giovedì 2 marzo 2017

L'idea di parco di Sabino Acquaviva

Teresa Maria Rauzino sollecita un mio commento al documento presentato dai sindaci del Gargano sul futuro del Parco.  Per il momento vorrei riflettere sul metodo, più che sul merito.
La vigilia del rinnovo dei vertici del Parco ha registrato, questa volta più che nelle precedenti occasioni, un'atmosfera nuova, e positiva. Del Parco, finalmente si è ricominciato a parlare, e si è avviato un confronto ampio e partecipato su quel che l'area protetta e l'ente che la governa potranno essere nei prossimi anni.
A conferma di quest'aria nuova e di questa diversa tensione ideale, c'è anche la formulazione della terna dei candidati sottoposta al Ministero dell'Ambiente (che, come si sa, ha l'ultima parola nel senso che designa il presidente dell'Ente Parco), nella quale i sindaci della Comunità del Parco hanno raccolto le istanze giunte da una parte della cittadinanza.
Il metodo, insomma, è quello giusto e sarebbe auspicabile che, indipendentemente dalle decisioni del Ministero, e da chi sia il futuro presidente, si continui a discutere, a partecipare e ad appassionarsi.
Il documento-piattaforma stilato dai sindaci mi sembra molto interessante quanto agli obiettivi: perché possano essere perseguiti e raggiunti con successo non sarà secondario il metodo.
Nella risposta alla discussione che si è avviata sul social, invitavo a "tornare a Sabino Acquaviva" l'indimenticabile sociologo che del Parco è stato il promotore e, in un certo senso, l'ideologo. Lettere Meridiane darà un contributo in questa direzione, pubblicando gli scritti più significativi di Acquaviva.
A cominciare da quello, apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 3 giugno del 1981, che Acquaviva scrisse all'indomani del Convegno svoltosi a Manfredonia che sancì ufficialmente l'avvio del percorso politico, sociale e culturale. Importanti ed ancora attualissime le riflessioni che il sociologo svolge sul rapporto tra parco e sviluppo.
Il convegno era stato promosso dalla Provincia e da un'altrettanto indimenticabile personaggio che con Acquaviva può essere ritenuto fondatore e padre del Parco: l'allora giovanissimo e coraggioso assessore provinciale al turismo e all'ambiente, Matteo Fusilli.
L'articolo (il cui ritaglio digitale potete scaricare cliccando qui) uscì con il titolo che segue, evidenziato in corsivo. Buona lettura.
* * *
Mentre cominciano a dissiparsi gli equivoci ed a chiarirsi gli orientamenti 

Per il parco qualcosa che si muove 

Il progetto si integra alla perfezione con il piano di sviluppo predisposto dalla Comunità montana
di Sabino Acquaviva
Finalmente qualcosa si muove per il parco naturale del Gargano. Vi sono gruppi organizzati e persone fino a ieri di diverso orientamento, che cominciano a pensare insieme al futuro di questa penisola. È evidente che il convegno di Manfredonia sullo sviluppo e la salvezza del Gargano ha dissipato molti equivoci e chiarito meglio chi e perché è contro il parco naturale.

Le categorie di persone che non vogliono il parco sono due anzitutto coloro che hanno interessi economici da difendere, o meglio coloro che utilizzano il Gargano come una colonia da saccheggiare con l'alibi di aiutarlo a svilupparsi.
In secondo luogo coloro che, ormai contro l'evidenza, ritengono che il parco sia in opposizione ai progetti di sviluppo della «montagna del sole». Con i primi, ovviamente non c'è dialogo anzi, bisogna guardarsene per evitare che finiscano per dividere e mettere gli uni contro gli altri coloro che vogliono insieme la tutela e lo sviluppo del Gargano. I nemici del parco sono sempre gli stessi: coloro cui sono imputabili i maggiori guasti archeologici, naturalistici, paesaggistici. Sono quelli che hanno distrutto le dune, spianato colline, distrutto o messo in pericolo boschi. Inquinato e saccheggiato le aree costiere, rovinato gioielli archeologici, interrato paludi e via dicendo. Dunque non dialoghiamo con costoro, sarebbe inutile, limitiamoci a combatterli con la legge e i progetti per il futuro della «montagna del sole».
Quello che non manca di stupirmi è invece l'opposizione e la perplessità di alcuni fra coloro che vogliono lo sviluppo del Gargano. Parco, nei termini in cui il concetto è stato posto a Manfredonia (e ormai la cosa mi sembra sia chiara a tutti), vuol dire sviluppo. Anzi, significa coinvolgere nello sviluppo anche quei centri dell'interno che sin qui sono rimasti fuori della crescita economica, oppure che hanno raccolto soltanto le briciole.
Ma come fanno certuni a sostenere che il progetto del parco contraddice i progetti di sviluppo? Mi sono letto con cura il «piano» predisposto dalla Comunità Montana e non ho visto contraddizioni fra le due iniziative. Insomma il piano di sviluppo del Gargano della Comunità non soltanto non è in contraddizione con il parco ma al contrario, le due iniziative possono integrarsi e sostenersi l’una con l'altra. L’ente parco, con poteri indubbiamente superiori a quelli di una comunità montana può diventare un efficace strumento di realizzazione dei fini proposti dalle due filosofie, quella dello sviluppo e quello della tutela della natura. II parco prevede infatti un’area di tutela prevalentemente a bosco, nell’interno del Gargano destinata a diventare una riserva di grande attrazione naturalistica capace, una volta istituito il Parco, di richiamare i milioni di turisti. Questi turisti avranno bisogno di vaste aree attrezzate per accoglierli nel comuni dell’interno, come San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Montesantangelo, Sannicandro, Cagnano Varano, eccetera il che significa portare il turismo, il turismo di massa, in comuni che altrimenti sarebbero inesorabilmente tagliati fuori. Per non dire della coltivazione dei boschi, dello sviluppo dei pascoli, degli allevamenti, insomma di tutte le iniziative che sono già nel progetto della Comunità Montana. L’ente parco finisce insomma per essere una sorta di Comunità Montana dilatata, con più ampi poteri che estende la sua giurisdizione su un territorio più vasto e che coopta al suo interno altri enti esistenti nell’area prevista dal parco. Allora c’è da chiedersi: perché alcuni di coloro che vogliono il progetto di sviluppo predisposto dalla Comunità non vogliono il Parco? Semplicemente perché non si sono ancora resi conto del significalo della parola «parco naturale», applicata al contesto garganico. Non hanno compreso che il progetto per il Parco è un originale strumento di pianificazione armonica dello sviluppo e della tutela ambientale. Un'iniziativa unica che, probabilmente potrà essere esemplare in Italia.
Infatti, la legge che si tenta di predisporre vuole armonizzare l'intervento nell’ambito di un territorio polivalente quant’altri mai. In cui tutela e sviluppo costiero urbano montano, silvo-pastorale agricolo, si integrano I’un l’altro. Di solito fare un parco significa individuare una zona più o meno ristretta da difendere dall’assalto dell'uomo contenendola al flusso turistico. Nel Gargano, come è ormai chiaro a tutti, il discorso e molto più ampio: si vuole stimolare lo sviluppo, ma questo in maniera flessibile all’interno di una zona da tutelare: insomma la tutela ambientale diventa uno strumento di sviluppo.
Il Parco del Gargano, se realizzato, conterrebbe dunque in se molti primati. Anzitutto l'estensione: sarebbe il più grande d’Italia. In secondo luogo, sarebbe certamente il parco con il più grande flusso di visitatori turisti. In terzo luogo, sarebbe un’iniziativa pilota di tutela e sviluppo coordinati: insomma una forma originalissima di pianificazione territoriale che, se applicata con successo, potrebbe poi essere replicata in altre  parti d'Italia.
Ma il Parco del Gargano deve essere realizzato non soltanto perché armonizza sviluppo e tutela ambientale o perché è un esperimento di avanguardia capace di numerosi primati, ma anche perché è voluto da masse di gente sempre più numerose, Lo dobbiamo dunque, questo parco, a coloro che vogliono il benessere delle popolazioni del Gargano e non il loro sfruttamento speculativo. Lo dobbiamo ai giovani di tante associazioni che sono saliti — e salgono — sulle montagne per individuare specie animali e vegetali in estinzione, per controllare che i boschi siano protetti e salvati, per denunciare l guasti. Lo dobbiamo ai lavoratori che non debbono essere costretti ad emigrare e che da questo piano e parco possono essere aiutati a restare nel paese in cui sono nati. Lo dobbiamo a quelli che hanno portato a Manfredonia da tutta la Puglia il loro entusiasmo in occasione del recente convegno. Dunque la battaglia per il parco del Gargano continuerà: le file di coloro che vogliono il parco si vanno ingrossando. Se si continua così, forse diventeranno una massa popolare capace di superare ogni ostacolo. Ci auguriamo che le forze politiche di ogni colore ed orientamento collaborino con noi in questa battaglia per salvare ed aiutare a crescere una delle parti più belle, più antiche e più neglette d’Italia.
Sabino Acquaviva

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