mercoledì 3 maggio 2017

La serie A non è un sogno proibito: lo dicono i dati

Igor Kolyvanov, bomber del
Foggia e poi del Bologna
Dopo la vittoria casalinga con il Melfi che ha portato il Foggia alla stratosferica quota di 84 punti in classifica, molti giornalisti hanno scritto che i satanelli hanno battuto il record precedente, che apparteneva al Bologna, con 81 punti conquistati nella stagione 1994-95. È vero, ma solo in parte, per le ragioni che vedremo. Ma il confronto con i felsinei è particolarmente incoraggiante, perché conferma una tesi che Lettere Meridiane ha spesso sostenuto e cioè che una ottima squadra di serie C, promossa in B, può dire tranquillamente la sua anche nella serie superiore, al punto da inseguire il sogno di una promozione bis.
Sta succedendo quest’anno alla Spal, ed accadde proprio al Bologna dei record, paragonato in questi giorni al Foggia.
Ma procediamo per ordine, e vediamo prima di tutto perché è vero solo in parte che il Foggia ha battuto il record stabilito dai rossoblu nella stagione 1994-95. Ad una giornata dal termine del torneo il Foggia si trova con 84 punti in classifica, ma ha giocato più partite del Bologna, che concluse quel campionato a quota 81, per la semplice ragione che i gironi erano composti allora da 18 squadre, e non da 20, com’è successo quest’anno.
Per paragonare l’effettiva performance della due squadre bisogna dunque calcolare la media partita dei diversi parametri presi in considerazione.
Gli 81 punti dei bolognesi furono il frutto di 24 vittorie, 9 pareggi e una sola sconfitta, con 59 reti e 17 subite, con una differenza reti di +42, su 34 partite giocate. Il Foggia ha ottenuto 84 punti  in ragione di 37 partite giocate, con 25 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte, e 68 reti all’attivo, 27 al passivo, per una differenza reti di +41.
Calcolando le medie a partita, abbiamo la seguente situazione: Bologna, 2,38 punti a partita, con una media di reti segnate pari a 1,74 a partita e di reti subite pari a 0,5 gol a partita; Foggia, media punti a partita 2,27, media reti segnate a partita 1,84, media reti subite 0,73.
Va detto che si tratta di rendimenti stratosferici, sia per quanto riguarda la squadra emiliana, sia per quanto riguarda i satanelli, ed anche sorprendentemente vicini.
E qua viene il bello, perché volete sapere che cosa combinò il Bologna l’anno successivo, dopo la promozione in serie B? Vinse anche il campionato cadetto, con due punti di vantaggio sul Verona. La compagine felsinea, reduce dal fallimento di alcuni anni prima che ne aveva provocato la retrocessione in C, aveva un management d’eccezione: era infatti presieduta da un personaggio che avrebbe scritto pagine importanti nella storia del club, come Giuseppe Gazzoni, mentre in panchina c’era un tecnico esperto e navigato come Renzo Ulivieri. Direttore sportivo era Lele Oriali.
Per la cronaca, in quel campionato cadetto trionfale per il Bologna, giocava anche il Foggia, reduce dalla retrocessione dalla serie A e da una delicatissima situazione societaria determinata dalle traversie finanziarie del gruppo Casillo. Era il Foggia di Franco Mancini e di Igor Kolyvanov, che sarebbe stato protagonista della salvezza (e che sarebbe stato ceduto alla fine della stagione proprio al Bologna), assieme al centravanti Pierpaolo Bresciani, miglior marcatore rossonero con 7 reti. I satanelli quell’anno vennero allenati prima da Delio Rossi quindi da Tarcisio Burnich: per quanto riguarda i match con il Bologna, pareggiarono 0-0 allo Zaccheria, e persero per 0-2 a Bologna.
Il Foggia di Stroppa somiglia molto al Bologna di Ulivieri: stessa impressionante solidità difensiva, capacità di mandare in gol uomini diversi, solidità ed efficacia negli schemi sia difensivi che offensivi, management solido.
Non è proibito sognare che, dopo aver messo in campo lo stesso rendimento stellare degli emiliani di quella stagione, il Foggia possa emularli anche nel campionato prossimo venturo, conquistando la serie A.

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