martedì 2 maggio 2017

Cinemadessai | Still life, la tenerezza della vita e della morte

OGGI
Uberto Pasolini rappresenta un caso unico nel cinema italiano. Nipote di Luchino Visconti, è più noto all'estero che non nel bel Paese. Ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come runner (una sorta di factotum che si occupa di risolvere i problemi pratici sul set e che perciò va sempre... di corsa) per diventare  un produttore indipendente in Inghilterra. L'exploit internazionale è giunto con il celebre Full Monty - Squattrinati organizzati, prodotto da Pasolini, e riconosciuto come Miglior film del 1997 dall'European Film Awards. La pellicola fu campione d'incasso in tutto il mondo e rappresenta ancora oggi un indiscutibile esempio di come anche il cinema indipendente, se originale e ben fatto, può dire la sua al botteghino.
Nel 2008, esordì dietro la macchina da presa con Machan - La vera storia di una falsa squadra, aggiudicandosi il Premio Label Europa Cinemas alle Giornate degli Autori della Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
Nel 2013, il suo secondo lungometraggio, che Rai5 manda in onda stasera alle 21.15, Still Life, che è stato presentato al Festival di Venezia 2013, dove si è aggiudicato il Premio per la migliore regia nella sezione Orizzonti.
La pellicola racconta, con un approccio tenue, se non proprio minimalista, una storia densa di poesia e di originalità.  John May (stupendamente interpretato da Eddie Marsan) è uno scrupoloso funzionario comunale che si occupa di rintracciare  il parente più prossimo delle persone decedute in totale solitudine. Quando deve affrontare il caso di Billy Stoke, un alcolizzato morto in solitudine a pochi passi da casa sua, la sua vita cambia di colpo, proprio mentre il suo ufficio viene soppresso, nell'ambito dei tagli alla spesa pubblica. Il finale è surreale, ma pieno di poesia e di tenerezza.
Un film insolito, importante, che consiglio e suggerisco vivamente.
DOMANI
La saga di Alien ricorda un buon vino. Più invecchia, più migliora. E così, Aliens. Scontro finale, diretto da James Cameron, con Sigourney Weaver, Michael Biehn, Paul Reiser e Carrie Henn, risulta perfino migliore dell’Alien firmato da Ridley Scott, di cui rappresenta il sequel. La vicenda si svolge sessant’anni dopo quella narrata dal primo capitolo della saga.
Ellen Ripley è rimasta dormiente di un sonno artificiale, nella navetta di salvataggio dell’astronave commerciale Nostromo che era stata al centro del primo film. Viene soccorsa e riportata sulla Terra dalla squadra di recupero della stazione spaziale di Gateway. Ma dovrà affrontare enormi problemi: viene processata per la distruzione dell’astronave, per giunta la compagnia che le dà lavoro è scettica sull’esistenza del mostro alieno che ha ucciso l’equipaggio della Nostromo e, dulcis in fundo, il pianeta su cui erano state rinvenute le  uova dell’alieno è stato colonizzato dalla Compagnia.
Improvvisamente le comunicazioni tra la Terra e il remoto pianeta s’interrompono. Ellen si unirà alla squadra di soccorso e dovrà affrontare il mostro.
Alien. Scontro finale conquistò due statuette agli Oscar del 1987 (Miglior montaggio sonoro a Don Sharpe e Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston, John Richardson e Suzanne M. Benson), e ben otto premi al Saturn Award (Miglior film di fantascienza; Miglior regia a James Cameron; Miglior attrice protagonista a Sigourney Weaver; Miglior attore non protagonista a Bill Paxton; Miglior attrice non protagonista a Jenette Goldstein; Miglior attrice emergente a Carrie Henn; Migliore sceneggiatura a James Cameron; Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston e Dennis Skotak.
Domani sera, su Rai 4, alle 23.15. Veramente da non perdere.

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