giovedì 4 maggio 2017

Cento volte Giro / A Foggia lo storico sprint tra Binda e Girardengo (di Maurizio De Tullio)

Una volata tra i due grandi Binda e Girardengo
Maurizio De Tullio racconta ad amici e lettori di Lettere Meridiane, tutti gli arrivi a Foggia o in altre località della Capitanata, della carovana rosa del Giro d'Italia, che si appresta a festeggiare la sua centesima edizione. La prima puntata è stata pubblicata ieri, e potete leggerla o rileggerla qui.
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La “carovana” torna in Capitanata due anni dopo. Il 25 maggio 1926 allo stadio “Zaccheria” (che allora non si chiamava così ed era di proprietà privata) è in programma la sesta tappa del Giro. La Napoli-Foggia è lunga ben 262 km e sprintando su una pista in terra battuta la vince il grande Alfredo Binda davanti ad un altro gigante delle due ruote, Costante Girardengo. La tappa successiva, di quasi 251 km, parte da Foggia il 27 maggio e arriva a Sulmona dove Binda fa il bis. Alla fine il campione giungerà secondo nella classifica generale.
Nel 1928 il Giro inverte la direzione e la corsa arriva a Foggia proveniente da Sulmona. La quinta tappa, che si corre il 20 maggio, dopo faticosissimi 254 km viene vinta ancora dall’ineguagliabile Alfredo Binda che quell’anno sarà anche il vincitore del Giro. Il 22 maggio si parte da Foggia destinazione Napoli e dopo 248 km primeggia Domenico Piemontesi.
Il 21 maggio 1929 si corre la seconda tappa del Giro, da Napoli a Foggia. I chilometri sono 185 ma al traguardo accade una tragedia. Un ragazzo, lasciati i propri giochi, attraversa imprudentemente la strada e viene travolto da uno dei corridori che si stavano battendo per aggiudicarsi la volata. Tra questi vi è Gaetano Belloni, che travolge il ragazzo. Il ragazzo muore e il campione – affermatosi nella prima tappa e già vincitore del Giro del 1920 – disperato per l’accaduto si ritira. Gara e Giro saranno poi vinti dal grandissimo Alfredo Binda. Il 23 maggio la corsa riparte per giungere a Lecce, dopo 282 km e viene vinta dall’inesauribile Binda al quale, l’anno dopo, gli organizzatori della Corsa offriranno 22.500 lire (la somma prevista per il vincitore del Giro d’Italia più quelle di alcune tappe) perché non vi partecipi. Il campione, infatti, era effettivamente imbattibile e la sua presenza al Giro avrebbe scoraggiato la partecipazione di tanti altri corridori! Basti dire che nel 1927 vinse qualcosa come 12 delle 15 tappe del Giro, e nel 1929 ben otto tappe consecutive (record tutt'ora imbattuti) a dimostrazione di una indiscutibile superiorità.
Quasi tutti credono che la maglia rosa sia stata introdotta alle origini del Giro, ma non è così. Lo sarà solo nel 1931, venendo assegnata a chi comanda la classifica generale. A indossarla per la prima volta sarà il grande Learco Guerra.

Per tre anni il capoluogo dauno non è sede di tappa. Si deve così attendere il 24 maggio 1932 quando si corre la Lanciano-Foggia. Dopo ben 280 km si afferma
Antonio Pesenti
Antonio Pesenti, che sarà anche il vincitore del Giro, grazie proprio all’andamento di questa tappa. Quel giorno – come ricorda lo storico del ciclismo Beppe Conti, nel suo bel libro del 2009, “Cento storie del Giro. 1909-2009” – Pesenti vince per distacco, arrivando molto in anticipo rispetto alla tabella di marcia, tant’è che il cancello d’ingresso dello stadio della nostra città era ancora chiuso! Fu aperto appena in tempo per consentire l’arrivo dei ciclisti, che giunsero circa 4 minuti dopo il bergamasco Pesenti. Due giorni dopo si parte alla volta di Napoli e, dopo 217 km, a vincere è un altro mito del ciclismo italiano, Learco Guerra, che in questa edizione si afferma per ben sei volte.
Il Giro del 1932 resta nella storia anche per un motivo, per così dire, “massmediatico”: è la prima volta che la corsa viene seguita e commentata in diretta radiofonica, sebbene ciò sia accaduto solo nell’ultima tappa.
Il 15 maggio 1933 s’inverte rotta. L’ottava tappa parte da Napoli e, dopo 195 km, Foggia ritrova con le braccia alzate il mitico Binda che nella tappa successiva, da Foggia a Chieti, di 248 km, concede il bis! Alla fine sarà ancora una volta lui il vincitore del Giro. È anche il primo anno in cui viene istituito il Gran Premio della Montagna e si corre una crono.
Dopo una pausa di quattro anni, la carovana rosa torna in Capitanata. Il 19 maggio 1937 il Giro arriva a Foggia ancora da Napoli. Dopo 166 km (l’attuale reale distanza con la città partenopea) ecco un altro gigante del ciclismo mondiale, il ‘toscanaccio’ Gino Bartali, che vince alla grande quella dodicesima tappa, entusiasmando le migliaia di sportivi che affollano il futuro stadio “Zaccheria”. Il giorno dopo il Giro si sdoppia, in una delle prime circostanze: si corre dapprima la semitappa Foggia-San Severo. Sono 186 chilometri percorsi da partendo da Corso Vittorio Emanuele, procedendo in direzione del bivio sinistro per San Marco in Lamis, attraversando il ponte sul torrente Candelaro, prendendo il bivio destro per Cerignola, per poi giungere a Manfredonia, attraversare Ponte San Venanzio, giungere a Monte Sant’Angelo, prendere il bivio sinistro per San Giovanni Rotondo, quello sinistro per Carpino, arrivare a Vico del Gargano, prendendo infine il bivio sinistro per Rodi Garganico e dopo aver attraversato il paese prendendo il bivio sinistro per Carpino, quindi correndo fino a Cagnano Varano, San Nicandro Garganico, Apricena per arrivare al traguardo finale di San Severo. La vittoria va a Valter Generati. Nel pomeriggio la seconda semitappa, con partenza da San Severo alla volta di Campobasso. Dopo 105 km vince Cesare Del Cancia che in volata batte Bartali.
Dal 1941 al 1946 il Giro è sospeso per le tragiche vicende belliche. Si riprende l’anno dopo e il 4 giugno 1947 si corre la decima tappa, Bari-Foggia di 129 km. Vince Mario Ricci (maglia rosa era Bartali ma alla fine il Giro se lo aggiudica il grande Fausto Coppi).
Quel giorno è segnato da un incidente che poteva avere conseguenze peggiori. Come accaduto il 21 maggio 1929 a Foggia nell’episodio già narrato, poco dopo la partenza di Bari, una donna nell’attraversare d’improvviso la strada, provoca la caduta del ciclista Luciano Maggini. Lievi i danni per il ciclista e molto spavento generale. La tappa successiva, il giorno dopo, è la Foggia-Pescara, di 223 km, vinta da Oreste Conte.

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