martedì 25 aprile 2017

Walter Zironi, attaccante foggiano, partigiano morto per la libertà

Walter Zironi
“Da poveri vissero, da poveri lottarono, da poveri morirono, per noi alla patria lasciarono in eredità l’onore, agli immemori il disprezzo della storia”. Così l’amministrazione comunale di Sassuolo il 12 ottobre del 1947, tre anni dopo l’eccidio, ricordò il sacrificio di Zironi Walter e dei suoi undici compagni partigiani (nove dei quali di Sassuolo, come lui): “insulto agli uomini e alla natura, in questo luogo il 12-10-1944, capestro e piombo nazifascista piegarono i corpi, non lo spirito dei partigiani sassolesi.”
Fino all’anno prima, Walter aveva inseguito altri sogni ed altre speranze. In particolare, sognava di portare il Foggia in serie B. Una famiglia con il bernoccolo del calcio, gli Zironi: il fratello maggiore Otello, anche lui attaccante, aveva giocato in serie A con il Modena e con la Lazio.
Prima di approdare a Foggia, anche Walter aveva assaporato l’ebbrezza della serie A, giocandovi alcune partite col Livorno durante il campionato 1940-41. Arrivò a Foggia due anni dopo, acquistato dal presidente rossonero Alceo Gigli, che lo prelevò dalla Salernitana che giocava in serie C. Proprio a Foggia e col Foggia, agli ordini dell’allenatore Angelo Benincaso, Walter avrebbe scritto le pagine migliori della sua breve carriera calcistica, stroncata, come abbiamo già detto, da eventi che con lo sport e il calcio non aveva nulla a che fare.
Gli attaccanti del Foggia della stagione 1942-1943:
Lischi, Zironi, Bertè, Mirabello e Lotti
Nella compagine rossonera, giocò 19 partite, segnando 7 reti. Il Foggia disputava il girone M della serie C e concluse il torneo al quarto posto, dietro Lecce (che venne ammesso alle finali, ma non riuscì a centrare l’obiettivo della promozione), Taranto e Cosenza.Non ci sono molte notizie su questo personaggio che andrebbe meglio conosciuto e valorizzato. Ecco quelle che sono riuscito a reperire.

Il 22 novembre del 1942, Zironi, schierato con il numero 8 (e con una insolita maglia viola che venne indossata quella domenica dal Foggia) pur non andando i gol, è protagonista della rimonta rossonera a spese del Taranto che si concluderà con il 2 a 1 per il Foggia. Di quella partita il cronista annota che Zironi “non è il solito abituale insidioso attaccante” che il pubblico si era abituato a vedere, ma il suo cambio di passo della ripresa è determinante per la vittoria rossonera, dopo che un bolide tirato in porta dallo stesso attaccante era stato neutralizzato con un mezzo miracolo dal portiere tarantino Schiffini.
Il 10 gennaio del 1943, Walter fu protagonista della sfida di vertice che vide il Foggia affrontare allo Zaccheria (che non si chiamava ancora così...) il Cosenza. In un incontro ampiamente condizionato dall’arbitro che annullò due gol al Foggia e negò due evidenti rigori, Zironi segnò il gol dell’uno a uno (risultato con cui la partita si concluse) su calcio di rigore, con un tiro angolato che il portiere calabrese Galliani riuscì solo a sfiorare, prima che il pallone oltrepassasse la linea bianca.
La stele fatta erigere dal Comune di Sassuolo
Zironi era il rigorista ufficiale del Foggia, ma la sua abilità dagli undici metri non si confermò la domenica successiva quando i satanelli andarono in trasferta al Littorio di Taranto per incontrare la Pietro Resta, che si sarebbe successivamente trasformata in Arsenale Taranto. Zironi sbagliò il tiro dal dischetto che avrebbe portato il Foggia in parità, al 45’ del primo tempo. I rossoneri riuscirono comunque a pareggiare nella ripresa, con un bel tiro di Bertè, e potevano anche vincere, ma quel giorno la porta tarantina risultò stregata per i rigoristi. L’arbitro fischiò un altro penalty a favore del Foggia.  L’allenatore designò a batterlo non più Zironi, ma il terzino Ponzanibbio, il cui tiro finì tra le braccia del portiere Loi.
Il 14 febbraio fu una rete di Zironi ad aprire la goleada (5-0) con cui i rossoneri subissarono il Barletta. È appena il 5’ quando l’attaccante foggiano “con abile finta - scrive il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno - inganna con forte tiro il portiere avversario.” Qualche minuti dopo l’attaccante viene colpito duro da un difensore barlettano, si fa male al polpaccio ed è costretto a restare fuori dal campo per una ventina di minuti.
Finisce il campionato e, l’attività agonistica viene sospesa a causa della guerra. L’Italia sta per diventare essa stessa teatro bellico. Zironi non fa in tempo a vedere Foggia sventrata dalle bombe e dalle incursioni aeree degli alleati. Torna nella sua Emilia, che non è più Italia, ma Repubblica Sociale Italiana, dove partecipa al campionato di guerra voluto dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, indossando la casacca del Modena.
Vi presero parte soltanto le squadre dell’Alta Italia, e la legittimità di questo campionato, vinto dallo Spezia, è stata al centro di roventi polemiche. Le finali del campionato si svolsero nella estate del 1944, e dopo davvero non ci fu più tempo di pensare al calcio e allo sport.
In Walter Zironi scattò la molla dell’orgoglio, l’anelito per la libertà. Scelse la clandestinità unendosi alla Resistenza.
Tra le montagne emiliane faceva freddo, la notte del 12 ottobre del 1944. Casa Gatti veniva ritenuta un rifugio sicuro dai partigiani, in quanto sorgeva in una posizione strategica, nella campagne di Manno di Toano, poco dopo il corso del fiume Secchia nei pressi di un mulino. Là era accantonato il distaccamento Bertoni, composto quasi esclusivamente da giovanissimi sassolesi, con poca esperienza di lotta armata.
Gli uomini stavano però tranquilla. Casa Gatti veniva ritenuta inespugnabile, perché si poteva raggiungerla soltanto da un canalone, sconosciuto ai nazisti, e noto soltanto agli abitanti del posto. Qualcuno dovette fare la soffiata.
I soldati nazisti circondarono Casa Gatti con le armi in pugno proprio mentre a fare il turno di guardia c’era Walter Zironi. Ormai non più attaccante, non più calciatore. Soltanto un ragazzo che difendeva la libertà. Zironi reagì, ma fu freddato dai colpi dei mitra tedeschi. Fu il primo a cadere ma riuscì a salvare la vita di alcuni suoi compagni che avvisati dall'allarme e dagli spari, come scrive Ermanno Gorrieri ne La Repubblica di Montefiorino, "riuscirono a salvarsi fortunosamente, fuggendo o nascondendosi.
"Dieci giovani partigiani, sorpresi nel sonno, mancando dell’esperienza necessaria in quei frangenti data l’ età, si arresero: Luigi Cervi (18 anni), Nino Fantuzzi (20 anni), Enrico Gambarelli (24 anni), Walter Gandini (20 anni), Alete Pagliani (22 anni), Vittorio Roversi (19 anni), Francesco Spezzani (18 anni), Vincenzo Valla (34 anni), Mario Veroni (24 anni ), sassolesi, e Clodoveo Galli (43 anni) di Gorizia."
"Quattro vennero fucilati sul posto; gli altri sei furono condotti a Villa Gherardini di Manno dove furono torturati orrendamente e poi impiccati ad alcuni alberi con fili di ferro strappati dai filari delle viti."
I sogni calcistici di Walter Zironi finirono così, nella fredda notte emiliana del 12 ottobre del 1944, a Casa Gatti. Chissà se sarebbe diventato un grande attaccante, se non fosse stato strappato alla vita dalla barbarie nazista. Forse no, forse sì. Non potremo mai saperlo. Ma una cosa possiamo dirla, e con orgoglio: questo ragazzo che ha indossato con onore la maglia rossonera, è stato sicuramente un grande uomo, un eroe.
Geppe Inserra

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