martedì 28 febbraio 2017

Le porte di Foggia? Porta grande e porta... pazienza

Il rotolo odierno è all'insegna dei giochi di parole. Folgorante quella che apre la serie, e che si riferisce alle "porte" della città di Foggia. Divertente quelle che si riferiscono alla politica: il gioco dei nomi del nuovo soggetto politico che sta nascendo a sinistra, ma anche la riflessione sulla capacità di ascolto del Movimento 5 Stelle foggiano. Si conclude con Brosio, e la confessione relativa alla sua conversione religiosa. Un  rotolo insomma da sfogliare e da guardare predisponendosi al sorriso. Buona visione!

Cinemadessai | Belle farfalle volano, come il cinema indipendente italiano

OGGI
Un film insolito, per certi aspetti “regionale” (i personaggi parlano in sardo con sottotitoli in italiano, e lo stesso titolo è dialettale: Bellas Mariposas significa Belle farfalle) , ma pieno di vivacità, di colore, di speranza. Bellas Mariposas è un bel film indipendente, girato da Salvatore Mereu e tratto dall’omonimo racconto di Sergio Atzeni pubblicato postumo nel 1996 a causa della prematura morte dell'autore.
Ambientato nel quartiere popolare e sottoproletario di Cagliari, Sant’Elia, il film racconta la giornata di due ragazze adolescenti molto amiche tra di loro: Cate (Sara Podda) e Luna (Maya Mulas).
Cate spera di fuggire dalla periferia per fare la cantante "come Valerio Scanu o Marco Carta”, ma intanto apprende che quella notte suo fratello Tonio ucciderà il ragazzo di cui è innamorata, Gigi, suo vicino di casa.
Le due ragazze vivono diverse avventure al mare e tra le vie della città aspettando l’ora fatale in cui dovrebbe compiersi il misfatto che le due vorrebbero invece scongiurare.
Tutto sembra segnato, quando nella storia fa la sua apparizione la bellissima strega, Aleni (Micaela Ramazzotti), che legge nel futuro delle persone e che cambierà improvvisamente il corso degli eventi. Bellas Mariposas è in un certo senso un film girato tutto in soggettiva: Mereu usa lo sguardo e la voce di Cate, che durante il film interloquisce con il regista, con la telecamera, dialoga con la macchina da presa.
La pellicola fece incetta di premi al Bari International Film Festival (Bif&st) aggiudicandosi il Premio Tonino Guerra (a Salvatore Mereu), il Premio Anna Magnani (a Sara Podda e Maya Mulas) e il Premio Giuseppe Rotunno (a Massimo Foletti). Da non perdere, nonostante l’orario impossibile della programmazione: alle 2.20 di domani notte, su Rai Movie.
DOMANI
Ma perché i film d’essai, i film indipendenti - anche quelli che si rivolgono ad un pubblico ampio, che non sono di nicchia, per intenderci - devono essere confinati nella programmazione della televisione di Stato ad orari impossibili?
Pulce non c’è, pluripremiata opera prima di Giuseppe Bonito, è uno di questi film. Per vederla dovete fare una levataccia oppure mettere mano al registrare, perché andrà in onda alle 5 del mattino di mercoledì su Rai Movie. Però ne vale veramente la pena.

Addio Leone, re della trasciosità

"Non so se voi abitate vicino a Foggia, / vi devo assicurare che qui la gente ormai si ammoscia / abbiamo le cime di rapa, le cipolle, la cicoria / ed i carciofi, se se la pioggia." A suo modo ha cantato Foggia, portando il nome del capoluogo dauno in alto nella hit parade dei brani trash più ascoltati. Pugliese di nascita (era nato a Trani 77 anni fa) Leone Di Lernia, scomparso ieri per una malattia incurabile, ha avuto una particolare predilezione per Foggia, cui ha dedicato un paio dei suoi successi più celebri.
I versi di prima sono tratti da Foggia Style che rifaceva il verso a Gangnam Style di Psy, brano che furoreggiò qualche anno fa, e nella cui reinterpretazione il buon Leone riuscì a superarsi. Se è vero infatti che la sua specialità è stata rappresentata dalle parodie stile trash di hit internazionali, Foggia Style è il trash del trash: una parodia trash di una canzone che già di suo era oltremodo trash. "Gangnam style alla seconda: Leone di Lernia in Foggia style" titolò recensendo il brano Trashipirina, aggiungendo: "Se pensavate che Gangnam Style fosse eccessivamente trash, allora non avete ancora visto la parodia di uno dei nostri migliori esponenti della trasciosità italiana, Leone di Lernia."
Di Lernia deve la sua celebrità soprattutto a Radio 105, e alla trasmissione Zoo di 105, "il programma al quale Leone ha dato di più e dal quale ha ricevuto più che da qualsiasi altro show", come ha commentato ricordandolo il direttore dell'emittente mileanese, Angelo De Robertis.
Agli show radiofonici fu iniziato da un foggiano doc come Renzo Arbore, e chissà che non sia scoccata da questa amicizia la scintilla che lo ha poi portato a "cantare Foggia" nel modo che abbiamo visto.
Foggia c'è anche nella sua ultima canzone: "Parmigiano foggiano" uscita lo scorso anno, parodia di Partigiano Reggiano di Zucchero (potete vedere e ascoltare la canzone qui sotto).
Versi demenziali come sempre, ma che rappresentano anche una sorta di testamento spirituale: "Sei uno stupido, perché sei ottuso, le sigarette mo’, fumi fumi, e non sei più libero, come il parmigiano foggiano”.
Addio, caro Leone…

La grande scalata del Foggia alla B vista da Madetu

Pochi sanno che oltre che un bravo giornalista ed un altrettanto bravo disegnatore satirico (che con lo pseudonimo neanche tanto pseudo di Madetu delizia gli amici e i lettori di Lettere Meridiane), Maurizio De Tullio è anche un umorista. Vi prometto in questi giorni di pubblicare i suoi divertenti calembour. Un bel saggio di cosa Maurizio-Madetu sia in grado di fare mettendo assieme la sua inclinazione per i giochi di parole con la sua abilità con la matita ci viene fornito da questa vignetta, non satirica, ma augurale, anzi benaugurale,  dedicata al Foggia, che sta disputando un grandissimo campionato, che che dovrà vedersela fino alla fine del torneo con la capolista Lecce.
Gustatevi la vignetta e.... Zafò. (Per scaricarla ad alta risoluzione, cliccare sull'immagine, quindi salvarla sull'hard disk o nella memoria dello smartphone).


lunedì 27 febbraio 2017

Salvini: "Acari bastardi, vi rusperò"

È un Madetu, quello di oggi, che si suddivide equamente tra gli argomenti di carattere nazionale e quelli di natura locale. Guardate come il suo sguardo si posa e commenta due eventi che hanno fatto scrivere la cronaca provinciale in questi giorni: la sponsorizzazione concessa dall'Amiu alle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita di Umberto Giordano e il passaggio del Parco dei Dinosauri dal Comune di San Marco in Lamis al Parco Nazionale del Gargano. Per il resto, un Salvini di notevolissima qualità grafica e narrativa (tanto da meritare titolo e apertura del rotolo satirico di oggi), e una riflessione sulla candidatura del governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, alle primarie del Pd.

Cinemadessai | Uomini Ombra, la spy story all'italiana di De Robertis

OGGI
L'orario è veramente impossibile, ma vale la pena di mettere mano al videoregistratore. Stanotte, alle 4.05, Rete 4 mette in onda Uomini Ombra (1954, b/n), uno degli ultimi lungometraggi girati da Francesco De Robertis, regista di San Marco in Lamis.
Ufficiale della Marina Militare, si è occupato della macchina propagandistica della istituzione di cui faceva parte, ma lo ha fatto in modo oltremodo originale. De Robertis ha girato soprattutto pellicole (sia documentari che fiction) che parlano di mare e di uomini di mare. Secondo la critica, l'approccio veristico di De Robertis all'immagine ed alle storie, ha di fatto anticipato alcuni tratti del neorealismo.
Il rapporto tra De Robertis e il regime fascista è ancora oggi questione discussa e sotto certi aspetti controversa. Per il ruolo che svolgeva in seno alla Marina, il regista non poteva sottrarsi alla estetica propagandistica tipica del regime. Ma aver girato dei film orientati al verismo in un'epoca in cui nelle sale trionfava il cinema  dei telefoni bianchi è certamente una nota di merito, che connota il suo cinema tra i più originale del periodo fascista.
Sul finire della carriera, abbandonò i temi realistici, in favore di un tipo di cinema più vicino ai modelli ed ai ritmi del cinema americano. A questo genere si inscrive Uomini Ombra, che narra una complessa vicenda di spionaggio che ruota attorno all'acquisto, da parte della Marina militare italiana, di un cifrario inglese, che si rivelerà poi essere uno strumento con cui la Marina inglese intendeva fornire informazioni false. Anche in questo caso, De Robertis va controcorrente, disegnando gli inglesi in modo assai diverso dal cliché degli eroici liberatori senza macchia e senza paura, che era in voga nel cinema di quegli anni. Il film segnò praticamente l'esordio sul grande schermo di Giorgio Albertazzi.
"Spionaggio e controspionaggio in tempo di guerra, sono gli elementi essenziali di questo film di De Robertis, il cui soggetto è stato ispirato da fatti realmente accaduti. La storia è ben costruita e, se si eccettuano alcune situazioni un po' ingarbugliate, anche ben sceneggiata.  Al film non mancano poi pregi di stile e di ritmo scrisse dell'opera di De Robertis il critico A. Albertazzi, sulla rivista Intermezzo", recensendo la pellicola alla sua uscita in sala.
DOMANI
Un film insolito, per certi aspetti “regionale” (i personaggi parlano in sardo con sottotitoli in italiano, e lo stesso titolo è dialettale: Bellas Mariposas significa Belle farfalle) , ma pieno di vivacità, di colore, di speranza. Bellas Mariposas è un bel film indipendente, girato da Salvatore Mereu e tratto dall’omonimo racconto di Sergio Atzeni pubblicato postumo nel 1996 a causa della prematura morte dell'autore.

domenica 26 febbraio 2017

A Roma lo stadio, ma a Genova sta-dio

Madetu la mette sullo scherzo oggi. E' satira che punge, la sua.
La vignetta sul sindaco di San Severo, nonché presidente della provincia, Francesco Miglio, che si è sottoposto allo sciopero della fame, assieme alla sua giunta per chiedere interventi del governo che combattano l’emergenza criminalità nel territorio della cittadina dell'Alto Tavoliere, strappa un sorriso amaro, mostrando il primo cittadino stretto tra l'incudine della delinquenza arrembante, e il martello dello sciopero della fame.
Per la cronaca, l'iniziativa di protesta è stata sospesa dopo la notizia per il Ministero dell'Interno ha convocato la giunta sansevero.
Strappa sorrisi e stupore, invece, la vignetta che Maurizio De Tullio dedica alla vicenda della stadio della Roma, per risolvere la quale si è mosso il leader pentastellato Beppe Grillo in persona.
Guardatele e fatevi una bella risata, che ridere è il sale della vita, e previene i malanni.

Cinedessai | Da Israele "Meduse" per sorridere commuovendosi un po'

OGGI
Shira Geffen Etgar Keret sono due scrittori israeliani prestati al cinema. Ma il loro esordio dietro la macchina da presa, nel 2007, con Meduse, è stato più che convincente.
Presentata nella Settimana Internazionale della Critica del 60º Festival di Cannes, la pellicola si aggiudicò la Caméra d'or per la miglior opera prima del Festival.
Il film narra tre piccole storie che hanno apparentemente poco in comune e i cui protagonisti si sfiorano solamente nella Tel Aviv dei giorni nostri.
Al suo matrimonio, mentre il marito e gli invitati sono occupati a divertirsi e si dimenticano temporaneamente di lei, Keren (Noa Knoller) si rompe una gamba e il gesso che ne consegue fa saltare la luna di miele ai Caraibi. Batya (Sarah Adler), invece, fa la cameriera al ricevimento di nozze e, la mattina successiva, incontra sulla spiaggia una strana bambina (Nikol Leidman) che sembra essere uscita dalle onde: tra le due nasce uno strano legame, che cambia la vita della ragazza in modo decisamente drastico. Anche Joy (Ma-nenita De Latorre) è, a suo modo, una cameriera: arriva in Israele dalle Filippine e tenta di non perdere i legami con la famiglia: il lavoro per una vecchia signora severa le scalda finalmente il cuore...
Ha scritto di Meduse Claudia Resta su Mymovies.it: “Poetico, tristemente dolce, malinconico eppure colorato: il primo film della coppia esordiente Keret-Geffen non può che commuovere e affascinare sin dalle prime inquadrature. L'attenzione per i particolari, i tagli di ripresa, la tavolozza pittorica e le sottili geometrie sono al contempo meticolosi e impressionanti: è impossibile non sorridere di gioia”.
Stasera, alle 22.55, su Rai5.
DOMANI
L'orario è veramente impossibile, ma vale la pena di mettere mano al videoregistratore. Alla 4.05 della notte tra lunedì e martedì, Rete 4 mette in onda Uomini Ombra (1954, b/n), uno degli ultimi lungometraggi girati da Francesco De Robertis, regista di San Marco in Lamis.

sabato 25 febbraio 2017

Orlando in campo contro Renzi... Sì ma Orlando chi? il cognome?

Lo sguardo che graffia e che sorride di Madetu (alias di Maurizio De Tullio) si posa oggi sulle vicende dell'attualità politica. Due "perfide" vignette si contendono la copertina del "rotolo" satirico di oggi: la prima, sull'immancabile sindaca pentastellata di Roma e le sue disavventure giudiziarie; la seconda sulla vigilia congressuale che agita il Pd e soprattutto gli sfidanti dell'ex premier ed ex segretario, Matteo Renzi. E' dedicata al ministro della giustizia, Andrea Orlando, che assieme al governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, ha deciso di lanciare il guanto di sfida. Ma pone un problema serio. Quante chance di vincere le primarie hanno i contendenti, rispetto a un Renzi che gode di uno strapotere mediatico che mai s'era visto prima? E un siffatto meccanismo può effettivamente e concretamente assolvere alla funzione dialettica, di discussione, di approfondimento e di confronto che negli anni passati (quegli anni che Renzi vuole a tutti i costi rottamare)? Forse Maurizio De Tullio non intendeva dire proprio questo con la sua vignetta: sono considerazioni che nascono da una mia personale interpretazione del suo divertente disegno. Le altre vignette sono dedicate all'eredità contesa di Alberto Sordi, e a Matteo Salvini. Buona visione.

Viscardo di Manfredonia, la sesta puntata del romanzo

Eccoci alla sesta puntata del romanzo Viscardo di Manfredonia, pubblicato a puntate da Lettere Meridiane. La storia raccontata dall'autore, lo scrittore e filologo pugliese,  Francesco Prudenzano, entra nel vivo. 
La morte della moglie del barone di Montesantangelo, Raimondo Della Scala, sembra destinata ad infrangere gli equilibri e in particolare sembra destinata a vanificare il desiderio espresso dalla donna prima della sua morte: che mai sua figlia, la bell Gabriella, andasse in sposa al duca di San Giovanni Rotondo, persona malvagia e diabolico.
Ricordo che potete trovare a questa pagina del blog (cliccare sul collegamento per accedervi) le puntate precedenti, con il relativo riassunto, una scheda critica e l'elenco dei personaggi. Buona lettura.

CAPITOLO VI

Sorgeva l'alba del giorno vegnente, e le campane della chiesa maggiore di Montesantangelo, dopo aver dato i tocchi dell’Angelus, destavano gli addormentati abitanti, annunziando collo squillo lamentoso e lento l’accaduta sciagura. Alle quali facevano eco quelle de' conventi e delle principali confraternite.
Nel mezzo d’un’ampia stanza, vestite le pareti di nero velluto, trapunto d’oro e d’argento, sorgeva una base piramidale, sulla quale, accolta in ricca bara, riposava la salma di Eleonora. Molti ceri le ardeano intorno, e la gente commossa accorrea nelle sale del castello a visitare la sua Signora: ed usciva mandando un sospiro, e mormorando fra le labbra la preghiera de’ trapassati.

L'ira di Mario Biccari e un arbitro comprato per scherzo (di Massimo Corsi)

Un pezzo di storia di una Foggia che non c'è più, per raccontare una pagina di calcio che non c'è più. Protagonista il compianto Mario Biccari, un uomo di sport che ha dato il cuore e l'anima per educare al calcio torme di ragazzini foggiani, infondendo loro i valori della lealtà, del coraggio, dello sport. E proprio a questi valori, messi in dubbio da uno scherzo da bar, che si riferisce questo struggente racconto-ricordo di Massimo Corsi, imprenditore foggiano che si è trasferito al nord da qualche anno. Chi ha avuto il piacere e la fortuna di conoscere Mario Biccari riconoscerà certamente il suo modo di essere in questa bella e divertente pagina. Ringrazio Massimo Corsi ed Antonio Basta per averla messa a disposizione degli amici e dei  lettori di Lettere Meridiane.
* * *
Devo precisare che più che un ricordo è la storia di uno scherzo che con la complicità di due altre persone feci, all’incirca negli anni 87/88, al buon Mario.
Io lo conoscevo appena, da ragazzo avevo avuto qualche rapporto con il suo amico Renzo Maiorana, che era nella Polfer mentre mio padre gestiva il Buffet della Stazione, ma niente di preciso, anche perché a 14 anni me ne andai da Foggia, salvo ritornare circa 4 anni dopo.
Negli anni ’80 mi trovai a frequentare il Bar Luisini e con il titolare Attilio ero in rapporti di amicizia e un giorno questi mi chiese se avevo voglia di seguire la squadra di calcio che aveva messo insieme per partecipare ad un torneo al campo di San Ciro riservato ai ragazzi fino a 13/14 anni, non ricordo con precisione.
Accettai ben volentieri ed insieme all’amico Lello Pilotti cercai di fare di questa banda di ragazzini una squadra di calcio o qualcosa di simile, e devo dire che venne fuori qualcosa di buono, con l’amico Lello che di calcio era praticamente all’oscuro, ma conosceva bene l’ambiente e ci sapeva veramente fare con i ragazzi e con le pubbliche relazioni.
Naturalmente al Torneo partecipava anche una squadra di Mario, anzi era la favorita, ma quando arrivammo allo scontro diretto avvenne un fatto assolutamente non previsto: vincemmo noi!!!
Dopo l’incontro Io e Lello portammo i ragazzi al Bar Luisini per festeggiare e dopo qualche minuto arrivò anche il buon Mario che quando ci vide, gentilissimo ed educatissimo, si avvicinò per farci i complimenti. “ Siete stati bravissimi,  non mi avete fatto capire niente, avete risposto ad ogni mio tentativo di riprendere in mano la partita” e via così, sempre con estrema civiltà.
Mentre parlavamo con Mario vidi entrare nel bar l’arbitro, non ricordo il nome, ma lo conoscevo come cliente abituale, e d’improvviso, mi venne in mente un’idea balzana. Feci segno all’arbitro di unirsi a noi e non appena si fu avvicinato dissi al mio amico: “ Lello, hai quelle centomila lire che ti avevo chiesto di farti dare da Luisini?” Capita al volo la cosa, senza batter ciglio, il mio amico cavò di tasca un biglietto da centomila, me lo allungò ed io, con la massima serietà, lo girai immediatamente, proprio davanti a Mario, all’arbitro dicendo: “Questo è quanto avevamo stabilito e la per la prossima volta ci metteremo d’accordo”.
E l’arbitro, imperturbabile incassò e rispose: “Grazie, alla prossima”.
A quel punto Mario cacciò un urlo seguito da un balbettio confuso: “ Vi siete comprato l’arbitro, delinquenti, io vi denuncio tutti e tre, anzi quattro, anche Attilio”, e fu preso da tremito al punto che sembrava sull’orlo di una vera e propria crisi epilettica.
Ci rendemmo conto che lo scherzo era andato oltre le previsioni, lo mettemmo a sedere e cercammo di tranquillizzarlo spiegandogli che era stato solo uno stupido scherzo, gli facemmo bere un po’ d’acqua e finalmente si calmò.
Alla fine tutto si risolse con una risata collettiva e devo dire che Mario non se la prese più di tanto. Alla fine il Torneo lo vinse la sua squadra, tutti gli facemmo i complimenti  e in seguito le poche volte che capitò di incontrarci era proprio lui a scherzare sulle famose centomila lire all’arbitro.

Massimo Corsi

Cinemadessai | "La isla minima", bel thriller che viene dalla Spagna

OGGI
Vincitore di ben dieci premi Goya (tra cui quello di miglior film spagnolo dell’anno, miglior regia e miglior sceneggiatura) La isla minima è un thriller firmato da Alberto Rodriguez, che si segnala per il ritmo incalzante, le location di struggente bellezza ed un uso strepitoso della macchina cinematografica.
Interpretata da Raúl Arévalo, Antonio de la Torre, Nerea Barros, Javier Gutiérrez, Manolo Solo, la pellicola è ambientata nel profondo sud della Spagna, nel 1980. 
In un piccolo villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato – nei pressi di un labirinto di paludi e risaie – si è installato un serial killer responsabile della scomparsa di molte adolescenti delle quali nessuno sembra interessarsi. Ma quando due giovani sorelle spariscono durante le festività annuali, la madre spinge per un’indagine e due detective della omicidi arrivano da Madrid per cercare di risolvere il mistero.
Sia Juan che Pedro hanno una vasta esperienza nei casi di omicidio, ma differiscono nei metodi e nello stile. Le indagini porteranno alla luce un’altra inaspettata fonte di ricchezza per il villaggio: il traffico di droga. 
Niente è ciò che sembra in questa isolata e opaca regione e l’indagine incontra difficoltà inaspettate, che convinceranno i due uomini a mettere da parte le divergenze professionali per identificare e fermare la persona responsabile della scomparsa delle sorelle prima che altre ragazze facciano la stessa fine.
La isla mínima è un bel film che rivela un tocco classico, per quanto riguarda le indagini e lo sviluppo dei personaggi, ma con uno sfondo che è torbido, fangoso, denso e impenetrabile... come le vere paludi nelle quali è ambientato.
La isla mínima - ha scritto Rodriguez nelle note di regia - è la pellicola con cui mi sono avvicinato di più al fare cinema di genere, ma allo stesso tempo possiede una sua identità che lo rende differente, speciale.”
Insomma un film da non perdere. Stasera, su Rai4, alle 21.15.
DOMANI
Shira Geffen e Etgar Keret sono due scrittori israeliani prestati al cinema. Ma il loro esordio dietro la macchina da presa, nel 2007, con Meduse, è stato più che convincente.

venerdì 24 febbraio 2017

Foggia tra ristoranti che bruciano e musei che riaprono

Oggi Madetu mi mette in imbarazzo. Due deliziose vignette, che guardano ai mali della città da due punti di vista diversi, ma complementari: la criminalità che continua a celebrare i suoi fasti e a dare lavoro ai cronisti di nera (ultimo episodio, l'incendio appiccato ad un ristorante giapponese) ed il territorio così ricco di risorse che restano inespresse. Maurizio gioca con le parole, collegando la positiva riapertura del Museo del Territorio al rischio che tutto il territorio diventi un museo...
Vada per la vignetta sull'incendio... nella speranza che il sorriso (nero, molto nero) che strappa sia uno stimolo a non gettare la spugna. E ad evitare che il territorio diventi un museo... Buona visione.

Foggia non brutta. Ma abbruttita.

Ma come può una città ridursi così, diventare così sciatta, rinunciare del tutto alla percezione e all'idea di se stessa come bene comune? Guardate la foto: è stata scattata in questi giorni in pieno centro, in via Saseo, traversa di corso Vittorio Emanuele.
Giorni fa, per cause imprecisate, un'auto ha preso fuoco, e le fiamme e il fumo si sono innalzate fino ai piani più alti del palazzo, avvolgendo finestre e balconi, e lasciando una desolata scia di fuliggine sui muri esterni.
Ma non è tutto. Quest'angolo di centro è da tempo, come tutto il perimetro dell'ex mercato Ginnetto, una terra di nessuno che viene utilizzata come bagno pubblico. A confermarlo non ci sono soltanto le tracce delle feci umane e canine che spuntano dappertutto, ma anche gli effluvi che aggrediscono l'olfatto dell'incauto passante, già costretto a sfibranti gimcane per evitare di calpestare gli escrementi che ricoprono strade e marciapiedi.
Qualcuno, evidentemente non privo di senso dell'ironia, ha pensato bene di affiggere un cartello tanto laconico quanto emblematico: "WC pubblico". L'odore inequivocabile lo conferma: quell'angolo è divenuto ormai un orinatoio.
A molto, ma molto parziale discolpa degli incalliti incivili che usano i marciapiedi del centro per i propri bisogni, si può soltanto evocare la cronica mancanza di bagni pubblici in città. Tolti quelli della stazione ferroviaria e della villa comunale, non ce ne sono più. Quelli che una volta sorgevano in piazza Marconi, a due passi da via Saseo, sono chiusi da tempo immemorabile. E non ci sono molti bar o esercizi pubblici nell'isola pedonale che possano recare sollievo a chi gli scappa... (e va peraltro ricordato che i bagni degli esercizi pubblici sono naturalmente riservati ai clienti...)
Ma quel che più colpisce ed amareggia è questo lasciar fare, questo lasciare la città a se stessa, da parte di cittadini che si sono rassegnati a vivere circondati dal degrado e dalla bruttezza.
Spesso si sente dire che Foggia è una città brutta, ed altrettanto spesso ho ribattuto che non è vero.
Foggia non è brutta, ma è una città abbruttita. Per responsabilità di chi ci abita, di chi la governa.

Cinemadessai | Quando il cinema europeo è di grande spessore...

OGGI
Televisione di ispirazione cattolica, Tv2000 sempre più si segnala per la programmazione di film di qualità e comunque per un palinsesto di alto profilo culturale e sociale. Come stasera: alle 21.05 è in programma la prima televisiva del film In un mondo migliore della regista danese Susanne Bier.
Accolto trionfalmente al Festival Internazionale del Film di Roma del 2011, In un mondo migliore conquistò meritatamente il Gran Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, due riconoscimenti prestigiosi hanno anticipato l'autentica pioggia di premi ottenuti dalla pellicola, che successivamente si aggiudicò  il Golden Globe per il miglior film straniero, l'Oscar al miglior film straniero e il premio alla miglior regia agli European Film Awards 2011.
La vicenda del film ha per protagonisti Anton e Marianne, due medici in crisi matrimoniale, e Elias, il figlio adolescente, vittima dei bulli della scuola. L’unico capace di difendere quest’ultimo è Christian, un compagno di classe che trascina Elias in un mondo a lui sconosciuto. Christian vive col padre Claus, da poco rimasto vedovo…
Venduto in 50 paesi, compresi gli Stati Uniti, in patria il film ha riscosso un enorme successo di pubblico e rappresenta la quarta collaborazione di Susanne Bier con Teodora, che nelle passate stagioni ha distribuito Non desiderare la donna d’altri, Noi due sconosciuti e Dopo il matrimonio (quest’ultimo finalista agli Oscar del 2007).
Secondo Susanne Bier, "In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti e le difficoltà degli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a “porgere l’altra guancia”. Il film si chiede se la nostra cultura “avanzata” sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione".
Sergio Castellitto, presidente della giuria del Festival Internazionale del Film di Roma, nell’assegnazione al film del Gran Premio della Giuria, scrisse nella motivazione: “In un mondo migliore ha la necessità e l’incanto di una parabola etica. Una storia di lacerazioni e incontri che ci spinge a capire quanto siamo soli e quanto non vorremmo esserlo. L’affondo nella violenza e nel dolore del mondo, diventa un luminoso viaggio di riconciliazione. Attraverso un cast di attori indimenticabili che incarnano l’intimità e l’estensione dei sentimenti umani, Susanne Bier indaga la nostra epoca con passione, forza visionaria e coraggio civile.”
Grande e intenso film, da non perdere.
DOMANI
Vincitore di ben dieci premi Goya (tra cui quello di miglior film spagnolo dell’anno, miglior regia e miglior sceneggiatura) La isla minima è un thriller firmato da Alberto Rodriguez, che si segnala per il ritmo incalzante, le location di struggente bellezza ed un uso strepitoso della macchina cinematografica.
Interpretata da Raúl Arévalo, Antonio de la Torre, Nerea Barros, Javier Gutiérrez, Manolo Solo, la pellicola è ambientata nel profondo sud della Spagna, 1980. 
In un piccolo villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato – nei pressi di un labirinto di paludi e risaie – si è installato un serial killer responsabile della scomparsa di molte adolescenti delle quali nessuno sembra interessarsi. Ma quando due giovani sorelle spariscono durante le festività annuali, la madre spinge per un’indagine e due detective della omicidi arrivano da Madrid per cercare di risolvere il mistero.
Sia Juan che Pedro hanno una vasta esperienza nei casi di omicidio, ma differiscono nei metodi e nello stile. Le indagini porteranno alla luce un’altra inaspettata fonte di ricchezza per il villaggio: il traffico di droga. 
Niente è ciò che sembra in questa isolata e opaca regione e l’indagine incontra difficoltà inaspettate, che convinceranno i due uomini a mettere da parte le divergenze professionali per identificare e fermare la persona responsabile della scomparsa delle sorelle prima che altre ragazze facciano la stessa fine.
La isla mínima è un bel film che rivela un tocco classico, per quanto riguarda le indagini e lo sviluppo dei personaggi, ma con uno sfondo che è torbido, fangoso, denso e impenetrabile... come le vere paludi nelle quali è ambientato.
“La isla mínima - ha scritto Rodriguez nelle note di regia - è la pellicola con cui mi sono avvicinato di più al fare cinema di genere, ma allo stesso tempo possiede una sua identità che lo rende differente, speciale.”
Insomma un film da non perdere. Domani sera, su Rai4, alle 21.15.

Joe Louis nel Foggia Airfield Complex, nuove testimonianze

La pagina fb Ramitelli Airfield è un eccellente esempio di come il social network possa fungere da “hub” di memoria.
Gestita da Enzo Cupaioli di San Martino in Pensilis, la pagina raccoglie testimonianze e notizie sul campo di volo di Ramitelli, che durante la seconda guerra mondiale fu una base operativa del Foggia Airfield Complex, il complesso aeroportuale che aveva come base principale l’aeroporto Gino Lisa e che si estendeva a nord fino a Campomarino e a sud fino a Bari Palese.
Ramitelli è una contrada di Campomarino.
Presso la base molisana era di stanza il 332nd Fighter Group, meglio conosciuto, - come precisa Cupaioli - come “332th Tuskegee airmen” in quanto “costituito tutto da piloti e personale di terra afro-americano “.
Cupaioli offre agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane una preziosa testimonianza sulla presenza in provincia di Foggia del leggendario bombardiere nero, Joe Louis, argomento al quale Lettere Meridiane ha dedicato diversi articoli, che potete leggere qui.
Il campione del mondo dei pesi massimi fece diverse esibizioni a beneficio dei militari americani. Come afferma Cupaioli "fu ospite del 332 Tuskegee Airmen (Red Tails) nel campo di volo di Ramitelli nel territorio di Campomarino (CB);  esistono molte foto dell'evento pubblicate dalla pagina facebook " Ramitelli airfield". Il fatto che Louis combattè a Foggia per le truppe americane è vero, e mi è stato riferito da dei miei paesani che, all’epoca ragazzini, lavoravano nel campo di volo di Ramitelli”.
Veramente importante questa testimonianza, come pure le foto pubblicato nella pagina curata dall’amico Cupaioli (che ringrazio molto), che sono probabilmente le più nitide e complete che si siano viste fino ad oggi. Potete sfogliare tutto l’album cliccando qui. E mi raccomando: mettete “mi piace” alla pagina, perché per completezza e qualità lo merita veramente.

giovedì 23 febbraio 2017

Il disincanto di Madetu... un invito a non abbassare la guardia

Lo sguardo che graffia e che sorride di Madetu, il disegnatore satirico di Lettere Meridiane (oltre che pseudonimo di Maurizio De Tullio) è oggi uno sguardo particolarmente disincantato. Esemplare, in questo senso, i lavori per la ristrutturazione di piazza Tavuto. In una città sempre più degradata e sempre più abbruttita, hanno senso roboanti proclami come quello con cui l'amministrazione comunale ha annunciato l'apertura del cantiere?
Lo stesso dicasi per la vignetta sulle polemiche a seguito del bando antiabortista. Sono trascorsi decenni dall'adozione della legge e si continua ancora a discutere e a litigare, quando ci sarebbe bisogno di coesione.
E lo stesso disincanto traspare dalla vignetta sulla criminalità... fin troppo organizzata e su quella che mette a confronto gli spari negli ospedali statunitensi con un altro genere di spari che si registra invece nella politica ospedaliera regionale.
Madetu strappa oggi sorrisi amari. Ma il disincanto è anche un invito a non abbassare la guardia, a non arrendersi.

Cinemadessai | Prima tv dell'intenso e sconvolgente "In un mondo migliore"

Un grazie sincero a nome di tutti i cinefili a Tv2000 (televisione di ispirazione cattolica che sempre più si segnala per la programmazione di film di qualità e comunque per un palinsesto di alto profilo culturale e sociale) per la prima televisiva del film In un mondo migliore della regista danese Susanne Bier. Lo si potrà vedere domani sera, alle 21.05.
Accolto trionfalmente al Festival Internazionale del Film di Roma del 2011, In un mondo migliore conquistò meritatamente il Gran Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, due riconoscimenti prestigiosi hanno anticipato l'autentica pioggia di premi ottenuti dalla pellicola, che successivamente si aggiudicò  il Golden Globe per il miglior film straniero, l'Oscar al miglior film straniero e il premio alla miglior regia agli European Film Awards 2011.
La vicenda del film ha per protagonisti Anton e Marianne, due medici in crisi matrimoniale, e Elias, il figlio adolescente, vittima dei bulli della scuola. L’unico capace di difendere quest’ultimo è Christian, un compagno di classe che trascina Elias in un mondo a lui sconosciuto. Christian vive col padre Claus, da poco rimasto vedovo…
Venduto in 50 paesi, compresi gli Stati Uniti, in patria il film ha riscosso un enorme successo di pubblico e rappresenta la quarta collaborazione di Susanne Bier con Teodora, che nelle passate stagioni ha distribuito Non desiderare la donna d’altri, Noi due sconosciuti e Dopo il matrimonio (quest’ultimo finalista agli Oscar del 2007).
Secondo Susanne Bier, "In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti e le difficoltà degli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a “porgere l’altra guancia”. Il film si chiede se la nostra cultura “avanzata” sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione".
Sergio Castellitto, presidente della giuria del Festival Internazionale del Film di Roma, nell’assegnazione al film del Gran Premio della Giuria, scrisse nella motivazione: “In un mondo migliore ha la necessità e l’incanto di una parabola etica. Una storia di lacerazioni e incontri che ci spinge a capire quanto siamo soli e quanto non vorremmo esserlo. L’affondo nella violenza e nel dolore del mondo, diventa un luminoso viaggio di riconciliazione. Attraverso un cast di attori indimenticabili che incarnano l’intimità e l’estensione dei sentimenti umani, Susanne Bier indaga la nostra epoca con passione, forza visionaria e coraggio civile.”
Grande e intenso film, da non perdere.

Foggia, la seconda stazione si farà. Ecco dove e come.

La seconda stazione di Foggia è ormai un dato di fatto. Piaccia o meno ai suoi detrattori. Mentre a Foggia si discute e ci si divide, le Ferrovie dello Stato procedono dritte - è il caso di dirlo - come un treno.
La stazione bis - anzi, più precisamente la “nuova fermata di Foggia” sulla linea Napoli-Bari - sta nelle carte di Italferr, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa della progettazione delle opere dell’alta velocità e dell’alta capacità.
Devo questa segnalazione al sempre attento Paolo Amorico, che ringrazio molto, e che ha pubblicato un post in cui fornisce le immagini e l’indicazione degli elaborati progettuali Italferr, nelle cui pieghe è possibile ricavare che la  “nuova fermata” di Foggia non soltanto si farà, ma è un po' il cuore di tutto il progetto, almeno nel versante pugliese.
Il documento cui Amorico fa riferimento è la Sintesi non tecnica dello Studio d’impatto ambientale del Progetto Preliminare del raddoppio della tratta Cancello - Benevento sull’itinerario Napoli-Bari.

mercoledì 22 febbraio 2017

Emiliano si candida? E Renzi per la paura vola in America...

Ci sono giorni che Madetu è fulminante, e questo è uno di quelli... Del resto, la scissione e il congresso in casa Pd sono un invito a nozze per chi fa satira. Ecco come Maurizio De Tullio commenta l'annuncio della candidatura del governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, in contrapposizione all'ex premier, Matteo Renzi. Per il resto, unvignetta molto molto amara sull'ennesimo incidente mortale sulla statale tra Foggia e San Severo, la consueta vignetta sulla sindaca di Roma che fa le cose... a sua insaputa, e l'immancabile Salvini. Buona visione!



Chi riconosce questi tifosi?

Ho utilizzato la fotografia che illustra questo post nell'articolo di Franco Antonucci, Quando Foggia volava in alto e le circoscrizioni erano stelline trick track.
Pur non avendo la lettera meridiana dell'amico Antonucci un contenuto eminentemente sportivo, l'immagine mi sembrava particolarmente indicati dell'atmosfera che si respirava a Foggia dopo la promozione dei satanelli nella massima divisione, e che si rifletteva (positivamente) sulla città tutta, sulla sua voglia di crescere e di diventare bella e grande.  Quel clima - come sottolinea l'autore - venne  intelligentemente recepito dalla politica, e in particolare dalla giunta guidata dal sindaco Pellegrino Graziani, che avviò la realizzazione di un programma di opere pubbliche senza precedenti per il capoluogo dauno.
L'immagine sorridente dei due ragazzi che festeggiano la prima promozione del Foggia in serie A, nel 1964, mi è parsa particolarmente suggestiva e rappresentativa di quell'atmosfera di speranza e di crescita che la città respirata in quegli anni.
L'ho trovata ed estratta, essendo di pubblico dominio dalla voce di Wikipedia dedicata al Foggia Calcio. Reca la didascalia: "Tifosi foggiani festeggiano la promozione del Foggia in Serie A nel 1964".
Un lettore, che si firma con lo pseudonimo Zaccheria Rossoneri, l'ha commentata domandandosi se i due ragazzi raffigurati nella foto siano ancora viventi (molto probabilmente sì, dovrebbero avere poco più di 70 anni) e chi siano.
Giro l'interrogativo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane. Sapete riconoscere i due ragazzi, e sapete dov'è stata scattata la foto?
A voi la risposta.
Non si vince niente. Ma volete mettere la soddisfazione di rispondere alla curiosità di Zaccheria Rossoneri? E Zafò...

Cinemadessai | Tutta la magia del teatro elisabettiano in "Shakespeare in love"

OGGI
Sette premi Oscar (Miglior film; Miglior attrice protagonista alla splendida Gwyneth Paltrow; Miglior attrice non protagonista a  Judi Dench; Miglior sceneggiatura originale; Miglior scenografia; Migliori costumi; Miglior colonna sonora - musical o commedia) e tante polemiche. C’è chi ritiene Shakespeare in Love un film sopravvalutato, io non sono d’accordo.
La pellicola girata da Jonh Madden è deliziosa, grazie a una storia bella e intrigante, sorretta da un ritmo incalzante, ma alla fine paradossalmente molto rispettosa e coerente con il contesto e il personaggio che intende raccontare: nientemeno che il Bardo, l’Inghilterra elisabettiana, e la speciale funzione che il teatro svolgeva in essa.
La storia racconta di un William Shakespeare giovane, astro nascente del teatro londinese. Alle prese con sempre più pressanti problemi di ispirazione, scongiurare la crisi creativa trovando la sua musa ispiratrice in Viola, decisa a diventare attrice, nonostante che la legge vieti espressamente alle donne di salire sul palcoscenico.
E da qui parte una vicenda scoppiettante, trascinante, che viene risolta alla fine dalla regina in persona.
Shakespeare in love racconta che meglio non si potrebbe lo spessore popolare del teatro all’epoca del Bardo, trasfondendo nella settima arte la stessa magia e la stessa intensità della macchina teatrale del sommo poeta inglese.
Ha scritto dell’opera di Madden FilmTv: “Colorato, arguto, intelligente. Il film è un operazione costruita a tavolino con infinita, ammiccante furberia. Il che non significa che sia un mal fatto o sgradevole. Anzi.”


Contese con successo l’Oscar per il miglior film a La vita è bella di Roberto Benigni, che dovette accontentarsi della statuetta per il miglior film straniero. Stasera, alle 21.10 su La5.
DOMANI
Domani, su Iris, alle 14.40 un’autentica chicca. Non è proprio l’opera prima di Gabriele Salvatores, Kamikazen - Ultima notte a Milano, ma quasi. Il regista milanese aveva girato quattro anni prima Sogno di una notte d’estate, tratto dall’omonima commedia di Shakespeare.
Al centro del secondo film c’è ancora una volta il teatro, ma Kamikaze segna l’approdo definitivo al cinema.

Il degrado di San Lorenzo: e se scrivessimo al vescovo di Carmignano?

Foto di Bruno Caravella
San Lorenzo in Carmignano, la cui chiesetta è in questi giorni al centro delle polemiche per essere stata ridotta per l’ennesima volta a stalla, era una volta sede vescovile, a conferma del grande valore storico del sito.
Quel che non sapevo, e che ho appreso casualmente svolgendo delle ricerche, è che per alcuni versi San Lorenzo è ancora sede vescovile. Se avete la pazienza di leggere vi dico come e perché.
La chiesa al centro delle polemiche in questi giorni è chiusa al culto ormai da tempo immemorabile, ed era finita nelle mani di privati, prima che venissero finanziati i discussi lavori di restauro, bocciati e quindi bloccati dalla Soprintendenza, in quanto ritenuti non conformi alle norme (e così 750.000 euro sono finiti in fumo).

martedì 21 febbraio 2017

Il treno no stop Bari-Roma secondo Madetu: "Alla faccia e sul c... dei foggiani"

La crisi del Pd e i problemi cittadini del capoluogo dauno al centro del "rotolo" di oggi di Madetu.
È inevitabile dedicare l'apertura alla vignetta che Maurizio De Tullio ha disegnato per commentare l'ennesima beffa ai danni di Foggia e della Capitanata: il treno no stop Bari-Roma, che utilizzerà la bretella ferroviaria di via Bari per rendere più celere il collegamento tra il capoluogo regionale e la Capitale, senza però fermarsi a Foggia. Dovrebbe trattarsi di un collegamento aggiuntivo rispetto a quelli attualmente esistenti, ma non è difficile prevedere che se dovesse successivamente registrarsi un calo di passeggeri nei collegamenti attuali, almeno un potrebbe essere soppresso. Buona visione.





Cinemadessai | Il film "a colori" di Giacomo Campiotti, una volta genio del cinema indipendente

OGGI
C’è stato un tempo in cui Giacomo Campiotti non era (ancora) il regista di fortunatissime serie televisive come Braccialetti rossi, Preferisco il paradiso, Giuseppe Moscati, ma un geniale e promettente autore indipendente (Come due coccodrilli) che aveva frequentato Ipotesi cinema di Ermanno Olmi, e si segnalava per la sua capacità di raccontare con delicatezza e garbo, storie dell’oggi, in particolare dell’universo giovanile.
Gli sono particolarmente affezionato perché fu la sera che con Mauro Palma al Falso Movimento di Foggia presentammo il suo bellissimo e poco conosciuto Il tempo dell’amore, che nacque l’idea del Festival del cinema indipendente di Foggia.
Campiotti non potè partecipare alla serata perché bloccato a casa sua dal “colpo della strega”: lo intervistai telefonicamente, ma mi colpirono il suo spessore culturale e i problemi di distribuzione che aveva incontrato Il tempo dell’amore, simili a quella di tanti buoni film che escono in sala tardi e male rispetto a quando sono stati prodotti. Allora, con Mauro, ci dicemmo che bisognava trovare a quei film a rischio di invisibilità (il festival doveva infatti chiamarsi “del cinema invisibile”, poi si optò per “indipendente”, per non urtare la suscettibilità degli autori. (Comunque chi vuole saperne di più trova tutta la storia in questa lettera meridiana).
Stasera (ore 21.20, su Rai Movie) c’è la possibilità di vedere il suo ultimo lungometraggio, Bianca come il latte, rossa come il sangue, uscito nel 2013, prima che la sua attività fosse completamente assorbita dalle diverse stagioni di Braccialetti Rossi.
Il film è particolarmente tipico della cinematografia di Campiotti, del suo modo di raccontare la vita, i sentimenti e l’universo giovanile.
Un bel film, che racconta la storia del sedicenne Leo. Per lui la vita ha solo due colori: il Bianco e il Rosso. Non si pettina mai, gioca a calcetto, ascolta musica a tutto volume, così non pensa... Detesta fare i compiti ma se ne frega perché sa che li copierà.

Quando Foggia volava in alto e le circoscrizioni erano stelline trick track (di Franco Antonucci)

Un inatteso e gradito riconoscimento di Geppe Inserra, a commento di una mia osservazione e ricordo, "Foggia deve ritrovare il coraggio di riflettere su se stessa", mi ha riportato alla storia delle prime esperienze nelle Circoscrizioni a Foggia, metà anni '70 e primi '80.
Ho ben chiari nei miei ricordi tanti episodi pieni di insolito entusiasmo dentro le nascenti Circoscrizioni comunali di prima istituzione, intesi come momenti tra i più importanti nella mia vita e credo per la stessa intera di Foggia, che viveva, allora, una particolare fase rampante della sua storia. Tra l'altro si sviluppava contemporaneamente uno speciale ed inedito interesse e rilancio della vicenda Urbanistica foggiana globalmente considerata. Ma anche di un rifiorito istinto allo sviluppo, forse corroborato da una inaspettata voglia di "partecipazione", che le nuove Circoscrizioni avevano suscitato con un grande coinvolgimento collettivo, offrendo una adeguata piattaforma scenica diffusa (non solo apparente).
Il Sindaco all'origine di questo fenomeno era Pellegrino Graziani, che per me è stato un grande uomo (esiste una strada importante dedicata a Lui?). Sulla scia dell'entusiasmo del momento Graziani ha posto le basi di una città nuova. Che, tra l'altro, si dotava di nuove strutture urbane fisiche dinamiche, segno tangibile di una più generale trasformazione in positivo. Ancora oggi gli "Interventi Graziani" restano tra i più ed utili "strumenti urbani".

lunedì 20 febbraio 2017

Da giugno il no stop Bari-Roma che by passerà Foggia. E al danno si aggiunge la beffa.

Come da copione. Le proteste foggiane non sono valse a niente. In  coincidenza con l’entrata in vigore dell’orario estivo, sarà sperimentato il treno diretto Bari - Roma, che bypasserà la stazione di Foggia utilizzando la bretella di via Bari, che doveva servire soltanto per il traffico merci.
Ma il peggio deve ancora arrivare. A far da corollario alla notizia (per il momento ancora ufficiosa) che il diretto Bari-Roma si farà, ci sono altre due novità per niente rassicuranti per i cittadini foggiani. La prima è che, probabilmente, il convoglio no stop  non partirà da Bari, ma da Lecce (di modo che a prenderlo a quel posto saranno soltanto i foggiani). La seconda - ufficiale in quanto contenuta nel piano industriale delle Ferrovie - è che le motrici attuali, i Frecciargento - saranno sostituiti dai più lenti Albatros dell’Ansaldo (nella foto), con un appesantimento dei tempi di percorrenza.
Guardando le cose dal punto di vista barese ciò significa che l’introduzione delle nuove motrici vanificherà del tutto il risparmio comportato dal bypass di Foggia, mentre dal punto di vista foggiano si risolverà in un’ulteriore penalizzazione dell’utenza. Calcoli alla mano, per arrivare a Roma ci vorranno almeno dieci minuti in più, partendo da Foggia, e un quarto d’ora partendo da Bari.
Il tutto senza che le Ferrovie dello Stato si siano minimamente degnate di avviare quel confronto che era stato da più parti auspicato.
Il possibile coinvolgimento di Lecce nell’itinerario del treno no stop mette ulteriormente a rischio la funzionalità e la frequenza dei collegamenti che interesseranno Foggia. Se è vero che, inizialmente, si tratterà di una corsa aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quelle attualmente in esercizio, basta fare un po’ di conti per rendersi conto che essa, in prospettiva, andando presumibilmente a sovrapporsi con quelle attuali, renderà queste ultime meno remunerative, e dunque a rischio di soppressione.
Non si è fatta attendere la reazione del sindaco Landella, ma è evidente che non è a colpi di comunicato stampa che gli esponenti istituzionali e politici di Foggia e della Capitanata possono sperare di scongiurare questa ennesima penalizzazione che si sta profilando all’orizzonte dei trasporti nella Puglia settentrionale (insisto: Puglia settentrionale, e non solo Capitanata o provincia di Foggia).
Ci sarebbe stato bisogno di fare massa critica, più che andare in ordine sparso. E se sono queste le premesse sarà forse il caso di affrontare seriamente la questione della seconda stazione (che verrebbe costruita direttamente sulla bretella, e quindi non avrebbe un particolare impatto sui tempi di percorrenza) per cercare, se non altro, di salvare il salvabile.

Cinemadessai | "I quattrocento colpi" di Truffaut, il più bel film di sempre su adolescenza e scuola

Un must per ogni cinefilo che si rispetti. Da vedere. Da rivedere, sequenza per sequenza, inquadratura per inquadratura.
Stasera, alle 22.15 su Tv 2000 il film che ha ufficialmente inaugurato la stagione della nouvelle vague in Francia: I quattrocento colpi di François Truffaut, che rappresenta anche il primo lungometraggio del geniale regista parigino (che tuttavia, quando girò la sua opera prima, aveva alle spalle diversi cortometraggi, alcuni dei quali in collaborazione con Godard).
Cinefilo rigoroso e critico militante, Truffaut aveva scritto qualche anno prima che “il film del futuro sarà un atto d'amore”. I quattrocento colpi costituisce, in un certo senso, l’attuazione di questo ambizioso disegno.
Un atto d'amore fondato sulla memoria, rappresentata in questo caso dai ricordi d'infanzia di Truffaut.
Film in parte autobiografico, I quattrocento colpi racconta la storia di Antoine Doinel (alter ego del regista, che lo accompagnerà fino all'età matura nei successivi film), incarnato dall'attore-feticcio Jean-Pierre Léaud.
Introverso, difficile, scontroso, Antoine marina spesso la scuola, ha un rapporto ostile con gli insegnanti, rubacchia qua e là. È un modo per manifestare il suodesiderio di ribellione. Ma quando con l’amico René (Albert Rémy) ruba una macchina da scrivere, per lui cominciano i guai… Finirà infatti in riformatorio. La struggente sequenza finale viene ritenuta tra le più belle ed importanti di tutta la storia del cinema.
La pellicola vinse il Gran premio speciale della giuria a Cannes nel 1958. Personalmente lo ritengo tra i più bei film sull’adolescenza e sulla scuola di sempre.
Doinel e Leaud torneranno in altri quattro film, fino all'ultimo "L'amore fugge" del '78.
DOMANI
C’è stato un tempo in cui Giacomo Campiotti non era (ancora) il regista di fortunatissime serie televisive come Braccialetti rossi, Preferisco il paradiso, Giuseppe Moscati, ma un geniale e promettente autore indipendente (Come due coccodrilli) che aveva frequentato Ipotesi cinema di Ermanno Olmi, e si segnalava per la sua capacità di raccontare con delicatezza e garbo, storie dell’oggi, in particolare dell’universo giovanile.

Il problema non è Renzi, ma il Pd (di Geppe Inserra)

Da renziano pentito, e nel momento in cui si sta per consumare l’ennesimo strappo nel tessuto connettivo della sinistra italiana, mi sento di poter assolvere l’ex premier, almeno in parte. La cosiddetta minoranza dem – ma lasciatemela chiamare più semplicemente sinistra -  sta per dire addio ad un partito in cui in fondo non ha mai abitato, perché il vulnus, il limite sta nell’atto di nascita stesso del Pd, in quello che il Pd poteva essere, in quello che il Pd non è mai stato .
Renzi ha cercato di riempire il vuoto di valori, di tensione ideale del Pd. Lo ha fatto che peggio di così non si poteva: in modo del tutto personalistico, contrabbandando per riforme epocali orrendi guazzabugli senza capo né coda, strizzando l’occhio a Marchionne per litigare un giorno sì e l’altro pure con la gente che del centrosinistra è sempre stata l’anima: i docenti, i corpi intermedi, il mondo del lavoro. Ma non si possono pretendere da lui una memoria ed una coerenza a valori che non ha mai posseduto e in cui non ha mai creduto. Anche per ragioni semplicemente anagrafiche.
Tutto questa stava scritto già nell’atto di nascita del Pd. Inizialmente Matteo Renzi mi aveva affascinato, e come tanti ho pensato che potesse essere lui l’uomo della provvidenza, in grado di riempire di senso quella idea mai del tutto sviluppata che è stato il Pd. Non è stato così. Anzi, Renzi si è trasformato presto nel peggiore incubo vissuto dalla sinistra italiana in questo secolo. Poteva essere evitato. Se il Pd fosse nato in modo diverso. Ma in fondo, era già tutto scritto.
Voglio condividere con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane quanto dissi nell’intervento (che potete leggere più avanti) che svolsi all’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra, concludendo: “non mi appassiona l'idea di stare nella sinistra o nell'opposizione interna di un partito al quale non credo, e che non condivido, e neanche quella di fughe nella sinistra radicale. Mi arrendo. Resterò Democratico di Sinistra fin quando esisteranno i Democratici di Sinistra. Poi, resterò semplicemente di sinistra.”
Buon viaggio, compagni e amici.

domenica 19 febbraio 2017

Renzi come Trump: "Anche noi siamo Stati Uniti"

C'è ancora il travaglio del Pd sulla copertina del "rotolo" di oggi di Madetu, la cui fantasia affida a Matteo Renzi una riflessione sull'unità perduta del partito guidato dall'ex sindaco di Firenze.
Una bella vignetta, che si segnala per il tono sereno e disteso, in un clima - come quello che in questi giorni grava negli ambienti dei Pd - avvelenato da tensioni e da polemiche, che hanno punteggiato anche le cronache della giornata di oggi.
Che la desolata affermazione che Maurizio attribuisce a Renzi sull'unità perduta del suo partito sia da viatico ad una ricomposizione delle lacerazioni? Chissà. Per il momento gustatevi il rotolo di oggi, accompagnato da altre vignette politiche (immancabile quella sul partito di Grillo, che sta sempre nei pensieri del nostro disegnatore satirico) e non. Buona visione.



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