sabato 18 marzo 2017

Cinemadessai | Martone racconta quell'Italia che non si è mai unita

OGGI
È un tour de force, visto l’orario di messa in onda (alle 2.00 di stanotte, su Rai 3) e la durata (170, con tagli sostanziali rispetto alla versione originale presentata a Venezia, che raggiungeva i 204’) ma vale la pena non perderlo, Noi credevamo, di Mario Martone, che FilmTv definisce come “ un affresco di cupo e impassibile nitore che ci fa ascoltare il passo della Storia attraverso il sussurro del complotto, l’inganno della politica, la perennità del dominio sociale. Un coro possente in un teatro antico e secolare dai velluti consunti, gli specchi opachi, le macchie d’umido sulle pareti, che intreccia voci e volti di Toni Servillo, Luca Zingaretti, Valerio Binasco e Luigi Lo Cascio, sopra tutti gli altri.”
Girato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il film racconta la storia di tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’Unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche.
Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.
Un film, una storia, una denuncia, che, manco a dirlo, sono ancora di straordinaria attualità.
DOMANI
Film epico, ma nello stesso tempo gradevole, emozionante, acceso dalla indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone, Mission conquistò a sorpresa la Palma d’oro al Festival di Cannes. Scritto da Robert Bolt e David Puttnam, e diretto da Roland Joffé, il film racconta una storia di colonialismo e di sfruttamento.
Le missioni dei gesuiti in Sud America, che costruiscono comunità autosufficienti assieme agli indios, infastidiscono i coloni spagnoli e portoghesi, che non hanno più la possibilità di ridurre in schiavitù gli indigeni.
Padre Gabriel e Rodrigo Mendoza, interpretati rispettivamente da Jeremy Irons e da Robert De Niro, risalgono le cascate del fiume Iguazu per prendere contatto con le tribù indios che vivono nel cuore del Paranà. Padre Gabriel è un missionario gesuita, Mendoza, un cacciatore di schiavi che ha ucciso per gelosia il proprio fratello e che si redime grazie all’amicizia con il sacerdote. Il loro obiettivo, condiviso dai superiori, è quello di tentare di creare un sistema comunitario dove per gli indigeni sia possibile vivere senza essere sfruttati.
Ma l’ambizioso progetto dovrà fare i conti con le politiche colonialiste di Spagna e Portogallo, che porteranno alla decisione di chiudere le missioni dei gesuiti. Gli indios rifiutano di lasciare le terre di São Miguel das Missões e decidono di combattere per difenderle, guidati da Mendoza, divenuto amico di un bambino del villaggio. Si arriverà fino alle estreme conseguenze.
Oltre alla Palma d’oro a Cannes, Mission conquistò numerosi riconoscimenti: Grand Prix tecnico allo stesso Festival di Cannes; Oscar per la Migliore fotografia a Chris Menges, Golden Globe per la Migliore sceneggiatura a Robert Bolt e per la Miglior colonna sonora a Ennio Morricone.
Domani sera, alle 21.10, su Rai Storia.

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