domenica 14 maggio 2017

La bellezza di Foggia seppellita dal mattone e dall’asfalto

Nel mio commento alla bella rievocazione della storia del teatro Giordano, scritta da Enzo Ficarelli in occasione del 189° anniversario della sua inaugurazione, ho invitato amici e lettori a pronunciarsi sul giudizio dell’abate Pier Paolo Parzanese che dice: “I foggiani sono persone di natura piena di armonia e mente capacissima di amare il bello.”
Qualcosa di vero dev'esserci, perché, se così non fosse stato, assai difficilmente Foggia avrebbe avuto l’onore di ospitare il secondo teatro del Regno delle Due Sicilie, dopo il San Carlo a Napoli.
Numerosi i commenti dei lettori. Mi ha particolarmente colpito quello di Milly Pellegrini: consapevole, sentito, accorato. Giusto e condivisibile.
Pellegrini sostiene la tesi che la bellezza della città, e di conseguenza il senso estetico, l’amore per il bello dei suoi abitanti, siano stati avvelenati da un’economia troppo spregiudicata e proterva.
Ecco le riflessioni di Milly Pellegrini. Da leggere con attenzione. E da fare proprie.
Penso che di foggiani che amano il bello ce ne siano tantissimi. Il problema è che non siamo noi singoli cittadini ad avere in mano i progetti di certe ciofeche di palazzi, che vengono approvati con molta, troppa direi, facilità. Ci vorrebbero più giardini e parchi e opere d'arte in giro, ma quello che vedo troppo spesso sono gli ettari di terra consumati con una voracità che neanche un bulimico davanti ad un piatto di tagliatelle avrebbe! E concessioni date a grosse aziende per impiantare mostri del vento, subito fuori Foggia. Il senso del bello va inculcato, coltivato, solleticato. Un palazzo non è un castello di carte che, con un colpo di mano, volendo, se non ci piace, possiamo demolire. Resta lì e purtroppo non ce lo dovremo sorbire solo noi, ma anche i nostri figli. Sarebbe cosa buona e giusta se chi di dovere riflettesse su queste cose. E se si facesse di più anche per tutelare ciò che resta della nostra storia architettonica, che inevitabilmente cade a pezzi per incuria e menefreghismo fin troppo palese.
Brava Milly. Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Nelle nostre frequenti e sempre feconde conversazioni, considerazioni dello stesso tipo ho sentito fare a Franco Antonucci, ingegnere, che ha avuto un ruolo importante nelle politiche urbanistiche e di sviluppo cittadine. Spero voglia intervenire sul tema.
La foto che illustra i post è di Bruno Caravella: mi pare particolarmente eloquente di quella bellezza che ci circonda, e della quale non sempre ci accorgiamo.
Accorgersi della bellezza è il primo passo per tutelarla e conservarla.

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