sabato 12 agosto 2017

La scomparsa di Mimmo Norcia: se n'è andato un grandissimo artista

Mimmo Norcia se n’è andato, e la cosa mi rattrista molto, perché era un amico vero: avevamo tante cose da fare ancora insieme, e non ci sarà più il tempo. La sua scomparsa priva la comunità pugliese di un artista che attraverso le sue sculture aveva saputo dare corpo e forma alle speranze della Capitanata, alle passioni, agli slanci ed alle istanze di crescita della nostra terra.
L’opera di Norcia che amo di più raffigura proprio la Capitanata: una donna slanciata che pretende le braccia verso l’alto, in un anelito di futuro esaltato dal dinamico e voluttuoso movimento delle forme.
A volere quell’opera fu un altro instancabile propugnatore della ricchezza della terra dauna, Antonio Pellegrino, che da presidente della Provincia pensò di istituire un premio di rappresentanza, che allegoricamente mostrasse un territorio, che voleva mettere le ali e prendere il volo.
Entusiasta del risultato, chiese a Norcia di ingrandire la scultura, in modo che potesse essere esposta permanentemente al pubblico, e diventare il simbolo artistico della Capitanata. L’opera fu inizialmente posta a Palazzo Dogana, al centro del cortile, per essere successivamente trasferita nell’androne della nuova sede della Provincia.
Quella scelta addolorò Mimmo (e lo capisco) in quanto lo spazio a disposizione nel palazzo di via Telesforo è piuttosto ristretto, e non consente di ammirare l’opera in tutta la sua elegante potenza. Ma la Capitanata con le braccia levate verso il futuro, anche in quel posto non del tutto idoneo riesce ad esprimere tutta la sua straordinaria bellezza, a stabilire un rapporto profondo con l’architettura in cui è immersa, come dimostra la foto a fianco, che ho trovato nel sito di Norcia.
Palazzo Dogana ospitò per qualche giorno l’opera più celebre di Norcia: il Padre Pio immerso nel mare delle Isole Tremiti che è una delle statue sottomarine più grandi del mondo. Mimmo la progettò e la realizzò dopo un attentissimo studio sulla prospettiva. Diversamente da quanto accade di solito, una scultura che si trova sul fondale del mare viene guardata dall’alto, e non dal basso.
Nei pochi giorni in cui fu mostrata a Palazzo Dogana, oggetto di un incessante pellegrinaggio di appassionati, di fedeli e di cittadini, l’autore suggeriva di salire al primo piano, per poterla guardare nella stessa prospettiva in cui l’avrebbero vista i sub. Era così bella che qualcuno pensò di organizzare un comitato per farla restare permanentemente lì.
Scultore prolifico e versatile, conosciuto in tutta Italia ed  Europa (è autore di uno stupenda statua di Giovanni Paolo II, commissionatagli dal Vaticano), Mimmo avrebbe meritato dalla sua terra una considerazione maggiore di quanta non abbia avuto. Ogni tanto se la prendeva per questo, ma poi ci rideva sopra, con quel suo sorriso tenero e solare, che allargava il cuore alla speranza.
È stato veramente un cittadino della nostra terra, a tutto tondo. Era nato a Panni, dove tornava frequentemente e dove ha curato alcuni restauri importanti. La sua cittadina d’adozione era però Vieste, dove amava trascorrere la stagione estiva gironzolando a bordo della sua barca.
Tra le cose che avremmo dovuto fare insieme c’era una grigliata di pesce nella sua casa viestana. Ho sempre rimandato, e mi sento in colpa. Resteranno le sue opere a tenermi compagnia, e il ricordo indelebile del suo sorriso.
Addio, Mimmo.
Geppe Inserra

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