mercoledì 31 maggio 2017

Cinemadessai | Virzì dolce e amaro ne La prima cosa bella

OGGI IN TV
Stasera alle 21.10, La5 manda in onda La prima cosa bella, commedia particolarmente rappresentativa del cinema di Paolo Virzì, tenue, delicata, ma anche graffiante. Con un bel cast composto da Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli e Claudia Pandolfi, il film racconta, sulle note della canzone portata alla celebrità dal cantautore di Zapponeta, Nicola Di Bari, la vita di Anna (interpretata da giovane da Micaela Ramazzotti e da adulta da Stefania Sandrelli) e della sua famiglia, dalla sua elezione a miss Pancaldi - da nome del lido balneare presso cui la famiglia trascorreva le vacanze estive - fino alla sua morte. Molto efficace Mastandrea nel ruolo di Bruno, figlio di Anna che torna a Livorno al capezzale della madre morente.
Candidato italiano all'Oscar 2011 per il miglior film straniero, La prima cosa bella  fece incetta di premi: tre David di Donatello (per la sceneggiatura, l'attrice protagonista, Micaela Ramazzotti, e l'attore protagonista, Valerio Mastandrea) e quattro Nastri d'Argento (per il regista del miglior film, la sceneggiatura, l'attrice protagonista, Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli, e i costumi. Da non perdere. Qui sotto il trailer.

Basta piangersi addosso, facciamo squadra: è l'ora della mobilitazione

Una volta tanto, tutti insieme. Il sindacato e i lavoratori, la società civile, i consiglieri comunali e provinciali e i politici (non molti, per la verità) più sensibili ed attenti ai temi dello sviluppo. Ma al di sopra degli schieramenti. Da incorniciare c’è l’aspetto autenticamente unitario della manifestazione di protesta indetta da Cgil, Cisl e Uil, svoltasi questa mattina sul piazzale della stazione.
“Non basta lamentarsi, il territorio deve mobilitarsi”, era lo slogan lanciato dalle organizzazioni sindacali confederali per chiamare alla mobilitazione territoriale unitaria tutti gli attori sociali, politici ed istituzionali della provincia, per contrastare le politiche regionali dei trasporti messe in atto da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e Trenitalia, considerate penalizzanti per gli utenti foggiani.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata rappresentata dalla decisione di Trenitalia di dare il via al treno veloce Bari-Roma (e ritorno) utilizzando la bretella di Incoronata.
Il treno da Bari per Roma passerà praticamente sotto il cavalcavia di via Bari senza entrare e sostare nella stazione di Foggia. Una beffa e uno schiaffo a Foggia anche perché gli accordi a suo tempo sottoscritti prevedevano che il “baffo” fosse utilizzato soltanto per il traffico merci. "La Capitanata non va bypassata - hanno detto i segretari generali, Maurizio Carmeno, Emilio Di Conza e Gianni Ricci  - per il rispetto della centralità del territorio e per rafforzare il sistema pubblico dei collegamenti dalla Puglia al resto del Paese".
"Le forze politiche, economiche e sociali devono reagire con fermezza - hanno aggiunto - per il bene di un territorio che rischia la desertificazione ed il conseguente abbandono da parte di chi deve integrare la Capitanata, la Puglia e il Mezzogiorno al resto del Paese".

In finale a Polignano il libro che racconta il cuore di Foggia

Più vado avanti nella lettura, più Papaveri rossi - il soffio caldo del favonio di Giuseppe Messina mi strugge e mi conquista. Le pagine intense di Giuseppe, intrise di un realismo magico che ricorda molto Anna Maria Ortese, mi fanno ritrovare e rivivere la Foggia di una volta: quella città dignitosa e austera che, uscita dalla tragedia della guerra, costruiva il suo futuro attraverso il rispetto della persona, la consapevolezza della propria dimensione comunitaria che fa d’una città qualcosa di più di un posto dove si abita e si mangia e si dorme.
Con sorpresa, ritrovo personaggi, come il Signor Pastarella cui Messina dedica un riuscitissimo capitolo, di cui mi parlava mio padre, era scomparso nell'album dei ricordi d'infanzia, ed eccolo ritrovato, vivo, sgargiante nel suo abbigliamento sempre sopra le righe.
La capacità affabulatoria di Messina è tale che fa rivivere, più che ricordare. La memoria non si dipana in nostalgia, diventa epopea.
Tra i diversi libri su Foggia che ho letto, questo è quello che potrei più giustamente definire “di” Foggia, ché il capoluogo della Daunia non è argomento, ma protagonista, così come il suo vento caldo, il favonio che fa vibrare i papaveri rossi, e la sua gente, le sue strade, i suoi luoghi.
Messina dichiara senza reticenze il suo obiettivo, scrivendo che la vita è una favola lunga che non finirà mai finché resterà nel ricordo, finché sarà "la memoria."
“Per questo - scrive Giuseppe - , ho pensato di scrivere una parte della mia favola, della mia vita e della mia avventura, con la speranza che molti possano rivivere anche solo una parte della propria favola, della propria vita e della propria avventura con un po’ di serenità e un po’ di dolcezza e ritrovare il fascino dell’affabulazione, questa volta, scritta.”
Mai obiettivo è stato raggiunto in modo così coinvolgente.
Vivere la propria vita come storia e come favola, ecco la suggestione, ecco la ragione del nodo alla gola che avverto ad ogni pagina, ecco il regalo inatteso che giunge alla città di Foggia dal libro di Messina, che si sta segnalando all’attenzione della critica nazionale, ed è in corsa per il prestigioso festival che si svolge a Polignano a Mare, "Il libro possibile".
Sarebbe bello se vincesse, perché a vincere sarebbe tutta la città. Per questo Giuseppe mi perdonerà della bizzarra illustrazione che illustra questo post, e che mischiando il sacro della letteratura al profano del "pallone", utilizza uno slogan caro a tifosi rossoneri per invitare amici e lettori di Lettere Meridiane e tutti i foggiani che hanno cara la loro amata città a votare.
C'è di tempo fino a domani, 1 giugno, e si può votare una volta al giorno. (Quindi può e deve votare anche chi ha già votato).
Contribuiamo alla volata finale, fino al novantesimo!
Per votare andare a questa pagina web e quindi cliccare sul pulsante "votare". Ripeto, si può votare una volta al giorno, quindi fatelo oggi e domani, e condividete il post, invitando i vostri amici a votare.
Geppe Inserra

martedì 30 maggio 2017

Cinemadessai | Magnifica presenza di un Ozpetek che non t'aspetti

Magnifica presenza è stato ritenuto da diversi critici l’opera migliore di Ferzan Ozpetek, che in questo film mette da parte le tematiche che avevano contraddistinto le sue opere precedenti, prendendo le distanze da quella attenzione al privato che rappresentava il suo marchio d’origine, per realizzare una commedia sospesa tra surrealismo e fantasia, in cui si alternano con efficace tensione narrativa emozioni, complicità, distacco.
La storia è del tutto nuova ed originale per il regista italo-turbo, qui molto efficacemente coadiuvato da un cast di notevole calibro: Elio Germano, Paola Minaccioni, Beppe Fiorello, Margherita Buy, Vittoria Puccini.
Al centro della storia c’è Pietro, che ha 28 anni, arriva a Roma dalla Sicilia con un unico grande sogno: fare l’attore! Tra un provino e l’altro sbarca il lunario sfornando cornetti tutte le notti. È un ragazzo timido, solitario e l’unica confusionaria compagnia è quella della cugina Maria, praticante in uno studio legale dalla vita sentimentale troppo piena.
Dividono provvisoriamente lo stesso appartamento legati da un rapporto di amore e odio in una quotidianità che fa scintille, fino a quando Pietro non trova, finalmente, una casa tutta per sé, un appartamento d’epoca, dotato di un fascino molto particolare.
Pietro non vede l’ora di cominciare la sua nuova esistenza da uomo libero, ma la felicità dura solo pochi giorni: presto cominciano ad apparire particolari inquietanti. È chiaro che qualcun altro vive insieme a lui.
Ma chi? L’appartamento è occupato, ospiti non previsti disturbano la sua tanto desiderata privacy… Sono misteriosi, eccentrici, elegantissimi, perfettamente truccati. Si scatenano mille ipotesi e mille tentativi di sbarazzarsi di queste ingombranti presenze, ma poco a poco lo spavento iniziale lascia il posto alla curiosità, alla seduzione reciproca, ad emozioni comuni che creano un legame profondo tra i forzati coinquilini.
Con loro Pietro condivide desideri e segreti, crede in loro e loro credono in lui come nessun altro fuori da quella casa…
Tre Nastri d’Argento nel 2012: miglior soggetto a Ferzan Ozpetek, miglior colonna sonora a Pasquale Catalano, migliori costumi ad Alessandro Lai. Un film intenso, che vale la pena vedere. Stanotte, alle 0.50, su RaiMovie.

Foggia in piazza contro il treno veloce Bari-Roma. Ma in ordine sparso.

Foggia scende in piazza contro il “treno veloce” Bari-Roma che taglia fuori la stazione di Foggia, utilizzando quella "bretella" di Incoronata che, secondo gli accordi a suo tempo sottoscritti, avrebbe dovuto servire solo per le merci e non anche per i passeggeri.
La manifestazione di protesta, che si svolgerà domani 31 maggio nel piazzale della Stazione Ferroviaria, è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil, “per contrastare - come si legge in una nota diffusa dalle organizzazioni sindacali - le politiche regionali dei trasporti messe in atto da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e Trenitalia, considerate penalizzanti per gli utenti foggiani”.
Secondo i segretari generali, Maurizio Carmeno (Cgil), Emilio Di Conza (Cisl) e Gianni Ricci (Uil) “le forze politiche, economiche e sociali devono reagire con fermezza per il bene di un territorio che rischia la desertificazione ed il conseguente abbandono da parte di chi deve integrare la Capitanata, la Puglia e il Mezzogiorno al resto del Paese".
I sindacati rilanciano dunque la sfida, sottolineando che “è necessario ripartire dai grandi temi come le infrastrutture, i trasporti, la mobilità per ridare slancio al territorio e consentire una crescita sociale, produttiva, economica, occupazionale e di sviluppo”.
Come già detto, nel mirino della protesta sindacale c’è, in particolare, la decisione di Trenitalia di escludere la stazione di Foggia dal transito dei treni veloci verso Roma, in violazione dei patti stipulati dalla stessa società con le parti sociali ed istituzionali del territorio. “La Capitanata non va bypassata - rilevano Carmeno, Di Conza e Ricci - per il rispetto della centralità del territorio e per rafforzare il sistema pubblico dei collegamenti dalla Puglia al resto del Paese”.
L’iniziativa dei sindacati è sicuramente importante, perché ha il pregio di portare la protesta in piazza, superando la logica dei tavoli di concertazione che finora non ha prodotto nulla di concreto, risolvendosi anzi in una beffa (lo dimostra proprio la vicenda degli accordi disattesi, e del “baffo” costruito per le merci ma poi utilizzato per i passeggeri). Ma l’impressione è che il territorio continui a procedere in ordine sparso, com’è già successo per altre vertenze (come l’aeroporto Lisa).
La protesta del sindacato si aggiunge a quelle espresse negli scorsi giorni dal sindaco di Foggia, Franco Landella, e dal presidente della Camera di Commercio, Fabio Porreca. Ma sembra non esserci una proposta alternativa condivisa, il che rende facile il gioco di Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia.
Il consiglio comunale di Foggia ha approvato una proposta organica per il rilancio del nodo ferroviario di Foggia (che potrebbe diventare un hub intermodale, anche attraverso la costruzione di una seconda stazione proprio sulla famigerata bretella).
La proposta (che era all’esame del consiglio provinciale nella seduta di oggi, ma è stata rinviata alla prossima seduta) è stata trasmessa alla Regione e all’azienda ferroviaria, ma non sembra aver ancora trovato il necessario ed auspicabile sostegno del “territorio”. Al momento, a schierarsi apertamente a favore è solo il sindacato autonomo Fast Confsal che in una nota scrive: “È l’unico progetto (ad alta redditività socio-economica) possibile, l’unico presentato, l’unico che potrà permettere alla Capitanata, e a tutto il resto della Puglia e di gran parte della Basilicata, di essere in rete garantendo così ai propri cittadini e alle imprese un’accessibilità territoriale ed un sistema integrato di mobilità veloce, sostenibile ed al passo coi tempi”.

La Puglia o le Puglie? Quando sbagliano perfino i geografi

La cosa che mi fa più rabbia dei detrattori della Moldaunia (ovvero del possibile accorpamento della Capitanata col Molise) è questa derubricazione di una idea comunque coraggiosa ad una sorta di iniziativa folcloristica, irragionevole, storicamente infondata. Preciso che se - come democrazia esigerebbe - si potesse e si dovesse votare in un referendum che rimetta al giudizio popolare se restare in Puglia o andarsene in Molise, sceglierei comunque la Puglia. Ma non sarebbero quattrini sprecati come sostengono lorsignori del “tutto va bene”, sempre e comunque. Perché l'iniziativa referendaria servirebbe almeno a far capire ai governanti regionali che il problema della Puglia anziché le Puglie, ovvero di una regione che diventi finalmente “una” e si chiami al singolare anziché al plurale, è una questione dannatamente concreta, ma del tutto rimossa nella coscienza dei pugliesi, così come quella di uno sviluppo equilibrato dell’intero territorio regionale e del superamento della competizione esasperata tra i diversi territori, che sta avvelenando l’idea stessa della Puglia come regione “una” (vero, sindaco Decaro?)
Le spinte scissionistiche che caratterizzano alcuni territori pugliesi non sono il frutto di mal di pancia dei foggiani o dei tarantini ma di questi problemi, che vengono da lontano e che vanno in qualche modo cercati nella stessa natura geografica della Puglia: lunga, e per ciò difficile da declinare come entità unitaria, omogenea.
A lorsignori che rimuovono il problema facendo spallucce (ma anche a tutti gli altri pugliesi, contenti di vivere in questo meraviglioso lembo d’Italia e convinti, come chi scrive, che dalla declinazione della Puglia "una ed unitaria" trarremmo giovamento tutti) suggerisco di guardare con attenzione la rara carta, disegnata da Jacopo Castaldi tra il 1561 e il 1566 che apre il post. Secondo gli studiosi, rappresenta la prima carta a stampa della Puglia, intesa come regione geografica.
Non vi accorgete che c'è qualcosa di strano?

lunedì 29 maggio 2017

Cinemadessai | I migliori film italiani? Vengono trasmessi la notte...

OGGI
Alla sua uscita in sala, Diciotto anni dopo, opera prima di Edoardo Leo mi colpì non poco, per il garbo della pellicola, sospesa tra commedia e dramma, e per l’efficacia dell’approccio “on the road”, nonché per la simpatia dello stesso Leo come attore, qui affiancato con eccellenti risultati da Marco Bonini (che è anche co-sceneggiatore e che è noto al pubblico delle sale d’essai per essere produttore indipendente) , e da un cast di peso, che comprende Sabrina Impacciatore (notevolissima), Eugenia Costantini e Gabriele Ferzetti.
Il soggetto potrebbe sembrare sulle prime banale, ma la sceneggiatura e la regia offrono un approccio originale ad un tema - quello dell’incontro forzato a seguito dell’improvvisa dipartita di una persona cara - già altre volte praticato dal cinema italiano e non.
La storia racconta di Mirko, un meccanico di Roma, che perde improvvisamente il padre e si trova costretto a richiamare dall’Inghilterra suo fratello Genziano, che da molti anni risiede a Londra dove lavora come broker finanziario. I due non si vedevano da molto tempo, precisamente dal momento nel quale morì la madre nel corso di un incidente stradale.
La pellicola segue il viaggio che da Roma a Reggio Calabria porterà di due fratelli Mirko e Genziano a cercare una ‘quadratura’ del loro rapporto, ma nulla sarà scontato, compreso il finale.
Ha scritto FilmTv: “Commedia all’italiana, commedia agrodolce di viaggio che a noi riesce solo in corsia di Sorpasso. Attori che diventano autori, un’altra perla della nostra generazione di fenomeni."
Un bel film, da vedere. Stanotte, su Rai2, all’1.10.
DOMANI
Magnifica presenza è stato ritenuto da diversi critici l’opera migliore di Ferzan Ozpetek, che in questo film mette da parte le tematiche che avevano contraddistinto le sue opere precedenti, prendendo le distanze da quella attenzione al privato che rappresentava il suo marchio d’origine, per realizzare una commedia sospesa tra surrealismo e fantasia, in cui si alternano con efficace tensione narrativa emozioni, complicità, distacco.

Scalfarotto e le promesse (da marinaio) delle Ferrovie dello Stato

Ci sono momenti in cui una vignetta vale più di un editoriale di mille parole. E mai come stavolta mi affido alla penna, all'ironia e allo sguardo di Madetu (Maurizio De Tullio) per commentare le dichiarazioni dell'on. Ivan Scalfarotto, foggiano e sottosegretario allo sviluppo economico.
L'esponente del pd è riuscito a mettersi in contatto con Renato Mazzoncini, amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, e gli ha chiesto lumi sulle conseguenze che il treno "veloce" Bari-Roma potrebbe avere sul resto delle Frecce Argento che passano per Foggia. Mazzoncini ha risposto che "nessuno di questi treni sarà soppresso e che il collegamento tra il capoluogo dauno e la Capitale non sarà quindi in alcun modo depotenziato."
C'è da stare tranquilli? Bah...
Il treno Bari-Roma, che tante polemiche sta suscitando, bypassa Foggia utilizzando la bretella di Incoronata. Quando venne finanziata, con il consenso della Regione Puglia e del Comune di Foggia, i vertici dell'azienda ferroviaria promisero solennemente che sarebbe servita solo per il traffico merci, e non per quello passeggeri, e che la stazione di Foggia non avrebbe perso la sua centralità.
Scalfarotto ha fatto bene a informarsi, ma al suo posto non ci fideremmo neanche un poco di Mazzoncini.

Il Foggia in Baila come El Papu, la "hit ignorante" che sta imperversando su YouTube

Tutto è cominciato con una scatenata “papu dance” improvvisata dai satanelli sul prato dello Zaccheria, durante una festa per la promozione, modello pic nic  sull’erba. Tra lattine di Coca Cola e bottiglie di gazzosa, tutti a torso nudo, fischietti in bocca a portare il tempo, qualcuno perfino in mutande, eccoli saltare al ritmo del ballo reso celebre dall’attaccante dell’Atalanta, Papu Gomez. Che “taggato” da Cosimo Chiricò ha mostrato di gradire, condividendo a sua volta il video su Instagram e commentando: “Bravi ragazzi, complimenti per l’ignoranza”. (Nessuna offesa, per carità: è stato proprio il Papu ad autodefinire il brano la hit ignorante dell’estate).
Effettivamente la "papu dance" non è un esercizio da raccomandare a fini intellettuali ed eruditi, ma sta conquistando l’Italia e si candida a diventare il tormentone dell’estate: a tutt'oggi ha superato 6 milioni di visualizzazioni.
L'esibizione rossonera è piaciuta così tanto al Papu che il video di Chiricò e compagni è stato così incorporato nel clip ufficiale  di Baila como El Papu, realizzato da Gli Autogol con la collaborazione di Dj Matrix. La performance dei satanelli comincia ad 1’36” dall’inizio del brano, che potete vedere più sotto.
I rossoneri sono in buona compagnia: compaiono nel video anche il difensore del Cagliari Simone Padoin, Fabrizio Cacciatore del Chievo Verona e naturalmente Papu Gomez e i suoi colleghi dell’Atalanta, che pare ormai si alleni al ritmo del ballo inventato dall’attaccante argentino.
Chissà che la cosa non porti bene al Foggia e che l’anno prossimo in B i ragazzi di Stroppa non ripetano l’impresa dei nerazzurri dell’Atalanta in serie A, allenandosi anche loro al ritmo della papu dance.
Ignoranza a parte, bravi tutti: l’intero ricavato delle vendite audio sarà devoluto all'associazione benefica "Insuperabili", scuola calcio per ragazzi disabili.

domenica 28 maggio 2017

Cinemadessai | Collateral, Michael Mann tra action movie e filosofia

OGGI
Stasera, su Paramount Channel alle 21.15, il capolavoro di Michael MannCollateral, action movie mozzafiato in cui il regista americano torna a cimentarsi con il thriller metropolitano che aveva esaltato già in pellicole monumentali come Heat - La sfida.
Anche in Collateral si fronteggiano due antieroi, interpretati da Jamie Foxx e Tom Cruise (nell'insolito ruolo di "cattivo”).
Foxx è il tassista Max che al termine della giornata di lavoro viene ingaggiato da Vincent (Tom Cruise) affinché lo porti in giro per la notte. L’uomo non sa che il suo cliente è uno spietato killer che durante la notte dovrà uccidere cinque testimoni scomodi tra cui la procuratrice distrettuale Annie, ultima passeggera di Max prima dell’incontro con Vincent.
Girato per il 70% in digitale, il film è ambientato in una Los Angeles notturna e, per usare le stesse parole di uno dei protagonisti, "disconnessa", nella quale ci si può trovare a lottare per la sopravvivenza come nella giungla; un sottofondo di musiche miscelate tra pop, jazz e techno accompagnano l'evolversi della trama verso l'inevitabile duello dei suoi interpreti.
Come in molti film di Mann l’azione ed il ritmo, intensissimi, sono lo strumento con cui il regista racconta il vuoto della modernità.
DOMANI
Alla sua uscita in sala, Diciotto anni dopo, opera prima di Edoardo Leo mi colpì non poco, per il garbo della pellicola, sospesa tra commedia e dramma, e per l’efficacia dell’approccio “on the road”, nonché per la simpatia dello stesso Leo come attore, qui affiancato con eccellenti risultati da Marco Bonini (che è anche co-sceneggiatore e che è noto al pubblico delle sale d’essai per essere produttore indipendente) , e da un cast di peso, che comprende Sabrina Impacciatore (notevolissima), Eugenia Costantini e Gabriele Ferzetti.

Riprendere il processo di beatificazione di don Antonio Silvestri, il santo di Foggia

La lapide che ricorda don Antonio Silvestri, nella chiesa
di Sant'Eligio
Don Antonio Silvestri, un santo in soffitta. Così, il compianto Savino Russo, instancabile animatore e divulgatore della vita e del pensiero del sacerdote foggiano morto in odore di santità, titola il suo libro (rimasto a tutt’oggi inedito) sul singolare personaggio vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, che può essere ritenuto il fondatore delle opere di carità a Foggia.
E, purtroppo, mai definizione sembra tanto azzeccata come quella coniata da Russo del “santo in soffitta”.  Amatissimo in vita dalla popolazione foggiana, alla sua morte si moltiplicarono le iniziative per chiederne la beatificazione. Una formale richiesta in tal senso fu formulata, una cinquantina d’anni dopo la sua scomparsa, da 153 notabili foggiani.
Il processo di canonizzazione fu avviato alla fine dell’Ottocento ad opera del vescovo Carlo Monforte, che affidò l’incarico di postulatore ad un giovane e brillante sacerdote foggiano, don Filippo Bellizzi. La causa si interruppe quasi subito, a causa delle cattive condizioni di salute dell’incaricato. E da allora si è bloccata. È finito in soffitta, per usare le parole di Savino Russo.
Per sollecitarne la ripresa, chiesta alcuni anni fa anche da una petizione sottoscritta da decise di sacerdoti foggiani, si sta impegnando un Comitato, costituito presso la Chiesa di Sant’Eligio, luogo centrale dell’attività religiosa di padre Antonio Silvestri.
Qui infatti, in perfetto stile filippino (don Silvestri faceva parte della Congregazione di San Filippo Neri), il servo di Dio aprì il primo oratorio di Foggia, mentre, a fianco alla Chiesa, eresse il Conservatorio del Buon Consiglio, che dava ospitalità e assistenza a donne e ragazze in difficoltà, togliendole dalla strada.

sabato 27 maggio 2017

Cataleta: "Dopo il Foggia, adesso vinca Foggia". La risposta di Madetu

Il Foggia si prende anche la Supercoppa di Lega Pro liquidando sul suo terreno il Venezia, e confermando quel che si sapeva già: i satanelli di Stroppa sono la formazione più forte della categoria, e con ogni probabilità non solo di quella. Dove potranno arrivare, lo sapremo solo vivendo, e sarà un bel vivere, con il conforto del calcio che conta, adesso che finalmente abbiamo detto addio al purgatorio infinito della Lega Pro.
Adesso c'è però un'altra promozione da cogliere. La più importante di tutte. Promosso il Foggia, occorre che sia promossa Foggia, città alle prese con cento, mille problemi. Si dirà: problemi più grandi di noi. Forse. Ma come ci insegna la storia recente di questa stagione indimenticabile, niente è proibito se ci sono l'entusiasmo, la passione, la voglia di fare, la condivisione degli obiettivi.
L'amico Giovanni Cataleta, vecchio cuore rossonero ma anche vecchio amante di questa città, scrittore raffinato che attraverso i suoi libri ha raccontato l'identità profonda tra Foggia e il Foggia, lancia la sfida, affidandola ad un messaggio coraggioso, intriso di coraggio civile e di spirito sportivo.
Dobbiamo sfruttare al massimo - scrive Cataleta - questo formidabile entusiasmo e il recupero di identità ed aggregazione attorno al Foggia calcio. Ci vorrebbe una selezionata e virtuosa cabina di regia lontana da interessi politici e di bottega. Penso sia sufficiente che il 5-10 per cento di chi ha grande passione per il calcio  trasferisca la sua energia ed il suo entusiasmo per difendere gli interessi e la dignità di questo territorio .  Non c'è ne sarebbe per nessuno!
Maurizio De Tullio raccoglie immediatamente la provocazione e disegna una vignetta che è un inno alla mobilitazione civile.
E io, caro Giovanni, caro Maurizio, non posso che applaudire e unirmi a voi.
E voi, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, che ne pensate?

Lo scempio di Foggia in miniatura

Tra i tanti scempi che si consumano quotidianamente sotto il nostro sguardo ce n’è uno particolarmente doloroso, ed amaramente esemplare. La Foggia in miniatura, realizzata decenni fa dall’artigiano Luigi Scopece versa in pessime condizioni, come documentano le foto scattate da Umberto Sergio La Gatta, che le ha gentilmente messe a disposizione degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane.
Umberto non conosceva l’esistenza di questa bella opera, che l’autore, un muratore che amava la sua città, realizzò negli anni Ottanta, sull’esempio della più celebre Italia in miniatura di Rimini. Ha visto per la prima volta le artistiche riproduzioni dei palazzi, degli edifici e dei monumenti più rappresentativi del capoluogo dauno realizzate da Scopece, accompagnando i suoi bambini al Parco Giochi del Cep dove sono “custodite”.
“Non sapevo dell'esistenza di una sorta di Foggia in miniatura. Molto mal ridotta, che pena al cuore - commenta amareggiato -. Nessuna targa, nessuna cura, nessuna storia, nulla. Lungi da me ogni retorica, ma è uno schifo.”
Difficile dargli torto. Lo sfacelo della Foggia in miniatura che Scopece donò al Comune dopo averla amorevolmente realizzata, pezzo dopo pezzo, è un amaro esempio di come viene trattata a Foggia la memoria del passato.
Scherzando si potrebbe dire che la Foggia in miniatura, opera che qualsiasi altra città ci invidierebbe, se la passa perfino peggio della Foggia vera e propria. E pensare che le sculture furono restaurate una decina d’anni fa, quando era assessore ai lavori pubblici Italo Pontone, e l’amministrazione comunale era guidata dal sindaco Orazio Ciliberti.

Cinemadessai | La Puglia nello sguardo di due donne

OGGI
Su RaiStoria, per la prima volta in tv, stasera alle 22.35, il documentario pugliese di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, In viaggio con Cecilia. Siamo nell’estate del 2012, e le due autrici hanno in programma di raccontare con un film on the road com’è cambiata la Puglia, loro terra d’origine nonché tema centrale dei documentari realizzati da Cecilia Mangini negli anni ’60. Ma, come racconta Mariangela Barbanente, "il film è cambiato in corsa perché la realtà ci ha sorpreso. Siamo partite con l’idea di raccontare come un territorio è mutato in 50 anni – in un confronto tra due sguardi diversi e grazie alla testimonianza dei documentari girati da Cecilia negli anni ’60 - ma quando siamo arrivate a Taranto, e poi a Brindisi, le due città, seppure in modo differente, si sono rivelate un laboratorio di quello che stava succedendo nell’intero Paese e ci siamo buttate nella mischia: abbiamo parlato con le persone che incontravamo, ci siamo confrontati con la loro storia. E il nostro viaggio da fisico è diventato emotivo. Un viaggio fatto di memorie passate, testimonianze presenti e riflessioni. Le immagini di oggi dialogano costantemente con quelle di ieri, in particolare con “Brindisi ’65” e “Tommaso” (1966), in cui Cecilia aveva già posto specifiche domande sul problema della industrializzazione meridionale, e con “Comizi d’amore ’80” (1982, realizzato insieme a Lino Del Fra) e ”Essere Donne” (1964) dove aveva analizzato i cambiamenti sociali e culturali relativi alla nascita e al radicamento di una nuova classe operaia e il ruolo della donna in una società così fortemente cambiata.”
In viaggio con Cecilia intreccia epoche e luoghi, gli archivi dialogano col presente indagando un luogo nella sua continuità.
Siamo nell'estate in cui un giudice ammette che Taranto è una città in ostaggio dell’inquinamento che l’acciaieria ILVA produce e ordina l’arresto del proprietario, Emilio Riva. Il viaggio diventa così l’occasione per confrontarsi con domande che Cecilia Mangini aveva posto al centro della sua ricerca: come guardare all’industria che riscatta una terra, che la traina fuori dalla sua dimensione arcaica, ma ponendola in un presente crudele e contraddittorio? Le riposte non possono che essere cercate nelle persone incontrate: prospettive personali ed uniche su di un tema collettivo che sembra destinato a metterci in discussione ieri come oggi.
Un documentario denso che svela i tratti di una Puglia profonda, e per molti versi sorprendente. Ha scritto FilmTV: “Mangini, classe 1927, ex «fascista sfegatata» a 15 anni, ex collaboratrice di Pier Paolo Pasolini, torna a camminare fra la gente della sua regione, a parlare faccia a faccia con i dipendenti dell’Ilva, con il primario di neonatologia di Brindisi che traccia l’incremento dei tumori nei bambini, con gli stessi volti, più vecchi di quattro decenni, che aveva inquadrato nei suoi documentari degli anni 60 e 70. Prende di petto ogni questione, si mette in gioco davanti alla macchina da presa, e in meno di un’ora e mezza Cecilia Mangini ricuce un discorso lasciato in sospeso quasi quarant’anni fa col suo ultimo lavoro, come se non l’avesse mai interrotto, e fotografa con lucidità folgorante una regione e un Paese.”
DOMANI
Domani sera, su Paramount Channel alle 21.15, il capolavoro di Michael Mann, Collateral, action movie mozzafiato in cui il regista americano torna a cimentarsi con il thriller metropolitano che aveva esaltato già in pellicole monumentali come Heat - La sfida.

venerdì 26 maggio 2017

Emiliano si chiama fuori. Ma dimentica che...

La Regione non c’entra. Se Foggia e la Capitanata si sentono penalizzate dall’offerta dei servizi ferroviari devono rivolgersi a Trenitalia. Lo dice il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, replicando ad un messaggio inviatogli dal giornalista Domenico Di Conza, che ha postato, autorizzandomi a pubblicarla, la risposta del governatore quale commento alla lettera meridiana di stamattina sul nuovo orario ferroviario estivo che sancisce ormai ufficialmente, il bypass della stazione ferroviaria di Foggia nei collegamenti tra Bari e Roma.
Il giornalista aveva scritto ad Emiliano: “Sul collegamento ferroviario Gallipoli-Roma con il FrecciaLink, le fermate a Monopoli ed Ostuni del Frecciarossa da a per Roma, Michele Emiliano rischia di perdere rispetto e credibilità da parte della comunità foggiana. Nel frattempo da Foggia a Roma ormai andiamo in auto. Caro Michele Emiliano le promesse si mantengono, e chiedere scusa è possibile, quando ci sono ancora i tempi per rimediare ad un grave errore.”
Questa la risposta del governatore regionale pugliese che, per la verità, è stata tempestiva: “Non so veramente di cosa parla. Nessuna di queste decisioni che lei elenca dipende dalla Regione. Ogni vettore fa le sue valutazione e propone la sua offerta. Ormai non esiste più il trasporto pubblico, come lo si concepiva una volta. I politici non prendono queste decisioni. Possono solo suggerire a chi poi deve decidere secondo il proprio interesse.”

Cinemadessai | Gigi Proietti interpreta il Santo del sorriso

OGGI
Nella giornata in cui la Chiesa ricorda San Filippo Neri, Tv2000 manda in onda Preferisco il paradiso, film di Giacomo Campiotti tratto dall’omonima serie televisiva, che vede nei panni del Santo un eccellente e convincente Gigi Proietti. Per la verità, a rendere meglio l’esplosiva spiritualità del fondatore degli Oratori è un altro film, State Buoni se potete, girato nel 1983 da Luigi Magni, nella interpretazione di Johnny Dorelli. Il film di Campiotti è compresso dal format delle fiction Rai, ma soprattutto grazie a un mattatore come Gigi Proietti quello straordinario personaggio che è stato Filippo Neri viene reso con la dovuta efficacia.
Il film racconta dell’arrivo a Roma di Filippo che giunge nella Capitale con l’intenzione di imbarcarsi per le Indie con i missionari di Ignazio di Loyola, ma tutti i posti sono già stati occupati. Desolato, mentre cammina per le vie di Roma, interviene ad allontanare una banda di trovatelli che malmena un uomo. L’uomo, per riconoscenza, lo porta a casa e gli offre il posto di precettore per suo figlio Michele. Filippo accetterà, diventando il precettore anche della sorellina di Michele, Ippolita. Girando per le vie di Roma, s’imbatte nuovamente nella banda di trovatelli, capeggiati da Mezzapagnotta. Deciderà quindi di dedicare la sua esistenza, mettendo in atto la vocazione che Dio gli aveva donato, a quei piccoli e indifesi trovatelli.  Organizzerà, nei pressi di un nosocomio per poveri, un oratorio dedicato alla preghiera e alla catechesi.
Notevole il cast, che vede  Francesco Salvi nelle vesti di Persiano Rosa e Roberto Citran in quelle del Cardinal Capurso. Stasera, alle 21.05 su Tv2000.
DOMANI
Su RaiStoria, per la prima volta in tv, domani sera alle 22.35, il documentario pugliese di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, In viaggio con Cecilia. Siamo nell’estate del 2012, e le due autrici hanno in programma di raccontare con un film on the road com’è cambiata la Puglia, loro terra d’origine e tema centrale dei documentari realizzati da Cecilia Mangini negli anni ’60. Il film intreccia epoche e luoghi, gli archivi dialogano col presente indagando un luogo nella sua continuità.

Foggia beffata da Trenitalia. Vincono Bari e Benevento.

Nel nuovo orario estivo di Trenitalia un nuovo collegamento diretto con Roma sulla linea Bari-Foggia-Caserta c'è. Ma non riguarda Foggia, così come era stato annunciato. La Freccia Rossa posizionata in orario strategico per poter raggiungere comodamente la Capitanata in mattinata partirà da Benevento.
E al danno si aggiunge la beffa, perché se Foggia (e con Foggia tutta la sua classe dirigente) esce sconfitta Bari trionfa: il capoluogo regionale avrà perfino di più di quanto era stato richiesto dal sindaco Dicaro. Non una ma due corse veloci che bypasseranno Foggia, utilizzando la famigerata bretella che avrebbero dovuto essere utilizzata soltanto per il traffico merci.

Pascoli, scongiurati i doppi turni, ma i problemi restano

La foto del gruppo fb "Sentinella"
Tra tanti aspetti amari (ed ancora sospesi) la storia della Pascoli segna un punto a favore della partecipazione, divenuta merce sempre più rara a Foggia. È nato perfino un gruppo Facebook, il cui nome è tutto un programma: Sentinella. Come a dire: non illudetevi, continueremo l’azione di monitoraggio e di pressing.
Ieri pare che sulla vicenda sia stato messo un primo punto fermo.
Durante un summit svoltosi presso l’assessorato ai lavori pubblici, alla presenza dell’assessore Bove, dei dirigenti interessati (l’arch. Morra per l’area tecnica e la dott.ssa Fazia la Pubblica Istruzione) e dei rappresentanti dell’impresa incaricata dei lavori, si è fatto il punto sui tempi necessari per l’adeguamento della scala antincendio esterna che, com’è stato scritto negli scorsi giorni, consentirà la riapertura dell’edificio scolastico e scongiurerà i doppi turni nel prossimo anno scolastico.
Nel verbale stilato al termine della riunione si legge, però, che i novanta giorni decorreranno dal giorno di conferimento formale dell’incarico dell’impresa e che sono comunque subordinati all’acquisizione di pareri terzi.

giovedì 25 maggio 2017

Cinemadessai | La felicità è vera solo se è condivisa

OGGI
Ritengo Into the wild uno dei più bei film di sempre. Gran parte del merito va a Sean Penn che da una storia (vera e biografica) riesce a trarre un autentico poema, lasciando parlare prima di tutto le immagini, gli spazi infiniti del continente americano. La storia è forte, il finale epico pur nella sua (apparente) banalità. La morale sempre di straordinaria attualità: "Happiness is not real if it is not shared”, ovvero la felicità è autentica solo quando è condivisa.
La colonna sonora di  Michael Brook con le canzoni di Eddie Vedder è strepitosa, un capolavoro assoluto, così come la fotografia del francese Éric Gautier. Il brano Guaranteed ha vinto il Golden Globe per la miglior canzone originale.
Basato sul libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme, il film racconta la storia vera di Christopher McCandless, giovane proveniente dalla Virginia Occidentale che subito dopo essersi laureato con il massimo dei voti, abbandonò la famiglia e intraprese un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell'Alaska dove cercò di vivere con quanto la natura gli offriva, fino al drammatico epilogo.
Un ruolo importante nella narrazione viene svolto dai diversi personaggi che Chris incontra durante il suo lungo viaggio verso l'Alaska: Jan e Rainey, una coppia hippie; Wayne Westerberg, un giovane trebbiatore del Dakota del Sud; Tracy, una giovane cantautrice hippie, e Ron, un anziano veterano scontroso, chiuso nei suoi ricordi con cui stringerà un rapporto profondo.
Into the Wild - ha scritto FilmTv - è un meraviglioso poema per immagini, riconcilia col piacere di un cinema tutto da guardare, ascoltare, introiettare. Guarda a temi e stilemi del libero cinema americano degli anni 70 – la comune hippy californiana, il percorso episodico alla Kerouac – cercando la verità nella via. Incurante del cronometro e del box office (la pellicola dura 148’, ma è tempo ben speso, ve lo giuro)  Penn ha trovato nel protagonista Emile Hirsch, reincarnazione di River Phoenix, la figura cristologica che realizza perfettamente il suo neoumanesimo.”


Un must. Da vedere assolutamente. Stasera, su TV8, alle 23.15.

Con Tolkien per riscoprire cultura, tradizione e radici europee (di Nico Baratta)

Non sono state solo due ore di presentazione di un  libro. L’incontro svoltosi qualche giorno fa presso Fumettosmania di Foggia, è stato un confronto tra generazioni. Ad ascoltare Oronzo Cilli, autore del libro “Tolkien e l’Italia – Il mio viaggio in Italia" (ediz. Il Cerchio), c’erano genitori e figli, chi per letture fatte durante le loro esperienze giovanili – e parliamo degli anni ’60, ’70, ’80, chi oggi ha conosciuto J. R. R. Tolkien attraverso i film de “Il Signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. Certo, due visioni diverse di conoscenza, accomunate, però, dalla lettura dei testi da cui emerge il Tolkien scrittore e filologo.
Per chi non lo sapesse, Tolkien è stato uno scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico. A lui, Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l'Università di Oxford, la cultura deve l’importanza dello studio della lingua anglosassone.
Nato e morto a Bloemfontein, rispettivamente il 3 gennaio 1892 e 2 settembre 1973, Tolkien fu uno scrittore molto discusso, sia negli ambiti culturali, sia in quelli dove il pensiero politico sviluppava teorie filosofiche. Nel 1961, J. R. R. Tolkien fu segnalato alla giuria del Premio Nobel per la letteratura, ma venne scartato perché la sua scrittura fu definita "prosa di seconda categoria". Ma nel 1972 ricevette la laurea honoris causa all'Università di Oxford e fu insignito dalla Regina Elisabetta dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico.

mercoledì 24 maggio 2017

Il terribile "profumo" del duplice omicidio di San Severo

Questa volta Madetu piange di rabbia più che sorridere. Il duplice omicidio di San Severo odora di mafia, e conta assai poco che il figlio dei due coniugi rimasti vittima dell'agguato sia stato a sua volta un omicida.
È il segno che.... si è passato in segno. Restiamo attoniti. Proprio come il nostro disegnatore satirico.

Cinemadessai | Frantic di Polanski, tra spaesamento e action movie

STASERA
Frantic è uno dei film più discussi di Roman Polanski, e sarà per questo che è anche uno dei miei preferiti. Interpretato da un Harrison Ford in splendida forma e da Betty Buckley, Emmanuelle Seigner e John Mahoney, è difficile etichettarlo: sta a metà tra il giallo in puto stile hitchcockiano e l’action-movie all’americana, ma alla fine, non è né l'uno né l'altro. In realtà è un film sullo spaesamento in cui si incorre quando, trovandosi in un paese straniero (la Francia, nella fattispecie), e non parlando neppure una parola della lingua locale, ci si trova alla prese con un serio problema da risolvere.
In questo caso, il problema è la misteriosa scomparsa della moglie del protagonista, un chirurgo americano che si reca a Parigi per prendere parte ad un congresso scientifico. Lo accompagna la moglie. La coppia soggiorna presso Ville Lumière dove erano già stati per la luna di miele. Improvvisamente la donna scompare, e il medico apprende da un clochard che è stata rapita da uno sconosciuto, probabilmente mediorientale. Per l'uomo inizia una drammatica ricerca nei bassifondi di Parigi.
Secondo FilmTV, “l’intreccio è come al solito un pretesto. Polanski si concentra sulla figura di un uomo che non parla una parola di francese e si ritrova praticamente isolato in un contesto ostile. Il disorientamento diventa il tema del film e il senso della suspence.”
Un bel film, da vedere. Domani sera, alle 21.00, su Iris.
DOMANI
Ritengo Into the wild uno dei più bei film di sempre. Gran parte del merito va a Sean Penn che da una storia (vera e biografica) riesce a trarre un autentico poema, lasciando parlare prima di tutto le immagini, gli spazi infiniti del continente americano. La storia è forte, il finale epico pur nella sua (apparente) banalità. La morale sempre di straordinaria attualità: "Happiness is not real if it is not shared”, ovvero la felicità è autentica solo quando è condivisa.

Ecco la carta più bella e più rara della Capitanata

La carta della Capitanata di Antonio Bulifon è tra le più belle, antiche e rare rappresentazioni cartografiche della provincia di Foggia.
Lettere Meridiane la regala ad amici e lettori in alta risoluzione (per scaricarla, leggere il post fino alla fine).
Guardatela con attenzione, esaminatela in ogni suo dettaglio per scoprire quanta poesia può esserci in queste antiche carte, memoria sedimentata che rappresenta i nostri posti, la nostra terra, com’erano una volta.
Grazie agli accurati dettagli (le aree boscose sono evidenziale dagli alberelli) vediamo un Tavoliere molto diverso da quello che si presenta oggi al nostro sguardo: ricco di boschi, che si estendevano dall’Incoronata sin quasi a Foggia, e sorgevano anche in prossimità del capoluogo stesso, tra questo ed Arpi ed in altri luoghi oggi piuttosto brulli del Tavoliere, come l’area compresa tra Ripalta, Lesina e Porcina (Apricena).
La vocazione pastorale del territorio di allora è chiaramente evidenziata dall’autore della carta (sulla cui identità, come vedremo più avanti, c’è un piccolo giallo) che nella parte inferiore disegna un arcadico paesaggio con tanto di pastori e greggi.

Trent'anni fa il Papa a Foggia e in Capitanata

Il Santo Padre allo Zaccheria, mentre ascolta una tarantella,
battendo il tempo con l'opuscolo che ha in mano
Trent'anni fa, tra il 23 e il 25 maggio del 1987, Foggia e la Capitanata vissero tra storiche giornate: papa Giovanni Paolo II venne in Capitanata in occasione del centesimo anniversario della nascita, a Pietrelcina, di Padre Pio. Fu un tour molto intenso che portò Karol Wojtyla prima a San Giovanni Rotondo, dov'era già stato, da parroco e da vescovo, quindi a Monte Sant'Angelo, Manfredonia, Foggia, Incoronata, San Severo, Lucera, Troia, Bovino, Ascoli Satriano e Cerignola.
Trent'anni dopo, la ricorrenza sembra essere passata abbastanza inosservata, ma allora si trattò di un momento senza precedenti che fu accompagnato da una straordinaria e mai più ripetuta partecipazione popolare.
Lettere Meridiane lo ricorda pubblicando un estratto dal libro Il decennio debole, di Geppe Inserra, in cui l'autore ha raccontato gli anni Ottanta, che sono stati per la Capitanata il decennio della disillusione e dell'inizio della crisi. Inserra giudica la visita papale l'evento più importante di quegli anni. Ecco il testo.
* * *
Il Pontefice durante l'omelia, a San Giovanni Rotondo
Le cronache del mese di maggio del 1987 sono tutte dedicate alla visita del Papa alla Provincia di Foggia: è l'evento più importante del decennio. Giovanni Paolo II arriva nel pomeriggio del 23 maggio. L’ultima visita di un Pontefice alla provincia di Foggia risale a 715 anni prima (l'ultimo fu Gregorio X). È il sessantacinquesimo viaggio di Papa Wojtyla, dall'inizio del suo pontificato, ed è la prima volta che il Santo Padre visita una intera provincia ecclesiastica.
Il programma della "tre giorni" è intenso. La prima tappa è San Giovanni Rotondo, dove il Pontefice viene accolto da un’immensa folla: "Siate sempre degni della testimonianza che qui ha dato Padre Pio", dice il Pontefice, scatenando un’autentica ovazione. Subito dopo la Messa, il Papa si reca a pregare sulla tomba del frate delle stimmate. Domenica 24 maggio, un'altra intensa giornata: dopo aver sostato al Santuario di Monte S. Angelo, il Papa scende a Manfredonia. Quindi giunge nel capoluogo, dove celebra la messa davanti a decine di migliaia di persone, all’aeroporto "G. Lisa". Nel pomeriggio incontri con il clero, poi l'abbraccio ai bambini e alle loro famiglie a Incoronata, quindi il momento forse più significativo della "tre giorni". Allo stadio comunale Zaccheria, Giovanni Paolo II incontra i giovani, cui rivolge parole di incoraggiamento e di speranza: "La giovinezza rimane un tesoro prezioso".
Lunedì 25 un altro tour de force: da Foggia il Papa raggiunge S. Severo, dove celebra la Messa, poi Lucera, dove si raccoglie in preghiera sulla tomba di S. Francesco Fasani che egli stesso, qualche mese prima, aveva proclamato Santo, poi Troia.
Nella cittadina del rosone, la visita conosce un altro momento di toccante umanità: il Papa si reca a visitare la tomba di Mons. Giovanni Pirotto, vescovo troiano, suo amico ai tempi del Concilio Vaticano II. Ma non è ancora finita la "kermesse" di Wojtyla: dopo Troia, il Papa visita il santuario della Madonna di Valleverde, Bovino, Ascoli Satriano, a Cerignola, ultima tappa del suo viaggio: “La disoccupazione è un male morale, state uniti per combatterla.”

martedì 23 maggio 2017

L'omaggio di Madetu al neo-sposo sottosegretario Scalfarotto

Madetu ritorna agli amici e lettori di Lettere Meridiane, dopo le fatiche dell'allestimento della mostra-bis di "Riso alla foggiana", visitabile nell'Area Mostre della Biblioteca Provinciale, fino al 30 maggio prossimo.
Due le vignette odierne, Quella d'apertura è un omaggio al fresco sposino Ivan Scalfarotto, sottosegretario foggiano allo Sviluppo Economico, che De Tullio conosce bene, essendo stato iscritto alla FGCI di Capitanata tra il 1984 e 1987, quando a dirigere l'organizzazione giovanile del Pci era proprio il nostro disegnatore satirico) ma riguarda più in generale il tema della (difficile) riunione della sinistra.
L'altra è fondata sul classico gioco di parole, che tanto piace a Madetu: il coltello del Sikh (inteso come cultura pakistana) e quello "ciutt" del delinquente foggiano. Il primo fermato, i nostri che se la spassano portandoselo al seguito senza timore!


Cinemadessai | Still life, la tenerezza della vita e della morte

Programmato per il 2 maggio scorso, non andò più in onda a causa della improvvisa scomparsa di Jonathan Demme, che indussi Rai5 a trasmettere in ricordo del grande regista americano il bel documentario su  Enzo Avitabile.
Stasera sarà dunque la volta buona per vedere Still Life di Uberto Pasolini, regista che rappresenta un caso unico nel cinema italiano.
Nipote di Luchino Visconti, è più noto all'estero che non nel bel Paese. Ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come runner (una sorta di factotum che si occupa di risolvere i problemi pratici sul set e che perciò va sempre... di corsa) per diventare  un produttore indipendente in Inghilterra. L'exploit internazionale è giunto con il celebre Full Monty - Squattrinati organizzati, prodotto da Pasolini, e riconosciuto come Miglior film del 1997 dall'European Film Awards. La pellicola fu campione d'incasso in tutto il mondo e rappresenta ancora oggi un indiscutibile esempio di come anche il cinema indipendente, se originale e ben fatto, può dire la sua al botteghino.
Nel 2008, esordì dietro la macchina da presa con Machan - La vera storia di una falsa squadra, aggiudicandosi il Premio Label Europa Cinemas alle Giornate degli Autori della Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
Nel 2013, il suo secondo lungometraggio, che Rai5 manda in onda stasera alle 21.15, Still Life, che è stato presentato al Festival di Venezia 2013, dove si è aggiudicato il Premio per la migliore regia nella sezione Orizzonti.
La pellicola racconta, con un approccio tenue, se non proprio minimalista, una storia densa di poesia e di originalità.  John May (stupendamente interpretato da Eddie Marsan) è uno scrupoloso funzionario comunale che si occupa di rintracciare  il parente più prossimo delle persone decedute in totale solitudine. Quando deve affrontare il caso di Billy Stoke, un alcolizzato morto in solitudine a pochi passi da casa sua, la sua vita cambia di colpo, proprio mentre il suo ufficio viene soppresso, nell'ambito dei tagli alla spesa pubblica. Il finale è surreale, ma pieno di poesia e di tenerezza.
Un film insolito, importante, che consiglio e suggerisco vivamente.
DOMANI
Frantic è uno dei film più discussi di Roman Polanski, e sarà per questo che è anche uno dei miei preferiti. Interpretato da un Harrison Ford in splendida forma e da Betty Buckley, Emmanuelle Seigner e John Mahoney, è difficile etichettarlo: sta a metà tra il giallo in puto stile hitchcockiano e l’action-movie all’americana, ma alla fine, non è né l'uno né l'altro. In realtà è un film sullo spaesamento in cui si incorre quando, trovandosi in un paese straniero (la Francia, nella fattispecie), e non parlando neppure una parola della lingua locale, ci si trova alla prese con un serio problema da risolvere.

Licinio: il mio rapporto con Troia (quando la storia locale diventa memoria collettiva)

Raffaele Licinio e gli amici di Aria di Troia mi hanno fatto una bella sorpresa: i primi riprendendo il post di Lettere Meridiane, Chapeau, caro professor Licinio, ed arricchendolo con un video "d'epoca" del quale ignoravo l'esistenza e in cui mi sono rivisto com'ero vent'anni fa, il prof. gratificandomi di stimolanti ricordi e riflessioni sulla esperienza troiana della Scuola Laboratorio di Medievistica, che ci vide compagni di  strada.
Bella storia, bei ricordi.
Ringrazio molto Raffaele Licinio e la redazione del periodico. Qui sotto le riflessioni del professore, al termine il video. Guardatelo, è un salutare tuffo nel passato (g.i.)
* * *
A questo articolo di Geppe Inserra uscito nel periodico "Aria di Troia e del Preappennino", articolo che richiama alla memoria l'esperienza della Scuola Laboratorio di Medievistica che a Troia Geppe, all'epoca assessore, e l'allora sindaco Mimmo La Bella vollero realizzare, tengo davvero molto.
Per il significato che quell'esperienza ha avuto nella mia formazione politica, sociale e di studioso. E perché contiene un video datato 26 luglio 1997, sinora poco noto, che comprende anche la manifestazione in costumi (realizzati da sarte e casalinghe di Troia, giovani e meno giovani, sulla scorta del celebre Exultet dell'XI secolo conservato nell'archivio della stupenda Cattedrale troiana), e la cena medievale (anche in questo caso, piatti preparati da famiglie troiane sulla base delle ricette contenute nel volume "Il medioevo a tavola", edito da Laterza in quegli anni).
Manifestazione e cena, ma non solo. C'è in quel video l'esperienza, il significato del lavoro di quattro anni della Scuola Laboratorio, ben sintetizzati negli interventi che potrete vedere.
Ho anch'io alle spalle, dunque, cortei e pranzi "medievali" (e almeno per la cena fummo i primi assoluti in Puglia). Ma ciò che conta ricordare ora è che riuscimmo davvero a coinvolgere profondamente - grazie ad una amministrazione lungimirante e attenta al ruolo della cultura - l'intera popolazione sui temi di una storia locale diventata memoria, patrimonio e vita di un'intera cittadina.
Raffaele Licinio

Pascoli: Sindaco, se ci sei, batti un colpo (di Raffaele De Seneen)

La scuola Pascoli, vista dal satellite di Google
Continuano i disagi per i piccoli alunni della scuola elementare Pascoli, costretti al doppio turno presso la vicina scuola Santa Chiara, data l'inagibilità del loro istituto. L'incontro promesso dall'assessore comunale ai lavori pubblici con le diverse componenti interessate e previsto per oggi è stato rinviato (pare a giovedì).
Il Comune aveva individuato una soluzione per ovviare almeno in parte alle prescrizioni formulate da Asl e Vigili del Fuoco che hanno comportato la chiusura dello stabile: l'installazione di una scala antincendio. Ma, se le cose stanno così, e se una soluzione è stata individuata, non si comprende il tira o molla di incontri che vengono convocati e poi sistematicamente rinviati, esasperando ancora di più gli animi dei genitori. Sulla vicenda torna Raffaele De Seneen. Di seguito la sua nota.
* * *
Questa storia (Pascoli-Santa Chiara, doppi turni) sta andando avanti da circa tre mesi, aggravata dalla perdita dei fondi (450mila euro) da parte del Comune per ristrutturare la Pascoli, opera che avrebbe sicuramente ridotto i disagi.
L'Amministrazione comunale dovrebbe vergognarsi o dichiarare sette giorni di lutto cittadino, ma non si fanno né caldi e né freddi. Così vanno a scadere i giorni promessi, prima 4, poi 7, infine 15 per sistemare le cose... e le cose si rimandano ancora, come gli appuntamenti fissati ed immancabilmente saltati.... lunedì, poi mercoledì e poi ancora giovedì. Ma quale, di quale settimana e di quale anno!?
Si riempiono la bocca dicendo che vogliono incontrare le parti, tutte le parti, ma quante e quali sono? Ma non è un tavolo di concertazione dove le parti si incontrano partendo da punti diversi e trovandone uno comune a mezza strada! Qui, chi ha il potere decisionale e quindi la facoltà di agire è uno solo: il Comune, e per esso il Sindaco che lo rappresenta come massima espressione. Continua invece il gioco di fissare in giornata una marcia, una dimostrazione e poi in serata di revocarla.
Domani, finalmente, potremo fare sciopero e dimostrare, le mamme, i nonni: rappresentanti di classe hanno chiesto le opportune autorizzazioni.
I bambini muniti di fischietto faranno il controcanto ai "fiaschi" del Comune, e le trombe da stadio ai tanti "tromboni".
Il casello autostradale Incoronata deve essere aperto, ci vuole anche la nuova linea ferroviaria Foggia-Roma, e finalmente anche il Gino Lisa spiccherà il volo. Restano i problemi spiccioli di centinaia di famiglie e bambini.
Raffaele De Seneen

lunedì 22 maggio 2017

Giuseppe Messina e i suoi "Papaveri rossi" in corsa al Festival del Libro possibile

Giuseppe Messina è in corsa al Festival del Libro possibile. Ma in ballo c’è molto di più della eventuale vittoria del raffinato e profondo scrittore foggiano alla prestigiosa manifestazione culturale che si svolge a Polignano a Mare. Perché, se Messina dovesse affermarsi, vincerebbe non soltanto lui, ma tutta Foggia. Quella Foggia intensa, struggente e dimenticata che è la protagonista grande e inaspettata del libro con cui Messina è candidato alla vittoria nella sezione “autori possibili”.
“Papaveri rossi - Il soffio caldo del favonio” mette assieme pezzi di memoria, ricordi e storie del passato, ma più che un’autobiografia o un libro su Foggia è il libro di Foggia. La grande capacità affabulatoria di Messina racconta e fa emergere il cuore profondo della città, come mai nessun scrittore è riuscito a fare. Personaggi del passato, eventi drammatici come la guerra, le vicende della ricostruzione sono raccontate sul filo del ricordo, nell’accezione più autentica della parola “ricordare”, che deriva dal latino re (indietro) - cor (cuore): ricordare è richiamare al cuore.
Ecco perché se a Polignano dovesse vincere Giuseppe Messina, tutta la città vincerebbe con lui: quella Foggia che non c’è più, ma che può essere richiamata (e tornare a vivere) con il cuore. E tutta la città può e deve fare il tifo per Giuseppe Messina e “Papaveri rossi”, assecondandoli nella loro impresa.
Vi parlerò ancora di questo libro straordinario che prende l’anima e conquista la mente. Per il momento, amici e lettori carissimi di Lettere Meridiane, votiamo e facciamo votare il libro.
La strada che porta alla vittoria è impervia, perché la concorrenza è tanta e qualificata. Ma se ci impegniamo tutti, possiamo farcela. Per dare la propria preferenza andare a questo link su facebook, e quindi cliccare sul pulsante "votare". Non è necessaria alcuna iscrizione. Oppure fare clic sul post qui sotto.

Cinemadessai | L'amore buio di Antonio Capuano

Antonio Capuano è tra i registi italiani più bravi nel raccontare storie di periferia, che hanno per protagonista l’infanzia e per ambientazione l’area metropolitana di Napoli. Ne L’amore buio la tematica di fondo è la stessa, ma forse per la prima volta nella sua lunga carriera, Capuano si immerge non soltanto nei modi d’essere del proletariato urbano, ma anche in quelli della borghesia, mettendo a confronto due mondi, e perfino due concezioni della vita.
Ne esce una storia intensa, e niente affatto banale: siamo a Napoli, dove, alla fine di una domenica di sole, mare, tuffi e pizza, quattro ragazzini, stuprano Irene, anche lei adolescente. Uno di loro, Ciro, la mattina dopo va a denunciare sé e gli altri. Sono condannati a due anni di reclusione. I due mondi, così opposti e diversi, si attrarranno e addirittura, forse, si incontreranno e fonderanno. Con Irene de Angelis, Gabriele Agrio, Valeria Golino, Corso Salani, Luisa Ranieri e Fabrizio Gifuni.
Ha scritto FilmTv della pellicola di Capuano: “Il nuovo, splendido volo di Capuano si discosta nervosamente e scorbuticamente dalla normalità delle immagini e dei suoni ricorrenti. Le inquadrature sono gocce che perforano lo schermo, rumori che bucano i muri e oltrepassano le finestre bloccate dal ferro dei dolori e delle pene, sono parole scritte col pennarello su improvvisati brogliacci d’amore.”
Da non perdere, nonostante l’ora problematica. Stanotte, su Rai2, all’1.10.

Pascoli-Santa Chiara, il coraggio della mamme (di Raffaele De Seneen)

Dopo il Tavolo Tecnico dello scorso 11 maggio, l’Assessore comunale Bove diede pubblica notizia che nell’arco di alcuni giorni i problemi della Scuola Pascoli si sarebbero risolti, e con essi la questione dei doppi turni alla S.ta Chiara, sventando peraltro una prima ipotesi messa in campo per il prossimo anno scolastica: un servizio di trasporto "navetta", assicurato dall'ATAF di alcune classi presso l’Altamura in Via Petrucci.
Nella stessa giornata dell’11 maggio, la preannunciata manifestazione da parte dei genitori veniva revocata al fine di permettere un clima sereno e proficuo al Tavolo Tecnico.
Fra un po’ di eccitata confusione, mancanza di impegni scritti e di ogni sorta di comunicazione che tenesse aggiornati sull’eventuale stato dell’opera e avanzamento dei lavori sono trascorsi i quattro giorni stabiliti dall’Assessore, (come mi riferisce una mamma: “Se vuole, le faccio sentire la registrazione!”), ne sono trascorsi sette come aveva capito qualcun altro, ed anche i quindici (ultima ipotesi) sono ormai agli sgoccioli.
Nella giornata festiva di ieri, con le difficoltà di comunicare e mettere in relazione centinaia di famiglie, si è riusciti ad organizzare la manifestazione spontanea di questa mattina.
Un nutrito gruppo di mamme, del Santa Chiara e della Pascoli, figli con zaino a spalla, qualche papà che non lavorava, nonni e nonne, hanno manifestato prima nella piazzetta antistante la scuola Santa Chiara, poi sono saliti portando i figli in aula, mentre loro, genitori e nonni, stazionavano nei corridoi nell’attesa vana di qualche chiarimento o informazione.
Tutti poi si sono spostati nella piazzetta del Municipio, e continuando a manifestare anche nel cortile ed al primo piano dove le porte chiuse erano e chiuse sono rimaste.
Un risultato però si è ottenuto, di portata non indifferente,: nello scorrere della manifestazione mattutina anche le diverse visioni sul che fare e come fare si sono uniformate trovando univoca soluzione e condivisione.
Un piccolo esercito di mamme coraggiose è riuscito a mettere da parte l’appartenenza a due diverse scuole, gli interessi propri che dipendono dalle condizioni di famiglia e di lavoro. Anche un popolo socialmente variegato che da uno striscione sostenuto dai bambini chiedeva: “VOGLIAMO RISPOSTE”.
Da anni non si vedeva a Foggia una manifestazione del genere per un interesse collettivo.
BRAVE LE MAMME!
Domani, si ricomincia, con la speranza di avere risposte certe ed atti consequenziali.
                                                                       Raffaele de Seneen

Altro che Coverciano, è Foggia l'università del calcio

Altro che Coverciano. È Foggia l’università del pallone, la piazza che sforna con impressionante continuità i migliori allenatori d’Italia. La bella intuizione di Giovanni Cataleta, che a questo singolare record calcistico del capoluogo dauno ha dedicato un intero capitolo del suo ultimo libro Il distintivo dalla parte del cuore, trova conferma anche nella storia più recente, in questa ultima stagione, che ha visto protagonisti allenatori ed ex allenatori rossoneri.
Tenuto conto che il libro è stato pubblicato l’anno scorso, temo che il buon Cataleta e il suo attento editore Biagio Porricelli (Mitico Channel) saranno costretti ad una nuova edizione del volume, che intanto si sta imponendo all’attenzione del mondo calcistico nazionale.
Il distintivo dalla parte del cuore è stato recensito dal Guerin Sportivo, prestigioso mensile calcistico nazionale, che a proposito del libro di Cataleta, nel numero attualmente in edicola scrive: “È da un po' che la storia del Foggia non veniva rinverdita da qualche apparizione nel grande calcio. L'attuale cavalcata verso la serie B dopo un lungo periodo di magra, ci presta il fianco per andare a curiosare nelle glorie passate Non solo Zemanlandia. di cui si conosce tanto: Giovanni Cataleta - al terzo libro dedicato alla squadra rossonera - racconta pure gli anni Sessanta di Domenico Rosa Rosa e di Oronzo Pugliese, le comparse nella massima serie del decennio seguente e una lunga serie di curiosi episodi legati a dirigenti, giornalisti e tifosi. Il distintivo che compare nel titolo e nella copertina è uno stemma ideato dal padre dell'autore una settantina di anni fa, a dimostrazione che il Foggia è per Cataleta affare di cuore e di famiglia.”
Ma torniamo alla questione degli allenatori e della “Università del Calcio”. Nel suo libro, Giovanni ne indica i “docenti” in Oronzo Pugliese, Tommaso Maestrelli, Ettore Puricelli, Lauro Toneatto, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich, Enrico Catuzzi, Delio Rossi, Pasquale Marino, Roberto De Zerbi e naturalmente Sdeneck Zeman.

domenica 21 maggio 2017

Cinemadessai | La guerra di mafia, da un punto di vista diverso

OGGI
“Vi perdono ma inginocchiatevi”, è la frase urlata da Rosaria Costa all’indirizzo degli assassini di suo marito, Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci assieme al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. È anche la frase che dà il titolo al film che  La7, che lo ha prodotto, manda in onda stasera, alle 21.30.
Al centro della pellicola, le storie dimenticate degli agenti della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei volti e i gesti delle loro madri, delle loro mogli, dei loro figli a ventuno anni dalla strage di Capaci. Il primo film per la tv mai prodotto da La7, in quest’occasione con Boniventofilm S.r.l. e la Regione Siciliana, racconta le vicende legate a una tragedia che non ha colpito solo le vittime ma anche i loro familiari. È intorno a loro che si snoda il racconto del regista, Claudio Bonivento, tratto dal libro di Rosaria Schifani e Felice Cavallaro.
Tra i membri del cast Tony Sperandeo, che veste i panni di Cupane (il capo delle scorta di Falcone), un cammeo di Massimo Ghini in quelli del capo della Polizia Vincenzo Parisi, Lollo Franco è Paolo Borsellino. Accanto a loro Rosaria Schifani, interpretata da Silvia D’Amico (all’esordio come protagonista), e Raffaella Rea nel ruolo di Tina Montinaro; a impersonare i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo rispettivamente Antonio Vito Di Bella, Francesco Venditti e Lorenzo Roma. E ancora Vincenzo Crivello e Luigi Burruano.
Un bel film, in cui prevale a volte l’aspetto documentaristico. Ma va visto. Per ricordare. Per non dimenticare mai.
DOMANI
Antonio Capuano è tra i registi italiani più bravi nel raccontare storie di periferia, che hanno per protagonista l’infanzia e per ambientazione l’area metropolitana di Napoli. Ne L’amore buio la tematica di fondo è la stessa, ma forse per la prima volta nella sua lunga carriera, Capuano si immerge non soltanto nei modi d’essere del proletariato urbano, ma anche in quelli della borghesia, mettendo a confronto due mondi, e perfino due concezioni della vita.

sabato 20 maggio 2017

Il rifiuto della bellezza, nel reportage amaro di Giovanni Rinaldi

Una delle foto della mostra di Giovanni Rinaldi
Il Tavoliere, con le sue luci e i suoi colori che cambiano a seconda delle stagioni, è uno dei paesaggi più belli della Puglia: un paesaggio scandito dall’erba e dalla terra. Ma, come avverte Giovanni Rinaldi, fotografo, ricercatore, storico, "l’erba, spesso, sembra accogliere e nascondere, la terra sembra seppellire. Come quando osserviamo il paesaggio da lontano, può sembrare tutto in ordine e consueto, ma è avvicinandosi, osservando più da vicino, che scopriamo quello che la nostra terra sta diventando."
Nel suo reportage fotografico #WeAreInPuglia? Il rifiuto della bellezza, Rinaldi opera un’azione di disvelamento, guardando da vicino e facendoci guardare da vicino, documentando come questa bellezza venga quotidianamente oltraggiata dalla mano dell’uomo che vi deposita rifiuti e immondizie di tutti i generi.
La sua macchina fotografica, da sempre attenta a cogliere le radici e la memoria della gente dauna e pugliese, documenta questa volta la memoria infranta e interrotta, che produce bruttezza, offende il territorio.
Il reportage è stato al centro di una bella mostra, ospitata nello scorso mese di aprile nella Galleria della Fondazione Banca del Monte (ma sarà possibile vederlo altrove, perché ha carattere itinerante).
Le immagini della mostra sono diventate una videostoria (potete vederla più avanti) che documenta in modo puntuale ed amaro lo scempio che si va compiendo a Foggia, nel Tavoliere ma anche nel lucerino, nei Monti Dauni e perfino nel Gargano.
"Un viaggio attraverso un paesaggio meno pubblicizzato e più nascosto della nostra terra - dice Rinaldi nelle note che accompagnano la sua opera -. Il paesaggio oscuro dei rifiuti, degli scarti, dell’inquinamento, del degrado. Il verde a malapena nasconde quello che nella terra è ormai sedimentato, come una stratificazione “archeologica” in cui possiamo rispecchiarci e conoscerci meglio. C’è tutto quello che sprechiamo, accumuliamo, rifiutiamo."
E, in effetti, in queste fotografie c’è di tutto: elettrodomestici guasti abbandonati dove capita, plastica, copertoni, tappi di bottiglia che compongono i mosaici random della modernità, immondizia che pericolosamente si accumula sugli argini dei torrenti, i rifiuti industriali di fabbriche dismesse con l’ex Alghisa di Lucera. Non può mancare il luogo più simbolico dello scempio perpetrato ai danni di un territorio tra i più belli d’Europa: la discarica di Giardinetto, una delle più grandi discariche di rifiuti tossici d’Europa, con le sue "250.000 tonnellate di scarti industriali contenenti metalli pesanti e pericolosi, in parte ammassati nei big bag ormai marcescenti nei depositi - le cui coperture in amianto, degradandosi, si disperdono nell’aria - e in massima parte tombati nel sottosuolo dei piazzali tutto intorno per una superficie complessiva di 70 ettari."
Di qui l'importanza del disvelamento propiziato dal reportage: "Le ‘cose’ in sé non hanno colpa - dice ancora l'autore- , spesso giriamo lo sguardo altrove, senza mettere a fuoco quello che è evidente. Passiamo accanto, con l’abitudine spuntiamo le spine che sentiamo dentro. Questo è il paesaggio nel quale siamo immersi. Queste fotografie provano a sublimare quello che vedo e che continua a sorprendermi, tanto da ritenere che debba essere comunque raccontato."
È una Puglia molto diversa da quella scintillante e colorata che ci viene tramandata dalle campagne promo-pubblicitarie. Una Puglia che racconta la rottura di un patto antico tra l’uomo e l’ambiente, una cesura d’identità, una perdita di memoria quella memoria che era prima disegnata nei mosaici finemente cesellati dalla mano di artisti ed artigiani, la cui scomparsa è simbolicamente rappresentata dal nuovi mosaici, quelli disegnati dai tappi di bottiglia abbandonati.
Qui sotto la video-storia. Guardatela, amatela, condividetela.

Cinemadessai | Quando gli incubi del passato disegnano il futuro

OGGI
“Un vecchio che mangia da solo. È stata questa immagine a catturarmi e, alla fine, a farmi prendere in considerazione il romanzo. Non il crimine. O la suspense. O il genere. Il Vecchio che mangia da solo. Come fa una persona a ritrovarsi sola nella vita? Quel Vecchio si chiede come è finito a mangiare solo in un bar senza nessuno accanto? Lo si può ignorare, dimenticare o nascondere per un po’, ma il passato finisce per ripresentarsi. Forse durante il secondo atto della sua vita il Vecchio è riuscito ad ignorare cosa aveva fatto nel primo atto, ma se vuole riuscire ad arrivare bene al terzo atto, dovrà affrontare tutto ciò che
ha lasciato in sospeso.”
Così,  Juan José Campanella racconta le motivazioni che lo hanno spinto a girare Il segreto dei tuoi occhi,  miglior film straniero agli Oscar 2010, ambientato nell’Argentina della fine del decennio Novanta, un’Argentina in cui l’atmosfera cominciava ad incupirsi, ad intorbidirsi, finendo coll’avvolgerne anche i protagonisti.
Al centro della vicenda, c’è un caso di omicidio che per venticinque anni un caso di omicidio è rimasto impresso indelebilmente nella mente di Benjamín Espósito. Andato in pensione, decide di ripensare a quella storia per ripercorrere un passato pieno d’amore, di morte e d’amicizia.
Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.
Un bel film, ben interpretato da Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino e Guillermo Francella. Da non perdere. In onda domani sera alle 21.20 su La7D.
DOMANI
“Vi perdono ma inginocchiatevi”, è la frase urlata da Rosaria Costa all’indirizzo degli assassini di suo marito, Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci assieme al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. È anche la frase che dà il titolo al film che  La7, che lo ha prodotto, manda in onda domani sera, alle 21.30.
Al centro della pellicola, le storie dimenticate degli agenti della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei volti e i gesti delle loro madri, delle loro mogli, dei loro figli a ventuno anni dalla strage di Capaci. Il primo film per la tv mai prodotto da La7, in quest’occasione con Boniventofilm S.r.l. e la Regione Siciliana, racconta le vicende legate a una tragedia che non ha colpito solo le vittime ma anche i loro familiari. È intorno a loro che si snoda il racconto del regista, Claudio Bonivento, tratto dal libro di Rosaria Schifani e Felice Cavallaro.
Tra i membri del cast Tony Sperandeo, che veste i panni di Cupane (il capo delle scorta di Falcone), un cammeo di Massimo Ghini in quelli del capo della Polizia Vincenzo Parisi, Lollo Franco è Paolo Borsellino. Accanto a loro Rosaria Schifani, interpretata da Silvia D’Amico (all’esordio come protagonista), e Raffaella Rea nel ruolo di Tina Montinaro; a impersonare i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo rispettivamente Antonio Vito Di Bella, Francesco Venditti e Lorenzo Roma. E ancora Vincenzo Crivello e Luigi Burruano.
Un bel film, in cui prevale a volte l’aspetto documentaristico. Ma va visto. Per ricordare. Per non dimenticare mai.

Aeroporto Lisa e nuovo treno per Roma: la riscossa di Foggia?

Non succedeva da anni che la cronaca di Foggia e provincia annotasse nel volgere di pochi giorni due buone notizie, e per giunta in un settore nevralgico, qual è quello dei trasporti e della mobilità.
Dal Parlamento europeo è finalmente giunto il via libera al progetto di allungamento della pista del Gino Lisa, che dovrebbe riportare lo scalo foggiano nel giro dei grandi aeroporti nazionali. Sono state infatti modificate le norme che disciplinano gli aiuti di stato e la libera concorrenza. La commissione europea ha deciso (così come suggeriva il buon senso) che i piccoli aeroporti sono esclusi dalle norme che riguardano gli aiuti di Stato, per cui non sarà più necessario il cofinanziamento privato. I soldi disponibili e da lungo tempo bloccati possono (e debbono) essere spesi dalla Regione Puglia e da Aeroporti di Puglia, che non hanno più alcun alibi.
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