FilmTv a proposito di Shining: "Film fatto di segnali ambigui, dove l'orrore è tanto più profondo quanto meno interpretabile (realtà, allucinazione?), "Shining" si muove tra favola e racconto gotico, con momenti memorabili: le chiacchierate tra Torrance e il fantasma del barista, Danny che si aggira nei corridoi sulla sua biciclettina e l'inseguimento finale nel labirinto innevato." Stasera, alle 21.00, su Iris, per festeggiare l'ottantesimo compleanno di Jack Nicholson.
DOMANI
La sequenza di Anna Magnani che corre dietro al camion così come l’inquadratura della stessa attrice, uccisa dalla raffica del mitra nazista, sono tra le più celebri e celebrate del cinema italiano, assieme alla inquadratura felliniana di Anita Edberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi, ne La dolce vita. Roma città aperta di Roberto Rossellini è entrato nella storia del cinema italiano, e non solo. Assieme a Ladri di biciclette (dal quale però, a mio sommesso avviso differisce sostanzialmente) viene ritenuto il capolavoro della stagione neorealista. Laddove Vittorio De Sica filma la realtà quotidiana, minimale e minimalista, in cui anche il furto di una bicicletta diventa dramma, Rossellini affronta i grandi drammi collettivi della storia, mettendo il dito in quella piaga che fu il precario status della Capitale occupata dai nazifascisti, ma città aperta, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943.

Corsi e ricorsi della storia: nel 1962 il Foggia in B a spese del Lecce

Il 27 maggio del 1962, il Foggia affronta il Bisceglie in casa in una situazione psicologica molto delicata. Il Lecce ha riaperto il campionato, raggiungendo i satanelli in cima alla classifica la domenica prima espugnando lo Zaccheria, come abbiamo raccontato ieri. Adesso il discorso promozione non sta più soltanto nelle mani, anzi nei piedi, dei giocatori rossoneri. Se il campionato finisse così, con le due squadre appaiate in vetta, sarebbe necessario uno spareggio. E meno male: con le regole di oggi, passerebbe il Lecce, grazie al miglior rendimento negli scontri diretti. I salentini hanno vinto infatti sia in casa, che fuori.
I nervi sono a fior di pelle, e anche dall'infermeria non giungono buone notizie. In quel calcio di altri tempi non esistevano i ritiri, ma "raduni volanti" che mister Pugliese era solito tenere a piazzale Italia, la sera del sabato prima della partita. Nel "raduno" del 26 maggio, la conta degli indisponibili è inquietante: Patino è squalificato, Ghedini non c'è perché colpito da un attacco febbrile, e Bartoli si presenta con un piede fasciato.
Ma i satanelli non hanno alternative alla vittoria. Il tecnico rossonero manda in campo Biondani, Corradi, De Pase, Diamantini, Rinaldi, Faleo, Morelli, Canova, Nocera, Santopadre, Bortolotto, davanti a 9.000 spettatori, in un pomeriggio molto caldo e assolato.
La pratica Bisceglie viene archiviata in fretta. La differenza tra le due compagini è troppo netta, perché i baresi possano far sorprese ai padroni di casa. Va in gol Nocera al 15’ del primo tempo, con i più classico dei “gol alla Nocera”. Bortolotto batte una punizione dalla trequarti di campo servendo il bomber rossonero che lascia partire, come annota il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, “un bolide raso terra, violentissimo, e pure angolato. Il gol era inevitabile.” Nella ripresa i gol di Bortolotto al 7’ e Morelli al 35’ portano il Foggia, sul 3 a 0. Al 44’ Palmieri per il Bisceglie fissa il risultato sul definitivo 3-1 per il Foggia.

venerdì 21 aprile 2017

Dissesto finanziario al Comune di Foggia? No, grazie. Ci basta il dissesto stradale...

Il sindaco di Foggia, Franco Landella, sempre più protagonista dei rotoli quotidiani di Madetu, molto spesso - come in quello odierno - come emblema dei mali cittadini. Questa volta il paventato dissesto finanziario del Comune (il cui spettro è stato minacciato dalla Corte dei Conti regionale) viene dal nostro disegnatore satirico apparentato ad un altro, endemico dissesto che la città ben conosce, quello stradale.
E poi la prescrizione del processo contro Silvio Berlusconi accusato di compravendita di senatori (l'ex premier vi era imputato assieme all'ex senatore Lavitola) ed infine un'aspra e dolente riflessione sull'episodio di malasanità (pare un alterco tra chirurghi circa l'uso della sala operatoria) che a Bari ha provocato la morte di una nascitura. Buona visione.

Cinemadessai |La splendida e controversa blaxploitation di Tarantino in Jackie Brown

OGGI
Stanotte, su TV8, all’1.00,  Jackie Brown, uno dei film di Tarantino che prediligo. Alla sua uscita venne bocciato sia dalla critica che dal botteghino, dove incassò appena 39 milioni di dollari. In realtà, è il film meno canonico (stando ovviamente ai canoni della cinematografia tarantiniana) ma anche il più spiazzante, perché appunto inedito. Tarantino sostenne che per capirlo fino in fondo bisognava aspettare ancora due o tre dei suoi film. La critica lo ha successivamente rivalutato.
Uscito nel 1997, segnò il ritorno di Quentin al lungometraggio, tre anni dopo Pulp Fiction e l’enorme successo che ne era derivato. In mezzo una puntata di Medici in prima linea, un paio di film in cui compare come attore, il film collettivo Quattro stanze, di cui firmò l’ultimo episodio. Jackie Brown si iscrive alla  blaxploitation (film sui neri e sul loro sfruttamento, rivolti per lo più al pubblico di colore), e si avvale di una delle più note interpreti del genere, Pam Grier, che indossa i panni di una hostess di una certa età che arrotonda i guadagni trafficando danaro sulla rotta con il Messico per conto di un losco mercante di armi, Ordell Robbie (Samuel L. Jackson). Pescata durante una perquisizione con danaro illecito e cocaina, la donna finisce in carcere. Viene rimessa in libertà grazie alla cauzione versata, per conto di Robbie, da Max Cherry (Robert Forster). Robbie intende utilizzarla per portare clandestinamente negli Usa i proventi dei suoi traffici depositati in Messico. A dargli una mano c’è anche il suo maldestro braccio destro, Louis Gara (Robert De Niro). In mezzo i due agenti che hanno tratto in arresto Jackie Brown, ma che hanno come vero obiettivo Ordell Robbie. Chi la spunterà, alla fine?
Memorabile l’interpretazione di Robert De Niro che avrebbe voluto interpretare Max Cherry ma Tarantino aveva già assegnato la parte a Robert Forster. Ansioso di lavorare con il geniale regista, De Niro non ebbe esitazioni nell’accettare il ruolo di Louis. Film importante, assolutamente da rivalutare e riscoprire.
DOMANI
Cos’è di preciso Shining? Non è facile dirlo. Film horror, oppure orrore allo stato puro? L’incontro tra il genio indiscusso e indiscutibile di Stanley Kubrick e il genere orrorifico produce risultati deflagranti. Spiazzanti.

Come nacque il grande Foggia di Pugliese e Rosa Rosa (di Geppe Inserra)

La stagione 1960-61, che segnò il ritorno del Foggia tra i cadetti, dopo quindici anni di saliscendi tra la C e la quarta serie, non andò come sperato. Sul rendimento dei rossoneri gravò un handicap che alla fine del campionato si rivelò decisivo: il suo bomber, Vittorio Cosimo Nocera, fu chiamato al servizio militare di leva, e non assicurò una presenza costante (confermandosi, comunque, con 10 reti, il miglior realizzatore del Foggia).
Nelle prime sette partite del campionato, i rossoneri conquistarono appena quattro punti, frutto di altrettanti quattro pareggi, perdendo tre volte. Ai primi di gennaio del 1961, la compagine su affidata all’esperto allenatore Paolo Tabanelli (aveva allenato la Sampdoria in serie A e l’anno prima il Bari), ma il cambio di guardia non giovò particolarmente alle sorti della squadra. Tabanelli, che l’anno dopo avrebbe vinto la Coppa Italia con l’Atalanta, fu esonerato dopo una quarantina di giorni, la squadra tornò a Leonardo Costagliola, che non fu però in grado di andare oltre il 19° posto, che significò l’amaro ritorno in serie C.
Ma è proprio tra l’estate e l’autunno del 1961, nella diffusa amarezza dei tifosi che avevano così presto visto svanire il sogno del Foggia nel calcio che conta, che sarebbe nato lo squadrone che avrebbe dato alla città la soddisfazione della serie A.
La prima svolta avviene in panchina. A Costagliola succede Oronzo Pugliese, che a Foggia sarebbe diventato “il mago di Turi”, soprannome affibbiatogli dopo la storica vittoria sulla Grande Inter campione del Mondo guidata dall'altro  “mago”, Helenio Herrera.
Oronzo Pugliese
Pugliese era un allenatore molto esperto delle serie C. Giunse a Foggia reduce da un quarto posto nel girone B con il Siena, ma con il sodalizio toscano, tre anni prima, aveva sfiorato la promozione tra i cadetti, perdendo lo spareggio con  l’Ozo Mantova.
Il presidente Armando Piccapane, onest’uomo molto attaccato alla squadra, deluso dalla retrocessione e dai malumori della piazza, aveva manifestato la volontà di lasciare.
A Foggia cominciava a respirarsi un clima diverso, anche politicamente parlando. Nella Puglia di Aldo Moro, il centrosinistra, ovvero l’idea di un’alleanza tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista nei consessi amministrativi locali, stava diventando qualcosa di più di una suggestione. C’è chi ricorda che proprio a Foggia, in un incontro che si tenne presso le Marcelline, il grande statista di Maglie lanciò l’idea dell’apertura ai socialisti. E il capoluogo dauno sarebbe diventato una specie di cantiere, per le prove tecniche della nascita del centrosinistra.
Sul versante sportivo si anticipò così quanto sarebbe successo di lì a poco a Palazzo di Città, con l’elezione a sindaco di Carlo Forcella, moroteo doc, e padre del primo governo di centrosinistra foggiano.

La satira smarrita: appello di Maurizio De Tullio

Maurizio De Tullio chiede aiuto agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane.
Il giornalista, bibliotecario nonché disegnatore satirico (in arte Madetu) ha smarrito tre numeri unici di giornali satirici che ha dato alle stampe in passato.
Si tratta, in particolare, di due numeri di Exploit (che si intravedono nelle foto che corredano il post) che De Tullio pubblicò nel 1984, e di un esemplare, uscito nel 1993, di “Pène e tormenti”.
Una particolare caratteristica di Exploit (che lo rende anche più facilmente riconoscibile) è che era stampato su carta da imballaggio, presso la Tipografia Reme-Graf (quando la tipografia era anche un esercizio di raffinato artigianato).
Maurizio non riesce più a trovarli da qualche giorno, dopo che chiusura della mostra Riso alla foggiana, che lo ha visto protagonista a Parcocittà. Non ricorda né dove possa averli perduti, né se per caso li ha prestati a qualche amico.
Si tratta di esemplari unici di grande valore professionale e affettivo, essendo piccoli pezzi di storia della satira 'made in Foggia'.
Chi li avesse rinvenuti o fosse in grado di dare notizie, può farlo commentando il post oppure contattando direttamente Maurizio al cellulare n. 329.1599801.
Potete dare una mano anche semplicemente condividendo e  facendo circolare il più possibile l'appello. Grazie, anche a nome di Madetu.

Savino Russo e la "riscoperta" di don Antonio Silvestri

Resterà aperta fino al 9 maggio prossimo, a Palazzo Dogana, la mostra iconografica su Don Antonio Silvestri intitolata “Eventi che hanno caratterizzato 64 anni di straordinaria storia”, ovvero gli anni tra il 1773 ed il 1837, nei quali ha operato e vissuto il sacerdote foggiano morto in odore di santità, ma il cui processo di canonizzazione è bloccato da tempo immemorabile.
La mostra è articolata su tre temi: il conflitto tra la Chiesa  e il contesto politico nel quale l’umile sacerdote riuscì a guadagnarsi la simpatia dei “potenti”, spendendosi per quella gran parte della società lasciata abbandonata al destino di fame e di stenti; la funzione sociale e religiosa delle Confraternite, nate per l’esercizio di opere pie e di carità, con lo scopo di incrementare il culto pubblico e per la promozione sociale e la solidarietà; l’opera artistica e l’impegno creativo del compianto Savino Russo, autore del materiale in esposizione.
Alla cerimonia inaugurale della mostra sono intervenuti il Vice Presidente della Fondazione Banca del Monte, Filippo Santigliano, nonché capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, il giornalista e blogger Geppe Inserra; il Capo Ufficio Stampa della Provincia, Carmine Pecorella ed i componenti del Comitato per la Beatificazione di Don Antonio Silvestri. Apprezzato l’intermezzo musicale di Iris Stefanizzo.
Alla mostra ed ai diversi temi in cui essa è articolata, il Laboratorio multimediale “L’immagine militante” dell’Auser di Foggia ha dedicato alcuni filmati. Presentiamo oggi il primo, “Savino Russo e la riscoperta di don Antonio Silvestri”.
Grazie alle testimonianze di Michele Paglia e di fra Giovanni Delli Carri, il filmato  ricostruisce le figure di don Antonio Silvestri e di Savino Russo.
Grafico, intellettuale, cultore di storia foggiana, con particolare riferimento a Borgo Croci e ai suoi personaggi, Russo è stato determinante nel rilanciare l'attenzione dell'opinione pubblica verso la figura di don Antonio Silvestri.
Qui sotto il video. Guardatelo e condividetelo.

giovedì 20 aprile 2017

SportTube addio, da domenica si cambia...

Sport Tube, addio. Con il solo rimpianto di non poter ascoltare più le belle e avvincenti telecronache di Antonio Di Donna (che bello sarebbe se l’assumesse Sky!), di gran lunga il più professionale e rigoroso dei giornalisti che collaborano con la web tv che detiene l’esclusiva delle partite di Lega Pro.
I tifosi foggiani hanno smesso di penare, perché le due ultime partite esterne saranno trasmesse dalla televisione digitale. È certa da tempo quella che concluderà il campionato e che vedrà i satanelli impegnati a Cosenza: andrà in onda su Raisport.
Per quanto riguarda la trasferta a Fondi che potrebbe dare alla squadra di Stroppa il definitivo lasciapassare per il ritorno tra i cadetti, la sorpresa è giunta oggi. La Lega Pro ha messo in vendita i diritti audiovisivi per il match Unicusano Fondi - Foggia, stabilendo come termine ultimo per la presentazione delle offerte le ore 16.00 di domani, venerdì, ed una “base d’asta” di 5.000 euro, oltre Iva.
Fonti bene informate sostengono che un’offerta per aggiudicarsi il diritto alla trasmissione in diretta ci sarebbe già, e sarebbe stata formulata da Telenorba.
I tifosi foggiani possono quindi dire addio a Sport Tube visto che, a meno di disastri (al Foggia basta solo un punto nelle prossime tre partite per acquisire la certezza matematica della promozione, e sempre ammesso che il Lecce le vinca tutte), l’anno prossimo le partite potranno essere seguite su Sky, senza alcun rimpianto per i tifosi rossoneri.
Qualche settimana fa, Lettere Meridiane ha promosso un sondaggio tra i propri lettori, per verificare il gradimento e la qualità del servizio offerto da Sport Tube, ed i risultati sono stati tutt’altro che positivi per la web television, che risulta complessivamente bocciata.
Alla richiesta di dare un voto (da uno a 10) alla qualità dello streaming il 63,5% dei partecipanti al sondaggio ha dato un voto di insufficienza. Il 9.9% ha assegnato il voto 6, il 26,8% voti medio alti, compresi tra il 7 e il 9.
Alla domanda se si fossero mai sperimentate interruzioni nella connessione durante la telecronaca, la percentuale più ampia dei partecipanti, il 39,4% ha risposto “sì, molto spesso”. “Sì, spesso” è stata la risposta del 29,6%, dal che si ricava che il 69% degli intervistati ha sperimentato frequenti interruzioni nella connessione. Il 21,1% ha detto di averle riscontrate occasionalmente, l’8,5 molto sporadicamente, e solo l’1,4% mai.
Risposte parecchio eterogenee alla richiesta di dare un voto alla qualità delle riprese: un voto insufficiente viene espresso dal 60,7 di quanti hanno partecipato al sondaggio. Sufficiente per il 19,7%, voti medio-alti, tra 7 e 10, per il restante 19,8%.
Vanno decisamente meglio le cose per quanto riguarda la valutazione della qualità dei telecronisti: la ritiene insufficiente soltanto il 30,8%, sufficiente il 29,6%, più che sufficiente il 12,7%, mentre il 26,8% esprime un giudizio di eccellenza. Insomma bravi i telecronisti di Sport Tube, ma tutto il resto, per usare un eufemismo, lascia a desiderare…

Cinemadessai | Gran Torino, il testamento artistico di Clint Eastwood

OGGI
Gran Torino è la solare dimostrazione di come anche una storia di ordinaria quotidianità - un ragazzo che cerca di rubare un’auto, una sfavillante Gran Torino,  per entrare in una gang, il derubato  che piano piano gli si affeziona, rivede i propri rapporti con la vita e col mondo e cerca di dargli un futuro - possa assurgere ad una dimensione epica. Perché la vita è essa stessa epos.
Non c’è mai niente di banale o scontato nel cinema di Clint Eastwood e questo film - ritenuto dalla critica il suo testamento artistico - ne è la più spettacolare conferma. È una storia di redenzioni parallele: quella del protagonista, Walt Kowalski, reduce di guerra, vedovo e razzista, interpretato dallo stesso Clint Eastwood) ed è stata la sua ultima apparizione sul grande schermo),  e del suo giovane amico cinese Thao. Una storia attraversata  da una profonda e inquietante riflessione su molti temi caldi dell'identità americana: la guerra, la violenza, l'integrazione, la solidarietà.
Bellissimo e monumentale. In onda su Rete4, stasera, alle 21.15.
DOMANI
Domani notte, su TV8, all’1.00,  Jackie Brown, uno dei film di Tarantino che prediligo. Alla sua uscita venne bocciato sia dalla critica che dal botteghino, dove incassò appena 39 milioni di dollari. In realtà, è il film meno canonico (stando ovviamente ai canoni della cinematografia tarantiniana) ma anche il più spiazzante, perché appunto inedito. Tarantino sostenne che per capirlo fino in fondo bisognava aspettare ancora due o tre dei suoi film. La critica lo ha successivamente rivalutato.

mercoledì 19 aprile 2017

Pio e Amedeo: sobria comicità in sobria città...

Gli amici e i lettori sanno bene quanto sia chi scrive, sia Madetu, disegnatore satirico di Lettere Meridiane, apprezzino Pio e Amedeo. Gli vogliamo bene, li stimiamo, ma ci sembra francamente azzardato ritenere la loro comicità, così come ha fatto il sindaco di Foggia, Franco Landella, "sobria". In fondo, lo scatenato duo comico foggiano è forte proprio per il suo costante andare sopra le righe. Se fossero sobri, non sarebbero Pio e Amedeo.
Il giudizio di Landella non poteva sfuggire a Maurizio De Tullio, che ha dedicato all'episodio una divertente vignetta, che apre il rotolo odierno.
Le altre tre vignette riguardano la cronaca nazionale (il solito pentastellato Di Maio) mentre due sono dedicate ad eventi internazionali: la crescente tensione tra USA e Corea del Nord e, soprattutto, il fallimento del lancio dei missili coreani, che Madetu commenta in modo molto divertente. Buona visione.

Il calcio a Foggia: università e magia

Chissà quanti, da lassù festeggeranno nei giorni a venire l’agognata promozione rossonera in B. Mi piace pensare a due, in particolare: un allenatore ed un giocatore che da Foggia sono passati rapidamente, ma vi hanno lasciato una traccia profonda: Tommaso Maestrelli e Luciano Re Cecconi.
Come ha scritto Giovanni Cataleta nel suo bel libro Il distintivo dalla parte del cuore, Foggia e il Foggia fanno un baffo a Coverciano, perché sono la vera Università del calcio. Quale altra piazza calcistica di provincia ha visto avvicendarsi in panchina fior di allenatori come Oronzo Pugliese, Tommaso Maestrelli, Ettore Puricelli, Lauro Toneatto, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich, Enrico Catuzzi, Delio Rossi, Pasquale Marino, Roberto De Zerbi e naturalmente Sdeneck Zeman?
(Un inciso: nell’elenco non figura Giovanni Stroppa ma solo perché quando è uscito il libro, Giovannino non sedeva ancora sulla panchina rossonera, e ancora non conquistava tutti i possibili record, per cui, caro Giovanni (Cataleta) sarà il caso di pubblicare una nuova edizione del tuo libro, non trovi?)
L’intuizione di Cataleta è stupefacente, perché ha avuto il gran merito di porre in evidenza un fenomeno non adeguatamente raccontato dai commentatori calcistici: nessuna piazza calcistica di provincia, come quella foggiana, ha  potuto annoverare questo fior fiore di tecnici in panchina. Palato fine dei tifosi? Sguardo benigno della dea Eupalla? Fiuto dei dirigenti, adusi a far di necessità virtù e ad aguzzare l’ingegno? Fate voi…

Conversando di storia: Massimiliano Monaco parla di Antonio Salandra

Monumento ad Antonio Salandra (Troia)
Proseguono alla Biblioteca provinciale di Foggia La magna Capitana le conversazioni di storia locale organizzate dalla sezione Fondi Speciali, curata da Gabriella Berardi e da Vito Cristino. Di particolare interesse il tema odierno, che riguarda la figura e l’opera di Antonio Salandra, il troiano-lucerino, eletto deputato nel collegio di Foggia, e quindi assurto ai vertici della politica nazionale.
Conservatore e presidente del Consiglio dei Ministri all’inizio del secolo scorso, dichiarò guerra all’impero austro-ungarico, portando l’Italia nel vortice della prima guerra mondiale.
A parlare del tema Salandra uomo di legge e di governo sarà Massimilano Monaco, studioso lucerino e cultore di storia.
Gli incontri sulla storia locale che si tengono nella Sezione Fondi Speciali della biblioteca, si caratterizzano per essere autentiche conversazioni, con la partecipazione attiva del pubblico, attraverso domande ma anche interventi finalizzati a contribuire alla discussione.
Particolare interesse hanno riscosso i primi due incontri del calendario 2017. Il primo, tenuto da Ciro Inicorbaf, ha riguardato la figura del musicista foggiano Franco Valentini Vista, morto giovanissimo, autodidatta ed autore di struggenti melodie. Nel secondo incontro, Francesco Andretta ha tratteggiato le figure di due tra i più rappresentativi sindaci della città di Foggia: Alberto Perrone e Pellegrino Graziani. Dopo l’incontro di oggi (ore 17.30, nella sala dei Fondi Speciali), il ciclo degli incontri 2017 sarà concluso a maggio, da un’attesa conversazione di Carmine de Leo, che incuriosirà il pubblico già a partire dal titolo scelto per il suo intervento: Foggia segreta.

Cinemadessai | Può esserci amicizia tra un uomo e una donna?

OGGI
Harry ti presento Sally è uno dei miei film terapeutici. Non mi stancherei mai di vederlo e rivederlo, e ogni volta mi mette allegria. Anche se puoi indovinare fin dalle prime battute come andrà a finire la storia (ma forse la forza del film sta forse proprio in questo) i continui colpi di scena intrigano ed avvincono, grazie ad una sceneggiatura intensa e brillante.
Harry Burns (Billy Crystal) e Sally Albright (Meg Ryan) si conoscono per caso quando, finita l’università, vanno a New York per intraprendere le rispettiva carriere lavorative e condividono il lungo viaggio, grazie alla spinta di Amanda, la ragazza di Harry. Durante il viaggio diventano amici, anche se Harry ritiene che l’aspirazione di ogni uomo che incontri una donna sia quella di portarsela a letto, e perciò non potrà mai esistere un’autentica amicizia tra un uomo e una donna.
Ma l’amicizia che nascerà tra i due sarà vera, cementata da un perdersi e ritrovarsi che da quel viaggio in poi accomunerà le loro vite, tra inevitabili litigi, risate, avvicinamenti ed allontanamenti.
Commedia elegante e sofisticata, Harry ti presento Sally riesce sempre a divertire. Bizzarra la traduzione italiana del titolo originale che in inglese è When Harry met Sally... ("Quando Harry incontrò Sally...") .
La storia rispecchia in qualche modo quella del regista Rob Reiner e della sceneggiatrice Nora Ephron, che firmò anche il soggetto. Reiner era stato appena lasciato da sua moglie e si trovava alla prese con una crisi depressiva, mentre Nora era allegra, solare, “perfettina” come Sally.
La pellicola ottenne tantissime nomination, ma pochi premi. Il più prestigioso fo il Bafta attribuito alla sceneggiatura (che rappresenta effettivamente una delle migliori di sempre). Nel 2000 l'American Film Institute lo ha inserito al ventitreesimo posto nella classifica delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi. Insomma, da non perdere: oggi, alle 14.05, su RaiMovie.
DOMANI
Gran Torino è la solare dimostrazione di come anche una storia di ordinaria quotidianità - un ragazzo che cerca di rubare un’auto, una sfavillante Gran Torino,  per entrare in una gang, il derubato  che piano piano gli si affeziona, rivede i propri rapporti con la vita e col mondo e cerca di dargli un futuro - possa assurgere ad una dimensione epica. Perché la vita è essa stessa epos.

martedì 18 aprile 2017

Cinemadessai | Dietro i candelabri, tra genio artistico, amore omosessuale e kitsch

OGGI
Prima di Elvis, di Elton John, di Madonna, Bowie e Lady Gaga, c’è stato Liberace: pianista virtuoso, intrattenitore stravagante e figura appariscente sia sul palcoscenico che in televisione. Primo vero performer famoso in tutto il mondo, con il suo stile ha affascinato un pubblico sterminato per tutti i 40 anni di carriera.
Wladziu Valentino Liberace (il nome all’anagrafe del musicista nato in America da padre italiano e madre polacca) ha rappresentato, in scena come nella vita privata, tutto l’eccesso, il glamour e il kitsch che solo un entertainer totale come lui poteva permettersi negli anni Cinquanta e Sessanta.
Nell’estate del 1977 Liberace conosce il giovane e affascinante Scott Thorson e, nonostante la differenza di età e l’appartenenza a mondi decisamente lontani, i due saranno amanti per 5 anni. Tratto dall’autobiografia scritta da Thorson, Dietro i candelabri è la storia di questa stupefacente relazione amorosa, dal primo incontro in un teatro di Las Vegas all’amara separazione finale.
L’idea di girare un film sulla figura del grande uomo di spettacolo è del regista Steven Soderbergh, che sul set del film Traffic, rimase colpito e stupito dalle imitazioni di Liberace, improvvisate tra un ciak e l’altro da Michael Douglas, che lo interpreta nel film biografico. A restare stupito e affascinato dall’incredibile somiglianza con cui Douglas aveva interpretato il famoso pianista anche il produttore Greg Jacobs, che mi mise subito a cercare cercare notizie sulla vita di Liberace, assieme a Soderbergh. Durante queste ricerche si sono imbattuti nel libro Dietro i candelabri scritto da Scott Thorson scoprendo così la loro grande storia d’amore.
Dopo aver mostrato il testo a Weintraub, hanno subito contattato Matt Damon per proporgli il ruolo di Scott Thorson mentre la sceneggiatura è stata affidata Richard LaGravenese, già candidato all’Oscar per La leggenda del re pescatore. 
Dietro i candelabri verrà trasmesso stasera, alle 23.00 da Rai Movie.  “L’ennesimo ‘ultimo’ film di Soderbergh - ha scritto FilmTv - è la nuova prova di un sublime coreografo di corpi attoriali, in cui Damon e Douglas si spogliano dei rispettivi status per abbandonarsi a isterie e tenerezze, trasfigurati dalla bravura prima che dal make up.”
DOMANI
Harry ti presento Sally è uno dei miei film terapeutici. Non mi stancherei mai di vederlo e rivederlo, e ogni volta mi mette allegria. Anche se puoi indovinare fin dalle prime battute come andrà a finire la storia (ma forse la forza del film sta forse proprio in questo) i continui colpi di scena intrigano ed avvincono, grazie ad una sceneggiatura intensa e brillante.

lunedì 17 aprile 2017

Landella (secondo Madetu): "ecco perché a piazza Cavour non si vede un tubo"

Inevitabile, come sempre quando si parla di piazza Cavour e della polemica infinita sulla nuova segnaletica stradale, la scelta della vignetta di Madetu che apre il rotolo di oggi. Si comincia con il sindaco Landella, che si... arrampica sugli specchi per giustificare il guazzabuglio combinato in piazza Cavour.
Poi le bombe di Trump, l'immancabile sottigliezza su Luigi Di Maio, la speranza che l'ultimo (in senso di nuovo) disco di Gigi D'Alessio sia anche l'ultimo, il decreto antiradicalizzazione che riguarda gli estremisti islamici ma anche... Salvini, e un gioco di parole sul modello Boselli che avrebbe sfruttato un giovane filippino trattandolo come un oggetto. Buona visione.

Cinemadessai | Stasera in tv, Il cacciatore di Cimino, il più bel film sulla (e contro) la guerra

OGGI
Il cinema è un fenomeno complesso. Un po’ come la letteratura. Non è sempre detto che sia arte. A volte è semplicemente un prodotto commerciale, altre volte un buon prodotto artigianale, altre volte ancora, purtroppo rare, purissima arte. Quella che parla a tutte le generazioni e che resterà nel tempo, e sarà documento di quel tempo.
Quando penso a questo tipo di cinema tra i primi titoli che si presentano alla mente, c’è, inevitabilmente, Il CacciatoreMichael Cimino vi raggiunge la perfezione narrativa, le sequenze che resteranno nella storia del cinema sono tante, ma una in particolare mi strugge l’anima: la battuta di caccia al cervo, con la bestia lungamente inquadrato nel mirino del fucile di Mike (Robert De Niro, in una delle sue migliori interpretazioni), e infine risparmiata. Il Cacciatore che rinuncia al suo ruolo, alla sua missione, e si avvia alla catarsi che passa per il ritorno a Saigon e per il disperato tentativo di convincere Nick (Christopher Walken) a non suicidarsi.
Mike e Nick sono cacciatori di cervi a tempo perso sono come Steven (John Savage), fino a quando non vengono chiamati a fare la guerra in Vietnam, e la loro vita cambierà per sempre.
Cimino riesce a realizzare un film sublime grazie anche alla superba prova dei suoi interpreti. Oltre a De Niro, Walken e Savage, è indimenticabile la prova di Meryl Streep che indossò i panni di Linda.
Il film vinse 5 Oscar: miglior film, miglior regia, attore non protagonista (Walken), montaggio e suono. Da vedere assolutamente. Stasera, alle 21.00, su Iris.
DOMANI
Prima di Elvis, di Elton John, di Madonna, Bowie e Lady Gaga, c’è stato Liberace: pianista virtuoso, intrattenitore stravagante e figura appariscente sia sul palcoscenico che in televisione. Primo vero performer famoso in tutto il mondo, con il suo stile ha affascinato un pubblico sterminato per tutti i 40 anni di carriera.

Stroppa a Landella: "Attento sindaco, tra un po' comando io"...

SharingTv (sono molto grato a Domenico Di Conza per la segnalazione) ospita un gustosissimo siparietto tra l'allenatore del Foggia, Giovanni Stroppa, e il sindaco della città, Franco Landella, subito dopo la conclusione della vittoriosa partita casalinga con la Reggina. Decima vittoria di fila per la squadra rossonera, il Lecce che è il più immediato inseguitore ormai ad otto lunghezze, la certezza matematica della promozione è ormai ad un solo punto: finalmente il mister si scioglie, per una volta mette da parte aplomb e prudenza che l'hanno accompagnato per tutta la trionfale galoppata verso la promozione. E al sindaco che gli porge i complimenti, abbracciandolo davanti alle telecamere della televisione diretta da Di Conza il tecnico rossonero ribatte: "Sindaco, attento che tra un po' comando io."
Landella mangia la foglia e a sua volta replica, divertito: "A me fa piacere, perché vista la qualità con cui ha governato la squadra, la città sarebbe in buone mani."
Bravi entrambi, e brava SharingTv ad aver immortalato un momento così bello, per la squadra e per la città: a dirla tutta, erano anni che negli spogliatoi dello Zaccheria non si assisteva a una scena così. E allora godetevela... Guardate il video, condividetelo, dite la vostra.


L'omaggio a Totò della Biblioteca provinciale di Foggia

Tra i tanti omaggi alla leggendaria figura del principe della risata, Antonio De Curtis, in arte Totò, comparsi in rete in questi giorni, quello della Biblioteca Provinciale di Foggia si segnala per la sua sobrietà, e per mettere in luce la napoletanità del grande attore e poeta partenopeo. Un bell'omaggio per ricordarlo insieme, tra risate e malinconia.
In occasione del cinquantenario della scomparsa di Totò (che avvenne il 15 aprile 1967), la Biblioteca ha allestito una mostra documentaria presso l'Area Mostre, al primo piano. Sono stati scelti libri, manifesti cinematografici e film che ricompongono l'arte poliedrica del noto personaggio. La sezione Immagini&Suoni del sito della biblioteca propone, per l'occasione, una selezione di documenti scaricabile a questo link.
La mostra resterà visitabile fino al 4 Maggio 2017.
Potete guardare qui sotto, l'omaggio a Totò della Biblioteca La magna Capitana.


domenica 16 aprile 2017

Pio e Amedeo invitano a cacciare i costumi, Landella fa transennare la fontana

Il sindaco di Foggia, Franco Landella, ha preso sul serio l’invito di Pio e Amedeo a “cacciare i costumi” in caso di promozione del Foggia in serie B. I due comici l’hanno lanciato al termine di una divertente intervista su Teledauna, girata in occasione della recente inaugurazione dell’aiuola realizzata in via Parini con “contributi” scroccati dalla coppia di Emigratis a Belen e al campione di moto Iannone.
L'invito a mettersi in costume era evidentemente riferimento a un bagno nella fontana di piazza Cavour. Landella l’ha messa sul ridere, invitando sia Pio e Amedeo sia i concittadini intenzionati ad un bagno ristoratore a desistere per non danneggiare il monumento, e per il valore artistico e storico della fontana “ottocentesca” (ma qui il primo cittadino si è sbagliato, perché la fontana del Sele venne inaugurata negli anni Venti).
Timoroso che l’invito cadesse nel vuoto, Landella ha fatto tuttavia transennare la fontana, che ieri sera si presentava come vedete nella foto sopra.  Le transenne sono state smontate nella tarda serata.
L’estemporanea esibizione di Pio e Amedeo è stata seguita da decine di foggiani. I due comici hanno rinnovato il loro atto d’amore verso Foggia: “In ogni nostro programma c’è una sottotraccia - hanno detto -, l’orgoglio di essere foggiani, la rivendicazione della nostra foggianità.” Hanno quindi sottolineato il particolare significato della bella aiuola sistemata in via Parini: “Abbiamo bisogno di coesione e di civiltà, e dobbiamo dunque imparare a trattare gli alberi e i fiori come se fossero suppellettili di casa nostra.”

Buona Pasqua, Foggia

Ecco come Maurizio De Tullio, in arte Madetu, porge i suoi auguri a Foggia e al Foggia, in occasione di una Pasqua che avrebbe potuto regalare alla città la tanto sospirata promozione in serie B, ma che ha comunque portato un ulteriore "allungo" sul Lecce, che insegue a otto punti. Ormai manca un nonnulla. La promozione è davvero dietro l'angolo. Auguri, Foggia.

Cinemadessai | Il magico Pinocchio di Enzo D'Alò con la musica e le canzoni di Lucio Dalla

OGGI
Pinocchio raccontato e disegnato dal tratto magico di Enzo D’Alò, senza effetti speciali, ma con ambientazioni e personaggi che, rispetto alla celeberrima versione disneyana, restituiscono prorompente attualità alla storia. La Fata Turchina è una bambina che non compie prodigi ma tifa per Pinocchio e gli vuole bene, babbo Geppetto un anziano falegname solo e malinconico, Pinocchio non soltanto un burattino discolo e bugiardo, ma un essere che deve fare i conti con la sorte, non sempre benigna. L’eterna contrapposizione tra il bene e il male, madre di tutte le storie, viene resa con mano sicura e restituisce all’opera di Collodi tutta la sua forza e la sua prorompente vitalità di classico senza.
È una versione che si rivolge ad ogni fascia di pubblico. Personalmente è quella che prediligo tra le molte trasposizioni cinematografiche. Ho provato a farla vedere ai miei nipotini, ne sono rimasti incantati. Merito anche della colonna sonora di Lucio Dalla, che sfoggia eccezionali assolo di clarinetto. In alcuni brani si odono le voci di Nada, Leda Battisti e Marco Alemanno, struggente la canzone cantata dallo stesso compianto cantautore bolognese.
Notevole il doppiaggio diretto da Guido Micheli: Gabriele Caprio è Pinocchio, Mino Caprio interpreta Geppetto; Rocco Papaleo presta la voce a Mangiafoco, Maurizio Micheli è il Gatto, Maricla Affatato, foggiana e moglie del regista, è la Volpe. Andy Luotto interpreta l'oste, e si può ascoltare anche la voce di Lucio Dalla che la presta al Pescatore verde. Da non perdere. Stasera, su Rai Gulp alle 21.25.
Qui sotto potete ascoltare la canzone dei titoli di coda, interpretata da Dalla ed Alemanno.

Cercando la verità nella periferia foggiana: Tavola 28 esplosivi con Soec Liquore

 “Ogni giorno è Siria, Iraq, deserto libico, io sto male forte, amico, nel sistema limbico, rappresento bene questi tempi simbolo, come il cobra c’ho il veleno e mi agito, sibilo, e non mi importa se ti piaccio o no”. 
La ricerca della verità è scomoda, e i Tavola 28, con il rapper foggiano Soec Liquore, non la mandano certamente a dire nel loro ultimo brano, intitolato, appunto Verità. Musica densa e ritmo potente, che sorreggono un testo problematico, a tratti inquietante, “ma questa non è una favola” e “non credere a chi ti adula: chi ti accarezza vuole l’anima, ma non il peso che ha”.
Ma dove sta dunque, la verità? Il primo passo per trovarla è guardare in faccia la realtà. Drammatica e dannatamente problematica: “Chi ci guadagna da un morto ammazzato, da un attentato, da un conto in banca, da una campagna di guerra? Tu mo’ presta attenzione. Ad ogni problema c’è una reazione, danno la soluzione? No. Ci danno pillole, fiction e disney, sesso. Stanno molto attenti al pianeta expo,  non ti chiedi mai perché il sole non riscalda più, quando c’è?” 
L’incontro artistico tra Tavola 28 e Soec Liquore sprigiona un brano bello e duro, che lascia poco spazio agli effetti speciali e alla speranza. D’altra parte, si può nutrire ancora speranza in una città sempre più desolata e desolante?
L’hip hop di Tavola 28 è rampante e arrembante, ti sommerge e ti confonde, snodandosi attraverso location metropolitane valorizzate da una fotografia di alto livello: l’interno di una lavanderia a gettone, il tavolo di una rosticceria che serve kebab. E allora, dove sta la verità? “Sta negli occhi di chi parla, e nelle parole di chi sta zitto. La sanno solo i vecchi, la sanno solo i vecchi.”
Nella bella clip diretta da Giovanni Bosco con la collaborazione di Antonio Morsillo e Gerardo Marinari, Foggia diventa l’ombelico di un mondo smarrito dove appunto il sole non riscalda più, e il dialetto foggiano sembra il linguaggio ideale d'una poesia metropolitana dura e spiazzante. E la periferia foggiana, fotografata con riprese aeree che ne offrono una immagine inconsueta e non banale, è il teatro della ricerca della verità. Fintanto che qualcuno la cerca, la verità continua ad esistere e a resistere. Il ritornello si spegne su versi appena sussurrati ma pieni di significato: “Rione Candelaro, Cep, Camporeale. La verità (sta) in mezzo ai palazzi. Fg”.
E così, sempre di più, i Tavola 28 diventano la colonna sonora dei giovani foggiani, alle prese con migliaia di problemi, incazzati e avvelenati come un cobra. Ma che non s’arrendono.
Verità è prodotta da Soec Liquore per  Wood&moors. Registrazione mix e mastering, D-fonq e K9. Bravi e geniacci, tutti quanti. Qui sotto il video. Guardatelo, cantatelo, amatelo, condividetelo.

sabato 15 aprile 2017

Cinemadessai | La Puglia che non sai, nel bel docufilm di Maria Tilli

Un film onesto, coraggioso, imperdibile, che ti racconta di una Puglia assai poco scintillante, ma profondamente vera. La gente resta, docufilm di Maria Tilli, racconta di Taranto e del rione Tamburi, il quartiere più inquinato d’Italia, dove sorge l’Ilva, che è la più grossa azienda siderurgica d’Europa e che avvolge rione Tamburi con le sue polveri, costringendo chi ci abita a scegliere tra salute e lavoro, tra i sogni infranti del boom economico e la speranza di miglioramento. C’è chi è andato via, c’è chi ha scelto di restare, di continuare la sua vita sulle macerie del promesse industriali e le sirene di un falso boom economico.
A queste persone è dedicato il film. Persone come i fratelli Cosimo, Tonino e Giuseppe Resta che nascono pescatori, ma oggi lavorano in fabbrica: Cosimo è saldatore, Tonino caporeparto, Giuseppe invece fa le pulizie. Eppure non rinunciano al mare, a pescare, a riunirsi per cena tutti insieme sulle rive del Mar Piccolo, anche lì circondati dagli stabilimenti ILVA.
La gente resta è il racconto di chi ha deciso di restare nella propria terra, con rabbia e rassegnazione insieme, mentre tanti la abbandonavano. Di chi ha scelto di continuare la sua vita sulle macerie delle promesse industriali. Una famiglia, una piccola comunità, divisa tra la trasgressione vitale dei bambini, la mollezza degli adolescenti e il mondo degli adulti frantumato e sospeso.
Nato da un’idea di Lea Dicursi, il docufilm è diretto da Maria Tilli e sceneggiato da Laura Grimaldi, prodotto da Fabrica con RaiCinema. La Gente Resta ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Italiana.doc alla 33^ edizione del Torino Film Festival.
Un film di rara potenza e di rara bellezza, che Rai Storia manda in onda stasera alle 22.15. Guardatelo, ed amatelo. Ne vale veramente la pena.

I sapori della memoria | Non è Pasqua se l'antipasto non è "u beneditt"

Non credo di sbagliarmi se affermo che, nella regione che anticamente si chiamava Puglie, e che ripete il suo pluralismo sociale e culturale anche a tavola, l’elemento che unifica le tavole dei pugliesi tutti è il “benedetto” (“u beneditt”) l’antipasto pasquale per eccellenza.
È una tradizione particolarmente radicata nella Puglia centrale e settentrionale. Ha i colori della primavera, e deve il nome al rito che l’accompagnava. Prima di dare il via al pranzo pasquale, il capofamiglia benediceva i partecipanti al banchetto, intingendo un ramoscello d’ulivo in una scodella di acqua benedetta, presa poco prima in Chiesa durante la funzione religiosa pasquale, e quindi aspergendo i presenti.
Una tradizione che si tramandava di padre in figlio, e che ancora persiste.
Il piatto presenta mille varianti, ma gli elementi fondamentali sono: la ricotta (meglio quella pecorina), le arance (che vanno tagliate a fette circolari, con la buccia), le uova (sode, affettate, nella misura di una metà a commensale), i salumi (in provincia di Foggia si usa il salame, a Bari aggiungono anche capocollo o soppressata).
Questa è la base, che viene naturalmente arricchita, ad libitum, secondo le usanze locali. C’è chi accompagna il piatto con olive e tarallini salati. In provincia di Foggia qualcuno aggiunge il sapore deciso e selvatico degli asparagi lessati, a Bari è usanza irrobustire l'antipasto con carciofi fritti e indorati. Volendo dare un ulteriore tocco di colore, si possono usare ravanelli, cavoli rapa (che a Bari vengono definiti cape di murt) tagliati a fettine sottili, irrorandoli con un filo di olio, e insaporendoli con sale e pepe.
Si può servirlo con un piatto posto al centro del tavolo, con la ricotta al centro del piatto stesso, e gli altri ingredienti a corolla. L’effetto cromatico è stupefacente.
A Bari l’inizio del banchetto pasquale veniva accompagnato da un gioco che mandava in visibilio i bambini: il “tocco dell’uovo”.
Se volete provarci, ecco come si fa: si preparano delle uova sode, distribuendone poi una a commensale. I vicini si tavola si sfidano facendo cozzare le uova, l’una contro l’altra. Chi la rompe per prima, perde, e cede il suo uovo al vincitore.

venerdì 14 aprile 2017

La Vespa supertassata negli Usa? Ci pensa Bruno Vespa

Un altro rotolo di fresche e vivaci vignette uscite dalla penna del nostro disegnatore satirico, e il consueto imbarazzo sulla scelta della vignetta di apertura di oggi.
La più irresistibile mi pare quella fondata sul gioco di parole tra Vespa (Bruno, presentatore di Porta a porta) e la Vespa-mezzo di trasporto alle cui importazioni Trump intende imporre un severo dazio.
Ma è apprezzabile anche il gioco di parole sulla speranza. Quella invisa a Renzi si richiama evidentemente all'ex  capogruppo parlamentare del Pd, Roberto Speranza, uscito dal partito assieme a Bersani. E ancora la "volgarità" della villa comunale (con un evidente riferimento alla vicenda dei cordoli in piazza Cavour) e la Moldaunia...
Buona visione, e buon divertimento.

I sapori della memoria | Cardoncelli, uova e agnello, un must del pranzo pasquale

Erbe e verdure selvatiche sono largamente utilizzate nella gastronomia pugliese, e c’è un perché: fino a qualche secolo fa, ampie zone del territorio non erano coltivate, vuoi perché destinate al pascolo, come accadeva nel Tavoliere, vuoi perché impervie, e costituivano pertanto una riserva naturale per i cercatori di erbe spontanee.
A Foggia, c’era chi faceva di quest’attività un lavoro vero e proprio: i terrazzani, che vivevano in  uno dei più antichi quartieri della città, Borgo Croci, ed erano maestri nella raccolta e nella preparazione di tutto quanto di spontaneo e commestibile offrisse la terra. Usavano cibarsi anche di prodotti di difficile commercializzazione, come i “cardoni”, ormai quasi irreperibili al mercato, e simbolo di una cultura culinaria arcaica.
Quando ero ragazzo, i "cardoni" venivano venduti per strada, e ricordo la voce stentorea dell'ambulante che li pubblicizzava urlando: "Cardun attannut", a sottolinearne la freschezza, la fragranza, e la spinosità.
Ma li avrei gustati soltanto qualche anno dopo, quando ho avuto la fortuna e il piacere di far parte della grande e bella famiglia della Pugilistica Taralli.
Il pugilato foggiano ha un buon radicamento negli ambienti dei terrazzani ed affini. E ricordo con struggente nostalgia il rito dei “cardoni” che si celebrava nella palestra “Taralli”.
Al mattino della sera convenuta per il convivio, gli specialisti nella raccolta uscivano alla ricerca delle piante, e se ne tornavano con sacchi e sacchi pieni di questa erba dal sapore fresco e insospettabilmente morbido.

Cinemadessai | Quando il cinema segna un'epoca: I soliti ignoti di Monicelli

I soliti ignoti di Mario Monicelli rappresenta una tappa miliare della storia del cinema, perché a giudizio dei critici sancisce la nascita ufficiale della commedia all’italiana. Lo sfondo della narrazione - la vita quotidiana e l’endemica miseria che coinvolgi i ceti popolari - è lo stesso che ha caratterizzato il neorealismo. Cambia però il tono: la tragedia cede il posto ad una visiona più leggere, divertita e divertente, della realtà.
Nello scrivere il soggetto, Age & Scarpelli si ispirarono alla novella Furto in una pasticceria compresa nell'antologia Ultimo viene il corvo di Italo Calvino e al film drammatico francese Rififi di Jules Dassin. Poi ne scrissero l’irresistibile sceneggiatura - una delle migliori di sempre del cinema italiano - assieme a Suso Cecchi D’Amico e allo stesso Monicelli.
Un gruppo di ladruncoli progetta un ambizioso colpo al Monte di Pietà. Per prima cosa è necessario reclutare gli specialisti, quindi si deve mettere a punto il piano, che prevede di accedere alla “comare”, ovvero alla cassaforte dove sono custoditi i gioielli dati in pegno al Banco sfondando il muro dell’abitazione contigua al Banco, che i ladri credono vuota, ma che è in realtà abitata da due vecchiette. Ma qualcosa va storto…
Nel film tutto fila alla perfezione. Vittorio Gassman, al suo esordio assoluto in un ruolo comincio (il balbuziente er Pantera) è irresistibile, così come Marcello Mastroianni, Renato Salvatori e Totò. Memorabili anche le interpretazioni di Claudia Cardinale, Tiberio Murgia, Memmo Carotenuto Carla Gravina.
La critica non gradì la coraggiosa scelta di Monicelli, di utilizzare in ruoli comici attori “seri”. La stessa produzione pensò a lungo ad Alberto Sordi nel ruolo di Gassman. Ma la vis comica del film ed il suo enorme successo di pubblico (e successivamente anche di critica) sta proprio nella trasformazione di attori noti per aver interpretato ruoli drammatici in maschere della commedia. Secondo il regista Carlo Lizzani, "I soliti ignoti  porta il comico fuori dei confini abituali della farsa acquisendone una propria consistenza cinematografica."
Da vedere e da rivedere, fino a stancarsene.
Stasera, su Rai 3 alle 21.15.
DOMANI
Un film onesto, coraggioso, imperdibile, che ti racconta di una Puglia assai poco scintillante, ma profondamente vera. La gente resta, docufilm di Maria Tilli, racconta di Taranto e del rione Tamburi, il quartiere più inquinato d’Italia, dove sorge l’Ilva, che è la più grossa azienda siderurgica d’Europa e che avvolge rione Tamburi con le sue polveri, costringendo chi ci abita a scegliere tra salute e lavoro, tra i sogni infranti del boom economico e la speranza di miglioramento. C’è chi è andato via, c’è chi ha scelto di restare, di continuare la sua vita sulle macerie del promesse industriali e le sirene di un falso boom economico.

Mister Stroppa come non l'avete visto mai

“Partita ventosa, a tratti sperimentale.” Così Frengo (l’impareggiabile Antonio Albanese) nella seguitissima rubrica che conduceva su Mai Dire Goal (dedicata al Foggia di Zeman) il 4 aprile del 1994 commentava Foggia-Piacenza.
La gara, giocata il sabato precedente, si era conclusa 1-0 per i satanelli. Ecco la cronaca del gol-vittoria nel coloratissimo gergo di Frengo, che nella trasmissione indossava i panni di un tifoso rossonero che parlava un improbabile ma poetico italiano, ed era uno scatenato fan di Zeman: “al quattordicesimo del primo tempo, la tramontana e lo scirocco si sussurravano parole dolci, parole d’amore. Senti sono lo scirocco, senti, sono la tramontana, dobbiamo spingere, ma poco poco? E all’improvviso il nostro eroe, Stroppa Stroppa again again, aiutato dallo scirocco, spingeva la parabolica, infilava il sette della complanare e realizzava un grosso gollonzo”.
Giovanni Stroppa effettivamente segnò il gol vittoria calciando direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo. Ma più stupefacente di quel gesto tecnico che portò i commentatori dell’epoca a parlare di eurogol (potete vedere la splendida rete cliccando qui) è l’esibizione dell’attuale, compassatissimo allenatore rossonero, che in quella puntata di Mai dire gol cazzeggia senza ritegno con lo scatenato Frengo e stop, tra i lazzi della Gialappa’s Band.
Chi l’avrebbe mai detto che quasi venticinque anni dopo Stroppa sarebbe tornato a Foggia per trasformarsi nel serio condottiero che sta realizzando le ambizioni di una squadra, di un sodalizio, di una città? Tra i tanti meriti di Stroppa c’è sicuramente il suo rigore, la capacità di mantenere un invidiabile aplomb anche nei momenti difficili, una serietà indiscussa.
Ma è stato giovane anche lui, e guardatelo qui sotto che cosa combinava assieme ad Albanese e alla Gialappa.
Ma su una cosa Giovanni Stroppa è rimasto identico a quello di tanti anni fa… Allora, come oggi, regala sogni ai foggiani. Grazie, mister...
(E grazie per la segnalazione ai sempre effervescenti amici di Che si dice du Fogge e in particolare a Ciccio che ha riscoperto il filmato d'archivio…)
Qui sotto il video. Guardatelo. Condividetelo. Sbellicatevi dalla risate.

giovedì 13 aprile 2017

Equitalia tortura i contribuenti? Ma no... li perseguita soltanto...

Sono giorni che la vena creativa del nostro disegnatore satirico Madetu va a mille. È così effervescente da creare più di un imbarazzo, sia per quanto riguarda la vignetta da scegliere per l'apertura, sia per quanto riguarda quelle da utilizzare nel rotolo di giornata. Facciamo così: la mettiamo ai voti, come si usava una volta, ai tempi della democrazia?
Vabbè, non dico che dobbiamo fare un'assemblea tutti i giorni per scegliere quali vignette pubblicare e quale innalzare all'onore dell'apertura. Semplicemente, pongo al vostro esame la mia scelta.
Oggi apriamo con una vignetta che, traendo spunto dalla condanna comminata all'Italia per i fatti del G8 di Genova, si sofferma poi su un nervo scoperto dell'opinione pubblica nazionale (Equitalia, ahi ahi). Ma l'ammetto, anche le altre avrebbero meritato di aprire il rotolo, apertura che significa anche finire nel post utilizzato per la diffusione nelle pagine e nei gruppi di facebook.
È particolarmente divertente quella sul sindaco di Foggia, fondata su un gioco di parole sulle opere liriche Norma ed Andrea Chenier, mentre strappa "risate verdi" quella sui sospetti di corruzione alla commissione tributaria. Dulcis in fundo, l'immancabile pensiero per Beppe Grillo e per il suo movimento pentastellato.
Siete d'accordo con la scelta dell'apertura? Commentate, per farlo sapere. Qui sotto, le altre vignette.

Emozione e commozione per la Passione messa in scena dalla Corale S.Alfonso

Foggia ha vissuto un bel gran momento di spettacolo e di fede, domenica scorsa, quando la Corale S.Alfonso ha messo in scena, nella Piazza della Cattedrale, Un uomo di nome Gesù, rappresentazione della Passione di Cristo.
Come si vede nel bel filmato realizzato da Potito Chiummarulo, sempre presente ed efficace quando si tratta di documentare quel che di bello e positivo accade a Foggia, non è stata una pura ricostruzione della Passione, ma una vera e propria messinscena, con tanto di drammatizzazione, coreografie, musiche e canti.
Una esperienza bella e forte, che è stata seguita con emozione e commozione da centinaia di attenti spettatori.
Sono ormai diversi anni che, in occasione della Settimana Santa, la Corale S.Alfonso offre alla cittadinanza la riuscita iniziativa: l’augurio è che l’esperimento possa ulteriormente consolidarsi in modo da diventare un punto di riferimento nel ricco panorama della Settimana Santa in Puglia. Le premesse ci sono tutte. Bravissimi tutti: dalla regista Rosaria Curcetti, all’aiuto regista Antonio Desideri, a Salvatore De Gelidi che ha interpretato Gesù di Nazareth con impressionante pathos, agli attori, ai figuranti, insomma a tutti i componenti del cast.
Qui sotto il video di Potito Chiummarulo, che è anche autore della fotografia che illustra il post. Guardatelo, amatelo, fatelo girare.

La scomparsa del dirigente regionale che sgombrò il Grand Ghetto. L'omaggio di Madetu.

Se n'è andato, improvvisamente e dolorosamente, Stefano Fumarulo, dirigente della Regione Puglia e consigliere di fiducia del presidente Michele Emiliano. Fumarulo, che si era particolarmente e personalmente impegnato per la chiusura e lo sgombero del Grand Ghetto del Tavoliere, è stato colto da un infarto nel garage della propria abitazione barese, mentre si apprestava a prendere l'auto che l'avrebbe portato a Borgo Mezzanone, per partecipare alla manifestazione indetta dalla Cgil e dalla Flai Cgil pugliesi.
Alla Regione Puglia, operando alle dirette dipendente di Emiliano, dirigeva la  Sezione Sicurezza Cittadino, Politiche per le migrazioni ed antimafia sociale.
Il nostro disegnatore satirico, Madetu, e Lettere Meridiane gli rendono omaggio con la vignetta che pubblichiamo qui sotto. Tenera e toccante, che sa un po' di Spoon River. RIP.


Cinemadessai | Quando l'amicizia strappa sorrisi e accende speranze

DOMANI
Se non fossi caduto, non avrei incontrato Abdel e non sarei qui a parlare con voi adesso… Sono state queste parole, pronunciate da Philippe Pozzo di Borgo nel corso nel nostro primo incontro a convincerci a fare di questa storia vera anche se improbabile il soggetto del nostro quarto film.”  Così Eric Toledano e Olivier Nakache descrivono l’atto di nascita di Quasi Amici - Intouchables, la commedia francese uscita in sala nel 2012, che riscosse uno straordinario successo, mettendo d’accordo critica e pubblico.
Dopo un incidente di parapendio che lo ha reso paraplegico, il ricco aristocratico Philippe (François Cluzet) assume Driss (Omar Sy), ragazzo di periferia appena uscito dalla prigione - come badante personale… Per dirla senza troppi giri di parole, si tratta della persona meno adatta per questo genere di  incarico.
L’improbabile connubio genera altrettanto improbabili incontri tra Vivaldi e gli Earth, Wind, dizione perfetta e slang di strada, completi eleganti e tute da ginnastica …
Due universi opposti entrano in rotta di collisione ma, per quanto strano possa sembrare, prima dello scontro finale troveranno un punto d’incontro che sfocerà in un’amicizia folle, comica, profonda quanto inaspettata che li renderà… Intoccabili.
L’interpretazione di Cluzet e Sy è magistrale, la regia di Toledano e Nakache sicura, la scrittura intensa, il ritmo serrato. Un film da non perdere. Stasera, alle 21.10, su Canale 5.
DOMANI
I soliti ignoti di Mario Monicelli rappresenta una tappa miliare della storia del cinema, perché a giudizio dei critici sancisce la nascita ufficiale della commedia all’italiana. Lo sfondo della narrazione - la vita quotidiana e l’endemica miseria che coinvolgi i ceti popolari - è lo stesso che ha caratterizzato il neorealismo. Cambia però il tono: la tragedia cede il posto ad una visione più leggere, divertita e divertente, della realtà.

Perché il Lecce ha perso, e il Foggia ha vinto il campionato

Con Matera-Lecce in programma sabato prossimo, si chiudono le sfide dirette tra le “grandi” del girone C di Lega Pro, e si definisce la classifica avulsa che, a questo punto, ha un valore puramente accademico in quanto il distacco tra l'una e l'altra di quelle che all’inizio del torneo erano ritenute le prime della classe è ormai piuttosto accentuato, e sembrano improbabili sconvolgimenti dell’ultima ora. Tra il Foggia che è primo e la Juve Stabia che è quarta, c’è una differenza di ben 23 punti. Tra il Lecce, secondo alle spalle di Foggia con 6 punti di distacco, e il Matera che l’insegue al terzo posto, i punti di differenza sono undici, per cui lo scontro diretto tra le due squadre ha valore soltanto per  i salentini che stanno disperatamente inseguendo la capolista.
Però gli scontri diretti hanno avuto un loro peso nel disegnare la classifica del girone. O, più precisamente, avrebbero potuto essere determinanti se il Lecce avesse saputo approfittare di un calendario favorevole e, in particolare, del “peso” degli incontri diretti che lo ha nettamente favorito rispetto al Foggia.
Ma che significa “peso” di uno scontro diretto? Una partita non è forse uguale a un’altra? Non è proprio così. È molto più complicato affrontare una diretta concorrente se ce l’hai a pari punti o con un esiguo distacco. Mentre è tutt'altra cosa la partita si gioca quando le due squadre sono separate da un gap consistente.
Come vedremo tra breve,  cifre alla mano, il Lecce ha dovuto affrontare scontri diretti meno duri rispetto al Foggia, ma non è riuscito ad approfittarne.
Ma procediamo per ordine. La sfida di Matera sarà decisiva anche per definire la classifica avulsa, che - è il caso di ribadirlo - ha ormai un valore esclusivamente statistico.
Al momento in testa c’è il Foggia con 11 punti. frutto di 3 vittorie, 2 pareggi ed una sconfitta. Segue il Matera ad 8 punti (2 vittorie, 2 pareggi, una sconfitta), quindi a 7 punti il Lecce, e chiude la classifica la Juve Stabia, con 4 punti.
Detto per inciso, la sola squadra che può insidiare il primato rossonero in questa speciale classifica è il Matera, ma credo proprio che sabato prossimo una eventuale vittoria dei lucani sarebbe festeggiata dai tifosi del Foggia, perché potrebbe significare la certezza matematica della promozione, con tre turni di anticipo rispetto alla fine del torneo…
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