mercoledì 22 marzo 2017

Quando comprare casa a Foggia costava un occhio. Anzi due.

È decisamente cominciato il conto alla rovescia per la Mostra "Riso alla foggiana" che dal 25 marzo al 4 aprile offrirà in visione, nello spazio espositivo di Parcocittà, a Parco San Felice, 130 vignette realizzate dal 1983 ad oggi da Maurizio De Tullio, alias Madetu.
Assieme alla locandina dell’evento (la cui inaugurazione si terrà alle 19.00), anche oggi forniamo ad amici e lettori di Lettere Meridiane un assaggio di quel che potranno vedere nella mostra, con quattro vignette che vengono dal passato: la prima è su Pasquale Casillo quando era all'apice del successo e si comprò il quotidiano "Roma"; l'altra è sull’on.Gianni Mongiello e si riferisce a quando scelse Alfredo Grassi quale rappresentante della "Casa" delle Libertà a candidato sindaco di Foggia. Quindi ce n’è una a livello nazionale: Ugo Intini (fedelissimo di Craxi) e infine un classico "made in Foggia”: quando comprar casa a Foggia era un autentico dramma (magari oggi lo è un po' meno, ma in quegli anni un tetto costava davvero un occhio... anzi due!).
Di seguito le quattro vignette. Che ricordi, eh?!

Cinemadessai | Peplum d'autore con "Il Gladiatore" di Ridley Scott

Discusso ma tanto premiato, Il Gladiatore di Ridley Scott. Il regista di Blade Runner restituisce vigore e spessore al genere peplum, tra grafica computerizzata, effetti speciali, ed un’ambientazione che dà senso al “virtuale”, mostrando una Roma cupa e senza tempo, quasi sospesa nella storia.
La storia trae lo spunto dalla travagliata successione all’imperatore Marco Aurelio. Massimo, generale romano vittorioso sui barbari in Germania, viene individuato da Marco Aurelio quale suo possibile successore. Ma il figlio dell’imperatore in carica, Commodo, si ribella, assassinando il padre e ordinando l’esecuzione di Massimo, nei confronti del quale si scatena un’autentica caccia all’uomo. Il generale viene arrestato e la sua famiglia trucidata. Massimo viene quindi costretto a combattere nell’area quale gladiatore. Ormai ha perso tutto, ma non la rabbia e l’orgoglio. Diventerà un invincibile guerriero.
Gli attori sono superbi: da Russell Crowe a Joaquin Phoenix, a Connie Nielsen. Cinque Oscar (su ben dodici nomination): al film, all'attore protagonista, ai costumi, al suono e agli effetti visivi.
Quand’anche non si ami in genere e non si apprezzi l’eccessivo ricorso al digitale, è un film da non perdere. Stasera, su Rete 4, alle 21.15.
DOMANI
"Ho vissuto prigioniero in una stanza, al buio, per mesi: non potevo accendere la luce, nè vedere Dvd o scrivere al computer. Un vero paradosso per un regista che ama i colori accesi e vive in mezzo ai riflettori. Potevo solo fantasticare e così ho concepito il mio nuovo film 'Los abrazos rotos': niente di autobiografico, nessun mal di testa né intense terapie neurologiche come è capitato a me, ma un romanzesco film d'amore e dolorosi tradimenti in cui però l'oscurità, il buio, avranno un ruolo determinante per la protagonista Penélope Cruz.

L'arcivescovo Pelvi: "Foggia non cresce se non insieme"

Sporcarsi le mani, ritrovare il senso dell’appartenenza alla comunità, rifuggire dallo sfrenato individualismo che avvelena la coscienza, ritrovare il coraggio della testimonianza e l’impegno della partecipazione; riprendersi l’esercizio della cittadinanza; superare la sindrome dello spettatore.
Ancora una volta, mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo di Foggia, non le manda a dire. Chiama a raccolta la Chiesa di Foggia precisando che “non si vuole accusare o condannare”, ma semplicemente risvegliare la città, che ieri sera ha ascoltato le parole del suo pastore in una Cattedrale gremita come sempre accade al termine della processione che ricorda l’apparizione della Madonna dei Sette Veli. Volti attenti e commossi. Un ascolto non di circostanza.
La sensazione è che la Chiesa c’è, tra gli ultimi baluardi di una comunità che si sta sfilacciando.
La speranza è che il richiamo di Pelvi, che fa il paio con quanto il presule aveva detto qualche giorno fa in occasione della presentazione del libro di Edgardo Longo dedicato alla Beata Maria Celeste Crostarosa, riesca a suscitare una riflessione collettiva, un confronto, e non resti una voce che grida nel deserto.
Ecco, di seguito, il messaggio dell’arcivescovo, significativamente intitolato “La parabola dell’impossibile”.
* * *
In Città, nella nostra comunità ecclesiale, siamo liberi o schiavi; sfiduciati o entusiasti; spenti o luminosi? Sono interrogativi che suscitano un sussulto di entusiasmo e di passione per costruire una comunità cittadina più giusta e umana.
A nessuno sfugge quest’aria un po' caotica di crisi e cambiamento: la corruzione, l’impoverimento urbanistico e ambientale, le difficoltà nella gestione del territorio, la crisi economica, la disoccupazione giovanile e l’emergenza abitativa, le tensioni dovute all’immigrazione. Sembra che ciò comporti una perdita di appartenenza reciproca e una crescita incontrollabile di individualismo. Stanno venendo meno, così, quelle relazioni interpersonali che esprimono accoglienza degli altri, mentre si diffonde, tante volte in maniera invisibile, ma contagiosa, la malattia dell’indifferenza.

Ecco la più bella "Effigie di Maria SS. della Icone Vetere"

Grazie alla cortesia, alla squisitezza e alla sensibilità di Giuseppe De Troia, insigne studioso di storia ed illuminato uomo di cultura, Lettere Meridiane è in grado di offrire ad amici e lettori, in occasione dell'anniversario della prima apparizione della Madonna dei Sette Veli ai foggiani, una riproduzione della bellissima litografia a colori, dipinta da mano ignota, raffigurante l'Iconavetere che compare ai Santi Protettori Guglielmo e Pellegrino e al Patrono della Provincia, San Michele Arcangelo, in adorazione, e ad una città distrutta ed affranta dal terribile terremoto che si era verificato soltanto due giorni prima.
La scena disegnata è molto particolare ed originale: nella parte inferiore spicca la raffigurazione allegorica del terremoto, rappresentando con le sembianze di un bruto incatenato, costretto sotto la terra, che scalpita e si dimena sputando fuoco, mentre in superficie si vedono le vittime del terribile sisma. In alto l'immagine di Santa Maria Iconavetere.
Che io sappia è la prima volta che la stampa viene pubblicata in tutto il suo colorato splendore. De Troia l'ha rinvenuta per caso qualche decennio fa, nel negozio di un antiquario di Pisa, e l'ha acquistata sollecitamente.
Una riproduzione in bianco nero della litografia è comparsa nell'eccellente volume Foggia medievale, pubblicato da Claudio Grenzi Editore e curato da Maria Stella Calò Mariani.
Ne parla Rosanna Bianco nel capitolo dedicato alla Diffusione dell'Iconografia della Madonna dei Sette Veli. La studiosa sottolinea come la litografia colleghi "la glorificazione dell'Iconavetere invocata dai SS. Protettori e la rappresentazione degli effetti disastrosi del terremoto sul popolo foggiano."
L'originalità dell'opera sta nel fatto che, come scrive Rosanna Bianco, "l'allegoria del terremoto, in questo caso, si assimila alla raffigurazione del diavolo. In basso, S. Alfonso de' Liguori ritratto nel suo studio sigla con la sua presenza la continuità devozionale e la forte caratterizzazione religiosa dell’iconografia della Madonna dei Sette Veli."
Un caloroso ringraziamento a Giuseppe De Troia per aver consentito la riproduzione della litografia.
La fotografia è stata scattata da Pasquale Episcopo, mio caro cugino, con il quale condivido, nonostante la distanza che ci separa (vive in Germania, dove sta svolgendo una preziosa opera di divulgazione della presenza fridericiana a Foggia), la passione per il passato della nostra terra, e la necessità di adoperarci in ogni modo per custodirne e tramandarne le radici. È sua l'idea di pubblicare su Lettere Meridiane l'immagine, ed è stato lui a chiedere ed ottenere l'autorizzazione da De Troia. Grazie di cuore.
Attenzione, l'immagine che illustra il post è ridotta e in bassa risoluzione. Per scaricarla in alta risoluzione, cliccare qui.
Geppe Inserra

martedì 21 marzo 2017

Madetu da Craxi a Libando, passando per la lotta al crimine

La penna illuminante e talvolta irridente di Madetu ha disegnato e commentato fatti e misfatti delle vicende nazionali e locali da lungo tempo. Le sue vignette coprono un arco nel quale è successo tutto e il contrario di tutto. Maurizio De Tullio ha puntualmente seguito i cambiamenti epocali che hanno scandito gli ultimi decenni, a volte distribuendo le sue vignette agli amici, altre volte destinandoli ad un pubblico più ampio, come ben sanno gli amici e i lettori di Lettere Meridiane che ogni giorno vengo deliziati dalle sue vignette.
Sarà possibile vedere per la prima volta tutti insieme i disegni e le vignette satiriche di Maurizio nella mostra "Riso alla foggiana" che aprirà i battenti sabato prossimo a Parcocittà, inaugurando il nuovo spazio espositivo che la recuperata e ritrovata struttura di Parco San Felice mette così a disposizione della città.
In questi giorni, Lettere Meridiane ospiterà anche alcune vignette di Madetu che vengono dal passato, una sorta di viaggio nel tempo per rileggere insieme fatti e personaggi che hanno fatto la storia, nel bene e nel male. Buona visione, e buon divertimento.

Cinemadessai | Cento passi di dignità: l'eroica storia di Peppino Impastato

OGGI
Marco Tullio Giordana è tra i registi italiani più attenti alle istanze del cinema civile. Per giunta, ha una spiccata predilezione per un certo tipo di personaggio: il ribelle, l’eretico che paga con il proprio sacrificio personale il cantare fuori dal coro.
Dopo aver raccontato Pier Paolo Pasolini nel 1995 nel film Pasolini, un delitto italiano, Giordana si cimenta, cinque anni più tardi, ne I cento passi, con un altro ribelle, vittima di un altro delitto eccellente: Peppino Impastato, il giornalista che dalla sua “radio libera” attacca e prende in giro la mafia, in particolare il boss Tano Badalamenti, denunciando i suoi atti criminali.
Rispetto ai film di genere, I cento passi contiene un’importante variazione sul tema, soffermandosi in modo particolare sullo sforzo che Peppino Impastato deve condurre per rompere definitivamente con l’ambiente e l’humus mafioso di cui la sua famiglia è intrisa, e che lo porterà a non percorrere mai i fatidici cento passi che separano la sua abitazione da quella del boss. Impastato pagherà con la sua vita la scelta di andare controcorrente.
«Questo è un film sulla mafia, appartiene al genere - scrive Giordana nelle note di regia -. È anche un film sull'energia, sulla voglia di costruire, sull'immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell'illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare, sull'amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. È un film su ciò che di buono i ragazzi del '68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all'esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.»
Grande merito del film è di aver portato sotto i riflettori della pubblica opinione un delitto che era rimasto praticamente inosservato, anche perché si verificò in concomitanza con il delitto Moro.
La pellicola consacrò Luigi Lo Cascio, che interpreta Peppino Impastato e che si aggiudicò il David di Donatello. Robusto il resto del cast: Luigi Maria Burruano è Luigi Impastato, Lucia Sardo interpreta, Felicia Bartolotta, Paolo Briguglia è  Giovanni Impastato, Tony Sperandeo indossa i panni di Gaetano Badalamenti.
«Giordana, che cita Le mani sulla città di Rosi e abbonda in canzoni d'epoca, evita ogni retorica concentrandosi giustamente sulla dimensione famigliare. Il padre che non capisce e non può capire la ribellione del figlio, che vola in America per cercare una via d'uscita; la madre che lo difende in segreto; gli "zii" mafiosi che da bambino lo tenevano sulle ginocchia e oggi lo blandiscono e minacciano insieme. Per un'assurda coincidenza, alla sua morte Impastato non fece notizia. Chissà che questo film non entri nella leggenda.», scrisse Fabio Ferzetti, su Il Messaggero. Fu un buon profeta.
Il film conquistò una valanga di premi, leggendaria la canzone I cento passi dei Modena City Ramblers che si ascolta sui titoli di coda.
Un film da vedere e rivedere. Stasera, alle 21.20 su RaiMovie.
DOMANI
Discusso ma tanto premiato, Il Gladiatore di Ridley Scott. Il regista di Blade Runner restituisce vigore e spessore al genere peplum, tra grafica computerizzata, effetti speciali, ed un’ambientazione che dà senso al “virtuale”, mostrando una Roma cupa e senza tempo, quasi sospesa nella storia.

Buon compleanno, fontana del Sele

A ben vedere, niente potrebbe simboleggiare meglio Foggia della fontana del Sele. Inaugurata il 21 marzo 1924, la stella marina disegnata dall’ing. Cesare Brunetti doveva essere provvisoria. Il manufatto di cemento avrebbe dovuto essere sostituito da un monumento definitivo, in marmo o in bronzo. Non è più successo.
E la fontana provvisoria sta ancora lì, sorniona, ed anno dopo anno si avvicina a festeggiare il suo primo secolo di vita.
Provvisoria. Precaria. Un po’ come provvisoria e precaria è Foggia. Ma salda. Coraggiosa.
Per salutare il primo zampillo d’acqua che sgorgò dalle nuovissime tubature dell’Acquedotto Pugliese, in quel giorno di primavera di quasi un secolo fa, si scomodò la Madonna dei Sette Veli, ed anche questo è un segno del destino, il suggello di un amore profondo che dopo quel primo zampillo sarebbe sbocciato tra la fontana e la sua città.
Quante ne ha viste, e quante ne ha sofferte. Testimone silenziosa di tragedie come i brutali mitragliamenti sugli inermi civili che si consumarono nella villa comunale, e le bombe alleate che la lambirono, abbattendosi e schiantando il pronao costruito da Luigi Oberty.
Dev’essere da allora che il cuore di quella fontana provvisoria ha cominciato a battere all’unisono con il cuore di Foggia, alle prese con la tragica provvisorietà che a volte punteggia la storia.
Dev’essere stata contenta, quando ha visto la piazza cambiare volto, e la città d’intorno rinascere, ricostruirsi, quando ha ricominciato ad abbracciare i momenti felici della comunità: le manifestazioni popolari di piazza, i concerti popolari, gli alberi di Natale, le feste per le promozioni del Foggia.
Chissà se si è stupita quando qualcuno le ha detto che somiglia pari pari all’assai più noto e celebrato Albero della Vita di Marco Balich che adorna l’Expo a Milano. Se le fontane hanno un’anima, come penso, avrà fatto spallucce e ridacchiato tra sé e sé. Avrà pensato che le basterebbe essere trattata un po’ meglio, essere rispettata ed amata un po’ di più, per esempio tornando a fare il suo mestiere di fontana, accesa, sgorgante, come si addice ad un simbolo.
Lettere Meridiane e il Laboratorio Multimediale “L’immagine Militante” dell'Auser di Foggia hanno voluto esprimere alla nostra cara fontana,  l’affetto della città e l’augurio di buon compleanno con il filmato che trovate qui sotto.
Guardatelo. Amatelo. Condividetelo.

Quel foggiano che domenica scorsa non ha gioito

C’è un foggiano che domenica scorsa non ha gioito per la vittoria del satanelli. È giusto che sia così, e non poteva essere diversamente.
Pasquale Padalino, foggiano purosangue, nato e cresciuto calcisticamente con il Foggia, dopo aver appeso le scarpe al chiodo è diventato un allenatore di razza, sedendo qualche stagione fa anche sulla panchina rossonera.
Poi, i casi della vita lo hanno portato altrove. Si sa, nessuno è profeta in patria.
Adesso guida il Lecce, e domenica pomeriggio, allo Zaccheria, avrebbe sperato in un esito diverso dalla partita.
Non era la prima volta che il mister affrontava la sua squadra, da ex. Era successo già lo scorso anno quando guidava il Matera, e furono partite vere. Anzi, fu proprio la squadra lucana a fare un brutto scherzo al Foggia, allora allenato da De Zerbi: alla quinta giornata di ritorno riuscì a rimontare due gol allo Zaccheria, portando a casa un pareggio che raffreddò molto le speranze di promozione diretta del sodalizio rossonero.
La pesante sconfitta che il Lecce ha subito a Foggia ha provocato un pesante malumore nei tifosi salentini, che contestano apertamente il mister, e fin qui ci può stare. È una regola non scritta del calcio che quando le cose non girano nel verso giusto, il primo a finire nell’occhio del ciclone è sempre l’allenatore.
Ma non ci stanno neanche un poco i dubbi e i sospetti sulla lealtà sportiva di Padalino, che è fuori discussione, così come la sua ben riconosciuta onestà intellettuale e la dirittura morale.
A volerla dire tutta - e possiamo dirla, avendo visto all’opera tutte le migliori squadre del girone C della Lega Pro -, il secondo posto che il Lecce detiene ad otto giornale dal termine rappresenta già un mezzo miracolo operato da Padalino. Tra le diverse contendenti, il Lecce è sembrato meno forte, anche dal punto di vista dell’organico, del Matera e della stessa Juve Stabia.
La società salentina ha fatto bene a confermare la propria fiducia in Padalino. Come pugliesi non possiamo che augurarci che il Lecce raggiunga l’obiettivo della promozione (naturalmente ai play off, dopo che il Foggia avrà concluso al primo posto e conquistato la promozione diretta): ma, per farlo, occorrerà mantenere i nervi saldi, e fare quadrato attorno al bravo Padalino, anziché contestarlo.

lunedì 20 marzo 2017

Cinemadessai | Il cinema contro la mafia

OGGI
Alessandro Di Robilant è uno degli autori più interessanti e meno valorizzati del cinema italiano. Il suo ultimo film, Mauro c’ha da fare, una delle commedia più riuscite ed intelligenti degli ultimi anni, è stato presentato con successo alla ultima edizione del (compianto) Festival del Cinema Indipendente di Foggia, dove venne utilizzato anche per l’originale gemellaggio tra il festival e i centri per l’impiego della provincia di Foggia.
Particolarmente attento ai temi della denuncia sociale, il regista si caratterizza soprattutto per il suo rifiuto della sintassi e delle furbizie tipiche della fiction televisiva, che sta diventando purtroppo una sorta di spartiacque. Chi rinuncia a fare i film “come vuole la tv” viene inesorabilmente emarginato.
Stasera su Tv2000, alle 21.05, il suo film più noto, Il giudice ragazzino, uscito nel 1994, di cui Alessandro firmò anche la sceneggiatura, mentre il soggetto era di Nando Dalla Chiesa. Racconta, con notevole impegno civile, la storia del sostituto procuratore Rosario Livatino (Giulio Scarpati) e delle sue indagini sulla sua mafia nella zona siciliana compresa tra Agrigento e Canicattì. Di Robilant approfondisce lo spessore umano di Livatino, raccontando anche la tenera relazione che ebbe con l’avvocata Angela Guarneri (Sabrina Ferilli), il cui studio legale difendeva i mafiosi.
Il giudice sarà assassinato dalla mafia, dopo che aver firmato i mandati di cattura nei confronti dei più pericolosi boss della famiglie della zona. Un film coraggioso, e fuori dagli schemi convenzionali dei film sulla mafia e sulla magistratura. Da non perdere.
Il film conquistò il Premio "L'angelo azzurro" al Festival di Berlino, mentre Giulio Scarpati ottenne il premio quale Miglior attore protagonista ai David di Donatello.
DOMANI
Marco Tullio Giordana è tra i registi italiani più attenti alle istanze del cinema civile. Per giunta, ha una spiccata predilezione per un certo tipo di personaggio: il ribelle, l’eretico che paga con il proprio sacrificio personale il cantare fuori dal coro.

286 anni fa il tragico terremoto che distrusse Foggia

Duecentottantasei anni fa, il 20 marzo del 1731, Foggia subiva il più disastroso terremoto della sua storia. Le vittime si contarono a migliaia tra i foggiani e i residenti nei centri della provincia maggiormente colpiti, come Cerignola.
Studi più recenti hanno collocato l’epicentro ad una ventina di chilometri dal capoluogo, nel Basso Tavoliere, tra Stornara e Stornarella.
A tal proposito, Lettere Meridiane ha pubblicato, in due puntate, l’ampia scheda dedicata al terremoto foggiano del 1731 dal CFTI - Med 4.0  (Catalogo dei forti terremoti dal 461 a.C. al 1997)
Chi non l’ha letta trova qui i due articoli:

Il tragico evento è legato a filo doppio alla storia della città, per un prodigioso episodio: due giorni dopo, la Madonna dei Sette Veli manifestò per la prima volta il suo volto alla popolazione, e fu l’inizio di una lunga serie di apparizioni..
Non è un caso che il capitolo dedicato al disastroso sisma nei Cenni storici su la origine della Città di Foggia di Casimiro Perifano è intitolato L’Anno 1731. Apparizione di M.SS. della Icona-Vetere.
Studioso di storia e scienze naturali, scrittore, Casimiro Perifano fu il primo Direttore della Biblioteca Comunale di Foggia. Del libro citato pubblichiamo l'inizio del capitolo suddetto, che reca  la descrizione del terremoto.
La foto è quella che adorna la copertina.
* * *
L’Essere Eterno per vie ignote ed arcano superiori all' intelletto dell’uomo, abbatte, suscita , affanna, e consola. Il silenzio della notte del 20 Marzo 1731, era successo al rumore diurno della popolosa Città di Foggia. Le ore nove, e tre quarti erano vicine a battere. Il più terribile dei fenomeni, il terremoto spinto dalla mano dell'Eterno, scrolla il sovrapposto piano della nostra Città, ed in cinque minuti di scossa, e forse più , chiama i Foggiani col suo rimbombo, dal male aurato sonno di quella notte funesta. Tremendo il fenomeno, e luttuosa la scena delle ruine del pianto, e dalla morte , restano fredde le lagrime sul ciglio, quanto l’ uomo si riconosce in un solo momento privo degli oggetti più cari , delle sue sostanze nel paricolo della propria esistenza. I palazzi della nostra Città rovinarono in buona parte dalle fondamenta , le strade restarono ingombrate dai diruti massi , e gl'infelici abitanti della Città di Foggia, barcollando sulle rovine, compravano la propria morte. 

domenica 19 marzo 2017

Se il mestiere più antico del mondo viene esercitato vicino al cimitero...

Il nostro disegnatore satirico Madetu si sofferma oggi su alcune recenti notizia di cronaca locale: la petizione lanciata da Forza Italia contro l'idea del sindaco di Bari che sollecita l'istituzione di un collegamento ferroviario no stop tra Bari e Roma (che non si fermerebbe dunque a Foggia) e poi, ancora, l'offensiva lanciata dal Comune di Foggia per arginare il fenomeno di poco pie donne che esercitano il mestiere più antico del mondo nei pressi del cimitero e, infine, l'immancabile ed immarcescibili Salvini. Tre vignette per sorridere, in quest'ultima domenica d'inverno. Buona visione, e buon divertimento.

Magico Foggia, incontentabile Stroppa

La festa dei giocatori del Foggia
Un Foggia scintillante, uno dei migliori visti in questi ultimi anni, asfalta il Lecce, battendolo per 3 a 0 (reti di Mazzeo, Coletti e Deli), consolida il primato e il ruolo di capolista e porta a quattro lunghezze il vantaggio sui salentini. Che poi sono cinque, tenendo conto che con la vittoria di oggi il Foggia fa pendere a proprio favore la bilancia degli scontri diretti, avendo pareggiato per 0-0 la partita di andata, allo Stadio del Mare.
Giovanni Stroppa sprizza gioia da tutti i pori, ma resta coi piedi per terra. A Tonio Sepa che ai microfoni di Telenorba gli chiede che portata abbia la vittoria nello scontro diretto di oggi, risponde con la consueta prudenza: “È stata una vittoria significativa. Potevamo fare anche altri gol. Ma la strada fino alla fine del campionato è ancora lunga. Certo, abbiamo messo in mostra una eccellente condizione psicofisica, ma non abbiamo vinto ancora niente. Per oggi festeggiamo, ma già da domani dobbiamo concentrarci sulla partita che ci aspetta domenica prossima a Catania.”
Il mister ha ragione ad abbassare i toni e a raffreddare gli entusiasmi, ma il Foggia visto oggi allo Zaccheria è veramente una macchina perfetta, che ha pochi avversari in grado di impensierirlo.

Cinemadessai | Irons e De Niro indimenticabili in Mission

OGGI
Film epico, ma nello stesso tempo gradevole, emozionante, acceso dalla indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone, Mission conquistò a sorpresa la Palma d’oro al Festival di Cannes. Scritto da Robert Bolt David Puttnam, e diretto da Roland Joffé, il film racconta una storia di colonialismo e di sfruttamento.
Le missioni dei gesuiti in Sud America, che costruiscono comunità autosufficienti assieme agli indios, infastidiscono i coloni spagnoli e portoghesi, che non hanno più la possibilità di ridurre in schiavitù gli indigeni.
Padre Gabriel e Rodrigo Mendoza, interpretati rispettivamente da Jeremy Irons e da Robert De Niro, risalgono le cascate del fiume Iguazu per prendere contatto con le tribù indios che vivono nel cuore del Paranà. Padre Gabriel è un missionario gesuita, Mendoza, un cacciatore di schiavi che ha ucciso per gelosia il proprio fratello e che si redime grazie all’amicizia con il sacerdote. Il loro obiettivo, condiviso dai superiori, è quello di tentare di creare un sistema comunitario dove per gli indigeni sia possibile vivere senza essere sfruttati.
Ma l’ambizioso progetto dovrà fare i conti con le politiche colonialiste di Spagna e Portogallo, che porteranno alla decisione di chiudere le missioni dei gesuiti. Gli indios rifiutano di lasciare le terre di São Miguel das Missões e decidono di combattere per difenderle, guidati da Mendoza, divenuto amico di un bambino del villaggio. Si arriverà fino alle estreme conseguenze.
Oltre alla Palma d’oro a Cannes, Mission conquistò numerosi riconoscimenti: Grand Prix tecnico allo stesso Festival di Cannes; Oscar per la Migliore fotografia a Chris Menges, Golden Globe per la Migliore sceneggiatura a Robert Bolt e per la Miglior colonna sonora a Ennio Morricone.
Stasera, alle 21.10, su Rai Storia.
DOMANI
Alessandro Di Robilant è uno degli autori più interessanti e meno valorizzati del cinema italiano. Il suo ultimo film, Mauro c’ha da fare, una delle commedia più riuscite ed intelligenti degli ultimi anni, è stato presentato con successo alla ultima edizione del (compianto) Festival del Cinema Indipendente di Foggia, dove venne utilizzato anche per l’originale gemellaggio tra il festival e i centri per l’impiego della provincia di Foggia.

sabato 18 marzo 2017

Cinemadessai | Martone racconta quell'Italia che non si è mai unita

OGGI
È un tour de force, visto l’orario di messa in onda (alle 2.00 di stanotte, su Rai 3) e la durata (170, con tagli sostanziali rispetto alla versione originale presentata a Venezia, che raggiungeva i 204’) ma vale la pena non perderlo, Noi credevamo, di Mario Martone, che FilmTv definisce come “ un affresco di cupo e impassibile nitore che ci fa ascoltare il passo della Storia attraverso il sussurro del complotto, l’inganno della politica, la perennità del dominio sociale. Un coro possente in un teatro antico e secolare dai velluti consunti, gli specchi opachi, le macchie d’umido sulle pareti, che intreccia voci e volti di Toni Servillo, Luca Zingaretti, Valerio Binasco e Luigi Lo Cascio, sopra tutti gli altri.”
Girato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il film racconta la storia di tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’Unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche.
Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.
Un film, una storia, una denuncia, che, manco a dirlo, sono ancora di straordinaria attualità.
DOMANI
Film epico, ma nello stesso tempo gradevole, emozionante, acceso dalla indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone, Mission conquistò a sorpresa la Palma d’oro al Festival di Cannes. Scritto da Robert Bolt e David Puttnam, e diretto da Roland Joffé, il film racconta una storia di colonialismo e di sfruttamento.

Dissesto stradale a Foggia, ormai siamo al dramma

Parlare di strade dissestate a Foggia è come parlare di corda in casa dell’impiccato. E saltando di metafora in metafora, si può dire che gli AttiVisti foggiani (un meetup che fa parte del Movimento 5 Stelle) abbiano deciso di mettere il dito nella piaga disegnando, buca per buca e strada per strada, la mappa del dissesto stradale cittadino.
L’iniziativa ha il pregio di aver coinvolto nelle segnalazioni i cittadini ai quali è stato chiesto di indicare, attraverso la compilazione di uno specifico modulo on line, le strade che presentano particolari condizioni di dissesto stradale e che causano di conseguenza pericoli sia per i cittadini che per gli automobilisti che le percorrono a bordo dei loro autoveicoli .
Raccolte le indicazioni, gli AttiVisti foggiani le hanno verificate e fotografate una per una, inserendole in una mappa di Google Maps (che è possibile vedere cliccando qui; per guardare le foto, fare clic sopra ciascun segnaposto che indica una buca o una situazione di dissesto).
"In molti quartieri - scrivono gli AttiVisti foggiani in un comunicato diffuso alla stampa -  le strade hanno assunto le sembianze di tratturi, strade interpoderali, con interventi, quando li fanno, “alla carlona” che alle prime piogge si afflosciano come i peggiori sufflè. Strade rese irriconoscibili, frutto di una cattiva se non assente manutenzione."

Foggia di una volta, Foggia che non c'è più

L’identità di una città sta nelle piazze, nelle strade, nella gente, ma anche nei suoi negozi, nei mercati, nei bar, nei locali pubblici.
Quando sfoglio un antico giornale, mi sorprendo a guardare con attenzione particolare le réclame che pubblicizzano questa o quella attività. E constato, non senza stupore e amarezza, che di quel febbrile  affaccendarsi di negozianti e venditori, di teatranti e di bar, che a suo modo il giornale raccontava, non è sopravvissuto quasi niente.
Foggia ha la memoria corta (e l’identità fragile) anche per questo. Le réclame che assieme ad alcune foto d’epoca compongono il filmato sotto, sono tratte da alcuni numeri del 1945-46 de Il Corriere di Foggia, glorioso giornale diretto da Mario Ciampi.
Non è passato neanche un secolo, da allora, ma praticamente quasi più nulla esiste di quanto il giornale pubblicizzava.
Di alcune, forse, se ne serba memoria nel ricordo dei più anziani. Di altre, neanche quello. Come la réclame che ha maggiormente attirato la mia attenzione, che vedete qui a fianco e che si riferisce ad un teatrino rionale che sorgeva in via San Severo (anzi, porta San Severo) il Teatro Romeo, che ospitava spettacoli comico-musicali come quello pubblicizzato in un numero estivo del Corriere e che si riferisce ad uno spettacolo con Clara Genaga, Tino Salvi, Toni Belo e Marisa Marika, artisti anch’essi dimenticati. Qualcuno si ricorda del teatro ed è in grado di dire precisamente dove fosse?
Sarebbe bello se attraverso il social riuscissimo a mettere assieme i nostri ricordi, sarebbe un bel modo di difendere e consolidare la memoria collettiva della nostra Foggia.
Guardate il video qui sotto. Amatelo. Condividetelo. E se ricordate qualcosa del Teatro Romeo, fatemelo sapere commentando il post.

A Lucera il vicolo più stretto del mondo

Solare, estroverso, sempre sorridente. Ma tenace e caparbio come pochi. Giuseppe Toziano, lucerino doc, è uno che ha la promozione territoriale nel dna. E la promozione della “sua” Lucera, naturalmente.
Dopo alcune apprezzabili iniziative che hanno qualificato e potenziato il patrimonio artistico lucerino, Giuseppe ha compiuto una nuova impresa: si è armato di scala e metro, e ha certificato per la cittadina sveva un piccolo record, destinato ad incrementare il già cospicuo numero di attrazioni che il centro offre a turisti e visitatori. Si tratta della strada o, più precisamente, del vicolo più stretto del mondo che Giuseppe ha identificato in vico Ciacianella.
Toziano ha raccontato la sua scoperta su Facebook, con il corredo di immagini ineccepibili concludendo che "con soli 22 cm, il vicolo Ciacianella a Lucera in provincia di Foggia in Puglia (Italy) è la strada più stretta al mondo."
Toziano fa riferimento a varie discussioni presenti sul web relativamente alla strada più stretta d'Europa e del mondo. Alcuni l'hanno collocata nel borgo di Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno dov'è presente un vicolo, senza nome, ampio 43 centimetri all’altezza delle spalle di un uomo medio, ma che poco più in alto si restringe a 38 cm.
La Spreuerhofstrasse, a Reutlingen, in Germania, a una quarantina di chilometri da Stoccarda, nel punto più stretto misura solamente 31 centimetri aggiudicandosi il Guinness world record.
"Oggi chiudiamo la partita perché con soli 22 cm la stradina lucerina e la più stretta al mondo."
Bravo, Giuseppe. Adesso però bisognerebbe adoperarsi perché le autorità del Guinness certifichino il primato.

venerdì 17 marzo 2017

Cinemadessai | Cesare deve morire, gioiello di fiction e di verità

OGGI
Film non film. Oppure film che sublima il film. Cinema assoluto. Cinema che arriva alla verità dopo aver attraversato i territori più alti e più impervi della fiction per eccellenza, quella di William Shakespeare.
Tutto questo è Cesare deve morire dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, in onda domani notte, all’1.00 su Rai Storia. Girata interamente all’interno del carcere di Rebibbia, la pellicola racconta - utilizzando come attori gli stessi detenuti che avevano preso parte ad un laboratorio teatrale - la messinscena del dramma del Bardo, Giulio Cesare, all'interno della prigione romana. Le vicende dei personaggi shakespeariani s’intrecciano con quelle dei protagonisti, che si confrontano così su temi forti come il potere, la mancanza di libertà, il rimorso, la colpa, il pentimento.
"Con tutto il rispetto per Shakespeare — che per noi è sempre stato un padre, un fratello e adesso, con l'avanzare dell'età, un figlio - hanno detto della loro opera i due fratelli registi - , noi siamo andati oltre il suo Giulio Cesare, decostruendolo e riscrivendolo. Ne abbiamo mantenuto inalterato lo spirito originale da tragedia, così come la narrazione, ma allo stesso tempo lo abbiamo semplificato adattandolo ai tempi di una rappresentazione da palcoscenico. Noi abbiamo cercato di costruire quell'organismo audiovisivo che chiamiamo cinema e che è al contempo figlio degenere di tutte le arti che lo hanno preceduto: un figlio degenere che Shakespeare avrebbe sicuramente amato!"
Ha scritto FilmTv del film: "«Ora questa cella» dice uno dei detenuti dopo la recita «diventa una prigione». Il film, in realtà, è riuscito a trasformarla in qualcos’altro. Il ring dove combattere per dimostrare che nessun reato può privare nessuno di un riscatto."
Cesare deve morire ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino 2012, riconoscimento che mancava al cinema italiano dal 1991. Ha ricevuto inoltre otto nomination ai David di Donatello 2012, vincendone 5, tra cui quelle per miglior film e miglior regia.
DOMANI
È un tour de force, visto l’orario di messa in onda (alle 2.00 di sabato notte, su Rai 3) e la durata (170’, con tagli sostanziali rispetto alla versione originale presentata a Venezia, che raggiungeva i 204’) ma vale la pena non perderlo, Noi credevamo, di Mario Martone, che FilmTv definisce come “ un affresco di cupo e impassibile nitore che ci fa ascoltare il passo della Storia attraverso il sussurro del complotto, l’inganno della politica, la perennità del dominio sociale. Un coro possente in un teatro antico e secolare dai velluti consunti, gli specchi opachi, le macchie d’umido sulle pareti, che intreccia voci e volti di Toni Servillo, Luca Zingaretti, Valerio Binasco e Luigi Lo Cascio, sopra tutti gli altri.”

Quando Foggia sposò il Foggia (di Geppe Inserra)

Il presidente rossonero, Roberto Fini
Delle otto promozioni in serie B del Foggia, che Lettere Meridiane sta raccontando ad amici e lettori (la prima puntata è uscita l8 marzo e la trovate cliccando qui), quella del 1946 è la più sofferta, e in un certo senso anche la più paradigmatica. Perché sancisce la identificazione definitiva, l’amore irreversibile tra il Foggia e Foggia, tra la squadra e la sua città. Nel bene e nel male.
È una storia in un certo senso paradossale, quella che sto per raccontarvi, ma non per questo meno simbolica: perché i satanelli la promozione non la conquistarono sul campo, bensì per decreto della Federcalcio, e perché per la partecipazione al campionato nazionale B si mobilitò tutta la città, dando prova di una solidarietà che rappresenta una delle pagine più belle della storia non solo sportiva, ma anche civile del capoluogo dauno.
Nel 1945, la guerra sembra ormai alle spalle, ma non per tutti. L’Italia è ormai tornata alla democrazia, ma la tragedia bellica ha lasciato a Foggia tracce evidenti e pesanti.
I bombardamenti alleati hanno mietuto migliaia di vittime e hanno distrutto o danneggiato l’80% degli immobili. La miseria affligge larghi strati delle popolazione, appena attenuata dall’occupazione militare alleata, che se non altro fa circolare un po’ di danaro e permette un po’ di lavoro.
In quest’atmosfera, che, come vedremo avrà il suo peso anche nelle vicende agonistiche della stagione, il Foggia si prepara al campionato.
La squadra rossonera viene iscritta dalla Lega Nazionale Centro-Sud (nota anche come Lega Bassa Italia) al campionato di serie C: 80 squadre partecipanti, raggruppate in sei gironi interregionali, la cui squadra vincente acquisisce la promozione al campionato nazionale B, mentre vengono retrocesse le squadre che si classificano oltre l’undicesimo posto.

giovedì 16 marzo 2017

Cinemadessai | Oggi e domani, grande cinema italiano d'autore in tv

OGGI
Quando uscì dieci anni fa La ragazza del lago, opera prima di Andrea Molaioli, suscitò particolare scalpore, perché fu la dimostrazione vivente che il cinema indipendente ed “impegnato” può andare bene al botteghino come i cinepanettoni.
A sorpresa la pellicola restò in programmazione per settimane e si impose all'attenzione di pubblico e critica, conquistando ben 10 David di Donatello, grazie anche alle splendide interpretazioni di Toni ServilloValeria Golino e Fabrizio Gifuni.
Tratto dal romanzo "Lo sguardo di uno sconosciuto" di Karin Fossum, il film racconta un caso di omicidio che ha come vittima una ragazza giocatrice di hockey, che viene ritrovata morta e nuda sulle sponde dei laghi di Fusine.
Le indagini sono svolte dal commissario Giovanni Sanzio (Toni Servillo) che ha una situazione familiare difficile. Il caso si rivela subito più difficile e complesso del previsto, perché l’autore del delitto non può che esse uno degli abitanti del paese, che è molto piccolo, ed è il classico centro in cui tutti conoscono tutti. Affidandosi all'intuito e alla sua innata umanità, il commissario deve mettersi alla ricerca di verità tanto scomode quanto nascoste, che esploderanno improvvisamente nel drammatico finale.
Oltre ai dieci David  di Donatello, l’opera prima di Molaioli fu insignita di un’autentica valanga di premi (tre Nastri d’argento, due globi d’oro e quattro Ciak d’oro, mentre Toni Servillo si aggiudicò il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia). Verrà trasmessa stasera, alle 21.20, su RaiMovie.
DOMANI
Film non film. Oppure film che sublima il film. Cinema assoluto. Cinema che arriva alla verità dopo aver attraversato i territori più alti e più impervi della fiction per eccellenza, quella di William Shakespeare.

Il vescovo di Chioggia reinventa il Vangelo: "Mordi l'altra guancia"

Tutto preso dalla preparazione della mostra di vignette "Riso alla foggiana" (ne verranno esposte un centinaio che coprono un arco temporale che va dal 1983 ad oggi) Madetu regala ad amici e lettori di Lettere Meridiane alcuni fulminanti "sguardi" sulle vicende politiche nazionali e locali. Memorabile quella dedicata al Vescovo di Chioggia, finito nell'occhio del ciclone per aver dichiarato di "capire chi si difende" ed aver invitato a non incriminare chi viene aggredito se tenta di difendersi."
La mostra di Madetu inaugurerà lo spazio espositivo di Parcocittà (a parco San Felice). L'inaugurazione si terrà alle ore 18.30 di sabato 25 marzo.


Altro che foggianesimo.... C'è chi tira a fregarci da 70 anni...

Il dibattito sul foggianesimo è sempre vivo. Come si ricorderà, il neologismo si deve all'ex presidente della giunta regionale, Nichi Vendola, che con questo termine intese rimproverare, seppure simpaticamente, ai foggiani una certa tendenza a lamentarsi sempre, soprattutto in riferimento ai cugini baresi.
Nelle ultime settimane, il foggianesimo è stato riportato in auge dall'idea del sindaco di Bari che ha sollecitato a RFI l'istituzione di una corsa ferroviaria no stop, da Bari a Roma, che bypasserebbe la stazione ferroviaria di Foggia utilizzando la bretella di Incoronata, inizialmente costruita per il solo traffico passeggeri. La classe politica e la cittadinanza foggiana si sono opposte, e di qui le polemiche.
Che i baresi non abbiano mai digerito fino in fondo il ruolo della stazione di Foggia, nodo nevralgico dei trasporti ferroviari nel Mezzogiorno, è però un dato di fatto. Anzi, un dato storico.
In questi giorni sto consultando i giornali del secolo scorso, per raccontare agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane le diverse promozioni ottenute dal Foggia, dalla serie C alla serie B. Sfogliando l'annata 1946 de Il corriere di Foggia, guardate in che articolo mi sono imbattuto: “Le solite manovre baresi - Evitare il trasferimento delle officine ferroviarie”. 
L’opera di “spoliazione” della consorella barese ai danni della martoriata Foggia non può e non deve essere avallata dai competenti organi governativi, scriveva il combattivo giornale diretto da Mario Ciampi.
In  settant’anni non è cambiato molto. Sempre le stesse querelle, sempre gli stessi bracci di ferro. Con la differenza sostanziale che oggi a perdere sono i foggiani.
Nel 1946, il progetto non andò in porto. Il progressivo declassamento della stazione ferroviaria di Foggia sarebbe avvenuto diversi anni dopo, raggiungendo l’acme negli ultimi decenni, anche per effetto delle diverse riforme elettorali.
Fintanto che alla Camera si votava con il sistema della preferenze e con la circoscrizione Bari-Foggia, bene o male, i deputati baresi dovevano pensarci su due volte prima di far pendere l’ago della bilancia eccessivamente a favore del capoluogo regionale.
Quando il meccanismo è saltato, per Foggia è stato l’inizio della fine. (g.i.)

mercoledì 15 marzo 2017

Case chiuse? Ma no... più aperte che mai

È slittata di una settimana la mostra delle vignette di Madetu (pseudonimo di Maurizio De Tullio), che aprirà dunque i battenti non più sabato 18 marzo, ma sabato 25 marzo. Lo spostamento si è reso necessario per rendere possibili gli ultimi aggiustamenti alla struttura espositiva di Parcocittà, i cui spazi verranno per la prima volta adibiti ad esposizioni artistiche, dotando la città di un nuovo e qualificato contenitore per mostre.
Nell'attesa, Madetu ci delizia con i suoi disegni, che oggi hanno un tono particolarmente disincantato. Divertenti i commenti alle vicende politiche locali, relativamente alla scuola di formazione politica promossa dai giovani di Forza Italia e all'ingresso nel Pd di esponenti socialisti di peso. Ma l'apertura la conquista l'esilarante vignetta sulle case chiuse che sembrano invece quanto mai aperte. Buona visione.

Cinemadessai | Maledetti vi amerò, ovvero i sogni naufragati di una generazione

OGGI
Opera prima di Marco Tullio Giordana, Maledetti vi amerò è, tra i tanti film usciti sul Sessantotto e sulla stagione della contestazione, il più sincero nel raccontare e mettere a nudo i sogni naufragati di una generazione che aveva veramente creduto sulla possibilità di cambiare i mondo. Fu un esordio travolgente, non particolarmente amato dalla critica, che si divise, ma che conquistò i cinefili e il pubblico delle sale d'essai, e ottenne oltre i confini ampi riconoscimenti.
Sceneggiata dallo stesso regista e da Vincenzo Caretti, la pellicola, uscita nel 1980, conquistò il  Pardo d'Oro al Festival di Locarno e venne presentata nella sezione Un Certain Regard del 33º Festival di Cannes.
Stasera, alle 21.00, su Iris, c’è l’opportunità di rivedere il film,  ed è un’occasione da non perdere perché non è mai stato pubblicato su dvd ed è dunque molto difficile da reperire.
Riccardo (interpretato da uno straordinario Flavio Bucci, in quella che è stata forse la migliore performance della sua carriera) racconta il ritorno in Italia, dopo cinque anni trascorsi in Sudamerica, di Riccardo, detto Svitol, protagonista attivo del Sessantotto.
L’uomo trova tutto cambiato. Dei suoi vecchi amici, c’è chi è finito nel tunnel della droga, chi è diventato ricco e ha tagliato i ponti con la politica, chi si arrangia con lavoretti ed espedienti. Riccardo prende allora ad interrogarsi sul senso dell’essere di destra o di sinistra. “L’importante sono le definizioni. Di Vittorio è di sinistra, su questo non ci piove. Lama invece è di destra, con quella pipa… Terracini invece è di sinistra, come il te, il riso integrale e la cucina macrobiotica. Il caffè invece di destra…”
Nelle definizioni, Riccardo cerca un’identità ormai perduta, e non è un caso che la sola persona con cui riesca a fare amicizia è un commissario di polizia, che sarà il protagonista dell’imprevedibile e drammatico finale. La morale sembra essere quella che gli autori mettono in bocca a un giovanissimo David Riondino quando discute con Sidol nella redazione di Lotta Continua, di cui è redattore, dell’assassinio di Aldo Moro: “Di compagni ne ammazza più la depressione della repressione.”


Ancora oggi, il film di Giordana si segnala per la sua capacità di investigare le ragioni di un sogno infrantosi troppo in fretta, di una rivoluzione mai compiuta fino in fondo e della deriva che il suo fallimento provocò in termini di violenza e di terrorismo.
DOMANI
Quando uscì dieci anni fa La ragazza del lago, opera prima di Andrea Molaioli, suscitò particolare scalpore, perché fu la dimostrazione vivente che il cinema indipendente ed “impegnato” può andare bene al botteghino come i cinepanettoni.

Lo sfogo dell'Arcivescovo Pelvi: "Foggia non è una città cristiana"

“A Foggia ognuno guarda all’altro come ad un ostacolo, e non come ad una risorsa.” Mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo di Foggia, sceglie un’occasione ed una platea che non t’aspetti per lasciarsi andare ad uno sfogo accorato, dietro il quale s’intuisce la preoccupazione del pastore che vede il suo gregge sempre più sparso, e sparuto, con le pecore che si combattono l’una con l’altra.
Il presule parla al pubblico convenuto alla Sala Farina per partecipare alla presentazione del bel romanzo di Edgardo Longo, “La felicità, trovare la perla nascosta” (di cui abbiamo diffusamente parlato in una precedente lettera meridiana).
Le sue parole e le sue esortazioni sono spiazzanti e rivelano un’amarezza profonda verso Foggia, “una città che non può dirsi cristiana, se permette che in pieno inverno ci siano bambini che girano con gli infradito ai piedi, perché i loro genitori non possono comprargli le scarpe”.
Una Foggia che confonde il sacro col profano, aggiunge l’arcivescovo, stigmatizzando senza mezzi termini quanto è accaduto alla vigilia di Natale, con il centro stracolmo di cittadini festanti che festeggiavano la venuta al mondo del Redentore,  riempendo bar, pub e locali e rimpinzandosi di cibo di strada. "È stato un rito pagano colorato di cose cristiane”, si lamenta Pelvi, che incalza: “non viviamo più né in una società cristianizzata, né in una città devota.”
Eppure proprio qui, a Foggia, è fiorita la beata Maria Celeste Crostarosa, monaca di clausura, fondatrice dell’ordine delle Redentoriste, la “santa priora” che nel romanzo di Longo propizia la conversione della giovane Carla, giornalista atea e  donna esuberante.
L’arcivescovo si domanda cosa abbia comportato la sua presenza ed il suo carisma in città, se sia cambiato qualcosa. Che “ricezione” abbia avuto Maria Celeste Crostarosa nel clima culturale e religioso della città. Ma anche in questo caso la risposta è improntata a pessimismo.
“A Foggia le donne sono ancora schiave - osserva -. Non c’è la giusta attenzione all'esperienza del femminile.”
Ma proprio dalla beata Crostarosa, dalle donne potrebbe giungere la svolta. Perché a giudizio dell’Arcivescovo il male più acuto della città sta nella sua incapacità di aprirsi alle relazioni e “le donne hanno la capacità di aprirsi e di relazionarsi più degli uomini.”

martedì 14 marzo 2017

Criminalità. Arrivano i corazzieri?

Daniele Luttazzi, autore e attore satirico di notevole caratura, definisce la risata verde come quella che nasce dall'impotenza di fronte a un evento drammatico che ci coinvolge, e contro il quale non c'è altra alternativa comica che, appunto, la grottesca risata della disperazione. Sono verdi, verdissime le risate che suscita oggi il rotolo di Madetu, interamente dedicato all'emergenza criminosa che incombe sulla Puglia e sulla provincia di Foggia e di fronte alla quale... non ci resta che ridere verde. Con l'aspettativa sommessa e inconfessata che quel verde che oggi evoca la rabbia, possa tingersi domani, di speranza. Buona visione.

Cinemadessai | Il monumentale Dracula di Bram Stoker e Francis Ford Coppola

OGGI
Non è mai facile raccontare cinematograficamente storie o personaggi di cui il pubblico sa già tutto, com’è nel caso di Dracula. L’impresa è ancora più rischiosa quando si sceglie di farlo con la maggior aderenza possibile al testo originale.
Francis Ford Coppola ci riesce alla perfezione, dichiarando programmaticamente la sua volontà di essere il più possibile all’originale fin dal titolo, che non è Dracula e basta, ma Dracula di Bram Stoker.
Prima del film di Coppola, erano già uscite sul grande schermo più di venti riduzioni cinematografiche del romanzo. Ma la perfezione formale raggiunta da Coppola in questo film, lo rende il migliore, e in aggiunta ne fa un caso da manuale mostrando come la settima arte possa trasfigurare, aggiungere significati, sublimare un’opera letteraria, per altro di notevole valore. Va detto che il regista si concede una divagazione, importante: una sottotrama (non contenuta nella storia originale) nella quale viene rivelato che Mina Harker è la reincarnazione del grande amore di Dracula.
La storia è quella nota: nel 1462 il conte Vlad Ţepeş conosciuto anche con il nome di "Draculia" sconfigge i Musulmani ma, tornato a casa, scopre che la sua sposa, Elisabetta, appresa la falsa notizia della morte del suo amato, si era tolta la vita. Un sacerdote sentenzia per la donna ma dannazione eterna essendo morta suicida, e il principe rinnega la chiesa.
L’azione si sposta temporalmente a quattro secoli dopo. Il conte Dracula viene casualmente a conoscenza di Mina Harker, una giovane donna londinese identica ad Isabella. Sicuro che si tratti dalla reincarnazione della sua amata sposa, se ne innamora. Fino alle estreme conseguenze…
Uscito nel 1992 ed interpretato da Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves e Sadie Frost, il film ottenne un successo straordinario sia di critica che di pubblico. Girato con un budget di 40 milioni di dollari, incassò oltre 216 milioni che salvarono la Zoetrope, la compagnia di produzione di Coppola, dalla bancarotta.
La colonna sonora include la celeberrima canzone Lovesong for a Vampire di Annie Lennox. Da vedere assolutamente. Stasera, su Rai 4, alle 21.05.
DOMANI
Opera prima di Marco Tullio Giordana, Maledetti vi amerò è, tra i tanti film usciti sul Sessantotto e sulla stagione della contestazione, il più sincero nel raccontare e mettere a nudo i sogni naufragati di una generazione che aveva veramente creduto sulla possibilità di cambiare i mondo. Fu un esordio travolgente, non particolarmente amato dalla critica, che si divise, ma che conquistò i cinefili e il pubblico delle sale d'essai, e ottenne oltre i confini ampi riconoscimenti.

L'imbattibile Foggia di Giovanni Stroppa

Il Foggia in cima alla classifica del girone C di Lega Pro 2016-17 non è più un fenomeno passeggero, come successe nella scorsa stagione. Adesso anche le statistiche dicono che Stroppa è riuscito nell’impresa di costruire un Foggia dai numeri più importanti e più imponenti di quello dello scorso anno, targato De Zerbi. Il che costituisce un eccellente viatico per centrare l’obiettivo sognato dal mister, dalla società, dai giocatori, dalla tifoseria: la vittoria del torneo e la promozione diretta alla serie B, senza passare per l’inferno dei play off, che l’anno scorso fu fatale ai satanelli, nonostante avessero concluso la regular season come miglior seconda, nei tre gironi.
Ma guardiamo i numeri. Nella stagione 2015-16, alla  ventinovesima di campionato, il Foggia di De Zerbi e Iemmello aveva 50 punti in classifica, e veleggiava al terzo posto a pari punti con la Casertana e alle spalle della capolista Benevento (59) che avrebbe poi vinto il torneo, e del Lecce (55) che sarebbe stato scavalcato dal Foggia.

Stroppa? Un mago nel gioco del... Monopoli

Madetu regala ai tifosi del Foggia una vignetta deliziosa, a commento del trionfale successo nel derby di ieri sera che opponeva la squadra rossonera al Monopoli.
Una spiegazione, a beneficio di quanti non avessero mai giocato al popolarissimo gioco da tavolo, omonimo della splendida cittadina barese in cui si è disputato il derby. Il gioco del Monopoli è vivacizzato da due serie di carte che i giocatori sono chiamati a scoprire quando il loro segnaposto si ferma su determinate caselle del tabellone, definite "probabilità" e "imprevisti". Ovviamente prima della partita i mazzi vengono mischiati dal giocatore di turno.
Secondo il nostro disegnatore satirico Stroppa e i suoi uomini sono stati particolarmente bravi nel mischiare queste carte...

lunedì 13 marzo 2017

I ladri in crisi d'identità secondo Madetu

Mentre fervono i preparativi per la mostra del nostro disegnatore che aprirà i battenti sabato prossimo a Parcocittà, lo sguardo che graffia e che sorride di Madetu si posa oggi su eventi di cronaca nazionale. Apriamo il "rotolo" con una divertente, ma al tempo stesso amara interpretazione dell'uccisione di un ladro ad opera di un tabaccaio che l'aveva sorpresa nel proprio esercizio, l'interpretazione della reazione che a questo episodio ha avuto il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, e poi ancora l'avviso di garanzia recapitato all'ex pm Ingroia e il pellegrinaggio di Tiziano Renzi a Medjugorje.

Cinemadessai | I fratelli fasciocomunisti di Daniele Luchetti stasera in tv

“Prima di poter parlare con un certo distacco di questo film ho dovuto aspettare di arrivare alla fine del suo percorso. Infatti mai come questa volta mi sono prefisso di utilizzare il film come un processo di scoperta, di pedinamento, di curiosità. Questo mi ha messo nella condizione di cominciare il film con poche incrollabili incertezze”, così Daniele Luchetti racconta Mio fratello è figlio unico, uno dei suoi film più complessi ma al tempo stesso intriganti.
“Ho apparecchiato il set come se fosse una cena preparata con amore - dice ancora il regista - , con gli spunti che per le ragioni più varie mi sembravano irrinunciabili, invitando a tavola due attori, persone intelligenti e acute ancora prima che attori di grande talento. Ho steso come tovaglia una storia che riguarda me e questa nazione.”
Tratto da Il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi e sceneggiato dallo stesso Luchetti assieme a Sandro Petraglia e Stefano Rulli, il film racconta la storia di due fratelli, che attraversa diversi decenni.
Accio (Elio Germano) è la disperazione dei suoi genitori, scontroso e attaccabrighe, un istintivo col cuore in gola che vive ogni battaglia come una guerra. Suo fratello Manrico (Riccardo Scamarcio) è bello, carismatico, amato da tutti, ma altrettanto pericoloso... Nella provincia italiana degli anni ’60 e ’70, i due giovani corrono su opposti fronti politici, amano la stessa donna e attraversano, in un confronto senza fine, una stagione fatta di fughe, di ritorni, di botte e di grandi passioni. È un racconto di formazione dove sfilano quindici anni di storia d'Italia attraverso le avventure di Accio e Manrico, due fratelli diversi, ma non troppo...
Nel cast figurano anche Angela Finocchiaro e Luca Zingaretti . Da vedere assolutamente, domani sera, alle 21.00 su Iris.
DOMANI
Non è mai facile raccontare cinematograficamente storie o personaggi di cui il pubblico sa già tutto, com’è nel caso di Dracula. L’impresa è ancora più rischiosa quando si sceglie di farlo con la maggior aderenza possibile al testo originale.
Francis Ford Coppola ci riesce alla perfezione, dichiarando programmaticamente la sua volontà di essere il più possibile all’originale fin dal titolo, che non è Dracula e basta, ma Dracula di Bram Stoker.

La felicità è trovare la perla nascosta (di Matteo Coco)

La Felicità, trovare la perla nascosta è un romanzo sulla Beata Maria Celeste Crostarosa. Lo ha scritto Edgardo Longo, già autore di un film e di un saggio sulla figura della "santa priora" che ha vissuto a Foggia gli ultimi decenni della sua vita. Ambientata nei nostri giorni, l'opera ha come protagonista la giovane, Carla, giornalista non credente e donna spregiudicata, inviata per un reportage al convento delle Redentoriste, la cui vita sarà cambiata dall'incontro con la spiritualità della "santa priora".
Un bel romanzo, che ha il pregio di leggersi tutto d'un fiato, presentato qualche giorno fa, alla presenza dell'arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi, dalla scrittrice Carmen Pafundi, dal saggista e poeta Matteo Coco e dal giornalista e blogger, Geppe Inserra. Ha moderato Emilia Tegon. Pubblichiamo, di seguito, la presentazione di Matteo Coco.
* * *
Metti una sera al buio, in silenzio, in una sala cinematografica, e poi scopri la vita d’una suora, una monaca, meglio dire una Madre: Maria Celeste Crostarosa simile a quella di un'altra quasi coeva in cui ti rispecchi e fai confrontare la tua aspirazione mistica a quella di un’altra santa forte, volitiva, coraggiosa: Santa Veronica Giuliani di chi pensa che la vita possa essere protesa verso un ideale sublime più alto, un po’ più in alto della realtà che spesso, vuota, ci circonda inutilmente. Sono considerazioni che fai a caldo con Edgardo che ti ha fatto scoprire quella che di lì a qualche mese diventa una Beata dopo trecento anni di attesa paziente, ma che raggiunge il suo scopo, quello per il quale ha vissuto e ha speso tutte le sue energie, tutta la sua vita.

domenica 12 marzo 2017

Berlusconi al Mc Donald rinuncia alle patatine...

Anche oggi un "rotolo" composto da sole due vignette, mentre fervono i preparativi della mostra di vignette che Madetu terrà a partire da sabato prossimo nella sala esposizioni di Parcocittà, la recuperata struttura di Parco San Felice. Una divertentissima vignetta sul Cavaliere, e una molto più amara sullo scherzo finito male dei ragazzi che volevano farsi un selfie mentre sopraggiungeva il treno. Vignette che fanno sorridere ma anche riflettere. Buona visione.

Cinemadessai | Disintossicatevi da Sanremo: c'è Lavorare con lentezza

STASERA
Lavorare con lentezza è forse la migliore ricostruzione dell’Italia della contestazione giovanile, di quella irripetibile stagione che andò dal 1968 al 1977 e che ebbe come colonna sonora la mitica Radio Alice. Il film di Guido Chiesa che Iris manderà onda stasera alle 21.00, racconta con tenerezza ma efficacia la storia dell’emittente radiofonica bolognese, chiusa all’indomani di violenti scontri di piazza che portarono alla morte di uno studente.
Il titolo della pellicola è ripreso dalla omonima canzone, del cantautore pugliese Enzo Del Re, che apriva e chiudeva le trasmissioni.
Validamente supportato dal collettivo di scrittura Wu Ming, Chiesa (che all’emittente aveva già dedicato il documentario Alice è in paradiso) scongiura il rischio di un film che documenta e basta, affidando la narrazione del clima, della musica, e delle vicende del movimento studentesco ad una storia parallela: quella di due giovani sbandati, Sgualo e Pelo, proletari autentici, che tentano un colpo al caveau di una banca e durante le operazioni di scavo del tunnel decidono di divagarsi perché…. lavorare stanca. Mentre lavorano nottetempo portano con sè una radiolina, sintonizzandola sulle frequenze di Radio Alice. Il personaggio del tenente dei CC. Lippolis è affidato a un efficacissimo Valerio Mastandrea. Inutile dire che la colonna sonora è uno spettacolo nello spettacolo. Indimenticabili gli Afterhours che interpretano gli Area mentre eseguono dal vivo il brano Gioia e rivoluzione del 1975.
Tommaso Ramenghi e Marco Luisi che interpretano rispettivamente Sgualo e Pelo, si aggiudicarono ex aequo il Premio Marcello Mastroianni per il miglior attore emergente, al Festival di Venezia. La pellicola ottenne il riconoscimento quale miglior film al Festival del Cinema Politico di Barcellona. Da vedere. Con tutta la nostalgia del caso.
DOMANI
“Prima di poter parlare con un certo distacco di questo film ho dovuto aspettare di arrivare alla fine del suo percorso. Infatti mai come questa volta mi sono prefisso di utilizzare il film come un processo di scoperta, di pedinamento, di curiosità. Questo mi ha messo nella condizione di cominciare il film con poche incrollabili incertezze”, così Daniele Luchetti racconta Mio fratello è figlio unico, uno dei suoi film più complessi ma al tempo stesso intriganti.

La Foggia bella e iridata di Michele Sepalone

Da qualche tempo ha diradato la sua presenza sui social network. Ma lo sguardo e l'obiettivo di Michele Sepalone, artista e fotografo, non hanno smesso di indagare Foggia, e raccontarla, nei suoi aspetti più intimi. Come nel bellissimo video "Sempre Foggia", che Michele ha pubblicato sul suo canale youtube qualche tempo fa, e che è rimasto finora praticamente inedito, a causa del "passo indietro" di Sepalone su facebook che non ha consentito al video la condivisione che avrebbe meritato.
Mi permetto allora di condividerlo io, perché come sempre le fotografie di Michele riescono a dare conto del cuore grande ed inespresso della città, che non sempre viene vista, percepita ed amata da quanti vi abitano, con l'intensità che meriterebbe.
Il filmato offre una bellissima serie di scatti sulla città colorata con le tinte dell'iride grazie all'arcobaleno, fenomeno piuttosto raro, visto che da noi piove pochino. Mi piace pensare all'arcobaleno che si distende su Foggia e sulla sua piazze come una metafora della speranza in un futuro diverso e migliore.
Guardate queste foto come se foste davanti allo specchio e pensate che in questa città viviamo il nostro tempo. Sentiamone l'orgoglio. Riscopriamone la bellezza nascosta.
Qui sotto il video. Guardatelo. Amatelo. Condividetelo.

Il Grand Ghetto tra bufale e silenzi

Mettiamola sul ridere. Per i giornalisti sembra proprio difficile collocare il Grand Ghetto dov’era realmente (nel Tavoliere, in agro di San Severo, non a Rignano Garganico, né a Foggia). Anche Bruno Vespa ci è cascato, situando il Grand Ghetto nel capoluogo. Almeno non ha infierito sulla povera Rignano Garganico, da anni esposta al pubblico ludibrio per un ghetto che non è mai esistito. Almeno, non a Rignano e neanche a Foggia.
L’errore non è sfuggito ad osservatori attenti come Giuseppe Vaccariello, notissimo tecnico di calcio, ma anche cittadino molto affezionato alla sua città, in prima persona impegnato in iniziative che favoriscono l’integrazione tra i foggiani e gli immigrati. Vaccariello ha pubblicato sulla sua bacheca l’immagine della puntata di Porta a porta andata in onda la sera del grave incendio. “Ennesima figuraccia della nostra città a livello nazionale - commenta Giuseppe -, ennesima stortura giornalistica. Nessuno interviene, nessun politico difende questo territorio.”
Il mister ha ragione, e perciò mettiamola sul ridere, ché incazzarsi sempre non giova alla salute: visti tutti i guai che incombono sulle due città, San Severo o Foggia non fa una gran differenza, e fare polemica sarebbe come sparare sulla croce rossa.
Qualche riflessione un tantino più seria, però, s’impone. Qualcuno mi ha accusato di pedanteria, o peggio ancora di insensibilità, nel momento in cui ho stigmatizzato la sciatteria e il pressappochismo dei giornalisti delle testate nazionali che si sono occupati del Ghetto collocandolo a Rignano (dove non è mai stato). Ma dove vai a pensare - questa l’accusa -, col dramma che si è consumato davanti ai nostri occhi?
Ma la questione non riguarda soltanto l’errore dell'ubicazione. Riguarda l’insipienza dell’informazione “mordi e fuggi” che rappresenta la regola del modo di fare oggi televisione o giornalismo in Italia. Del ghetto si è parlato soltanto quando ci è scappato il morto o l’arresto per schiavismo. Solo allora il Ghetto faceva notizia.
Non quando cresceva a dismisura, una polveriera che per un nonnulla poteva esplodere, come poi è stato. Guardate le foto sotto. Impressionanti. Sulla sinistra, il Grand Ghetto com’era nel 2015, quando per la prima volta si cominciò a parlare di smantellamento, e venne varata dalla Regione l’operazione Capo Free, Ghetto Off. A destra, il Grand Ghetto poco prima dello sgombero. Nel giro di un paio d’anni è cresciuto in maniera esponenziale. Ad occhio si direbbe che la volumetria della baraccopoli si è triplicata, nel silenzio e nel disinteresse generale, alla faccia delle istituzioni che pure avevano manifestato la volontà di chiuderlo, una volta per tutte.
Certo non è dipeso dalle ripetute bufale propalate dall'informazione nazionale, se il problema si è dilatato in modo così evidente e drammatico. Ma un’informazione più corretta e tempestiva avrebbe potuto forse attenuato l’emergenza.

sabato 11 marzo 2017

Se non è sicuro più neanche dormire sotto i ponti....

Amara, molto amara la vignetta che Madetu dedica al crollo del ponte, che ha provocato l'incidente mortale sull'autostrada. Drammi che si incrociano, tragedie che non strappano sorrisi, ma solo rabbia. E poi la solita puntura di spillo nei confronti del sindaco di Foggia, il cui senso dell'humour verrà sperimentato sul campo sabato prossimo, allorquando il primo cittadino presenzierà la cerimonia inaugurale della mostra di vignette del nostro disegnatore satirico, che si svolgerà a Parcocittà, nelle strutture recuperare di Parco San Felice.
Essendo il sindaco uno dei bersagli preferiti delle frecciate di Maurizio De Tullio, sarà interessante vedere il confronto ravvicinato tra i due.
P.S. : Proprio a causa della mostra e gli impegni che comporta l'allestimento, nei prossimi giorni Maurizio sarà meno presente del solito con le sue vignette su Lettere Meridiane. Ma la mostra offre ad amici e lettori una grande occasione per vedere le vignette, tutte insieme, in un contesto espositivo qualificato e con una trama narrativa tutta la scoprire. E dunque Madetu vi aspetta. Numerosi.

De Seneen e Brescia raccontano il primo sciopero "rosa " a Foggia

Ci sono immagini più eloquenti di mille parole, come questa, veramente bella, realizzata da Romeo Brescia con un sapiente fotomontaggio. La scena che raffigura è puramente virtuale. L'evento fotografato, quel bel raduno femminile non è mai accaduto, almeno non nel posto che si vede, ovvero l'ingresso della villa comunale di Foggia.
Virtuale, ma non falsa. E mi piace proprio per questo: perché dà corpo, fisicità ad un pezzo della memoria della città. Tanto importante, quanto misconosciuto.
Il fotomontaggio correda un bel pezzo scritto dallo stesso Brescia a quattro mani con l'impareggiabile Raffaele De Seneen, dedicato alla condizione delle donne lavoratrici a Foggia nell'Ottocento, ed al primo sciopero "rosa" che si registrò nel capoluogo dauno. Successe il 14 febbraio 1849 quando le lavoratrici della filanda per la trattura (dipanatura e filatura) della seta che era stata aperta qualche anno prima nel Conservatorio delle Pentite (La Maddalena) si astennero dal lavoro in segno di protesta contro la direzione aziendale che le costringeva a lavorare in pessime situazioni ambientali, che avevano provocato la malattia e la successiva morte di una loro compagna, Agnese Mastrocchi.
De Seneen ricorda anche il ruolo svolto dalle donne nella celebre “Rivolta della fame” che si concluse con l'incendio del Municipio, il 28 aprile 1898, nonché la forte partecipazione femminile, al Primo Congresso dei Contadini pugliesi tenutosi a Foggia nel 1905. "Possiamo dire - concludono De Seneen e Brescia - che anche le donne di Foggia hanno fatto la loro parte."
Potete leggere l'articolo integrale sul blog Foggia Racconta, cliccando qui.

Cinemadessai | Dal tramonto all'alba, capolavoro di trasciosità

OGGI
Ci sono anche George Clooney e Quentin Tarantino nello scatenato Dal tramonto all’alba di Robert Rodriguez, e si divertono così tanto che nel bel mezzo di una scena di violenza inaudita sembra scappargli una risata. Violenza gratuita da gran guignol, trama improbabile, horror a buon mercato: Rodriguez non si fa mancare nulla e realizza un film che è probabilmente il capolavoro di tutti i tempi della trasciosità. Trascinante la colonna sonora, perfetto il montaggio. Tutto funziona al meglio, insomma.
Tarantino è magna pars della pellicola, di cui ha scritto il soggetto (pare tratto da un vecchio progetto che aveva buttato giù ai tempi del liceo) e contribuito alla sceneggiatura.
I fratelli Gecko (interpretati appunto dalla coppia Clooney-Tarantino) sono due dei più pericolosi criminali degli Stati Uniti e sono in fuga dal Texas dopo una rapina e dopo aver ucciso in un drugstore il proprietario e un ranger. La polizia si mette sulle loro tracce. Per salvarsi devono raggiungere il Messico, dove li aspetta il misterioso Carlos che offre loro la salvezza in cambio di una percentuale del loro bottino. Per non cadere nella trappola che la polizia sta preparando e attraversare il confine, i due prendono in ostaggio la famiglia Fuller, composta dal padre Jacob (Harvey Keitel), un pastore protestante in crisi di vocazione, dal figlio Scott (Ernest Liu) e dalla figlia Kate (Juliette Lewis), adolescenti. Sarà compito di Jacob accompagnare i due criminali oltre la frontiera, fino al Titty Twister, bar messicano aperto “dal tramonto all’alba” e pieno di camionisti, ballerine nude, musica rock e alcol, dove i fratelli hanno appuntamento con il loro contatto. Ma li attende una notte da incubo, perché gli avventori del bar riveleranno presto la loro vera natura di vampiri assetati di sangue...
Stasera, su Paramount Channel alle 21.10.
DOMANI
Lavorare con lentezza è forse la migliore ricostruzione dell’Italia della contestazione giovanile, di quella irripetibile stagione che andò dal 1968 al 1977 e che ebbe come colonna sonora la mitica Radio Alice. Il film di Guido Chiesa che Iris manderà onda domani sera alle 21.00 racconta con tenerezza ma efficacia la storia dell’emittente radiofonica bolognese, chiusa all’indomani di violenti scontri di piazza che portarono alla morte di uno studente.

venerdì 10 marzo 2017

Chi boicotta il Gino Lisa? In 34 anni, non è cambiato nulla

Renato Imbriani mi sorprende, “taggandomi” in una foto con la quale pubblica un mio vecchio articolo, che uscì sul quotidiano “Qui Foggia” il 15 settembre 1983, significativamente intitolato “Chi boicotta il Gino Lisa?
L’allora presidente del Consorzio per l’aeroporto, Vittorio Salvatori, sollecitava l’intervento della magistratura per fare luce sulla scomparsa del fascicolo con cui l’ente consortile chiedeva la riapertura dello scalo foggiano. Chi conosce il buon Salvatori, già sindaco di Foggia e all'epoca amministratore provinciale, sa che è uno che non perde mai la pazienza. Ma quella volta era incazzato sul serio, al punto di adire le vie legali.
La pratica era stata regolarmente trasmessa alla direzione regionale degli aeroporti di Bari, che avrebbe a sua volta dovuto inoltrarla al Ministero dei Trasporti. Pur regolarmente giunta negli uffici della direzione ubicati a Bari Palese, il dossier si era perduto chissà dove.
E il destino dell’aeroporto diventava più incerto, in quanto aumentava il rischio che gli assistenti di volo venissero trasferiti ad altra sede, considerata la perdurante inagibilità del Lisa.
Che dire? Sono passati 34 anni, e salvo brevi (e positive parentesi), il destino dell’aeroporto di Foggia rimane precario, l’andirivieni della pratiche tra Foggia e Bari sempre problematico, per non dire altro.
E io mi sento sempre più vecchio, sempre più inutile, sempre più stanco di parlare al muro.
(Geppe Inserra)

giovedì 9 marzo 2017

La festa della donna? Ecco come la vedono i maschi(listi)

La festa della donna come la vedono i più incalliti maschi e maschilisti, una bizzarra interpretazione delle ragioni della crisi delle nascite, una punturina alle vicissitudini giudiziarie della famiglia Renzi e infine un divertente calembour, giocato sulla stazione (ferroviaria) e le stazioni (della via crucis). Il nostro disegnatore satirico Madetu mai come oggi usa le armi dell'ironia e del divertimento. Guardate le vignette sfogliando il rotolo. Sorridete. Condividete. Commentate.
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